Forum: vino e tanto altro

Fabio Piccoli lavini Furlan Nicola D'Auria Donatella Cinelli Colombini

VINO FUTURO: FRA OPPORTUNITA’ E MINACCE

Il vino futuro è minacciato da calo dei consumi e tasse mentre le opportunità sono mercati emergenti, vendita on line e enoturismo ma occhio al packaging

Fabio Piccoli lavini Furlan Nicola D'Auria Donatella Cinelli Colombini

Fabio Piccoli lavini Furlan Nicola D’Auria Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Riprendo un bellissimo articolo di Fabio Piccoli a conclusione della sua partecipazione al “Global Wine Industry Outlook 2025” di Wine Intelligence. La super agenzia inglese di analisi sul vino, ha chiamato 300 professionisti di tutta la filiera produttiva (produttori, esperti di marketing, importatori, distributori tradizionali e online, operatori della GDO e dell’HORECA, associazioni del trade e rappresentanti istituzionali), provenienti da 52 Paesi del mondo per tracciare la roadmap dell’enologia nei prossimi cinque anni. Gli esiti sono solo in parte prevedibili perché, come in ogni grande forum che si rispetti, la conferma dei dati noti si associa a qualcosa di nuovo e a una nuova interpretazione delle informazioni vecchie.

CHI NON SI DISTINGUE SI ESTINGUE, NEL FUTURO DEL VINO CRESCE LA NECESSITA’ DI COMUNICARE

Sia Wine Intelligence che Fabio Piccoli di WineMeridian sottolineano l’importanza del contributo di un marketing manager australiano che sintetizza in parole semplici un nuovo

Global-Trade-Report-2019

Global-Trade-Report-2019

orizzonte molto complicato <<Vi sono sempre più persone coinvolte nel vino, non si tratta però più di lealtà verso un determinato marchio; invece, c’è la tendenza a provare molti stili diversi. Ciò rende difficile per le cantine distinguersi, data l’impressionante quantità di varietà che i consumatori possono scegliere>>. Come è ormai ben noto, vino e cibo hanno sostituito l’abbigliamento come strumenti usati dal consumatore per rappresentare se stesso e comunicarlo alla propria community. La scelta di una determinata bottiglia dipende dunque dai valori che porta dentro: lusso, attenzione agli abbinamenti, capacità di rappresentare determinate culture, rispetto ambientale, scelte etiche in favore delle persone, del territorio, degli animali … Di fronte a clienti sempre meno fidelizzati e più sperimentalisti, diventa ancora più indispensabile far percepire le scelte del produttore, quelle che distinguono le sue bottiglie nell’immensa offerta internazionale e le fanno preferire dai consumatori che condividono gli stessi valori.
Il commento di Fabio Piccoli è lapidario e pienamente condivisibile<< le imprese sono e saranno sempre più obbligate ad individuare strumenti per distinguersi>>.

LE MINACCE AL FUTURO DEL VINO

Ovviamente questa è la punta dell’iceberg costituito dalle minacce future. La parte più voluminosa è ben nota:
– calo dei consumi (con il 59%), allo stato attuale il vino rappresenta il 15% di tutte le bevande alcoliche
– tasse che con le recenti esternazioni di Trump e la scelta della Brexit dura sono sempre più probabili e prossime (53%).
– Fanno paura le bevande alcoliche concorrenti il vino (44%) come la grande moda delle birre artigianali;
– aumento di regole nella vendita di bevande alcoliche (44%);

Malta - Gozo - Qala - panorama from our terrace

La rivoluzione femminile nel commercio estero del vino

A Malta il vino italiano presentato dalle donne: missione commerciale di 26 cantine di tutta Italia, primo passo per l’internazionalizzazione al femminile

Malta Palazzo Parisio - Chaine des Rotisseurs - Gala dinner for 30Th anniversary Bailliage National de Malta

Malta Chaine des Rotisseurs -Capitolo-Maltese-organizzatori-della-missione-delle-Donne-del-Vino

Dal 14 al 16 novembre, per la prima volta, le cantine italiane delle donne si presentano all’estero per una missione commerciale. Una degustazione around the table e una cena di gala nel Corinthia Palace Hotel ad Attard saranno organizzate dal Capitolo Maltese della Chaine des Rotisseurs e dal club per wine lovers Il-Qatra.

VINI E CAPRICCI OSPITA LA DEGUSTAZIONE DI GOZO

La  degustazione e il pranzo di Gozo saranno invece ospitate da Vini e Capricci il raffinato store di Abraham Said dove sono in vendita e in assaggio le migliori specialità alimentari made in Italy. Questa struttura è il vero avamposto dell’agroalimentare italiano di qualità nell’arcipelago maltese.

