Forum: vino e tanto altro

Graziana Grassini Sassicaia

L’inarrestabile successo del Sassicaia

Dopo il I° posto nella classifica dei TOP 100 di Wine Spectator arrivano i 100 centesimi di Robert Parker. La stella di San Guido brilla sempre più forte

Sassicaia

Sassicaia

Di Donatella Cinelli Colombini
Oltre che bravissimi sono gentili, non si danno arie, anzi vestono, parlano e si comportano con estrema semplicità e riservatezza, da autentici aristocratici.
E’ proprio questa austerità elegantissima in ogni particolare ma manca la più lieve traccia di ostentazione, che fa impazzire i competitori <<ma come fanno ad avere tutto quel successo senza fare assolutamente niente>>, è il commento sbalordito di tutti gli altri. Un pizzico di invidia e la parola niente che racchiude tante cose: niente sgomitamenti alla ricerca dei riflettori, niente eventi faraonici, niente libri autocelebrativi, niente sovraesposizione mediatica delle bottiglie e delle persone …. La cosa grande è solo l’incremento di valore delle bottiglie che è stato evidenziato da Liv-ex  il portale del vino di lusso. Una crescita che, negli anni recenti, ha avuto performance superiori anche ai maggiori chateau francesi.

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Sassicaia-Priscilla-Incisa-della-Rocchetta-con-l’Académie-internationale-du-vinfrancesi.

TENUTA SAN GUIDO A BOLGHERI

La tenuta in cui nasce il vino Sassicaia è un luogo leggendario per tanti motivi. C’è la fila dei cipressi cantato dal Premio Nobel della letteratura Giosuè Carducci “, che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti”.
C’è la scuderia della Razza Dormello Olgiata, quella del super cavallo Ribot, uno dei più prodigiosi campioni di galoppo di tutti i tempi.
C’è la prima oasi naturalistica italiana creata da Mario Incisa della Rocchetta che fu anche primo presidente del WWF.
In questa sequenza di eccellenze c’è il vino che per primo riuscì a battere le bottiglie francesi sfidandole con il loro vitigno principe, il Cabernet Sauvignon. Era il 1978, a Londra, il critico Hugh Johnson all’epoca senza rivali per notorietà e autorevolezza organizzò, per la rivista “Decanter” la degustazione bendata dei 33 migliori Cabernet Sauvignon del mondo e, a sorpresa, Sassicaia 1975 vinse.

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Il mercato top del vino USA ha smesso di crescere

I consumi di vino USA salivano dal 1993 ma ora non crescono più: i “Baby boomers” vanno in pensione e i “Millennials” non sono innamorati del vino

USA-consumatori-di-vino-top-New-York-Wine-Experience

USA-consumatori-di-vino-top-New-York-Wine-Experience

Di Donatella Cinelli Colombini
La buona notizia è che in USA i vini oltre i 10$ aumenteranno le loro vendite perché il mercato si sta spostando su bottiglie considerate premium cioè più buone e più care delle commodity. Le notizie arrivano da The Wine Intelligence US Landscapes 2019. <<The number of regular drinkers in the US aged under 55 has fallen from 88 million in 2015 to 84 million in 2018, despite the population of adults of drinking age rising over the same period>> i bevitori abituali USA sotto i 55 anni sono diminuiti di 4 milioni nel 2018 nonostante la popolazione di quella età sia aumentata. Triste per noi che produciamo vino e vediamo gli USA come principale mercato delle nostre bottiglie.

