Forum: vino e tanto altro

BIANCHI DA INVECCHIAMENTO

Le uve bianche autoctone italiane sono più adatte a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva e a usare le fecce sottili a somiglianza dello Chablis

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di Donatella Cinelli ColombiniFattoria del Colle 

Ci sono tre concetti che nella mia testolina da vignaiola ronzano come api sul miele: nel prossimo futuro bianchi, rosati e bollicine avranno un progressivo successo, nelle terre adatte ai vini rossi è possibile fare grandi bianchi ma non il contrario, gli autoctoni bianchi italiani sono più adatti a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva.

Vini-da-invecchiamento-soave-degustazione

Vini-da-invecchiamento-soave-degustazione

VINI BIANCHI DA INVECCHIAMENTO ITALIANI

Tre concetti che stanno accrescendo in me l’interesse per i bianchi invecchiati.
Adoro la Vernaccia di San Gimignano affinata per anni, quella di Montenidoli, ad esempio. Ampelio Bucci mi ha fatto sognare con una verticale di Villa Bucci Riserva 2013, 2008, 2005, 1997 vintages colletions. Così come trovo intrigante il Grechetto dell’Umbria di Paolo Montioni con il suo complicato processo produttivo che scatena suggestioni minerali.

IL RUOLO DEI VITIGNI AUTOCTONI ITALIANI

Per questo l’articolo del Corriere vinicolo sui bianchi da invecchiamento ha attratto la mia curiosità e, nell’invitarvi a leggerlo, vi propongo alcuni concetti su cui riflettere. << L’Italia degli autoctoni bianchi si presterebbe molto di più a fare vini da affinamento che non da pronto consumo>> questo perché il patrimonio degli antichi vitigni del nostro Paese comprende molte varietà con bassi pH ed elevate acidità, condizioni che equivalgono a una naturale propensione a produrre vini capaci di durare nel tempo.

IL VINO SARA’ ANCORA IN BOTTIGLIA?

Si, il grande vino sarà ancora in bottiglia, ma questo non ci impedisce di scherzare con il suo packaging scomodo, quasi antico ma intoccabile

 

Bottiglie da vino: packaging ad alto valore simbolico

Bottiglie da vino: packaging ad alto valore simbolico

di Donatella Cinelli Colombini

Il vino ha uno dei packaging più vecchi e scomodi di tutta l’industria alimentare: la bottiglia di vetro con tappo in sughero è pesante, difficile da impilare e necessita di uno strumento esterno per aprirla. Nessun altro prodotto è altrettanto problematico, ma cambiare il contenitore del vino è un’operazione ad alto rischio perché nel tempo aiuta la lenta evoluzione del liquido, mentre nell’immediato, le modifiche fanno crollare il valore percepito delle bottiglie e persino il loro prezzo.

 

VALORE GUSTATIVO ED ECONOMICO DEL RUMORE DELLA STAPPATURA

Vincenzo Russo, maggior esperto italiano di neuromarketing del vino, dice che il suono prodotto dalla stappatura aumenta persino l’apprezzamento gustativo e gli studi di marketing confermano che il tappo in sughero produce una propensione a pagare di più le bottiglie. Eppure l’uso del cavatappi è tra le cose più scomode che ci siano. Moltissimi consumatori giovani non lo sanno manovrare per cui c’è persino chi ha studiato come stappare il vino battendo il fondo della bottiglia con il tacco delle scarpe.

 

Donatella Cinelli Colombini con Petrus

Donatella Cinelli Colombini con Petrus

E SE IL VINO SI VENDESSE IN FUSTI COME LA BIRRA?

Per questo Oliver Styles ha scritto un articolo fra il provocatorio e lo scherzoso per Wine Searcher di cui io vi riassumo qualche concetto. Il punto di partenza sono i banchi d’assaggio “WineEmotion” cioè quei dispenser che servono assaggi da beccucci metallici introducendo una carta prepagata. Il wine lover ha la possibilità di gustare a basso costo un notevole numero di etichette, mentre il vino viene mantenuto integro da un gas inerte.
Portando all’estremo questo sistema di consumo Styles si chiede se non converrebbe trasportare il vino in barili come la birra e poi spartirselo fra persone riunite di un gruppo d’acquisto. La descrizione prende toni esilaranti quando Oliver Styles spiega dove mettere il vino, estratto dal barilotto, per portarlo a casa.

