Forum: vino e tanto altro

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Donne maître: direttrici di sala alla riscossa

Le donne maître – direttori di sala nei ristoranti sono un’autentica novità ma hanno un’arma vincente: la maggiore psicologia nei rapporti

Manuela-Terragnolo-maître-donna

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo con ristorante Fattoria del Colle

Il lavoro di maître – direttore di sala, è considerato più adatto agli uomini invece le donne sanno svolgerlo con più psicologia.
Lavorare in un ristorante significa avere orari impossibili, soprattutto per chi è in sala. Spesso l’attività finisce dopo mezzanotte, quando a casa tutti dormono e ricomincia in tarda mattinata, quando la famiglia è già uscita. Praticamente la brigata di sala vive una vita parallela, diversa da quella delle persone normale e per questo, chi ne fa parte, ma particolarmente il capo che esce per ultimo, ha grandi difficoltà a vivere una vita di coppia. E’ dura per un uomo, figuratevi per una donna che vorrebbe anche diventare mamma.

Maria Teresa Bertocco Maître d'Hotel e sommelier a Venezia

Maria Teresa Bertocco Maître d’Hotel e sommelier a Venezia

Per questo, forse il numero di donne maître, cioè direttore di sala è esiguo. Le poche eccezioni <<sono spesso titolari dell’attività>> spiega Lisa Foletti nel suo bellissimo articolo di “Noi di sala” <<mi vengono in mente, a titolo di esempio: Mariella Organi de “La Madonnina del Pescatore”, Catia Uliassi di “Uliassi”, Stefania Moroni de “Il Luogo di Aimo e Nadia”, Cristiana Romito del “Ristorante Reale”, Milena Pozzi del “Combal.Zero”>>. Sebbene lo stile militaresco tipico della brigata di sala sia poco adatto alla mentalità femminile, le donne hanno una carta vincente nella miglior capacità di gestire i clienti; riescono a capire le loro esigenze e a instaurare un rapporto con essi più facilmente dei colleghi maschi, sono dunque un po’ psicologhe. Infatti Manuela Terragnolo Maître del ristorante Olivi dell’Hotel Terme Merano è una psicologa. 37 anni, è figlia di genitori cuochi e ha una grande passione per i vini per cui ha lavorato sette anni come Sommelier prima di diventare direttore di sala.

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Italiani 2016: diversi dal passato e da come vorremmo 

Superstiziosi, giocatori, sempre con gli occhi sullo smartphone, magri e bravi nella scelta del cibo ma attratti dal cannabis e dagli antibiotici

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Rapporto-Coop-2016-sugli italiani- Albino-Russo-dg-e-resposabile-settore-economico-e-ufficio-studi-Ancc-Coop

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Il rapporto Coop su “Consumi e distribuzione 2016” parte da un’analisi economica e politica di eccellente lucidità per poi mettere sotto la lente di ingrandimento i nostri vizi e virtù. Il ritratto è diverso da come pensavamo di essere e soprattutto da come eravamo prima della crisi. Albino Russo, che stimo da anni come uno dei migliori analisti italiani, si concentra su dati sociologici e economici e non sui “tratti di colore” in cui invece io richiamo la vostra attenzione.
Ogni giorno 25 mila italiani vanno da un veggente, guaritore o cartomante per cui il giro d’affari di questi operatori dell’occulto è di 6,5 miliardi di Euro all’anno. L’occulto avanza soprattutto in Internet e nel Nord Italia con Torino che vince la classifica.

Italiani-e-e-commerce-Rapporto-COOP

Italiani-e-e-commerce-Rapporto-COOP

Lo smartphone è diventato un prolungamento del braccio degli italiani. Sugli avvisi di notifica siamo primi in Europa. Il 74% degli italiani lo guarda mentre è con gli amici, il 60% a pranzo o a cena, il 42% nelle riunioni di lavoro e il 20% mentre guida. In altre parole non riusciamo a staccarci. Per più di due ore al giorno gli occhi degli italiani guardano li.
Ma quali sono i profili più seguiti dagli italiani su Twitter? Valentino Rossi, Balotelli, Papa Franesco, AC Milan, Jovanotti. Cosa interessa: al primo posto l’ambiente, poi internet, disoccupazione, sicurezza alimentare, evasione fiscale e Papa Francesco. Cosa non interessa: al primo posto Berlusconi, poi partiti, politici, Grillo, Salvini, Sindacati, Renzi

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Calici da vino: come sceglierli e come mantenerli

Lo stelo che si rompe facilmente la coppa che potrebbe tagliarti le mani durante il lavaggio e soprattutto l’opacizzazione del cristallino …. Cosa fare?

