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	<title>american association of wine economists &#8211; Cinelli Colombini</title>
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	<description>Wine destination: wine experiences, spa, accommodation</description>
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		<title>Quante tasse ci sono nel tuo bicchiere di vino</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 07:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Donatella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I nostri vini, le cantine]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>Il <strong><a title="vino è tassato il doppio della birra" href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:62005CJ0167" target="_blank">vino è tassato il doppio della birra</a></strong> ma i vini più cari e pregiati sono quelli con aliquote più basse. Dunque per pagare meno tasse bisogna bere bene</em></p>
<p>Di <strong><a title="Donatella Cinelli Colombini" href="http:/colombini.it/" target="_blank">Donatella Cinelli Colombini</a></strong></p>
<p>Il vino base con il 64,5% ha un’aliquota addirittura più alta dei superalcolici al 57%.  Sembra un argomento da addetti ai lavori ma in realtà non lo è, infatti queste tasse le pagano i consumatori. Se cumuliamo l’intero carico fiscale, in Italia, <strong><a title="una bottiglia su due va nelle casse dello stato" href="http://www.grandain.com/2013/10/11/iva-sul-vino-una-bottiglia-su-due-va-allo-stato-in-tasse/" target="_blank">una bottiglia su due va nelle casse dello stato</a></strong>. E il nostro non è fra i Paesi che tartassano di più i winelover!<br />
<strong><a title="I numeri del vino" href="http://www.inumeridelvino.it/2014/10/la-tassazione-del-vino-e-delle-bevande-alcoliche-nel-mondo-working-paper-aawe.html" target="_blank">I numeri del vino</a></strong>, blog sempre informatissimo, che vi invito a leggere, affronta il tema delle tasse nel bicchiere e ci fa scoprire un mondo sorprendente. Lo studio è dell’ <strong><a title="American Association of Wine Economists" href="http://www.wine-economics.org/" target="_blank">American Association of Wine Economists</a></strong>– AAWE &#8211; e rivela che i grandi Paesi produttori Francia, Italia e soprattutto Stati Uniti tassano poco il vino. Solo l’Australia si discosta da questa logica.</p>
<p>Sorprendentemente i vini più colpiti sono quelli comuni mentre i premium e soprattutto i superpremium pagano “solo” il 26,7% di tasse. In sostanza i vini pregiati, nel mondo, sono le bevande alcoliche meno tassate di tutte. Se invece andiamo a vedere quali sono le nazioni che tartassano maggiormente il vino mettiamo in fila Irlanda 267%, Finlandia 220% e Gran Bretagna 218%. Un’enormità se consideriamo che la media mondiale è 64%. Il povero John residente a Dublino che amerebbe bere un bicchiere di vino a pasto finisce per diventare un grande contribuente dell&#8217;EIRE.&#8230;</p>
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		<title>Altro che “Marcellino pane e vino”: il vino e il cinema americano.</title>
		<link>https://www.cinellicolombini.it/forum/altro-che-marcellino-pane-e-vino-il-vino-e-il-cinema-americano/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Sep 2014 06:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Donatella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino, studi, news, gossip]]></category>
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		<category><![CDATA[Un'ottima annata]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Dallo spunto di un interessante articolo di <a title="Raphael Schirmer" href="http://www.ades.cnrs.fr/spip.php?article536&#38;lang=fr" target="_blank"><strong>Raphael Schirmer</strong> </a>dell’<strong><a title="AAWE - American Association of Wine Economists - articolo su vino e cinema" href="http://www.wine-economics.org/dt_catalog/aawe-working-paper-no-159-economics/" target="_blank">American Association of Wine Economists</a></strong>, una riflessione sull’influenza del cinema sul vino, e viceversa.</em></p>
<p><strong>Letto per voi</strong> da<a title="Bonella Ciacci" href="https://www.facebook.com/search/results.php?q=Bonella+Ciacci&#38;nomc=0" target="_blank"> <strong>Bonella Ciacci</strong></a></p>
<p>Per noi italiani, e per molti europei in generale, essendo il vino una tradizione consolidata, non sorprende più di tanto vedere un personaggio di un film o di un telefilm sorseggiare vino. Ma negli Stati Uniti, patria incontrastata del grande cinema e delle produzioni più importanti, le cose sono notevolmente cambiate da 80 anni a questa parte. Dall’epoca del Proibizionismo a film come “<em><strong><a title="Sideways - il film " href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sideways_-_In_viaggio_con_Jack" target="_blank">Sideways</a></strong></em>” o “<em><strong><a title="Un'ottima annata - il film" href="http://www.mymovies.it/film/2006/unottimaannata/" target="_blank">Un’ottima annata</a></strong></em>”, non si può non notare come la cultura del vino e l’approccio verso di esso sia proprio ribaltato. Ma è la vita reale ad influenzare il cinema o il cinema ad influenzare la vita quotidiana?</p>
