Forum: vino e tanto altro

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Decreto Ministeriale sull’enoturismo: regole e commenti

Simbolo delle cantine turistiche, apertura obbligatoria, sistema di prenotazione, formazione per gli addetti, ecco il Decreto Ministeriale dell’enoturismo del Ministro Centinaio

standard minimi dell'accoglienza in cantina Donatella Cinelli Colombini - cantina storica - Fattoria del Colle

standard minimi dell’accoglienza in cantina Donatella Cinelli Colombini – cantina storica – Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne 

Il Decreto del Ministero dell’Agricoltura sugli standard minimi dell’accoglienza turistica in cantina è stato discusso per mesi anche nella scorsa legislatura. Non contiene agevolazioni ma solo qualche regola poco stringente. La sola grande novità introdotta da Gianmarco Centinaio è il simbolo nazionale “cantine turistiche” che, i ben informati, dicono essere stato oggetto di uno scontro con le Regioni. Bravo Ministro! Questo il logo uguale in tutta Italia è il primo passo verso l’introduzione di un simbolo nella segnaletica stradale, qualcosa che le cantine chiedono con forza e che può dare un’aiuto enorme alle wine destination rendendole visibili .

Nell’insieme tuttavia il decreto delude le attese delle 20.000 cantine turistiche che volevano un innalzamento degli standard di accoglienza anche per alzare la soglia rispetto a chi si improvvisa.  C’è chi sta sul pezzo e cercherà di ottenere di più nel futuro: il Movimento Turismo del Vino e l’Unione Italiana Vini che hanno seguito lo sviluppo normativo dell’enoturismo con tenacia  e continueranno a farlo.

Quattro articoli di cui il primo serve a precisare il collegamento con la Legge Finanziaria 2018 (27 dicembre 2017, n° 205 art.1 com 504) che, nel dare un inquadramento amministrativo e fiscale alle attività enoturistiche delle cantine prevedeva appunto la pubblicazione di un decreto sui requisiti dell’accoglienza, la formazione degli addetti, la cartellonistica e la creazione di una cabina di regia nazionale.

standard minimi dell'accoglienza in cantina- Casato Prime Donne- Montalcino

standard minimi dell’accoglienza in cantina- Casato Prime Donne- Montalcino

Il periodo elettorale  in cui è avvenuta la gestazione del decreto e forse il tentativo di arrivare sulla Gazzetta Ufficiale prima del cambio di Governo hanno fortemente condizionato il testo, limitandolo alle norme “senza spese”, cioè a quelle che non configurano la necessità di investimenti. Cancellati dunque la creazione di un osservatorio e di un portale web che avrebbero dato spessore all’azione pubblica sul turismo del vino. Cancellate anche le norme sulla cartellonistica, altro grande problema delle cantine aperte al pubblico. Defiscalizzare i cartelli o aumentarne il numero oltre i due incroci attualmente autorizzati, è apparso troppo complicato e troppo oneroso.

Nonostante questa partenza veloce, il Decreto non fu approvato nella scorsa legislatura e arrivò sul tavolo del nuovo Ministro Gianmarco Centinaio che l’ha migliorato nei limiti in cui poteva operare su qualcosa di già confezionato.

Ecco che, nel decreto, l’unico accenno ad azioni di marketing è proprio in fondo e appare piccolissimo in rapporto a quello che fanno in Francia, Germania o Spagna.  << Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in collaborazione con i Comuni che ricevono la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, possono altresì istituire, provvedendo con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, elenchi regionali degli operatori che svolgono attività enoturistiche>>.

Rapporto turismo enogastronomico 01

Turismo enogastronomico: fattorie più attraenti delle cantine

La crescita del turismo goloso in Italia è spettacolare  +45% nel 2018. Ecco cosa emerge dal secondo rapporto sul turismo enogastronomico

Rapporto turismo enogastronomico 01

Rapporto turismo enogastronomico 01

Di Donatella Cinelli Colombini

I numeri sono da paura, l’enogastronomia è ormai una calamita turistica potentissima e capace di influenzare la scelta della destinazione del viaggio. Gli italiani mossi che partono a caccia di sapori prelibati crescono del 21% nel 2016 rispetto all’anno precedente, del 30% nel 2017 e ancora del 45% lo scorso anno.
E’ la gola a muovere i flussi, questo è ormai dato di fatto. Se la zona alpina offre anche ottimi ristoranti e artigiani di specialità gastronomiche venderà molte più settimane bianche rispetto al centro sciistico accanto dove si mangia male. Il 98% di chi viaggia per la vacanza al mare, -mosso da interessi culturali o per business- fa almeno un’esperienza gastronomica. Ormai è quasi un must.
Qui riassumo i dati pubblicati nel 2° Rapporto sul turismo enogastronomico italiano di Roberta Garibaldi, da cui ho tratto le percentuali indicate sopra. Leggete e rimarrete sbalorditi.

