Forum: vino e tanto altro

CONTIENE SOLFITI

Anche nei vini con la scritta “Non contiene solfiti aggiunti” ci sono solfiti e chi è allergico non deve berli. Qualche chiarimento su una norma che confonde

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Di Donatella Cinelli Colombini

Tutto il vino contiene solfiti.
I solfiti sono presenti in natura e quindi scritte del tipo “Non contiene solfiti” sulle bottiglie di vino sono errate, proibite e persino pericolose perché chi è allergico ai solfiti potrebbe essere indotto a pensare di poter bere il nettare di Bacco e invece non è così. I solfiti ci sono sempre anche se in piccole quantità.

NESSUN VINO PUO’ RIPORTARE LA SCRITTA “NON CONTIENE SOLFITI”

Tuttavia la maggior parte dei solfiti arrivano nel vino durante la sua produzione. Nelle pratiche di cantina l’anidride solforosa oppure il metabisolfito di potassio vengono utilizzati con funzioni antiossidanti, conservanti e antisettiche. Quando, tali aggiunte innalzano il quantitativo di solfiti presenti nel vino sopra i 10 milligrammi per litro, cioè quasi sempre, la bottiglia deve riportare la frase “Contiene solfiti aggiunti” nella lingua del Paese in cui viene commercializzata. Per questo motivo la maggior parte delle etichette riportano questa indicazione in moltissime lingue diverse.

Le aspettative condizionano la percezione del vino

Il vino sembra buono o cattivo, bianco o rosso in base a come l’assaggiatore lo vede o se lo aspetta. Non esiste un giudizio obiettivo se non bendato

DI Donatella Cinelli Colombini

Assaggio bendato

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Vi ricordate a scuola quando gli studenti bravi prendevano voti alti anche nel caso di prestazioni mediocri? Tutti abbiamo visto casi del genere.
E non dipende dal “cocco del professore” ma dalle aspettative che condizionano chi esprime il giudizio.

I PROCESSI SENSORIALI INCONSCI

Nel vino è lo stesso: i bravi sono sempre bravi e i mediocri sono sempre mediocri. Indipendentemente dalla qualità oggettiva della bottiglia.
Non è una critica ai critici ma un dato di fatto che Vincenzo Russo, professore di

assaggio bendato

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neuromarketing alla IULM di Milano e massimo esperto italiano dei processi celebrali legati alla percezione ci spiega con chiarezza cristallina. La percezione obiettiva non esiste se non in un assaggio privo, di immagini, suoni, odori … e persino sensazioni tattili che interferiscano. In effetti il 50% delle cellule del cervello sono a servizio delle informazioni visive. Vedere l’etichetta di un vino che piace condiziona gli altri sensi ma basta anche meno per ottenere un’alterazione della percezione gustativa come essere in un ambiente illuminato di luce rossa oppure verde, sentire una musica dominata da suoni gravi o acuti… per alterare il gusto.

IL CONDIZIONAMENTO DELL’ASSAGGIO DEL VINO

Non solo, Miguel Gomez e Anna Mansfield della Cornell University di New York, nei corsi “The science of selling wine” (2013) mettevano l’accento sulla correlazione fra la piacevolezza dei luoghi e del panorama con la vendita del vino. La percezione delle bottiglie migliora e con essa le probabilità di fare business.
Cade fragorosamente l’affermazione proposta all’inizio di ogni corso da sommelier secondo cui la degustazione organolettica sarebbe qualcosa di oggettivo. In realtà il degustatore è in buona fede perché la parte razionale del suo cervello è oggettiva ma quella inconscia no. E lui non può accorgersene.

I Pinot Noir con cui fare un figurone

Mettete da parte i luoghi comuni come il buon Pinot Noir è carissimo, il miglior vino neozelandese è il Sauvignon … ecco 9 Pinot strepitosi ma abbordabili

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome stesso evoca eleganza: Pinot Noir, come il tubino di velluto nero da indossare a una cena di gala.
La parola che si associa automaticamente a Pinot Noir è Borgogna e subito dopo la cantina più celebre e celebrata Domaine de la Romanée-Conti. Da qui un’altra associazione di idee: Pinot Noir uguale alto prezzo. Certo che se pensiamo a quella appena citata le cifre sono astronomiche: 20.600 Dollari a bottiglia di media. Una cassetta da sei costa quanto una casa.

