Forum: vino e tanto altro

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Previsioni 2019 per il vino: un anno pieno di incognite

2019 previsioni per il vino poche certezze: i macro trends e-commerce, il salutismo e le bevande senza alcool, il cannabis e il rosè, stop al Prosecco

di Donatella Cinelli Colombini

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EXPORT LE TENDENZE DEI MERCATI DEL VINO

C’è chi parla di una crescita dell’export in Cina (IWSR prevede un +8%) ma io dubito di una simile profezia. L’economia del gigante asiatico e specialmente il settore dell’auto, hanno risentito del rallentamento dell’economia causato dai dazi imposti da Donald Trump. Come mi hanno detto i miei importatori, gli uomini d’affari cinesi hanno investimenti molto diversificati per cui la crisi commerciale con gli USA ha toccato un po’ tutti e quando si ha un’impresa in profondo rosso è difficile investire in feste banchetti e omaggi persino se le altre, del proprio impero, vanno a gonfie vele.
Le previsioni sono più rosee riguardo il Giappone. La fine dei dazi del 15% sui vini europei esportati nel Paese del Sol levante, dovrebbe creare nuove opportunità per le cantine italiane.
<<Ora nella Tokyo metropolitana i locali che propongono cucina italiana sono più di 5.000, in larga maggioranza con

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cuochi di origine giapponese che vantano un percorso in Italia a praticare la nostra cucina>> scriveva Angelo Gaja nel 2016 testimoniando la presenza di una rete di locali che possono portare in tavola le nostre bottiglie in modo privilegiato.
Oltre alle guerre commerciali di Trump l’altra grande incognita è la Brexit. Infatti se i vini europei verranno tassati entrando nel Regno Unito è possibile che soffriranno anche le bottiglie di Sauvignon della Nuova Zelanda, gli Shiraz australiani, il Pinotage del Sud Africa che entravano in Europa attraverso un complicato accordo con i Paesi del Commonwealth. Va ricordato che il mercato UK per i vini italiani è il terzo in volume e in valore (secondo i dati dell’Ice, nei primi 9 mesi del 2018 sono arrivati nelle cantine italiane ben 438 milioni di Sterline)

LA GEOGRAFIA DEL VINO ITALIANO DI TENDENZA

Specificamente nel vino italiano i nuovi trend riguardano il Sud, soprattutto i vini siciliani e più specificamente l’Etna, così come altre zone vulcaniche tipo il Vulture. Sfavilla Bolgheri sempre più presente nelle casseforti dei collezionisti come testimonia Liv-Ex e il primo posto del Sassicaia nella classifica TOP 100 di Wine Spectator.

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Storytelling e turismo del vino 2

Lo storytelling principale e quelli secondari, per raccontare la cantina ai turisti: come sceglierli e come raccontarli. Perché le informazioni devono essere poche

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Di Donatella Cinelli Colombini

POCHE INFORMAZIONI SONO MEGLIO DI TROPPE

Ovviamente lo storytelling chiede di trasformare ogni informazione in un esempio concreto o un aneddoto esemplificativo. Ecco che per spiegare le scelte enologiche è meglio raccontare qualcosa di concreto come l’assaggio dell’uva che serve a decidere il calendario della vendemmia. Sicuramente è meno tecnico rispetto alla curva di maturazione polifenolica ma rende meglio l’idea. La narrazione delle camminate mattutine nelle vigne mettendo in bocca tre acini per volta per valutare polpa, buccia e vinaccioli coinvolgerà i turisti. Probabilmente proveranno a farlo anche loro. Si tratta

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infatti di un racconto molto colorito. Per fare l’analisi sensoriale dei vinaccioli bisogna schiacciarli con i denti e poi sputarli (letteralmente sputarseli) in mano per vedere il loro colore. Alla fine della camminata nelle vigne, chi è fortunato, e non è stato punto dagli insetti attirati dalla dolcezza dell’uva, ha poi il problema del mal di pancia. Far ridere i visitatori con un pizzico di autoironia è molto meglio che mostrarsi supponenti.

