Forum: vino e tanto altro

I WINE INFLUENCER E LE CANTINE

Il 41% delle cantine li ha già usati, hanno avuto un ruolo protagonista in Benvenuto Brunello OFF 2021, il Times nota che i produttori amano gli influencer

 

Di Donatella Cinelli Colombini

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Il primissimo segno di serio interesse delle cantine per i wine influencer mi è arrivato a Wine2Wine 2020 con lo studio di Nomisma Wine Monitor, fra gli interventi nei canali commerciali. Si notava l’utilizzo di Podcast/video con chef/sommelier/influencer. Le percentuali di interesse erano decisamente superiori a quanto mi aspettassi: 17% delle cantine utilizzava già questi mezzi nel 2019, il 24% li ha usati durante il lockdown e il 21% intendeva attivarli prossimamente, mentre solo il 37% era contrario al loro utilizzo. Va detto che il campione utilizzato da Nomisma era quello di cantine grandi, ma certo la manifestazione di interesse era ben visibile.

 

INFLUENCER PROTAGONOSTI A BENVENUTO BRUNELLO

Molto significativa anche la scelta del Consorzio Brunello per i 3 weekend di Benvenuto Brunello OFF 2021. L’iniziativa spacchettava in piccoli gruppi di 40 comunicatori il consueto invito alla presentazione delle nuove annate del celebre rosso montalcinese. Precedentemente esso riuniva fino a 300 giornalisti tutti insieme oltre a migliaia di buyers.

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Il covid ha costretto a un drastico ridimensionamento dei numeri e a rigide norme anticontagio con distanziamento, tamponi … Ebbene solo il primo dei tre appuntamenti è stato riservato ai wine critics classici, mentre gli altri due hanno riguardato blogger e influencer. Il risultato è stato un collegamento più diretto con gli appassionati di vino giovani e uno stile più friendly e virale della comunicazione. Non so se questa strategia “ringiovanente” sia immediatamente vantaggiosa, vista l’età media dei consumatori di Brunello, ma certo serve a riequilibrare lo sbilanciamento con il rivale di sempre, il Barolo, che nelle indagini recenti risultava più amato dai giovani rispetto al campione enoico di Montalcino.

 

GLI INFLUECER DEL VINO VISTI DA THE DRINKS BUSINESS

Infine, il terzo elemento di riflessione, sul rapporto fra le cantine e gli influencer, arriva da thedrinksbusiness dove un recente articolo di Christian Smith era titolato <<VINEYARD OWNERS INCREASINGLY KEEN TO BE PROMOTED BY ‘WINE INFLUENCERS’>>, i vignaioli hanno un crescente desiderio di essere promossi dagli influences. L’articolo fa riferimento a un rapporto pubblicato dal Times in cui si fa luce sul veloce cambiamento di sentiment dei produttori di vino.

L’influencer Margot Ducancel ha raccontato di come, un tempo, venisse accolta con sospetto e dello stupore dei produttori alla sua proposta di farli comparire nel suo account <<Non capivano di cosa si trattasse>>, ha detto <<c’era molta ostilità>>. Ma ora l’atteggiamento è diverso, i produttori vogliono un dialogo diretto con i consumatori e non solo con gli intenditori di vino, per questo il linguaggio, semplice, ironico, divertente con cui gli influencer presentano le bottiglie ai loro follower è una novità che piace anche alle cantine.

 

Il vino BIO è migliore ed ora c’è la prova

I giudizi dei tre principali giornali del vino USA su 200.000 vini francesi e californiani dimostra in modo inequivocabile che quelli biologici sono più buoni

 

di Donatella Cinelli Colombini

Magali Delmas--analisi-sui-punteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

Magali Delmas–analisi-sui-punteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

Ho trovato la notizia in The Drinks Business in un articolo di Lauren Eads ma la fonte è accademica e non giornalistica. Anzi proviene da due reputatissime università: l’UCLA, Ateneo della California dove Magali Delmas, è docente all’Institute of the Environment and Sustainability e il KEDGE Business School di Bordeaux in cui è professore di economia Olivier Gergaud.

 

I VINI OGANICI CALIFORNIANI BATTONO I VINI DA AGRICOLTURA CONVENIONALE DEL 4%

Nel 2016 i due studiosi avevano confrontato i giudizi ottenuti da 74.000 vini californiani sui 3 super giornali del vino: RobertParker/Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthisiast. La differenza fra i vini biologici e quelli ottenuti da produzioni convenzionali era del 4,2%. Un’enormità se consideriamo che il punteggio è un centesimi e che la differenza fra un rating di 89 e uno di 93 è abissale. Significa passare dal buio alla visibilità commerciale perché la linea dei 90/100 è invisibile ma ha effetti enormi, per esempio sui monopoli canadesi che chiedono questo punteggio minimo per ammettere i vini ai tender cioè alle gare per essere acquistati.

