Forum: vino e tanto altro

Covid: cantine e ristoranti chi vince e chi perde

Le vendite del vino crescono ma i bilanci delle piccole cantine no. Il covid porterà le piccole imprese del vino e di ristorazione a vendersi a quelle grandi?

 

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una soluzione al problema di cui vi sto per parlare: trasformare i ristoranti in luoghi di scoperta enologica e gastronomica dando nuove prospettive alle piccole cantine e agli artigiani del gusto del loro territorio. E’ un sogno? No è un’opportunità per tutti.

 

COME CAMBIA L’ACQUISTO E IL CONSUMO DEL VINO CON IL COVID

In USA, i consumatori comprano più bottiglie (57%) e le grandi cantine conquistano più quote di mercato a scapito di quelle piccole che registrano cali di business.
Gli studi della Sonoma State University diffusi da Wine Searcher riguardano gli USA ma assomigliano molto a ciò che sento dire dai produttori italiani.
Tornando alle analisi condotte sugli Stati Uniti, il primo dato è l’aumento di prezzo del vino acquistato dalle rivendite. Parliamo di soli 0,70 Dollari ma, vista la situazione economica generale, è un dato che colpisce, come colpisce che il segmento di bottiglie più vendute sia quello fra 20 e 25 $.
I consumatori comprano vini più cari e le bottiglie premium si spostano in casa? Forse si.

 

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-e-LeoneRosso

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ON LINE E DELIVERY ECCO DOVE IL COVID HA DATO UN’ACCELERATA

Infatti il vino acquistato on line direttamente in cantina è molto aumentato in volume. Ma il prezzo medio è sceso di 10$ rispetto allo scorso anno e le etichette sopra i 150$ sono diventate invendibili.
Altro elemento importante: le piccole aziende si sono trovate in difficoltà anche su questo canale commerciale e stanno aumentando il loro magazzino.
Tutto lascia supporre l’acquisizione di grosse fette di mercato da parte dei grandi brand del vino, mentre le piccole cantine arrancano per la loro minore visibilità on line e negli scaffali di vendita.
Secondo gli esperti, gli americani hanno avuto più reddito disponibile durante la pandemia forse perché costretti ad una vita più casalinga, questo ha fatto crescere gli acquisti e, per alcuni generi come lo Champagne si prospetta un periodo particolarmente florido. Meno rosee le prospettive per i ristoranti che avranno difficoltà a ricaricare il vino come facevano prima perché i clienti si sono ormai abituati a comprarlo in rete e sanno il prezzo delle bottiglie.

 

Proviamo a raccontare  cantine, vino e produttori come gossip

Vuoi imparare a fare lo storytelling del vino? Leggi Pillole di storia antica di Costantino Andrea De Luca e scoprirai che ogni argomento può diventare un gossip

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica

Di Donatella Cinelli Colombini

A 19 anni ha rivoluzionato il modo di raccontare la storia mettendo su Instagram e Facebook degli aneddoti storici che sembrano gossip. Costantino Andrea De Luca ha un passato di professionista nel poker on line attività che ha cessato per dedicarsi alla sua vera passione: la storia. Il suo libro Pillole di Storia Antica ( Newton Compton da 5 a 10€ a seconda delle tipologie) è un autentico best seller, ha 245mila follower su Facebook e 72mila su Instagram.

COSTANTINO ANDREA DE LUCA E LE PILLOLE D STORIA ANTICA

Aprite i suoi social ma evitate le imitazioni che ormai proliferano a decine. Nessuno ha, come Costantino, l’ironia di giocare con le foto, usare un linguaggio attuale e discorsivo, scegliere aneddoti quasi sconosciuti, attualizzare i racconti puntando su ciò che colpisce oggi e non su quello che fece scandalo mille anni fa.

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica-inizio

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica-inizio

Finalmente a 24 anni, con un successo senza precedenti e senza eguali anche fra gli storici più vocati alla divulgazione come Alessandro Barbero, Costantino Andrea De Luca ha deciso di finire la facoltà di Economia e poi iscriversi a Storia dell’Università di Pisa. La speranza è che la conoscenza degli eventi che hanno cambiato il mondo nel corso dei secoli, non gli faccia perdere la freschezza. In 800 anni sono vissute sulla terra 100 miliardi di persone. La stragrande maggioranza di loro è sparita nel nulla e i 365 racconti di Costantino ce ne fa scoprire alcuni in modo divertente, come se le loro vicende fossero di ieri e avvenissero nella porta accanto. Persino il modo di raccontare la storia con i video sta velocemente cambiando: più breve, più aneddotica, più divertente …. Va a vedere su Youtube!
Se Costantino è riuscito a coinvolgere giovani con tutt’altri interessi, facendo loro perdere la convinzione che la storia sia noiosa e troppo difficile, allora noi del vino, usando la stessa tecnica, potremmo riacchiapparci una bella fetta della Generazione Z che sembra voltare le spalle al nettare di Bacco considerandolo difficile e poco attraente.