 

TOP 100 Wine Spectator 2020 fra enologia e jet set

Rioja, Sonoma e Brunello primi della TOP 100 Wine Spectator. N°1 è il vino di Vincente Dalmau, aristocratico del jet set e scapolo d’oro di Spagna

 

WS TOP 100: Castillo Ygay Tinto Gran Reserva Especial 2010

di Donatella Cinelli Colombini

Alla fine di ogni anno i grandi giornali internazionali del vino redigono la loro classifica delle etichette più importanti del mondo. C’è chi indica nuove tendenze come Wine Advocate-Robert Parker che attualmente spinge i wine lovers verso un’attitudine da esploratori che si avventurano su nuovi territori, vitigni e tendenze. C’è chi invece, come Wine Spectator, crea etichette icona proponendo spesso cantine e vini che nessuno si aspetta. Una circostanza che produce autentici scossoni nel business del vino con consistenti incrementi di richieste e prezzo nei confronti di chi occupa il podio della WS TOP 100. I dati forniti da quello che potremmo definire il Nasdaq dei vini di lusso, cioè il portale inglese Liv-Ex ne sono una prova tangibile. Il vino incoronato dalla classifica 2020 Bodegas Marqués de Murrieta Rioja Castillo Ygay Gran Reserva Especial 2010 è passato da essere la 19° etichetta spagnola più scambiata nei primi undici mesi del 2020 al primo posto di dicembre perché tutti i collezionisti lo volevano. Anche sui prezzi l’effetto di essere the Number 1 Wine Spectator TOP 100 è stato più che percepibile e la cassa da 12 bottiglie è salita da 960€ a 1170 € in un mese. E non parliamo di una micro selezione ma di 90.000 bottiglie prodotte.

 

Vincente Dalmau Cebrián-Sagarriga

Vincente Dalmau Cebrián-Sagarriga

LA RIOJA CHE CONOSCO: VINA TONDONIA E ARTADI

Soffermiamoci un attimo su questa cantina spagnola e il suo proprietario che sono davvero degni di nota. Ammetto di averli scoperti attraverso internet e non averne una conoscenza diretta. Per me la Rioja è rappresentata dalle cantine dei miei amici Maria JoséLopez de Heredia Montoya di Vina Tondonia e Juan Carlos Lopez de Lacalle di Artadi. La prima è la paladina della tradizione e il secondo è talmente furioso contro l’incremento produttivo della denominazione da aver cancellato la parola Rioja dalle sue etichette. Splendide cantine entrambe e con un’anima autenticamente vignaiola completamente diversa da quella espressa da Vincente Dalmau Cebrián-Sagarriga il dongiovanni del vino spagnolo.

 

VINCENTE DALMAU CEBRIAN SAGARRIGA  PRODUTTORE DA JET SET

Vincente e le sue tre sorelle sono eredi di un impero che va dalla comunicazione televisiva all’immobiliare agli alberghi. Dopo la morte improvvisa del padre, a soli 25 anni Vincente prese le redini dell’azienda di famiglia alternando il lavoro con la frequentazione del jet set e soprattutto di bellissime modelle come Marta Ortiz – di vent’anni più giovane di lui – oppure della marchesa blogger María de León Castillejo, nota per il suo idillio con l’attuale Re di Spagna Felipe VI. Nelle foto dei giornali, il nostro wine maker latin lover è spesso accanto a donne bellissime quasi sempre molto più giovani e alte di lui.

 

Sommelier post covid sempre più virtuale

Nel mondo 100.000 ristoranti non riapriranno e 3 milioni di persone rimarranno senza lavoro; i sommelier devono reinventarsi on line

 

Sommelier post-covid: reinventarsi digitali - Marika Vida aka TheMomSomm

Sommelier post-covid: reinventarsi digitali – Marika Vida aka TheMomSomm

di Donatella Cinelli Colombini

240 miliardi di Dollari di perdite nella ristorazione lasciano il segno. Dopo il covid, i locali che sopravvivranno taglieranno sui costi e ridurranno il personale. Quelli che avevano uno stipendio alto, oppure svolgevano un lavoro non essenziale, rischiano di non venire riassunti.

 

IL POST COVID CON MOLTO BUIO E QUALCHE LUCE PER I SOMMELIER

I dati di TheDrinksBusiness sulla Gran Bretagna sono disastrosi: un terzo dei disoccupati causato dall’epidemia è nella ristorazione che perde circa 300.000 posti di lavoro.

Evan Goldstein - sommelier post-covid: reinventarsi digitali

Evan Goldstein – sommelier post-covid: reinventarsi digitali

In mezzo al buio c’è anche qualche luce e un interessante articolo di Kathleen Willcox su Wine Searcher analizza le criticità ma anche le opportunità del post pandemia.
I più colpiti dai licenziamenti del settore hospitality saranno le hostess e i sommelier. Questi ultimi probabilmente lasceranno le mansioni amministrative e manageriali, svolte negli anni scorsi, per tornare a lavorare in sala a contatto con i clienti. Ma per loro si apre anche una nuova opportunità: parlare di vino on line.