 

Olivier Gergaud-analisi-dei-unteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

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I VINI BIO FRANCESI BATTONO I VINI DA AGRICOLTURA CONVENZIONALE DEL 6% E I BIODINAMICI DELL’11%

Delmas e Gergaud hanno ripetuto l’analisi nel 2021 su 128.000 vini francesi e ancora una volta le bottiglie con certificazione biologica o biodinamica sono risultate quelle con punteggi più alti. Anzi il distacco è aumentato: 6,2% in più per i BIO e 11,8% in più per i biodinamici. Altra cosa notata dai due studiosi è l’importanza della certificazione. Non basta dichiarare il proprio amore per la natura, senza la fogliolina verde il punteggio era più o meno lo stesso dei vini ottenuti da agricoltura convenzionale.
Proprio su questo punto l’articolo di Delmas e Gergaud pubblicato sulla rivista Ecological Economics, rivela un risvolto curioso e imprevedibile.
Molte cantine che praticano agricoltura BIO non certificano la loro scelta oppure la certificano ma la tengono segreta perché ritengono che la cattiva reputazione dei vini organici possa danneggiarli commercialmente. In effetti, fino a qualche anno fa, molti vini “naturali” avevano difetti e puzze più che evidenti.

 

Sara Gama, la mia vita dietro a un pallone

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Il bellissimo libro di Sara Gama la capitana della squadra nazionale di calcio femminile che è andata ai mondiali in Francia nel 2019

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ venuta da noi per ricevere il Premio Casato Prime Donne e colpì tutti per la semplicità e la forza che aveva dentro. Nella sua dedica alla terra del Brunello scrisse << Sapere che il mio terreno, su cui calcio un pallone con la loro stessa passione, può essere fonte di orgoglio ed emancipazione per tutte le donne è una immensa gratificazione>>.

SARA GAMA A  MONTALCINO PER RICEVERE IL PREMIO CASATO PRIME DONNE

E’ lo spirito che anima tutto il suo libro La mia vita dietro a un pallone (De Agostini pp 221 13,9€) di cui qui riporto qualche passaggio,
Comincia a giocare nelle squadre maschili da piccolissima e quando le chiedono di andare in una squadra femminile lei rifiuta <<ho qualche piccolo pregiudizio>> confessa. Le ragazze <<non amano il calcio e quindi non sono bravissime a giocare>>. Ma il passaggio è quasi obbligato e a 12 anni entra in una squadra femminile che tuttavia gioca nello stesso campionato dei maschi. Solo in seguito partecipa a un campionato femminile dove tuttavia ci sono giocatrici di tutte le età quasi madri e figlie.

Martina-Oltre-la-sclerosi-multipla-Donatella-CinelliColombini-Sara-Gama

Martina-Oltre-la-sclerosi-multipla-Donatella-CinelliColombini-Sara-Gama

LA BAMBINA DI TRIESTE CHE GIOCA A CALCIO CON I MASCHI

La sua predilezione per lo sport di squadra ha motivazioni profonde: negli sport individuali <<se perdi se sola a disperarti ….. Sei sola alla linea di partenza e sola al traguardo>> <<Il gruppo insegna il valore dello stare insieme, dell’avere obiettivi e passioni comuni, del dare il massimo non solo per sé, ma per tutti>>
A 17 anni la chiamano nella squadra nazionale delle giovanissime. E’ la sua prima esperienza di azzurra. Nella riunione in cui viene scelta la capitana alza la mano <<lo faccio perché me la sento, perché non ho paura, perché ho voglia di dare tutto quello che posso>> e impara ad essere la guida dell’intera squadra.

A 19 ANNI NELLA NAZIONALE DI CALCIO FEMMINILE

A 19 anni entra nella nazionale vera, dove le altre giocatrici sono molto più grandi di lei. 20 giorni all’estero, Ucraina, Serbia, Canada tante partite e del turismo. Ma è nella under 19 che Sara porta a casa il primo oro femminile in una competizione internazionale a Parigi nel 2008.
Purtroppo neanche i successi internazionali cambiano la situazione di un calcio femminile <<senza soldi, senza attenzione e senza diritti.>> Infatti quando si infortuna giocando con la nazionale deve fare tutta la riabilitazione da sola aiutata dagli amici.

Guinness del vino

La cantina più antica, il calice più grande, la bottiglia più cara e la prima denominazione … i Guinness dei primati del vino sono tanti e anche stravaganti

 

Guinness: cantina più grande del mondo - Wijnbouwers Vereniging

Guinness: cantina più grande del mondo – Wijnbouwers Vereniging

di Donatella Cinelli Colombini

Spesso i primati che permettono di ottenere il “Guinness World Records” sono cose strane. Ricordo che, come assessore al turismo di Siena, promossi un Yamaha village che organizzò anche i corsi di guida per i giovani facendo diminuire drasticamente gli incidenti dei mesi successivi e il conseguimento di un Guinness con moto tutte uguali. Il numero di appassionati centauri che arrivò in Piazza del Campo a Siena da tutta Europa fu enorme e ci permise di superare ampiamente il record precedente.

