Forum: vino e tanto altro

Ampelio Bucci e il suo Verdicchio Villa Bucci riserva

Ampelio Bucci il poeta del Verdicchio superstar

Parola per parola il racconto della storia e della sfida che ha portato Ampelio Bucci ad essere uno dei più grandi e rivoluzionari produttori italiani

Ampelio Bucci e il suo Verdicchio Villa Bucci riserva

lAmpelio Bucci e il suo Verdicchio Villa Bucci riserva

Di Donatella Cinelli Colombini

Ho incontrato Ampelio Bucci negli appuntamenti del vino, quelli dove saluti tanta gente ma non conosci nessuno. Per questo il nostro vero incontro è piuttosto recente, quando abbiamo partecipato entrambi a un evento organizzato da Ian D’Agata al Regina Isabella di Ischia. Ampelio mi colpì per il suo stile da gentiluomo d’altri tempi; sa manifestare stima senza adulare, è formale ma anche ironico, veste capi di tendenza ma li strapazza, dice le sue opinioni sul vino con forza ma ascolta anche quelle degli altri.
Rimasi folgorata dai suoi vini, dalla loro personalità e soprattutto dalla loro

Villa Bucci riserva

Villa Bucci riserva

persistenza, in bocca lasciavano una piacevolezza che sembrava non finire mai. Ricordo quella mineralità che pochissimi bianchi italiani sanno bilanciare con la freschezza e la struttura. Gli chiesi <<cavolo, ma come fai?>> e lui alzando le spalle e allargando le braccia <<io i vini li faccio così>> come fosse un dono divino. Dopo quell’incontro ci siamo rivisti sempre con grande piacere e qualche mese fa l’ho invitato a presentare i suoi vini all’Union Européenne des Gourmet di Siena e della Toscana. La cena dedicata a Villa Bucci è stata organizzata al ristorante “Il Mestolo” che offre una cucina di pesce degna di accompagnare i grandi bianchi di Ampelio. Piccola delusione lui non ha dormito alla Fattoria del Colle ma ha promesso di tornare per visitare le mie due cantine e soprattutto il Casato Prime Donne a Montalcino perché il mio Brunello riserva gli piace molto.
La scelta dei vini e del menù sono stati oggetto di un epistolario fra lui e Alessandro Bonelli, console del nostro club, che è durato un’eternità. Quando gli abbiamo suggerito <<ma porta anche un rosso>> si è rivoltato <<no voglio servire una verticale di Verdicchio>> e così ha fatto in modo strepitoso con vini stupefacenti: Verdicchio Bucci 2016, Verdicchio Villa Bucci Riserva 2013, 2008, 2005, 1997 vintages colletions. Vini diversi ma talmente profondi, complessi e fini da rivaleggiare con i grandi Borgogna.

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Rosato o rosati? Le nuove 5 tipologie

Una riflessione sul rosato: come cambia verso tipologie più complesse, raffinate con un maggior uso del legno, ma anche quanti luoghi comuni lo affliggono

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, IGT rosato, Rosa di Tetto

Elisabeth Gabay Master of Wine ci mostra come il successo del rosato abbia spinto i produttori a cercare la complessità creando diverse tipologie. Come scrive Gianluca Atzeni di Trebicchieri << Quasi una bottiglia su dieci consumata nel mondo è rosé, in uno scenario che vede questa tipologia crescere progressivamente da 15 anni, fino ai 22,3 milioni di ettolitri del 2014, pari a quasi il 10% del consumo di tutti i vini fermi>> un successo lento ma costante e <<segue una precisa direttrice: dalle latitudini meridionali e centrali verso quelle del Nord del mine/ non si riferisce ai rosati inadatti ad essere maturati in botte che risultavano disarmondo>> infatti 4 bottiglie su 10 varcano i confini prima di