MENO VINO PIU’ BUONO IN USA

USA-Vineyard-wine-shop-Violante-Gardini

USA-Vineyard-wine-shop-Violante-Gardini

Gli USA sono una nazione “assetata” che nel 2018 ha speso 253 miliardi in bevande alcoliche. La ricerca Bw166 conferma i dati esposti sopra: lo scorso anno i volumi hanno smesso di crescere ma il business segna un + 3,61 che indica lo spostamento verso vini più cari << Il prezzo medio per una bottiglia (0,75 litri) è stato di 10,84 dollari (esclusi i ricarichi al dettaglio)>> scrive Trebicchieri settimanale economico del Gambero Rosso che osserva con molta attenzione il mercato principale dei vini recensiti nella Guida d’Italia. In effetti per ora le importazioni dall’Italia premiano proprio la qualità e il 2018 chiude in crescita del +9,3% in valore e del +2,2% in quantità.

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L’agricoltura ha bisogno di ruralmanager ma chi li forma?

Le Facoltà di Agraria insegnano a produrre ma poco il management e il marketing dell’agroalimentare mentre le multinazionali degli agrofarmaci formano ruralmanager

Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

Di Donatella Cinelli Colombini

745.000 aziende agricole in Italia, di cui poco meno di un terzo diretta da  donne e solo una su dieci guidata da un giovane sotto i 35 anni. A fronte di questo panorama piuttosto maschilista ed invecchiato, le facoltà di agraria vedono crescere le iscrizioni a ritmi vertiginosi e negli ultimi cinque anni hanno aumentato gli studenti del 36% fino a toccare i 45.566 futuri agronomi. In effetti il tasso di occupazione dei neo laureati a un anno dalla fine del ciclo universitario è del 73%,quindi più che buona. Sono loro i futuri ruralmanager a cui viene chiesto di cambiare il profilo delle imprese e del lavoro agricolo.

COSA INSEGNANO LE FACOLTA’ DI AGRARIA

Ma cosa devono sapere i “fattori” delle aziende moderne? Cioè cosa chiedono loro le imprese rurali nel colloquio di assunzione e,            soprattutto, queste competenze sono le stesse insegnate all’università?
Va detto che le facoltà che un tempo si chiamavano “Agraria” sono ora spacchettate in tanti corsi di laurea su

Università di Davis fuori lezione

Università di Davis fuori lezione

produzioni alimentari, produzioni animali, enologia, settore forestale e naturalmente “scienze e tecnologie agrarie”. L’ultimo arrivato è il paesaggio per il quale, a Firenze, nel mese di gennaio è partito un Master dedicato proprio al paesaggio agrario. Andando a vedere gli insegnamenti ci rendiamo conto che l’università,  salvo poche eccezioni, forma consulenti ma non futuri manager aziendali dell’agricoltura.
Nel corso più specificamente rurale abbondano gli insegnamenti di chimica, biochimica, coltivazioni e fisiologia vegetale, estimo, statistica, enologia, matematica, economia, animali, tecnologie delle produzioni agroalimentari, idraulica, difesa ambientale e della salute ….. pochissimo marketing, niente management, niente comunicazione, poco diritto, poco inglese, poco sulla gestione aziendale e nessuna nozione sul turismo. Insomma, se consideriamo i futuri colloqui di assunzione del neo laureato, c’è di che preoccuparsi per lui.

Manager del turismo in cantina

Il turismo in cantina ha bisogno di manager oltre che di addetti specializzati. Per ora esiste una sola figura ma presto nascerà il back office enoturistico

Donatella Cinelli Colombini

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-ITB-Berlino

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-ITB-Berlino

Nella stragrande maggioranza delle cantine italiane la persona addetta al turismo del vino svolge tutte le funzioni ma nella realtà esistono due ruoli diversi, come per le strutture ricettive, un front office, che è a diretto contatto con il pubblico, e un back office, che funge da regia.

Back office della cantina turistica

Il back office della cantina turistica è il luogo in cui vengono creati i prodotti e gli eventi, gestito il personale, in cui viene fatta l’attività commerciale, di marketing e di comunicazione; vi è un controllo sulla regolarità fiscale, amministrativa e sanitaria dell’incoming in cantina.

