Forum: vino e tanto altro

Matteo Lunelli e Robert De Niro

Trento DOC e Franciacorta i fratelli diversi

Un modo diverso di fare marketing che sembra premiare la Franciacorta mentre il Trento Doc appare meno brillante dietro la stella Ferrari

Matteo Lunelli e Robert De Niro

Matteo Lunelli e Robert De Niro

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Confesso di essere partita da una predilezione per il Franciacorta di essere poi diventata una fan del Trento DOC. Ne bevo spesso, soprattutto d’estate, alternandolo con lo Champagne che mio marito Carlo si procura da piccole ma ottime maison.
Per questo seguo con un certo interesse le azioni di marketing delle bollicine rimanendo sempre abbagliata dalle iniziative dei cugini d’Oltralpe che, per dimensione e effetto glamour, sono realmente al top. La commistione con moda, gioielli e cosmetici del gigante del lusso LVMH crea una tendenza e un locomotore inarrivabile. Mettiamoci il cuore in pace e guardiamo i due maggiori territori dello spumante in attesa che Alta Langa e Oltrepò Pavese affianchino al loro ottimo potenziale qualitativo una politica di immagine in grado di farle brillare.

Ca del Bosco Franciacorta

Ca del Bosco Franciacorta

Parto dal bellissimo articolo di Luciano Ferraro (quell’uomo è un mago del giornalismo) su DiVini blog del Corriere della Sera, dal titolo intrigante De Niro e il Perlé Zero, la scalata trentina. La scalata trentina indica la creazione di vigneti Ferrari ad alta quota e della produzione del Perlé Zero, non la scalata del Consorzio Trento DOC. L’articolo parla degli spumanti Ferrari alla cerimonia di consegna degli Emmi Awards a Los Angeles e della vittoria allo Champagne and Sparkling Wine World Championships. Due successi che sono il sogno di qualunque cantina, le porte del paradiso. Pare che Robert De Niro abbia detto a Matteo Lunelli «È lei mister Ferrari? La voglio conoscere, in un film ho recitato attorniato dal suo vino».

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

Si fa presto a dire organico attenti alle parole

Biologico, organico, da uve biologiche, biodinamico, naturale ….. tante parole e anche leggi diverse confondono i consumatori

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per orientarci fra termini, norme e differenze, a livello internazionale, ci facciamo guidare da Tom Jarvis e dal suo articolo su Wine Searcher per capire nel dettaglio tutta la questione che è molto più complicata e controversa di come appare a prima vista. Per esempio molti traducono biologico con “organic” ma in realtà le due parole indicano cose diverse.

VINO BIOLOGICO E ORGANICO

Vino biologico è regolamentato sua dall’Unione Europea che negli USA. Da noi la legge ha inizialmente regolato la coltivazione della vigna e poi si è estesa anche alla cantina. Per questo un tempo esistevano “Vini da uve biologiche” mentre dopo il nuovo

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

regolamento del 2012 ci sono solo “vini biologici” cioè prodotti secondo precise regole sia in vigna che in cantina. Fra queste norme c’è l’uso dei solfiti limitatamente a 100 parti per milione per i rossi e 150 per bianchi e rosati. La confusione nasce dal fatto che i vini organici USA non contengono solfiti aggiunti mentre possono ancora usare la dizione “Vini da uve organichebiologiche” quando solo la coltivazione della vigna è fatta secondo il protocollo di legge che limita l’uso della chimica.
Un garbuglio normativo e terminologico che ha spinto molti produttori europei contrari all’aggiunta di solfiti nel vino a usare il termine “vini naturali”
CERTIFICAZIONE
E’ il controllo del vino biologico viene fatto da 300 società esterne alle cantine e non tutte di assoluta affidabilità. La certificazione serve a dimostrare che la produzione sia fatta secondo i regolamenti approvati dagli stati.