I NUOVI TERRITORI DEL PINOT NOIR

Ma forse, uscendo da questi luoghi comuni e soprattutto esplorando le nuove regioni produttrici è

nautilusestate-pinot-noir-marlborough

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possibile gustare splendidi Pinot Noir senza vuotare il conto corrente: Nuova Zelanda, Oregon, Cile, Australia, Germania, Argentina …
Da Wine Searcher arriva la lista dei Pinot Noir con la qualità più alta e il prezzo più abbordabile. Deriva da una semplice divisione fra la media dei punteggi della critica e la media dei listini di vendita.

NUOVA ZELANDA REGINA DEI PINOT NOIR CON OTTIMO RAPPORTO QUALITA’ PREZZO

Il risultato è la possibilità di comprare un Pinot Noir da 91/100 a 20 Euro. I best buy arrivano quasi tutti dalla Nuova Zelanda e dalle regioni di Martinborough e Marlborough. Hanno tutti un rating superiore a 90/100 e sorprendentemente superano le etichette argentine, tradizionalmente note per i prezzi bassi, e Australiane nel rapporto qualità prezzo. La cosa ancora più sorprendente è che i Pinot Noir neozelandesi sono più convenienti dei Sauvignon provenienti dalla stessa isola kiwi, benché siano meno costosi e più facili da produrre.

C’è una guerra contro i wine influencer?

Niente di dichiarato ma i limiti imposti da Facebook e Instagram a chi vende o parla di vino così come i nuovi algoritmi rendono la vita dura agli influencer

Influencer-la-caccia-ai-like

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Di Donatella Cinelli Colombini

Cosa succede nel mondo social? Via via che cresce il numero delle persone costantemente connesse e ossessivamente legate al proprio telefonino, di pari passo aumentano le pressioni da parte di chi teme per la salute mentale dei nativi digitali.
Il risultato è che è iniziata una sorta di guerra agli influencer e soprattutto ai wine influencer

9.000 INFLUENCER  NEL MONDO CON UN GIRO D’AFFARI DI 10 MILIARDI DI DOLLARI

Ci sono circa 9.000 “persuasori occulti” attivi on line sul vino e sugli spiriti in tutto il pianeta ed il loro giro d’affari è arrivato a 10 miliardi di Dollari.

Instagram-e-Facebook-contro-gli-influencer

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Moltissime cantine si sono affidate a loro per aumentare immagine e business. E’ il caso della celebre azienda biologica Domaine Bousquet che ha costruito la sua fama su Instagram usando influencer con 10.000 follower o giù di li e adesso produce oltre sei milioni di bottiglie.
Forse i due colossi social Facebook e Instagram stanno pensando di mettersi in tasca il gruzzoletto guadagnato dagli influencer?

UN ALGORITMO BLOCCA L’AUMENTO TROPPO VELOCE DEI LIKE

Non lo sappiamo ma certamente stanno mettendo una serie di ostacoli alla loro attività e sembrano spingere le imprese del vino a tornare alle inserzioni. Infatti se le cantine sponsorizzano la propria comunicazione, come per magia i “Like” aumentano vertiginosamente, molto più che usando gli influencer.
C’è poi un elemento etico: si tratta veramente di persone capaci di influenzare migliaia di followers spingendoli ad apprezzare un brand oppure a comprare un vino?

Wine Searcher: l’interesse per i vino italiano cresce

Nel 2018 gli utenti di Wine Searcher il portale con i prezzi di tutti i vini del mondo hanno fanno 151 milioni di ricerche: 47% sui francesi e 16% sui nostri

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Di Donatella Cinelli Colombini

Wine searcher è un enorme portale, con base in Nuova Zelanda, in cui confluiscono le proposte commerciali delle migliori rivendite di tutto il mondo. Chi vuole sapere il prezzo di un determinato vino può cercarlo con il nome oppure fotografare la sua etichetta. Riceverà la lista dei prezzi e dei negozi in cui comprarlo compreso l’e-commerce. Poi potrà dare il suo giudizio.