IDENTIKIT DEL TURISTA ENOGASTRONOMICO ITALIANO

Rapporto turismo enogastronomico 01

Rapporto turismo enogastronomico

E’ un uomo sposato o convivente, vive nel Sud Italia (i meno interessati al turismo goloso sono quelli del Nord Est con il 39%). Prevalgono i giovani nati dopo il 1965 ma sono i Millennials che crescono maggiormente, soprattutto se la destinazione enogastronomica offre anche bei paesaggi e contatto con la popolazione residente. Questo tipo di offerta ha un tale successo che adesso ha anche un nome: “paesaggio gastronomico”, per indicare la somma di specialità tipiche da gustare, ambiente, persone e tradizioni

QUALI SONO LE ESPERIENZE ENOGASTRONOMICHE PIU’ APPREZZATE

Praticamente tutti gli italiani (98%) hanno partecipato a almeno un’esperienza enogastronomica negli ultimi 3 anni. Le più gettonate sono l’assaggio dei prodotti tipici, il mercato, i pasti o le consumazioni in ristoranti o caffè storici. Cresce moltissimo la visita dei luoghi di produzione, ma a sorpresa la vista delle aziende agricole (62%) supera la voglia di  entrare nelle cantine (56%).
Nonostante la crescita velocissima del segmento enogastronomico c’è ancora un 22% di persone che “vorrei ma non posso”, cioè di turisti che ancora aspettano di realizzare l’esperienza enogastronomica dei loro sogni: visitare una fabbrica di cioccolato (54% di gap fra desiderio e fruizione), un pastificio, fare un viaggio di più giorni alla ricerca dei piaceri del palato.
Un elemento che spicca sugli altri è il fascino esercitato dalle antiche tradizioni, infatti i maggiori incrementi di interesse si registrano nei ristoranti e caffè storici, l’assaggio di piatti tipici nella loro zona d’origine.

Nicola-Biasi

Nicola Biasi giovane winemaker sognatore

E’ uno degli enologi giovani di maggior talento, Nicola Biasi ha il cervello dello scienziato sperimentalista ma anche il cuore del poeta innamorato della natura

Nicola-Biasi

Nicola-Biasi

Donatella Cinelli Colombini

38 anni una volontà di ferro e una passione infinita nel vino. Nicola Biasi nacque sulle Dolomiti in una famiglia trentina che sessant’anni fa rientrò dall’emigrazione in Australia. Una famiglia aperta sul mondo ma con i piedi nella vigna, che ha fatto crescere in lui un animo da poeta e una mente scientifica. Dopo il diploma di enotecnico

NICOLA BIASI  LA STORIA DI UN WINE MAKER  CHE IMPARA A VOLARE

Nicola Biasi ha fatto esperienze in cantine di altissimo profilo: Jermann, Zuani della famiglia Felluga, Mazzei, Allegrini con due periodi all’estero nell’australiana VictorianAlps di Gapsted e in Sud Africa da Bouchard Fialayson. Io lo incontrai a Montalcino, ancora giovanissimo, ma era già evidente in lui, quel talento che lo rende fra i migliori winemaker della sua generazione. Cercai di portarlo a Malta proponendolo a una delle maggiori cantine dell’isola ma purtroppo l’accordo non si concretizzò.
Nel 2015 si è aggiudicato il premio Next in Wine dei Preparatori d’Uva Simonit & Sirch . Nel 2016 Nicola decise di fare il “gran salto” lasciando il lavoro di

Vin-de-la-neu-Nicola-Biasi

Vin-de-la-neu-Nicola-Biasi

dipendente e iniziando l’esperienza di enologo consulente tra Toscana, Lazio, Veneto, Friuli. Trentino e Georgia. Intanto è diventato coordinatore del Wine Research Team che, sotto la direzione di Cotarella e Scienza, coinvolge oltre 35 cantine italiane e straniere, con sperimentazioni e innovazioni come la produzione di vini senza solfiti aggiunti.