DONNE DEL VINO MISSIONE COMMERCIALE  SOLENNIZZATA DALLE PRESENZE ISTITUZIONALI

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Malta – Gozo – Qala – panorama dalla Casa di Donatella Cinelli Colombini

Sottolineano l’importanza di questa inedita missione commerciale al femminile le presenze istituzionali che daranno il via alle due degustazioni: a Malta l’Ambasciatore d’Italia Mario Sammartino e da Vini e Capricci il Ministro di Gozo Justyne Caruana..
La missione organizzata dalla Vicepresidente esecutiva delle Donne del Vino Daniela Mastroberardino fa perno sulle due più influenti associazioni maltesi per la cultura del cibo e del vino di eccellenza.

CHAINE DES ROTISSEURS  E IL QUATRA LE ASSOCIAZIONI ORGANIZZATRICI DEGLI EVENTI DI MALTA

La Chaine des Rotisseurs, è l’organizzazione di appassionati della buona tavola, più grande al mondo, con più di 25,000 soci in oltre 80 paesi. Il bailliage  – capitolo maltese è composto da oltre 70 soci tra chef, ristoratori, direttori di alberghi, sommelier e semplici amatori. L’altra associazione coinvolta è Il-Qatra, club maschile di cultori del vino, 70 soci che amano confrontarsi, sfidarsi in degustazioni alla cieca e nei cui eventi le donne sono invitate solo due volte l’anno.

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Sommelier italiani: grandi vittorie e grandi sconfitte internazionali

Matteo Montone miglior giovane sommelier del mondo 2019 e debacle italiana ai campionati del mondo a squadre dei sommelier con l’ultimo posto

Campionato-del-mondo-a-squadre-sommelier-2019-sommelier-italiani-ultimi

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Di Donatella Cinelli Colombini

In sintesi i fatti sono questi: il 12 ottobre nel Castello di Chambord in Francia si è svolta la settima edizione del concorso a squadre per Sommelier a cui hanno partecipato le equipe di 27 Nazioni del mondo e la squadra italiana, per il secondo anno consecutivo, è arrivata ultima.

MATTEO MONTONE MIGLIOR GIOVANE SOMMELIER DEL MONDO

18 ottobre a Londra l’italiano Matteo Montone ha vinto il titolo mondiale Chaîne des Rôtisseurs young sommelier of the year gareggiando sotto la bandiera britannica.
Due eventi quasi concomitanti ma con esito opposto fanno riflettere sulle competenze dei sommelier del vivaio italiano. Evidentemente il talento naturale non manca e

Matteo-Montone-campione-mondiale-giovani-sommelier

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le basi formative sono buone. Infatti, girando per il mondo, è facile trovare connazionali che si occupano del servizio del vino nei più importanti locali di Oslo, Londra, Toronto… oppure campioni del calibro di Paolo Basso che ha vinto il titolo di miglior Sommelier del mondo ASI nel 2013 concorrendo per la Svizzera.
Ma il punto è proprio questo, come mai i nostri Sommelier dispiegano le ali e volano alto solo quando vanno all’estero? Il caso di Matteo Montone è esemplare, lui è nato a Milano ed è diventato sommelier in Italia nel 2012 ma l’anno dopo è partito per la Gran Bretagna. Nel 2015 è arrivato settimo nella gara per miglior sommelier italiano.
Commentando il concorso per il miglior giovane sommelier del mondo The Drinks Business fa notare che negli ultimi 10 anni i professionisti del servizio del vino che operano in UK hanno sempre conquistato il primo o il secondo posto. Quest’anno il secondo è stato Jonathan Eichholz dagli USA seguito dall’australiano Andres Aragon al terzo posto. 

Tiziano-Gaia-Stappato-un-libro-dissacrante-e-rivelatore-del dietro-le-quinte-delle-guide-dei-vini

Tiziano Gaia, la Guida dei vini d’Italia vista dal di dentro

Un racconto pieno di aforismi e di retroscena anche imbarazzanti sulla Guida dei Vini del Gambero rosso, Slow Food, Saloni del Gusto, Terra Madre e Pollenzo

Di Donatella Cinelli Colombini

Tiziano-Gaia-Stappato-un-libro-dissacrante-e-rivelatore-del dietro-le-quinte-delle-guide-dei-vini

Tiziano-Gaia-Stappato-un-libro-dissacrante-e-rivelatore-del dietro-le-quinte-delle-guide-dei-vini

Tiziano Gaia è stato assaggiatore e vicecuratore della Guida ai Vini d’Italia fino alla scissione con Slow Food nel 2009 anno in cui anche Gaia decise di lasciare Bra e gli “assaggi seriali”.
Il libro Stappato – un astemio alla corte di re Carlo ( Baldini Castoldi pp. 327 € 18) è il racconto di questa esperienza da parte di chi l’ha vissuta dal di dentro. Un racconto sincero, forse anche troppo, un racconto che fa vedere il mondo del vino italiano da un punto di vista diverso e alla fine sorprende. Per questo vi consiglio di leggerlo.