WINE SEARCHER IL PORTALE CON I PREZZI DI TUTTI I VINI DEL MONDO

I Paesi dove Wine Searcher viene maggiormente usato sono Stati Uniti, dal quale provengono un terzo di tutte le ricerche dei vini, seguito da Regno Unito, Cina, Hong Kong e Francia. Da notare che il 30% della popolazione statunitense non beve vino mentre l’utilizzo di Wine Searcher corrisponde al 10% degli abitanti evidenziando una fortissima abitudine a verificare on line le proprie scelte oppure, come ipotizza Don Kavanagh, un rapporto quasi ossessivo con il vino. Un atteggiamento che riguarda soprattutto la Gran Bretagna dove gli utenti sono il 12% della popolazione totale. Tuttavia i più entusiasti di Wine-Searcher sono

WINE SEARCHER

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gli abitanti di Hong Kong. Infatti gli abitanti dell’ex colonia britannica sono solo 7,5 milioni di persone e le ricerche sul portale enoico neozelandese equivalgono all’80% di essi.

L’INTERESSE PER I VINI ITALIANI DA PARTE DEGLI UTENTI WINE SEARCHER

Nel 2019 le ricerche dei vini italiani, nell’immenso data base di Wine Searcher, sono cresciute toccando il 16,4% mentre, purtroppo, l’offerta dei rivenditori non ha preso la scia ed è ancora il 16,9% del totale dei vini listati. Situazione opposta per le bottiglie a stelle e strisce la cui proposta è aumentata al 22,4% pur riscuotendo meno interesse che in passato (14,9%) da parte degli utenti.

Il turismo del vino in Toscana (2)

Matrimoni in cantina, wine resort di lusso, corsi per wine hospitality manager, il turismo del vino in Toscana diventa professional

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di Donatella Cinelli Colombini

WINE WEDDING E TURISMO DEL VINO

Il business dei matrimoni stranieri in Italia sfiora il mezzo miliardo di business all’anno e la Toscana rastrella un terzo di questo giro d’affari ponendosi come destinazione leader delle nozze romantiche.  500.000 presenze turistiche e 160 milioni di giro d’affari per 2.700 coppie che spendono, per la festa e il soggiorno degli invitati, una cifra media di 59.000€ ciascuna.

Fra le principali se non le principali weeding locations sono le cantine.

IL NUOVO FENOMENO DEI WINE RESORT

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Dopo che le numerose cantine del Barolo, come Ceretto e Chiarlo, hanno realizzato lussuose residenze con ristoranti stellati, anche in Toscana molti aziende stanno aprendo wine resort capaci ospitare importatori e clienti top ma soprattutto di intercettare la clientela estera alto spendente a cui poi vendere molte bottiglie premium.

Una strategia capace di innalzare il target dei turisti del vino offrendo loro servizi turistici paragonabili ai più ricchi e nuovi distretti del vino, la California soprattutto.

Insieme a questi elementi positivi ce ne sono alcuni potenzialmente preoccupanti, per il futuro. Se infatti andiamo a vedere le variazioni fra il 1998 e il 2008 e nel decennio successivo ci accorgeremo che le presenze cioè i pernottamenti turistici, sono cresciti del 26,2 e poi del 16,1% mentre il numero dei posti letto turistici aumentava, negli stessi periodi, del 42,5 e del 12,6%. L’effetto di questa crescita eccedentaria dell’offerta rispetto alla domanda è stato un indice negativo di occupazione dei posti letto turistici.

Concentrando l’attenzione sulla zona Valdorcia, di cui fa parte Montalcino, vediamo che l’incremento della ricettività agrituristica e extralberghiera ha spinto il totale fino a un + 202% in vent’anni. Attualmente esiste un posto letto turistico ogni due abitanti. Il problema arriva nel momento di conteggiare il ritorno economico offerto dall’investimento in strutture turistiche che richiedono budget superiori a 3.000€ il metro quadro e che non sono ammortizzabili con un utilizzo che, nei dati IRPET, risulta del 15,7% per l’agriturismo e del 20,6% per l’extralberghiero. C’è da aspettarsi che, dopo qualche anno di bilanci in rosso, le strutture in perdita vengano messe in vendita trascinando in basso tutti i valori immobiliari.  