VIN DE LA NEU

A questo progetto e alle audaci sfide che contiene, fa riferimento Vin de la Neu – vino della neve così battezzato a causa dalla grande nevicata caduta durante la prima vendemmia.
E’ il vino in cui Nicola Biasi ha messo tutto il suo coraggio e la sua capacità di enologo.
La vigna è a Coredo, nella particella 209 di un ettaro di superficie, a 832 metri sul livello del mare, in una zona nota solo per la produzione di mele. Si tratta della valle della Melinda la gustosa Golden Delicious.

VITI RESISTENTI

La sfida di Nicola assume, fino dall’inizio, la forma dell’eroismo perché il nostro giovane enologo, diviso fra un’anima ambientalista e una mente scientifica, sceglie un vitigno molto particolare: Johanniter, un ibrido che contiene geni di Riesling e Pinot Grigio. Un ibrido, che al momento in cui Nicola l’ha piantato, non era ancora stato autorizzato, ed è stato creato per resistere alle principali malattie fungine della vite per cui può essere coltivato in modo ultra-ambientalista.

Graziana Grassini Sassicaia

L’inarrestabile successo del Sassicaia

Dopo il I° posto nella classifica dei TOP 100 di Wine Spectator arrivano i 100 centesimi di Robert Parker. La stella di San Guido brilla sempre più forte

Sassicaia

Sassicaia

Di Donatella Cinelli Colombini
Oltre che bravissimi sono gentili, non si danno arie, anzi vestono, parlano e si comportano con estrema semplicità e riservatezza, da autentici aristocratici.
E’ proprio questa austerità elegantissima in ogni particolare ma manca la più lieve traccia di ostentazione, che fa impazzire i competitori <<ma come fanno ad avere tutto quel successo senza fare assolutamente niente>>, è il commento sbalordito di tutti gli altri. Un pizzico di invidia e la parola niente che racchiude tante cose: niente sgomitamenti alla ricerca dei riflettori, niente eventi faraonici, niente libri autocelebrativi, niente sovraesposizione mediatica delle bottiglie e delle persone …. La cosa grande è solo l’incremento di valore delle bottiglie che è stato evidenziato da Liv-ex  il portale del vino di lusso. Una crescita che, negli anni recenti, ha avuto performance superiori anche ai maggiori chateau francesi.

Sassicaia-Cantine-che-fanno-più-profitti-classifica-Anna-Di-Martino-

Sassicaia-Priscilla-Incisa-della-Rocchetta-con-l’Académie-internationale-du-vinfrancesi.

TENUTA SAN GUIDO A BOLGHERI

La tenuta in cui nasce il vino Sassicaia è un luogo leggendario per tanti motivi. C’è la fila dei cipressi cantato dal Premio Nobel della letteratura Giosuè Carducci “, che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti”.
C’è la scuderia della Razza Dormello Olgiata, quella del super cavallo Ribot, uno dei più prodigiosi campioni di galoppo di tutti i tempi.
C’è la prima oasi naturalistica italiana creata da Mario Incisa della Rocchetta che fu anche primo presidente del WWF.
In questa sequenza di eccellenze c’è il vino che per primo riuscì a battere le bottiglie francesi sfidandole con il loro vitigno principe, il Cabernet Sauvignon. Era il 1978, a Londra, il critico Hugh Johnson all’epoca senza rivali per notorietà e autorevolezza organizzò, per la rivista “Decanter” la degustazione bendata dei 33 migliori Cabernet Sauvignon del mondo e, a sorpresa, Sassicaia 1975 vinse.

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Il mercato top del vino USA ha smesso di crescere

I consumi di vino USA salivano dal 1993 ma ora non crescono più: i “Baby boomers” vanno in pensione e i “Millennials” non sono innamorati del vino

USA-consumatori-di-vino-top-New-York-Wine-Experience

USA-consumatori-di-vino-top-New-York-Wine-Experience

Di Donatella Cinelli Colombini
La buona notizia è che in USA i vini oltre i 10$ aumenteranno le loro vendite perché il mercato si sta spostando su bottiglie considerate premium cioè più buone e più care delle commodity. Le notizie arrivano da The Wine Intelligence US Landscapes 2019. <<The number of regular drinkers in the US aged under 55 has fallen from 88 million in 2015 to 84 million in 2018, despite the population of adults of drinking age rising over the same period>> i bevitori abituali USA sotto i 55 anni sono diminuiti di 4 milioni nel 2018 nonostante la popolazione di quella età sia aumentata. Triste per noi che produciamo vino e vediamo gli USA come principale mercato delle nostre bottiglie.