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

essere consumate, in altre parole il rosato nasce a Sud e viene bevuto a Nord.
La cosa certa è che quasi tutti lo considerano un vino fun – divertente, fresco, immediato, adatto a momenti di svago e anche a palati meno esigenti … anche se qualcosa sta cambiando. La sperimentazione, il recupero di vecchie tecniche ha creato tipologie più complesse e adatte ad abbinarsi con piatti speziati importanti. Elisabeth Gabay non si riferisce ai vini tradizionali che perdevano la freschezza del frutto a favore di un soverchiante effetto “falegname”, bensì a rosati di nuova generazione che fino dalla vigna e dalla vinificazione sono pensati per diventare vini premium per pasti importanti.
Rimane da vedere se i consumatori più esigenti e disposti a spendere cambieranno la loro opinione sui rosati e accetteranno di provare le nuove tipologie e se queste ultime riusciranno a distinguersi come qualcosa di più artigianale e raffinato rispetto alla massa dei rosati tradizionali.

Ristorante-specializzato-Fogo-de-Chao-carne allo spiedo

I ristoranti specializzati: ecco la nuova tendenza

Seguiamo Allan Bay alla scoperta dei ristoranti specializzati, nuova tendenza che punta su un solo argomento: fritti, risotti, cozze… e sfonda

Ristorante-specializzato-Fogo-de-Chao-carne allo spiedo

Ristorante-specializzato-Fogo-de-Chao-carne allo spiedo

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Un post di Facebook scritto da Allan Bay è il punto di partenza per una riflessione sulle nuove tendenze della ristorazione. Inizio con qualche parola su Allan un uomo, colto, curioso, anticonformista, acutissimo e piacevole che frequenta da anni Montalcino dove, in passato, ha avuto persino una casa. Allan è un bocconiano che ha lasciato le attività commerciali per seguire la sua maggiore passione: la gastronomia. Dal 1995 scrive di cucina sul “Corriere della Sera” e pubblica i suoi libri con Feltrinelli cercando di convincerci che la cucina non è un dono innato ma una cultura accessibile a tutti.

Nella sua pagina Facebook ci sono autentiche perle di saggezza come questa sui

Ristorante-specializzato-ostriche

Ristorante-specializzato-ostriche

ristoranti specializzati cioè quelli che propongono << solo cozze, solo ostriche, solo frittate, solo carne alla griglia, solo tante altre cose – ma anche solo hamburger, solo sushi e solo pizza. Solo va preso fra virgolette: vuol dire che la maggioranza dei piatti proposti rientrano in quella categoria>>

L’avanzata degli specializzati corrisponde alla crisi del modello “ristorante abituale” dove il cliente va quando non vuole cucinare in casa per sé e per gli amici. Secondo Allan, e io concordo completamente, a uccidere “la trattoria sotto casa” sono l’avanzata dei piatti pronti, confermata anche dal Rapporto Coop 2016. Le preparazioni che permettono di consumare la cena a casa senza cucinare.

Costellation-brands-la cantina-con-il-maggiore-business-del-vino

Curiosità e business del vino 2017 in Italia

Utili da capogiro delle grandi cantine mondiali e italiane, Brunello e Donnafugata predilette nell’e-commerce, il Traminer vince al ristorante fra i vini bianchi

Costellation-brands-la cantina-con-il-maggiore-business-del-vino

Costellation-brands-la cantina-con-il-maggiore-business-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Tante notizie e curiosità dal mondo del vino fotografano un comparto in salute ma anche in piena evoluzione

I BIG DEL MONDO NEL BUSINESS DEL VINO  
L’Ufficio studi di Mediobanca, come ogni anno, propone il report sui colossi del vino in Italia e nel mondo. Il gruppo più grande del pianete è la Costellation Brands che nel 2015 ha fatturato 6.014.900.000€ con circa il 33% di utile. La seconda nella lista è l’australiana Treasury distanziatissima con 1.573 milioni di Euro