Violante Gardini at the head of Movimento Turismo del Vino - Toscana

Come raccontare cantine e vini ai turisti: storytelling

Raccontare e raccontarsi invece di dare informazioni tecniche del processo produttivo è vincente con i turisti del vino e anche in video

Violante Gardini at the head of Movimento Turismo del Vino - Toscana

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Di Donatella Cinelli Colombini

CHI SA FARE LO STORYTELLING

Tutti possono diventare ottimi addetti all’accoglienza turistica in cantina basta prendere sul serio questa attività e prepararla con cura prima che arrivino i turisti esattamente come un avvocato studia l’arringa prima del processo e l’attore prova la sua parte prima di salire sul palcoscenico.

Evidentemente c’è chi ha una predisposizione naturale ma tutti possono riuscirci. Il problema è che spesso sono proprio quelli con meno comunicativa che, per evitare lo stress, si buttano allo sbaraglio improvvisando all’ultimo momento. I risultati sono spesso disastrosi perché lo sforzo è tutto concentrato nel trovare argomenti e manca la dovuta attenzione al rapporto con i turisti. Aspetto quest’ultimo, che è invece fondamentale che quindi dovrebbe essere al centro dei

Movimento del Turismo del vino Toscana

Storytelling-Cantine aperte-Movimento del Turismo del vino Toscana

pensieri mentre le parole escono quasi da sole grazie al training fatto prima.

Quindi preparare le cose da dire è fondamentale anche perché i messaggi devono avere una diretta corrispondenza nei contenuti espressi da depliant, sito, blog, comunicati stampa e ogni altra forma di messaggio espresso dalla cantina. Con la sola ma grande differenza che il racconto ai turisti deve essere, nella stragrande maggioranza dei casi, anche divertente perché è rivolto a persone in vacanza.

Secondo Vincenzo Russo, esperto di neuromarketing della IULM di Milano lo storytelling è più congeniale alla mentalità femminile. Uomini e donne addetti alle vendite del vino e ell’incoming enoturistico hanno strategie diverse «lui procede per obiettivi, lei creando relazioni» e usando il racconto per spiegare come e perché nascono le sue bottiglie.  Secondo Russo le donne «hanno uno stile emotivo e coinvolgente nella comunicazione e sono orientate alla condivisione di esperienze. Gli uomini considerano la comunicazione come terreno di confronto e di prova su cui misurarsi ». Ecco che la mente femminile, più multitasking e capace di coinvolgere, si rivela particolarmente adatta nel creare engagement con clienti e visitatori.

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“Cosa Nostra” e “Minchia” Montepulciano in Australia

Andrea Gabbrielli ha scoperto in Australia due vini con nomi lesivi della dignità dell’Italia e del vino italiano. Speriamo che le istituzioni intervengano

'Minchia' Montepulciano-Adelaide-Hills

‘Minchia’ Montepulciano-Adelaide-Hills

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è da chiedersi se dobbiamo aspettare Report o il Gambero Rosso per tutelare l’interesse dei cittadini. Tuttavia avviene sempre più spesso che siano i giornalisti a scovare i traffici con tangenti milionarie, le pratiche illecite che inquinano, l’assenteismo che paralizza gli uffici pubblici ….. Avviene così spesso che ormai non ci meravigliamo più.

VINI MONTEPULCIANO COSA NOSTRA E MINCHIA

'La Cosa Nostra' Montepulciano d'Abruzzo-Springton Hills Wines

‘La Cosa Nostra’ Montepulciano d’Abruzzo-Springton Hills Wines

Va a finire che gli organi preposti entrano in azione dopo che il problema è stato denunciato dai giornalisti. O almeno speriamo che entrino in azione.
In questo caso parliamo di due vini australiani << il primo è ‘La Cosa Nostra’ Montepulciano d’Abruzzo-Springton Hills Wines, prodotto dalla famiglia Ciccocioppo; il secondo è il First Drop ‘Minchia’ Montepulciano, Adelaide Hills>> descritti dal giornalista Andrea Gabbrielli all’interno di un suo bellissimo articolo intitolato “Montepulciano il Nobile che verrà” e pubblicato su Trebicchieri settimanale economico del Gambero Rosso.
I nomi, mi scrive l’amico Gabbrielli, sono << gravemente lesivi non solo delle nostre denominazioni o del vino ma anche dell’immagine del nostro Paese>>. In effetti sono proprio i nomi a venire spiegati nel dettaglio nei siti in cui sono recensiti i vini.  << Montepulciano è un patrimonio di tutti e non si merita questo squallore>>, commenta ancora Andrea Gabbrielli.