MENO VINO PIU’ BUONO IN USA

USA-Vineyard-wine-shop-Violante-Gardini

USA-Vineyard-wine-shop-Violante-Gardini

Gli USA sono una nazione “assetata” che nel 2018 ha speso 253 miliardi in bevande alcoliche. La ricerca Bw166 conferma i dati esposti sopra: lo scorso anno i volumi hanno smesso di crescere ma il business segna un + 3,61 che indica lo spostamento verso vini più cari << Il prezzo medio per una bottiglia (0,75 litri) è stato di 10,84 dollari (esclusi i ricarichi al dettaglio)>> scrive Trebicchieri settimanale economico del Gambero Rosso che osserva con molta attenzione il mercato principale dei vini recensiti nella Guida d’Italia. In effetti per ora le importazioni dall’Italia premiano proprio la qualità e il 2018 chiude in crescita del +9,3% in valore e del +2,2% in quantità.

Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

L’agricoltura ha bisogno di ruralmanager ma chi li forma?

Le Facoltà di Agraria insegnano a produrre ma poco il management e il marketing dell’agroalimentare mentre le multinazionali degli agrofarmaci formano ruralmanager

Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

Di Donatella Cinelli Colombini

745.000 aziende agricole in Italia, di cui poco meno di un terzo diretta da  donne e solo una su dieci guidata da un giovane sotto i 35 anni. A fronte di questo panorama piuttosto maschilista ed invecchiato, le facoltà di agraria vedono crescere le iscrizioni a ritmi vertiginosi e negli ultimi cinque anni hanno aumentato gli studenti del 36% fino a toccare i 45.566 futuri agronomi. In effetti il tasso di occupazione dei neo laureati a un anno dalla fine del ciclo universitario è del 73%,quindi più che buona. Sono loro i futuri ruralmanager a cui viene chiesto di cambiare il profilo delle imprese e del lavoro agricolo.

COSA INSEGNANO LE FACOLTA’ DI AGRARIA

Ma cosa devono sapere i “fattori” delle aziende moderne? Cioè cosa chiedono loro le imprese rurali nel colloquio di assunzione e,            soprattutto, queste competenze sono le stesse insegnate all’università?
Va detto che le facoltà che un tempo si chiamavano “Agraria” sono ora spacchettate in tanti corsi di laurea su

Università di Davis fuori lezione

Università di Davis fuori lezione

produzioni alimentari, produzioni animali, enologia, settore forestale e naturalmente “scienze e tecnologie agrarie”. L’ultimo arrivato è il paesaggio per il quale, a Firenze, nel mese di gennaio è partito un Master dedicato proprio al paesaggio agrario. Andando a vedere gli insegnamenti ci rendiamo conto che l’università,  salvo poche eccezioni, forma consulenti ma non futuri manager aziendali dell’agricoltura.
Nel corso più specificamente rurale abbondano gli insegnamenti di chimica, biochimica, coltivazioni e fisiologia vegetale, estimo, statistica, enologia, matematica, economia, animali, tecnologie delle produzioni agroalimentari, idraulica, difesa ambientale e della salute ….. pochissimo marketing, niente management, niente comunicazione, poco diritto, poco inglese, poco sulla gestione aziendale e nessuna nozione sul turismo. Insomma, se consideriamo i futuri colloqui di assunzione del neo laureato, c’è di che preoccuparsi per lui.

Manager del turismo in cantina

Il turismo in cantina ha bisogno di manager oltre che di addetti specializzati. Per ora esiste una sola figura ma presto nascerà il back office enoturistico

Donatella Cinelli Colombini

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-ITB-Berlino

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-ITB-Berlino

Nella stragrande maggioranza delle cantine italiane la persona addetta al turismo del vino svolge tutte le funzioni ma nella realtà esistono due ruoli diversi, come per le strutture ricettive, un front office, che è a diretto contatto con il pubblico, e un back office, che funge da regia.