Marchesi-Antinori-la-maggiore-impresa familiare-del-vino-italiana

Marchesi-Antinori-la-maggiore-impresa familiare-del-vino-italiana

di business. In borsa il settore vino è più profittevole degli altri comparti economici e le migliori performance delle società nordamericane, australiane e francesi .
I BIG IN ITALIA NEL BUSINESS DEL VINO
Un mondo internazionale di fatturati e utili stellari dove la nostra GIV –Cantine Riunite che svetta su tutte le cantine italiane, con 566.000.000€ di fatturato, appare un nanetto. Sul podio nazionale delle grandi imprese del vino anche Caviro (304), Antinori (2018) e Zonin (193). Quello che sbalordisce sono, anche a livello nazionale, i margini di guadagno dei grandi gruppi che, nel caso del Marchese fiorentino è addirittura del 21%. Meglio di lui l’altra dinastia toscana dei Frescobaldi con il 22,5 % di risultato netto sul fatturato. Roba da far venire l’acquolina in bocca!

Stemma-fa-vendere-il-vino-Giacomo-Conterno-Francia-Barolo

Lo stemma fa vendere il vino

Ma dove vai se lo stemma non ce l’hai? Lo scudo nobiliare fa vendere il vino e le probabilità di business crescono ancora se c’è anche l’immagine del luogo d’origine

Stemma-fa-vendere-il-vino-Giacomo-Conterno-Francia-Barolo

Stemma-fa-vendere-il-vino-Giacomo-Conterno-Francia-Barolo

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Chi non ha un blasone è bene che corra da un esperto di araldica e si faccia creare uno stemma adatto al suo nome e alla sua cantina. Infatti il fascino legato alla nobiltà e alla storia, a quell’intreccio di mistero e ricchezza che lo stemma nobiliare simboleggia, è ancora molto forte e fa persino vendere il vino. Insomma fa presa e non solo sulle persone più semplici che magari pensano al principe azzurro nel castello con il ponte levatoio, ma anche su laureati con ottimi stipendi. Lo stemma nobiliare da prestigio alla bottiglia.
E’ questa la sorprendente rivelazione della seconda indagine Spot & Web effettuata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso il monitoraggio dei più importanti social network e su un campione di 500 persone, tra i 25 e i 60 anni, analizzato da un pool di psicologi coordinati dalla psicologa Serenella Salomoni.

Lo-stemma-fa-vendere-il-vino-Ornellaia

Lo-stemma-fa-vendere-il-vino-Ornellaia

Ecco dunque cosa influenza il consumatore: lo stemma (26%), il nome (22%), l’immagine del luogo di provenienza (17%), l’etichetta (14%) e la bottiglia (11%).
Senza negare l’importanza della qualità del vino, della denominazione o del brand, l’indagine ha messo in luce quanto conti mostrare l’aristocrazia del produttore e il castello, la villa o il palazzo monumentale dove è prodotto il vino. Ed ecco infatti le etichette preferite: primo il Barolo Francia di Giacomo Conterno nella cui etichetta c’è lo stemma sullo sfondo, secondo Ornellaia di Tenuta dell’Ornellaia con l’immagine dell’originario edificio e la corona nobiliare ( rispettivamente con il 21 e il 19% dei voti). Segue l’Amarone Classico Calcarole di Guerrieri Rizzardi, anche in questo caso ci sono lo stemma e il disegno della tenuta (17% delle preferenze). Barolo Monprivato di Mascarello Giuseppe e Figlio con lo stemma avito molto grande a colori. Nel Sassicaia della Tenuta San Guido c’è la rosa dei venti dei Marchesi Incisa della Rocchetta.

Lafite-i-big-del-vino

I big dei big del vino nel mondo

Chi conta e chi ha influenza, chi è grande nel vigneto e chi invece ha un fatturato simile a quello di un piccolo stato. Ecco la lista dei big del vino nel mondo

Lafite-i-big-del-vino

Lafite-i-big-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Le classifiche sono molto diverse ma proprio molto anche se consideriamo soltanto i marchi più forti.
La lista dei marchi di vino di lusso più importanti del mondo “Power 100” sembra quella di Bordeaux del 1855 + Mouton (che è entrato nel quintetto nel 1973). Insomma i sovrani del mercato del vino sono ancora loro dopo quasi duecento anni. La classifica viene da Liv-Ex Power 100 un portale inglese che assomiglia al Nasdaq ma invece dei titoli azionari fornisce i prezzi dei vini da investimento. Ogni anno propone la classifica dei marchi enologici con le performance migliori in base al volume d’affari e all’incremento di valore. Il commento è di The Drinks Business il portale dell’informazione che ogni appassionato dovrebbe aprire giornalmente. Nell’articolo spiega come il calo della Sterlina causato dalla Brexit