 

I SOMMELIER  POST COVID DIVENTANO VIRTUALI

L’e-commerce del vino fatturerà 40 miliardi nel 2024 (fonte IWSR) ed ha bisogno di persone capaci di appassionare i consumatori raccontando loro vitigni, cantine, etichette meno famose, cioè i vini che senza un narratore passerebbero inosservati. Già adesso cresce il numero di sommelier che scelgono, assaggiano i vini e li descrivono prima che le bottiglie vengano mandate ai clienti. Infine le degustano insieme a loro usando internet. I wine club, ad esempio, stanno sviluppando la loro attività, esattamente in questo modo. Gli eventi virtuali, preceduti dall’invio di un pacco di prodotti da assaggiare durante il collegamento on line, sono aumentati enormemente fino a versioni sofisticate e personalizzate, mentre i fatturati cominciano ad essere ragguardevoli.
Moltissimi, se non tutti i sommelier, hanno aumentato la loro presenza on line, cosa che facevano volentieri anche prima, ma solo nei pochi ritagli di tempo. C’è chi ha iniziato a intervistare i personaggi del mondo del vino, come Vida-Arnold su instagram themomsomm, dove sfrutta i suoi contatti anche per fare tutorials e persino festival virtuali con seminari on line. L’unico problema è che iniziative come i seminari, cioè la lezione con degustazione dimostrativa, rendono una cifra maggiore dal vivo piuttosto che on line.

 

IL “SUPER MASTER” PER MANAGER DELL’ENOTURISMO

2021 24Ore Business School con Assoenologi, Città del Vino, Federvini, Movimento Turismo del Vino e Unione Italiana Vini presentano il “Super Master” dell’Enoturismo

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2 Febbraio 2021 La 24Ore Business School con il patrocinio di Assoenologi, Città del Vino, Federvini, Movimento Turismo del Vino e Unione Italiana Vini presentano il “Super Master” per Manager dell’Enoturismo e firmano un accordo su un progetto di formazione enoturistica nazionale coordinato dall’Avvocato Marco Giuri e diretto da Donatella Cinelli Colombini
Un corpo docente interdisciplinare di altissimo livello formato da professionisti, accademici e esperti di provenienza aziendale con l’obiettivo di creare i manager delle cantine turistiche e dei territori -wine destination di tutta Italia

DAI PRIMI MASTER ENOTURISTICI IN TOSCANA AL PROGETTO NAZIONALE

<<L’obiettivo è di innalzare velocemente la qualità dell’offerta turistica di cantine e territori del vino per trasformarli in locomotori di sviluppo per le loro aziende, i loro territori e tutto turismo italiano>> ha detto il coordinatore del progetto Avvocato Marco Giuri che da 22 anni si occupa di diritto vitivinicolo e consulenza legale per cantine di tutta Italia.

Fattoria-del-Colle-staff-del-turismo-2020

Fattoria-del-Colle-staff-del-turismo-2020

Dal 2016 Giuri segue la formazione del settore wine per la 24OreBusiness School e in questa veste ha guidato il primo Master in Wine Hospitality nel 2019 a Firenze. Nel 2020 ha dato vita al primo Corso online per il Consorzio di Bolgheri-Sassicaia. Quest’ultimo con oltre 200 partecipanti fra Aziende e professionisti del settore ed in partenza da febbraio 2021 una nuova edizione che vede 4 Consorzi come protagonisti: Consorzio del Vino Chianti, Maremma, Montecucco, Morellino di Scanzano e Movimento Turismo del Vino Toscana

I MOTIVI DI UN MASTER PER MANAGER E ADDETTI ALLA WINE HOSPITALITY

Un’esperienza che ha messo in luce i bisogni formativi anche degli addetti alla wine hospitality e di quanti pensano al settore enoturistico per il loro futuro.
Un settore cresciuto in poco più di vent’anni, che riguarda in Italia, dalle 25 alle 30.000 cantine aperte al pubblico e almeno 200 distretti enologici a forte vocazione turistica per i quali non esistono ancora figure professionali specifiche. <<Si tratta di un comparto da oltre 2,5 miliardi di business, strategico per il nostro Paese, soprattutto con l’attuale crisi del turismo causata dal covid>> ha spiegato Giuri sottolineando che << l’enogastronomia è la prima attrattiva verso l’Italia per i viaggiatori stranieri e i luoghi del vino sono gli unici immediatamente pronti a trasformarsi in destinations>>.

