Forum: vino e tanto altro

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Toscana, BuyFood per gli artigiani del food e il turismo

Buyer esteri per le piccole imprese dell’agroalimentare come con le cantine? La Toscana ci prova con BuyFood ma per l’export deve usare anche il turismo

Di Donatella Cinelli Colombini

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BUYFOOD PER INTERNAZIONALIZZARE GLI ARTIGIANI DEL GUSTO

Due appuntamenti in sequenza per immaginare scenari possibili anzi auspicabili.
Le aziende agroalimentari che producono artigianalmente in modo tradizionale, faticano a sopravvivere vendendo solo nel mercato italiano dove la crisi vuota le tasche di consumatori. Per guardare avanti bisogna esportare, ma alle piccole imprese mancano i soldi per fare il gran passo. Non hanno le risorse economiche per andare alle fiere oppure ai B2B esteri dove è possibile trovare importatori, inoltre non riescono a costruirsi il brand prestigioso che serve per posizionarsi nel segmento commerciale più alto. Insomma rimangono in ombra nel “mondo di mezzo” dove le prospettive di sopravvivenza sono sempre di meno.

La Regione Toscana, prova a internazionalizzarle con il workshop BuyFood che replica nell’agroalimentare quello che è stato fatto nel vino. Un B2B con incontri programmati fra chi produce e i buyer internazionali.

L’AGROALIMENTARE TIPICO TOSCANO GENERA 3,5 MILIARDI

Siena-2030-Incontro-promosso-dalla-Fondazione-MPS-moderato-da-Anna-Scafuri

Siena-2030-Incontro-promosso-dalla-Fondazione-MPS-moderato-da-Anna-Scafuri

Vediamo i dati di scenario: l’agroalimentare toscano impiega 74.000 occupati, il 4,4% del totale Regionale, di cui 13.390 nella filiera dei prodotti certificati. I prodotti più rilevanti sono l’olio (18 milioni di euro), le carni fresche (12,4 milioni di Euro) e i salumi (50 milioni di Euro).
Tante piccole imprese che hanno bisogno di mercati e buyer a caccia di eccellenze qualitative. Ecco che l’Amministrazione regionale, guidata dall’Assessore Marco Remaschi ha riunito a Siena importatori di Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Emirati Arabi, Giappone, Hong Kong, Israele, Russia, Stati Uniti e li ha fatti incontrare con chi produce cacio pecorino, salumi di cinta senese, ricciarelli e cavallucci, salse a base di tartufo bianco oppure zafferano…
Questa è una strategia vincente che, se sviluppata aggiungendo il turismo ai buyer esteri, può dare un futuro agli artigiani del food tipico. Infatti i consumatori esteri disposti a pagare prezzi più alti, si raggiungono attraverso gli importatori ma anche rivolgendosi al turismo.

Mineralità del vino, non viene dalla terra ma c’è

Discussione accesa sulla mineralità del vino: gli scienziati escludono derivi dal terreno, gli assaggiatori no, ma forse è nel patrimonio biologico del vigneto

Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Mineralità-nei-vini-Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Di Donatella Cinelli Colombini

La mineralità è sicuramente uno dei termini più abusati da parte di chi si occupa di vino. Piace moltissimo ai consumatori anglosassoni e qualifica soprattutto i bianchi per cui la parola minerale compare spesso fra i descrittori aromatici in riferimento al sentore di rocce frantumate o di pietra bagnata. La troviamo citata anche quando i sentori di pietra focaia sono solo un vaghissimo ricordo.

MINERALITA’ DEI VINI NON VIENE DAL TERRENO

Gli assaggiatori la sentono, ne parlano ma tutta la scienza compatta nega la sua derivazione dal terreno e persino la sua esistenza: la vite e l’uva non possono acquisire profumi e sapori dai minerali contenuti nel suolo in cui sono coltivati, dicono molti di loro,  ma eventualmente prendere caratteri minerali in terroir particolarmente sfavorevoli dove la maturazione non avviene completamente.