Gualtiero Marchesi

Addio Maestro Marchesi cuoco geniale

Tutti gli dobbiamo molto, l’Italia, la ristorazione, i produttori di vino … Gualtiero Marchesi uomo dal cuore coraggioso, dalla mente fertile, dall’immensa umanità

Gualtiero Marchesi

Gualtiero Marchesi

Di Donatella Cinelli Colombini
Gualtiero Marchesi è morto ieri pomeriggio nella sua casa di Milano per un arresto cardiaco. Dopo la morte della moglie alternava periodi di grande prostrazione, in cui rimaneva lungamente silenzioso, a fasi più serene ma soffriva molto anche per un problema alla pelle del volto che lo costringeva a casa intristendolo ancora di più.
Era senza dubbio lo chef italiano più famoso del mondo. Ha sprovincializzato la cucina italiana vincendo la sfida di affermarla nell’alta ristorazione. Primo tre stelle Michelin in Italia contestò i criteri di giudizio. Mise sfoglie d’oro sul risotto dando valore regale al cibo. Cuoco e gastronomo geniale, innovatore, rivoluzionario, Gualtiero Marchesi ha dato contributi fondamentali al mondo italiano del food guardando sempre lungo: ha fondato ALMA Scuola Internazionale di Cucina Italiana (Colorno Parma), L’Italian Culinary Academy a New York, la Fondazione Gualtiero Marchesi per coniugare la cucina con l’arte e, più recentemente, la Casa di Riposo per cuochi. Una sensibilità verso le persone più fragili che lo portò, primo in Italia, a formare il personale dei suoi ristorati sulle tecniche anti soffocamento da cibo. Azione per la quale le Donne del vino lo hanno premiato nel novembre scorso promettendo di continuare la sua azione.

Whisky Macallan del 1878

Scandalo degli whisky più cari falsi

Bottiglie con 80 anni in etichetta che in realtà ne hanno 10. Ora gli acquirenti dei Whisky più cari vogliono le expertise 

Whisky Macallan del 1878

Whisky Macallan del 1878

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, Brunello

Tutto inizia nell’albergo svizzero , quando un cliente cinese paga 9,999 Franchi svizzeri per un assaggio di  Whisky Macallan del 1878.
Quando le immagini della vendita iniziano a circolare gli esperti di bottiglie false rizzano le orecchie segnalando qualcosa di sospetto nell’aspetto esteriore della bottiglia. A quel punto il Sandro Bernasconi, proprietario dell’albergo, si rivolge a dei grandissimi esperti la “Rare Whisky 101” per fare chiarezza. Un campione del Whiskey viene analizzato dal laboratorio di archeologia e storia dell’arte dell’Università di Oxford che certifica, con il 95% di certezza, la data di produzione fra il 1970 e il 1972 mentre i test di Tatlock and Thomson dicono che si tratta di un bend di malto (40%) e gran whiskey.

Waldhaus am See

Waldhaus am See

Ovviamente l’albergo rimborsa il cliente ma l’intero mondo del whiskey da collezione e da investimento si mette in allarme. Attenzione ai falsi!
I fake whiskey sono concentrati fra le bottiglie antiquarie di marche prestigiose,con i single malt scozzesi in testa. Vengono vendute soprattutto nelle aste ma dopo l’episodio del fake Macallan c’è da aspettarsi che i compratori chiedano sempre l’expertise. Si tratta infatti soprattutto di bottiglie da investimento che rimangono chiuse nei caveau insieme a titoli e lingotti d’oro in attesa del momento migliore per rivenderle. Senza un certificato autenticità rischiano di non trovare acquirenti.

Brindisi-Violante Gardini 30 anni tondi

I brindisi in tutte le lingue escludendo CIN CIN

Tanti modi per fare un augurio levando il calice. Le parole che significano quasi sempre salute escluso cin cin che vuol dire prego prego ma anche una parolaccia

Brindisi-Violante Gardini 30 anni tondi

Brindisi-Violante Gardini 30 anni tondi

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Partiamo dal cin cin che spesso accompagna i brindisi in Italia. Non deriva dal suono dei calici che si toccano, bensì dalle parole cinesi “Ch’ing Ch’ing” che significano “prego, prego” ed erano frequentemente usate dai marinai di Canton. Fu poi adottata per i brindisi nelle navi inglesi che, nel XVIII secolo, facevano vela sulla costa cinese. La piacevolezza dell’espressione ne ha determinato il successo e la diffusione in tutta Europa.
Il problema è che cin cin in Giappone è una parolaccia e quindi bisogna evitarla con cura.
Oggi in Cina il brindisi è accompagnato dall’espressione “ganbei” mentre nel Paese del sol levante dicono “kanpai”. E attenzione a non scambiarli, cinesi e giapponesi non si amano.