Mouton-Rothschild-i-big-del-vino

Mouton-Rothschild-i-big-del-vino

abbia scatenato una corsa all’acquisto dei vini più cari e prestigiosi. Il cambio con il Dollaro era favorevole ad asiatici e statunitensi e c’era la volontà di puntare su valori sicuri dopo un periodo di ricerca di alternative in Toscana, Piemonte e Champagne. I Borgogna erano troppo cari per sfruttare il momento favorevole e quindi i bordolesi hanno preso il volo anche se non sono riusciti a ripristinare la situazione monopolista antecedente al 2010 per la forza che ormai hanno acquisito le cantine USA.

Lorenzo-Corino

Lorenzo Corino, l’integralista del vino

In Germania hanno Rudolf Steiner, in Francia Nicolas Joly e Michel Chapoutier in Italia abbiamo Lorenzo Corino il visionario del vino secondo natura

Lorenzo-Corino

Lorenzo-Corino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Ho ricevuto il suo libro “Vigne, vino, vita” per posta, nelle due versioni italiana e inglese, dopo una conversazione telefonica con Antonella Manuli e Carlo Corino in cui loro mi chiedevano di organizzare un incontro con le Donne del vino sul tema “vino e natura” mentre io spiegavo come questo argomento fosse più adatto a associazioni come Montalcino Bio.
La prima cosa che colpisce nel libro di Corino è la copertina <<accidenti com’è brutta!>> è il primo pensiero. Poi capisci che le mani vissute in primo piano, le ombre profonde, il grembiule da donna indossato da un uomo … sono messaggi chiari di un contenuto rivoluzionario, detto garbatamente ma senza cedimenti. Infatti nella prefazione di Angelo Gaja leggo <<L’interpretazione dei tuoi sogni ha spronato me e i viticoltori che ti leggono a cercare di fare meglio>> Meglio ….

Lorenzo-Corino-VigneVinoVita

Lorenzo-Corino-VigneVinoVita

Meglio per il mio amico Angelo è una parola senza limite nella ricerca della perfezione. Ho dunque iniziato la lettura del libro curiosa di scoprire quanto fosse alta l’assicella del salto che Gaja vedeva impossibile persino per lui.
Poi ho capito.
Sui vigneti, l’aspirazione alla naturalezza di Lorenzo Corino, diventa un appello alla salvaguardia della diversità dei cloni, all’erbario spontaneo da far crescere fra i filari, al contrasto delle malattie con mezzi naturali spingendo la vite a reagire da sola, all’opposizione all’irrigazione. Anche il concetto di artigianalità della coltivazione e l’aspirazione a vigneti centenari sono vicini alle mie convinzioni, ma poi ho letto <<eliminazione totale degli interventi con trattrici meccaniche …. La miglior soluzione per preservare la fertilità dei terreni>> e ho cominciato a capire i dubbi di Angelo Gaja sulla reale applicabilità delle teorie di Corino.

Stefania-Storai-Fluffuosa-Cena-Donne-del-Vino-Vinitaly2017

Stefania Storai una Donna del vino con lievito madre

Fra le prime sommelier donna in Toscana, food blogger di successo e Donna del vino, Stefania Storai è una spacciatrice di lievito madre