Il turismo del vino in Toscana (1)

Toscana, ha fatto da incubatore al turismo del vino italiano e poi dei tour operator del vino. Ora sperimenta i wine resort e la formazione dei Wine hospitality manager

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

La Toscana ha fatto da incubatore al turismo del vino in Italia dando vita alla giornata Cantine aperte il 9 maggio 1993 con cento aziende di produzione che si aprirono per prime, tutte insieme, nella stessa domenica. Anche la prima legge sulle Strade del Vino del 1999, ha avuto il toscano Flavio Tattarini come primo firmatario e le Città del Vino, associazione che coordina le municipalità dei distretti viticoli è nata nel 1987 a Siena dove ha ancora la sua sede.

Tutt’ora la Toscana primeggia nell’offerta enoturistica con un portafoglio diversificato e molto ben organizzato di cantine in cui i visitatori trovano punto vendita, sala da degustazione, winery tours e personale poliglotta. La delegazione toscana del Movimento Turismo del Vino è ancora oggi la più grande e attiva fra le associazioni regionali delle cantine aperte al pubblico.

TOSCANA ANTICIPATRICE DELLA NORMATIVE SUL TURISMO DEL VINO

Movimento del Turismo del vino Toscana

Storytelling-Cantine aperte-Movimento del Turismo del vino Toscana

Dopo che il referendum del 1993 abolì il Ministero del turismo, questa materia è delegata alle regioni. Circostanza che ha determinato grosse diversificazioni nella possibilità di sviluppare l’enoturismo in cantina nei diversi distretti del vino. In Veneto o in Lombardia, ad esempio, fino all’approvazione dell’emendamento alla Finanziaria 2018 del Senatore Dario Stefano e il successivo Decreto Ministeriale 2019 di Gianmarco Centinaio, le cantine avevano enormi limitazioni nella commercializzazione dei servizi turistici a pagamento. La Toscana invece ha normato le attività di accoglienza dei visitatori nelle aziende di produzione fra quelle ricreative e didattiche previste nell’agriturismo, di fatto anticipando le norme nazionali e dando una spinta decisiva al turismo del vino regionale.

TURISMO DEL VINO IN CANTINA

L’enoturismo è una delle tipologie di turismo in maggiore espansione all’interno del comparto enogastronomico che sta segnando incrementi da capogiro. Roberta Garibaldi, nel suo 2° Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Italia ha stimato + 21% nel 2016 +30% nel 2017 e + 48% nel 2018.

Le migliori enoteche del mondo

Wine Searcher ha selezionato le migliori 2826 enoteche del mondo e 1224 top merchands nel suo immenso data base internazionale di rivenditori di vini e alcolici

Di Donatella Cinelli Colombini

Si trovano in 167 città e in 32 nazioni e sono state scelte fra le 20.454 rivendite listate da Wine Searcher, in base alla ricchezza dell’assortimento e all’alta qualità dei sevizi offerti ai clienti come la presenza di personale competente e poliglotta, oppure l’offerta di assaggi.
Sono state assegnate medaglie d’oro, argento e bronzo ai più bravi delle 21 categorie relative al miglior portafoglio di Burbon, vini di Bordeaux o Borgogna, vini Cileni o Portoghesi, bollicine e Côtes du Rhône, Whisky di Malto ….e naturalmente vini italiani e persino vini toscani.

l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco

MIGLIORI-ENOTECHE-DEL-MONDO-Vino Nostro di San Francisco

LE ENOTECHE MIGLIORI DEL MONDO

La lista delle enoteche e wine merchants selezionati da Wine Searcher sono un’autentica mappa dei luoghi da visitare in tutto il mondo, utilissima per i wine lovers alla ricerca di scoperte enologiche ma anche per le piccole cantine desiderose di esportare che potrebbero spedire direttamente ai rivenditori esteri evitando di avere un importatore.
Il forte incremento di enoteche e merchands selezionati, rispetto all’edizione 2018 dipende dalla volontà di valorizzare le piccole enoteche indipendenti boutique che hanno un grande ruolo nel diffondere la cultura del vino.