TIZIANO GAIA E I SUOI AFORISMI SUL VINO

Trabocca di parole, un fiume di parole che spesso cercano di stupire, affascinare e (permettetemi la cattiveria) autocompiacersi in un italiano bello, ricco e iperbolico. Gli aforismi sono spettacolari e susciterebbero l’invidia di Oscar Wilde. Eccone alcuni. Sull’effetto liberatorio del vino <<più Supertuscan, meno super io>> sul nuovo sentimento ecologista <<il bio presto si è arrogato il compito di smacchiare tutti i peccati dell’epoca enologica precedente>> cioè di un ambiente viticolo <<violato da decenni di massacri sistemici e

Tiziano-Gaia-Stappato-Un-astemio-alla-corte-di-re-Carlo

Tiziano-Gaia-Stappato-Un-astemio-alla-corte-di-re-Carlo

sistematici>>.
Su sé stesso e la sua esperienza di assaggiatore per la guida dei vini più importante d’Italia, con la coda di inviti esclusivi e personaggi celebri <<com’è possibile non smarrire il senso comune del vivere, vivendo tanto fuori dal comune?>>. Sul fenomeno Prosecco <<da bollicina a bolla non v’è che un passo>> ….

IL RACCONTO DEL BAROLO E DELLO SLOWFOOD COME NON LI AVETE MAI LETTI

Il racconto è decisamente divertente all’inizio quando descrive la storia del Barolo e la community di via della Mendicità Istruita sede di Slow Food con gli “inBranati” cioè la componente autoctona che faceva riferimento diretto a Carlin Petrini perché condivideva con lui l’origine di Bra e i “brastardi” cioè le seconde schiere che mal sopportavano la sudditanza rispetto alla razza pura slowfoodiana.

LA GUIDA DEI VINI D’ITALIA DEL GAMBERO ROSSO RETROSCENA AGRODOLCI

La parte relativa al dietro le quinte della “Guida dei Vini” del Gambero Rosso è sconvolgente. Tiziano Gaia passa da astemio a giudice della più importante guida dei vini d’Italia in un anno. Colpisce la contiguità con alcuni produttori << i problemi sono insorti quando abbiamo smesso di rivolgersi “a” e iniziato a parlare “con” i viticultori, annullando la necessaria distanza che dovrebbe separare chi giudica da chi è giudicato>>.
Una distanza che ho sempre rispettato ma che leggendo il libro di Gaia mi ha fatto sentire una cretina perché mentre i miei colleghi facevano serate esagerate creando forti legami con i curatori delle guide io mi limitavo a contatti molto rispettosi quanto inutili. Si perché l’effetto moltiplicatore di profitti innescato dai tre bicchieri è quantificato da Gaia nella cifra astronomica di 20 milioni di Euro a edizione e corrisponde all’aumento del prezzo dei vini premiati.

vino-in lattina- Larkin, Larkan White, Napa Valley, California, USA, 2017

Vino in lattina caro ma pratico, riciclabile e buono

Vino in lattina costa quanto o più delle bottiglie, ha un boom di vendite in USA e in UK, è più ecologico e sorprendentemente, in certi casi, è molto buono

vino-in lattina- Larkin, Larkan White, Napa Valley, California, USA, 2017

vino-in lattina- Larkin, Larkan White, Napa Valley, California, USA, 2017

Di Donatella Cinelli Colombini

IL SUCCESSO COMMERCIALE DEI VINI IN LATTINA IN USA E UK

In Usa il vino in lattina sta crescendo: ci sono vendite al dettaglio per 93 milioni di Dollari e già lo scorso anno Forbes stimava il potenziale di questo segmento in 3.3 miliardi. La cosa impressionante è la proliferazione dei produttori di canned wine – wine in cans, nel giugno 2018 erano 125 ora sono 350 con 900 linee diverse. Piace la praticità e il fatto di avere il format tipico di certe situazioni come i festival, le gite dove ti porti dietro tutto nello zaino per poi mangiare in barca oppure nel pic nic.

Opinione rimarcata da uno studio Sopexa secondo il quale il 40% dei consumatori USA preferisce i contenitori alternativi alla bottiglia perchè non si rompono, sono più ecologici e più facili da conservare.

La rinascita del vino in lattina è descritta dal Professor Robert L. Williams, docente di marketing all’Università della Pennsylvania che negli scorsi anni ha studiato il turismo enogastronomico come strumento di sviluppo economico dei territori meno sviluppati.

vino-in-lattina-Ferdinand, Ferdinand, Lodi, California, USA, 2017

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IL VINO IN LATTINA IN ITALIA E LA GIACOBAZZI

Il successo del vino in lattina non riguarda l’Italia dove  questa tipologia non ha mai avuto una grande diffusione e resta ancorato all’immagine Giacobazzi, la cantina di Modena che nel lontano 1978 chiese al Ministero il permesso di confezionare il vino in contenitori diversi dal vetro. L’autorizzazione, concessa nel 1982 aprì la porta a tutta una serie di nuovi packaging come il tetrapack, il PET e naturalmente la lattina.
La cosa sorprendente, nello studio del Professor Williams, è che il canned wine non è consumato solo da giovani alternativi ma anche da wine lovers. Non per altro anche alcuni nomi eccellenti producono vini in lattina  come è il caso del regista Francis Ford Coppola e del suo “Sofia” bollicina Blanc de Blancs.