ALCUNI SCIENZIATI NEGANO L’ESISTENZA DELLA MINERALITA’ DEL VINO

Valle del Reno vigneti

Mineralità-dei-vini-Valle del Reno vigneti

Sarebbe quindi più un difetto più che un pregio da ricondurre alla maggiore acidità dei vini ottenuti da uve raccolte in condizioni di minore maturità e poi fatti maturare in botti di rovere poco pregiato. <<L’unico modo in cui il terreno potrebbe contribuire alla mineralità del vino è quando, in qualche modo, ha causato la produzione di uva poco matura>> ha detto il dott. Kevin Pogue, professore di geologia al Whitman College, a Vicki Denig di WineSearcher.  Un’affermazione dura che tuttavia non scoraggia assaggiatori e enologi che invece la sentono soprattutto nel finale << i vini che esprimono al meglio la mineralità – la evidenziano soprattutto nella persistenza dopo la deglutizione, non mentre sono ancora in bocca>> sostiene Paul Wasserman, direttore delle vendite della West Coast per Becky Wasserman & Co.

Vini spagnoli in crisi di identità?

C’è una rivolta dei migliori produttori spagnoli contro le loro denominazioni, accusate di puntare sui volumi e non sulla qualità. Ora la rivolta è nel Cava

Artadi-Juan-Carlos--Lopez-de-Acalle

Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando Juan Carlos Lopez de Lacalle prestigiosissimo e rigorosissimo produttore di Artadi decise di togliere la denominazione Rioja dalle sue bottiglie la notizia fece il giro del mondo. Era il 2015 Thomas Matthews pubblicò un articolo intitolato “Revolt in Rioja” (Rivolta in Rioja) nel Wine Spectator.
Ho parlato più volte con Juan Carlos riguardo alla sua decisione e di quello che mi sembrava un orientamento verso più garanzie e più qualità da parte delle istituzioni spagnole, come la creazione dei “Viñedos Singulares”.  Ogni volta lui mi guardava dritto negli occhi attraverso i suoi occhiali rettangolari <<è cambiato qualcosa?>> poi scuotendo la testa aggiungeva <<e allora!>> come dire non ci sono le condizioni per tornare nella DOC.

Artadi è uscito dalla Rioja nel 2015 ed è stato il primo di un esodo

Anche Maria José Lopez de Heredia Montoya della celebre Viña Tondonia è su posizioni super tradizionaliste. A queste due star del vino spagnolo si aggrega un crescente numero di

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

produttori insofferenti rispetto a denominazioni poco orientate sulla qualità. Secondo loro le norma poco restrittive causano confusione fra i consumatori e danno d’immagine alle cantine migliori.
<<Se la Spagna fosse un essere umano, direi che soffre di un disturbo di personalità multipla>> ha scritto James Lawrence nel suo articolo di WineSearcher.

l’istinto scismatico degli spagnoli in politica e nel vino

Un istinto scismatico su tutti i fronti: nella politica con le elezioni a ripetizione,  i Baschi e la Catalogna che chiedono l’indipendenza, nel vino con l’ascesa di associazioni private come Grandes Pagos de Espana in concorrenza con le DOC e articoli come quelli del giornalista e enologo Victor de La Serna in aperta contestazione del Consejo Reguladors organismo che corrisponde al nostro Comitato Nazionale Vini. La richiesta più forte sembra quella di un sistema piramidale, come quello italiano, forse attraverso l’utilizzo delle tipologie riserva e selezione conosciute a livello internazionale. Azioni capaci di togliere, almeno ai vertici dell’enologia spagnola, la cappa nera di vino a buon mercato. Questo sembra il problema più grosso: i vini sono spesso molto buoni ma i prezzi sono tutti bassi. <<Sia Victores de la Serna di Grandes Pagos che Xavier Gramona di Corpinnat sono determinati a sbarazzarsi della reputazione della Spagna per i vini economici>> precisa Wine Searcher.

false made in Italy cold cuts

I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

Nuova arma contro l’italian sounding cioè salumi e formaggi che sembrano italiani e non lo sono: non possono più usare simboli ingannevoli

false made in Italy cold cuts

false made in Italy di

 Donatella Cinelli Colombini

La cosa buona è che i produttori di salame sloveno non potranno più incartarlo con nastri tricolori e neanche quelli di mozzarella made in Germany potranno disegnare il Vesuvio e il golfo di

Napoli sulle buste del formaggio. I simboli ingannevoli sono diventati fuori legge grazie a una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questa è la buona notizia.