Back office della cantina turistica

Il back office della cantina turistica è il luogo in cui vengono creati i prodotti e gli eventi, gestito il personale, in cui viene fatta l’attività commerciale, di marketing e di comunicazione; vi è un controllo sulla regolarità fiscale, amministrativa e sanitaria dell’incoming in cantina.

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-BIT-Milano

Manager-del-turismo-del-vino-in-cantina-BIT-Milano

Il manager dell’incoming turistico in cantina ha le seguenti responsabilità:
• Creazione dell’offerta e degli eventi
• Marketing e commercializzazione
• Comunicazione
• Applicazione delle normativa amministrativa, fiscale, sanitaria
• Management

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Vi presento una grandissima produttrice spagnola: Maria José Lopez de Heredia Montoya e la sua Viña Tondonia, fra le più antiche e prestigiose della Rioja

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Vigna Tondonia- Lopez-de-Heredia-Montoya

Di Donatella Cinelli Colombini

WE TRUST! Ci crediamo. Questa frase racchiude il paradosso di una cantina tenacemente attaccata alle tradizioni e contemporaneamente capace di produrre vini dal gusto moderno. <<New technology is fine, but you can’t forget the logic of history>> “Le nuove tecnologie vanno bene, ma non possono farci dimenticare la logica della storia”, ha detto Maria José Lopez de Heredia Montoya a Eric Asimov del New York Times.  E in effetti la famiglia è un paladino della tradizione senza eguali nel mondo.

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

MARIA JOSE LOPEZ DE HEREDIA MONTOYA

Ho conosciuto Maria Josè  all’Académie Internationale du Vin di cui facciamo parte sia io che lei. E’ minuta, vivacissima e molto loquace, ha un viso sorridente, capelli corti brizzolati con una frangetta che le scende continuamente sugli occhi.

La sua cantina sembra il villaggio delle fiabe con muri in pietra e tetti molto spioventi di tegole rosse. La torre “Txori Toki” casetta per gli uccelli in basco, fu costruita dal fondatore, il bisnonno della mia amica Maria José,  Don Rafael López de Heredia y Landeta, nel 1877 per guardare i suoi vigneti dall’alto. La  cantina ha dimensioni enormi: 53000 metri quadrati di cui quasi ventimila sotto terra.

LOPEZ DE HEREDIA

Nella tinaia ci sono 72 tini di legno per la vinificazione, fra cui contenitori enormi da 640 ettolitri.

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Voce, espressione e linguaggio del corpo delle enoguide

Nell’accoglienza in cantina conta ciò che viene detto ma soprattutto come viene detto, cioè il tono di voce e i messaggi emessi da volto e corpo

Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell'accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara

Voca-espressione-linguaggio-del-corpo-nell’accoglienza-in-cantina-Casato Prime Donne Alessia e Sara

Di Donatella Cinelli Colombini

VOCE: TONO, RITMO, ESPRESSIVITA’, BREVITA’

Bisogna trasformare emozioni in parole. La voce deve far entrare l’enoturista in un mondo di passioni, di valori, di sensazioni positive e di amore per la terra e il vino.
Ma innanzi tutto è necessario che il visitatore ci senta, la guida che parla sottovoce mette in difficoltà chi lo ascolta.
Il tono di voce è fondamentale per trasmettere emozione. Parlare in modo monocorde, senza pause e senza cambi di ritmo crea disaffezione, annoia, fa calare l’attenzione e trasforma qualunque discorso in una lezione che si ascolta malvolentieri.

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Fanno lo stesso effetto le guide prolisse. Meglio parlare poco. Superare i 5 minuti per ogni spiegazione significa vedere gli occhi dei turisti che vagano disperati alla ricerca di altro. Attenzione alle pause di silenzio troppo lunghe, perché possono risultare imbarazzanti e abbassare la temperatura emotiva dei nostri enoturisti.

IL LINGUAGGIO NON VERBALE DELLA COMUNICAZIONE

Riprendiamo l’insegnamento di Albert Mehrabian e le sue celebri percentuali relative all’impatto delle varie componenti della comunicazione fra le persone: 7%-38%-55%. 7% è l’effetto dei contenuti, 38% quello della voce e 55% del linguaggio del corpo.