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Ovviamente la forma del calice è fondamentale per gustare il vino ma non è l’unico elemento da considerare quando si compra un servizio di bicchieri. Lascio perdere i prezzi perché le differenze sono abissali: dai 400.000 $ delle coppe da Champagne di John Calleija’s in cristallo di quarzo  che fanno sembrare economici persino i 150$ del Lalique 100 punti di James Sukling per arrivare ai 6 € del normale calice in vendita al supermercato.

Bicchieri-da-vino-Osteria-di-Donatella-Fattoria-del-Colle-Toscana

Bicchieri-da-vino-Osteria-di-Donatella-Fattoria-del-Colle-Toscana

I bicchieri da vino, soprattutto per chi li usa e li lava spesso, devono mantenersi brillanti e non essere fragili. Le parti più soggette alle rotture sono il bordo superiore e lo stelo. Evitiamo le coppe sottilissime, che sebbene eleganti, si scheggiano con estrema facilità e diventano rasoi quando si rompono durante l’asciugatura a mano. Mio marito Carlo ha ancora i segni di un Riedel nella mano destra. Lo stelo è comunque il punto più critico. Se vogliamo dei bicchieri che durino a lungo deve essere abbastanza spesso. I calici soffiati a mano, quelli dove non c’è attaccatura fra coppa e stelo, sono particolarmente delicati. Poi c’è la tipologia intermedia –coppa soffiata e stelo industriale- ma la maggior parte dei calici sono fatti a macchina.

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Salviamo le vigne dalla malattia delle macchie rosse

Dopo l’arrivo della Xylella l’America potrebbe regalarci un altro patogeno pericoloso: la cicalina tricornuta causa della malattia delle macchie rosse

Red-Blotch-Disease-Malattia-delle-Macchie-Rosse

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La Red Blotch Disease o malattia delle macchie rosse fu osservata per la prima volta intorno al 1940 a Sonoma Valley ma ha cominciato a fare davvero paura dopo il 2011. L’insetto vettore del virus che causa la malattia nelle viti è stato identificato da Brian Bahder e Frank Zalomm dell’Università di Davis in California ed è la cicalina tricornuta dell’erba medica. Il “Red Blotch Disease”, che in Italia chiamiamo “malattia delle macchie rosse” causa macchie vermiglie seguite da accartocciamento delle foglie, i

fillossera- sulle-foglie-della-vite

fillossera- sulle-foglie-della-vite

grappoli e gli acini diventano più piccoli e di dimensione irregolare ma soprattutto con inferiore contenuto zuccherino e polifenolico. Si diffonde colpendo i vigneti in forma grave e epidemica per cui in California la considerano il maggiore problema degli ultimi 10 anni.
Porta a forti cali della produzione d’uva e, al momento non esiste nessuna cura per guarire le viti colpite.
Per ora non è stata notata in Europa ma sarebbe opportuno prendere qualche misura cautelare affinché non avvengano contaminazioni come è successo con la Xylella.

Vigneti-ad-alta-quota-Val d'Aosta - Morgex -

E’ il momento dei vigneti ad alta quota?

1.200-1500 metri di altitudine, una gara verso l’alto. Un tempo la chiamavano viticultura eroica ora sembra la nuova frontiera contro il global warming

Vigneti-ad-alta-quota-Val d'Aosta - Morgex -

Vigneti-ad-alta-quota-Val d’Aosta – Morgex – Cave du Vin Blanc – Nicola del Negro, enologo e responsabile commerciale, controlla la vigna “Piagne” di uva Priè Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agritusirmo
Parto da Wine searcher e da un intrigantissimo articolo di Wink Lorch che vi suggerisco di leggere, per una riflessione sui vigneti ad alta quota di cui i produttori parlano sempre più spesso.