DEGUSTAZIONE DECANTER DEI VINI IN LATTINA

In effetti anche la rivista UK “Decanter” ha pubblicato un articolo nel luglio scorso intitolandolo How good is canned wine? Quanto è buono in vino in lattina?
Gli inglesi metodici, disincantati e poco romantici, come è loro costume, hanno degustato il vino in lattina con la stessa serietà e gli stessi assaggiatori -enologi, buyer e Master of Wine- di bottiglie premium, notando che nelle tipologie più semplici mancano riferimenti all’annata, l’origine e l’uvaggio ma quando il livello cresce il vino è praticamente lo stesso rispetto a quello confezionato in vetro. Anzi la lattina ha un impatto ambientale minore della bottiglia ed è più facilmente riciclabile.
Altro elemento sorprendente è il prezzo. Quello medio è di 5 Sterline per 37 Cl pari a mezza bottiglia di vino, ma ci sono anche canned wine a 25£.

93/100-a Cenerentola-doc-Orcia-Drago-e-le-8-colombe-IGT-da parte-diWine-Spectator-e-Robert-Parker

Trionfo della Fattoria del Colle 4 vini oltre 93 centesimi 

Wine Spectator premia con 93/100 la Doc Orcia Cenerentola 2016 e il Wine Advocate -Robert Parker premia con 93/100 al Drago e le 8 colombe IGT 2016

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93/100-a Cenerentola-doc-Orcia-Drago-e-le-8-colombe-IGT-da parte-di-Wine-Spectator-e-Robert-Parker

<<E’ un momento magico per i vini della Fattoria del Colle>> dice Donatella Cinelli Colombini.
Incredibile ma vero, negli ultimi mesi, i giudizi della principale stampa specializzata internazionale, sulle bottiglie provenienti dalla più piccola e meno famosa delle sue cantine << hanno superano i rating, pur molto buoni, delle bottiglie del Casato Prime Donne a Montalcino. Non era mai successo prima >>.

RATING DEI VINI DELLA FATTORIA DEL COLLE

Passito IGT Toscana 2017 94/100 Wine Advocate -Robert Parker
Vin Santo del Chianti DOC 2002 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Il Drago e le 8 Colombe IGT 2016 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Cenerentola Orcia Doc 2016 93/100 Wine Spectator

CENERENTOLA DOC ORCIA 93/100 WINE SPECTATOR

Cenerentola-doc-Orcia-2016-Wine-Spectator-93/100

Cenerentola-doc-Orcia-2016-Wine-Spectator-93/100

Gli ultimi due giudizi sono arrivati di recente a confermare l’impressionante progressione qualitativa e di consenso dei vini della Fattoria del Colle. <<Per il Cenerentola Doc Orcia si tratta della consacrazione dopo il successo commerciale>> ha detto Donatella Cinelli Colombini ricordando come i wine lover abbiano apprezzato più velocemente l’uvaggio a base dell’antico vitigno foglia fonda che conferisce un carattere molto particolare al vino, mentre per i grandi critici il processo sia stato più lungo.
Ed ecco la descrizione di Bruce Sanderson senior editor del Wine Spectator
Orcia Doc Cenerentola 2016 score 93/100
<<C’è purezza di aromi e sapori di ciliegia, mora, violetta e minerale, in questo rosso raffinato, vibrante ed equilibrato, con un finale lungo e deciso che riecheggia gli elementi di frutta e minerali, aggiungendo una nota legnosa>>.

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

La classificazione di Bordeaux di nuovo in tribunale

Classificazione degli Châteaux di Bordeaux nella bufera: la graduatoria del 2006 annullata, quella del 2012 in tribunale e c’è il rischio di brutti contraccolpi

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

di Donatella Cinelli Colombini

Leggendo in Wine Searcher quello che succede in Francia nella più grande zona del vino, Bordeaux, risulta evidente il valore economico di una classificazione e gli scontri che ne possono scaturire. Forse è meglio lasciar fare al mercato invece di creare delle graduatorie che, anche quando vengono decise con la massima correttezza, creano sempre vincitori, vinti e scontenti.

LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX DI BORDEAUX

La bufera sulla classificazione degli Châteaux di Bordeaux del 2012 segue quella del 2006 che portò all’annullamento della decisione.
L’attuale vertenza inizia nel 2013 quando 3 vigneron intentano una causa civile e poi sporgono denuncia al procuratore di Bordeaux su presunti illeciti nella redazione della classifica che crea una piramide fra tutte le maggiori cantine. I tre produttori avevano visto i propri cru declassati o addirittura cancellati, si tratta di Pierre Carle (Château Croque Michotte), André Giraud (Château La Tour du Pin Figeac) e Jean-Noël Boidron (Château Corbin Michotte).