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Caffè: la gara a farlo meglio

Dopo il vino, la birra, la pizza un altro prodotto vive un autentico restyling: il caffè: speciality coffe, caffetterie di lusso e tanta voglia di diversità

Di Donatella Cinelli Colombini

caffè-Loscuro-Sinalunga

caffè-Loscuro-Sinalunga

Il caffè è la seconda commodity più commercializzata al mondo dopo il petrolio. 2 miliardi di tazzine al giorno e 6 miliardi di tazze all’anno in Italia. Secondo Nomisma il 95% degli italiani lo beve ma, nonostante questo, veniamo battuti da finlandesi, norvegesi e islandesi che, forse per il clima freddo, consumano da 12 a 9 kg all’anno di caffè a persona. L’uso del caffè è in espansione nel mondo e la domanda supera l’offerta.

Dall’omologazione alla ricerca di caffè diversi

Fin ora, in Italia, c’era un’autentica omologazione ma di recente assistiamo a una corsa verso la qualità e la diversità del caffè oltre alla rinascita della caffetteria come luogo privilegiato per la socializzazione. Solo in Europa i coffee shop sono 37 mila e sono cresciuti del

Caffè-la-corsa-a-farlo-meglio-Torrefazione-GM-Pienza

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6,4% nel 2017. La catena più diffusa è quella Costa, acquistata da Coca Cola alla fine dell’estate per 5 miliardi di Dollari. Una cifra che lascia capire quanto sia enorme il business e soprattutto le prospettive di business di questo comparto.

I caffetterie e coffee shop

La moda dei locali per la degustazione del caffè arriva dalle città del Nord Europa e principalmente da Londra. In effetti, in Italia, dopo l’invenzione della macchina da caffè, del sottovuoto e delle cialde, il consumo della profumata bevanda nera è diventato frettoloso, al banco, senza prestare la necessaria attenzione al contenuto della tazzina. L’abitudine a considerare i caffè come luoghi di incontri, conversazioni e assaggi, rimane solo nei piccoli centri oppure in luoghi cult come il Florian di Venezia, il più antico caffè d’Italia, creato nel 1720.
Assistiamo dunque al paradosso del Paese più celebrato nel mondo per l’espresso che si vede insegnare l’apprezzamento per il buon caffè da l’estero e trova nuovi stimoli dall’arrivo di Starbucks a Milano.
In Italia si consuma una miscela di chicchi arabica (più dolce) e robusta (più ricco di caffeina) che, nel tempo, si è progressivamente omologata.

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Turismo del vino fra rischi e opportunità 2

Regolare la crescita turistica puntando sulla quantità e non la quantità è difficile e richiede un’attenta alchimia ma è l’unica scelta che guarda al futuro

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Di Donatella Cinelli Colombini

Regolare la crescita turistica significa mantenere il business turistico, i posti di lavoro e la capacità di attrarre investimenti senza precipitare nella massificazione. Per mettere in campo le azioni che servono ci vuole una forte e diffusa consapevolezza dei vantaggi a lungo termine in contropartita delle rinunce immediate. Una logica lontana dalla ricerca del consenso elettorale di cui ogni amministrazione ha bisogno e lontana dalla programmazione economica all’italiana giocata tutta sul breve termine.
Aiutare gli alberghi, piccoli e costruiti da imprese non specializzate nel settore ricettivo, a investire in sistemi di risparmio delle risorse e riduzione delle emissioni, può essere una delle prime manovre da attuare in accordo con le associazioni di categoria. Partendo dai cartelli per limitare i lavaggi della biancheria e alla raccolta differenziata in camera … c’è tantissimo da fare. In futuro, una delle risorse più preziose sarà l’acqua e limitarne l’uso, così come rigenerare quella degli scarichi, diventa sempre più urgente.

