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30 Edizioni di “Cantine Aperte”

Intervista a Donatella Cinelli Colombini su Cantine Aperte e l’attualità del turismo del vino italiano con qualche sbirciatina sulle Donne del Vino e il futuro privato

 

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Di Simone Nannipieri

Le giornate si fanno sempre più lunghe, calde e dopo due anni difficili si respira aria di … vigna. Il mondo del vino e più in generale dell’Enoturismo ha vissuto un periodo molto difficile ma che ha permesso agli operatori di ripensare il modo di proporre le esperienze ed il modo di accogliere tutti gli appassionati.
E’ stato un periodo di riflessione, attesa e preparazione, dove le cantine si sono scrollate di dosso la polvere e si sono vestite a festa per una riapertura in grande stile.
Quest’anno infatti “Cantine Aperte” festeggia le 30 edizioni, l’iconica manifestazione che ha trasformato nel profondo il mondo del vino e cambiato per sempre il concetto di cantina trasformandola in un aggregatore di turismo, cultura, arte e spettacolo.
Abbiamo il piacere di ripercorrere questi anni insieme a Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione Nazionale Donne del Vino nonché ideatrice e fondatrice del Movimento Turismo del Vino e di Cantine Aperte ed Emanuela Tamburini, Presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana.

 

INTERVISTA  A  DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Simone-Nannipieri-Movimento-Turismo-del-Vino-della-Toscana

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Donatella, quest’anno Cantine Aperte è arrivato alla sua 30esima edizione. Era il 1993 quando hai avuto l’intuizione di “aprire” le cantine agli appassionati dando il via al concetto di Turismo Enogastronomico che oggi rappresenta un elemento fondamentale nella crescita economica e culturale del nostro Paese. Quali sono le sensazioni che provi oggi nel vedere ciò che Cantine Aperte è diventato?
Sono felice: dalle 25 cantine aperte al pubblico del 1993 siamo arrivati a 25-30.000. L’enoturismo è un comparto economico in pieno sviluppo che attrae investimenti e genera business. Mi fa anche piacere constatare che le donne siano la maggioranza di chi prenota esperienze enoturistiche e di chi accoglie i visitatori (solo il 6% delle cantine italiane ha un organico maschile alla wine hospitality).

Avresti mai pensato che il Movimento Turismo del Vino potesse diventare un punto di riferimento per tutti gli attori protagonisti dell’Enoturismo?
Certo, l’ho fondato per questo. Anzi spero che migliori la sua capacità di aggregare cantine, progetti e offerta enoturistica.

 

QUAL’E’ LA COSA PIU’ URGENTE DA FARE NELLE CANTINE TUTISTICHE

Il mondo del vino è cambiato ma ci sono ancora molte cose da fare, quali sono secondo te i settori nei quali le cantine dovrebbero investire di più per migliorare l’accoglienza ed intercettare così i bisogni di un pubblico sempre più esigente? Per le imprese la cosa più urgente è la differenziazione delle esperienze proposte al pubblico. La visita guidata con spiegazione del processo produttivo e l’assaggio finale non bastano più. Bisogna che ogni cantina progetti almeno 3 proposte di prezzo e tipologia diverse tenendo conto delle motivazioni di viaggio dei visitatori: turisti senza grande interesse per il vino, wine lovers che hanno già visto molte cantine, vip in cerca di momenti esclusivi. Queste proposte devono partire dalla storia dell’azienda o delle persone e puntare su quello che li rende unici. E’ meglio se le esperienze coinvolgono il visitatore in modo attivo e se associano alla degustazione del vino le specialità gastronomiche tipiche della zona. Raccomando di smettere con l’apertura al pubblico con “orario impiegatizio” lunedì-venerdì. E’ una scelta sbagliata.

 

IL RUOLO DELLE TECNOLOGIA NEL TURISMO DEL VINO

Sin dall’inizio di questo percorso hai avuto sempre una visione pionieristica riguardo all’uso della tecnologia e della comunicazione per il mondo del vino. Che ruolo giocano oggi e quali sono, se ci sono, le controindicazioni al loro utilizzo?
La comunicazione e il business turistico si costruiscono online, la tecnologia è indispensabile. Bisogna insistere affinché le zone rurali abbiano una buona connettività altrimenti è un serio problema. Internet serve per mostrarsi ai visitatori, serve per ricevere prenotazioni e organizzarle (channel manager) serve per profilare i clienti e mantenere i contatti con loro trasformandoli in acquirenti fedeli (CRM). Serve per creare un wine club e sviluppare l’e-commerce. Ormai la vendita diretta in cantina è il secondo canale commerciale delle imprese italiane dopo il GDO. Il 61% degli italiani ha comprato in cantina almeno una volta e il 36% ha acquistato nel sito di una cantina.