DONNE E AGROALIMENARE FONDAMENTALI PER LA RIPRESA

Le proposte delle Donne del Vino portate alla Camera da Donatella Cinelli Colombini e Paola Logo per arricchire il capitolo agricoltura del Recovery Fund

 

Audizione Camera dei Deputati - Donne del Vino con Donatella Cinelli Colombini online

Audizione Camera dei Deputati – Donne del Vino con Donatella Cinelli Colombini online

La XIII Commissione – Agricoltura della Camera dei Deputati ha ascoltato l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino ieri, lunedì 1° febbraio, nell’ambito dello studio delle proposte sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Doc. XXVII, n. 18). La presidente Donatella Cinelli Colombini e la sua vice Paola Longo hanno ringraziato la vicepresidente della Commissione Onorevole Susanna Cenni per averle indicate come interlocutrici utili alla Commissione e hanno portato la voce di 900 produttrici, enotecarie, ristoratrici, giornaliste ed esperte di tutta Italia che sono state interpellate attraverso un sondaggio online.
I punti segnalati come più critici sono 4, a cui si aggiunge un forte appello alle politiche di genere e al settore turistico che ha, nell’enogastronomia, uno dei punti di forza a cui il Recovery Fund deve dare ripartenza e consolidamento.
L’appello è affinché l’agricoltura non venga presa in esame solo per l’impatto ambientale ma anche in termini economici e occupazionali all’interno di una filiera produttiva e commerciale che arriva sulla tavola dei consumatori e coinvolge quindi anche altri comparti nella logica Farm to Fork e di salvaguardia della salute dei consumatori.
Le donne dirigono circa un terzo delle imprese agricole italiane ma sono esempi virtuosi: infatti pur gestendo solo il 21% della SAU – Superficie Agricola Utilizzabile -, producono il 28% del PIL agricolo.

Donne de Vino: protagoniste della ripartenza post covid

Donne de Vino: protagoniste della ripartenza post covid

Sono un’enorme risorsa per l’agricoltura italiana perché spesso sono più scolarizzate e più aperte all’innovazione e all’internazionalizzazione dei colleghi uomini. Per questo la richiesta che arriva dalla consultazione delle 900 Donne del Vino italiane ha puntato soprattutto su 4 argomenti oltre il riequilibrio fra i generi, il sostegno al credito e all’esportazione:

 

DIGITALIZZAZIONE DELLE AREE RURALI

La mancanza di una buona connettività e di banda larga nelle campagne – fino alle imprese e alle case -, la scarsità di strumentazione elettronica, sono considerati il maggiore ostacolo allo sviluppo economico e turistico delle zone rurali. La mancanza di copertura del segnale rende invisibili le imprese ai fini turistici e commerciali, rallenta il lavoro e l’accesso alle informazioni, impedisce il ricambio generazionale e l’introduzione dell’economia verde.

 

Stefano Quaglierini l’enologo più social del mondo

A grande richiesta, dalla Toscana del vino più virtual, vi presento Stefano Quaglierini, enologo influencer fra i primi 10 wine instagramer italiani

 

Stefano Quaglierini - Italian_wines e Andrea Gori

Stefano Quaglierini – Italian_wines e Andrea Gori

di Donatella Cinelli Colombini

Mia figlia Violante è una sua grande fan. Stefano Quaglierini le è stato presentato dal comune amico Andrea Gori assaggiatore, giornalista e oste -Enoteca Da Burde- fiorentino che fiuta i talenti come un cane da tartufi ed anche in questo caso non ha sbagliato. Stefano Quaglierini è un fuoriclasse. 26 anni di Staffoli, frazione di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, è un bel ragazzo con una testa di ricci castani e un volto da vero etrusco con occhi leggermente a mandorla, naso lungo e dritto, ma soprattutto una bellissima bocca etruschissima con labbra ben disegnate.

 

STEFANO QUAGLIERINI VISTO DA VICINO

Stefano Quaglierini - Italian_wines

Stefano Quaglierini – Italian_wines

Andate a vedere i progenitori scolpiti nei sepolcri e vedrete che il Quaglierini è un discendente diretto della stirpe guerriera che viveva in Toscana 2,500 anni fa.
Violante fu molto colpita dall’entusiasmo di Stefano Quaglierini fino dal primo incontro nel 2018 e cercò di fare con lui dei progetti di comunicazione per il Movimento Turismo del Vino, che in quel momento lei presiedeva. Ma Stefano era alle prese con la laurea e la collaborazione non si concretizzò.
Poi il nostro giovane amico ha bruciato le tappe e oltre al titolo di dottore in enologia si è affermato come intagrammer con più di 311.000 followers in @italianlandscapes e quasi 92 mila come wine influencer, ha aperto un blog sul vinoha fondato un’agenzia che segue la comunicazione social di alcune cantine e ha pubblicato il libro che si intitola come uno dei suoi canali Instagram e TikTok “Italian wines” seguendo il sogno di rendere il vino affascinante e comprensibile a tutti.

 

ITALIAN_WINES DAL WEB AL MANUALE

A ottobre era nella squadra di influencer italiani – moderni storici d’arte – che ha visitato la cantina Pinchiorri lasciandosi affascinare da una parete intera di bottiglie del compianto Henri Jayer.
Le foto delle sue pagine Instagram raccontano l’umanità del vino con mani che si cercano, che toccano, stringono, lavorano, soprattutto lavorano. Tanti giovani sorridenti, entusiasti, a volte sporchi di mosto e in qualche caso persino in mutande con uno spirito goliardico contagioso. Stefano Quaglierini ci mostra la faccia sorridente del vino, in modo composto ma fantasioso, spesso divertente. Lo vediamo in una vigna mentre si tuffa dentro una bottiglia, oppure disteso sotto un tino, poi quando strizza la maglietta intrisa di mosto suscitando quasi cento commenti fra cui quelli ammirati delle followers femminili: <<what a handsome Baccus!!>>, <<Is this available in New Zealand?>>, <<Be’ dai, da una maglietta strizzata puoi ottenere molto di più che il vino>>. Ma lui non se la tira, anzi, poi lo vediamo al tavolo di assaggio mentre fa i tagli con la scala graduata da enologo professionista oppure all’Università di Pisa (dove insegna) mentre spiega agli studenti l’importanza di avere un buon profilo on line al fine di trovare lavoro … Fortissimo!

 

Vignetta sessista francese scatena un putiferio

Il fumetto sessista suscita reazioni contrastanti con donne indignate e uomini che le chiamano femministe isteriche e accusano le “puttane che vendono il vino”

 

EN-MAGNUM

EN-MAGNUM

di Donatella Cinelli Colombini

Il fumetto si intitola “Il covid obbliga a nuove strategie” ed è disegnata dall’artista diventato enologo Régis Franc. Ci mostra una giovane donna bionda con una grande bocca carnosa e un abito rosso che evidenzia il suo seno. Davanti a lei c’è un uomo più vecchio, grasso e basso con indosso un grembiule da vinattiere e un aspetto che richiama stereotipi latini anzi presumibilmente del sud Italia.

 

LA VIGNETTA CON LA BELLA VENDITRICE DI VINO CHE OFFRE FAVORI SESSUALI

Lui dice <<A bene, allora è lei l’agente dei Vins Fins Poulet-Rautiz>> e la donna risponde <<Si Monsieur Georges la cantina Vins Fins Poulet-Rautiz ha una nuova strategia per sconfiggere il covid>> e lui visibilmente eccitato, strabuzzando gli occhi in direzione del seno di lei <<ah beneeee>>. Lei replica <<ordinando una paletta (600 bottiglie) io tolgo la parte di sopra>>. Lui sembra leccarsi i baffi <<nooooo mmm>>, la donna continua <<e se lei compra un container intero … George amore!>> e l’ultima parola è evidentemente in italiano. Poi ci sono dei <<si si>> e un <<beyine andiamo compra>> vicino alla mano di lei che gratta la pancia di lui.
La proposta di scambio sessuale è inequivocabile. Altrettanto chiaro il riferimento agli italiani come quelli più sensibili o abituati a un simile scambio.

 

LE ACCUSE DI SESSISMO E DIFFAMAZIONE

Le reazioni al fumetto sono state molto vivaci e non solo in Francia dove la vignetta è stata pubblicata dalla guida “En Magnum” nel numero dicembre 2020-gennaio/febbraio 2021. Il dibattito che si è protratto a lungo arrivando anche in Italia a Wine2wine dove i commenti sono stati durissimi.