Altitudine significa freschezza: le temperature medie sono più basse e quindi scende l’alcol e salgono gli acidi con il risultato di vini più fini ed eleganti. Inoltre spesso ad alta quota c’è una forte escursione termica fra la notte e il giorno con risultati strepitosi nella sintesi degli aromi floreali e di frutta.
Altitudine significa intensità: ad alta quota la luce solare è più forte e con più radiazioni ultraviolette UV-B. Questo riempie l’uva di antiossidanti, la buccia si

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc, Cave del Monte Bianco

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc,

ispessisce e porta nel vino quantità di tannini, antociani eccezionali. Crescono l’intensità del frutto e la capacità di invecchiamento.
La testimonianza diretta di chi ha vigneti oltre i mille metri sull’Etna, come Santa Maria la Nave, conferma tutto questo e pone l’accento sul minor inquinamento dell’aria e la migliore ventilazione.
Altitudine significa contrasto al global warming: nelle zone viticole tradizionali mantenere il giusto equilibrio alcol-acidi diventa sempre più difficile a causa dell’innalzamento delle temperature. I vigneti in alta quota possono essere una valida alternativa.

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle

La quercia che addolcisce il vino

Si chiamano QTT querco triterpenoidi e sono molecole 800 volte più dolci dello zucchero. Si trovano nel rovere delle botti e passano nel vino

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle-Donatella-Cinellicolombini

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina e agriturismo in Toscana

Ci sono Chardonnay con un nettissimo gusto dolce che non hanno residuo zuccherino. Impossibile? Invece succede e un gruppo di studiosi dell’Università di Bordeaux guidati dal compianto Professor Denis Dubourdieu è riuscito a svelare il mistero.
La scoperta è di Axel Marchal che ne fece la sua tesi di dottorato e poi la pubblicò nel 2010. Invece di usare le consuete analisi chimiche il giovane enologo usò la spettrometria di massa e la cromatografia riuscendo a individuare i querco triterpenoidi molecole

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

precedentemente poco conosciute che vengono liberate dal legno in cui viene fatto maturare il vino conferendogli un’impronta suadente all’olfatto e al gusto perché sono 800 volte più dolci dello zucchero.
In realtà sapevamo da tempo che l’uso di piccole botti di rovere conferisce al vino un effetto morbido particolarmente adatto a certe tipologie e particolarmente gradito in certi mercati, ma la vera scoperta di Axel Marchal è l’individuazione della molecola e della tipologia di quercia che più di ogni altra cede al vino il sapore dolce. Si tratta della “Quercus petraea” cioè del rovere o della Farnia un tipo di querce bianca originaria dell’Europa che predilige terreni rocciosi.

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Diam Origine e il tappo conglomerato diventa bio

DIAM Bouchange l’azienda francese che ha rivoluzionato i tappi conglomerati sconfiggendo “l’odore di tappo” e ora propone quello bio con cera d’api e olio

Diam-tecnologia-origine-per-tappi-conglomerati-con cera-d'api-e-olio

Diam-tecnologia-origine-per-tappi-conglomerati-con cera-d’api-e-olio

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Un tempo i tappi conglomerati erano usati solo per i vini a basso costo. In effetti all’occhio sono bruttarelli perché mostrano le piccole particelle di sughero tritato che li compongono.
Poi è arrivata DIAM che ha puntato sulla tecnologia creando dei tappi di alto livello e sfidando i monopezzo più costosi. Dieci anni fa, il primo colpo grosso, con il procedimento Diamant che toglie al sughero le 140 molecole che possono causare alterazioni nel vino come il perfido TCA, la puzza di tappo.
Ora arriva Origine tappo conglomerato fatto solo di componenti naturali. I corpuscoli di sughero sono infatti tenuti insieme solo da cera d’api e olio vegetale. Un tappo che associa permeabilità, sicurezza e naturalezza. Ancora una rivoluzione che trasforma il tappo di conglomerato in qualcosa di naturale e molto vicino al sughero

Diam-Bouchage-quercia-da-sughero

Diam-Bouchage-quercia-da-sughero

monopezzo. Se infatti, quest’ultimo, aveva nella diretta origine vegetale il suo punto di forza, ora Diam mette in campo un conglomerato con la stessa naturalezza ma con molte più certezze sui possibili odoracci del vino. Per questo la nuova tecnologia è, per ora, disponibile nel Diam 10 e 30 cioè nei tappi per i vini fermi destinati al lungo e lunghissimo affinamento in bottiglia. La sfida ai tappi tradizionali è ormai lancita!

