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Polonia: dove i vini francesi e italiani combatto a armi pari

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Polonia: un Paese in pieno sviluppo, nuove costruzioni ovunque, tanti giovani, tanta tecnologia, tutto in ordine e un grande interesse per i vini italiani

Polonia-Poznan-Donatella-CinelliColombini-Carlo-Gardini-Negro-e-altri-produttori-

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Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti conosciamo la proverbiale laboriosità dei polacchi, giganti instancabili e tenaci che nel passato condividevano con gli italiani i lavori più duri: dalle miniere del Belgio, alle fonderie di Chicago e Detroit. Erano un Paese di emigranti ma oggi non hanno disoccupazione … anzi l’economia va a mille.

POLONIA UN PAESE IN CRESCITA

Ci sono nuove costruzioni ovunque con architetture poco appariscenti ma molto solide e arredi di tendenza, il terreno agricolo è perfettamente coltivato e si avvantaggia dall’essere piano come una tavola, le città sono piene di giovani come se i vecchi fossero relegati a casa, WiFi va come una scheggia per cui la fibra ottica e la tecnologia sono diffusissime, ci sono tanti nuovi locali a mostrare una gran voglia di vivere, monopattini ovunque da prendere in

Polonia-Poznan

Polonia-Poznan

sharing usando il telefonino….
La cucina paga il prezzo delle dominazioni straniere del passato e di una più recente esterofilia che ha soppiantato la cucina tipica. Peccato perché i pochi piatti polacchi serviti nei ristoranti sono squisiti. La popolazione ama l’Italia e i vini italiani quasi più di quelli francesi. Nle bicchiere piace uno stile muscoloso e intenso che favorisce anche i vini spagnoli. Intanto cresce la cultura enologia e l’associazione sommelier. Tanti ristoranti, bar e enoteche mostrano un interesse per il cibo e il vino superiore a quello per i vestiti. Meno male!!!!

GLI EVENTI DEL VINO IN POLONIA

Il nostro importatore Wineonline ha organizzato due degustazioni a Varsavia e Poznan in due strutture nuove. Quella della capitale è una ex fabbrica restaurata in modo ultra trendy. Ci sono assaggi arround the table a cui partecipano wine lovers e dettaglianti. Alle degustazioni guidate sono presenti soprattutto giovani e quasi la metà donne. C’è un Ape con distributore di Prosecco “alla spina” e tante sdraio per prendere il primo sole di primavera. I nostri vini piacciono moltissimo soprattutto il Chianti Superiore e il Brunello Prime Donne. Anche la storia dell’azienda convince e tutte le donne vogliono in selfie con me.

MONTIONI CON IL SAGRANTINO E NEGRO CON I VINI DEL ROERO

Varsavia

Varsavia

Incontriamo gli altri produttori italiani della manifestazione: Paolo Montioni con il suo spettacolare Sagrantino di Montefalco fatto con fermentazione spontanea e Giovanni Negro, dalla straripante energia e una gamma di vini tutti eccellenti: Barolo Barbaresco Arneis …. Viaggiare con chi presenta vini della Rijoca, della Borgogna, di Bordeaux, Cile … permette di assaggiare e confrontarsi con filosofie produttive e commerciali diverse. E’ un arricchimento che vale più dei nuovi clienti catturati nel mercato.
Conoscevo già Varsavia con la cittadella medioevale e il palazzo reale ma mi innamoro di Poznan città che non conoscevo e si rivela più bella delle attese anche se meno interessata al vino rispetto alla capitale.  Poznan ha un centro storico con mura e torri, una piazza piena di piccoli e antichi palazzi con le facciate a punta sagomata tipica del Nord Europa.
Per finire qualche accenno alla storia polacca e un piccolo aneddoto personale.

POLONIA UNA STORIA TORMENTATA

Varsavia-Polonia-ape-con-Prosecco-alla-spina

Varsavia-Polonia-ape-con-Prosecco-alla-spina

La Polonia ha la storia più tormentata d’Europa e i confini più instabili mai visti nei secoli. Ora è spostata a Ovest perché ha perso una fetta di terra ceduta alla Russia e si è allargata verso la Germania. Fu uno stato florido e potente fino al XII secolo quando si frammentò in piccole nazioni e fu poi invasa dai mongoli. Nel Cinquecento un’altra età d’oro ma la debolezza del potere centrale e le troppe guerre portarono la Polonia a diventare una torta spartita fra Prussia, Russia e Austria. La Polonia scrisse la prima costituzione europea nel 1791 e fu ricostituita come stato da Napoleone per andare subito dopo sotto la dominazione russa. Fra le due guerre mondiali fu lo stato cuscinetto fra Germania e Russia che poi se la spartirono dando inizio al secondo conflitto. La storia più recente è più nota con i massacri della guerra, l’ingresso nella galassia sovietica, nel 1979 l’elezione di Karol Woityla, Papa Giovanni Paolo I, nel 1980 il sindacato “Solidarność” e la sua vittoria elettorale dieci anni dopo, il crollo e poi la rinascita economica. Nel 2004 la Polonia entrò nell’Unione Europea.

L’ENTRATA DEI PAESI DELL’EST IN EUROPA, UN RACCONTO PERSONALE

E’ qui che si colloca il mio racconto personale. Nel 2003-4 facevo parte del pool di imprenditori incaricati di parlare alle imprese dei Paesi candidati ad entrare in Europa. Io dialogavo con i produttori di vino ungheresi e feci almeno 4 viaggi nei distretti viticoli ricevendo sempre una reazione ostile <<quanti soldi arriveranno?>>, <<come faremo a competere con i vini italiani e tedeschi che costano meno dei nostri?>>, <<chi ci garantisce di non rimanere disoccupati?>>.

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Ogni volta la riunione dei diversi gruppi di influencer, a Vienna, aveva lo stesso risultato <<non ce la faremo, voteranno tutti contro>>. Il colpo di grazia arrivò quando andai in Polonia per la mia azienda e trovai le strade tappezzate con l’immagine di una mucca bianca e rossa (colori della bandiera nazionale) e sotto un mastello per la raccolta del latte con il cerchio di stelle simbolo dell’Europa e la scritta <<dopo gli austriaci, i tedeschi e i russi arriva l’Europa a mungerci>>. Aspettai i risultato del voto l’entrata nell’UE con molto pessimismo invece l’esito fu favorevole, entrarono tutte: Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Malta e Repubbliche baltiche . Ed è stata una scelta giusta: dal 2004, il Pil polacco è più che raddoppiato, le esportazioni sono triplicate, lo stock degli investimenti diretti dall’estero è passato da 45 miliardi a quasi 200 miliardi di Euro. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 20% al 6,8% e sono stati creati oltre due milioni di posti di lavoro.  E’ bello pensare che questo risultato è, in piccola misura, frutto del lavoro della squadra di cui anch’io ho fatto parte.

                                               

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