Cheers brindisi in inglese per la festa di fine corso

Cheers brindisi in inglese per la festa di fine corso

Ma andiamo a vedere la parola augurale che viene usata in Europa; gli inglesi durante i toast (brindisi) dicono cheers cioè salute. I tedeschi e gli olandesi usano il latino prosit e battono i bicchieri di birra anche più di quelli del vino ma a volte usano anche le parole zum Wohl che equivale al nostro alla salute cioè all’augurio di stare bene, allo scozzese Yeh-chid dah [ˈjɛχɪd ˈdaː] e dal russo zer z’derovijey. Parola decisamente difficile così come il polacco: Na zdrovee.
Il brindisi degli scandinavi è Skol che diventa kippis in Finlandia.
Il Spagna dicono salud che è di derivazione latina come il nostro salute e assomiglia molto al portoghese Salood. Anche in Francia l’augurio è salud che in occasioni formali diventa à votre santé.

Sveva Casati Modignani Bologna Personaggio dell'anno delle Donne del Vino

Sveva Casati Modignani Festa di famiglia

Nuovo libro e nuovo successo per Sveva Casati Modignani la scrittrice che parla al cuore e prima di Natale ci insegna l’importanza dei partenti di elezione

Sveva Casati Modignani Bologna Personaggio dell'anno delle Donne del Vino

Sveva Casati Modignani Bologna Personaggio dell’anno delle Donne del Vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Agriturismo, Fattoria del Colle

Tutti abbiamo bisogno di coccole ma non è detto che queste affettuosità arrivino da mariti, madri o figli. Più spesso sono i “parenti di elezione” quelli che ognuno sceglie negli anni come la propria famiglia affettiva, che creano il guscio caldo in cui curare i dolori e celebrare le gioie. Questo in grande sintesi il contenuto di un libro bellissimo: “Festa di famiglia” (Sperling & Kupfler pp. 185 € 114,9) che Sveva Casati Modignani ha scritto pensando alle feste natalizie.

Festa di Famiglia Sveva Casati Modignani

Festa di Famiglia Sveva Casati Modignani

Quanti di noi vivono il Natale con la gioia della celebrazione della nascita di Gesù con le promesse di salvezza eterna che questo comporta, ma insieme con l’ansia di condividere le giornate con familiari che fanno rinascere in noi delusioni, dispiaceri, ricordi e paure. Per questo gli psicologi considerano il periodo natalizio fra quelli con maggiori stress emotivi. Della serie “parenti serpenti”.
Ecco che l’antidoto è la nuova famiglia, quella scelta dal cuore che nel romanzo è costituita da quattro donne: Andreina, Carlotta, Glora e Maria Sole. Questo il libro che vi consiglio di leggere prima di Natale perché, come tutti i romanzi della stessa autrice, fa scaturire in ciascuno di noi i sentimenti migliori e insegna a vivere meglio con sé stessi e con gli altri.

bicchieri da degustazione

Bicchieri sporchi al ristorante: un problema diffuso

Residui di sapone, lavaggi approssimativi, polvere … sono i problemi più frequenti dei bicchieri sporchi al ristorante e anche quelli che allontanano i clienti

bicchieri da degustazione

bicchieri sporchi al ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Il 97% dei clienti britannici intervistati al Restaurant Show di Londra da un sondaggio dal dipartimento lavastoviglie della Classeq, ha dichiarato che avrebbe smesso subito di mangiare se si fosse accorto di usare stoviglie sporche.
E gli inglesi non sono schifiltosi come i giapponesi! Eppure l’idea di bere in bicchieri sporchi li blocca e come dagli torto! Il problema è più diffuso di quanto non si pensi, nel report della birra Cask c’è scritto che un bicchiere su tre, fra quelli dove è servita la birra, è sporco e il 40% ha comunque dei difetti (opacità, bordi rovinati ecc).

bicchieri carta e fogli per la lezione sul vino

bicchieri sporchi al ristorante

Residui di sapone o di altri prodotti chimici anche lasciati nel bicchiere dalla vetreria di fabbricazione possono rovinare l’aroma e il sapore del vino o della birra.
I Sommelier hanno più volte sottolineato la necessità di bicchieri “freschi” per offrire un’ottima esperienza ai clienti denunciando quanto sia invece sottostimato questo aspetto a causa di attrezzature di lavaggio spesso inadeguate. Al problema igienico si somma infatti quello degli odori di detersivo o di cibo nel caso la lavastoviglie sia usata anche per piatti e posate, oltre che per i bicchieri.
Tornando all’igiene, lascia sorpresi la lista delle “cose più sporche del ristorante “ tratta da un rapporto ABC News diffuso dall’Huffington Post Usa e poi dal blog  cantello.it