Stefania-Storai-Fluffuosa-Cena-Donne-del-Vino-Vinitaly2017

Stefania-Storai-Fluffosa-Cena-Donne-del-Vino-Vinitaly2017

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Chianti Superiore, Fattoria del Colle
Nella festa di fine Vinitaly delle Donne del Vino Stefania Storai era uno dei 4 artigiani del gusto incaricati di esibirsi in una preparazione alimentare tipica. Lei rappresentava la Toscana e ha deciso di realizzare un dolce a base di vino. In effetti da un sommelier con 24 anni di esperienza, food blogger e Donna del Vino tutti si aspettavano una ricetta dedicata al nettare di Bacco. Ed ecco la Torta Fluffosa al cioccolato e vino rosso” Fluffosa????? Mi sono chiesta leggendo il menù che elencava 29 specialità

Stefania-Storai-cooking-show-Vinitaly2017

Stefania-Storai-cooking-show-Vinitaly2017

regionali d’eccellenza di Campania, Liguria, Sardegna e Toscana.
Ebbene la Fluffosa è una ciambella altissima, molto morbida e molto antica che nei Paesi anglosassoni chiamano chiffon cake. Cresce nel forno, all’interno di uno stampo speciale e si raffredda a testa in giù. Il nome viene da un gruppo di amiche food blogger e ne è diventato simbolo e sinonimo per la community di condivisione.
Chi volesse preparare la fluffosa al cioccolato e vino rosso può usare la ricetta di Stefania cercandola nel suo blog, cliccando minaelesuericette ecco la fluffosa che ha celebrato la conclusione di un Vinitaly strepitoso.

scugnizzielli-Guglielmo-Vuolo-Vinitaly-serata-Donne-del-vino

Guglielmo Vuolo il pizzaiolo volante

Filosofo della verace pizza napoletana Guglielmo Vuolo viaggia in tutto il mondo insegnando la cura nell’impasto con il criscito e l’acqua di mare

scugnizzielli-Guglielmo-Vuolo-Vinitaly-serata-Donne-del-vino

scugnizzielli-Guglielmo-Vuolo-Vinitaly-serata-Donne-del-vino

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Classe 1960, quarta generazione in una famiglia di pizzaioli napoletani con capostipite la bisnonna Maria, Guglielmo Vuolo è l’uomo che ha ridato nobiltà al suo mestiere riempiendolo di studi e contenuti. Non più solo impasti e cotture in forno ma anche storia e sociologia, per questo è stato scelto da Lorella Di Porzio per rappresentare gli artigiani del gusto della Campania alla cena di fine Vinitaly delle Donne del Vino. <<I pizzaioli sono la parte meno colta dell’offerta gastronomica italiana, non sono come gli chef>> mi ha detto Lorella, lei stessa contitolare del ristorante Umberto fra i più rinomati di Napoli per la pizza << con Guglielmo Vuolo il nostro antico mestiere si racconta con una cultura e una dignità che prima non aveva>>.
E infatti il “pizzaiolo volante” gira il mondo portando la storia del piatto più popolare per eccellenza, una storia che parte dal medioevo e che fa fatica a coniugarsi con

Guglielmo-Vuolo-Vinitaly-serata-Donne-de-Vino

Guglielmo-Vuolo-Vinitaly-serata-Donne-de-Vino

le logiche e i ritmi della produzione moderna. Ecco le battaglie di Guglielmo in favore della qualità dell’impasto realizzato secondo tradizione con il criscito o con poco lievito di birra lievitato dalle 12 alle 24 ore a temperatura ambiente. No a pratiche facili ma meno salutari e qualitative. Ecco le sue scelte in controtendenza rispetto alla ricerca dell’inconsueto che caratterizza gli chef più celebri <<non rifiuto l’innovazione, purché si inserisca in direttrici di gusto consolidate>> ama dire il Maestro Guglielmo. Per questo, nel 2014, ha messo a punto un impasto senza sale aggiunto ma con acqua di mare pura 100% qualcosa di assolutamente nuovo e insieme antichissimo: pizza all’acqua di mare.
Una cura maniacale di ogni particolare che lascia sconcertati per una cosa apparentemente semplice come la pizza. Scopro che i pomodori sono selezionati e coltivati espressamente per lui e preparati secondo le sue indicazioni – a Pacchetelle, fresco, secco, a filetti, passato a mano, frantumato a mano, all’ombra – per cui risultano di qualità sorprendente. I suoi due forni hanno il nome della madre e della zia Pupata e Maddalena. Insomma Guglielmo Vuolo è diverso e in tutto quello che fa c’è riflessione e amore.