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Turismo del vino fra rischi e opportunità 1

Pochi luoghi sono talmente unici e celebri da mantenere il successo turistico per sempre: Venezia ad esempio, ma non le destinazioni enoturistiche

Montalcino-Fortezza-turismo-del-vino-fra-rischi-e-opportunità

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Di Donatella Cinelli Colombini

Le piramidi d’Egitto, le cascate del Niagara, Firenze cuore del Rinascimento ….  persino queste superstar del turismo dalla fama inossidabile possono essere stravolti dal turismo di massa perdendo appeal. Per questo il turismo vip scappa da Venezia oppure si chiude negli alberghi cinque stelle lusso limitandosi a guardare i canali da lontano.
Il turismo è prima il motore economico e poi il cannibale delle destinazioni verso cui si dirige specialmente se sono piccole come le wine destination. Con gli attuali flussi turistici mondiali (1.350.000.000 arrivi) e il vorticoso ritmo di crescita di questo comparto del 4% all’anno, la salvaguardia dei distretti enologici dai danni del degrado turistico va progettata appena nasce l’idea di svilupparvi l’incoming enoturistico.

CICLO DI VITA DELLA DESTINAZIONE TURISTICA

Rocca-delle-Macie-Chianti-Classico

Rocca-delle-Macie-Chianti-Classico

Per affrontare con correttezza l’argomento è giusto tenere presente che la destinazione turistica ha, come qualunque prodotto, un ciclo di vita che è lunghissimo per le supersar di cui parlavamo sopra, ma può essere molto veloce anzi tende ad essere sempre più veloce a causa del numero dei viaggiatori mondiali. Il ciclo inizia sempre in modo molto promettente con nuove opportunità di business, attrazione di investimenti e nuovi posti di lavoro.

CATTURA

In questa fase di CATTURA c’è uno sforzo condiviso di imprese e istituzioni che cercano di richiamare visitatori. Se il successo arriva e i turisti aumentano l’economia turistica si consolida ma iniziano anche i problemi.

CONFLITTO

E’ la fase del CONFLITTO: i prezzi di immobili e generi di consumo aumentano, i turisti tolgono spazi e servizi ai residenti. L’economia turistica ha ormai un peso politico e sociale che la spinge in avanti e spesso le consente di investire in comunicazione e infrastrutture per crescere ancora.

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier millennials rivoluzionari

Più donne, più social, più multietnico, più manager, più ardito negli abbinamenti, più scopritore e intrattenitore … ecco i sommelier millennials

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo stereotipo del Sommelier

Qual è lo stereotipo del sommelier? L’uomo in completo blu che si avvicina ai tavoli del ristorante per illustrare la carta dei vini e aiutare la scelta del cliente, per poi servire la bottiglia, come in una specie di rito fatto di calici da avvinare, decanter, stappatura, glacette e qualche volta la trasmissione di una briciola del loro sapere,<<ho visitato la cantina cinque anni fa e ho visto le botti centenarie, dove maturano il loro Riesling alsaziano …. >>.
Cose che rimarranno per sempre ma non bastano più.
Facendo un passo indietro con l’aiuto dell’interessantissimo articolo di Kathleen Willcox, pubblicato su Wine Searcher percorriamo la strada che ha portato i sommelier da trasportatori di vino sulle bestie da soma a detentori di un titolo legalmente riconosciuto: Union des Sommeliers fondata nel 1907 in Francia, Associazione Italiana Sommelier creata in Italia nel 1965, nel Regno Unito inizia i suoi corsi, nel 1969 il Wine & Spirit Education Trust e, nel 1977, nasce la Cout of Master Sommeliers (CMS). Quest’ultimo rappresenta il livello più alto di qualificazione dei Sommelier e riunisce 273 membri.

Sommelier manager dei ristoranti

Sommelier-millennials

Sommelier-millennials

Contemporaneamente alla crescita numerica e qualitativa dei sommelier la ristorazione internazionale ha visto la crisi degli chef stellati,che stanno chiudendo i loro locali, e l’apparire di una nuova figura, che riunisce le competenze del direttore generale e del sommelier. In effetti moltissimi ristoranti americani hanno un sommelier come direttore.

