DONATELLA DA PICCOLA
ERO UN TIPO SOLITARIO, UNA PESSIMA STUDENTESSA E UNA GRANDE LETTRICE. HO VISTO LA CAMPAGNA TOSCANA CAMBIARE DALL’ABBANDONO ALLA RINASCITA DEL VINO E DEL TURISMO
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Donatella e la madre Francesca Colombini
Molti chiamano il Novecento il secolo breve (dallo storico britannico Eric Hobsbawm) per la velocità dei cambiamenti ma nei primi anni Sessanta l’impressione era di vivere in una bolla ottocentesca. Un mondo in equilibrio instabile fra la sopravvivenza del passato, il boom economico che svuotava le campagne e i riti sociali che sembravano destinati a rimanere per sempre e invece furono portati via dal 68.
Da piccola, in estate a Montalcino, giocavo con i figli dei contadini che abitavano accanto e camminavano scalzi. In inverno a Firenze, nella scuola elementare di Ponte a Mensola le classi maschili e femminili erano divise e noi bimbe avevamo un grembiule bianco e un fiocco rosa al collo. Il traffico e la criminalità erano bassi e noi bambini tornavamo a casa a piedi da soli.
GLI ANNI SESSANTA IN EQUILIBRIO FRA FORMALISMO E CAMBIAMENTO
Ricordo la tenacia di mia nonna Giuliana nell’insegnare, a me e a mio fratello, il modo corretto di stare a tavola e le sue posate d’argento che scoraggiavano la visita delle mie compagne di classe <<sono così pesanti che non riesco a mangiare>>. Un perbenismo formale che non riguardava solo casa mia, Montalcino o la Toscana. Ricordo di essere andata a Valance in Borgogna quando avevo 17 anni con uno scambio organizzato dal Rotary di Siena. Nella casa che mi ospitava, la sera cenavano in abito lungo.
Sotto questa apparenza immobile i cambiamenti erano enormi. Anche in casa benché tutto sembrasse uguale c’erano pochi soldi e debiti che crescevano. La terra in Toscana non valeva più niente e i proprietari la vendevano ai pastori sardi e ai contadini meridionali che con il prezzo del loro podere, nelle terre di origine, ne compravano tre da noi. I miei genitori crearono un’attività di produzione ceramica che impiegò anni per ingranare nonostante il talento e la fantasia. Invece di vendere la campagna mio nonno vendeva le sue case di Firenze, la collezione di libri e di monete del padre e finanziava i suoi tentativi di rinnovare l’agricoltura: l’allevamento dei polli, dei vitelli da latte, poi dei maiali e infine del vino Brunello.
LA LOTTA PER RIMANERE AGRICOLTORI A MONTALCINO
Per primo intuì la necessità di arrivare al consumatore finale per non essere schiacciato dalle industrie di trasformazione e distribuzione che prendevano tutto il guadagno. Creò un caseificio per fare pecorino con il latte delle sue pecore, un salumificio per trasformare i suoi maiali in salami e proscritti. Aprì un ristorante in campagna che era forse il primo in un’azienda agricola, e soprattutto incrementò la produzione di vino puntando sugli importatori invece che sui privati. Un coraggio da leone che lo fece diventare una celebrità a livello nazionale.
Io ero dislessica in un’epoca in cui nessuno, in famiglia, conosceva la dislessia e io ho affrontato il problema da sola obbligandomi a leggere un libro la settimana finché raggiunsi la velocità dei miei compagni nella comprensione dei testi scritti. Un esercizio che poi mi aiutò a scrivere ma ovviamente non risolse il problema: usare il vocabolario era comunque uno sforzo enorme così come imparare l’inglese.
DISLESSICA E SOLITARIA DONATELLA CRESCE FRA MONTALCINO, FIORENZE E SIENA
Rimanevo uno studente che arrivava al sei fortunosamente. Ma capivo di essere più brava degli altri nell’organizzare le cose nello spazio e nel tempo. Anzi più il problema era complicato e più la soluzione appariva davanti a me senza sforzo.
Non mi sentivo diversa dai miei coetanei ma certo ero poco socievole. A Siena, dove ho vissuto dai 13 anni a tutta l’università, avevo pochi amici e quasi tutti all’interno di associazioni. A Montalcino, dove trascorrevo l’estate, facevo parte di una “compagnia” oggi diremo community. Non ho avuto vere storie d’amore prima di incontrare Carlo a 18 anni. E’ stato lui il mio unico grande amore anche se la nostra storia ha avuto fasi alterne e quando lui ottenne una borsa di studio per studiare il commercio italo rumeno e andò a Bucarest per quasi due anni, ci eravamo lasciati e lui aveva una fidanzata li.