10 TOP wine influencer del mondo su Instagram

James Suckling, Joey Jude, Georgia Panagopoulou sul podio dei TOP wine influencer del mondo e 4 italiani nei primi dieci: Georgia, Emanuele Trono, Giulia Sattin e Francesco Saverio Russo

 

James Suckling: n°1 wine influencer nel mondo su Instagram

James Suckling: n°1 wine influencer nel mondo su Instagram

di Donatella Cinelli Colombini

La classifica è basata sul numero dei followers e James Suckling stacca tutti di molte lunghezze con i suoi 256.000 seguaci ma nella lista di 100 nomi pubblicata da Feedspot ci sono anche influencer che hanno meno followers di me. Ma all’inizio è pubblicata la raccomandazione di migliorarsi accrescendo i propri contatti. Per cui non arrendiamoci, arrivare al livello di Suckling sarà difficile ma non arrendiamoci!!!!
Alcune considerazioni complessive: c’è una netta differenza fra chi fa il critico enologico come James Suckling o Jancis Robinson e chi invece è un instagrammer di professione e si mantiene sponsorizzando vini e cantine. Questa tipologia di influencer è facilmente riconoscibile perché i contenuti sono più semplici, ma le immagini mostrano sempre lui, o più frequentemente lei, in posa fotografica. Per fortuna, fra quelli che vi presento di seguito, gli influencer “costruiti” sono pochi ma, chi si diverte a scorrere la lista dei 100 presentati da Feedspot ne troverà tantissimi ed è un peccato perché in mezzo ci sono veri professionisti e grandi conoscitori del vino come Julien Miquel oppure il Master of Wine Tim Atkin.

 

JAMES SUCKLING

Wine.gini - Top Wine influencer su Instagram

Wine.gini – Top Wine influencer su Instagram

1) Dunque primo assoluto con 100.000 followers di distacco dal secondo è il grande James, strepitoso assaggiatore che per anni ha lavorato per Wine Spectator e poi ha creato un’attività di comunicazione tutta sua con basi in Toscana e Hong Kong. Amante dei vini di grande impatto e personalità, Suckling ha uno stile diverso da tutti i wine critics. Invita i produttori a cena, organizza feste musicali per loro oltre ovviamente ai grandiosi eventi con degustazione in giro per il mondo. Predilige ciò che è esclusivo e di tendenza per cui assaggia solo nei suoi bicchieri e ne ha una serie creata appositamente per lui con gambi elegantemente decorati. Noi toscani e specialmente noi di Montalcino, siamo contenti di vederlo così in alto nelle classifiche perché il nickname di Suckling è Mr. Brunello.

 

ONCE UPON A WINE

2) Secondo in classifica Once Upon A Wine dell’avvocato australiano Joey Jude con quasi 131.000 followers. Le bollicine francesi hanno un posto privilegiato nel suo cuore.

 

Bisogna guardare il vino rosso con più attenzione

Il vino rosso rivela molti dei suoi segreti all’esame visivo: alcolicità, consistenza, freschezza, età … sono evidenti all’occhio prima che al naso o in bocca

 

esame visivo del vino: colore

esame visivo del vino: colore

di Donatella Cinelli Colombini

Ciascuno di noi, durante i corsi da Sommelier ascoltava le istruzioni sull’esame visivo del vino con una certa sufficienza.
Non negate, è successo più a meno a tutti.
All’inizio sono gli aromi e i sapori che attraggono l’attenzione perché sono una riscoperta di sensi che, da un secolo a questa parte, tutti usiamo pochissimo. Il nostro stile di vita e la struttura stessa del cervello privilegiano la vista mentre l’uso del naso e della lingua, si è ridotto progressivamente a un “mi piace” oppure “non mi piace”. Il corso da Sommelier è spesso anche la riscoperta degli odori e dei sapori perché pian piano ridiventano messaggi comprensibili.

 

LA ROTAZIONE DEL VINO NEL BICCHIERE

Per questo l’analisi visiva del vino è spesso sottostimata ed invece, ascoltando persone come il campione del mondo dei Sommelier Luca Martini è facile capire quanto sia fondamentale nella comprensione di un vino. Il suo primo consiglio è <<guarda come si muove nel bicchiere>> la lentezza è propria dei vini ricchi mentre quelli acquosi e privi di sostanza sono molto più veloci. In genere i filtraggi aggravano la situazione.
Dicono molto anche gli archetti lasciati dal vino ruotando e il modo con cui scendono in basso. Tanto maggiore è la componente alcolica (etanolo, glicerolo) tanto più fitta sarà la presenza di lacrime che scendono dagli archetti.

 

Cambia la geografia del vino

Trend e cambiamenti climatici, localismo e vitigni autoctoni portano in alto nuovi protagonisti del vino: Sud Africa, Portogallo, Grecia, Avellinese, alto Piemonte

 

Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli emergenti del vino sono in posti che nessuno si aspetta come il Belgio o la Danimarca, ma le zone di tendenza per i wine lovers sono il Sud Africa e il Portogallo.
La 5° edizione dell’Atlante mondiale dei vini di Hugh Johnson e Jancis Robinson, appena uscita in italiano con un anno di ritardo sull’edizione inglese, mostra una geografia del vino completamente rinnovata e spostata verso i poli.

