LE PALE EOLICHE NELLE CRETE SENESI
10 PALE EOLICHE ALTE 200 METRI CIOÈ IL DOPPIO DELLA TORRE DEL MANGIA STRAVOLGERANNO L’IMMAGINE DI TUTTA LA CAMPAGNA PIÙ BELLA DEL MONDO ZONE UNESCO COMPRESE

paesaggio della Valdorcia e delle Crete senesi deturpato dalle pale eoliche Ambrogio Lorenzetti Buongoverno
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Il parco eolico sarà nel comune di Asciano e comprenderà 10 aerogeneratori alti 200 metri con pale dal raggio di 80 metri, che saranno visibili da Montalcino come da Siena. In mezzo alle Crete Senesi, capolavoro paesaggistico fotografato e usato per spot pubblicitari di tutto il mondo.
In pratica i turisti che si affacceranno ai punti panoramici di Montalcino oppure dalla loggia dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena vedranno 10 pale in mezzo a un paesaggio immutato da secoli. Uno scenario naturale che tutti ci invidiano e che, qualche anno fa, spinse un gruppo di politici e ministri tedeschi a comprare case nel senese, creando la famosa “Toskana-Fraktion”. Turisti si chiederanno <<ma gli amministratori locali non capiscono di avere in mano un capolavoro, perché non lo tutelano? >>
Ma i cittadini si faranno anche altre domande <<perché noi dobbiamo fare pratiche costose per ogni piccolezza, come l’allargamento di una finestra o il cambiamento di colore di una facciata e spesso ce li vietano perché il paesaggio va tutelato e invece una ricca società di speculatori può venire qui e fare una cosa che deturpa il panorama di tutta la Toscana meridionale? >>.
Non ci sarebbero risposte a domande simili, solo imbarazzo.
Trascrivo qui sotto quello che ha pubblicato Stefano Tesi in Alta Fedeltà in relazione a questo problema
STEFANO TESI SULLE PALE EOLICHE NELLE CRETE SENESI
La mattina del 29 settembre, senza preavviso alcuno, compare sull’albo pretorio (qui, con tutti i dettagli utili) una comunicazione che, papale papale, annuncia l’avanzato stato autorizzativo di un progetto ministeriale per l’installazione sulle dolci colline circostanti – in odore di Unesco e teatro di spot pubblicitari ed eventi celeberrimi, tipo Strade Bianche – di dieci pale eoliche alte duecento metri e la costruzione di edifici di supporto per oltre mezzo ettaro di superficie. Il tutto su terreni privati ma espropriabili per pubblica utilità, nel caso in cui gli organi competenti dessero il definitivo ok al progetto medesimo, presentato da una srl creata ad hoc da una più grande società milanese specializzata in quel tipo di investimenti. Ok al quale il Comune può opporsi con pareri non vincolanti da dare alla Regione Toscana entro il 15/10 e al Ministero il 26/10, mentre nei medesimi termini i semplici cittadini possono inviare “osservazioni“. Non è ancora dato capire, vista la complessità normativa della materia, se la decisione finale sarà presa a Firenze o a Roma.
Per rendere l’idea di ciò di cui stiamo parlando, diciamo che il sito in parola, ubicato in aperta e paesaggisticamente pregevole campagna, dista in linea d’aria una quindicina di km da Siena e circa 25 km da Montalcino. E che dal sito stesso si vedono chiaramente i tetti della città del Brunello e la Torre del Mangia, alta circa 100 metri. Ecco: immaginiamo l’effetto visivo che anche da parecchio lontano sortiranno delle “torri” eoliche alte il doppio e con un raggio di pale di 80 metri. In pratica saranno visibili, con orrendo scempio, dal Chianti al Monte Amiata, dal Cetona alla Montagnola, dalla Valdorcia alla Valdelsa. “Forse solo il Colosseo sarebbe un’ubicazione peggiore“, è stato osservato.
Ma torniamo al 29 settembre.
Il giorno dopo, 30 settembre, qualcuno si accorge della pubblicazione sull’albo pretorio e lo segnala su FB. La notizia si sparge a macchia d’olio. Il Comune si affretta a dire di non saperne nulla e proclama la sua contrarietà, subito abbracciata anche dall’opposizione. I proprietari dei terreni interessati (dei quali il documento afferma però di avere il consenso) altrettanto. L’allarme tra la popolazione sale: è evidente che la realizzazione del “parco” (così è voluttuosamente e eufemisticamente chiamato l’impianto eolico, di fatto un pesante compound industriale) sarebbe destinata ad avere conseguenze esiziali non solo sul turismo e l’economia connessa, ma sulla qualità della vita, le quotazioni fondiarie, l’agricoltura, insomma sull’intero sistema socioeconomico delle Crete Senesi, l’area a est di Siena che in pratica, come detto, “collega” il Chianti alla Valdorcia e Siena alla Valdichiana.
