MONTALCINO: CONTEMPORANEI E TRADIZIONALISTI A CONFRONTO
PARTE DA DOCTOR WINE DI DANIELE CERNILLI UNA RIFLESSIONE SULI STILI DEL BRUNELLO ESSI ESISTONO REALMENTE MA NON DEVONO TRASFORMARSI IN CLASSIFICA QUALITATIVA

Benvenuto Brunello 2025 con Brunello tradizionalisti e contemporanei
di Donatella Cinelli Colombini, winedestinations, Casato Prime Donne di Montalcino, Fattoria del Colle di Trequanda
Daniele Cernilli ha raccontato, in un recente articolo di Doctor Wine, di aver ascoltato un giovane critico definire << “anacronistici” i Brunello della zona di Sesta e di Sant’Angelo in Colle>> perché <<troppo pesanti, alcolici e lontani dal suo modo d’intendere “il Sangiovese”>>.
Il mio amico Daniele esprime la sua contrarietà rispetto a questa opinione e rispetto a chi trasforma le preferenze personali in giudizi senza cercare di <<interpretare l’intenzione artistica che è alla base di un’opera>>.
BRUNELLO TRADIZIONALISTI E CONTEMPORANEI L’OPINIONE DI CERNILLI E DEL GAMBERO ROSSO
All’articolo di Cernilli è stato commentato da Vittorio Ferla in GamberoRosso Today. A suo dire il confronto fra gli stili del Brunello ha tenuto banco durante l’evento di novembre a Montalcino. Da un lato i Brunelli contemporanei << esaltando finezza e bevibilità>> dall’altro i tradizionalisti << lontani da un modo moderno di intendere il sangiovese>>.
I tradizionalisti accusano i Brunello contemporanei di piegarsi al mercato che chiede maggiore <<definizione del frutto, leggiadria, accessibilità di beva>>. La leggerezza si contrappone all’<< ideologia del Brunello come vino strutturato, corposo, tannico, in qualche modo aristocratico>>.
TRADIZIONALISTI E CONTEMPORANEI L’OPINIONE DI CHRISTIAN EDER E ALESSANDRA PIUBELLO
Alla fin fine il contrasto di opinioni sembra riguardare più i critici che i produttori. Da un lato ci sono i tradizionalisti di Doctor Wine come Cernilli o Viscardi, e dall’altro gli esperti con una nuova sensibilità che cercano il loro spazio rispetto al “comitato centrale della critica tradizionale” come la chiama il GamberoRosso facendo un parallelismo con i Dalemiani e Veltroniani della politica.
Fra i supporter dei Brunello contemporanei c’è Christian Eder, giornalista austriaco espertissimo soprattutto di Piemonte e Toscana «A me piace molto questa versione più leggera e “approcciabile” del Brunello che emerge negli ultimi anni e in particolare dagli assaggi della 2021. Così la denominazione va nella direzione giusta». Anche Alessandra Piubello della Guida Veronelli è d’accordo <<Arroccarsi sulle durezze, le estrazioni e i legni è sbagliato: è finito quel tempo. Anche i produttori tradizionalisti hanno capito che si può fare un passo avanti: polpa sì, ma senza estrazione che ti secca la bocca, con maggiore scorrevolezza>>
IO MI SENTO UNA PRODUTTRICE DI BRUNELLO CONTEMPORANEO
Io mi considero fra i produttori “contemporanei” che colgono il primo giorno di piena maturazione senza aspettare la surmaturazione, vinificano con estrema delicatezza rinunciando a cercare l’estrazione … Scelte che mi hanno pagato sul mercato e penalizzato con certi critici. Ma io sono convinta del mio stile che mi permette di imbottigliare Brunello con maggiore impronta di terroir. I Brunello che sento più vicini alla natura e alla civiltà in cui viviamo.
Secondo me il grande vino è un prodotto culturale, non agricolo.
IL GRANDE VINO COME PRODOTTO CULTURALE E NON AGRICOLO
L’uva è come il marmo che diventa arte sotto lo scalpello di Michelangelo oppure è un materiale da costruzione. Allo stesso modo l’uva può dare origine a una manifestazione della civiltà umana oppure trasformarsi in una bevanda commodity. Nel primo caso vede evolversi “intellettualmente”, nel secondo basta che si adatti al mercato.
Chiunque abbia cultura musicale distingue una esecuzione della quinta sinfonia di Beethoven diretta da Toscanini da quella più recente di Riccardo Muti. La musica è la stessa, ma i due stili sono espressioni sublimi di epoche diverse.
La stessa cosa deve fare il grande vino.
E’ compito dei migliori wine maker offrire interpretazioni che non tradiscano il terroir ma ne diano un’interpretazione conforme alla civiltà attuale mettendosi a confronto con architetti come Frank Ghery, stilisti come Giorgio Armani, designer come Matteo Thun……
E’ possibile solo nelle regioni vinicole migliori e avvalendosi degli enologi migliori ma a Montalcino e con i top wine maker è possibile.
Per questo, in un mondo in velocissimo cambiamento come quello attuale, la coesistenza di Brunello con stili diversi non deve suscitare scandalo e neanche trasformarsi in giudizi di valore. Non è un male e non è la profanazione di una cosa sacra.
E’ sbagliato giudicare superati i critici e i consumatori legati allo stile “fine Novecento” o considerare populisti i produttori e i critici che preferiscono, come me, il Brunello più elegante e verticale. Servono entrambi gli stili ed hanno uguale dignità purché i vini siano eccezionali.