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-BIT-Milano

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-BIT-Milano

Il manager dell’incoming turistico in cantina ha le seguenti responsabilità:
• Creazione dell’offerta e degli eventi
• Marketing e commercializzazione
• Comunicazione
• Applicazione delle normativa amministrativa, fiscale, sanitaria
• Management

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Vi presento una grandissima produttrice spagnola: Maria José Lopez de Heredia Montoya e la sua Viña Tondonia, fra le più antiche e prestigiose della Rioja

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Di Donatella Cinelli Colombini

WE TRUST! Ci crediamo. Questa frase racchiude il paradosso di una cantina tenacemente attaccata alle tradizioni e contemporaneamente capace di produrre vini dal gusto moderno. <<New technology is fine, but you can’t forget the logic of history>> “Le nuove tecnologie vanno bene, ma non possono farci dimenticare la logica della storia”, ha detto Maria José Lopez de Heredia Montoya a Eric Asimov del New York Times.  E in effetti la famiglia è un paladino della tradizione senza eguali nel mondo.

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

MARIA JOSE LOPEZ DE HEREDIA MONTOYA

Ho conosciuto Maria Josè  all’Académie Internationale du Vin di cui facciamo parte sia io che lei. E’ minuta, vivacissima e molto loquace, ha un viso sorridente, capelli corti brizzolati con una frangetta che le scende continuamente sugli occhi.

La sua cantina sembra il villaggio delle fiabe con muri in pietra e tetti molto spioventi di tegole rosse. La torre “Txori Toki” casetta per gli uccelli in basco, fu costruita dal fondatore, il bisnonno della mia amica Maria José,  Don Rafael López de Heredia y Landeta, nel 1877 per guardare i suoi vigneti dall’alto. La  cantina ha dimensioni enormi: 53000 metri quadrati di cui quasi ventimila sotto terra.

LOPEZ DE HEREDIA

Nella tinaia ci sono 72 tini di legno per la vinificazione, fra cui contenitori enormi da 640 ettolitri.

Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell'accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara

Voce, espressione e linguaggio del corpo delle enoguide

Nell’accoglienza in cantina conta ciò che viene detto ma soprattutto come viene detto, cioè il tono di voce e i messaggi emessi da volto e corpo

Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell'accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara

Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell’accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara

Di Donatella Cinelli Colombini

VOCE: TONO, RITMO, ESPRESSIVITA’, BREVITA’

Bisogna trasformare emozioni in parole. La voce deve far entrare l’enoturista in un mondo di passioni, di valori, di sensazioni positive e di amore per la terra e il vino.
Ma innanzi tutto è necessario che il visitatore ci senta, la guida che parla sottovoce mette in difficoltà chi lo ascolta.
Il tono di voce è fondamentale per trasmettere emozione. Parlare in modo monocorde, senza pause e senza cambi di ritmo crea disaffezione, annoia, fa calare l’attenzione e trasforma qualunque discorso in una lezione che si ascolta malvolentieri.

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Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell’accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara-CasatoPrimeDonne-Violante-Gardini

Fanno lo stesso effetto le guide prolisse. Meglio parlare poco. Superare i 5 minuti per ogni spiegazione significa vedere gli occhi dei turisti che vagano disperati alla ricerca di altro. Attenzione alle pause di silenzio troppo lunghe, perché possono risultare imbarazzanti e abbassare la temperatura emotiva dei nostri enoturisti.

IL LINGUAGGIO NON VERBALE DELLA COMUNICAZIONE

Riprendiamo l’insegnamento di Albert Mehrabian e le sue celebri percentuali relative all’impatto delle varie componenti della comunicazione fra le persone: 7%-38%-55%. 7% è l’effetto dei contenuti, 38% quello della voce e 55% del linguaggio del corpo.