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

ENOTECHE CON MIGLIOR ASSORTIMENTO DI VINI ITALIANI

Ecco il nome di alcuni vincitori per il migliore assortimento di vini italiani. In Italia il più alto gradino del podio è per l’enoteca romana Amor Divino. Ci sono poi i vincitori esteri come l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco di San Francisco che io ho visitato alcuni anni fa e merita pienamente il riconoscimento anche per l’ottimo lavoro di scouting su denominazioni e cantine anche meno note. Altre medaglie d’oro per le migliori liste di vini italiani a “50 Second Finish  ” in Brandeburgo, Germania ed a “Winebrands” a San Paolo del Brasile. 

Prosecco, conviene o no usare questo nome?

La petizione della Confraternita di Valdobbiadene per togliere la parola Prosecco dalle bottiglie di Conegliano Valdobbiadene ha scatenato un putiferio 

Conegliano-Valdobbiadene

Conegliano-Valdobbiadene-Prosecco-Superiore

Di Donatella Cinelli Colombini

Forse l’ultima goccia è stata l’iscrizione del territorio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG nel patrimonio dell’umanità Unesco mentre i titoli della maggior parte dei giornali erano “Il Prosecco diventa patrimonio Unesco” come se Prosecco e Valdobbiadene fossero la stessa cosa. In effetti in una delle lezioni di marketing a cui ho assistito a New York il relatore faceva l’esempio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore per indicare un nome talmente lungo da non essere memorizzabile e pronunciabile per un americano oltre a confondere anche gli esperti.

PROSECCO UN NOME CHE CREA CONFUSIONE

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Un problema simile a quella del Chianti con il Chianti Classico oppure del Vino Nobile di Montepulciano con il Montepulciano d’Abruzzo. Il Prosecco con il suo mezzo miliardo di bottiglie, il nome del vino italiano più cercato in internet e i 458 milioni di business nel solo primo semestre 2019, ha la forza di un fiume in piena e il Conegliano Valdobbiadene, benché più ricco di storia e tradizione finisce per confondersi perdendo la sua identità distintiva.

PETIZIONE PER TOGLIERE LA PAROLA PROSECCO DALLE BOTTIGLIE DI VALDOBBIADENE

Per questo motivo e per il rallentamento nella crescita commerciale del Prosecco, rallentamento che potrebbe trasformarsi in una frenata per effetto della brexit e dei nuovi dazi USA che faranno concentrare le cantine francesi e spagnole sui vini sparkling, nel Conegliano Valdobbiadene sono cominciati i ripensamenti sull’opportunità di usare il nome Prosecco Superiore in etichetta. In effetti il disciplinare di produzione della DOCG Valdobbiadene prevede già adesso la possibilità di riportare in etichetta solo il nome della località di produzione, senza quello del vino e quindi di togliere il termine Prosecco.

Wine Marketing di Nomisma: istruzioni per l’export

Sei un giovane export manager oppure hai appena creato la tua cantina? L’ultimo Wine Marketing di Nomisma Wine Monitor ti dice come e dove esportare

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il nuovo manuale di “Wine marketing” a cura di Nomisma Wine Monitor ci regala 112 pagine piene di importatori di tutto il mondo. Un elenco aggiornato di nomi indirizzi, dati sul tipo di attività e persino l’indicazione dei top manager. Preziosissimo per i giovani export manager e le cantine esordienti.
Ma non è l’unico contenuto di questo manuale improntato sulle notizie utili e ultra aggiornate. Ogni mercato estero è esaminato in base ai trend, i prezzi, i competitori, i canali di vendita e alla fine c’è persino l’elenco delle principali fiere.
Basta tenerlo sul tavolo per non fare grossi errori nelle trattative internazionali del vino.
Nella parte iniziale ci sono i dati di scenario e autentiche perle di conoscenza. Non opinioni ma velocissime informazioni con percentuali e sondaggi. Ve ne propongo due: la vendita on line e l’enoturismo

VENDITA ON LINE IN ITALIA PREZZI E TARGET

L’indagine realizzata da Wine Monitor con VINO75.COM nel 2017 riguarda 300 imprese vinicole italiane. Il 50% vende già on line direttamente o

Denis-Pantini-Nomisma-WineMonitor

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indirettamente. La crescita di interesse, per questo canale è forte, al punto che un ulteriore 17% pensa all’e-commerce nel prossimo futuro.
On line comprano vino soprattutto uomini (85%) fra i 36 e i 55 anni (61%), residenti nel Centro Nord Italia. La spesa media è di 13€ a bottiglia che sale di un euro per rossi fermi e spumanti. I Millennials acquistano meno ma vini più cari e per i rossi fermi e gli spumanti arrivano a pagare una media di 16€.
Le sorprese arrivano dall’analisi di genere: cosa comprano gli uomini e cosa comprano le donne.
Rosati: 2,4% uomini 3% donne
Bianchi fermi: 25,2% uomini 26,2% donne
Spumanti: 26,7% uomini 31,4% donne
Rossi fermi 41,7% uomini 45,6% donne
Era facile prevedere che il gentil sesso amasse le bollicine più dei maschietti ma credo che nessuno avrebbe immaginato la netta predilezione femminile per i rossi fermi al punto da superare le scelte maschili.

Sveva Casati Modignani e i suoi “segreti e ipocrisie”

Vi racconto “Segreti e ipocrisie” il libro di Sveva Casati Modignani la scrittrice italiana più amata che ci insegna il valore dell’amicizia e i rischi del perbenismo

Sveva Casati Modignani

Sveva Casati Modignani

Di Donatella Cinelli Colombini

Il suo vero nome è Bice Cairati e con questo nome firma i messaggini che mi manda e che finiscono con la parola “bacetti” così come le sue telefonate si concludono con “saluti a Sir Charles” nickname con cui mio marito Carlo è ormai noto a tutte le Donne del Vino.

SVEVA CASATI MODIGNANI – BICE CAIRATI

Ma il nome con cui la conoscono milioni di lettori è Sveva Casati Modignani, una scrittrice che sa affrontare argomenti difficili con la franchezza, la leggerezza e l’assenza di retorica di chi conosce a fondo l’animo umano ed è mosso esclusivamente dal desiderio di suscitare sentimenti positivi. Questi suoi valori la fanno amare da un pubblico immenso ed attraggono verso di lei persone molto diverse come il Cardinale Ravasi e Maurizio Landini segretario generale delle CGL che le ha regalato la felpa della FIOM dono rarissimo di cui Sveva è molto fiera.

SEGRETI E IPOCRISIE ULTIMO LIBRO DI SVEVA CASATI MODIGNANI

Sveva Casati Modignani inaugura l'evento delle Donne del vino a Portopiccolo

Sveva Casati Modignani inaugura l’evento delle Donne del vino a Portopiccolo

Il suo ultimo libro “Segreti e ipocrisie” (Sperling &  Kupfer pp 227 € 15,9) sembra fatto apposta per essere regalato, per Natale, alle amiche del cuore. Racconta di quattro donne Maria Sole, Carlotta, Gloria e Andreina che hanno l’abitudine di incontrarsi al ristorante ogni giovedì per cene raffinate in cui bevono ottimi vini come il mio Cenerentola DOC Orcia.
Le quattro amiche vivono esperienze diverse che comunque evidenziano lo stesso concetto: il perbenismo che orienta la scelte in base a “quello che direbbe la gente” porta in un labirinto di segreti, ipocrisie, verità non dette, paure, divieti …. Un percorso senza uscita che rende infelici se stessi e il prossimo. Ecco che l’ingenua Maria Sole sposa Mariano scoprendo la sua omosessualità dopo la nascita del primo figlio benché sua madre e sua suocera ne fossero consapevoli da anni senza averglielo mai detto. 

Brunello Prime Donne 2015 un vino da sposare

Grande annata di Brunello 5 stelle adatto al lungo invecchiamento e alle ricorrenze importanti. Chi ha avuto un figlio nel 2015 può conservarlo per le sue nozze

Il Brunello di Montalcino Prime Donne viene prodotto solo nelle annate migliori. E’una piccola selezione di 6.000 bottiglie destinate a ristoranti e enoteche di alto livello di tutto il mondo.
E’ il primo Brunello prodotto e pensato al femminile. Infatti la cantina che lo produce, il Casato Prime Donne a Montalcino, è la prima in Italia con un organico di sole donne, enologa compresa. Inoltre è il primo vino rosso a lungo invecchiamento che viene seguito, dalla nascita all’imbottigliamento, da un pannel di 4 espertissime assaggiatrici internazionali: una enotecaria, una sommelier e due Master of Wine: Astrid Schwarz, Daniela Scrobogna, Rosemary George MW a cui sta per aggiungersi la svedese Madeleine Stenwreth MW. Sono loro a scegliere il vino fra le diverse vigne di Sangiovese Brunello, decidono il tipo di botte di rovere e infine il blend fra il vino di più fusti in legno.

Ovviamente il Brunello Prime Donne piace molto anche agli uomini ed ha ottimi rating nella principale stampa internazionale, ma è anche una bandiera per il vino al femminile. Infatti, nel 1998 quando Donatella

Brunello-Prime-Donne-2015-Montalcino

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Cinelli Colombini ha inaugurato il “progetto Prime Donne” e il ruolo del gentil sesso in enologia era piccolissimo, questo vino è stato il primo a celebrare l’importanza del gusto femminile.

Il Brunello Prime Donne è molto tradizionale, di ottima struttura con tannini vellutati e grande armonia.
Negli ultimi dieci anni le assaggiatrici hanno sempre scelto i vini ottenuti dalle uve del vigneto Ardita sulla sommità della collina del Casato Prime Donne. Un appezzamento piantato nel 2001 a 250 m sul mare, con splendida esposizione e suolo con prevalenza di argilla e calcare.

DESCRIZIONE DEL BRUNELLO PRIME DONNE 2015

TIPOLOGIA: rosso secco.
ZONA DI PRODUZIONE: Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
CLIMA: Inverno mite e piovoso, primavera piovosissima. Le viti iniziarono il ciclo vegetativo precocemente e si svilupparono velocemente bloccandosi a luglio a causa del caldo molto intenso. L’invaiatura iniziò intorno al 20 luglio. Agosto con piogge alternate a giornate calde e assolate. Settembre con fortissime escursioni fra notte e giorno.

Non fidatevi del gusto fra i sensi è il più manovrabile

La vista è il senso più forte, poi l’udito. Sono in grado di alterare il gusto e cambiare le scelte: effetto Lafitte, ascoltando Mozart scegli vini più cari

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Di Donatella Cinelli Colombini

Vincenzo Russo professore di Neuromarketing alla IULM di Milano, pubblica sul settimanale economico del Gambero Rosso “Trebicchieri” delle pillole di scienza estremamente utili a chi vende il vino ma anche a chi lo compra perché rivelano come non tutto è come appare.

NEUROMARKETING: LA VISTA CONTA PIU’ DEL GUSTO

Nel nostro cervello le cellule deputate alla vista sono circa il 50% mentre quelle deputate al gusto solo l’1%. A conti fatti il gusto è un senso meno “forte” degli altri e subisce l’influenza di vista, udito e tatto.
Ecco perché la stessa bevanda colorata di rosso viene percepita più dolce fino al 10%.

NEUROMARKETING: SUONI, SENSAZIONI TATTILI PIACEVOLI FANNO SEMBRARE IL VINO PIU’ BUONO

Non solo la vista altera la percezione gustativa, anche l’udito e persino il tatto.

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Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

Charles Spence il professore di gastrofisica all’Università di Oxford ha fatto assaggiare lo stesso vino ascoltando suoni dolci ad alta frequenza e toccando una tovaglietta di peluche bianco poi ha ripetuto l’assaggio ascoltando suoni acuti a bassa frequenza e toccando la carta vetrata.
Il primo vino è stato giudicato molto ma molto più buono.
Allo stesso modo sentire il rumore dl cavatappi crea un’aspettativa di qualità che fa sembrare il vino migliore perché il tappo in sughero è inconsapevolmente associato alle bottiglie più pregiate.
Con gli odori la questione è ancora più complicata. Non vengono percepiti come tali ma filtrati dalla memoria tipo le madeleine di Marcel Proust. Gli aromi compiono un lungo viaggio nel cervello, passano dal bulbo olfattivo e poi dalla corteccia olfattiva dove vengono riconosciuti in base alle esperienze precedenti. Solo alla fine l’informazione arriva alla corteccia orbito frontale, diventa consapevole e prende un nome. Per questo il giudizio sugli aromi è poco obiettivo e molto evocativo.

Wine2wine 2019 e l’assunzione in cantina

Il workshop creato da Stevie Kim per Veronafiere è una vera palestra per i wine manager e aspiranti tali. Le Donne del Vino insieme a WinePeople sono fra i protagonisti

Wine2wine - il-workshop-del-wine-business

Wine2wine – il-workshop-del-wine-business

WINE2WINE 2019 “COME ASSUMENRE LA PERSONA GIUSTA E COME FARSI ASSUMERE”

Quest’anno il tema sviluppato a Wine2wine 2019 (Verona lunedì 25 novembre ore 15,45) è “Come assumere la persona giusta e come farsi assumere”. Ancora una volta l’Associazione Donne del Vino si è unita a WineMeridian-WinePeople al fine di dare indicazioni utili alle cantine che hanno bisogno di persone di talento e vogliono capire come selezionarle ma anche a chi vorrebbe lavorare nel mondo del vino e non ha ben chiaro come presentarsi.

IL COLLOQUIO DI ASSUNZIONE DIVENTA TEATRO

Donatella-CinelliColombini-CristianaCirielli-StevieKim-organizzatrice-di-Wine2wine

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La prima parte interamente curata da Wine People è composta da 5 pieces teatrali scritte da Fabio Piccoli e recitate da Massimilla Serego Alighieri. Situazioni paradossali che mettono alla berlina i principali errori dei candidati: curricula troppo lunghi e dettagliati, eccessiva fiducia nei titoli accademici quando invece conta soprattutto ciò che si sa fare nel concreto, poca padronanza delle lingue estere, insufficiente consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza. Elementi che Lavinia Furlani e Andrea Pozzan commentano con precisione rimandando gli approfondimenti al loro “Talenti per il vino” manuale di recruitment  per le cantine.

IL PROCESSO CHE PORTA ALL’ASSUNZIONE

La seconda parte riguarda “l’assunzione fai da te” cioè i consigli pratici destinati a chi deve scegliere fra decine di candidati, quello più adatto alla propria cantina. Si tratta di assunzioni per i ruoli intermedi: wine hospitality, front office turistico, addetti al commerciale ….
Non vengono presi in esame i metodi per selezionare i manager e i top manager, un’attività per la quale servono recruiter professionisti come quelli che lavorano a WinePeople e quindi difficilmente può essere fatta senza ausili esterni.

Case history: enoturismo a Conegliano Valdobbiadene

Finalmente un’analisi approfondita sul potenziale di sviluppo innescato dall’enoturismo! Arriva dal CISET e riguarda il distretto del Conegliano Valdobbiadene

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di Donatella Cinelli Colombini

CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, lunga mano sul turismo dell’Università di Venezia Cà Foscari,  può contare su un autentico genio come Mara Manente le cui analisi prefigurano il futuro con precisione permettono di orientare le scelte politiche come un radar. La zona interessata dall’analisi CISET è quella del Prosecco iscritta dal 2019 nel patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

ENOTURISMO NELLE ZONE UNESCO E NEL DISTRETTO CONEGLIANO VALDOBBIADENE

Le previsioni, ponderate in base alle esperienze dei comprensori viticoli che hanno ricevuto lo stesso riconoscimento prima di quello veneto, parlano di un incremento fino al 50% di visitatori nei 10 anni successivi all’iscrizione Unesco.
Vengono proposti due scenari: il primo, cauto prevede +12% di visitatori entro il 2029 con una crescita annua del 3% dei fatturati turistici e un tasso

Conegliano-Valdobbiadene

Conegliano-Valdobbiadene

di occupazione delle strutture ricettive in aumento fino al 35-37% in 10 anni.
Lo scenario ottimistico che, tuttavia sembra spaventare il presidente del Consorzio consapevole dei rischi di degrado connessi a un successo turistico troppo abbondante e troppo veloce, riguarda un +50% di visitatori entro il 2029, con una crescita del business turistico del 6% l’anno e un tasso di occupazione delle strutture ricettive , fra il 35 e il 47% in più alla fine del periodo.
Queste proiezioni partono dalla fotografia del distretto Conegliano Valdobbiadene effettuata dal Centro studi, l’immagine ci mostra una realtà pronta a cogliere l’opportunità turistica veicolata dal riconoscimento Unesco ottenuto nel 2019.

                                                                                               

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