Mangiare uva fa bene alla salute

11 buoni motivi per mangiare uva

E’ fra i frutti più ricchi di sostanze benefiche ma, siccome va mangiata con la buccia è bene preferire quella biologica e nella stagione di produzione

Mangiare uva fa bene alla salute

Mangiare uva fa bene alla salute

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
A volte i buoni suggerimenti arrivano per posta. E’ successo con un’e-mail di Jesse Miller che mi segnala un suo delizioso articolo <<11 Health Benefits of Grapes, According to Science (+6 Delicious Grape Recipes)>> sugli effetti benefici dell’uva comprovati dalla scienza. Molti evitano di mangiare uva oppure di bere il succo d’uva perchè è fra I frutti più dolci e quindi fa ingrassare. Altri elementi dissuasivi al consumo sono i conservanti che permettono all’uva da tavola di arrivare sul mercato tutto l’anno e sicuramente non fanno bene. Tuttavia l’uva è piena di virtù salutari e quindi berla o mangiarla mantiene sani, giovani e aumenta la memoria.

Mangiare-uva-mantiene-giovani-e-sani

Mangiare-uva-mantiene-giovani-e-sani-Montalcino-Casato-Prime-Donne

Il nostro Paese è il maggior produttore mondiale di uva da tavola, quelle più diffuse sono, tra le bianche, la varietà Italia, insieme alla Vittoria e alla Regina; tra le nere, Red Globe e Rosada. L’uva si può conservare in frigorifero anche per una settimana, ma non va lavata, se non subito prima dell’uso.
Questo meraviglioso frutto stimola principalmente tre grandi organi: reni, fegato e intestino. I grappoli o il succo da bere contengono zuccheri semplici facilmente digeribili, oligoelementi, in piccola quantità anche proteine e lipidi; ma prevalentemente sono ricchi di sali minerali, come zinco, potassio, magnesio, ferro, e vitamine del gruppo B, A e C. Il contenuto più prezioso è il resveratrolo che si trova nella buccia dell’uva rossa ed è un formidabile antinfiammatorio, antiaggregante piastrinico, fluidificante del sangue.
Persino i piccoli semi dell’uva hanno grandi virtù salutari: l’olio di vinaccioli che da essi si estrae, ha poteri antitumorali, anti ossidanti ed è usato nella cosmesi e soprattutto nei massaggi.

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Vuoi un finto Petrus? Vai in Cina, costa 3$

Pacurs con l’etichetta che sembra Petrus, il solo Lafite prodotto legittimamente in Cina, un inesistente Clos du Cheval Blanc con rating di Robert Parker

Petrus-falso-Chengdu-wine-fair

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Avete mai visto un cartello che invita a comprate vini contraffatti? Basta andare in Cina per trovarlo!
Il racconto di The Drinks Business riguarda la fiera Chengdu Tangjiuhui (糖酒会) che tutti familiarmente chiamano “China Food, Wine & Spirits Trade Fair” ed è il maggior evento dedicato al vino nel gigante asiatico.
Lìarticolo originale che è davvero spettacolare e vi invito a leggerlo riassumendo qui qualche perla.
Nella fiera il vino era presentato in due alberghi e in centro convegni. Le bottiglie false erano soprattutto all’hotel Kempinsky dove c’erano persino cartelli pubblicitari sui ‘DIY Penfolds’ che vuol dire “vini famosi fatti in casa”. Quindi una spudorata e esplicita pubblicità delle bottiglie imitate…. Mica le nascondono, anzi!