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Comunicazione in cantina: le parole non bastano

Emozionare positivamente il visitatore fino dal primo momento e poi usare immagini, comunicazione verbale e non verbale per fargli amare la vostra cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

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Accoglienza-in-cantina-Montalcino-Casato-PrimeDonne

L’accoglienza in cantina è anche una questione di stile: linguaggio non verbale, gentilezza, sorriso,
Partiamo dalle teorie di António Rosa Damásio uno dei geni che hanno rivoluzionato le neuroscienze <<non siamo macchine pensanti che si emozionano bensì macchine emotive che pensano>> in altre parole sono le emozioni il vero drive della nostra mente e anche del nostro corpo. Nel 2017 il Premio Nobel per l’economia è andato al maggiore esperto della psicologia applicata ai consumi Richard Thaler che ha dimostrato al mondo come anche i grandi fenomeni economici abbiano una radice irrazionale e istintiva.

LA PRIMA IMPRESSIONE

Come raccontarsi ai turisti del vino Cantina CasatoPrimeDonne Sommelier Brasiliani

Come raccontarsi ai turisti del vino CasatoPrimeDonne Sommelier Brasiliani

Noi che ci occupiamo di turismo del vino dobbiamo sempre tenere presente che la prima impressione come il primo amore <<non si scorda mai>> si radica nella mente e difficilmente viene spazzata via dalle esperienze successive. Per questo la cantina progettata dal grande architetto, così come la bottiglia dal packaging raffinato creano l’aspettativa di un grande vino e addirittura lo fanno percepire, nella degustazione, più buono di quello che è. L’emozione positiva provata all’inizio si proietta il quello che avviene dopo grazie all’ossitocina, il così detto “ormone della fiducia” perché viene secreto in situazioni gradevoli.

Dress code dell’accoglienza turistica

Niente scolli, tacchi a spillo e profumi ma uno stile smart che “sa di campagna” oppure di vecchia campagna: ecco il dress code dell’enoturismo

dress-code-dell'enoturistmo-Trekking nei vigneti - Fattoria del Colle

dress-code-dell’enoturistmo-Trekking nei vigneti – Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Nel 2005 partecipai a una missione OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) in Cina e visitammo la Zhangyu , la più antica  fra le grandi imprese enologiche del gigante asiatico. Stava realizzando il suo secondo Chateau vicino a Pechino, con l’obiettivo di sviluppare l’enoturismo. Io ero nella delegazione proprio in veste di esperta di turismo del vino. Durante la degustazione mi accorsi che le persone addette a servire il vino vestivano un tailleur blu come gli impiegati degli alberghi. Questo le rendeva meno credibili nel ruolo di testimonial del vino. Dunque consigliai di far indossare loro dei grembiuli rossi da cantina che, nella mia visita successiva, erano diventati una specie di uniforme del personale di accoglienza.

Zhangyu-Cina

Zhangyu-Cina

APPARIRE CREDIBILI NEL PROPRIO RUOLO

Questo esempio vuole evidenziare l’importanza di apparire nel proprio ruolo. In altre parole l’abito non fa il monaco, ma lo fa apparire come un monaco per cui gli addetti all’enoturismo devono sembrare, al primo colpo d’occhio, dei credibili portavoce della realtà enologica in cui lavorano.

Formazione degli addetti all’accoglienza in cantina

L’inverno è il momento per formare gli addetti all’accoglienza enoturistica in modo che conoscano la cantina, i vini e molto ancora

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formazione-addetti-all’accoglienza-in-cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

La formazione richiede almeno quattro mesi e va fatta da dicembre a aprile quando, solitamente, i turisti del vino non arrivano. In questo periodo è attivo il back office turistico cioè quello che risponde alle richieste di visita, gestisce la comunicazione internet, produce il materiale informativo, partecipa alle fiere, crea le proposte turistiche e le manda alla stampa e alle agenzie.
Il neo assunto impara le cose più semplici di queste attività ma soprattutto conosce l’azienda di cui sarà portavoce nei confronti dei turisti e impara a gestire individuali e gruppi enoturistici.