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Comunicazione in cantina: le parole non bastano

Emozionare positivamente il visitatore fino dal primo momento e poi usare immagini, comunicazione verbale e non verbale per fargli amare la vostra cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

Accoglienza-in-cantina-Montalcino-Casato-PrimeDonne

Accoglienza-in-cantina-Montalcino-Casato-PrimeDonne

L’accoglienza in cantina è anche una questione di stile: linguaggio non verbale, gentilezza, sorriso,
Partiamo dalle teorie di António Rosa Damásio uno dei geni che hanno rivoluzionato le neuroscienze <<non siamo macchine pensanti che si emozionano bensì macchine emotive che pensano>> in altre parole sono le emozioni il vero drive della nostra mente e anche del nostro corpo. Nel 2017 il Premio Nobel per l’economia è andato al maggiore esperto della psicologia applicata ai consumi Richard Thaler che ha dimostrato al mondo come anche i grandi fenomeni economici abbiano una radice irrazionale e istintiva.

LA PRIMA IMPRESSIONE

Come raccontarsi ai turisti del vino Cantina CasatoPrimeDonne Sommelier Brasiliani

Come raccontarsi ai turisti del vino CasatoPrimeDonne Sommelier Brasiliani

Noi che ci occupiamo di turismo del vino dobbiamo sempre tenere presente che la prima impressione come il primo amore <<non si scorda mai>> si radica nella mente e difficilmente viene spazzata via dalle esperienze successive. Per questo la cantina progettata dal grande architetto, così come la bottiglia dal packaging raffinato creano l’aspettativa di un grande vino e addirittura lo fanno percepire, nella degustazione, più buono di quello che è. L’emozione positiva provata all’inizio si proietta il quello che avviene dopo grazie all’ossitocina, il così detto “ormone della fiducia” perché viene secreto in situazioni gradevoli.

Dress code dell’accoglienza turistica

Niente scolli, tacchi a spillo e profumi ma uno stile smart che “sa di campagna” oppure di vecchia campagna: ecco il dress code dell’enoturismo

dress-code-dell'enoturistmo-Trekking nei vigneti - Fattoria del Colle

dress-code-dell’enoturistmo-Trekking nei vigneti – Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Nel 2005 partecipai a una missione OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) in Cina e visitammo la Zhangyu , la più antica  fra le grandi imprese enologiche del gigante asiatico. Stava realizzando il suo secondo Chateau vicino a Pechino, con l’obiettivo di sviluppare l’enoturismo. Io ero nella delegazione proprio in veste di esperta di turismo del vino. Durante la degustazione mi accorsi che le persone addette a servire il vino vestivano un tailleur blu come gli impiegati degli alberghi. Questo le rendeva meno credibili nel ruolo di testimonial del vino. Dunque consigliai di far indossare loro dei grembiuli rossi da cantina che, nella mia visita successiva, erano diventati una specie di uniforme del personale di accoglienza.

Zhangyu-Cina

Zhangyu-Cina

APPARIRE CREDIBILI NEL PROPRIO RUOLO

Questo esempio vuole evidenziare l’importanza di apparire nel proprio ruolo. In altre parole l’abito non fa il monaco, ma lo fa apparire come un monaco per cui gli addetti all’enoturismo devono sembrare, al primo colpo d’occhio, dei credibili portavoce della realtà enologica in cui lavorano.

Formazione degli addetti all’accoglienza in cantina

L’inverno è il momento per formare gli addetti all’accoglienza enoturistica in modo che conoscano la cantina, i vini e molto ancora

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Di Donatella Cinelli Colombini

La formazione richiede almeno quattro mesi e va fatta da dicembre a aprile quando, solitamente, i turisti del vino non arrivano. In questo periodo è attivo il back office turistico cioè quello che risponde alle richieste di visita, gestisce la comunicazione internet, produce il materiale informativo, partecipa alle fiere, crea le proposte turistiche e le manda alla stampa e alle agenzie.
Il neo assunto impara le cose più semplici di queste attività ma soprattutto conosce l’azienda di cui sarà portavoce nei confronti dei turisti e impara a gestire individuali e gruppi enoturistici.