Queso Manchego Dop

Queso Manchego Dop

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA VIETA LE IMMAGINI INGANNEVOLI SUGLI ALIMENTI

La cattiva notizia è che la storica sentenza arriva grazie all’azione della DOP spagnola Queso Manchego contro una fabbrica di formaggio senza denominazione con un’etichetta molto simile al suo marchio registrato cioè Don Chisciotte su un magro cavallo con intorno pecore e mulini a vento.  Il consumatore poteva essere facilmente tratto in errore da questi elementi evocativi del marchio registrato della DOP Queso Manchego  esattamente come succede ai chi  compra Spagheroni prodotti in Olanda, Salsa Pomarola Argentina, Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti, Zottarella prodotta in Germania, oppure Caccio cavalo scovato in Brasile ….  Il Colosseo, la torre di Pisa o il Davide di Michelangelo nell’etichette, così come i nomi, sono studiati per far sembrare italiano quello che in realtà ha tutt’altra provenienza.   

Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Poco marketing e troppe mediazioni politically correct. Per le Strade del Vino serve una rifondazione che magari utilizzi i distretti rurali e una regia nazionale

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Altro  aspetto poco in linea con una corretta strategia di marketing turistico è stata la decisione di non puntare  solo sulle Strade del vino trasformandole in “vini e sapori” con un’ulteriore perdita di appeal. Infatti la maggior parte di questi network hanno optato per un nome che richiama la zona. Nomi che spesso sono quasi sconosciuti al turismo internazionale. Pochissime Strade hanno puntato su quello che di unico e celebre offre il loro territorio facendone il locomotore dell’intera offerta: Strada del Culatello di Zibello, Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, Strada del riso e del risotto mantovano, Strada dei formaggi delle Dolomiti …

I NOMI DELLE STRADE DEL VINO

Strada del vino Colli del Trasimeno

Strada del vino Colli del Trasimeno

Attualmente ci sono Strade  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ci  sono anche altre denominazioni.

L’unico grande biglietto di invito di un territorio del vino sono le sue bottiglie che vanno in giro per il mondo e fanno desiderare ai wine lovers di andare a vederlo. Per capirlo basta ricordarsi che la maggior parte dei cinesi ricchi conosce lo Champagne, ma non sa dove sia la Francia. Questo non deve far sorridere, perché la stragrande maggioranza di noi italiani non sa dov’è esattamente la valle del Rodano, anche se ha bevuto con piacere il suo Syrah e il nostro Paese confina con la Francia.

Per questo l’uso oculato del nome della denominazione da parte della Strada del vino ha un ruolo chiave. Questo è soprattutto vero quando il vino è un brand celebre come Chianti o Barolo e il numero dei turisti/enoturisti è talmente alto da spostare il ruolo della Strada del vino sulla gestione dei flussi, più che sul loro incremento. Occorre infatti pensare alla Strada come il regista dell’offerta territoriale che interpreta bisogni diversi: dalla promozione, alla destagionalizzazione, dal decentramento rispetto ai luoghi di maggiore concentrazione fino alla tutela dell’identità locale contro il degrado turistico.

Strade del vino: le ragioni del fallimento (1)

Strade del vino, sono 149 di cui solo una trentina funzionanti. Tra i motivi dell’insuccesso la creazione di Strade del vino anche dove non c’erano cantine

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del vino sono state istituite con la Legge 268 del 27 luglio 1999 e il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2000 a cui hanno fatto seguito le normative regionali.

PERCHE’ SONO NATE LE STRADE DEL VINO

Nascono con l’intento di creare dei network di offerta integrata capaci di unire attrattive culturali, naturalistiche, gastronomiche, attività ricettive, di ristorazione, servizi e ovviamente cantine di uno stesso territorio per promuoverle nel mercato turistico. Un’attività che richiede il censimento periodico dell’offerta e un’attività assidua di promo commercializzazione attraverso l’apposizione di cartelli, la produzione di informazione cartacea e on line, l’organizzazione di eventi, la partecipazione a fiere e la creazione di una rete di contatti capaci di portare immagine e business nei territori del vino.

Attività di importanza enorme, specialmente nelle terre delle denominazioni meno famose e meno ricche dove una Strada del Vino

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

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potrebbe efficacemente affiancare il Consorzio di tutela con un effetto moltiplicatore sull’appeal commerciale del vino e lo sviluppo territoriale.

QUANTE SONO E COME SONO

Invece pochissime Strade del Vino hanno corrisposto alle attese. L’Associazione Nazionale Città del Vino censisce 149 di questi network  ma la maggior parte di essi  hanno assorbito risorse pubbliche senza produrre una reale utilità per i territori e le imprese che rappresentano.

