Riccardo Cotarella, Dario Stefano. Daniela Santanché, Donatella Cienlli Colombini all’Università Lumsa

ENOTURISMO 4.0 E IL NUOVO CENTRO STUDI LUMSA

Riccardo Cotarella, Dario Stefano. Daniela Santanché, Donatella Cienlli Colombini all'Università Lumsa

A ROMA UNIVERSITÀ LUMSA CON DARIO STEFANO, RICCARDO COTARELLA, DONATELLA CINELLI COLOMBINI E LA MINISTRO DEL TURISMO DANIELA SANTANCHÈ MODERATI DA TIBERIO TIMPERI

Riccardo Cotarella, Dario Stefano. Daniela Santanché, Donatella Cienlli Colombini all'Università Lumsa

Riccardo Cotarella, Dario Stefano. Daniela Santanché, Donatella Cienlli Colombini, Gennaro Lasevoli,  Anna Isabella Squarzina, Giovanni Ferri, all’Università Lumsa

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Cosa cambia nel turismo italiano con l’apertura al pubblico di 25.000 cantine? A questa domanda cerca di dare una risposta il seminario “Evoluzione dell’offerta turistica e necessità formative” a cui hanno preso parte il Prorettore LUMSA Gennaro Lasevoli, i Presidenti dei Corsi in Mediazione Linguistica Anna Isabella Squarzina e in Economia Giovanni Ferri, insieme agli specialisti del vino e del turismo del vino. Occasione perfetta per annunciare la nascita del Centro studi sul turismo del vino e dell’olio, all’interno dell’Università Lumsa.

L’OFFERTA ENOTURISTICA CRESCE E SI STRUTTURA COME MOSTRA IL MANUALE ENOTURSMO 4.0

La necessità di un Centro studi e di una struttura formativa specifica nasce dalla brusca accelerata, in investimenti e business, delle wine destination negli ultimi 10 anni. Essa viene rilevata con chiarezza da Nomisma -Wine Meridian nell’indagine effettuata nel 2023 su 265 cantine e 145 città del vino. I dati sono pubblicati nel manuale “Enoturismo 4.0” firmato da due dei relatori del seminario: Dario Stefano e Donatella Cinelli Colombini.
Va sottolineato che la stragrande maggioranza delle cantine turistiche sono piccole: il 29% ha un business inferiore a mezzo milione di Euro e il 30% sta fra 0,5 e 2,5milioni di fatturato. La divisione delle cantine in 6 tipologie, basate sul loro profilo caratterizzante, riconferma questa caratteristica. Il 39% delle cantine si definisce infatti “piccola e con accoglienza familiare” seguono quelle con rilevanza storica, i marchi famosi, quelle con bellezze paesaggistiche o che puntano sull’organizzazione di incoming e sull’innovazione (tutte fra il 14 e l’11% del totale). Nonostante la loro piccola dimensione, o forse proprio per quella, le imprese del vino, negli ultimi 10 anni hanno investito massicciamente sull’incoming turistico. Esso genera fra il 6 e il 14% del giro d’affari delle cantine ma in termini di marginalità vale il doppio. Oltre a costruire punti vendita e sale da degustazione troviamo il 72% che offre pranzi e fra loro un terzo ha il ristorante. Il 32% delle cantine turistiche offre anche pernottamenti. Contemporaneamente il turismo ha creato un’economia parallela in molte delle città del vino dove un terzo degli occupati e del PIL dipende dai viaggiatori. Questo spiega perché luoghi come Barbaresco o il vicino comune di Treviso sono fra quelli dove la media delle dichiarazioni IRPEF è più alta.
In questo clima molto propositivo c’è un grosso freno: la mancanza di mano d’opera formata e capace di dare slancio a imprese e territori. Il 44% delle cantine e quindi delle città del vino, sono fuori dai flussi turistici e enoturistici. Si tratta soprattutto delle zone interne verso cui, invece, bisognerebbe spingere una parte dei visitatori che sovraccaricano alcune destination come Venezia, Firenze, Roma … creando il così detto “overtourism” che genera crescenti disagi alla popolazione con un effetto inverso sulla sostenibilità economica.
Per decentrare i percorsi di viaggio verso i territori del vino servirebbe personale formato in uffici turistici, assessorati e Strade del vino, ma non c’è.

LE CRITICITA’ DELL’ENOTURISMO E LA NECESSITA’ DI PERSONALE FORMATO

Nelle cantine i problemi sono diversi ma altrettanto seri: Il 74% ha difficoltà a reperire personale formato con una punta oltre il 90% in Veneto. Le imprese del vino fanno fatica a diversificare le proposte e nella stragrande maggioranza offrono, con piccoli distinguo, la visita guidata con la spiegazione dei processi produttivi e un piccolo assaggio. Per questo il 65% degli enoturisti dice che le cantine “sono tutte uguali” e il rischio che l’enoturismo “venga a noia” è dietro l’angolo perché il turista è un “amante infedele”. Inoltre le imprese non riescono a trasformare i visitatori in clienti abituali come avviene invece in California e infatti il 52% delle cantine vorrebbe assumere ma non riesce a trovare persone competenti in marketing enoturistico.
In relazione al bisogno di addetti competenti è bene sottolineare che i turisti mondiali sono sempre più interessati all’enogastronomia tipica e meno formati sull’arte e la storia, per cui hanno bisogni diversi dal passato. Per questo l’enogastronomia sta rubando all’arte il podio della prima motivazione di viaggio verso l’Italia. Ma nonostante questo, nel programma didattico degli Istituti turistici, presenti in tutte le provincie italiane, ci sono 66 ore all’anno di arte e territorio e 0 ore su wine and food. Come se i turisti di oggi fossero gli stessi del 1990.
Questa è la sfida formativa che abbiamo davanti e che un ateneo come LUMSA vuole raccogliere costruendo un Centro studi che fotografi l’evoluzione del turismo del vino e dell’olio e formi giovani capaci di trasformarlo in sviluppo sostenibile.

LUMSA LIBERA UNIVERSITA’ MARIA SS. ASSUNTA

La Libera Università Maria Ss. Assunta (LUMSA) fu fondata nel 1939 a Roma dalla Venerabile Luigina Tincani con l’aiuto di Papa Pio XII. A lei si deve l’impronta quasi missionaria dei percorsi educativi dei giovani. Essi rispecchiano lo spirito di Santa Caterina da Siena che Luigina Tincani considerava sua madre e maestra. << L’amore allo studio aiuta a conquistare la bellezza spirituale. È una festa dello spirito>> diceva la fondatrice. Un pensiero forte e uno spirito forte che hanno dato i loro frutti nel tempo. Oggi le sedi dell’Università LUNSA sono tre: Roma, Palermo e Taranto. Nella capitale la LUMSA è l’ateneo più antico dopo La Sapienza. Insegna a 9mila studenti di 55 nazionalità. Ha 22 corsi di laurea di cui 4 con double degree internazionali. Ci sono corsi decisamene audaci che guardano al futuro e all’inclusione come “Scienza del servizio sociale e del no profit”, oppure “Psicologia del lavoro e del benessere organizzativo”. Altri corsi sono invece più convenzionali ma l’intento di formare giovani capaci con forti valori etici è presente ovunque. Dario Stefano insegna all’Università LUMSA Economia e gestione delle imprese turistiche.