Group of people toasting wine at party

Vino della casa. E’ buono o cattivo?

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L’OFFERTA PIU’ A BUON MERCATO DI OSTERIE E RISTORANTI POTREBBE RIQUALIFICARSI CON L’INDICAZIONE DELLA ZONA DI ORIGINE DEL VINO DELLA CASA COME IN FRANCIA

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Inizio con una descrizione di Antonio Tomacelli su Intravino << Il vino della casa, lo sappiamo, è una forma d’alcol in via di estinzione. Ebbe il suo momento d’oro nel dopoguerra, quando i ristoranti si chiamavano trattorie e Instagram era un incubo di là da venire. Vivacchiò tranquillo e spensierato fino alla soglia degli anni ’80>>.

 

VINO DELLA CASA – IL VINO PRIMO PREZZO CHE SPESSO E’ CATTIVO

Nei ristoranti italiani è il vino più a buon mercato che viene proposto in caraffa oppure al bicchiere. Un angolo di “deregulation” in un ambito super regolato come il vino. Quasi sempre è cattivo o comunque poco buono ma c’è anche qualche ristoratore talentuoso che sa trovare piccoli gioielli enologici a basso prezzo e spesso a Km 0, perché senza spese di marketing, di commercializzazione e di trasporto.

Sono rari ma ci sono.

Il vino della casa rimane comunque un “anonimo” senza anno, senza zona di origine e senza un vitigno esplicitamente dichiarato.
Per questo ci sono alcuni ristoranti che fanno imbottigliare il loro vino con il proprio marchio e c’è persino qualche esperto giornalista che è andato a cercare le migliori espressioni del vino della casa di grandi città come Roma.

 

LA FRANCIA REGOLAMENTA IL VINO DELLA CASA FACCIAMOLO ANCHE NOI

Sta di fatto che la “cuvée du patron” come pomposamente la chiamano in Francia, è una zona grigia in cui la filiera del vino deve riemergere dando informazioni ai consumatori ma anche agli organi di tutela. Ecco che i “cugini d’oltralpe” che si fregiano di un Presidente della Repubblica, come Emanuel Macron, espertissimo di vino, dal 18 ottobre, obbligano a dichiarare la provenienza del vino e la sua eventuale Denominazione di Origine Protetta o Indicazione Geografica Protetta, nella carta dei vini o nel menù cioè sul testo in cui è precisato il prezzo.
I trasgressori sono passibili di una multa di 1.500€.
Non è molto ma è comunque un inizio e andrebbe imitato anche in Italia.