Premio Casato Prime Donne 2016

Premio Casato Prime Donne 2017

Ancora pochi giorni per mandare alla segreteria del Primio Casato Prime Donne gli articoli, i programmi e le foto pubblicate fra il I° giugno 2016 e 2017

Premio Casato Prime Donne 2016

Premio Casato Prime Donne 2016

Chiude il 15 giugno la raccolta di articoli o programmi televisivi riguardanti Montalcino e i suoi vini oppure le foto sui territori del vino Brunello e Orcia. Vanno inviati alla segreteria del Premio Casato Prime Donne per partecipare alla 19° edizione di questa iniziativa che, anno dopo anno, cresce in consensi e visibilità. Ha lo scopo di esprimere la gratitudine del territorio verso chi ne promuove la civiltà e le produzioni enologiche ma soprattutto mira a valorizzare le donne che propongono nuovi modelli di femminilità. Negli anni il Premio Casato Prime Donne ha bruciato i tempi assegnando il riconoscimento a personalità, ancora poco conosciute, che successivamente hanno fatto azioni memorabili come Samantha Cristoforetti che, quattro anni dopo il premio, è andata nello spazio. Oppure ha valorizzato il coraggio civile di una grande astrofisica che è rientrata dall’estero per insegnare in un università italiana – Sandra Savaglio – oppure quello di una giovane araba che si oppone al terrorismo rischiando la propria vita – Chaimaa Fatihi -. Il Premio Casato Prime Donne, accende i riflettori su un nuovo modo di

Carlotta Annibale e Giuditta parisi Punti di vista Montalcino Casato Prime Donne

Carlotta Annibale e Giuditta parisi Punti di vista Montalcino Casato Prime Donne

essere donna in una società che cambia e chiede al genere femminile un contributo di coraggio, etica e di esempi positivi.
La giuria composta da Donatella Cinelli Colombini presidente, Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione rappresenta, nel suo carattere composito e nelle sue competenze multidisciplinari un punto di osservazione privilegiato sulla società attuale ed è riuscita a dare contenuto e messaggio al premio Casato Prime Donne rendendolo un grande strumento di promozione sociale e territoriale. Le giurate sono affiancate dal Sindaco di Montalcino, dal Presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni e da tre personalità di chiara fama: Mario Fregoni, Leone Piccioni e Sergio Zavoli.

bottiglie-da-vino-salvagocce

La bottiglia da vino salvagocce

E’ solo un anellino nella parte finale del collo della bottiglia ma costituisce una rivoluzione. La bottiglia salvagocce diventerà un must per i vini rossi

bottiglie-da-vino-salvagocce

bottiglie-da-vino-salvagocce

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Tovaglie macchiate di vino addio! Finalmente arriva un’invenzione che renderà felici le padrone di casa appassionate di tavole eleganti e lini ricamati. La modifica del collo della bottiglia ideata dal Dr Dan Perlman biofisico della Brandeis University con l’aiuto dell’ingegner Greg Widberg impedisce al vino di colare sull’esterno del vetro oppure di lasciar cadere le perfide gocce. Basta drop-stop e basta tovagliolini … le bottiglie migliorano enormemente la loro praticità d’uso. Si tratta di un grande passo avanti, come quello che, in Inghilterra, alla metà del Seicento, consentì la di tappare ermeticamente i contenitori in vetro da vino.

BOTTIGLIA DI VINO SALVAGOCCE

bottiglie-da-vino-salvagocce-diversità-nell'uscita-del-liquido

bottiglie-da-vino-salvagocce-diversità-nell’uscita-del-liquido

In questo caso si tratta di un bordo largo 0,2 cm e profondo 0,1 cm che chiude in alto la bottiglia e funziona come salvagocce. E’ l’uovo di Colombo ma nessuno ci aveva pensato prima e, soprattutto i vini rossi, erano spesso la causa di autentici disastri sulle tovaglie più belle e preziose. Per questo la bottiglia con l’anellino superiore diventerà presto un must per tutte le cantine di Barolo, Brunello, Amarone e simili.