Il  XIII Rapporto sull’enoturismo redatto da Professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno a capo dell’Osservatorio sul turismo del vino, fornisce una fotografia tutt’altro che confortante sulla situazione delle Strade del Vino. Delle 133 Strade che fanno capo a Città del vino solo 25 hanno risposto ai questionari e moltissime hanno siti dove persino i telefoni e le e-mail non risultano aggiornati e attivi.

Gli armadi che uccidono il vino

Chi ama i grandi vini deve usare calici assolutamente inodori: diffidare di mobili antichi, scatole di cartone e detersivi  possono contaminare bicchieri e vino

Fattoria-de-Colle-cristalliera-sala-del-biliardo

Fattoria-de-Colle-cristalliera-sala-del-biliardo

Di Donatella Cinelli Colombini

Chi, come me adora i mobili di grande antiquariato e contemporaneamente i grandi vini si trova spesso a scegliere fra l’uno e l’altro. Infatti le credenze in legno con due o trecento anni di età hanno spesso subito trattamenti antitarlo, oppure piccoli restauri con l’uso di prodotti a base di cloro, in altri casi hanno trascorso decine d’anni in luoghi umidi dove si sono sviluppate muffe – il fungo armillaria mellea – il cui metabolismo produce TCA …. Le cause posso essere diverse ma il risultato è sempre lo stesso: i cristalli conservati all’interno di questi mobili rovinano il vino. Portando al naso il calice vuoto, esso risulta inodore ma versandoci dentro il vino sprigiona un fortissimo e devastante odore di tappo rovinando anche il più meraviglioso nettare di bacco. Si tratta del TCA tricloroanisolo un inibitore dell’olfatto che agisce sulle cellule nervose per cui l’unica percezione è uno sgradevolissimo odore di medicinale, tintura di iodio.
Non basta avvinare i bicchieri per risolvere il problema, bisogna lavarli con il detersivo. Ma c’è di più: l’inquinamento è velocissimo, bastano pochi giorni per inquinare i bicchieri. Spostando i calici in un altro armadio appestano tutti quelli che ci sono dentro come in una specie di contagio a catena.

mobili-antichi-che-contaminano-i-calici-da-vino

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I mobili antichi non sono i soli killer dei profumi del vino, anche le scatole di cartone trasmettono al cristallo delle puzzette sgradevoli. Sono quegli odorini di panno fradicio e di chiuso che, spesso, sovrastano l’aroma del vino.
Per chi, come me, dedica la sua vita alla vigna e alla cantina è quasi un oltraggio. Ma come si fa a rovinare il lavoro appassionato dei produttori con dei bicchieri che puzzano?

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E’ l’etichetta che fa vendere il vino?

E’ l’etichetta oppure è la qualità del vino che determina il successo di un’etichetta? Entrambe le cose ma sullo scaffale vincono etichetta e prezzo

Etichetta-premiata-a-Vinitaly-Giallo-Paglia-Etichetta-anno-vermentino

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Di Donatella Cinelli Colombini

In effetti l’etichetta ha un peso consistente nella decisione d’acquisto del vino sullo scaffale, almeno nel 71% dei casi, quando la scelta è d’impulso. Per questo il look ha un ruolo determinante nei vini da consumo quotidiano che vengono comprati in GDO mentre influenza meno la scelta dei clienti al ristorante che decidono in base alla wine list e con l’aiuto di un maitre o un sommelier. Vicki Denig per WineSeacher ha fatto una serie di interviste sull’argomento giungendo alla conclusione che l’etichetta interviene sulla decisione di acquisto in due modi: attraverso le informazioni che fornisce (su vitigno, zona di origine, alcool, storia, modalità di consumo) e tramite la grafica che indica lo stile generale del vino cioè la sua filosofia.
Chi lavora nel settore ha confermato che l’etichetta influenza persino i buyer << che brutta etichetta non voglio nemmeno assaggiare il vino>> .

etichette-capaci-di-distinguersi

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In certi casi costringe ad azioni provocatorie tipo la vendita di <<grandi vini con orribili etichette>> perché altrimenti nessuno li chiederebbe.