Luciano Ferraro, Premio Casato Prime Donne, Montalcino News

Troppe fake news on line

Troppe fake News, troppa aggressività (spesso anonima), pochi articoli memorabili … alla fine il troppo parlare on line diventa un rumore indistinto

Luciano Ferraro, Premio Casato Prime Donne, Montalcino News

Luciano Ferraro, Premio Casato Prime Donne, Montalcino News

Di Donatella Cinelli Colombini

Confesso di essere una fan di Luciano Ferraro, perché tutto quello che scrive mi insegna qualcosa e anche il suo articolo Vendemmia 2017 memorabile? Vanno in scena le fake news, su “Civiltà del bere” mi spinge a una riflessione che vorrei condividere con voi.  Ferraro parte dal Festival di Venezia con Jane Fonda e Robert Redford in “Our souls at night” con i due che bevono vino (lei) e birra (lui) a casa. <<E’ solo un piccolo esempio di come il vino può raccontare la società e i suoi cambiamenti>> dice Ferraro e ripercorre le bevute cinematografiche più celebri: da “Il Cacciatore”  a “Il Padrino”.

L’argomento è intrigante ma è soprattutto il modo con cui Ferraro lo racconta che

Stefano-Tesi-Sebastan-Nasello-Carlo-Macchi-Premio-Gambelli

Stefano-Tesi-Sebastan-Nasello-Carlo-Macchi-Premio-Gambelli

colpisce. Quasi una lezione di giornalismo e lui stesso lo sottolinea <<se la critica enologica riducesse il linguaggio tecnico e scegliesse di raccontare l’esistente, con gli strumenti della cronaca e della narrazione, molti più lettori-consumatori potrebbero avvicinarsi>>. Parole da incorniciare  e una spiegazione chiara di cos’è lo storytelling che tutti gli esperti di marketing invocano. Eppure come lo stesso Ferraro ammette, mai prima d’ora si è parlato così tanto di vino: giornali, guide, TV,e internet contengono un fiume di vino. La massa di parole è così abbondante che risulta un rumore indistinto dove troppi parlano e pochi sentono.

Poi ci sono le fake news, il vero cancro del web. Le false notizie hanno avuto una vera accelerazione di recente e il culmine è stato toccato con l’ultima vendemmia (su cui i commenti sono arrivati troppo presto per essere credibili) e il Prosecco che fa i buchi nei denti. Quest’ultima notizia è talmente inverosimile da rendere sorprendente il suo rilancio sui quotidiani inglesi. Alla fine il “Times” ha dovuto quasi scusarsi.

Capsule da Spumante e Champagne.

Capsule da Spumante – Champagne e collezionismo

I collezionisti di capsule da Spumante e Champagne sono 250000 e aumentano continuamente perché le cantine chiudono i loro vini con lamine sempre più belle

Capsule da Spumante e Champagne.

Capsule da Spumante e Champagne.

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto un consiglio: non buttate via le capsule dei vini effervescenti specialmente se sono belle e se riguardano una piccola cantina o un evento speciale. Mettetele in un angolino nascosto e aspettate, potrebbero diventare preziose.
Le capsule sono quei coperchietti metallici che tengono ferma la gabbia sul tappo di Spumanti e Champagne. Fino all’Ottocento il sughero veniva legata alla bottiglia con cordicelle di iuta o di ferro. Il sistema attuale con la gabbietta preformata fu brevettato da Adolphe Jacquesson, produttore di Champagne di Chalon-sur-Marne, nel 1844 e da allora è un complemento indispensabile di tutti i vini effervescenti. Chi vuol saperne di più può leggere il delizioso articolo di Alice Lupi ne “Il Sommelier“.
Per rendere più elegante la chiusura viene messa in cima al tappo una lamina circolare che è diventata sempre più bella con immagini o scritte. Snobbata dai wine lover come un pezzo dell’imballaggio da buttare dopo aver aperto le bottiglie, le lamine sono diventate oggetti cult per un crescente numero di collezionisti. In Italia sono circa 5.000 e una parte di loro aderiscono al Club Collezionisti Capsule. Esiste un museo – il