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI DUE PERSONAGGI DI SPICCO: DE BOUARD E CASTEJA

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Sul banco degli imputati Hubert de Boüard di Château Angélus e Philippe Castéja di Château Trotte Vieille che vengono indagati per conflitto di interessi per aver partecipato alla decisione che ha fatto salire Angélus a livello di Grand Cru Classé A e ha mantenuto lo status di Trotte Vieille a Grand Cru Classé B.
In effetti due titolari delle celebri cantine sono membri influenti delle loro denominazioni e dell’INAO cioè dell’organismo che decide la classifica delle cantine bordolesi.
Ovviamente entrambi negano fermamente di aver commesso illeciti. Forse è vero ma certo <<la moglie di Cesare non deve essere solo onesta, deve anche sembrare onesta>> e le apparenze sono contro di loro.
Infatti Castéja è anche direttore di uno dei principali negociant di Bordeaux – Borie-Manoux – e in aggiunta è stato presidente dell’organismo professionale della Classificazione del 1855.
Ancora più imbarazzante la posizione di de Boüard che durante la procedura di classificazione, tra il 2007 e il 2012, ha ricoperto, contemporaneamente, una posizione di rilievo nel comitato nazionale INAO, è stato amministratore del Consiglio del vino di Saint-Émilion, presidente del gruppo Premier Grands Crus di Saint-Émilion, un membro del CIVB, e vicepresidente dell’Unione des Grands Crus de Bordeaux.

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I giovani talenti rivoluzionari del vino

Wine Enthusiast ci propone come ogni anno 40 innovatori sotto i 40 anni che lavorano per cambiare la cultura enologica (e stanno lasciando il segno)

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è di tutto: da quello che produce Sauvignon senza alcool ma con aggiunta di cannabis all’enologo israeliano paracadutista e cintura nera di Judo che ora lavora negli USA, fino all’appassionata di vini rosè che ha organizzato un museo e un wine bar su questa tipologia … la creatività è il futuro, sembra dire Wine Enthusiast proponendo una lista di 40 personaggi sotto i 40 anni che lasceranno la loro traccia in vino, birra, mixology, distillati, importazione … Ecco alcuni  giovani talenti rivoluzionari del vino:

SARAH CAHN BENNETT

39 anni, californiana, con laurea in enologia a Davis e una cantina di famiglia: la Navarro Vineyards & Winery, una delle migliori della Anderson Valley. Crede nella difesa ambientale e nella biodiversità. Vedendola con i capelli cortissimi, senza trucco e con un berretto a visiera sembra un ragazzo.

GEOFFREY MC FARLANE

Giovani-talenti-rivoluzionari-del-vino

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36, anni californiano. Nel 2012 ha rivoluzionato il concetto di wine club che normalmente invia vino a casa in base a un abbonamento. Geoffrey ha sfruttato i social media per mandare un questionario che gli permette di capire il profilo del cliente e poi personalizza le sue raccomandazioni e i suoi invii. Poi ha iniziato a produrre direttamente i vini che vende integrandoli da partnership con vignaioli cult.

AMANDA WITTSTROM HIGGINS

37 anni, californiana e figlia di produttori , Ancient Peaks Winery, ha anche fondato Dream Big Darling: un’organizzazione no profit che vuole aumentare le opportunità delle donne del vino e organizza a Wine Speak Paso Robles un evento annuale che riunisce sommelier, leader dell’industria delle bevande e altri membri della comunità vinicola per un meeting di tre giorni.

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La sostenibilità in bottiglia: vetro e tappi in sughero

Dal vetro che si può riciclare all’infinito al sughero che ha un’impronta CO2 positiva ecco come il vino BIO deve avere anche un packaging eco-fiendly

Carlos-Santos-Amorim-Cork-Convention-2019-Donne-del-Vino

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di Donatella Cinelli Colombini

La Convention delle Donne del Vino a Castiglione di Sicilia è l’occasione per riflettere sulla sostenibilità del vino e soprattutto del suo packaging: tappi e bottiglie con Guia Bartolozzi della Vetreria Etrusca e Carlos Santos di Amorim. L’esito è inequivocabile in favore del vetro materiale che si ricicla in eterno e del sughero monopezzo. Da Carlos Santos una vera lezione magistrale che qui vi riassumo con vero piacere.

I GIOVANI CONSUMATORI E IL RISPETTO AMBIENTALE

Primo punto da ricordare è che la generazione più giovane, quella dei Millennials (nati fra il 1977 e il 2000) e la generazione 2020 guidano le tendenze ma c’è un desiderio comune ai consumatori di tutte le età: l’autenticità. La gente si allontana dai prodotti di massa generici e va verso ciò che è differente e nel quale può esprimere il suo status sociale e le sue convinzioni. Fortissimo è il bisogno di natura perché questo significa anche rispetto ambientale, sostenibilità e salute di chi consuma. Infatti, negli alimenti, il concetto BIO si associa alla speranza di contribuire al benessere delle comunità in cui nascono i prodotti, alla

Carlos-Santos-Amorim-Cork-abbinamenti-cibo-vino-nel-packaging-Convention-2019-Donne-del-Vino

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salvezza della terra dall’autodistruzione, a qualcosa di più buono e sano. Da qui un rifiuto sempre più netto dei cibi spazzatura e l’avvio di iniziative “fai da te” come gli orti di città, anche sopra i grattacieli.