GRAFICA DELLE ETICHETTE DI VINO

In linea di massima le etichette si raggruppano in due grandi tipologie: quelle moderne e quelle classiche. In ogni caso il packaging dovrebbe essere la rappresentazione della filosofia aziendale ma sempre con un occhio al mercato. Ci sono infatti produttori che non accettano nessun compromesso << io vendo vino e non cerco di accaparrarmi clienti con l’etichetta>>. Opinione che potrebbe avere effetti disastrosi perché in rivendite che espongono migliaia di tipologie, i vini venduti sono quelli con packaging accattivane o singolare mentre quelli più anonimi attraggono solo se hanno un grande nome come Sassicaia o Paz & Hall. Questo è tanto più vero nei punti vendita senza assistenza dove il cliente deve scegliere da solo senza un professionista a consigliarlo.
Per i produttori storici il consiglio è quello di mantenere le etichette in uso da 50 oppure 100 anni ma non per questo sottostimare l’importanza del packaging come, purtroppo, fanno moltissimi enologi.

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SPEDIRE IL VINO DALLA CANTINA A CASA

Molti dei turisti del vino sono stranieri e fanno shopping in cantina solo se le bottiglie arrivano nelle loro  casa con un corriere. Istruzioni per la spedizione e il pagamento 

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

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Di Donatella Cinelli Colombini

La cantina turistica ha bisogno di spedire il vino a casa dei suoi visitatori, specialmente a quelli stranieri che arrivano in aereo. Sono sempre più numerosi e spesso hanno poco tempo ma alta capacità di spesa.  Quasi nessuno di loro accetta di trasportare il vino in valigia benchè le guaine wine-skine salvino quasi sempre i vestiti nel caso le bottiglie si rompano. E’ un tipo di trasporto poco pratico.

LA SPEDIZIONE COME MOLTIPLICATORE DELLE VENDITE

L’importanza di attrezzare la cantina per la spedizione ai clienti privati, viene moltiplicata dagli acquisti da casa via internet che, soprattutto nel caso degli enoturisti, sono molto frequenti.

Per questo le cantine turistiche devono sottoscrivere almeno un contratto con un corriere (Traco, DHL, Logistics, TNT, AWS,

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Toscana

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Express, Mail boxes …)  in modo da disporre di imballaggi, listini e moduli per le spedizioni. Ovviamente solo i vini rari, prodotti in piccole serie, oppure i fine wine ad alto prezzo, rendono conveniente la spedizione rispetto all’acquisto nell’enoteca vicino casa, ma le cantine italiane pullulano di vini d’autore per cui ricevono continue richieste di spedizione .

Le tariffe delle spedizioni dipendono dalla destinazione del vino, sono superiori quando le consegne sono espresse e quando le cantine hanno poche spedizioni mensili.

SPEDIZIONI DEL VINO IN USA

Per l’invio del vino in  USA la cantina deve usare il suo codice di sicurezza come nel caso di qualunque altra esportazione in quella nazione. Si tratta di un documento che va richiesto al  FDA (Food and Drugs Amministration) e,  per le aziende che ne sono sprovviste, può essere sostituito da quello del corriere, come Logistics, che si avvale del suo importatore. Ancora in USA, in alcuni stati è legalmente previsto che il corriere lasci la merce davanti alla porta del cliente. Questo comporta qualche problema perchè, se avviene un furto, è possibile ricevere la revoca del pagamento del vino e della spedizione. 

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Sideway al femminile è il film Wine Country

Wine Country è un film divertente, trasgressivo, decisamente nuovo e parla di sette amiche che viaggiano fra le cantine di Napa Valley

di Donatella Cinelli Colombini

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Il film Sideway è ricordato come la maggiore genialata per promuovere un territorio del vino – la Santa Ynez Valley a Santa Barbara – e il suo Pinot Noir. Racconta l’esilarante viaggio prematrimoniale di Jack fra cantine e assaggi. Fu realizzato nel 2004 ed ha avuto un successo mondiale grazie al modo autoironico e leggermente trasgressivo di raccontare la passione del vino e l’esperienza enoturistica.