Sommelier talent scout del vino

Oltre a questa nuova veste che richiede cognizioni di management, amministrazione e comunicazione degne di un laureato in economica gestionale, i sommelier devono svolgere una nuova funzione, quella di esploratori.

 Devono consigliare abbinamenti inconsueti e creare l’occasione di vere esperienze gastronomiche.

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Condannato per  la diffamazione su TripAdvisor

Finalmente finisce l’impunità di chi scrive diffamazioni su Trip Advisor: recensioni feroci scritte solo per farsi grandi con gli amici e avere il piacere di tirare calci

Iginio-Massari-vince-la-causa-per-diffamazione-su-PripAdvisor

Iginio-Massari-vince-la-causa-per-diffamazione-su-TripAdvisor

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ questo che non va: lasciare impuntiti quelli che offendono, diffamano e feriscono il prossimo a mezzo internet al solo fine di ottenere visibilità.
Fin ora non c’era modo di difendersi da questi attacchi. Così come dalle recensioni diffamatorie su Trip Advisor e sugli altri portali di recensioni. In nome della “libertà di informazione” veniva consentito a chiunque, anche se privo di competenza di esprimere il proprio giudizio e persino di sputare addosso a chef, albergatori o produttori di vino.
Parlo al passato perché una recente sentenza forse mette uno stop a questa pratica barbara e mette una linea di separazione fra critica e diffamazione.

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I pesticidi nelle vigne e i loro supporter

La buona notizia è che l’agricoltura biologica cresce, quella cattiva è che i supporter dei pesticidi sono più agguerriti che mai. Perché proprio ora?

Violante e Felix nel vigneto di sangiovese

Violante e Felix nel vigneto biologico

Di Donatella Cinelli Colombini
Pochi giorni fa la Commissione Europea Paff (Plants, Animals, Food and Feed) ha deciso di concedere l’uso di 28 Kg di rame in sette anni per ogni ettaro di coltivazioni. Con la nuova norma, il quantitativo a disposizione dei vignaioli cala da 7 a 4 kg di media ogni anno ma, secondo il Professor Enzo Mescalchin di San Michele all’Adige, puntando a un’agricoltura di precisione, la dose dovrebbe essere sufficiente a produrre uva sana e contemporaneamente ridurre l’impatto ambientale.
Detta così la notizia ha un profilo molto positivo ma quello che è successo prima è degno di nota e fa riflettere.
Infatti la proposta originaria di Crea -Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria – avrebbe di fatto messo al tappeto l’agricoltura biologica, combattendola sul suo stesso terreno: la riduzione dell’impatto ambientale.

vigna-biologica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

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Il rame e il suo uso nelle vigne

Crea voleva mettere un limite massimo di 4 kg di rame ogni anno senza consentire oscillazioni a seconda dell’andamento meteorologico. Contro questa proposta sono insorti i Vignaioli indipendenti FIVI che chiedevano, e hanno poi ottenuto, che i 4 Kg annui fossero calcolati sulla media in sette anni. C’è infatti un enorme differenza fra il fabbisogno di rame in annate siccitose come il 2017 e in quelle molto piovose come il 2018. Lo scorso anno non ci sono stati attacchi di funghi nelle vigne e quindi il rame non è stato usato quasi mai. Nei mesi scorsi, invece, i trattori hanno viaggiato per i filari dopo ogni pioggia tentando di arrestare la peronospora e, nonostante questo, una parte dell’uva è andata perduta. Se il limite fosse stato di 4 kg avrebbero perso tutto il raccolto.
In teoria la proposta del Crea è giusta perché il rame è un metallo pesante che si deposita nel terreno e ne riduce la vitalità ma, al momento, le alternative a più basso impatto ambientale sono molto costose. Solo le “vigne nobili” come il Brunello o il Barolo possono permettersi alghe che sostituiscono il rame .
E tutti gli altri?