CIBO E VINO DEVONO ESSERE ECO-FRIENDLY COME IL LORO PACKAGING

Un impegno ambientalista che riguarda anche il packaging. Infatti nel 1950 furono prodotte 2 tonnellate di plastica mentre nel 2015 siamo arrivati a 380 tonnellate con una crescita complessiva del 19.000%. L’isola galleggiante di plastica nell’oceano, la plastica ingerita dai pesci sono diventate il simbolo di un problema a cui, soprattutto i giovani, reagiscono con forza. Avete presente la quindicenne svedese Greta Thunberg?

IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI IN PLASTICA

Intanto il governo italiano si è impegnato a diminuire la plastica del 20% e riciclare tutti gli imballaggi in plastica, entro il 2025. Uno sforzo a cui tutti siamo chiamati a contribuire ed ha portato i supermercati a sostituire gli oggetti monouso in materiale sintetico con quelli biodegradabili.

Valtellina, viticultura eroica

Vigneti eroici: molto alti o molto vecchi

Finalmente arriva un Decreto Legge che tutela la viticultura eroica cioè quella aggrappata alle montagne e quella dei vigneti storici

Valtellina, viticultura eroica

Valtellina, viticultura eroica

Di Donatella Cinelli Colombini

Quali sono i vigneti eroici? Quelli che comportano più lavoro che uva, quelli che hanno  un grande valore paesaggistico, sociale e storico ma non sono remunerativi.
Si tratta di vigneti che verranno abbandonati quando i nonnetti che li coltivano per passione, moriranno. Per questo è indispensabile un provvedimento che riconosca il valore della viticultura eroica e apra le porte al sostegno economico che ne permette la sopravvivenza.

I VIGNETI EROICI DELLA SVIZZERA FORTEMENTE SOSTENUTI DAL GOVERNO

In Svizzera sulle pendici del Lago Lemano ho visto vigneti in fazzoletti di terra aggrappati alle pendici alpine con pendenze assurde e con dimensioni talmente piccole da non consentire alcuna meccanizzazione. Quando mi hanno detto che i trattamenti venivano fatti con l’elicottero e questo obbligava i vignaioli di scegliere collettivamente il biologico o il convenzionale, mi sono resa conto di cosa significasse una simile produzione sia in termini economici che di coesione sociale. Poi mi hanno detto che il Governo elvetico riconoscendo il valore paesaggistico e storico della viticultura eroica, l’aiutava con forti incentivi. Una strategia che ha scongiurato l’abbandono delle vigne, ha salvaguardato il paesaggio e ha consentito la crescita qualitativa dei vini svizzeri.

Vigneti-ad-alta-quota-karasi-img-02Tsorah, Karasi Areni Noir, Armenia

Vigneti-ad-alta-quota-karasi-img-02Tsorah, Karasi Areni Noir, Armenia

VIGNETI EROICI IN VALTELLINA

Anche in Valtellina ho visto vigneti dello stesso tipo, vigneti dove la terra viene trasportata con l’elicottero sugli speroni di roccia,  la coltivazione è durissima e totalmente manuale. Lo scenario è meraviglioso, erede di una storia millenaria. Ma i prezzi dei vini non sono certo quelli svizzeri e neanche i contributi pubblico sono quelli svizzeri, quindi i vignaioli sono davvero degli eroi.

VIGNETI EROICI CON OLTRE SESSANTA ANNI DI ETA’

Così come sono eroici i produttori che salvaguardano i vigneti storici, quelli piantati prima del 1960 che oggi danno poca uva ma vini di enorme personalità e complessità. Si tratta spesso di appezzamenti marginali, in cui sono piantati vitigni autoctoni, che hanno la loro ragion d’essere solo nella qualità perché non hanno economicità di gestione. La degustazione di vini da vigneti storici organizzata dalle Donne del Vino durante il Vinitaly 2018 è stata definita da Ian D’Agata una delle più sorprendenti e entusiasmanti da lui mai guidate.