Più recentemente le Donne del Vino dell’Emilia Romagna si sono impegnate a battere il record della sfoglia più lunga.
Ci sono dunque record di ogni tipo e anche il vino ne ha molti di cui alcuni davvero strani. Traggo molte curiosità dalla notizia di WineNews, a cui aggiungo qualcosa di mio.

 

Milestii Mici, in Moldova, Guinness: cantina con più bottiglie

Milestii Mici, in Moldova, Guinness: cantina con più bottiglie

VINO E LA CANTINE PIU’ ANTICHE DEL MONDO

Record del vino più antico del mondo a Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, 50 chilometri a sud di Tbilisi, in Georgia. Ha 8.000 anni e le tracce di componenti chimiche inequivocabilmente riferibili al vino sono state trovate dagli archeologi in vasi di terracotta del neolitico.
Il Guinness per la cantina più antica va alla Commandaria di Cipro che produce nettari dolci da 2.000 anni. Il vino che produce è anche quello con la denominazione più antica dato che nel 1223 Filippo II il guercio, Re di Francia, lo definì l’”Apostolo dei vini” e delimitò l’area di produzione. L’area di Cipro in cui questo vino è prodotto si chiama Commanderie dall’epoca delle crociate quando, l’Ordine di San Giovanni, nel 1210, vi costruì il castello di Kolossi.

 

USA: metà delle cantine in vendita dopo il covid

Il sistema produttivo del vino USA è il primo ma non sarà l’unico ad affrontare un diffuso cambio di proprietà delle cantine per effetto della pandemia

 

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Di Donatella Cinelli Colombini

La fonte non è giornalistica ma bancaria: la Silicon Valley Bank. La notizia è che metà delle cantine USA potrebbero essere messe in vendita nel 2021. Va detto che la stragrande maggioranza dei proprietari statunitensi non hanno le radici nella terra dei vigneti, come succede in Italia e apparentemente l’interesse a vendere nasce dalla convinzione che i valori immobiliari tengano. In altre parole c’è interesse a vendere e non a svendere.

50% DELLE CANTINE USA IN VENDITA NEL 2021

Rimane da vedere se questa ipotesi sarà confermata dai fatti e un numero così alto di imprese messe sul mercato contemporaneamente non farà crollare i prezzi.
Secondo il responsabile del settore vino della Silicon Valley Bank, Rob McMillan intervistato da W.Blake Gray per WineSearcher si prospetta dunque una vera girandola di compravendite soprattutto nelle Sierra Foothills, nella zona di Lodi/Clarksburg, a Napa e a Sonoma.
<<In un momento come questo, incontri acquirenti che pensano che sia il 1929 e venditori che pensano che sia il 2015>> ha detto McMillan manifestano gli stessi miei dubbi sulla tenuta dei valori immobiliari.

DIFFERENZE FRA  LA WINE  INDUSTRY  USA E I PRODUTTORI DI VINO ITALIANI

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

La produzione del vino in USA ha una storia giovane e spesso una matrice speculativa perché il terreno da vigna è cresciuto di valore quasi ovunque e i guadagni della wine industry sono stati molto più alti che in Europa.

Da noi fare vino è generalmente una tradizione di famiglia e ci sono norme che limitano fortemente la crescita e i guadagni delle imprese: regole sui diritti di impianto, contingentamento delle superfici Doc/DOCG, salvaguardia del paesaggio, tasse, costo della mano d’opera …..
Secondo i dati ufficiali il wine business 2020 viene definito buono o molto buono dal 79% delle cantine USA. Un dato che lascia abbastanza dubbioso l’autore dell’articolo e su cui anch’io ho delle riserve. Infatti se le cantine che vendono alle rivendite e alle società di delivery, se la sono cavata, tuttavia la crisi dei ristoranti causata dal covid ha colpito tutte le imprese di produzione enologica.

Va comunque considerato che le winery a stelle e strisce hanno tratto vantaggio dal modo con cui gestiscono la clientela privata. L’e-commerce, i wine club aziendali e la community di clienti privati -censiti e ben profilati- a cui fanno offerte periodiche online e per telefono. Tutte cose che loro fanno da anni e sono servite ad attenuare gli effetti del covid, mentre noi in Italia le stiamo attuando solo ora e senza nessuna esperienza.

Dal verderame all’acqua ossigenata per la peronospora

La lotta alla peronospora delle viti è curiosa; il verderame era usato contro i ladri d’uva e l’acqua ossigenata esce dal bagno di casa e va nei vigneti

 

Chateau Ducru-Beaucaillou, dove fu scoperta l'utilità del ramato

Chateau Ducru-Beaucaillou, dove fu scoperta l’utilità del ramato

di Donatella Cinelli Colombini

A volte la storia della viticultura e le nuove scoperte sono così sorprendenti da lasciare interdetti. Leggo su Trebicchieri, settimanale economico del Gambero Rosso, due articoli che mi hanno davvero incuriosito e qui vi riassumo invitandovi a consultare spesso questo ottimo periodico di informazione sul vino.