Bollicine-e-brindisi

Meglio le bollicine per i brindisi oppure sempre?

Il fascino dello Champagne è anche nel rito del brindisi. Ecco perché la diffusione di bollicine a basso costo, per il pasto, le rende tristemente normali

Bollicine-e-brindisi

Bollicine-e-brindisi

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia, Fattoria del Colle

Indubbiamente ebbrezza aiuta e l’anidride carbonica delle bollicine porta immediatamente nel sangue l’alcol del vino. Così come il botto del tappo, che esce dalla bottiglia, fa allegria anche se non è affatto professionale e soprattutto elegante.
Ma basta questo per trasformare Champagne e Spumanti nel vino più adatto ai brindisi? No.
C’è dell’altro e il delizioso articolo di Tom Jarvis pubblicato in “Wine searcher” lo racconta in modo spassoso.

bollicine-e-brindisi-Spumante-DonatellaCinelliClombini

bollicine-e-brindisi-Spumante-DonatellaCinelliClombini

Il mito dello Champagne, come complemento dei momenti più sexy e come sigillo dei festeggiamenti nasce nella Belle Epoque e negli ambienti più allegri e peccaminosi a cavallo fra Ottocento e Novecento. C’è un alone di lusso e di mistero che circonda le bottiglie da quando, la messa a punto dello champenoise, portò nei calici un liquido effervescente e cristallino. Una magia che è poi rimasta per sempre incollata al vino al punto che persino le cantine più grandi, hanno delle pupitre con le bottiglie infilate dentro e un cantiniere ( ma potremmo considerarlo un attore) che fa il remouage davanti ai turisti come fosse il mago di un misterioso rito.
Tutto concorre al fascino delle bollicine nobili: dai manifesti di Toulouse Lautrec, ai film di James Bond -007 con licenza di uccidere e la voglia di spassarsela- fino ai festeggiamenti dopo le gare di Formula 1. E’ il mito del successo, del lusso, del momento unico che si associa inscindibilmente all’immagine dello Champagne.

Sindaco-di-Montalcino-Silvio-Franceschelli-fusione-con-San-Giovanni-d'Asso

Franceschelli super sindaco di Montalcino

Votate, votate, votate il sindaco del Brunello e del tartufo bianco Silvio Franceschelli. Ha visione, coraggio, capacità di dialogo ed è persino simpatico

Sindaco-di-Montalcino-Silvio-Franceschelli-fusione-con-San-Giovanni-d'Asso

Sindaco-di-Montalcino-Silvio-Franceschelli-fusione-con-San-Giovanni-d’Asso

Di Donatella Cinelli Colombini

Nel 2012 Silvio Franceschelli diventò sindaco di Montalcino con il voto favorevole dell’80,03% degli elettori. Fare meglio è impossibile, solo in Bulgaria, ci riuscivano sotto la dittatura. E’ comunque certa la rielezione plebiscitaria. Nel primo mandato Franceschelli è stato un ottimo sindaco e lo sarà ancora  per i prossimi 10 anni. Si perché sotto la sua guida Montalcino si è fuso con San Giovanni d’Asso, capitale del tartufo bianco delle Crete Senesi, diventando il 37° comune più grande d’Italia. Ora amministra i 5.946 abitanti dei due vecchi comuni per cui il sindaco che verrà eletto il prossimo giugno sarà al primo mandato anche se è “ripetente” come Silvio Franceschelli.

Premio-Casato-Prime-Donne-sindaco-di-Montalcino-Franceschelli

Premio-Casato-Prime-Donne-sindaco-di-Montalcino-Franceschelli

Silvio è un avvocato “mastino” di quelli che studiano a fondo il processo, dicono la verità al cliente, ma poi si battono fino in fondo. E’ un ghiottone e adora la cucina tipica purché eseguita a regola d’arte. Il suo pranzo di commiato, nel dicembre scorso, è stato un trionfo di polenta girata nel paiolo, scottiglia di cinghiale, arrosti alla brace cotti all’aperto … insomma sapori che hanno emozionato tutti perché rimandavano all’infanzia. Eppure chi invita Silvio al ristorante, non avrà alcun problema con il menù, << va bene anche a me>> dice lui, e mangia esattamente quello che ordina il suo ospite.