Smarrimento, indignazione, rabbia, capannelli, dibattiti sui social e non, dilagano. Non mancano gli imbarazzi, le polemiche, i distinguo, i fatali e entro un certo limite comprensibili tentativi di strumentalizzazioni politiche, locali e non, e le giuste domande che si fa la gente: davvero nessuno sapeva? Possibile che nessuno sapesse e che sul serio una cosa del genere possa piombare, senza preavviso alcuno, sulla testa di una comunità? Non è strano che ciò accada, o emerga, proprio alla vigilia delle elezioni regionali, con i silenzi obbligati che essa comporta, e in un clima politico acceso? Quanto il sistema e gli eventi in corso sono frutto di scelte governative e quanto delle scelte di tutti i governi succedutisi negli ultimi 15 anni? Quanto gli interessi di realtà demograficamente ed economicamente modeste, e perciò anche di peso politicamente modesto, possono essere messi in gioco da dinamiche più grandi di loro, come in questo caso? Ci sono complicità o cointeressi inconfessabili? E a quale livello di potere? Soprattutto: come ci si oppone con qualche speranza di successo?
Approfondendo si scoprono ovviamente molte cose.
LA SPECULAZIONE DEL GRUPPO VISCONTI ASCIANO SRL PER CREARE 10 PALE ALTE 200 METRI NELLE CRETE SENESI
Che la società proponente è la stessa che ha presentato progetti uguali o affini in decine di altre località italiane, compresa la toscanissima Manciano, in Maremma, da tempo impegnata in una dura battaglia burocratica. Che esistono meccanismi automatici di origine comunitaria che, con la scusa della transizione energetica e con la leva della incentivazione e speculazione finanziaria consentono di varare operazioni simili in tempi brevi e con termini per l’opposizione ancora più brevi. Che i parchi eolici beneficiano della “neutralità urbanistica“: non essendo intesi come un’occupazione di suolo, si possono, sebbene contro ogni logica, costruire tranquillamente anche nella più ubertosa delle campagne. Che esiste una selva di intricatissime competenze, pareri, autorizzazioni incrociate, valutazioni tecniche che coinvolgono praticamente tutto il settore pubblico – Stato, Ministeri, Regione, Soprintendenze, Comuni, etc – e che il campo di battaglia è in sostanza burocratico: un campo in cui attribuzioni, ragioni di opportunità, pressioni politiche e popolari, argomentazioni giuridico-amministrative più o meno ben sostenute sono parte essenziale degli arsenali con i quali la guerra, perchè di questo pare trattarsi alla fine, sarà combattuta.
Si scopre anche un’altra amara quanto sottaciuta evidenza: che il caso Asciano non è che il cavallo di Troia attraverso il quale, basandosi sui medesimi meccanismi e automatismi, si potrebbero aprire le porte a decine di altre consimili iniziative sui territori circonvicini, sulla scia di quanto già accaduto in tante parti d’Italia e soprattutto al sud (vedi foto di apertura, presa da Basilicata24.it, ma esistono esempi anche nel vicino Alto Lazio).
Il contesto è pericolosissimo: l’emotività rischia di prevalere sul raziocinio, l’istinto sul pragmatismo, il tornaconto elettorale sulla visione a lungo termine, l’opportunismo sull’interesse generale. Non solo la comunità, ma nemmeno le istituzioni locali hanno le strutture e le competenze tecniche necessarie ad affrontare, nei brevi tempi richiesti, la questione con la prontezza, gli argomenti e gli strumenti del caso. Non aiuta, e forse non è un caso, una cultura del sospetto sempre più diffusa tra i cittadini e almeno in parte giustificata dalla sconcertante effetto-sorpresa con cui tutta la vicenda è emersa. E che, se non al dolo, fa credere a qualcuno che ci siano responsabilità di colpa, di negligenza, di inadeguata vigilanza. Sentimenti che non giovano alla creazione di un fronte unitario di contrasto al progetto “H002 – Asciano” (così lo chiamano le carte ministeriali), l’unico al momento davvero indispensabile per disinnescare la minaccia.
Ora è il momento delle assemblee e dei comitati.
Tutto fa brodo, per carità.
Ma alla guerra si va coi cannoni, non con le fionde.
A tutto questo va aggiunto il rischio mediatico: ossia che un utilizzo maldestro della comunicazione e una gestione sbagliata della diffusione delle informazioni e dei rapporti con la stampa generino equivoci o contribuiscano (sarebbe un classico) a spostare l’attenzione dalla luna al dito, magari sotto l’abile regia di professionisti scafati. Sarebbe un film, appunto, già visto.