 

LA STRANA STORIA DELL’ANTIFURTO DELL’UVA CHE DIVENTA IL RIMEDIO CONTRO LA PERONOSPORA

L'acqua ossigenata: dal ginocchio sbucciato alle viti

L’acqua ossigenata: dal ginocchio sbucciato alle viti

Il primo articolo è di Attilio Scienza, superdocente di viticoltura, o meglio di viticultura, all’Università di Milano, che racconta come il verderame diventò il primo sistema per combattere la peronospora. Ci sono due premesse: il metallo rame è usato dall’uomo per la produzione di suppellettili e armi fino da 4.000 anni fa. Dalla fine dell’Ottocento è iniziato il suo uso come battericida e fungicida su viti, patate e pomodoro. Purtroppo la sua natura di metallo pesante lo rende anche tossico per il terremo e quindi l’UE ne ha limitato l’uso nei vigneti a 28 Kg nell’arco di 7 anni. La notizia curiosa è come nasce l’impiego del rame in viticultura.
Nella regione di Saint Julien a Bordeaux lo Chateau Ducru-Beaucaillou subiva continui furti d’uva nella parte più vicina alla strada. Il responsabile dell’azienda Ernest David decise dunque di contrastare l’azione dei ladri imbrattando le viti più depredate con un miscuglio dal colore blu poco invitante a base di acetato basico di rame mescolato con calce. I furti cessarono.

 

VERDERAME, POLTIGLIA BORDOLESE E POMPE DA RAMATO

Erano gli anni in cui la peronospora, fungo arrivato dall’America e identificato per la prima volta in Francia nel 1878, era il maggior problema dei vignaioli.

I peggiori 10 wine influencer

L’idea non è mia ma di Intravino che con la sua consueta verve ha messo in fila i difetti principali dei wine influencer e io l’ho copiato con una mia classifica

 

Alberto Sordi nei panni di uno spaccone - 10 peggiori difetti dei wine influencer

Alberto Sordi nei panni di uno spaccone – 10 peggiori difetti dei wine influencer

Di Donatella Cinelli Colombini

Non ho resistito ed ho scritto anch’io la mia lista di profili negativi usando le spassose note di Intravino su chi intraprende l’ <<audace, baldanzosa e smargiassa carriera di Influencer>> senza averne i requisiti.

 

1. COSCIA LUNGA E DONGIOVANNI

Quelli che contano più sul proprio aspetto fisico che sulle proprie competenze sul vino e sulla comunicazione. Dicono poco ma mostrano molto.

 

2. FOLLOWERS FANTASMA

Quelli che hanno molti seguaci di dubbia tipologia perché generati dalle app o dalle agenzie per cui la loro platea potrebbe essere composta più da astemi che da wine lovers.

 

3. ASSETATO DI SOLDI

Quelli che accettano di promuovere qualunque cosa purchè paghi tanto. Quando hanno pochi follower chiedono bottiglie da recensire. La cosa incredibile è che iniziano a mandare e-mail di richiesta quando i followers sono solo poche centinaia.

 

IL TURISMO DEL VINO HA BISOGNO DI REGIA E STRATEGIA

La ripartenza del turismo sarà trainata dal vino, dalle eccellenze del food e dalla rivitalizzazione delle piccole città del vino ma richiede una regia nazionale

 

Antinori, cantina in Chianti Classico: esempio di cantina turistica

Antinori, cantina in Chianti Classico: esempio di cantina turistica

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Il meglio del made in Italy in termini di vini, formaggi, salumi, cucina sono la calamita più forte nei confronti dei turisti esteri e da qualche anno hanno superato la cultura nell’elenco dei motivi di scelta del nostro Paese come destinazione di viaggio.

 

PER RIPORTARE I TURISTI ESTERI IN ITALIA BISOGNA PRENDERLI PER LA GOLA

Per questo l’enoturismo e in generale il turismo enogastronomico non può continuare a procedere senza una regia nazionale e un piano strategico a lungo termine. La ripartenza turistica dopo il crollo dei flussi esteri (68,6%) passa attraverso un programma di interventi capace di mettere a sistema l’Italia nella forma di un paradiso goloso dove luoghi e territori di produzione, ristorazione e rivendite di eccellenze enogastronomiche si propongono in una cornice di storia e arte senza eguali nel mondo.
Un piano che riattivi, in tempi brevi, i flussi europei e in seconda battuta quelli transatlantici per ridare slancio alla ricettività e alla ristorazione, al commercio – oltre 4 milioni di addetti- e in generale alle città d’arte messi in ginocchio dagli effetti dell’epidemia covid.

 

Canelli in Piemonte - Wine Resort

Canelli in Piemonte – Wine Resort

IL SUPER MASTER DELL’ENOTURISMO PROPONE UN PIANO STRATEGICO

Ecco l’appello che arriva da Donatella Cinelli Colombini, ideatrice della giornata Cantine Aperte e fondatrice del Movimento Turismo del Vino.