<p>Come riporta l’articolo del Wine Economists, gli Stati Uniti oggi sono il primo</p>
<p>stato in termini di consumo del vino e il quarto in termini di produzione, ed è un aspetto che è impossibile non si rifletta anche sulle sue produzioni cinematografiche, che sono specchio della società che rappresentano. Infatti, film come <strong><em><a title="Il Grande Gatsby - film versione del 1974" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_Gatsby_(film_1974)" target="_blank">Il Grande Gatsby</a></em></strong>, dove si mostrava l’alta società americana, con le sue contraddizioni e le sue trasgressioni, con calici di champagne durante le feste mondane, rappresentava come in negli anni ‘20 (quelli del proibizionismo, tra l’altro) bere vino fosse segno di potere, di successo e di appartenenza ad una classe elitaria esclusiva, che quindi non si perdeva con whisky di contrabbando.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.cinellicolombini.it/forum/altro-che-marcellino-pane-e-vino-il-vino-e-il-cinema-americano/">Altro che “Marcellino pane e vino”: il vino e il cinema americano.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.cinellicolombini.it">Cinelli Colombini</a>.</p>
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		<title>Sei un pecorone o un indipendente quando giudichi il vino?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 07:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Donatella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino, studi, news, gossip]]></category>
		<category><![CDATA[american association of wine economists]]></category>
		<category><![CDATA[Cellartracker]]></category>
		<category><![CDATA[Donatella Cinelli Colombini]]></category>
		<category><![CDATA[In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site]]></category>
		<category><![CDATA[Letto per voi]]></category>
		<category><![CDATA[WineSearcher]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 13px;">Da uno studio dell’<strong><a title="American Association of Wine economics" href="http://www.wine-economics.org/" target="_blank">American Association of Wine Economists</a></strong> intitolato “In vino veritas” risulta che siamo pecore</span></em></p>
<p><strong>Letto per voi</strong> da <strong><a title="Donatella Cinelli Colombini" href="http:/colombini.it/" target="_blank">Donatella Cinelli Colombini</a></strong></p>
<p>La questione non è da poco nell’epoca della democratizzazione dei giudizi sul vino. Infatti una parte dei consumatori crede che il web e soprattutto portali come Cellar Tracker, dove tutti possono scrivere il loro giudizio, abbiano apportato una rivoluzione togliendo autorevolezza ai grandi esperti e dando più voce al consumatore finale. Insomma portando una ventata di obiettività e di rinnovamento.</p>
<p>Forse non è proprio così anzi un interessantissimo articolo di “Wine economics” del maggio 2014 intitolato “<strong><a title="In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site" href="http://www.wine-economics.org/aawe/wp-content/uploads/2014/05/AAWE_WP153.pdf" target="_blank">In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site</a></strong>” (Omer Gokcekus School of Diplomacy and International Relations, Seton Hall University, USA, Miles Hewstone Department of Experimental Psychology, University of Oxford, UK, Huseyin Cakal Department of Psychology, University of Exeter, UK) ci mostra come i giudizi di CellarTracker siano estremamente conformisti.  In altre parole le valutazioni dipendono ancora, in larga misura, dai grandi wine critics, ma soprattutto dai primi giudizi pubblicati, per cui, paradossalmente, le probabilità che siano “manovrati” è cresciuta.<span id="more-16858"></span><span style="font-size: 13px;">La fortuna di repertori come TripAdvisor, per il turismo e CellarTracker, per il vino, si basa dalla convinzione</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">che il giudizio dei consumatori sia indipendente da ogni sollecitazione dei “soliti noti” cioè di chi ha molti soldi e molta influenza per cui condiziona le valutazioni dei super esperti. In realtà il sospetto delle recensioni false serpeggia da tempo nei riguardi di TripAdvisor e io stessa sono stata vittima di false recensioni da parte di un ex dipendente con cui ho chiuso i rapporti in modo burrascoso.</span>&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.cinellicolombini.it/forum/sei-un-pecorone-o-un-indipendente-quando-giudichi-il-vino/">Sei un pecorone o un indipendente quando giudichi il vino?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.cinellicolombini.it">Cinelli Colombini</a>.</p>
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