Enoturismo Italiano

L’enoturismo italiano è in mano alle donne

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L’indagine di Nomisma Wine Monitor per Città del Vino, Donne del Vino, La Puglia in più presentata a Vinitaly con il Ministro Stefano Patuanelli e Dario Stefàno

di Donatella Cinelli Colombini

 

Enoturismo-Italiano_Lara-Loreti-Donatella-Cinelli-Colombini-Stefano-Patuanelli-Dario-Stefano-Angelo-Radica

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Il turismo del vino italiano è gestito dalle donne e si diversifica nelle varie parti d’Italia sia nei servizi offerti che nel tipo di clientela. Queste le principali novità scaturite dall’indagine condotta da Nomisma-Wine Monitor sotto la guida di Denis Pantini e Roberta Gabrielli, nei primi mesi del 2022, in 80 comuni e 150 cantine. L’hanno voluta un inedito raggruppamento costituito da Città del Vino, Donne del Vino, La Puglia in più. L’indagine diventerà il XVII Rapporto di Città del Vino e verrà pubblicato in un libro insieme ai contributi miei, di Angelo Radica e del Senatore Dario Stefàno, Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea a Palazzo Madama e primo a legiferare sull’accoglienza turistica in cantina.
La presentazione è avvenuta domenica 10 aprile nello spazio MIPAAF di Vinitaly alla presenza del Ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli a cui è stato chiesto di usarla come elemento fondante della cabina di regia nazionale dell’enoturismo. Un centro che studi, indirizzi e promuova quello che appare un settore nuovo e performante del business agricolo. Ha moderato l’incontro la giornalista Lara Loreti, IlGusto (La Repubblica, La Stampa).

 

LE DONNE E IL TURISMO DEL VINO

La presenza delle donne nelle imprese del vino si concentra nel marketing e comunicazione dove sono l’80% degli addetti, nell’enoturismo e nelle altre attività turistiche dove sono rispettivamente il 76-75% degli occupati.

Wine hospitality team della Fattoria del Colle

Wine hospitality team della Fattoria del Colle

Prevalgono leggermente anche nel commerciale (51%) mentre nel vigneto e in cantina la loro quota crolla al 14%. Possiamo dire quindi che il gentil sesso trasforma il vino tricolore in Euro.
Nella fase post covid le donne crescono anche fra i visitatori delle cantine, benchè non come gli italiani e i millennials che hanno fatto un autentico boom.
La maggior presenza di enoturisti donne ha determinato persino la nascita di proposte ad hoc che sono concentrate a Sud (58%) e nelle grandi cantine (77%).

 

NON ESISTE UN ENOTURISMO ITALIANO MA MOLTI MODELLI DI ENOTURISMO

Attualmente la wine hospitality si concretizza, nel 99% dei casi, dalla degustazione a cui si associano la vendita diretta (96%) e la visita guidata degli impianti produttivi (94%).
Fra le cantine, c’è una percentuale del 33-40% che offre anche pasti, pernottamenti o altre attività di tipo agrituristico, anche organizzate in soggiorni a tema. Meno del 20% del totale ha cercato di organizzare qualcosa di davvero particolare come un corso di cucina oppure una esperienza di vendemmia.
Le più restie a implementare l’offerta enoturistica “basic” con elementi accessori sono le cantine del Nord Ovest mentre le più strutturate sono nel centro Italia dove la visita con assaggio è spesso arricchita dall’offerta di prodotti tipici, trekking, escursioni ai centri d’arte nei dintorni, corsi di cucina e benessere.

 

A NORD OVEST GLI ENOTURISTI RICCHI E STRANIERI, AL SUD LE ESPERIENZE ENOTURISTICHE PREMIUM

Sara Mazzeschi Alessia Bianchi hospitality staff della Fattoria del Colle

Sara Mazzeschi Alessia Bianchi hospitality staff della Fattoria del Colle

La forbice fra aree d’Italia dove l’accoglienza in cantina è più diversificata e quelle dove si esprime su modelli ripetitivi, anche se forse con standard eccellenti, rischia di aggravarsi nel futuro. Infatti nel Nord si registra una scarsa propensione ad uscire dallo schema visita + assaggio e vendita (42% nel Nord Est e 47% nel Nord Ovest) mentre il 62% delle cantine del Sud progetta di aumentare il numero delle esperienze che offre.
Nel 77% delle grandi cantine vengono organizzate attività ad hoc per i turisti stranieri, circostanza prevedibile vista la loro maggiore presenza nei marcati esteri. Sorprende invece che, fra le zone italiane la wine hospitality for foreigners siano concentrate al Sud e nelle isole. Se infatti andiamo a vedere le zone d’Italia dove è maggiore la presenza di turisti del vino stranieri, la scopriamo nel Nord Ovest, mentre al centro dominano gli italiani di altre regioni e al Sud l’enoturismo è più regionale. Pesa, su questo risultato, la crisi del turismo statunitense in Toscana, circostanza che ha privato la regione capofila del turismo del vino italiano, della sua tradizionale clientela altospendente. Questo spiega anche perché l’analisi del valore medio degli scontrini delle cantine veda in testa il “Piemonte e dintorni” e il centro Italia solo in seconda posizione seguito dal Nord Est.

 

SOLO IL 18% DEI VISITATORI SPENDE IN CANTINA OLTRE 100 €

Va comunque detto che l’acquisto medio degli enoturisti è nella fascia 50-100€ e solo il 18% dei visitatori spende più di 100€.
Tenendo presente questa circostanza risulta sorprendente come le esperienze “premium” a prezzo più alto, che costituiscono la vera novità post covid, siano maggiormente presenti fra le offerte del centro e del Sud Italia (42%) invece che nel Nord Ovest (24%).
Le animazioni enoiche più costose e elaborate vengono organizzate soprattutto delle cantine più grandi 62%) mentre sono poco presenti fra le attività delle piccole imprese (32%).
In linea generale, la segmentazione delle proposte enoturistiche – per prezzo e impegno organizzativo – è costruita dalle imprese del vino in base a logiche diverse: a nord si basa sulla capacità di spesa dei clienti, al centro, più correttamente, sulla motivazione di viaggio. Scelta che mostra un lodevole attitudine “customer oriented”.
L’enoturismo appare più destagionalizzato nel Nord Ovest – probabilmente anche grazie all’abbinamento con il tartufo mentre scendendo verso Sud sembra più concentrato sui mesi estivi. Comunque solo l’8% delle cantine italiane è aperta tutto l’anno.
L’esame dei dati, comprese le contraddizioni che emergono, conferma la necessità di una cabina di regia nazionale in grado di dare alle regioni, ai comuni e soprattutto alle imprese un quadro chiaro della rotta da seguire per ottenere i migliori risultati.