La ragione di puntare sul vino come protagonista della ripartenza turistica è la presenza in Italia 25/30.000 cantine aperte al pubblico e fra esse 5-8.000 ben attrezzate per l’accoglienza, insieme ad un bel numero di distretti enologici dove il turismo ha suscitato investimenti in ricettività, ristorazione e attività commerciali fino a un terzo degli occupati e del PIL. Il vino è quindi, all’interno dell’agroalimentare italiano, l’unico settore immediatamente utilizzabile come locomotore turistico.

 

UN PIANO DI INTERVENTO SULL’ENOTURISMO E IL TURISMO AGROALIMENTARE

Accrescere l’attrattività della destinazione Italia puntando sui maggiori punti di forza dell’agroalimentare d’eccellenza certificato, sulla sua fama di salubrità, sicurezza e origine/originalità e presentandolo nella spettacolare cornice culturale delle aree di produzione per contrastare la concorrenza di Paesi con più infrastrutture e più investimenti in comunicazione.

 

Wineteller, la wine influencer senza volto

Sembra la storia di Zorro ma è una master sommelier donna che ha più di 183.000 follower Instagram e non fa vedere il suo volto. Un wineinfluencer senza protagonismo

 

Wineteller, la wine influencer senza volto che racconta il vino

Wineteller, la wine influencer senza volto che racconta il vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Master Sommelier AIS e Alma, scrive dalla Sardegna ed il suo motto è <<Behind every bottle of wine there’s a story to tell>>, dietro ogni bottiglia c’è una storia da raccontare. In effetti nel simposio “WineFuture 2021” hanno detto che ormai la narrazione è ormai importante quanto la qualità del vino.

 

WINETELLER E I SUOI RACCONTI DI VINI

Quello che sappiamo di questa wine influencer misteriosa finisce qui: niente nome (ma io l’ho scoperto, si chiama Anais Cancino), niente faccia, la narrazione e l’attenzione si concentra sul vino e non su di lei, all’opposto di come invece avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Dal poco che si vede è una persona giovane, snella, impeccabile nell’abbigliamento e truccata con cura, almeno dal naso in giù.
Le immagini di Facebook dimostrano che predilige i luoghi belli, eleganti non lo stile “rural” tradizionalmente disordinato. A tavola è decisamente tradizionalista, gli piacciono cibi italiani con la pasta in pole position e uno stile disinvolto in cui anche la carne alla griglia ha un posto privilegiato.
Sia su Facebook che su Instagram, Wineteller pubblica le stesse foto e gli stessi testi in inglese con il ritmo di cinque alla settimana. Solo foto non ci sono video. Ci vuole un enorme lavoro per tenere un simile ritmo, con quella qualità di immagini e testi.

 

Wineteller, la wine influencer senza volto che racconta il vino

Wineteller, la wine influencer senza volto che racconta il vino

COME FAR SCOPRIRE LE CATINE PARTENDO DA CIO’ CHE RENDE UNICA OGNUNA DI ESSE

Vediamo i contenuti: i vini decisamente sono i soli protagonisti. Tra loro, qualche super noto e molte scoperte, ecco che fra Ornellaia, Sassicaia, Krug, IsoleOlena troviamo Olivi un produttore di Doc Orcia che produce nella Cantina Le Buche di Sarteano piccole serie di splendide bottiglie.
Le descrizioni sono incantevoli e, usando parole semplici e dirette, delineano in modo profondo persone e luoghi. Wineteller non cerca di essere esaustiva ma di presentare quello che rende unica e straordinaria ogni etichetta e ogni cantina.
Quando racconta di Mora&Memo, la cantina creata da Elisabetta Pala nell’angolo sud-orientale della Sardegna, fa scoprire subito l’eccezionalità delle situazione. <<L’azienda è stata fondata da Elisabetta Pala, che alla tenera età di 24 anni, ha deciso di seguire le orme del padre e del nonno nella vinificazione, ma facendolo a modo suo. Chiunque al suo posto avrebbe preferito lavorare nella storica tenuta di famiglia, ma lei ha preferito realizzare il suo sogno e fondare la propria azienda con una filosofia e un concetto diversi, ma allo stesso tempo con un forte legame con le tradizioni di famiglia. Il risultato è una bellissima tenuta di 40 ettari situata in una dolce collina che si affaccia sul mare del golfo di Cagliari, è circondata dalla macchia mediterranea e dai Sette Fratelli, le montagne più alte del sud dell’isola. I vitigni hanno la stessa età di Elisabetta e le varietà principali sono Vermentino e Sauvignon Blanc per i vini bianchi, Cannonau e Monica per i vini rossi e anche per il neonato rosato. Elisabetta, oltre ad essere una wine maker, guida anche l’associazione delle donne del vino @donnedelvinosardegna>>. A questo posso solo aggiungere che la giovane Pala ha rivoluzionato il profilo del Cannonau, rendendolo un vino nel nuovo millennio. L’ho assaggiato due volte, a Malta durante una missione commerciale e a Vinitaly in occasione di un winetasting guidato da Ian D’Agata, entrambi organizzati dalle Donne del Vino. Vi assicuro che lascia a bocca aperta, non solo per la qualità ma soprattutto per lo stile fresco, armonioso e non più opulento e quasi sovrabbondante come eravamo abituati. Insomma Mora&Memo ha fatto il restyling del Cannonau – più vigna e meno cantina – al pari di come è avvenuto nel Brunello e nel Barolo.