Barack e Michelle Obama nel Comune di Siena

Barack e Michelle Obama a Montalcino e a Siena

Barack e Michelle Obama a Borgo Finocchieto Buonconvento fanno i turisti, sorridenti e informali, scatenando la curiosità generale. Ma che belle persone

Barack e Michelle Obama nel Comune di Siena

Barack e Michelle Obama nel Comune di Siena

Di Donatella Cinelli Colombini

Perché sono molto amati, perché sono molto famosi, perché sono persone ricche di umanità e apprezzano l’Italia, la gente di Siena ha accolto Michelle e Barack Obama con un entusiasmo anche superiore a quello che avrebbe riservato a un presidente USA in carica.
L’Ambasciatore John Phillips aveva preannunciato l’arrivo di Obama nel suo splendido resort di Buonconvento, lo scorso febbraio durante Benvenuto Brunello. E in occasione del suo viaggio in Italia, il primo presidente nero della storia statunitense, è davvero arrivato in terra di Siena.

Barack e Michelle Obama a Borgo Finocchieto con Filippo Bartolotta

Barack e Michelle Obama a Borgo Finocchieto con Filippo Bartolotta

La residenza di Phillips si chiama Borgo Finocchieto ed è composta da diversi edifici in mattoni risalenti al 1318. Quando Phillips e sua moglie Linda Douglas, lo comprarono era in rovina ma il loro sapiente restauro ha saputo coniugare il rispetto delle strutture autentiche con l’eleganza adatta alle residenze del jet set: mobili d’antiquariato e un confort da 5 stelle con tanto di spa e palestra.
John Phillips è un personaggio di primo piano, avvocato con laurea a Berkeley, è uno degli uomini più influenti e vicini a Obama anche per aver finanziato la sua seconda campagna elettorale. La moglie ha avuto rapporti ancora più stretti con l’ex presidente americano per aver diretto la comunicazione nell’ufficio della Casa Bianca e essersi occupata della riforma sanitaria.

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

La truffa dei falsi investimenti a Bordeaux

500.000 Sterline truffate a 13 vecchietti che volevano aumentare i loro risparmi comprando vino. Usare il vino come bene da investimento non si fa così!

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Thomas Hole 31 anni di Londra e Ryan Fraser di 25 anni dell’Essex sono stati condannati rispettivamente a quattro anni e mezzo e a 3 anno e 4 mesi di reclusione. I due compari avevano creato la società Premier vino Investment Limited, che prometteva investimenti in vini pregiati soprattutto Bordeaux sulla base della notizia, ormai notissima, che il valore delle bottiglie pregiate cresce molto di più di ogni altra forma di investimento. Per questo Hole e Fraser avvicinavano delle persone benestanti di età avanzata e li convincevano a versare i loro fondi in un conto bancario chiedendo loro di non ritirarli prima che il valore fosse aumentato, cioè prima di alcuni anni. Per superare i sospetti della banca, che vedeva arrivare cifre consistenti sul conto i due compari

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

creano una nuova società con un nome quasi identico al primo “Premier Vini Investment Limited” e la sostituiscono nel 2012 con un classico gioco di scatole cinesi.
Intanto Thomas Hole e Ryan Fraser fanno la bella vita: viaggi costosi all’estero, week end in Spa di lusso, vestiti su misura in sartoria, pasti in ristoranti stellati…. Ma gli unici vini che comprano sono quelli che si bevono, non fanno la prevista raccolta di bottiglie pregiate nel caveau della banca. La fine della storia è ovviamente in carcere ma per una truffa che viene scoperta e punta quante ce ne sono che la passano franca?

                                               

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi