Forum: vino e tanto altro

OPPORTUNITA’ PER LE PICCOLE CANTINE IN USA

Qualche buona idea per vendere il vino nei ristoranti USA e non solo. Quando il covid finirà, le bottiglie di vino dovranno essere parlanti e personalizzate

 

Donatella Cinelli Colombini: piccole cantine e ristoranti USA

Donatella Cinelli Colombini: piccole cantine e ristoranti USA

di Donatella Cinelli Colombini

Il Covid-19 ha messo a dura prova le piccole cantine indirizzate sulla produzione di vini di eccellenza e commercializzate quasi solo nei ristoranti. Per loro, entrare nel GDO è difficile e poco conveniente. Organizzare la vendita diretta è possibile solo per chi ha un bel pacchetto di contatti privati ed una forte attività on line. Ma forse ci sono canali export sottostimati e molto promettenti, anche a lungo termine.
Le note sotto riguardano gli Stati Uniti ma rispecchiano una situazione presente in quasi tutti i mercati.
Come sappiamo il sistema distributivo USA è diviso su 3 passaggi: 1) importatori o cantine locali, 2) distributori, 3) rivenditori o ristoranti. Si tratta di un’eredità del proibizionismo che solo le pochissime compagnie nate prima del 1920, riescono a superare. E’ un sistema che ingenera costi ed è adatto alle cantine italiane grandi o medio-grandi che fanno un grosso lavoro di marketing per accreditare brand e vini.

 

I PICCOLI IMPORTATORI “IN PROPRIO” PERFETTI PER LE PICCOLE CANTINE

Tuttavia esistono tanti piccoli importatori che non comprano per rivendere ma per consumare in proprio. Si tratta di titolari di catene di negozi o di gruppi di ristoranti che hanno creato una piccola ditta di import e comprano limitate quantità di vino direttamente dalle cantine. Generalmente non vengono in Italia per cercare i vini da importare ma usano il web o i consulenti. Se vengono nel nostro Paese chiedono consiglio alle migliori enoteche situate nell’area di produzione.
Cercano cantine piccole, di ottimo livello ma poco conosciute.

 

Houston: Donatella Cinelli Colombini e l'astronauta

Houston: Donatella Cinelli Colombini e l’astronauta

LA VOCE DEI RISTORATORI USA: COSA AMANO COMPRARE

Ovviamente c’è una componente da talent scout, ma il principale motivo di una simile strategia è quello di evitare i confronti, sia con il prezzo della stessa bottiglia sugli scaffali dei rivenditori, sia nei portali online.
Per chiarire meglio la dinamica ripercorro un articolo di W. Blake Gray su WineSearcher, intitolato “Wine List Secrets Revealed”, vi rivelo i segreti della carta dei vini.
L’autore ha intervistato Bill Rancic vincitore del programma televisivo di Donald Trump “The Apprentice” nel 2004. Successivamente Rancic ha aperto i ristoranti RPM Italian e RPM Steak a Chicago, con un avamposto a Washington, DC. Recentemente ha organizzato un evento online con i grossisti di vino e alcolici d’America. Questo ha messo a fuoco il motivo per cui i ristoranti preferiscono vendere vini sconosciuto rispetto ai “soliti noti”.
Ci guadagnano di più.

 

Vini passati di moda. Come e perché succede

Come mai ci sono vini che mantengono il successo per secoli e altri che, dopo qualche anno, passano di moda? Qual è il segreto dell’eterna giovinezza?

vini-che-non-passano-di.-moda-Bordeaux-Borgogna-Champagne

vini-che-non-passano-di.-moda-Bordeaux-Borgogna-Champagne

di Donatella Cinelli Colombini

Va detto che il vino, come qualunque prodotto, ha un ciclo di vita di durata variabile. In certi casi può durare moltissimo, come avviene per i rossi di Bordeaux o lo Champagne che si avviano verso il millennio. Ma sono casi eccezionali, in genere la fortuna non dura così a lungo ed è più facile arrivare al successo che mantenerlo.
A accelerare il ciclo di obsolescenza c’è la civiltà umana e gli stili di consumo in evoluzione molto rapida, gusto compreso.

LA MODA E GLI EVERGREEN

Il mio ragionamento sui segreti della durata parte da altri settori, come la cultura: non tutta la musica del Settecento piace ancora oggi ma vi sfido a trovare un melòmane che non apprezza Mozart. Quindi l’alto livello qualitativo aiuta a durare nel tempo.
Scendendo al livello dei prodotti industriali longevi citerei il maggiolino -Volkswagen Typ 1 l’auto che ha avuto il ciclo di vita più lungo al mondo dal 1938 al 2003. Anche in questo caso il mix di meccanica, funzionalità e qualità progettuale è altissimo, anche nei restyling, con l’aggiunta di un elemento di simpatia che l’ha fatta amare da molte generazioni e si traduce nei nomignoli: scarabeo, scarafaggio, maggiolone …

Barolo-un-territorio-e-un-vino-che-non-passano-di-moda-.

Barolo-un-territorio-e-un-vino-che-non-passano-di-moda-.

Quindi l’elisir di lunga vita non è solo l’alta qualità ma anche l’emozione che un prodotto riesce a suscitare.
E arriviamo al vino per capire quali tipologie non berremmo più e perché sono passate di moda. Non mi riferisco a tempi lontani, come il Falerno amato dai Romani, ma a quelli che ogni wine lover con più di 50 anni di età, amava un tempo ed ora non metterebbe fra i suoi preferiti.

I VINI CHE PASSANO DI MODA

Mi aiuto con un delizioso articolo di Il Foglio firmato da Camillo Langone.
La lista dei vini obsoleti si desume da un gran numero di interviste a scrittori, giornalisti, grandi degustatori …. E il giudizio è unanime <<ora amo vini diversi da quelli di 30 anni fa>>. Primo nella black list il vino maturato in barrique e con forte impronta di legno, opinione che getta un’ombra anche sui Supertuscan e i vini da vitigni internazionali prodotti in Toscana. Circostanza singolare visto che, in questo momento, sono proprio quelli a trascinare in alto le quotazioni dell’enologia italiana in LivEx cioè nel borsino dei collezionisti.

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE

Riduzione, varietà, riserva … parole che possono confondere il consumatore di vino perché significano anche altre cose e perché non vogliono dire sempre la stessa cosa

 

Sei parole del vino più fraintese

Sei parole del vino più fraintese

Di Donatella Cinelli Colombini

Il maggior numero delle parole che creano fraintendimenti sono nella vigna. Per un avvocato, un medico oppure un commerciante, le parole “densità di impianto” vengono capite come il riferimento al numero di prese elettriche e non collegate al numero di viti presenti in un ettaro di vigna, così come “piede americano” suggerisce la diversa taglia delle scarpe USA tipo Lumberjack e non l’apparato radicale successivo all’epidemia di fillossera.
La possibilità di fraintendimento è un serio pericolo nella comunicazione del vino soprattutto perchè molte delle parole legate all’enologia hanno un significato completamente diverso nella vita normale oppure cambiano la loro valenza nelle varie parti del mondo.

Per questo l’articolo sulle parole del vino che confondono o che vengono usate in senso improprio, pubblicato dal grande portale inglese thedrinksbusiness, mi ha subito interessato e desidero qui riassumerlo sollecitando tutti a una riflessione sulle parole che vengono dette con un intendimento e sono invece capite in tutt’altra maniera.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: VEGETALE O ERBACEO

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Queste prime quattro parole sono usate per criticare un vino, ma talvolta sono invece un indicatore positivo.  Erbaceo: si tratta della sensazione olfattiva e gustativa che si sente in vini prodotti con uve raccolte molto presto. Generalmente è un difetto ma, in qualche caso, evidenzia i caratteri varietali dell’uva, aggiungono freschezza e complessità  al vino.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: ASTRINGENTE

Quando i tannini asciugano la lingua e creano un effetto duro come mangiando un frutto acerbo. Il difetto diventa pregio quando si collega all’invecchiamento. Infatti bevendo certi vini di Bordeaux, nella loro giovinezza, l’astringenza produce sensazioni sgradevoli ma permette la successiva evoluzione e serbevolezza del vino per cui diventa un elemento indispensabile delle grandi etichette.

 

Turismo del vino: Donatella al Senato con 3 Ministri

Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini con Franceschini, Patuanelli e Garavaglia per presentare il libro Turismo del Vino in Italia e parlare di ripartenza

 

Turismo del vino: Franceschini, Patuanelli, Cinelli Colombini, Quaranta, Stefano, Garavaglia

Turismo del vino: Franceschini, Patuanelli, Cinelli Colombini, Quaranta, Stefàno, Garavaglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Senatore Dario Stefàno – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica ha voluto che la presentazione del libro scritto a quattro mani con me “Turismo del Vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Ed. Edagricole – News Business Media, nella collana “Strategia e Management”, pag. 198) diventasse un momento veramente importante. Quasi un summit sul ruolo del vino e dell’enoturismo nella ripartenza post covid e sulla necessità di unire le forze su progetti strategici.

 

I MINISTRI FRANCESCHINI, PATUANELLI E GARAVAGLIA PARLANO DI ENOTURISMO

Nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica, alla presenza dei tre Ministri che, in modo diverso, interagiscono con l’enoturismo.

Senato della Repubblica: Dario Stefano e Donatella Cinelli Colombini - Turismo del vino

Senato della Repubblica: Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini – Turismo del vino

C’erano il titolare del dicastero della Cultura Dario Franceschini, delle Risorse Agricole Stefano Patuanelli e del Turismo Massimo Garavaglia. Oltre a loro due padrini di eccezione: Federico Quaranta di Decanter e Riccardo Cotarella Presidente mondiale degli enologi che hanno firmato le prefazioni del libro ed il giornalista di Edagricole Lorenzo Tosi collegato online.

 

MASSIMO GARAVAGLIA: UN PIANO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO CE L’HA ANCHE IL CAMERUN

Tutti hanno concordato sul ruolo strategico del vino e dei territori del vino per la ripartenza turistica. C’è chi lo fa in modo quasi scherzoso, come il Ministro Garavaglia <<un libro interessante, curioso, pieno di aneddoti (come quello su Carlo Magno). E che ci fa scoprire le Regioni d’Italia inseguendo i propri vini … E che Dio benedica gli astemi che non sanno quel che si perdono!>>. Garavaglia ha comunque le idee chiare sulla necessità di un piano sul turismo enogastronomico <<ce l’ha anche il Camerun>>.

 

STEFANO PATUANELLI: E’ NECESSARIO SOSTENERE IL VINO E SOPRATTUTTO LE CANTINE CHE HANNO PIU’ SOFFERTO PER LA PANDEMIA

Il Ministro Patuanelli ha fatto un ragionamento più tecnico. <<Io intendo sostenere il vino, soprattutto le cantine che vendevano quasi solo nell’HORECA e hanno sofferto di più con la pandemia. E’ sempre più centrale il ruolo dell’enogastronomia nel turismo>> e poi entrando nel vivo dell’argomento <<le destinazioni del turismo del vino, grazie alla loro diffusione sul territorio nazionale, alla disponibilità di spazi aperti, sono sembrate subito una valida alternativa alle tradizionali destinazioni di viaggio. In questo quadro, l’Italia vanta il primato in Europa dell’offerta enoturistica>>.

 

TURISMO DEL VINO DARIO STEFÀNO E DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Venerdì 9 Aprile al Senato webinar con gli autori, interverranno i Ministri dell’Agricoltura Patuanelli, del Turismo Garavaglia e della Cultura Franceschini

 

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: "Turismo del Vino in Italia"

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: “Turismo del Vino in Italia”

Il turismo del vino e il suo ruolo per la ripartenza dei viaggi verso l’Italia dopo il Covid. La presentazione del manuale del Senatore Dario Stefàno e di Donatella Cinelli Colombini è l’occasione per accendere i riflettori su un comparto che può dare una spinta decisiva alla ripresa.

 

TURISMO DEL VINO IN ITALIA DI DARIO STEFÀNO E DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Il libro contiene un vademecum sul turismo del vino: la sua storia ed il suo inquadramento concettuale e normativo. E’ una guida per gli imprenditori per collocare la propria cantina tra le wine destination più ricercate e gestire l’accoglienza in una logica di sviluppo economico e sostenibilità ambientale e sociale.

 

I MINISTRI FRANCESCHINI, GARAVAGLIA E PATUANELLI PER PARLARE DI ENOTURISMO

Questo è il contenuto del volume “Turismo del Vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Ed. Edagricole – News Business Media, nella collana “Strategia e Management”, pag. 198) che sarà presentato in diretta venerdì 9 aprile alle ore 11 sul canale youtube del Senato della Repubblica dalla Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama alla presenza dei due autori il Senatore Dario Stefàno – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica – e Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento Turismo del Vino e creatrice della giornata Cantine Aperte.

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: "Turismo del Vino in Italia"

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: “Turismo del Vino in Italia”

Nell’ottica di sollecitare le Istituzioni ad una strategia congiunta di rilancio turistico che coinvolga il vino, interverranno anche tre membri dell’attuale Esecutivo: il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia ed il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli. Tra i relatori del webinar di presentazione del libro il Presidente di Assoenologi e presidente dell’Union Internationale des Œnologues Riccardo Cotarella, il conduttore ed autore televisivo Federico Quaranta ed il giornalista di Edagricole Lorenzo Tosi.

 

Il sessismo fra i fornelli dagli stellati al fast food

Le chef donne crescono di numero e di reputazione ma il sessismo nelle cucine stellate è ancora forte e qualcuna comincia a dire basta specialmente in Francia

 

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Il “me too” delle cheffe – chef al femminile – inizia con un articolo pubblicato su Le Monde Magazine ripreso dall’ Internazionale del 15 gennaio 2021. Riguarda 5 testimonianze su quello che viene detto e fatto nelle cucine dei grandi ristoranti. Ambienti dove normalmente gli apprendisti entrano ancora minorenni, il lavoro dura 12 ore al giorno, al caldo, con un’enorme pressione per la velocità e la precisione nell’esecuzione dei piatti, con una piccola pausa e un solo pasto. Un mix di tensione e abitudini che porta ad un linguaggio ed a comportamenti pesantissimi soprattutto per le donne e ancora di più per chi è diverso per colore della pelle o inclinazione sessuale.

 

ME TOO, COMINCIA LA RIVOLTA CONTRO IL SESSISMO IN CUCINA

C’è chi ce l’ha fatta e le donne Cheffe cominciano ad essere molte anche in Italia; partendo dalle più celebri e celebrate tristellate: Nadia Santini (Il Pescatore di Canneto sull’Oglio) e Annie Féolde (Enoteca Pichiorri) per poi scorrere una lista molto lunga che comprende, fra le altre, Christina Bowerman, Antonia Klugmann, Angelika Schmid, Viviana Varese, Luisa Marelli Valazza, Valeria Piccini, Caterina Ceraudo, Katia Maccari, Silvia Baracchi …..

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

E’ vero esistono esempi virtuosi ma il settore del food è ancora un feudo maschile in Italia: fra i 3.218 dirigenti solo il 16% sono donne (Manageritalia su dati INPS) due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale che è comunque bassa.  Nei ristoranti italiani lavoravano (prima del covid) 1,2 milioni di addetti di cui il 52% donne.

 

TESTIMONIANZE DI DONNE FRA I FORNELLI STELLATI FRANCESI

Le 5 donne francesi che hanno rotto l’omertà di quelli che lavorano nelle cucine dei grandi ristoranti hanno ora i loro locali e si sentono al sicuro rispetto ad un sistema che hanno subito per anni. Con le loro denunce sperano di contribuire al cambiamento della mentalità <<bisogna smettere di credere e di far credere che il subire sessismo sia un passaggio obbligato>>.
Hanno deciso di raccontare le loro storie per evitare <<che il loro silenzio metta in pericolo altre donne>>, infatti chi subisce violenze, verbali o fisiche, si trova da sola e spesso è troppo giovane per valutare la situazione <<sul momento ti limiti a proteggerti. Ti dici che forse hai esagerato, che è frutto della tua immaginazione e che magari è normale>>.

 

Vini per gay, per singoli e per innamorati

Qualche nota semiseria sui vini preferiti o più adatti per gay, single e coppie con la premessa che il vino accresce la seduzione solo se è buono e poco

 

Vino e seduzione - Alessandra Rotondi: vino per gay, single e coppie

Vino e seduzione – Alessandra Rotondi: vino per gay, single e coppie

di Donatella Cinelli Colombini

L’alimentazione e la cultura dei diversi Paesi ma anche l’età dei consumatori influiscono sulla scelta del vino ma ci sono anche altri elementi dello stile di vita che influenzano la predilezione per un certo tipo di vino anziché un altro; ad esempio essere gay oppure single o ancora innamorati.

 

VINI DEI GAY

Cominciamo con i Gay. Il sociologo e comunicatore Klaus Davi, ha analizzato 100 giornali statunitensi scoprendo che la comunità gay americana predilige i vini italiani. Notizia molto positiva visto che gli omosessuali sono noti per lo spiccato senso estetico e la predilezione per le eccellenze enogastronomiche. La classifica delle etichette predilette comprende solo vini simbolo molto costosi al punto che Sara Boriosi è sbottata commentandola su Intravino <<non credo di aver mai visto tanti luoghi comuni tutti assieme>>. Le prime 5 bottiglie della lista sono Sassicaia, Ornellaia, Amarone Allegrini, Brunello Biondi Santi e Barbaresco Gaja.

 

VINI PER SINGLE

Vino per gay, single e coppie

Vino per gay, single e coppie

Andiamo a vedere i vini per single aiutandoci con Scattidigusto. Le indicazioni sono meno glamour e più attente alla presenza di mezze bottiglie. Si tratta infatti di un elenco ragionato di grandi vini in edizione mignon con qualche suggerimento più fantasioso. Anche in questo caso cito i primi cinque vini della lista: Barolo Serralunga Principiano, Bolgheri Varvàra Castello di Bolgheri, Pigato Terre Bianche, Rossese di Dolceacqua Terre Bianche, Teroldego Foradori.

 

Per gli innamorati ho cercato i vini proposti per la cena di San Valentino 14 di Febbraio. Il giorno dell’amore celebra il vescovo di Terni che venne decapitato nel 273 dopo Cristo per aver unito in matrimonio un legionario e una giovane cristiana.

Il Louvre del vino, bottiglieria TOP del mondo

La collezione di bottiglie pregiate di Michel-Jack Chasseuil considerata il Louvre del vino, verrà aperta al pubblico con un biglietto di ingresso di 500 €

 

Michel-Jack Chasseuil, collezione di vini

Michel-Jack Chasseuil, collezione di vini

di Donatella Cinelli Colombini

Il proprietario la considera il Louvre del vino, ma in realtà il suo biglietto di ingresso costa 25 volte quello del celebre museo parigino: 20€ per vedere la Gioconda e 500€ per la collezione di bottiglie rare e costosissime di Michel-Jack Chasseuil.

Viene da chiedersi se davvero esistano luoghi da mito che i collezionisti di vino vogliono visitare ad ogni costo. Sembra strano visto che le bottiglie di vino sono comunque dei prodotti di serie e non pezzi unici come i quadri dei grandi pittori, per cui vederle dal vero non è così diverso dall’osservarle in fotografia. Al momento è esclusa l’ipotesi di assaggiare uno dei vini, cosa che renderebbe davvero irresistibile l’esperienza. L’esempio più simile è infatti l’Abbazia d’Hautvillers vicino a Épernay dove visse Dom Perignon e dove il biglietto di ingresso di 650€ comprende anche l’assaggio di 6 vini tra cui tre Plénitude vecchi di dieci o vent’anni che, da soli valgono il biglietto.

 

MICHEL-JACK CHASSEUIL E LA SUA BOTTIGLIERIA

Michel-Jack Chasseuil e il Louvre del Vino

Michel-Jack Chasseuil e il Louvre del Vino

Tuttavia esiste la possibilità che i collezionisti con la stessa passione e lo stesso intento speculativo che ha animato Michel-Jack Chasseuil siano calamitati da quello che viene considerato il sacrario delle bottiglie rare e costose. Anche per confrontare le proprie scelte con le sue e vedere se ci sono pezzi unici che lui non è riuscito a catturare. Va considerato che la collezione Chasseuil ha richiesto anni di ricerche personali di tutto ciò che è più raro, anticipando le mode e cercando nelle cantine dei defunti che venivano vuotate e non solo nelle aste. Alcuni cimeli sono davvero incredibili come un cognac del 1840, un tempo appartenuto ad Alain Delon oppure una bottiglia di Champagne del 1805 della cantina di Napoleone confezionata per la battaglia di Austerlitz.

 

IL LOUVRE DEL VINO E IL TURISMO DEI COLLEZIONISTI

Chasseuil si prepara a esporre i suoi vini, Champagne e distillati in uno spazio di 350 mq a tre metri di profondità sotto la sua villa di La Chapelle-Bâton, nella Francia occidentale. L’inaugurazione è prevista la prossima estate, dopo un anno di lavori, ma già adesso è possibile prenotare la visita.

Guida alla riscoperta dei sapori perduti 

Antonella Lomonaco e il suo viaggio alla scoperta delle tradizioni culinarie del territorio senese fra storia, ricordi, persone, luoghi e ricette

 

Antonella Lomonaco - Mutatis Mutandis

Antonella Lomonaco – Mutatis Mutandis

di Donatella Cinelli Colombini

Antonella Lomonaco, calabrese d’origine e senese di adozione, ha vissuto una vita professionale in banca fra Titoli di Stato e Fondi d’Investimento, ed ora, nella sua seconda giovinezza, dipinge e scrive. Il suo migliore contributo è “Mutatis Mutandis” (Ibiskos Ulivieri pp.192 €18,65) un libro di ricordi, ricette, notizie e aneddoti che ci fa scoprire una donna di straordinaria ricchezza interiore e attraverso di lei ci fa riscoprire la terra senese e la storia dei sapori. Il suo è un approccio curioso,  a tratti colto e talvolta emozionale, ma sempre stimolante perché come sempre, un punto di vista interdisciplinare è di stimolo a capire il mondo che ci circonda.

 

ANTONELLA LOMONACO CI FA RISCOPRIRE LA CAMPAGNA SENESE

Leggendo questo libro mettiamo a fuoco concetti che non sempre avevamo chiari: <<Il Medioevo rappresenta una grande rivoluzione nel campo dell’alimentazione … dalla tradizione greco-romana basata sulla moderazione, si è passati all’abbondanza soprattutto di carni selvatiche ma anche di maiale>>, un passaggio ampiamente documentato dalle fonti storiche ed ecco che mentre il romano Catone elogiava legumi, cipolle e cavoli, il biografo di Carlo Magno Eginardo, racconta come il sovrano mangiasse quotidianamente cacciagione nonostante la gotta e il parere contrario dei medici.

 

Antonella Lomonaco - Mutatis Mutandis

Antonella Lomonaco – Mutatis Mutandis

CIBI MEDIOEVALI E SAPORI VENUTI DALL’AMERICA

L’affresco della campagna senese segue la Francigena, i cibi consumati dai pellegrini (morsellum e paniccia, macco e le frittate) e le contaminazioni culturali arrivate dal nord Europa.
Poi incontriamo il “treccone” che percorreva le campagne comprando polli e piccioni o scambiandoli con gomitoli di filo e panno per vestiti. Un viaggio nel tempo e nella storia della cucina che incrocia Cristoforo Colombo e il diario di bordo delle tre caravelle che portarono in Europa i semi di pomodoro pur ritenendo la pianta velenosa, il tacchino, le patate, le arachidi, l’ananas, il mais …. E il cioccolato per scoprire infine che l’università di Harvard ha dimostrato come mangiare cioccolato fondente 3 volte al mese abbatte il rischio di morte 36%.

 

I 6 modi più strani per aprire una bottiglia di vino

Hai comprato una buona bottiglia di vino ma non hai il cavatappi? Ecco 6 sistemi più o meno fantasiosi per stapparla con scarpe, cacciaviti o coltelli

 

Rosso di Montalcino Donatella Cinelli Colombini: aprire la bottiglia con una scarpa

Rosso di Montalcino Donatella Cinelli Colombini: aprire la bottiglia con una scarpa

di Donatella Cinelli Colombini

Le bottiglie di vino sono fra i pochi contenitori alimentari che hanno bisogno di un attrezzo esterno per essere aperti. In molte case solo una persona sa usare il cavatappi e spesso i giovani preferiscono bottiglie chiuse con lo screwcup proprio perché sono più facili da aprire. Molto spesso c’è un solo cavatappi disponibile e quando si rompe può essere difficile togliere il sughero.
Per questo sono stati inventati dei sistemi alternativi, in certi casi sono davvero fantasiosi, che qui vi propongo da un elenco di Thedrinksbusiness che io ho modificato anche per impedire gli infortuni domestici.

 

1) SABRAGE

Il sabrage nasce quasi come una cerimonia augurale o di festeggiamento degli Ussari di Napoleone e prevede di aprire la bottiglia con un colpo secco inferto con la sciabola al collo, dove il vetro ha una specie di bordo. Le spade moderne da sabrage sono generalmente corte, senza filo e senza punta in modo da non ferire gli sciabolatori maldestri. In realtà qualunque bottiglia di vino, e non solo lo Champagne, può essere aperta con lo sabrage. Anche la sciabola può essere sostituita da un coltello molto grosso. La cosa importante è la sicurezza nel dare il colpo perché le probabilità di farsi male sono alte.

set per champagne con sciabola per sabrage

Set per champagne con sciabola per sabrage

 

2) APRIRE IL VINO USANDO CACCIAVITE E TENAGLIE

Infilare una lunga vite nel sughero con un cacciavite e poi estrarla insieme al tappo con un paio di tenaglie.

 

3) APRIRE IL VINO CON LA SCARPA

Togliere la capsula, prendere una scarpa in cuoio, con il tacco bello duro, infilare la bottiglia nella scarpa in modo che il fondo di vetro prenda il posto del tallone e battere la bottiglia sul muro tenendola ben ferma dentro la scarpa. Tre colpi e voilà! Il tappo fuoriesce di un centimetro e mezzo per cui è facile tirarlo fuori con le dita.

 

IL COVID CREA OPPORTUNITA’ A NUOVE WINE DESTINATION 7

Il turismo è come lo sport con nuovi vincitori ogni anno, inoltre il lockdown ha cambiato le regole del gioco, per questo ci saranno nuove TOP destination

 

Covid e lockdown: cambiano le wine destination

Covid e lockdown: cambiano le wine destination

di Donatella Cinelli Colombini

Fin qui abbiamo parlato di come riconquistare o ottenere il successo enoturistico, sapendo bene quanto sia dura la sfida, in un momento difficile come quello della pandemia e di quanto il lockdown abbia cambiato i comportamenti di uomini e donne di tutto il mondo. Se infatti in condizioni normali ogni offerta turistica doveva competere ogni anno come gli atleti nelle gare internazionali e i vincitori dell’edizione precedente potevano ritrovarsi esclusi dal podio, adesso il covid ha cambiato le regole del gioco e chi era molto forte può scoprirsi meno competitivo mentre, all’opposto, ci saranno emergenti con il profilo corrispondente alle richieste dei nuovi viaggiatori.
Ad ogni modo bisognerà essere pronti a cogliere le occasioni e poi porsi seriamente il problema di mantenere il successo più a lungo possibile.
Sembra facile! Invece è più difficile rimanere sul gradino più alto del podio che arrivarci.

 

MANTENERE IL SUCCESSO ENOTURISTICO SIGNIFICA ACCETTARE DEI LIMITI

San Gimignano e vigne di vernaccia: covid e lockdown cambiano il potenziale attrattivo delle wine destination

San Gimignano e vigne di vernaccia: covid e lockdown cambiano il potenziale attrattivo delle wine destination

Questo perché la destinazione turistica ha un ciclo di vita come qualunque altro prodotto, anzi, l’attitudine infedele del viaggiatore lo fa innamorare di luoghi sempre nuovi aumentando il rischio abbandono.
Ogni meta ha una fase di conquista, quando è intatta e cerca di attrarre visitatori. Poi la popolazione residente comincia a sentire fastidio per i forestieri che prendono troppi spazi. C’è poi una sorta di metamorfosi per cui il luogo diventa “turistico” con i negozi di souvenir che sostituiscono quelli di vicinato ed a quel punto decade verso il mordi e fuggi, cioè il turismo di massa.
Il ciclo di vita delle destinazioni ha velocità molto diverse: può durare pochi anni, mentre talvolta è lentissimo, dando addirittura l’impressione di non avvenire. In realtà persino le super star del turismo, come Venezia sono afflitte dall’overtourism, cioè dal fenomeno “grandi numeri – piccola spesa” che mercifica e corrode la bellezza dei luoghi. Tuttavia, mentre l’unicità e l’immenso patrimonio culturale di Venezia le da una garanzia per il futuro, lo stesso non avviene per le wine destination. Sono troppe nel mondo e nessuna ha il Canal Grande e Piazza San Marco.

 

I vitigni resuscitati sono di moda

Vitigni quasi estinti che diventano trendy in un momento in cui i wine lovers cercano diversità, autenticità e la capacità di raccontare lunghe storie

 

Vicki Denig su WineSearcher ci aiuta a scoprire la moda dei vini boutique: esclusivi, antichi, diversi e pieni di un fascino antico. <<Bere varietà resuscitate è come assaporare l’antichità con un tocco moderno. Se la storia si ripete davvero, in questo caso ne siamo ancora più grati e assetati.>>

 

Vitigni resuscitati - Succés Winery - vitigno Trepat

Vitigni resuscitati – Succés Winery – vitigno Trepat

VITIGNI RESUSCITATI IN ITALIA ERBAMAT E FOGLIA TONDA

Qualche anno fa chi andava al wine bar si sentiva offrire Cab, Merlot, Sauvignon …. Oggi invece i vini di tendenza sono quelli monovarietali di uve antiche e poco conosciute, anzi in certi casi quasi resuscitate dall’estinzione. Come l’Erbamat, antico vitigno lombardo che solo pochi anni fa non era neanche consentito nell’uvaggio della Franciacorta, ed ora entra per il 10% fra i vitigni ammessi.  E’ più tardivo dello Chardonnay e del Pinot, caratteristica che prima del global warming poteva essere negativa e invece ora è un vantaggio perché la sua elevata carica acida è di aiuto alla freschezza delle bollicine bresciane.

Ferghettina, Franciacorta: riscoperta del vitigno Erbamat

Ferghettina, Franciacorta: riscoperta del vitigno Erbamat

Ecco che la riscoperta di antichi vitigni, caduti nell’oblio, riserva sorprese davvero entusiasmanti per gli enologi. Infatti spesso queste uve e questi vitigni sono stati abbandonati, un secolo fa, perché erano poco produttivi o difficili da portare a maturazione con il clima più freddo e piovoso di allora. Oggi invece offrono opportunità nuove, oltre la loro stessa diversità, qualità questa molto richiesta dai wine lovers stufi di vini troppo uguali e prevedibili. E’ infatti la suggestione di qualcosa di antico, vero e raro la prima spinta alla riscoperta.
E’ stata decisamente la prima motivazione per me con il vitigno Foglia Tonda in Toscana, terra di origine di questo “figlio del Sangiovese” caduto in disuso da oltre un secolo, e utilizzato per il Cenerentola DOC Orcia. Dopo un inizio difficile adesso il foglia Tonda in uvaggio con il Sangiovese sta salendo le classifiche internazionali.

 

VITIGNI RESUSCITATI IN USA: VALDIGUIE’, DELAWARE E CATAWBA

Storia simile per Marc Gagnon, enologo presso Gagnon-Kennedy Vineyards, (ex Screaming Eagle) con il vitigno Valdiguié, clone del “Napa Gamay”, coltivato dai fondatori della viticultura californiana. La versione moderna del Valdiguié è vinificata con la macerazione carbonica e imbottigliata con una leggera effervescenza. Per il momento si tratta di poche bottiglie che richiedono una spiegazione specifica per essere capite e vendute …. Un problema che tutti i vitigni autoctoni rari si trovano davanti quando entrano nel mercato.

TURISMO DEL VINO E AMBIENTALISMO 6

Essere bio-Biodinamico, fare scelte etiche, offrire ai visitatori colonnine di ricarica per auto elettriche, accrescono l’attrattiva delle cantine turistiche

 

Fattoria del Colle - chef Antonio nell'orto 2020

Fattoria del Colle – chef Antonio nell’orto 2020

di Donatella Cinelli Colombini

La sensibilità ambientale cresce ovunque come generica aspirazione a un mondo pulito e come consapevolezza di quanto ognuno, con i suoi comportamenti e le sue scelte alimentari, può contribuire a determinare il futuro del pianeta. Questo si traduce nella maggiore richiesta dei prodotti e dei servizi che derivano dalla stessa etica.
Si tratta di atteggiamenti sempre più diffusi fra i wine lovers che talvolta conducono a posizioni integraliste di aperta contestazione verso i vignaioli che praticano viticultura convenzionale. A seguito di questo sentiment, è cresciuto l’interesse per i vini “senza mani” dove l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo in vigna e soprattutto in cantina, l’apprezzamento per i vitigni in estinzione oppure per le pratiche enologiche antichissime o per altre scelte produttive che spesso estremizzano la diversità.

 

QUANTO CONTA ESSERE BIO-BIODINAMICI-ETICI NEL TURISMO DEL VINO

Sperare che l’ambientalismo non avrà pesanti effetti sulle prospettive di vendita del vino e di visita dei luoghi del vino è pura illusione. Già adesso essere BIO o Biodinamici, fare scelte etiche nei confronti dei lavoratori, delle comunità locali e persino dei visitatori, offre dei vantaggi competitivi, quando si è capaci di comunicarlo efficacemente.