 

Dario Stefàno il super senatore pugliese

Manager, Assessore all’Agricoltura che ha dato slancio a vini, olio e masserie turistiche in Puglia, da Senatore ha fiorato la legge sul turismo in cantina

 

Dario Stefàno Senatore pugliese esperto di enoturismo, oleoturismo, economia e agricoltura

Dario Stefàno Senatore pugliese esperto di enoturismo, oleoturismo, economia e agricoltura

di Donatella Cinelli Colombini

58 anni, leccese, una laurea in Economia presa a Siena, membro della giunta di Confindustria Puglia, e docente di “Economia e Contabilità Industriale” all’Università del Salento, Assessore Regionale e poi Senatore. Lo conosco da oltre quindici anni e l’ho sempre considerato uno dei migliori talenti prestati alla politica perché ha concretezza nel risolvere i problemi insieme al pensiero strategico e quel particolare carisma dei leader.

 

LA CARRIERA POLITICA DI DARIO STEFÀNO

Nel 2005 lascia la carriera manager di importanti realtà imprenditoriali per candidarsi alle elezioni regionali come indipendente de La Margherita e risulta il primo degli eletti della sua lista. Nel 2009 Nichi Vendola lo nomina Assessore all’Agricoltura e lui si trova a coordinare, a Roma, la conferenza stato-regioni. E’ l’inizio di un’autentica rincorsa, per l’agroalimentare pugliese. Dario incoraggia le imprese, fa in modo che arrivino i finanziamenti, spinge sulla comunicazione, convince gli imprenditori e che ce la possono fare, gli dà la grinta di affrontare i mercati internazionali con uno spirito nuovo. E loro, sempre più convinti, lo seguono.

Nel periodo Vendola avviene il “miracolo pugliese” quello di una regione che, in pochissimi anni, diventa una star del turismo e del vino con il rosè che si lancia in avanti forte della nuova moda internazionale e del concorso che, proprio l’Assessorato di Dario Stefàno, aveva promosso.

Gallipoli, Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini al convegno sul turismo del vino

Gallipoli, Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini al convegno sul turismo del vino

Una visione del futuro che trascina e Dario viene rieletto con 11.000 preferenze e torna a fare l’Assessore all’Agricoltura. Vederlo a Vinitaly con i produttori pugliesi ricorda Garibaldi con le camicie rosse, lui che parte all’attacco e loro che gli vanno dietro. Ma le somiglianze si fermano al fascino personale da condottiero perché, Dario Stefàno è diverso dall’eroe dei due mondi: è colto, elegante, sensibile, appassionato ma anche razionale e strategico, ama i grandi vini e la grande cucina (soprattutto pugliese).

 

DARIO STEFÀNO SENATORE

Nel 2013 si candida al Senato come capolista di Sinistra Ecologica Libertà e viene eletto. Il 5 giugno diventa Presidente della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari del Senato della Repubblica. Una sedia scomoda, ed è lui il relatore sulla pratica della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Qualcosa che il leader di Forza Italia non gli perdonerà mai. Prova a tornare in Puglia come governatore, ma gli appoggi politici di Roma vanno a Emiliano che infatti vince le primarie.

Ma i pugliesi non si dimenticano del loro amatissimo ex super assessore all’agricoltura e lo rileggono come capolista del Partito Democratico per il Senato nel 2018 mentre, a livello nazionale, per il PD è un’autentica disfatta elettorale. Nel marzo 2019 entra nella direzione nazionale del Partito Democratico e nel luglio 2020 assume la presidenza della 14° Commissione permanente Politiche dell’Unione Europea.

Vino e formaggio perché sono l’abbinamento perfetto

Sono i primi due alimenti che l’uomo ha imparato a conservare, circa 8 milioni di anni fa, gustarli insieme è come leggere la storia di ogni singolo territorio

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino e formaggio: abbinamento perfetto

Vino e formaggio: abbinamento perfetto

E’ questo l’aspetto più affascinante dell’accoppiata vino-formaggio, permette di visitare un luogo e assaggiare gli stessi sapori che gli abitanti di una determinata zona hanno sentito per millenni. Per vivere questa esperienza ci vogliono un grade vino, un grande formaggio e un grande narratore che spiega i perché. Perché di quel nome, perché la storia del luogo è una concatenazione di fatti che, alla fine danno proprio quel sapore.