COSA INSEGNARE AGLI ADDETTI ALL’ACCOGLIENZA ENOTURISTICA

• Le caratteristiche dell’azienda e dei vini

formazione-formazione-degustazione-in-cantina

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• Le denominazioni principali del territorio
• La visita guidata
• La degustazione guidata
• La vendita del vino
• Le pratiche amministrative

CONOSCERE CANTINA, VINI E TERRITORIO

Per il new entry è utile leggere tutta la documentazione aziendale, anche quella pubblicata nel sito e le schede di tutti i vini. Visitare vigneti e cantina insieme a agronomi e cantinieri. Procurarsi le informazioni principali sulle denominazioni a cui questi appartengono e studiarle. Leggere i depliant turistici sulla zona e visitare i principali monumenti. Seguire visite e degustazioni guidate fatte da persone più esperte.

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Selezione degli addetti all’accoglienza in cantina

Selezione, competenze e formazione degli addetti all’accoglienza in cantina. Mancano i corsi e quindi le aziende fanno da sole, puntando sull’inglese

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Addetti-all’accoglienza-in-cantina-selezione

Di Donatella Cinelli Colombini

In Italia ci sono oltre 20.000 cantine aperte al pubblico e tutte hanno bisogno di addetti all’accoglienza, ma non esistono corsi che li formano: attualmente le aziende fanno tutto da sole con costi non indifferenti.
Questi appunti servono ai giovani che vogliono lavorare nell’accoglienza turistica in cantina, per i titolari o i manager che li selezionano ma soprattutto per chi decide i corsi di laurea, gli FTS o i master affinchè crei percorsi formativi adeguati.

LE COMPETENZE DEGLI ADDETTI ALL’ACCOGLIENZA IN CANTINA:

• Inglese: molto fluente sia scritto che parlato

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Addetti-all’accoglienza-in-cantina-selezione

• Vino: le nozioni base della degustazione organolettica e dei processi produttivi, le denominazioni principali della regione in cui ha sede la cantina
• Turismo: dati generali sul territorio e capacità di relazione
• Nozioni base di carattere amministrativo (bolle, fatture, prima nota)

TEST DI INGLESE

Nei colloqui di assunzione la prima cosa da accertare è la padronanza dell’inglese. Il test on line è indispensabile così come una conversazione sul vino che parte da un articolo di una rivista specializzata. La domanda << What would you suggest to a visitor who is asking for some attractions around the winery ?>> potrebbe essere un bel banco di prova.

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Podcast lo storytelling on line

Podcast video e documenti sonori trasmessi on line sono una nuova opportunità per raccontarsi e incrementare il turismo del vino

Italian-wine-Podcast

Italian-wine-Podcast

Di Donatella Cinelli Colombini

Podcast, lo storytelling  streaming legato al vino arriva in Italia con Monty Wallin e apre nuovi orizzonti alla comunicazione e dell’enoturismo.
Durante Wine2wine 2018 a Verona “Italian Wine Podcast”, “Vinepair” e “The Uk wine show” hanno presentato testimonianze sonore o video legate al vino e diffusi in streaming. Un modo di raccontare accessibile nei costi e diffuso con le stesse tecnologie che permettono di ascoltare la musica sullo smartphone o in altro dispositivo. Ovviamente quello che conta sono i contenuti, il target di riferimento e la lingua utilizzata.

ITALIAN WINE PODCAST

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WineSpectator-video-contest-The-soul-of-Barolo