Paolo-Ruggeri-docente-consulente sulla-tecnica-di-leadership-e-di-management

Manager nel vino non si nasce, ma si diventa

Apprezzare i collaboratori, condividere con loro gli obiettivi, dare la carica, delegare, aggiornare le competenze .. la lezione di Paolo Ruggeri

Paolo-Ruggeri-docente-consulente sulla-tecnica-di-leadership-e-di-management

Paolo-Ruggeri-docente-consulente sulla-tecnica-di-leadership-e-di-management

Di Donatella Cinelli Colombini

La distanza fra quello che dovrebbe essere fatto nelle aziende e quello che invece avviene è enorme, specialmente nelle imprese del vino. Il settore enologico è quello con più imprese verticali -dalla vigna all’export- fra tutti i settori agricoli ma, benché ci siano oltre 35.000 aziende “professionali” rimane un ambito povero di competenze manageriali. Per questo le carenze presenti in moltissime imprese di altri comparti economici, sono ancora più visibili e accentuate nel mondo del vino causando dinamiche devastanti nelle cantine e nelle denominazioni.
Io leggo spesso manuali di management, di marketing, di tecnica di gestione … Non mi scoraggio neppure quando, a causa della mia abissale somaraggine in matematica, capisco solo vagamente i contenuti: imparo sempre. Ma a volte, incappo in manuali che mi aprono davvero gli occhi come I nuovi condottieri, di Paolo A. Ruggeri (Engage pp 160 € 28). Leggetelo e capirete tanto, ma proprio tanto, del mondo produttivo che vi circonda.

POCHE GRANDI E MOLTE PICCOLE CANTINE  MA POCHISSIMI MANAGER DEL VINO

Il vino italiano è composto da 310.000 imprese con vigna con una media di 2 ettari ciascuna. Tuttavia i 13 miliardi di business che scaturiscono dal vino sono concentrati nelle aziende più grandi: le 105 cantine con fatturato superiore ai 10 milioni di Euro (2 miliardi di bottiglie ) detengono il 46,5% dell’intero giro d’affari e il 62% dell’export. Nel 2018 il vino italiano ha accresciuto il suo business del 2,3% mentre le grandi cantine trottavano al ritmo del 6,2%. Questi dati, tratti dall’analisi di Anna Di Martino, servono a evidenziare come la maggior parte delle aziende italiane soffrano di nanismo ma forse anche di deficit nel management.

PAOLO RUGGERI  E I NUOVI CONDOTTIERI

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

L’utilissimo manuale di Paolo Ruggeri mette in evidenza i segreti del bravo -titolare d’azienda e manager, primo fra tutti quello di gratificare i dipendenti riconoscendo i loro meriti, motivarli condividendo con loro gli obiettivi ed anche i successi.

Quanti nel mondo del vino lo fanno?

Quasi nessuno. Chi viene da famiglie contadine è più abituato al bastone che alla carota e applica la stessa tecnica anche da “fattore” o da “proprietario”. Persino i laureati in agraria mancano di una vera formazione alla leadership perché negli atenei dove hanno studiato insegnano estimo, industrie agrarie, coltivazioni arboree …. ma non management.

LO STUDIO E L’AGGIORNAMENTO CHE SERVE AI MANAGER

Il bello, per noi del vino, viene dal capitolo intitolato “Qualità personali del leader” dove la crescita aziendale viene messa in diretta correlazione con le competenze del capo che devono costantemente crescere con l’espandersi dell’attività che dirige. Invece quanti studiano per trasformarsi da colui che vende in quello che guida la forza vendita e poi in chi disegna i piani marketing e definisce gli obiettivi?

Nessuno o quasi.

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L’inarrestabile successo delle uova da vino

Le uova piacciono per l’apporto di ossigeno, complessità e finezza che danno al vino ma anche per la loro forma un po’ magica che affascina i wine maker

Di Donatella Cinelli Colombini

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I PRODUTTORI DI UOVA DA VINO

La prima fabbrica a produrre uova e tini di cemento è stata la francese Nomblot su indicazione del celebre wine maker Michel Chapoutier, re della Valle del Rodano. Poi fu la volta dell’Italiana Nico Velo a cui si devono gli splendidi tini ovoidi della sala da vinificazione di Cheval blanc.
In California Sonoma Cast Stone ha riempito di uova Saxum, Quintessa, Sterling … partendo 13 anni fa, dalla richiesta del suo vicino Don Van Staaveren, l’enologo di Three Sticks Winery. Si calcola che in California siano in uso circa 1.000 uova di cemento e la richiesta continua a crescere.

STORIA DEI CONTENITORI DA VINO

Per capire i motivi del successo veloce e apparentemente inarrestabile della uova, Wine Searcher  effettua  una panoramica del cambiamento dei

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contenitori da vino dall’epoca greca e romana quando, la conservazione e il trasporto del vino, avvenivano in contenitori di cemento o di terracotta, al successivo periodo in cui le popolazioni che oggi chiamiamo francesi, usarono e diffusero i fusti in legno. All’inizio del Novecento furono le cantine californiane le prime ad adottare l’acciaio inossidabile e poi munirlo di termoregolazione. Con la fine del secolo il gusto dolce e burroso che il rovere conferisce al vino, è passato di moda ed è avvenuta una nuova svolta. Nel 2001, Michel Chapoutier, guru della biodinamica, affascinato dagli aspetti esoterici del vino spinse Nomblot a fabbricare un uovo di 2,10 m per contenere 600 litri di vino, confidando che la forma sferica convogliasse un benefico vortice di energia celeste nel vino.