Cina-falsa-recensione-di-Robert-Parker-per-falso-Cheval-Blanc

Cina-falsa-recensione-di-Robert-Parker-per-falso-Cheval-Blanc

Ed ecco a voi il simil Petrus con etichetta giallina, bordo di stile ottocentesco e caratteri tipografici simili all’originale ma con un nome leggermente diverso “Pacurs” e la scritta rassicurante “marchio con antica licenza” e poi “Grand Vin” e “Good Chateau & Oak wine” frasi che farebbero pensare all’origine in uno chateau francese. In realtà leggendo meglio e domandando in giro il giornalista di The Drinks business scopre che il vino è importato in cisterna dall’Europa e imbottigliato sulle navi davanti alle coste cinesi. Ullallà che finesse! E infatti costa dai 3 ai 7 Dollari.
Poi c’è il vino “La Ture” con un etichetta che richiama direttamente la torre del celebre Chateau di Bordeaux e Lafite anzi “China’s only legitimate Lafite” il solo legittimo Lafite in Cina. In effetti qualche anno fa i Rothschil, proprietari del vero Chateau francese, avevano fatto causa alla società di Changhai che produce il finto Lafite ma sorprendentemente la persero perché la società cinese riuscì a dimostrare di aver usato il marchio prima che la cantina bordolese venisse importata. Di Lafite c’è proprio tutto, persino la cassetta in legno con la scritta “Lafei Manor” e un castello di vaga tipologia europea .

Vino-italiano-in-USA-Tasting at South Lyndale Liquors - Minneapolis MN

Vino italiano in Usa: farlo assaggiare e usare il web

 

Degustazioni, zona di origine, consigli dei famigliari decisivi nella decisione di acquisto in USA ma per vendere serve lo storytelling e l’uso di internet

Vino-italiano-in-USA-Tasting at South Lyndale Liquors - Minneapolis MN

Vino-italiano-in-USA-Tasting at South Lyndale Liquors – Minneapolis MN

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

L’Italian wine week a New York è un momento di assaggi e incontri ma anche di riflessioni. In quella occasione Vinitaly ha presentato, un’indagine commissionata a “Wine Opinions e realizzata su un campione di 1463 intervistati. Nella fascia fra i 10 e i 12 Dollari a bottiglia il preferito è italiano, per vini più cari la prima scelta è invece francese. Allo stesso modo il cliente USA sceglie il vino italiano a bicchiere nella fascia 10-15$. C’è quindi la convinzione di un rapporto imbattibile qualità prezzo dei nostri prodotti di costo medio mentre salendo i cugini d’oltralpe riprendono il sopravvento anche se le nostre bottiglie stanno su un fortissimo secondo posto.

Vino-italiano-in-USA-tasting presso Davio's PH di Philadelphia

Vino-italiano-in-USA-tasting presso Davio’s PH di Philadelphia

Se andiamo a vedere le tipologie prescelte troviamo Pinot Grigio 68% , Chianti 67%, Prosecco e Chianti Classico 64% con un’estrema difficoltà nel distinguere le due tipologie toscane.
Dall’indagine emerge anche lo strapotere del web nell’influenzare le opinioni di acquisto e della debolezza delle cantine italiane nella comunicazione on line in inglese. Ci sono enormi margini di miglioramento in questo settore ma occorre sbrigarsi. Facebook è quello più utilizzato (45%), seguito da Instagram (17%), Vivino (15%), Pinterest (12%), Twitter (11%) e YouTube (9%). Se guardiamo solo chi ha meno di 40 anni Istagram raddoppia.
Imparare a raccontarsi per rimanere ben fissi nella mente dei consumatori diventa indispensabile anche perché la storia è 22 volte più memorizzabile di un fatto puro e semplice.

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Gaja & Graci sull’Etna con grandi speranze

Gaja investe sull’Etna e punta in alto. Progetto per 30 ettari di vigneto e una cantina a metà con Graci e da domani l’Etna non sarà più la stessa

 

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Alberto-Aiello-Graci-davanti-al-suo-baglio

Di Donatella Cinelli Colombini

Gaja & Graci è la notizia del giorno.

Leggo nella pagina  Facebook di Monica Larner un post che mi incuriosisce <<Alberto Aiello @graci_etna is smiling as news broke this morning that he entered into a joint venture with Angelo Gaja on #Etna. #etnawines#angelogaja #graci #italianwine #sicilianwine #gaja>> La cosa mi fa alzare le antenne: joint venture con Angelo Gaja? Ma guarda guarda!!!!! Comincio a esplorare e trovo le foto del bravissimo blogger Francesco Saverio Russo su eventi, degustazioni, pranzi (Ciccio Sultano lo ha esaltato) e cantine siciliane ma soprattutto 29 scatti di quella Graci sull’Etna. Mi chiedo: ma che succede?