Finora i podcast sono stati usati per generare traffico nei siti. Non vivono quasi mai di vita propria ma piuttosto per arricchire i contenuti e per creare un rapporto più diretto fra il produttore e i suoi wine lovers. Per le cantine il podcast, ha spiegato Monty Waldin, autore di Italian Wine Podcast a WineMeridian <<non può essere l’unico mezzo, ma deve essere inserito in un corretto marketing mix. Oltre ad avere qualcosa di interessante da dire, ci vogliono le persone giuste, altrimenti si rischia di risultare davvero noiosi. Sarebbe bello poter ascoltare qualcuno che, in modo accattivante, racconta della cantina, delle vigne, delle scelte che vengono fatte riguardo ai vini (per esempio perchè si utilizza un tipo di tappo o bottiglia oppure come è andata la vendemmia…), degli eventi a cui si parteciperà, di aggiornamenti sulla presenza nei mercati. Non c’è alcun limite>>.
Monty Waldin ha spiegato che la maggior parte degli utenti ascoltano i suoi
podcast nel viaggio casa-lavoro. Le preferite sono le storie delle piccole cantine familiari e la maggior parte degli ascoltatori sono americani: New York, Los Angeles e San Francisco.

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Meglio il vino della finanza perchè rende di più

Le grandi bottiglie rendono più dei patrimoni azionari sia nel breve che nel lungo periodo. Per questo i caveau blindati si stanno riempiendo di vino

Grandi-vini-italiani-Ornellaia-Sassicaia-Solaia

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Di Donatella Cinelli Colombini

Gianni Agnelli, grande industriale ma anche uomo che sapeva vivere alla grande diceva <<preferisco investire in vino che in azioni quotate in borsa:il vino se proprio andasse male l’investimento me lo posso bere, con le azioni non ci posso fare niente!>> Una frase diventata celebre che ha anche anticipato i tempi perché le bottiglie sono diventare davvero meglio dei titoli azionari come ha dimostrato Liv-ex il portale dei collezionisti di vini di lusso.

LIV-EX CONFRONTO FRA RENDIMENTO DEL VINO E DELLA BORSA

 

Château Latour

Meglio-il-vino-della-finanza-Château Latour

Va detto che Liv-Ex si occupa delle blue chip del vino cioè delle bottiglie con valore più alto e più stabile. C’è un indice, il Liv-ex 50 che riguarda solo i First Growths cioè Château Latour, Château Lafite Rothschild, Château Margaux, Château Haut-Brion e Château Mouton. Il numero delle referenze si allarga nel Liv-ex Fine Wine 100 ed è ancora più ampio nel Liv-ex 1000 che prende in esame anche il prezzo di moltissimi vini italiani: Sassicaia, Solaia, Tignanello, Ornellaia, Masseto, Guado al Tasso, Gaja, Tua Rita, Giacomo Conterno.
Proprio quest’ultimo ha fatto segnare un incremento di valore medio del 10% nel solo 2018. Ancora meglio le bottiglie borgognone con un’autentica impennata di valori che sfiora il 35% in un anno. Gli investitori di borsa, che hanno visto i loro patrimoni in perdita, si pentiranno di non aver scommesso sulle bottiglie pregiate.
Anche gli incrementi di valore nel lungo termine sono estremamente vantaggiosi. Negli ultimi 15 anni il prezzo delle bottiglie, esaminate da LIV-ex, è cresciuto di oltre il 200% mentre gli indici sull’aumento dei valori di borsa erano, nella migliore delle ipotesi del 140%( Standard & Poor’s 500) mentre, nello stesso periodo Ftse 100, relativo alle società più capitalizzate al London Stock Exchange, cresceva del 59,2%.

Borgogna-il-vino-del-futuro-sarà-diverso

Il vino del futuro per me e per Ferraro

Come saranno i vini del futuro? Per me le parole chiave sono cannabis, stranezza e Cina. Luciano Ferraro invece dice: clima e rispetto ambientale

Donatella-Cinelli-Colombini-vino-del-futuro

Donatella-Cinelli-Colombini-vino-del-futuro

Di Donatella Cinelli Colombini,

Ho preso spunto da un articolo di Luciano Ferraro che, come sempre, anticipa e commenta le tendenze con spirito da pioniere, per una personale riflessione su cosa berranno i consumatori cioè il vino del futuro.
Prima delle opinioni di Luciano Ferraro vi propongo le mie tre: cannabis, noia e Cina.

