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POCO VINO E’ MEGLIO DI NIENTE PER LA SALUTE

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Mostrare il vino come una minaccia per la salute è offensivo per noi produttori. Noi cerchiamo l’eccellenza per regalare felicità di chi apre le nostre bottiglie

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

I sostenitori del proibizionismo alimentare ci faranno vivere da malati per morire da sani. Una tavola piena di divieti è talmente deprimete da spingere verso gli antidepressivi. E diventa sempre più vera la frase de “La Revue du Vin de France” <<mentre chiudono le osterie aprono sempre più farmacie>> diventa necessario ascoltare l’appello di David Khayat, ex presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori francese, che ha titolato il suo libro <<Arrêtez de vous priver!>>.
La moderazione come guida a una vita felice e sana dove trovano posto gli affetti, le amicizie e la socialità, il lavoro, lo sport e anche la buona tavola.

 

LA COLPEVOLIZZAZIONE DEL VINO METTE UBRIACONI E CONSUMATORI MODERATI SULLO STESSO PIANO

Basta con gli attacchi al vino che mettono noi produttori sul banco degli imputati come fossimo attivi nel narcotraffico. Mi offende che Serge Hercberg, padre del Nutriscore, cioè del semaforo per gli alimenti, si eriga a paladino contro le lobby alimentari e tratti il vino come un veleno.
Dove sono le lobby del vino e dov’è il veleno?
Ma basta.
Le evidenze scientifiche sul vino dicono tutt’altro: per stare sani è meglio poco che niente. Il vino non è come il fumo.
Questa è la realtà con cui dovrebbero confrontarsi i proibizionisti che mettono il consumo moderato al pari di chi abusa o si sbornia tutti i giorni magari bevendo cose diverse come superalcolici oppure di mix composti di droghe e distillati dolci.
Capisco la posizione dei bevitori anonimi o degli ex alcolisti che hanno bisogno di zero alcol perché con un solo bicchiere tornano nel baratro.
Ma non tutti abusano, anzi il passaggio inevitabile dal consumo moderato all’alcolismo è negato dai fatti: nei grandi Paesi produttori di vino si beve molto meno di prima, come ha giustamente osservato il Presidente Emanuel Macron. Se andiamo a vedere le statistiche siamo più o meno alla dose giusta di una bottiglia ogni 3 giorni. Dato che non esclude la presenza di persone che bevono troppo su cui le autorità dovrebbero lavorare.
Colpevolizzare chi accompagna il pasto con mezzo bicchiere di ottima qualità mettendo sullo stesso piano la moderazione e l’abuso, è sbagliato, soprattutto perché il vino ha anche effetti positivi.

 

SBAGLIATO METTERE SUL VINO GLI STESSI MESSAGGI CHE LEGGIAMO SULLE SIGARETTE

<<La richiesta paradossale di avere sulle bottiglie di vino avvertenze sanitarie come sui pacchetti di sigarette>> ha detto Paolo De Castro unendosi ai parlamentari europei dei tre Gruppi politici della “maggioranza Ursula” (Ppe, Socialists & Democrats e Renew Europe).

Su questo piano mi appoggio agli articoli di VinoSano di Emanuela Medi, giornalista scientifica. I nutrizionisti italiani sono contrari al Nutriscore e favorevoli alla piramide alimentare che fa riferimento alla quantità e frequenza del consumo. In altre parole, dolci e carni rosse non uccidono ma vanno mangiate una volta la settimana mentre frutta e verdura sono da consumare ogni giorno. Quindi prestare attenzione al contenuto nutrizionale dei cibi, senza prendere in esame la dieta, come fa il NutriScore, porta fuori strada.

 

BERE POCO VINO E’ MEGLIO DI NULLA PER LA SALUTE

I vantaggi del consumo moderato di vino (mezza bottiglia divisa nei due pasti per gli uomini e un terzo per le donne) riguardano soprattutto il sistema cardio circolatorio. Lo studio Ludwigshafen Risk and Cardiovascular Health (LURIC) su 3.316 pazienti tedeschi ospedalizzati per l’angiografia coronarica e seguiti per circa dieci anni ha rivelato che il rischio di morte sale moltissimo per i forti bevitori ed è leggermente più alto negli astemi rispetto a chi ha un basso consumo di alcol. Questo significa che mezzo calice a pasto aiuta persino i cardiopatici.

Tuttavia, l’effetto citotossico ed epatotossico dell’etanolo non devono essere sottovalutati, in quanto l’assunzione in eccesso di alcol è associata ad un aumento del rischio di cirrosi epatica e cancro al fegato. Al contrario l’effetto benefico sulla salute di una dieta con mezzo calice di vino a pasto, riscontrata in moltissimi studi, sembra collegarsi a uno stile di vita più sportivo e socializzato che contrasta l’insorgere di malattie metaboliche. <<Uno studio francese ha evidenziato come il consumo di l’alcol “moderato” è un potente indicatore generale dello stato sociale ottimale>> scrive Emanuela Medi e con questa frase lapidaria vorrei chiudere questo post.