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Muore Gerard Basset e esplode la Pizzeria Sorbillo

Giorno nero per chi ama i grandi vini e la grande gastronomia: muore Gerard Basset, Master of Wine e Master Sommelier, la pizzeria Sorbillo distrutta da una bomba

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Gino-Sorbillo-davanti-alla-pizzeria-distrutta-dalla-bomba

Di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono persone e luoghi che sono autentici simboli. La Pizzeria di Gino Sorbillo a Napoli, in Via Dei Tribunali, è l’emblema della rinascita del cibo italiano più famoso e amato. Gerard Basset miglior sommelier del mondo.

PIZZA DA CIBO POVERO A PATRIMONIO DELL’ UMANITA’

Pizza: una rinascita che parte da un piatto povero troppo spesso maltrattato e banalizzato da esecuzioni volgari, passa attraverso il ritorno al lievito madre, la scelta delle farine, i pomodori appena colti, l’olio extravergine …, la manualità di chi fa danzare la pasta con le mani ed ecco che l’arte dei Pizzajuoli napoletani diventa patrimonio dell’Umanità Unesco. Un successo, quello dei maestri pizzaioli, che ha avuto in Gino Sorbillo un simbolo e un portabandiera. Ma anche l’affermarsi di una Napoli che vince partendo dal basso, dai suoi valori di manualità, tradizione, naturalezza, identità e benessere che nasce dal cibo. Valori che avevano riunito intorno alla candidatura Unesco un movimento di opinione, mai visto prima, con 600 ambassador e 2 milioni di firme in tutto il mondo sulla petizione #pizzaUnesco.

PIZZERIA DI GINO SORBILLO DISTRUTTA DA UNA BOMBA

Gerard-Basset-al-Premio-Masi

Gerard-Basset-al-Premio-Masi

Per questo, vedere la pizzeria Sorbillo distrutta da una bomba , con evidente scopo intimidatorio, è un dispiacere enorme. Nessun ferito, per fortuna, ma il locale distrutto. Sorbillo ha una catena di pizzerie in Italia e all’estero, ma quella di via dei Tribunali a Napoli è la sede storica dell’azienda. Su Facebook il titolare appare fotografato con un cartello e la scritta <<chiuso per bomba>> e sotto <<riapriremo presto>>. Cinque anni fa un incendio, ora una bomba, ma lui non si arrende << colpire un simbolo della rinascita napoletana è un attacco a tutti. Non perdo la speranza. Subito si ricomincia. Qua c’è la camorra, ma in ogni posto del mondo c’è la mafia. Non mi voglio piangere addosso. Bisogna ricominciare>> ha scritto con grande forza d’animo << Sono stato nell’Arma dei Carabinieri ed ho scelto di fare il Pizzaiolo: amo troppo la mia città e la amerò sempre. Porto e porterò sempre Napoli nel cuore>>.

Great wine capital e Verona prende il posto di Firenze

2 notizie: quella buona è la presenza di Masi -Boscaini fra i vincitori del Best of Wine Tourism Award, la cattiva è l’esclusione di Firenze dalle Great Wine Capital

Verona- Great-wine-capital

Verona- Great-wine-capital

Di Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dalla notizia che ci riempie di gioia: fra le 10 più belle cantine turistiche del mondo c’è anche quella dei miei amici Boscaini. L’ambito riconoscimento “The best of Wine Tourism Award” è assegnato ogni anno da “Great Wine Capitals global network” che quest’anno ha rivelato la lista delle vincitrici durante una cerimonia nel Giardino Botanico di Adelaide in Australia. 384 partecipanti e 10 cantine al top, una per ogni capitale mondiale del vino. “The best of Wine Tourism Award” è una competizione internazionale che premia le strutture che si distinguono per la qualità dei loro servizi enoturistici all’interno di differenti categorie: Arte e Cultura, Pratiche Ecologiche, Innovazione, Didattica sul vino.

MASI FRA LE 10 TOP WINE DESTINATION DEL MONDO

Masi ha vinto con la una nuova esperienza interattiva creata all’interno del circuito” Masi Wine Experience” nel Museo del vino di Tenuta Canova. Questa proposta che arricchisce l’offerta turistica del territorio veronese e riconferma l’impegno dell’azienda nella diffusione della

Masi-best of Wine Tourism Award

Masi-best of Wine Tourism Award

cultura del vino. Lo scorso anno l’azienda dei Boscaini aveva ricevuto il titolo di Cantine dell’anno della Guida Vini D’Italia Tre Bicchieri 2018 del Gambero Rosso. Anche in quell’occasione fu messo in rilievo il suo contributo nel territorio in cui opera << è da più di 50 anni un punto di riferimento tecnico e qualitativo per la Valpolicella>> disse il curatore della guida Marco Sabellico << e ha contribuito più di tutti al successo della sua regione vitivinicola e del suo vino principe l’Amarone, ambasciatore di italianità nel mondo>>.