 

NUOVA GEOGRAFIA DEL VINO SUDAFRICA, AZZORRE, MACEDONIA, VALLONIA

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d'Almerita - Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d’Almerita – Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Le nuove parole d’ordine sono: locale, indigeno, sostenibile con biologico-biodinamico in vigna e tecniche meno invasive in cantina.
E vediamo le aree emergenti: nel Portogallo, le Azzorre con i terreni vulcanici capaci di dare una straordinaria impronta minerale a uve Verdelho, Arinto, Terrantez.
In Grecia i rossi della Macedonia, poi poco lontano Creta.
Il Sud Africa con vitigni internazionali che assumono caratteristiche diverse.
Il Belgio con gli spumanti della Vallonia e delle Fiandre a base di Chardonnay e Pinot Noir.

 

WINE ADVOCATE-ROBERT PARKER E I 100 TOP WINE DISCOVERIES

Alla voce di Hugh Johnson e Jancis Robinson si aggiunge quella di Robert Parker Wine Advocate che propongono la TOP 100 “Wine Discoveries 2020” con scelte molto attente alla sostenibilità e alle innovazioni che, in vigna e in cantina, valorizzano l’identità e i terroir.
Una decisione coraggiosa, quella di Wine Advocate e un cambio di rotta totale rispetto all’approccio fine Novecento che privilegiava vini con un solo profilo potente. Puntare sui “wine discoveries” significa infatti spingere i bevitori più appassionati verso un approccio da esploratori. In altre prole, il consiglio è di osare e mettere al centro delle scelte: la diversità e la scoperta sia nelle singole etichette che nei territori. Per questo la lista dei 100 “emergenti” allarga lo sguardo oltre i consueti territori del vino andando a cercare le eccellenze dove nessuno se le aspetterebbe.

 

Il Gin dei Rolling Stones ha la lingua lunga

The Drinks Business, super portale inglese delle bevande, ci presenta in anteprima il Gin dei Rolling Stones in edizione limitata con il logo Hot Lips in etichetta

Logo-Rolling-Stones

Logo-Rolling-Stones

di Donatella Cinelli Colombini

Dalla band più rivoluzionaria della musica mondiale potevamo aspettarci qualcosa di più trasgressivo rispetto a una normalissima bottiglia di vetro bianco con capsula grigio scuro e un etichettta con il tradizionale simbolo degli Stones con le labbra aperte e la lingua fuori.

IL GIN DEI ROLLING STONES CON  LIPS AND TONGUE

Lips and tongue  fu disegnato dall’ inglese John Pasche per il gruppo rock nel 1970, quando era ancora studente e poi è divenuto il logo più famoso nella storia della musica. Un simbolo con evidenti connotazioni sessuali e forse un pizzico di autoironia dato che richiama le labbra di Mick Jagger. Segue gli Stones come un’ombra comparendo in magliette, boccali, stadi da concerto, cover di album e persino la fiancata dell’aereo della celebre band. Il disegno originale è nel Victoria and Albert Museum di Londra.
Il Gin dei Rolling Stones è in una miniserie di 500 bottiglie realizzate insieme a Goldy Gin presso la Thames Distillery, e costituisce la seconda collaborazione con la rock band dopo Yellow Tongue (mamma mia che nome!) nel 2018. In quel caso tutte le bottiglie furono vendute in un giorno.

SOLO 500 BOTTIGLIE DI UNO SPLENDIDO GIN CLASSICO A 50  £ L’UNA

A causa del covid la nuova serie del Gin dei Rolling Stones sarà commercializzata solo on line al prezzo di 49,99 Sterline a bottiglia.

I Barolo più buoni secondo i super critici internazionali

Giacomo e Aldo Conterno, Sandrone, Gaja e Giacosa, questi i Barolo con i punteggi più alti da parte della critica internazionale

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Barolo più buoni secondo la critica internazionale: Giacomo Conterno

Barolo più buoni secondo la critica internazionale: Giacomo Conterno

Ecco l’elenco dei Barolo con i punteggi più alti da parte delle riviste o le guide dei vini più importanti del mondo:

  • Giacomo Conterno Monfortino
  • Poderi Aldo Conterno Romirasco Bussia
  • Massolino Vigna Rionda Riserva
  • Luciano Sandrone Aleste-Cannubi Boschis
  • Bruno Giacosa Falleto Vigna Le Rocche
  • Giacomo Conterno Cerretta
  • Gaja Sperss Langhe
  • Giacomo Conterno Francia
  • Voerzio Riserva Vecchie Viti dei Capalot e Brunate

