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I pesticidi nelle vigne e i loro supporter

La buona notizia è che l’agricoltura biologica cresce, quella cattiva è che i supporter dei pesticidi sono più agguerriti che mai. Perché proprio ora?

Violante e Felix nel vigneto di sangiovese

Violante e Felix nel vigneto biologico

Di Donatella Cinelli Colombini
Pochi giorni fa la Commissione Europea Paff (Plants, Animals, Food and Feed) ha deciso di concedere l’uso di 28 Kg di rame in sette anni per ogni ettaro di coltivazioni. Con la nuova norma, il quantitativo a disposizione dei vignaioli cala da 7 a 4 kg di media ogni anno ma, secondo il Professor Enzo Mescalchin di San Michele all’Adige, puntando a un’agricoltura di precisione, la dose dovrebbe essere sufficiente a produrre uva sana e contemporaneamente ridurre l’impatto ambientale.
Detta così la notizia ha un profilo molto positivo ma quello che è successo prima è degno di nota e fa riflettere.
Infatti la proposta originaria di Crea -Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria – avrebbe di fatto messo al tappeto l’agricoltura biologica, combattendola sul suo stesso terreno: la riduzione dell’impatto ambientale.

vigna-biologica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

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Il rame e il suo uso nelle vigne

Crea voleva mettere un limite massimo di 4 kg di rame ogni anno senza consentire oscillazioni a seconda dell’andamento meteorologico. Contro questa proposta sono insorti i Vignaioli indipendenti FIVI che chiedevano, e hanno poi ottenuto, che i 4 Kg annui fossero calcolati sulla media in sette anni. C’è infatti un enorme differenza fra il fabbisogno di rame in annate siccitose come il 2017 e in quelle molto piovose come il 2018. Lo scorso anno non ci sono stati attacchi di funghi nelle vigne e quindi il rame non è stato usato quasi mai. Nei mesi scorsi, invece, i trattori hanno viaggiato per i filari dopo ogni pioggia tentando di arrestare la peronospora e, nonostante questo, una parte dell’uva è andata perduta. Se il limite fosse stato di 4 kg avrebbero perso tutto il raccolto.
In teoria la proposta del Crea è giusta perché il rame è un metallo pesante che si deposita nel terreno e ne riduce la vitalità ma, al momento, le alternative a più basso impatto ambientale sono molto costose. Solo le “vigne nobili” come il Brunello o il Barolo possono permettersi alghe che sostituiscono il rame .
E tutti gli altri?

La coltivazione biologica, i pesticidi nelle vigne e il rame

Se consideriamo che i vignaioli biologici, che costituiscono il 17% del totale, sono soprattutto piccoli, la proposta Crea li avrebbe costretti a scegliere fra perdere il raccolto nelle annate piovose oppure tornare all’agricoltura convenzionale con i pesticidi.
E chi sa che il piano fosse proprio questo!
Si perché, a fianco della proposta Crea, sono usciti numerosi articoli che dipingono gli agricoltori biologici come inquinatori e la viticultura con prodotti sistemici “a calendario” come più rispettosa dell’ambiente.

I sostenitori dei pesticidi nelle vigne

L’intervento più duro è pubblicato sul Messaggero ed ha una firma molto autorevole: la farmacologa e esperta di biologia molecolare Elena Cattaneo, Professore all’Università Statale di Milano e Senatore a Vita.
Contrasta chi si lascia affascinare dai produttori biologici dicendo che ci si dovrebbe << impegnare per demistificare una narrazione avulsa dalla realtà delle conoscenze e pratiche agricole>> e poi ancora <<la contrapposizione fra pesticidi ( o per meglio dire agro farmaci) di sintesi e non di sintesi è vincente in termini di marketing, ma, in termini di sostenibilità non è funzionale a evitare un maggiore inquinamento>>. La frase più forte è la seguente <<il tanto demonizzato erbicida glifosato, ad esempio, ha un profilo tossicologico meno pericoloso>> del rame.
Commenti critici sull’agricoltura biologica sono stati pubblicati un po’ ovunque negli ultimi mesi, dando molto risalto alla notizia di Basile Tesseron proprietario di Chateau Lafon-Bochet nel cuore del Medoc che ha deciso di lasciare la coltivazione biologica e tornare a usare gli antiparassitari di sintesi.

Difesa ambientale o difesa dei fitofarmaci?

Un insieme di messaggi che mirano a minare la fiducia dei consumatori sui prodotti biologici contrastando la crescita del mercato.
Non credo che una simile manovra avrà successo. Il rame è effettivamente inquinante ma l’agricoltura di precisione ne riduce fortemente l’utilizzo e i prodotti alternativi a minor impatto ambientale vengono studiati e prodotti in modo sempre più conveniente. Infine anche i colleghi vignaioli che continuano a praticare i trattamenti antiparassitari “ a calendario” usano il rame. Eccome se lo usano. Hanno un limite massimo annuo di 6 kg di sostanza attiva a ettaro e quando non gli basta usano anche il rame.
Secondo me il problema è capire i danni che il cocktail di farmaci producono, in primo luogo, nelle persone ch abitano vicino alle coltivazioni trattate con pesticidi. Importantissimo è anche capire gli effetti sugli esseri umani e sugli animali che mangiano i prodotti ottenuti con l’uso di chimica di sintesi. A quanto pare ci sono danno sulla fertilità e sul cervello oltre a una maggiore incidenza del cancro.

Glifosato si glifosato no

La Senatrice dovrebbe sapere che c’è un fondato sospetto che il glifosato sia cancerogeno. Ma guarda caso proprio ora la Bayer, produttrice del famigerato erbicida ha annunciato un piano di ristrutturazione riguardante 12.000 dipendenti in tutto il mondo.
Sono troppe le coincidenze per non far nascere un sospetto: dietro gli attacchi all’agricoltura biologica c’è dietro l’industria dei fitofarmaci?

                                               

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