 

GUSTARE IL VIAGGIO NEL VERO SENSO DELLA PAROLA

Ecco che il nome ‘cacio’ del formaggio di pecora toscano dice già dal nome la sua antica origine perché deriva dal latino ‘caseus’ invece che dalla parola barbarica ‘formaticom’ ascendente del termine italiano. Il suo gusto gentile fa riferimento al carattere promiscuo dell’agricoltura toscana dove i greggi erano piccoli perché l’attività agricola era incentrata sul podere e prevedeva grano, vigneti, oliveti, alberi da frutto e animali per cui il pascolo era piccolo e le pecore poche. Il formaggio veniva prodotto in casa, dalle donne ed era quindi molto più delicato di quello romano o sardo dove la pastorizia e l’arte casearia ha avuto caratteri intensivi fino dall’origine. Il massiccio arrivo di sardi in coincidenza con il “miracolo italiano” e lo spopolamento delle campagne, non produsse una sostanziale modifica del gusto originario del pecorino perché i pastori sardi che avevano sostituito i contadini toscani nei poderi, si adeguarono allo stile del luogo: poco caglio e meno sale. Altro elemento distintivo del cacio pecorino sono i profumi che vengono dai pascoli delle pecore dove sono abbondantissime le essenze selvatiche.
Ecco che mangiando il cacio è possibile gustare qualcosa di molto simile a quello che arrivava nel piatto di Lorenzo il Magnifico o Michelangelo. Poi ci sono i vini che hanno avuto una maggiore evoluzione rispetto ai formaggi soprattutto in termini di igiene e controllo dei processi naturali. Anche se trovare un vino difettoso è forse più facile che trovare un formaggio difettoso.

 

ENOLOGI E SOMMELIER PER IL VINO, TECNOLOGI E ASSAGGIATORI PER IL FORMAGGIO

Vino e formaggio: abbinamento perfetto

Vino e formaggio: abbinamento perfetto

Così come per il vino ci sono gli enologi, per il formaggio ci sono i tecnologi provenienti da istituti tecnici superiori, il più noto dei quali è a Lodi. Esiste anche il corrispondente del sommelier è l’assaggiatore o maestro assaggiatore ONAF. Si tratta di un’associazione nata ad Asti nel 1989 che basa la valutazione del formaggio sull’analisi organolettica esattamente come avviene nel vino. E infatti la maggior parte degli assaggiatori ONAF sono anche wine expert come Andrea Magi @demagiformaggi che è il più famoso e premiato selezionatore e affinatore caseario della Toscana.

 

DOPOBARBA DELLA TITA DELLA FARMACIA SALVIONI

Due storie montalcinesi, quella della Farmacia Salvioni inizia nel 1499 e quella di Tita è del dopoguerra prima in UK e poi nei giardini del Brunello

 

Roberto e Fabio Salvioni nella loro Farmacia a Montalcino

Roberto e Fabio Salvioni nella loro Farmacia a Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

A legare queste due storie, che racchiudono la vera anima della città del Brunello, c’è il Dopobarba della Tita che la Farmacia Salvioni ha creato all’interno della sua produzione cosmetica, come è avvenuto per secoli nelle antiche spezierie, per dedicarlo al loro cliente più affezionato.

Sembra una storia come tante altre ma invece contiene un racconto nobile e antico.

 

LA FARMAACIA SALVIONI E LA SUA STORIA DAL 1499

La farmacia Salvioni si trova nell’antica piazza del mercato di Montalcino accanto alle logge di mercanzia, cioè al grande portico dove si vendevano vasi, oggetti in rame, ortaggi, polli e granaglie.

Farmacia Salvioni di Montalcino: Dopobarba della Tita

Farmacia Salvioni di Montalcino: Dopobarba della Tita

Nel 1499 nelle quattro stanze, usate ancora oggi, Paolo Dei e Giacomo Marzuoli <<ilcinenses aromatarios in civitate ilcinea>>, esercitavano l’arte degli speziali, cioè dei farmacisti.

Nei primi anni del Seicento la spezieria di piazza passa dalla famiglia Tinelli agli Angelini ed è attivissima nella produzione di preparati terapeutici e di spezie per cucinare: pepe, mandorle, colla di pesce … ma anche dolci come pan pepati, copate e biricoccoli natalizi.

All’inizio del Settecento la farmacia cambia più volte di proprietà fino ad essere donata all’Ospedate di S. Maria della Croce che la affida al giovane speziale Clemente Santi che poi ne diventa proprietario. E’ di questo periodo il bel mortaio in bronzo con la data 1751 e lo stemma del S. Maria della Croce, che ancor oggi viene orgogliosamente esposto.

Nel 1814 troviamo nella farmacia suo nipote, anche lui Clemente Santi, laureato in farmacia all’università di Pisa dove Giorgio Santi insegna storia naturale e gode di enorme reputazione. Clemente è un intellettuale dotato di grande dinamismo e interessi storico-artistici oltre che agronomici, ha una corrispondenza con l’Accademia dei Georgofili, collabora con il Giornale Agrario Toscano e può essere considerato uno dei “padri fondatori” del Brunello e della famiglia Biondi Santi.