Graci-Gaja-alleanza-sull'Etna

Graci-Gaja-alleanza-sull’Etna-Cantina-Graci

L’arcano viene svelato poche ore dopo da Cronache di Gusto <<Angelo Gaja punta sulla Sicilia e scommette sull’Etna. E lo fa acquistando vigneti assieme ad Alberto Graci, uno dei vignaioli più accreditati e talentuosi della Sicilia>>. Per la prima volta nella sua vita il mio amico Angelo si mette in società con qualcun altro al 50% e lo fa con una famiglia radicata nella zona, stimata e fortemente orientata all’eccellenza qualitativa del vino. Il piano è quello di coltivare 21 ettari di cui una quindicina già vitati a Nerello Mascalese nella contrada di Biancavilla, poi costruiranno una nuova cantina.

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Il resveratrolo del vino mantiene giovani

ll resveratrolo del vino rosso protegge le sinapsi neuromuscolari e fa in modo che l’invecchiamento del cervello rallenti e questa volta non è una bufala

resveratrolo-dalla-buccia-dell'uva-un-neuroprotettore

resveratrolo-dalla-buccia-dell’uva-un-neuroprotettore

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Resveratrolo: mai una molecola del vino è stata più esaltata e più contestata. Ricordate il “paradosso francese” secondo il quale i francesi, pur mangiando burro e formaggi venivano preservati dall’infarto grazie al loro consumo di vino rosso? A diffondere questa notizia era stato il Professor Dipak K. Das, del Cardiovascular Research Center della University of Connecticut . La notizia ebbe un impatto straordinario sui consumi di vino, peccato fosse falsa: il professore aveva manipolato i dati aumentandoli di 145 volte. Nel 2008 le prime indiscrezioni e tre anni dopo la certezza della truffa ammessa dalla stessa università americana che ha provveduto a congelare i fondi di ricerca del Professor Das e poi a licenziarlo.
Anche se il “paradosso francese” è una pura invenzione, gli effetti benefici del resveratrolo ci sono veramente: da anni sappiamo, grazie a ricerche assolutamente certe, che riduce il rischio del cancro, contrasta gli effetti di una dieta ricca di grassi e prevenire Alzheimer. La

Resveratrolo-troppo-poco-nel-vino-per-proteggerci-completamente

Resveratrolo-troppo-poco-nel-vino-per-proteggerci-completamente

novità riguarda il suo potere neuroprotettivo, praticamente rallenta l’invecchiamento del cervello quando viene associato a una dieta a basso contenuto calorico e all’esercizio fisico. La scoperta è degli scienziati della Virginia Tech Carilion Research Institute ed è stata pubblicata nel “The Journals of Gerontology” con il titolo, Series A: Biological Sciences and Medical Science, saw the team treat mice aged two years old, considered “old”. Ovviamente lo studio è stato fatto sui topi e non sugli essere umani ma i risultati sono impressionanti: riduce quei deficit motori collegati alla lentezza e alla perdita di equilibrio che sono tipici dell’invecchiamento e partono da impulsi nervosi – sinapsi- per arrivare ai muscoli. Ebbene il resveratrolo ci difende.

Champagne

Lo Champagne e la corsa agli sconti: un suicidio?

Forse è ”l’effetto Prosecco” ma ci sono case di Champagne che offrono le loro bottiglie con sconti incredibili. Resisterà il mito delle bollicine più famose del mondo?

Champagne

Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Se consideriamo che l’uva per lo Champagne costa 6€ al Kg e il prezzo di produzione si aggira sui 9€ a cui vanno aggiunte le tasse, c’è da chiedersi come sia possibile vendere una bottiglia di Champagne a 10 Euro. Eppure succede.  Teniamo conto che lo Champagne non può essere commercializzato sfuso ma deve compiere il suo affinamento sui lieviti nel territorio di produzione fino al degorgement e alla tappatura con il tradizionale sughero a funghetto. Quindi le grandi catene di distribuzione lo comprano in bottiglia dalle cantine di Champagne. Tuttavia esiste una scorciatoia:  la vendita “sur latte” cioè quando il vino è ancora a contatto dei lieviti e prima della ritappatura. Un sistema che serve a dare liquidità alle cantine e fa uscire le cuvée

Champagne o Spumante?