Pino Manieri collezionista capsule

Pino Manieri collezionista capsule

Rifugio di Renato Turla a Sulzano BS- vengono organizzati eventi nei quali avvengono i mercatini e i collezionisti fanno amicizia e scambiano le capsule doppioni.
Nel catalogo del Club ma anche i repertori contenuti nei siti di singoli collezionisti ci sono repertori di capsule molto ampi, alcune lamine sono talmente belle da sembrare miniature. In effetti le cantine di Champage e Spumante alimentano il collezionismo impegnandosi a realizzare capsule sempre più curate e serie limitate di dischetti celebrativi di specifici avvenimenti. C’è persino chi , come Monte Rossa, ha inventato una sorta di gioco, il “Biliardo Special Edition”. Le capsule sono numerate -da 1 a 15- nella parte interna in modo da obbligare il collezionista ad aprire la bottiglia per sapere qual’ è il numero del dischetto.

Vino e istruzione

Vino e istruzione, vino e DNA

Finalmente la scienza conferma quello che avevamo sempre pensato: c’è un legame fra il consumo del vino e l’intelligenza, specialmente fra le donne

Vino e istruzione

Vino e istruzione

Di Donatella Cinelli Colombini

Non solo, c’è anche un legame fra il DNA e la percezione del vino. Due studi confermano quello che tutti sospettavamo: le differenze di genere e di genetica influiscono sulla percezione del vino. Ma soprattutto c’è una relazione fra i risultati dei test scolastici infantili, cioè l’intelligenza e il consumo del vino.

CONSUMO DI VINO E INTELLIGENZA
Il collegamento c’è anche per i maschi ma è meno forte. Invece le donne che fino dall’infanzia (5 anni) prendono buoni voti a scuola e poi ottengono il diploma o la laurea, tendono a consumare vino più spesso ma sono anche molto più soggette al rischio di trasformare l’uso in abuso.

Pauline-Lhote Donne del vino scelte da Glamour

Vino istruzione e intelligenza

La notizia arriva dalla London School of Economics dove , Francesca Borgonovi e Maria Huerta, hanno studiato un campione di migliaia di uomini e donne nate in UK nella stessa settimana del 1970.
Confrontando le loro pagelle scolastiche con i loro consumi risulta evidente che << women with medium or high childhood test scores were up to 2.1 times more likely to have a drink most days, men who scored similarly-high scores were only 49 per cent more likely to do so>>  le donne che nell’infanzia avevano voti di livello medio o alto hanno 2,1 probabilità in più di diventare bevitrici abituali, gli uomini che hanno ottenuto punteggi altrettanto alti hanno solo il 49% di probabilità in più, di fare la stessa cosa. I dati percentuali sono impressionanti: rispetto a quelle con bassa istruzione le donne diplomate bevono vino più volte la settimana nel 71% dei casi e le laureate nell’86%.

Campionato mondiale di degustazione team svedese vincitore

Campionato mondiale di degustazione: Italia ultima

Superati dallo Zimbabwe i nostri 4 sommelier sono arrivati ultimi su 24 squadre nazionali. Non sarà che i nostri assaggiatori bevono quasi solo vini italiani?

Campionato mondiale di degustazione team svedese vincitore

Campionato mondiale di degustazione team svedese vincitore

Di Donatella Cinelli Colombini

Il”Championnat du monde de dégustation de vin” assomiglia ai campionati di calcio dove ogni Paese schiera la squadra nazionale. E’ organizzato ogni anno da “La Revue du Vin de France” ed ha un carattere itinerante. Quest’anno, per la quinta edizione, la gara avveniva in Borgogna Maison Jean-Claude Boisset de Nuits-Saint-Georges nello splendido Château de Gilly e riguardava 24 nazioni con quattro new entry: Brasile, Danimarca, Zimbabwe e Olanda.
12 bottiglie da assaggiare alla cieca per capire i vitigni, il Paese di origine, la denominazione, il produttore e l’annata. Oltre ai vini francesi di Bordeaux e Borgogna c’erano vini tedeschi, spagnoli e qualche trabocchetto come un Nebbiolo messicano e un Cabernet Sauvignon libanese.

Championnat du monde de dégustation de vin

Championnat du monde de dégustation de vin

La scorsa edizione aveva visto prevalere la squadra cinese, risultato clamoroso che aveva mostrato al mondo come lo studio unito al talento personale permetta, anche alle nazioni giovani nella cultura enoica, di raggiungere e battere quelle veterane.
Il team italiano aveva fatto un brutta figura e per questo tutti speravano che, nel 2017, i responsabili della sommellerie avrebbero mandato dei super assaggiatori, capaci di tenere alta la bandiera nazionale. Invece sono arrivati ultimi. Una Caporetto in piena regola e in mondo visione perché al concorso era presente anche una troup australiana che diffonderà le immagini mentre i risultati sono già in tutti i giornali francesi e nei grandi portali del vino internazionali come The Drinks Business.

Erika-Ribaldi

Dalla Cina Erika Ribaldi su donne e vino

Lettera di Erika Ribaldi sull’importanza delle donne nel mercato del vino, soprattutto in Asia. Appello a formarsi per rispondere a un business sempre più rosa

Erika-Ribaldi

Erika-Ribaldi

La lettera di Erika Ribaldi super esperta di marketing del vino, specificamente nell’ area asiatica, argomento sul quale, lo scorso anno, fece una splendida lezione alle Donne del Vino della Toscana, mi arriva a seguito della presentazione dei corsi di formazione, su comunicazione e consorzi, a Verona durante Wine2Wine.
Donatella Cinelli Colombini
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Cara Donatella , sia io che te, ci siamo guadagnate il nostro posto nella breve storia del vino italiano, ma ci sono tante, troppe colleghe che non vedono una via d’uscita dal limite della loro posizione , domestica o professionale e noi, io e te e le altre donne di successo abbiamo il Dovere di accompagnarle in questo percorso di crescita.

E non possiamo prenderci il merito nella virtù dell’ovvietà, ma la responsabilità di formare, supportare, valorizzare è nelle nostre mani.

ERIKA TIBALDI RIUNIONE DONNE DEL VINO

ERIKA TIBALDI RIUNIONE DONNE DEL VINO TOSCANA

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Poco importa anche io sia una professionista pagata lautamente o una tirocinante nella cantina di un piccolo imprenditore, che io sia giovane o vissuta, che io sia forte o che io sia vittima

nella direzione opposta; che io sia magra o formosa, che io faccia fatturati dove nessuno prima di me li ha saputi fare, o che abbia fatto scelte diverse nella mia vita professionale. Che io sia stata single, o felicemente sposata. Poco importa, #metoo now and then.

Vino-in-Australia-Corrina-Wright

Vino in Australia più donne e più vitigni italiani

Women’s Wine Awards per la prima volta a Londra con 60 donne e un nuovo messaggio: per il vino in Australia le donne sono un’opportunità 

Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Montalcino

Vino-in-Australia-Corrina-Wright

Vino-in-Australia-Corrina-Wright

Il premio  apre la serie di articoli di The Wine Business sule donne del vino australiane. Prima le produttrici e poi le enologhe da tenere d’occhio portano nel settore enologico della terra dei canguri un vento di innovazione, rispetto per la natura e interesse per i vitigni italiani.

Il Women’s Wine Awards che si è tenuto per la prima volta all’estero, a Londra, il 26 settembre scorso, mette una pietra miliare nel percorso delle donne nel mondo del vino. Brian Walch chairman dell’enologia australiana ha infatti pronunciato una frase storica <<the industry was “losing talent” as many woman studying viticulture and wine production did not stay in the industry.>> il nostro settore sta “perdendo talenti” perchè molte donne, dopo aver studiato viticultura e enologia non entrano nella produzione. Per la prima volta, in forma ufficiale, viene riconosciuto il potenziale femminile nel mondo del vino. EVVIVA!
La circostanza è confermata dalla presidente dell’associazione Women in Wine Jane Thompson, che organizza il premio e che ha portato a Londra 60 rappresentanti femminili del vino australiano. Le donne sono circa la metà degli studenti universitari ma poi calano fino al 10% nelle cantine anche se il loro talento le ha messe così in vista da farle apparire molto più del loro numero.