Turismo del vino e ambientalismo, animali - Fattoria del Colle, ingresso di cantina con cuccia dei gatti

Turismo del vino e ambientalismo, animali – Fattoria del Colle, ingresso di cantina con cuccia dei gatti

L’azienda che mostra di sentire la responsabilità sociale verso chi è svantaggiato con azioni di charity, volontariato, attenzione ai disabili, i contributi formativi dedicati ai bambini -come l’orto didattico- è molto più apprezzata di un tempo.
Ma nell’epoca della comunicazione fare non basta, è necessario far sapere. Come la moglie di Cesare che <<non solo deve essere onesta ma anche apparire onesta>>, allo stesso modo, per accrescere il proprio appeal turistico, le scelte ambientali e etiche devono essere percepite dai consumatori e visitatori attraverso il sito, i canali social, la comunicazione, i cartelli all’interno dell’azienda, le spiegazioni durante le visite enoturistiche … collegandosi a comportamenti coerenti con gli stessi messaggi. Essi sono tanto più visibili e percepiti quanto maggiormente coinvolgono i visitatori. Fanno parte di questa logica le colonnine per la ricarica delle auto elettriche, oppure l’orto con essenze autoctone che vengono fatte assaggiare come esperienze didattiche affinchè i visitatori diventino strumenti della loro sopravvivenza. Sul lato opposto usare piatti o bicchieri di plastica monouso in un’azienda biologica appare una scelta incoerente che getta un’ombra di dubbio su tutto il resto. L’attenzione maggiore dei visitatori va all’uso corretto dell’acqua e dell’energia ad esempio utilizzando lampadine a basso consumo o meccanismi che spengono gli impianti quando nessuno li adopera, gli alimenti a km 0 e di stagione, il riuso degli scarti e il riciclaggio, così come l’assenza di emissioni.

 

I TURISTI DEL VINO NON SONO PIU’ GLI STESSI 5

Nelle cantine arrivano più donne e meno wine lovers. I visitatori cercano interesse e svago a contatto con la natura

 

I turisti del vino non sono più gli stessi

I turisti del vino non sono più gli stessi

di Donatella Cinelli Colombini

Il covid ha accelerato il cambiamento di profilo degli enoturisti che bussano alle porte delle cantine. Eravamo abituati ad una prevalenza maschile e invece le aziende Spagnole e poi quelle californiane hanno registrato più donne che uomini. Un cambiamento che trova un’espressione simbolica nei due film icona dell’enoturismo: Sideways (2004) dove Miles e Jack fanno un avventuroso viaggio di addio al celibato nelle cantine della contea di Santa Barbara, Wine Country (2019) con sei amiche che vanno a festeggiare un cinquantesimo compleanno nelle cantine di Napa.

 

LE DONNE STANNO DIVENTANDO LA MAGGIORANZA DEGLI ENOTURISTI

Il cambio di genere fra i visitatori delle cantine richiede qualche piccola attenzione nella wine hospitality. Roberta Garibaldi, nel suo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, evidenzia come i maschi sono attratti dall’accoppiata vino-sport, mentre le donne hanno bisogno di un tocco più culturale. Ecco che probabilmente l’Eroica, corsa in bicicletta nei distretti vitati della Toscana, attirerà “male wine lovers” e invece l’opera lirica all’Arena di Verona sarà molto gradita dalle “female wine lovers” che vanno nelle cantine di Amarone.

 

I turisti del vino non sono più gli stessi

I turisti del vino non sono più gli stessi

CRESCONO I TURISTI DEL VINO PER CASO E DIMINUISCONO I WINE LOVERS

Il genere del turisti non è l’unica novità nel profilo dei visitatori delle cantine, un’indagine condotta da Winetourism.com su 80 cantine (38% italiane) di 34 Paesi nell’autunno 2020 ha evidenziato come il 57% dei nuovi enoturisti siano poco esperti di vino e desiderosi di intrattenimento, mentre solo il 15% abbia una reale passione per il nettare di Bacco. Tuttavia, nelle aziende dove è più alta la quota dei veri wine lover, i fatturati derivanti dalla vendita di bottiglie e degustazioni, ovviamente, sono più alti. E’ inoltre stata registrata una quota significativa, del 28% di visitatori in cui entrambe queste motivazioni di viaggio sono presenti.

 

AUMENTA LA RICHIESTA DI ESPERIENZE E CALANO LE VENDITE DI BOTTIGLIE

I cambiamenti nel profilo, e quindi nei bisogni dei turisti del vino, comportano adeguamenti nell’offerta e nella comunicazione dell’offerta. Infatti, attualmente l’income maggiore dell’enoturismo è costituito dalla vendita diretta (55,7%), mentre le animazioni sono il 36,7% del business enoturistico, ma è facile prevedere una futura diminuzione della prima e un aumento della seconda.

 

                                                                       

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