Wine country sette amiche alla scoperta del vino

Oggi, a distanza di 15 anni, i protagonisti del viaggio alla scoperta del vino non sono due amici ma sette amiche che percorrono le strade del vino per festeggiare il cinquantesimo compleanno di una di loro. Lo scenario è ancora la California ma nella regione del vino più nota: Napa Valley.
Lo stile è ancora più friendly del celebre Sideway con le protagoniste decisamente intenzionate a godersi la vita senza nessun imbarazzo per essere sovrappeso, rotolare sull’erba, trovarsi su mezzi di trasporto improbabili – come una specie di ape con sedile posteriore – vestire abiti carnevaleschi tipo quelli celebrativi del compleanno “The big 5-oh!” e le felpe della Antonio’s Pizzeria…. Soprattutto viaggiano da sole, senza mariti e compagni, ma con la tipica abitudine femminile di confidarsi su questioni molto personali.

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Il turismo del vino come esperienza che arricchisce la vita

Il film presenta un modo spensierato e avventuroso di entrare nel mondo del vino senza alcun timore reverenziale. Parla di persone in cui ogni donna può identificarsi, almeno in parte e in situazioni che tutti hanno vissuto, almeno qualche volta, ma insegna a riderci su.
Wine Country, dal 10 maggio sulla piattaforma di streaming Netflix, ha l’attrice Amy Poehler al suo debutto come regista e un cast quasi interamente femminile con Tina Fey, Maya Rudolph e Rachel Dratch

Settimana del miele

Mettete le api nei vostri vigneti

Il progetto parte dal Friuli Venezia Giulia e crea un’alleanza fra vigneti e api all’interno di un ecosistema più salubre e ricco di biodiversità

api sull'uva

api sull’uva

Di Donatella Cinelli Colombini

Hanno iniziato Mariagrazia De Belli e le altre donne di Enomarket con il progetto “Eno Bee Api in Vigneto” che ha diffuso gli alveari nelle vigne del Friuli Venezia Giulia fino a convincere il Consorzio del Collio e produttori autorevoli come la mia amica Ornella Venica.

API SENTINELLE AMBIENTALI NEL VIGNETO

Le api sono sentinelle ambientali e muoiono se vengono usati prodotti fitosanitari dannosi come i piretroidi. La presenza delle api è quindi una garanzia di salubrità ambientale, rispetto del territorio e della biodiversità. Portarle nel vigneto stimola un equilibrio virtuoso perché le api

Settimana del miele

Settimana del miele a Montalcino alleanza fra api e vigneti

impollinano quindi agevolano l’allegagione (formazione del frutto), inoltre succhiano lo zucchero dagli acini danneggiati riducendo il rischio di botrite. La vecchia credenza che le api bucassero gli acini per cibarsi della polpa è sbagliata e i vignaioli non hanno nulla da temere dalle laboriose amiche alate. Le api vanno solo sugli acini già aperti e, se ci riescono, li prosciugano evitando il marciume.

API CUSTODI DELLA BIODIVERSITA’

Sono anche fra i custodi dei lieviti, infatti una ricerca della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, sviluppata in collaborazione con l’Università di Firenze ed il Cnrs di Montpellier, pubblicata dalla rivista statunitense Pnas – Proceedings of the natural academy of sciences, ha dimostrato che il Saccharomyces cerevisiae cioè il lievito responsabile della fermentazione alcolica da cui si origina il vino, vivono e svernano nell’intestino di vespe sociali e calabroni. Sono loro i custodi della biodiversità dei lieviti che accresce le specificità locali dei vini con essi ottenuti.

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FIDELIZZARE IL TURISTA DEL VINO

Fidelizzare un cliente è molto meno costoso che conquistarne uno nuovo. Fra i clienti più fidelizzabili c’è il turista che ha visitato la cantina

fidelizzare-i-turisti-del-vino-Violante-Gardini in cantina

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Di Donatella Cinelli Colombini

Uno degli esiti più importanti dell’accoglienza enoturistica ben fatta è la creazione di un rapporto emotivo forte fra i visitatore con i luoghi e le persone. Un legame che in certi casi diventa quasi una parentela. Ho visto piccoli vignaioli che, senza parlare una parola d’inglese, avevano un’amicizia fortissima con famiglie tedesche o inglesi che tornavano ogni anno a comprare il loro vino solo per la gioia di mangiare a casa loro una semplicissima pasta al sugo. Clienti talmente affezionati da sentirsi parte della famiglia e fare centinaia di chilometri per partecipare al funerale dei nonni.