Champagne o Spumante?

meno pregiate anche se con una deciso sacrificio sul prezzo.   Ovviamente queste partite, che generalmente portano l’etichetta di una catena di supermercati, sono qualitativamente peggiori e, anche a causa del loro basso prezzo,  danneggiano la reputazione allo Champagne. Per questo  Toubart del Syndicate des Vignerons, ha detto a Wine Searcher “Champagne’s strength is that it is a beverage that is consumed on special occasions; because of its relatively high price, it has always been a rarity, to be treasured. Price dumping endangers this, it can turn Champagne in to a commodity>> lo Champagne va bevuto in occasioni speciali; perchè è caro, è raro e va considerato un tesoro. La corsa agli sconti lo trasforma in un bene di consumo. Come dargli torto, in effetti anche il prezzo è un messaggio. 

Paolo-Scarpellini-sound-sommelier

Sound sommelier: un nuovo mestiere del vino

L’idea è di Paolo Scarpellini critico musicale che si definisce music stylist e dopo le compilation per le sfilate di moda ora abbina musica e vino

Paolo-Scarpellini-sound-sommelier

Paolo-Scarpellini-sound-sommelier

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, visite enomusicali

Come tutte le cose nuove i sound sommelier potrebbero anche sembrare uno scherzo se non ci fosse una lunga serie di esperienze nelle cantine e se il Professor Charles Spence, della prestigiosa università di Oxford non avesse studiato le correlazioni fra suoni e percezioni gustative scoprendo che ascoltare suoni profondi come “Nessun Dorma” cantato da Pavarotti <<riduce la percezione di amaro in alimenti come cioccolata fondente o dessert al caffè>>, al contrario gli acuti esaltano il sapore dolce. L’idea di un sound sommelier ha dunque dei fondamenti scientifici e potrebbe essere assimilata al lavoro di abbinare cibi e vini. Nell’uno e nell’altro caso,

Sound-sommelier

Sound-sommelier

infatti, si tratta di capire le assonanze, i contrasti e gli ambiti culturali e il luogo in cui avviene l’assaggio. Il tentativo è trovare nuovi equilibri di grande intensità e piacevolezza. Il sound sommelier, spiega Paolo Scarpellini nel suo sito, deve essere in grado << di spaziare con la medesima competenza/esperienza fra terroir e suoni indigeni, vitigni e varietà sonore, millesimati e fini orchestrazioni, tannini e impianti ritmici, aromi primari e gorgheggi da soprano, grado alcolico e tessitura strumentale. Un esperto profondamente convinto che il vino si possa benissimo pensare come “musica liquida”, o che la musica si possa benissimo raffigurare come “vino da ascoltare”>>.

Matteo-Renzi-Lingotto-Torino

Perché voglio scommettere ancora su Renzi

E’ antipatico ma è riuscito a completare la Salerno-Reggio Calabria dopo 55 anni dall’inizio dei lavori. Per questo voterò Renzi alle primarie

Matteo-Renzi-Lingotto-Torino

Matteo-Renzi-Lingotto-Torino

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Agriturismo

E’ vero, Renzi  è troppo sicuro di sé e guarda tutti con sufficienza …. Manderebbe in bestia un santo. Eppure continuo a pensare che sia l’unico in grado di cambiare questo Paese ingessato. Basta che riprenda lo slancio del rottamatore e non si blocchi pensando ai risultati del referendum.
Noi italiani abbiamo paura di cambiare ma se non cambiamo andiamo a fondo. Non possiamo continuare a aumentare il debito dando rendite a tutti – vitalizi milionari, paghette agli immigrati o ai giovani … – bisogna far ripartire lo sviluppo. Senza strade, ferrovie, corrente elettrica a basso costo, banda larga, senza ridurre la burocrazia … gli investimenti non ripartono e andiamo dritti al default. Ci

Matteo-Renzi

Matteo-Renzi

divideremo una torta sempre più piccola fra un numero di affamati sempre maggiore, come in Grecia.

L’unica strada è fare una torta più grande cioè creare sviluppo diffuso. E l’unico che può riuscirci è Renzi anche se è antipatico.
Ma lo sapete che in Gran Bretagna un giovane con il talento dell’imprenditoria può far partire la sua impresa con 15 Sterline in un’ora? Il risultato è che nei primi sei mesi del 2016 le start up inglesi hanno raggiunto i 2,4 miliardi di investimenti e in Italia 72 milioni.
Battuti 30 a uno.

                                               

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