FIRENZE FUORI DALLE GREAT WINE CAPITALS E VERONA DENTRO

Permettetemi di levarmi un sassolino dalla scarpa. Fra le Great wine capitals, fino a due anni fa, c’era Firenze. Poi il capoluogo toscano ha disertato i meeting annuali e Verona si è fatta avanti entrando in questo network di 10 TOP wine destination a livello mondiale che comprende Bordeaux, Bilbao, San Francisco-Napa, Porto, Mendoza …

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Donatella Cinelli Colombini Presidente BIS Donne del Vino

Secondo mandato con elezione plebiscitaria per la produttrice toscana Donatella Cinelli Colombini che sarà presidente delle Donne del Vino nel 2019-21

Donne-de-Vino-elezione-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Donne-de-Vino-elezione-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Di Donatella Cinelli Colombini

Grazie, è il prima cosa che sento di dire. Grazie alle Donne del Vino che, nei tre anni del mio mandato, hanno collaborato a tante importanti iniziative. Grazie alle socie che mi hanno dimostrato la loro fiducia votandomi nell’elezioni nazionali e alle consigliere che mi hanno eletto presidente.
Grazie, la vostra stima mi trasmette una grande forza, un senso di appartenenza e l’impegno nei confronti di un’associazione sempre più importante, sempre più autorevole e capace di incidere sul futuro del vino italiano.
Ci aspettano tre anni di grandi progetti da realizzare insieme. Molte donne devono avere un ruolo da protagoniste mettendosi alla guida di specifiche attività in modo visibile e riconosciuto.

DONNE DEL VINO DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

Le Donne del Vino sono la più grande associazione del mondo dell’enologia al femminile, hanno quindi l’onore e l’onere

Donatella-Cinelli-Colombini-Maria-Cristina-Ascheri

Donatella-Cinelli-Colombini-Maria-Cristina-Ascheri

di costruire un network mondiale con le “consorelle” delle altre nazioni per aumentare le opportunità e gli scambi: viaggi, comunicazione, stage, business … Il primo appuntamento a SIMEI salone delle attrezzature per l’enologia Milano 19-22 novembre 2019. Gli organizzatori inviteranno una produttrice e un’enologa da ogni associazione estera per vedere la fiera e per partecipare al primo vero Forum mondiale del vino al femminile. L’occasione perfetta per firmare un protocollo d’intesa che metta le basi del lavoro comune. Ancora per quanto riguarda l’estero c’è un progetto ambizioso sulla partecipazione delle Donne del vino in qualità di giurate, ai concorsi enologici internazionali. Un obiettivo che richiede un piano nazionale di formazione all’assaggio per accrescere la conoscenza dei vini di tutto il mondo.

GIOVANI DONNE DEL VINO ALLA RISCOSSA

Secondo obiettivo del prossimo triennio sono le giovani Donne del vino. Per valorizzare il loro talento e la loro attività dedicheremo loro il canale YouTube dell’associazione pubblicando i video in cui si raccontano. Video che verranno condivisi in tutti i canali social nazionali e regionali. Se la comunicazione è sempre più visiva saranno le giovani a usarla e a fare da portavoce dell’universo femminile. Ancora per le new generation il progetto FUTURE data base di offerte formative nelle aziende delle Donne del Vino rivolte alle under 30. Chiederemo al Ministro Gianmarco Centinaio di tenerlo a battesimo insieme alla piattaforma di e-learning creata per le Donne del Vino da Wine Meridian.