 

Champagne e sostenibilità, consumano Co2 imballaggi e trasporti

Lo Champagne lavora per la sostenibilità da 20 anni facendo partire idee che hanno orientato le scelte in tutto il mondo del vino

 

Champagne corsiste OIV con Violante Cinelli Colombini

Champagne corsiste OIV con Violante Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

Lo Champagne è un’area molto grande (34 mila ettari, divisi fra 16.100 vigneron) con un fascino e un prestigio enorme, dal 2015 è iscritto nel patrimonio dell’umanità Unesco. Bel risultato, ma noi della Val d’Orcia abbiamo lo stesso riconoscimento da 11 anni.
245 milioni di bottiglie per un business di 4 miliardi di Euro, lo Champagne è stata colpito duramente dal covid perdendo, nel 2020, il 18% del suo fatturato ma è in veloce recupero e, anche grazie alla riduzione della produzione d’uva adottata lo scorso anno, ha i magazzini delle cantine quasi in equilibrio. Di seguito vi racconterò l’evoluzione delle bollicine più famose del mondo verso la sostenibilità partendo da un bellissimo articolo di Gianluca Atzeni per Trebicchieri.

 

VITICOLTURA SOSTENIBILE IN CHAMPAGNE

Il progetto “Viticulture Durable en Champagne” del Comité Champagne è affidato a Pierre Naviaux ed è qualcosa di enorme: nel 2003 la denominazione è stata la prima al mondo a misurare l’impronta carbonica. Anche gli obiettivi sono ambiziosi: arrivare al 100% di sostenibilità entro 30 anni e far scendere del 20% il Co2 necessario per produrre ogni bottiglia.
Il primo grosso risultato è la riduzione del 50% dell’uso di fitofarmaci e concimi chimici negli ultimi 15 anni. Un risultato sbalorditivo che si spiega con una sola frase “l’unione fa la forza”. Ne è una spiegazione la confusione sessuale contro la tignoletta. Io la pratico ma non i miei vicini con il risultato che funziona ma non benissimo. In Champagne hanno convinto i vigneron a farla tutti ed i risultati sono stati ottimi.

OPPORTUNITA’ PER LE PICCOLE CANTINE IN USA

Qualche buona idea per vendere il vino nei ristoranti USA e non solo. Quando il covid finirà, le bottiglie di vino dovranno essere parlanti e personalizzate

 

Donatella Cinelli Colombini: piccole cantine e ristoranti USA

Donatella Cinelli Colombini: piccole cantine e ristoranti USA

di Donatella Cinelli Colombini

Il Covid-19 ha messo a dura prova le piccole cantine indirizzate sulla produzione di vini di eccellenza e commercializzate quasi solo nei ristoranti. Per loro, entrare nel GDO è difficile e poco conveniente. Organizzare la vendita diretta è possibile solo per chi ha un bel pacchetto di contatti privati ed una forte attività on line. Ma forse ci sono canali export sottostimati e molto promettenti, anche a lungo termine.
Le note sotto riguardano gli Stati Uniti ma rispecchiano una situazione presente in quasi tutti i mercati.
Come sappiamo il sistema distributivo USA è diviso su 3 passaggi: 1) importatori o cantine locali, 2) distributori, 3) rivenditori o ristoranti. Si tratta di un’eredità del proibizionismo che solo le pochissime compagnie nate prima del 1920, riescono a superare. E’ un sistema che ingenera costi ed è adatto alle cantine italiane grandi o medio-grandi che fanno un grosso lavoro di marketing per accreditare brand e vini.

 

I PICCOLI IMPORTATORI “IN PROPRIO” PERFETTI PER LE PICCOLE CANTINE

Tuttavia esistono tanti piccoli importatori che non comprano per rivendere ma per consumare in proprio. Si tratta di titolari di catene di negozi o di gruppi di ristoranti che hanno creato una piccola ditta di import e comprano limitate quantità di vino direttamente dalle cantine. Generalmente non vengono in Italia per cercare i vini da importare ma usano il web o i consulenti. Se vengono nel nostro Paese chiedono consiglio alle migliori enoteche situate nell’area di produzione.
Cercano cantine piccole, di ottimo livello ma poco conosciute.

 

Houston: Donatella Cinelli Colombini e l'astronauta

Houston: Donatella Cinelli Colombini e l’astronauta

LA VOCE DEI RISTORATORI USA: COSA AMANO COMPRARE

Ovviamente c’è una componente da talent scout, ma il principale motivo di una simile strategia è quello di evitare i confronti, sia con il prezzo della stessa bottiglia sugli scaffali dei rivenditori, sia nei portali online.
Per chiarire meglio la dinamica ripercorro un articolo di W. Blake Gray su WineSearcher, intitolato “Wine List Secrets Revealed”, vi rivelo i segreti della carta dei vini.
L’autore ha intervistato Bill Rancic vincitore del programma televisivo di Donald Trump “The Apprentice” nel 2004. Successivamente Rancic ha aperto i ristoranti RPM Italian e RPM Steak a Chicago, con un avamposto a Washington, DC. Recentemente ha organizzato un evento online con i grossisti di vino e alcolici d’America. Questo ha messo a fuoco il motivo per cui i ristoranti preferiscono vendere vini sconosciuto rispetto ai “soliti noti”.
Ci guadagnano di più.