TRASFORMARE I TURISTI IN CLIENTI AFFEZIONATI

 

Senza la possibilità di dilatare un simile rapporto per le migliaia di visitatori che arrivano in cantina ogni anno, è comunque necessario creare un rapporto affettivo con gli enoturisti e mantenerlo. Il turista del vino ha visto l’azienda, conosce le sue produzioni e magari ha postato la propria foto con i produttore nel suo profilo Facebook. E’ quindi più interessato di altri a sapere cosa c’è di nuovo e più disposto a preferire i  vini di quella determinata cantina rispetto a quelli di un’azienda che non ha visto.

Fidelizzare-il-turista-del-vino-racconto della-quotidianità

Fidelizzare-il-turista-del-vino-racconto della-quotidianità

CONTATTI PERIODICI COME STRUMENTO DI FIDELIZZAZIONE

Instaurare un rapporto continuativo serve a far ritornare il nostro enoturista oppure di fargli comprare le nuove bottiglie ma la tecnica per raggiungere questi obiettivi varia da cantina a cantina. C’è chi inserisce i visitatore nel “Club degli amici ” e gli invia un house organ quindicinale, chi gli manda qualche messaggio augurale, chi invece usa la tecnica call-center e gli telefona per salutarlo e offrirgli l’acquisto delle nuove annate.

LEGGE SULLA PRIVACY E DATA BASE

Il punto di partenza di queste azioni è comunque sempre il modulo che l’enoturista deve firmare e che contiene la liberatoria per la privacy (procurarsi la versione aggiornata dal proprio consulente).

giudicare-i-vini-Bordeaux-en-primeur

E’ tempo di cambiare il modo di giudicare i vini?

Polemic

giudicare-i-vini-Bordeaux-en-primeur

giudicare-i-vini-Bordeaux-en-primeur

he, idee e suggerimenti per i wine critics che si trovano alle prese con la crescente influenza delle recensioni dei consumatori nei portali del vino

Polemiche e riflessioni sul ruolo e i metodi della critica enologica. Un argomento caldissimo nell’ultimo anno dopo la campagna social del rivenditore inglese Naked Wines con le sue “5 golden rules to choosing a good bottle of wine” cinque regole d’oro per comprare il vino.

NAKED WINES E LE SUE CINQUE REGOLE D’ORO PER COMPRARE IL VINO

Si tratta di una campagna del 2018 in cui comparivano frasi del tipo << …don’t trust wine critic recommendations either – they need to seem useful, or they’ll be out of a job! So they invent trends and get paid to push you toward certain wines … the best thing to do is look for real customer reviews>> non fidatevi dei consigli dei critici del vino, costoro devono sembrare utili, per non rimanere senza lavoro! Così inventano le tendenze e vengono pagati per spingervi verso determinati vini … la cosa migliore da fare è guardare le recensioni dei veri consumatori>>. Frasi che hanno scatenato un putiferio al punto che Rowan Gormley, responsabile di Naked Wines ha dovuto scusarsi con i critici che minacciavano querele.

La polemica si è affievolita ma non si è spenta del tutto, soprattutto in Gran Bretagna e WineSearcher pubblica un divertente articolo di Oliver Styles che sviluppa,

Firenza-Chianti-Classico-anteprima

giudicare-i-vini-Firenza-Chianti-Classico-anteprima

con toni più misurati ma diverse frecciate, l’argomento della critica enologica all’indomani delle degustazioni en primeur sui vini di Bordeaux.

E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE I GIUDIZI SUI VINI?

La domanda che viene posta è <<E’ il momento di cambiare i giudizi sui vini?>> Il giudizio del critico che assaggia in solitudine tende a polarizzare i giudizi punendo e premiando molto ma fa emergere i vini di grande personalità. Il panel composto da un gruppo di esperti si avvicina di più al giudizio dei consumatori evoluti, è insomma più “popolare”.
Il punteggio assegnato da un singolo degustatore diventa ancora più complicato in occasione delle “en primeur” quando riguarda un vino di sette mesi in rapida evoluzione per il quale bisogna prevedere il futuro livello qualitativo. Si tratta di rating difficilissimi che costringono molti critici a ripetere il barrel tasting più colte a distanza di giorni evidenziando una grande incertezza.
Da qui un’idea che, appare stravagante, ma forse non è poi così strana: il metodo degli Oscar del cinema. Cioè chiedere ai critici e ai produttori di cercare una valutazione unanime.

Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

WINE WEDDING E LA CANTINA DIVENTA UN NIDO D’AMORE 

L’evento in cantina più remunerativo è il matrimonio. I wine wedding  sono di moda in tutto il mondo. Toscana migliore wedding destination in Italia

Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Wine-wedding-Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Le coppie italiane si sposano sempre meno ma gli stranieri scelgono spesso l’Italia per il giorno che celebra il loro amore. Secondo l’indagine 2018 del Centro Studi Turistici di Firenze, il business dei matrimoni esteri in Italia supera il mezzo miliardo e la Toscana è in posizione leader con il 30,9 % del giro d’affari complessivo pari a 160 milioni di Euro e mezzo milione di presenze.

IL BUSINESS DEI MATRIMONI STRANIERI

Ma sono i dettagli che fanno impressione: le 2.700 coppie che hanno scelto di dire “Si” in Toscana hanno speso una media di 59.000€ per ogni matrimonio. Ovviamente la forbice è

molto ampia fra gli eventi milionari di Castiglion del Bosco – Montalcino (Ferragamo) e quelli molto semplici nei casali, ma sicuramente si tratta di un business lucroso. Le ville sono le più richieste (38,3%) e subito sotto gli agriturismi (20,8%). I mesi preferiti giugno e

wine-wedding-matrimonio-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

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settembre, la destination preferita Firenze (15%) seguita da Fiesole e da Certaldo. Vale la pena soffermarsi su quest’ultima città per esaminare l’opera del Comune come un esempio di marketing turistico ben riuscito.

CERTALDO DOVE NACQUE BOCCACCIO E DOVE I MATRIMONI RICHIAMANO IL DECAMERONE

Certaldo è il luogo natale di Giovanni Boccaccio, cioè dell’autore del Decamerone, simbolo del medioevo più godereccio e persino erotico. Ebbene il Comune organizza ogni anno Mercantia, una festa medioevale di grandissimo successo. Oltre a questo ha riunito fotografi, agenzie di teatro, ristoranti e naturalmente wedding planner per dar vita a Certaldo Wedding proponendo la cittadina toscana come luogo di matrimoni unici perché capaci di creare una cornice medioevale e addirittura boccaccesca intorno ai novelli sposi.

evento-in-cantina-per-gli-enoturisti-Gianluca-Morino e Donatella-Cinelli Colombini

GLI EVENTI DELLA CANTINA PER I SUOI TURISTI

Il turismo è sempre più attratto da esperienze da vivere, momenti unici, che arricchiscono di conoscenze e di amicizie. Le cantine devono offrirli ai loro clienti

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per questo l’offerta enoturistica si sta punteggiando di soggiorni a tema e piccoli eventi destinati ai wine lovers. Si tratta, per lo più di degustazioni a pagamento. Sono di questo tipo le verticali di annate antiquarie guidate da un enologo celebre, le degustazioni comparative che coinvolgono cantine di altre zone d’Italia o del mondo, i pranzi cucinati da chef famosi abbinati ai propri vini, oppure le “comparsate” di personaggi televisivi. Si tratta di piccoli eventi che vengono proposti ai clienti più affezionati oppure ai membri del club aziendale (Amici della cantina ….) che si sentono privilegiati partecipanti di qualcosa di esclusivo che accresce le loro conoscenze e il grado di affezione nei confronti della cantina.

EVENTI NELLE CANTINE PER GLI ENOTURISTI:  SINGOLI O A RETE

Gli eventi in cantina destinati ai wine lover possono essere anche all’interno di network più grandi come avviene per “Cantine aperte

Eventi in cantina per enoturisti Cantine aperte 2015 Montalcino Casato Prime Donne

Eventi in cantina per enoturisti Cantine aperte 2015 Montalcino Casato Prime Donne

oppure “Calici di Stelle”, quest’ultimo in partnership con le Città del vino.
In questi due eventi la comunicazione è sviluppata dalle associazioni nazionale e regionale del Movimento Turismo del Vino. L’afflusso dei visitatori è consistente anche se concentrato sui territori e i brand più noti e presenta un target molto vario che raramente coincide con quello delle singole aziende . In particolare Cantine Aperte, che io ho ideato nel 1993 per promuovere l’enoturismo in Italia, mostra segni di stanchezza e andrebbe focalizzata sulle nuove offerte di ogni destination favorendo una diversificazione di proposte e spingendo ogni cantina a azioni di comunicazione e marketing a tutto vantaggio dei flussi permanenti diretti
verso di essa.

                                               

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