 

CONSIGLIO AI GIOVANI MANAGER DELLE CANTINE TURISTICHE

Quale consiglio ti sentiresti di dire ai giovani che si apprestano a gestire la loro cantina o a prenderne le redini dai genitori? Che ruolo possono giocare nella crescita dell’Enoturismo?
La prima cosa da fare è andare a vedere “i più bravi”: australiani, sudafricani, californiani. Poi serve una base tecnica. Bisogna frequentare un corso e leggere qualche manuale. Il turismo è un comparto economico grande, molto competitivo e con regole specifiche. Sperare che basti produrre un ottimo vino e parlare l’inglese è da ingenui. Ovviamente serve ma non basta.

 

LE DONNE DEL VINO E LA FORMAZIONE NELLE SCUOLE ALBERGHIERE E TURISTICHE

Negli ultimi anni hai avuto anche un ruolo fondamentale, attraverso le Donne del Vino, nella valorizzazione e difesa del ruolo della Donna nelle cantine e nella filiera. Avete lanciato moltissime iniziative che stanno mostrando evidenti risultati. A che punto siamo di questo nuovo percorso?
In questo momento i progetti più grandi sono due: introdurre l’insegnamento del vino negli istituti turistici e alberghieri dove si formano i futuri manager di ristoranti, alberghi, agenzie viaggi, uffici informazioni, cantine turistiche …. Pensate che in nessuna scuola superiore italiana per il turismo si insegna il vino. Per un Paese come il nostro dove i visitatori stranieri hanno l’enogastronomia come prima motivazione di viaggio, è un bel problema. Quest’anno abbiamo portato il vino in 8 scuole per 5.000 studenti di Piemonte, Emilia Romagna e Sicilia. L’anno prossimo contiamo di arrivare a 15.000 studenti e speriamo che successivamente il Ministero prenda in mano il progetto. I turisti, non solo quelli che vengono in cantina, ma anche quelli che assaggiano i nostri vini a Roma a Taormina oppure a Cortina d’Ampezzo sono un mercato enorme e, dopo essere tornati nei Paesi di origine, aprono anche l’export per i vini italiani. Ma bisogna gestirli meglio.
Il secondo grande progetto riguarda la creazione di un network mondiale fra le Donne del vino chiedendo alle 11 associazioni sorelle di riconoscersi in un programma condiviso basato sullo scambio di know how, opportunità di lavoro, visita e business. Le Donne del Vino italiane sono ormai l’associazione di enologia “al femminile” più grande (980 socie) e strutturata del mondo e quindi si candida a un ruolo di capofila. Il prossimo appuntamento sarà il 17 novembre a Simei – Milano. In tutto il mondo e qui in Italia, le donne sono minoritarie – nei ruoli e nel totale degli addetti – in vigna e in cantina ma sono la maggioranza di chi fa marketing, comunicazione, commerciale e wine Hospitality. Il ruolo delle donne è determinante per il vino italiano.

 

I PROGRAMMI DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Donatella, che cosa vorresti fare da grande?
Come imprenditore ho tre progetti in tasca: ampliare la cantina Casato Prime Donne di Montalcino per accrescere la cura nella produzione del vino. Via via che il tempo passa divento più tradizionalista e più esigente. Tutto deve essere al TOP. Voglio aprire il quarto negozio ToscanaLovers a Firenze e dare a questa piccola catena una struttura e una logistica migliore. Vende oggetti di artigianato tradizionale e creativo. A mio avviso la cultura materiale è importante per arginare il souvenir tarocco e il degrado turistico. Infine vorrei costruire una cantina nell’isola di Gozo – Malta e vivere in questo isolotto senza tempo almeno 4 mesi l’anno.
Ho anche un sogno: creare il prototipo di turismo religioso moderno e diffonderlo. Qualcosa che dia sollievo alle persone che soffrono, anche ai non credenti. Vorrei costruire esperienze di un giorno che, facendo leva sulla storia e la vita del luogo in cui avviene la visita, permettano di dedicarsi ai bisogni del prossimo e alla rigenerazione interiore, lasciano per 12 ore cellulare e orologio. Questa è forse la cosa che desidero di più!