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Il resveratrolo del vino ci salva dallo stress

Certe volte le ricerche universitarie scoprono l’acqua calda: il vino combatte la depressione e l’ansia ma almeno ci hanno rivelato come avviene

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di Donatella Cinelli Colombini

Tutti lo sanno. C’è un’affermazione colorita de “La Revue du Vin de France” <<mentre chiudono le osterie aprono sempre più farmacie>> che sottolinea appunto la correlazione fra la fine del consumo di vino socializzato, socializzante ma moderato nelle osterie e l’aumento della vendita di antidepressivi che ha superato gli 80 milioni di scatole in Francia. I primi a dare delle prove scientifiche della correlazione fra piccole dosi giornaliere di vino e prevenzione della depressione furono i ricercatori dell’Università di Navarra a Pamplona in un articolo pubblicato su “BMC Medicine journal”.

COME IL VINO COMBATTE LA DEPRESSIONE

Ora finalmente sono state scoperte le componenti del vino con questo benefico effetto; si tratta del resveratrolo che inibisce la phosphodiesterase 4 (PDE4) un enzima che influenza l’ormone dello stress cioè il corticosterone. La scoperta è stata pubblicata nel giornale

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Neuropharmacology nel 2019 da Ying Xu MD PhD, dell’università di Buffalo (School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences), e da Xiaoxing Yin PhD, dell’università di Xuzhou in China. <<Resveratrol may be an effective alternative to drugs for treating patients suffering from depression and anxiety disorders>> il resveratrolo può essere un’effettiva alternativa alle medicine per curare i pazienti affetti da depressione e crisi d’ansia.

In pratica il nostro corpo reagisce allo stress producendo corticosterone ma se lo stress è eccessivo l’accumulo dell’ormone nel cervello è talmente grande da produrre depressione o altri disturbi mentali. Le malattie di questo tipo vengono trattate con antidepressivi come serotonina e noradrenalina ma solo un terzo dei pazienti guarisce completamente. Il resveratrolo, contenuto anche nel vino rosso, ha la capacità di inibire il PDE4, con effetti neuroprotettivi contro il corticosterone.

RESVERATROLO UN TONICO NATURALE PER IL SISTEMA NERVOSO

Meno invasivo delle medicine il resveratrolo è presente in natura e per questo viene utilizzato anche come tonico per gli astronauti nello spazio.

L’Italia del vino e dei resort vince le classifiche turistiche

Le cantine italiane vincono la classifica delle migliori destinazioni enoturistiche del mondo e 2 resort del Brunello nella TOP 10 di Travel & Leisure

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Marsala Cantine Florio-italia-I°-nella classifica-Lastminute.com.delle.destinazioni.turistiche

Di Donatella Cinelli Colombini

Nonostante il Dipartimento turismo spostato un anno fa presso il Ministero agricoltura – Mipaaft sia un fantasma che, almeno apparentemente, fa ancora meno di prima. Nonostante l’annata nera del turismo italiano che subisce la concorrenza di Francia, Spagna e persino del Mar Rosso ripartiti con imponenti campagne di marketing  dopo il periodo degli attentati. Nonostante la Pasqua alta e il maggio piovosissimo che hanno frenato soprattutto il turismo interno. Nonostante la quasi recessione ….. L’Italietta continua a battersi nelle parti alte delle classifiche turistiche mondiali.

CLASSIFICA LASTMINUTE.COM ITALIA MIGLIOR DESTINAZIONE ENOTURISTICA

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Chianti-Classico-Brolio-Francesco-Ricasoli-Italia-I°wine-destination-mondiale-per-lastminute.com

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Italia si è classificata prima fra le destinazioni di turismo del vino battendo Francia e Spagna nel sondaggio condotto da Lastminute.com. 30 nazioni erano in lizza per il titolo che è stato assegnato in base dalla qualità della produzione enologica, alle degustazioni, alle visite nelle cantine e nei vigneti e al costo del viaggio e dell’alloggio. L’Italia è emersa vittoriosa grazie allabbondanza di esperienze enoturistiche in tutte le 21 regioni vinicole che vanno dalla cima al fondo dello stivale. La Francia è arrivata seconda, la Spagna terza e la Sudafrica quarta, mentre l’Australia era notevolmente in discesa al 15 ° posto e gli Stati Uniti al decimo posto. Il Regno Unito, che si sta facendo un nome per la qualità dei suoi spumanti, è

arrivato al 30 ° posto nella lista.

WINEFOLLY ITALIA SECONDA WINE DESTINATION AL MONDO

 

Ovviamente l’Italia non vince in tutte le classifiche fra le migliori wine destinations del mondo ma ha sempre degli ottimi piazzamenti come nel seguitissimo  Winefolly che inverte leggermente gli scalini del podio: prima Francia, seconda Italia e terza Spagna. Si tratta comunque di un ottimo piazzamento che dimostra il fascino dei nostri distretti enologici.

                                               

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