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Wine Business UNISA ecco un ottimo master

7° edizione del Master in Wine business dell’Università di Salerno con aula piena. Un successo che mostra come le università dovrebbero promuovere i corsi

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Di Donatella Cinelli Colombini

La mia, quella di venerdì scorso, era l’ultima lezione del Master in Wine Business 2018 dell’Università di Salerno, subito dopo le vacanze di Natale. Francamente, mi aspettavo un’aula semivuota e sono arrivata a Fisciano, lo spettacolare campus universitario fondato nel 1968 sullo stile delle US University, con poco materiale didattico, nella convinzione che avrei insegnato a un piccolo manipolo di volenterosi. A Novembre, in occasione di Wine2Wine, avevo incontrato due giovani campani che mi avevano riempito di orgoglio <<ci siamo iscritti al Master in Wine Business per sentire la sua lezione>> e contavo almeno sulla loro presenza. Invece l’aula era al completo con tutti i 27 iscritti presenti e addirittura due persone dei corsi precedenti.

MASTER IN WINE BUSINESS UNIVERSITA’ DI SALERNO

Situazioni che danno la carica e infatti a fine lezione il direttore del corso Professor Giuseppe Festa ha detto ai corsisti:

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<<non avevo mai visto la Dottoressa Cinelli Colombini così scatenata>>. E si, che ero scatenata… che bella soddisfazione, un’ aula del genere!
In realtà il merito non è mio e non dipende dalla mia fama di esperta in turismo del vino ma dai contenuti, i metodi del corso e da un’operazione di “marketing” molto mirata sull’offerta formativa.
Il corso di Salerno è diverso dai tanti che vengono organizzati in giro per l’Italia, in primo luogo per i contenuti e il metodo: viene insegnato quello che poi le imprese chiederanno ai neo assunti, il corpo docente eterogeneo con produttori, sommelier, nutrizionisti al fianco degli accademici. 100 ore totali che impegnano i corsisti tutti i venerdì pomeriggio per 5 ore di cui tre teoriche e due pratiche con degustazioni guidate collegate a una ventina di testimonianze aziendali.

Romanée Conti

 I vini più cari del mondo nel 2018

Il vino più caro è Romanée Conti all’astronomica cifra di 19.052 Dollari la bottiglia. Il primo degli italiani è Masseto dei Marchesi Frescobaldi a 645€

Romanée Conti

i Vini-più-cari-del-mondo-Romanée Conti

Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica delle bottiglie da nababbi è di Wine Searcher il grandissimo portale in cui confluiscono le wine list delle principali enoteche di tutto il mondo. Il suo sterminato data base consente di trovare le bottiglie e confrontare i prezzi. Questo vale sia per i vini da pochi Euro che per quelli milionari destinati ai collezionisti e agli investitori. La lista contiene i vini di cui Wine Searcher ha listato almeno 4 annate  di cui una con meno di 10 anni. Alla fine i 10 vini più cari del mondo sono quasi tutti della Borgogna. Spariscono dalla scena le bottiglie del compianto Henri Jayer che fino al 2015 occupava la prima posizione e crescono vertiginosamente i vini della grand dame del vino francese  Lalou BIZE-LEROY. E’ lei l’astro nascente con il suo Domaine Leroy.

I 10 VINI PIU’ CARI DEL MOMDO

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

10 vini più-cari-del mondo, Lalou Bize-Leroy

1-            Domaine de la Romanée-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits prodotto in sole 5400 bottiglie ogni anno ha un rating medio di 97/100 da parte della principale critica internazionale

2-            Domaine Leroy Musigny Grand Cru, Cote de Nuits ecco il gioiellino di Lalou Bize-Leroy – 85 anni, tenace e intransigente crede nel biodinamico e nell’impronta del terroir nel vino. Dopo essere stata co-direttore di Romanée Conti insieme all’attuale proprietario Aubert de Villaine, nel 1992 ha rassegnato le dimissioni e ha creato Domaine Leroy dove produce vini capolavoro in piccolissime serie provenienti da 10 vigneti nei punti migliori della Borgogna. Oltre che un genio dell’enologia Lalou è un genio del marketing e ormai i suoi prezzi rivaleggiano con quelli di Romanée Conti

3-            Egon Müller Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Il riesling più caro al mondo costa 13.376 Dollari la bottiglia

                                               

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