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Vino italiano senza zuccheri aggiunti

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Il divieto di zuccherare il vino esiste in Italia ma non in USA dove rende i vini dolci ma anche ingrassanti. Allora perché non scriverlo: senza zuccheri aggiunti

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di Donatella Cinelli Colombini

Ricordate la lotta contro i sofisticatori che aggiungevano zucchero nel mosto d’uva per aumentare la gradazione e vendere il vino più caro? Oggi questo fa sorridere perché tutti noi produttori abbiamo il problema opposto. Dopo i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature le uve sono troppo ricche di zucchero e quindi i vini sono più alcolici di come li vorrebbe il mercato.

IN ITALIA LO ZUCCHERAGGIO DEL VINO E’ PROIBITO IN USA NO

Tuttavia in molti Paesi stranieri, Francia compresa (è proibito in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia salvo che per i vini

Nas-carabinieri-controlli-contro-lo-zuccheraggio-in-Italia

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spumantizzati), lo zuccheraggio è permesso e c’è chi aggiunge zucchero e anche in quantità abbondanti non per alzare la gradazione alcolica ma per rendere il vino più dolce e adatto a certi consumatori soprattutto nordamericani. Si tratta di un target non particolarmente raffinato ma molto numeroso e anche disposto a spendere. Consumatori che chiedono bottiglie di sapore quasi marmellatoso, con impronta di legno e un gusto decisamente dolce. In USA è consentita l’aggiunta di zucchero e, in certi casi, la dose è massiccia. C’è chi ne mette una quantità pari a 5 cucchiaini a bottiglia quasi fosse uno sciroppo.

EFFETTI DELLO ZUCCHERAGGIO DEL VINO

Questa pratica ha tre risvolti tutti negativi: il primo riguarda l’aggiunta di un prodotto chimico – chiamato Velcorin – che impedisce allo zucchero di fermentare. Non è del tutto chiaro l’effetto di questa sostanza sul corpo umano, se assunta frequentemente nelle massime dosi consentite.
Il vino zuccherato fa ingrassare ed è meno naturale e healthy di quello italiano senza zuccheri aggiunti. In Paesi come gli USA dove l’obesità prende la forma di un problema sociale sarebbe opportuno che l’aggiunta di zucchero nel vino fosse segnalata in etichetta. Infatti le diete dimagranti e molte di quelle salutistiche dicono di tenersi alla larga dalle bevande zuccherate.
Infine c’è un problema riguardante noi produttori italiani: il consumatore abituato a Coca Cola, dolci molto dolci e vini con zucchero aggiunto difficilmente amerà vini, come i nostri, specialmente nelle tipologie più ricche di acidità o tannini – Barolo e Brunello per intenderci- fermandosi a Nero d’Avola, Amarone e poche altre tipologie molto morbide.
C’è da chiedersi se allora non ci sia il modo per trasformare quello che sembra un handicap, per i vini italiani, in una caratteristica che può far preferire i nostri da uno specifico target di consumatori perché sono sicuramente senza zuccheri aggiunti.

CHI POTREBBE PREFERIRE I VINI SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI

Penso alle donne che hanno più tendenza a ingrassare degli uomini e hanno più difficoltà di loro a perdere peso. Penso ai consumatori più attenti al benessere fisico. Penso a chi ama trovare le diversità nel calice che assaggia e sentire l’impronta della civiltà umana e del terroir da cui nasce. Infatti La manipolazioni, che in Italia chiameremmo sofisticazione, fatta da chi usa pezzi di rovere per dare al vino un gusto boisé (anche se piuttosto volgarotto), dosi massicce di zucchero per renderlo dolce e infine l’additivo chimico che non lo fa rifermentare, sono un mix capace rendere le bottiglie tutte uguali. So bene che trucioli di legno, zuccheraggio … sono pratiche ammesse in molti Paesi esteri.
Quello che mi chiedo è se sia opportuno evidenziare in etichetta <<VINO ITALIANO SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI>> e organizzare una campagna di comunicazione a livello nazionale, che intercetti i segmenti di consumatori più sensibili a questa caratteristica, come ha già fatto Castellani, cantina di Pontedera, con un’iniziativa di marketing da manuale.

                                                                                               

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