COSA INSEGNARE AGLI ADDETTI ALL’ACCOGLIENZA ENOTURISTICA

• Le caratteristiche dell’azienda e dei vini

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formazione-formazione-degustazione-in-cantina

• Le denominazioni principali del territorio
• La visita guidata
• La degustazione guidata
• La vendita del vino
• Le pratiche amministrative

CONOSCERE CANTINA, VINI E TERRITORIO

Per il new entry è utile leggere tutta la documentazione aziendale, anche quella pubblicata nel sito e le schede di tutti i vini. Visitare vigneti e cantina insieme a agronomi e cantinieri. Procurarsi le informazioni principali sulle denominazioni a cui questi appartengono e studiarle. Leggere i depliant turistici sulla zona e visitare i principali monumenti. Seguire visite e degustazioni guidate fatte da persone più esperte.

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Selezione degli addetti all’accoglienza in cantina

Selezione, competenze e formazione degli addetti all’accoglienza in cantina. Mancano i corsi e quindi le aziende fanno da sole, puntando sull’inglese

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Addetti-all’accoglienza-in-cantina-selezione

Di Donatella Cinelli Colombini

In Italia ci sono oltre 20.000 cantine aperte al pubblico e tutte hanno bisogno di addetti all’accoglienza, ma non esistono corsi che li formano: attualmente le aziende fanno tutto da sole con costi non indifferenti.
Questi appunti servono ai giovani che vogliono lavorare nell’accoglienza turistica in cantina, per i titolari o i manager che li selezionano ma soprattutto per chi decide i corsi di laurea, gli FTS o i master affinchè crei percorsi formativi adeguati.

LE COMPETENZE DEGLI ADDETTI ALL’ACCOGLIENZA IN CANTINA:

• Inglese: molto fluente sia scritto che parlato

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Addetti-all’accoglienza-in-cantina-selezione

• Vino: le nozioni base della degustazione organolettica e dei processi produttivi, le denominazioni principali della regione in cui ha sede la cantina
• Turismo: dati generali sul territorio e capacità di relazione
• Nozioni base di carattere amministrativo (bolle, fatture, prima nota)

TEST DI INGLESE

Nei colloqui di assunzione la prima cosa da accertare è la padronanza dell’inglese. Il test on line è indispensabile così come una conversazione sul vino che parte da un articolo di una rivista specializzata. La domanda << What would you suggest to a visitor who is asking for some attractions around the winery ?>> potrebbe essere un bel banco di prova.

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Podcast lo storytelling on line

Podcast video e documenti sonori trasmessi on line sono una nuova opportunità per raccontarsi e incrementare il turismo del vino

Italian-wine-Podcast

Italian-wine-Podcast

Di Donatella Cinelli Colombini

Podcast, lo storytelling  streaming legato al vino arriva in Italia con Monty Wallin e apre nuovi orizzonti alla comunicazione e dell’enoturismo.
Durante Wine2wine 2018 a Verona “Italian Wine Podcast”, “Vinepair” e “The Uk wine show” hanno presentato testimonianze sonore o video legate al vino e diffusi in streaming. Un modo di raccontare accessibile nei costi e diffuso con le stesse tecnologie che permettono di ascoltare la musica sullo smartphone o in altro dispositivo. Ovviamente quello che conta sono i contenuti, il target di riferimento e la lingua utilizzata.

ITALIAN WINE PODCAST

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WineSpectator-video-contest-The-soul-of-Barolo

Finora i podcast sono stati usati per generare traffico nei siti. Non vivono quasi mai di vita propria ma piuttosto per arricchire i contenuti e per creare un rapporto più diretto fra il produttore e i suoi wine lovers. Per le cantine il podcast, ha spiegato Monty Waldin, autore di Italian Wine Podcast a WineMeridian <<non può essere l’unico mezzo, ma deve essere inserito in un corretto marketing mix. Oltre ad avere qualcosa di interessante da dire, ci vogliono le persone giuste, altrimenti si rischia di risultare davvero noiosi. Sarebbe bello poter ascoltare qualcuno che, in modo accattivante, racconta della cantina, delle vigne, delle scelte che vengono fatte riguardo ai vini (per esempio perchè si utilizza un tipo di tappo o bottiglia oppure come è andata la vendemmia…), degli eventi a cui si parteciperà, di aggiornamenti sulla presenza nei mercati. Non c’è alcun limite>>.
Monty Waldin ha spiegato che la maggior parte degli utenti ascoltano i suoi
podcast nel viaggio casa-lavoro. Le preferite sono le storie delle piccole cantine familiari e la maggior parte degli ascoltatori sono americani: New York, Los Angeles e San Francisco.

                                               

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