IL VINO DEL FUTURO SECONDO DONATELLA: CANNABIS, STRANEZZA E CINA

La marijuana sta entrando a passi veloci nel mondo del vino e l’investimento di 4 miliardi del maggiore gruppo enologico mondiale – Costellation – nel colosso canadese Canopy Growth. Rob Sands è un chiaro segnale, al pari del calo di consumi di vino in USA. Chi beve per sballarsi usa più volentieri la marijuana che viene aggiunta a cibi e bevande con scopo “ricreativo” e in modo del tutto legale in tantissimi Paesi.
Altra tendenza è il “famolo strano” cioè la corsa alla stravaganza al solo scopo di offrire ai consumatori qualcosa di diverso. La stessa tendenza è presente nella pittura, nella moda, nel design… Una deriva barocca che nell’esagerare trova lo stimolo e, spesso, la chiave del successo.

Borgogna-il-vino-del-futuro-sarà-diverso

Borgogna-il-vino-del-futuro-sarà-diverso

LA CINA E IL VINO

Terzo elemento di grande cambiamento, nel mercato mondiale del vino, è la Cina che adesso produce oltre 12 milioni di ettolitri di vino l’anno e vuole che il suo stile – derivante dai terroir locali, dai vitigni e dagli ibridi cinesi – sia più apprezzato per cui ha dichiarato di voler introdurre il suo sistema di rating.

Si tratta di una decisione della China Alcoholic Drinks Association (CADA) cioè di un organo governativo sul consumo in risposta ai giudizi negativi delle giurie internazionali dei concorsi e dei grandi giornali rispetto alle produzioni tipicamente cinesi. La Cina è ormai il 5° mercato mondiale, con prospettive di ulteriore crescita nel breve termine.
L’introduzione di un parametro di giudizio influente, che penalizza il vino di importazione e premia quello locale, potrebbe essere un problema per le nostre bottiglie e anzi diffondere uno stile nuovo a livello mondiale, un “famolo strano all’asiatica” come è avvenuto nella moda che ha adottato i pantaloni larghi e corti, i disegni a tinte pastello e altri elementi di gusto esotico.

I giovani tornano ad amare l’agricoltura

Al nono posto fra i mestieri amati dai giovani fra i 17 e i 30 anni c’è il vignaiolo con il 17% delle preferenze. Coltivare la terra diventa di moda

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, fattoria del Colle, Toscana

Nella classifica stilata da Klaus Davi ci sono tre professioni di tipo creativo (stilista 41%, designer di occhiali 36% e di interni 27%) e tre lavori artigianali: sarto, orafo e calzolaio oltre al project manager. Scelte molto diverse dal posto fisso impiegatizio a cui aspiravano la maggioranza dei giovani italiani fino a vent’anni fa, scelte che appaiono collegate alla convinzione del primato del Made in Italy, in termini qualitativi, e alla possibilità che esso generi stabilità di lavoro e guadagno.
Riflessione giusta ma che forse sottostima la difficoltà di lavori creativi o artigianali che richiedono anni di preparazione oltre che doti artistiche innate non proprio diffusissime.

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

Il confronto fra l’entusiasmo dei giovani e i dati diffusi da CNA e Confartigianato sulle piccole imprese in grandissima difficoltà balza agli occhi e evidenzia la distanza che separa la realtà dai sogni delle nuove generazioni. Ma è forse l’ esigenza di lavori con orari più flessibili, maggiore possibilità di esprimere la propria personalità e in rapporto con la natura, è più diffusa di quanto ci si aspettasse.
All’inizio di settembre, alla Fiera del Levante, la Coldiretti ha sottolineato alcuni dati <<fra i 30mila giovani sotto  i 40 anni che nel 2016-17 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea, ben il 61% è concentrato nel Meridione e nelle Isole>>; questo significa che 18mila giovani del Sud vedono nelle campagne un’opportunità di lavoro e realizzazione personale.

                                               

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