CLASSIFICA DI WINE SEARCHER DEI BAROLO CON I MIGLIORI GIUDIZI A LIVELLO MONDIALE

Massolino Vigna Rionda Riserva

Massolino Vigna Rionda Riserva

La classifica arriva da Wine Searcher, il motore di ricerca per l’acquisto di vini online che, nel corso degli anni, è andato affermandosi anche grazie al suo servizio enciclopedico e magazine online, divenendo uno dei siti di vino più influenti del mondo. Una banca dati di 6 milioni di offerte commerciali provenienti dalle rivendite di tutto il pianeta.
Fra i servizi che offre c’è una sorta di rating che cumula il giudizio di guide e riviste di vino particolarmente importanti: Wine Advocate-Robert Parker, Wine Spectator, Wine Enthusiast, Galloni-Vinous, Decanter, Jancis Robinson, Cellar Traker.

 

I non luoghi del vino

Perché trasformare cantine, punti vendita e sale da degustazione in “non luoghi” bellissimi ma simili e fatti dagli stessi architetti e designer ci danneggia

 

Importanza di preservare l'identità locale evitando i non luoghi

Importanza di preservare l’identità locale evitando i non luoghi

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutto inizia con una lezione all’Università di Firenze in cui parlo degli interior design che stanno arredando gli shop e le tasting room delle cantine trasformandoli in “non luoghi del vino”. Poco dopo ricevo dalla Professoressa Luciana Lazzeretti, che aveva ospitato la mia lezione, un suo articolo intitolato “Città d’arte e musei come Luoghi di significati”.
Inizio a leggerlo con un certo scetticismo.

 

LA CULTURA CHE CREA BENESSERE DIFFUSO E SOSTENIBILE

<<Quali sono i rischi della valorizzazione economica per musei e città d’arte?>>

Torre Vento carrozze - l'identità locale contro i non luoghi

Torre Vento carrozze – l’identità locale contro i non luoghi

Mi dico: iniziamo male!
Io sono convinta che la cultura dovrebbe creare sviluppo e ricchezza diffusa mentre adesso, in Italia, ha sempre i bilanci in rosso.
Continuo a leggere e comincio a pensare che questi concetti possano servire anche a noi del vino. La <<cultura può essere davvero un volano per uno sviluppo economico sostenibile che abbia per obiettivo, non tanto la crescita quanto il benessere?>>
Certo che si!
L’analisi non riguarda gli aspetti economici bensì quelli antropologici e sociali, perché il <<crescente primato dell’economia sulla società>> tende a creare sviluppo ma non benessere per la maggior parte delle persone. Si tratta di un dato di fatto incontrovertibile infatti 2000 persone detengono da sole metà della ricchezza del mondo, mentre c’è ancora chi muore di fame.
Di questo sviluppo che non crea benessere fanno parte i non luoghi.

 

MASTER SOMMELIER USA A LUCI ROSSE

Scandalo alla Court dei Master Sommelier USA. Ventuno donne accusano i membri anziani dell’associazione di chiedere sesso in cambio del superamento degli esami

 

Master Sommelier e scandali sessuali

Master Sommelier e scandali sessuali

di Donatella Cinelli Colombini

L’articolo è nel New York Times che non è certo un giornaletto scandalistico, anzi gode fama di essere molto attento nel vagliare le sue fonti. Il pezzo scritto da Julia Moskin si intitola << The Wine World’s Most Elite Circle Has a Sexual Harassment Problem>>, l’associazione più esclusiva del vino del mondo accusata di abusi sessuali. In effetti i Master Sommelier sono l’elite dei sommelier del Nord America. L’associazione è stata fondata nel 1977 e riunisce 155 professionisti degustatori, di cui 131 uomini. Intorno a loro c’è una community di 12.000 studenti che seguono corsi sotto il tutoraggio di chi ha già ottenuto il titolo.

 

COURT OF MASTER SOMMELIER E ABUSI SESSUALI SULLE DONNE CANDIDATE AGLI ESAMI

Purtroppo, negli ultimi anni, la sezione statunitense della Court, è stata scossa da più di uno scandalo.
L’articolo contiene i racconti di 21 donne (citate con nomi e cognomi) che stavano affrontando i corsi e gli esami dei tre livelli che conducono nell’olimpo dei Sommelier. Alcuni degli esaminatori, membri anziani della Court USA, avrebbero fatto avance molto esplicite, detto frasi offensive, fino a un caso di stupro. E’ da presumere che le testimonianze riguardino solo chi si è ribellato alla violenza, mentre le consenzienti tengano stretti i diplomi ottenuti a ben caro prezzo. Quindi gli abusi sono presumibilmente più numerosi.

 

                                                                       

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