Lisa McGuigan-Vino-in-Austalia

Lisa McGuigan-Vino-in-Austalia

La prima serie di 10 donne pubblicate da The Drinks Business riguarda titolari di cantine da loro stesse fondate da sole o con i mariti. Sono personaggi formidabili e per molte di loro i vitigni italiani hanno fornito l’ispirazione e strumenti di successo. Io scrivo qui sono poche note e vi invito a leggere il testo originale pieno di notizie.
1. Samantha Connew è arrivata per studiare letteratura inglese in Nuova Zelanda e poi ha cominciato a lavorare part time in un wine bar. Li si è innamorata del vino e ha iniziato un viaggio nelle cantine: Oregon, Italia, Spagna e infine Australia dove da raggiunto premi e eccellenza qualitativa

tatuaggio-di-vino

Il messaggio nella bottiglia di vino

Non la mappa del tesoro ma quasi: il messaggio nella bottiglia potrebbe raccontare la zona di origine del vino o i valori e le speranze che lo rendono unico

tatuaggio-di-vino

tatuaggio-di-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti pensiamo che il vino porti, dentro di se, il messaggio del suo territorio di provenienza, ma non sempre chi beve riesce a capirlo. Così come spesso le etichette contengono messaggi grafici e scritte non sempre capaci di trasmettere al consumatore i valori, la natura, il talento di chi ha fatto il vino. Anzi spesso il packaging è costruito su logiche di marketing e porta l’impronta digitale del grafico più che quella del produttore.
E allora come fare perché la bottiglia di vino trasmetta il suo racconto, la storia di

Scritte-sui-capi-di-abbigliamento-Tendenze-moda-autunno-inverno-2017-2018

Scritte-sui-capi-di-abbigliamento-Tendenze-moda-autunno-inverno-2017-2018

come e perché è nata in un determinato luogo e non sarebbe potuta arrivare da nessun altro posto nel mondo? Ovviamente c’è Vivino, WineSearcher e altri portali che forniscono le schede tecniche con la semplice azione di inquadrare le etichette con il telefonino ma non è quello tecnico il contenuto a cui mi riferisco. C’è la possibilità di scrivere alcuni dati in etichetta. C’è il QRcode che apre web o video ma piace poco…. Eppure sono i valori che stanno dentro la bottiglia quelli che trasformano l’esperienza sensoriale di bere un grande vino in un arricchimento umano, sono loro quelli che nobilitano l’atto di degustare fino a farne cultura e civiltà.

Wine2Wine seminario Donne del Vino Wine People, Lavinia Furlani Andrea Pozzan

Wine2Wine: Tu non sai chi sono io!

I 10 errori più frequenti di chi vende vino diventano un roleplay a Wine2Wine 2017. Imparare in modo attivo e divertente come battere i concorrenti

Wine2Wine seminario Donne del Vino Wine People, Lavinia Furlani Andrea Pozzan

Wine2Wine seminario Donne del Vino Wine People, Lavinia Furlani Andrea Pozzan

Le Donne del Vino non smettono di stupire e si uniscono a WineMeridian –WinePeople proponendo un seminario destinato a lasciare il segno su chi lavora nel reparto commerciale delle cantine.
Essere noiosi, parlare in modo vago, dire le stesse cose di tutti i colleghi/concorrenti, parlare al negativo,…. Errori comunicativi che molti commettono nel presentare i vini a cui si aggiungono messaggi non verbali anche più dannosi: non sorridere, stare rigidi e con le braccia conserte, non guardare l’interlocutore …. E infine il tono di voce…
Questo è un esempio del campionario di sbagli che bisogna eliminare. La sfida è infatti quella di rendere i partecipanti e soprattutto le partecipanti, capaci comunicare la propria identità aziendale in modo riconoscibile, partendo dalla propria realtà.

Con il titolo provocatorio << Lei non sa chi non sono io – Gli errori da evitare nella

wine2wine 2017

wine2wine 2017

presentazione del proprio brand>> il 4 dicembre alle 16, a Verona, durante Wine2Wine 2017 (il grande forum sul wine business diretto da Stevie Kim la brand manager Vinitaly International) verrà organizzata un autentica “caccia allo sbaglio” che coinvolgerà tutti i partecipanti. Sul palco una produttrice di vino prestata al teatro -Massimilla Serego Alighieri e Lorenza Cristanini Mion, in certi casi integrate dalla Presidente delle Donne del vino Donatella Cinelli Colombini, reciteranno brevi sketch con pessimi comportamenti commerciali, accentuati in modo da risultare esilarante, mentre sullo schermo compariranno titoli e sottotitoli per agevolare la caccia agli sbagli. Sembra un gioco ma è invece un metodo didattico efficacissimo studiato da Lavinia Furlani (filosofa e comunicatrice) e Andrea Pozzan (filosofo e esperto in risorse umane).

                                               

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