Pellegrino Artusi e la vera cucina italiana

Duecento anni fa nasceva Pellegrino Artusi. Il suo ricettario “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene” ha dato dignità e unità alla gastronomia italiana

 

di Donatella Cinelli Colombini

Pellegrino-Artusi- La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi è una superstar della gastronomia, un innovatore, un’anticonformista foodie e pop.

Nacque a Forlinpopoli in una famiglia di ricchi commercianti ed era destinato a seguire le orme del padre Agostino detto Buratèl, cioè “piccola anguilla”, per cui, dopo gli studi nel seminario del vicino Bertinoro, dovette continuare ad acculturarsi da solo mentre vendeva tessuti.

 

PELLEGRINO ARTUSI DA FORLINPOPOLI A FIRENZE A CAUSA DEI BRIGANTI

La sua vita di provincia sarebbe continuata se il 25 gennaio 1851 il brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, non avesse assaltato Forlinpopoli depredando gli abitanti e stuprando le donne. Fra le vittime ci fu Gertrude, sorella di Pellegrino che impazzì per lo shock e morì qualche anno dopo in manicomio.
Terrorizzati dai briganti, gli Artusi decisero di lasciare la Romagna e trasferirsi a Firenze dove aprirono, in via dei Calzaiuoli, un negozio di sete e tessuti. Gli affari andavano a gonfie vele anche perché la città era diventata capitale del neonato Regno d’Italia. Ecco che Pellegrino Artusi, ricco scapolo con interessi culturali, nel 1870 vendette l’attività per dedicarsi alle sue passioni.

 

ARTUSI LETTERATO E VIAGGIATORE DEL GUSTO

Pellegrino-Artusi- La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Leggeva e scriveva. Nel 1870 pubblicò “Vita di U. Foscolo”, e nel 1880 “Osservazioni in appendice a trenta lettere di G. Giusti”. Ma, cosa rara a quell’epoca, Pellegrino Artusi era un foodies che viaggiava assaggiando i cibi e annotandosi la loro preparazione. Nel 1891 pubblicò una raccolta di ricette destinata a cambiare il corso della gastronomia italiana: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. La prima edizione dedicata ai suoi due gatti (Biancani e Sibillone) fu un autentico fiasco, ma ad essa seguirono altre 15 edizioni che letteralmente entrarono in tutte le case borghesi italiane con un successo senza precedenti. “La Scienza in cucina”, racconta la cucina nazionale partendo dalle tradizioni locali e ricomponendola in un mosaico di 790 ricette che esaltano le diversità.

 

ANGELO GAJA E IL COLORE DELLA CRISI

Una riflessione dura ma forse più realistica delle stime ufficiali sulla dimensione della crisi COVID del vino italiano. Il peggio deve ancora arrivare

Di Donatella Cinelli Colombini

Angelo-Gaja

Come sempre le lettere di Angelo Gaja aiutano a riflettere. Angelo è un leone, un lottatore che non si arrende mai e forse per questo non ha paura di guardare il nemico in tutta la sua terrificante grandezza. Un atteggiamento diverso rispetto alle fonti ufficiali che, secondo lui e anche secondo me, sottostimano la crisi forse perché i modelli econometrici usati fin ora non riescono a misurarla.

Quello che scrive Angelo non deve farci disperare, anzi deve rendere tutti più combattivi e decisi a vincere la sfida.

Angelo Gaja

7 settembre 2020

E se fosse il 2021 la continuazione dell’anno orribile del vino italiano? Le premesse non mancano.

In Italia si suonano le trombe per la vendemmia 2020 che promette di essere la più ricca di uva al mondo. Non è un primato invidiabile in presenza di una crisi dei consumi senza precedenti che si  abbatte su tutti i mercati e coinvolge TUTTE le cantine del mondo gonfiandone le giacenze. Per fronteggiare la quale il ministro Bellanova aveva stanziato misure di distruzione dell’uva e del vino (distillazione) finanziabili con 150 milioni di euro di denaro pubblico, giunti però in ritardo ed utilizzati appena per un terzo. L’errore, però, non è affatto della Bellanova, bensì dei suggeritori esterni che fanno capo ad associazioni varie e presenziano alle tavole di concertazione.

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

 

Quelli che dapprima non volevano sentire parlare di distillazione, per poi concederla ai soli vini da tavola mentre ad averne necessità sono i vini IGP e DOP. Quelli che preferivano misure in favore dello stoccaggio, incoraggiando ad accumulare scorte in cantina confidando nella rapida fine della crisi e pronta ripresa dei consumi, che invece non ci saranno e si prolungherà l’agonia. Quelli che avanzavano mille riserve, rallentando e rendendo intempestiva l’entrata in vigore delle misure di intervento pubblico facendole perdere di efficacia. Il comparto del vino conoscerà una crisi più  lunga legato com’è all’Ho.Re.Ca ed al turismo. Fino ad ora è stata una pioggia di numeri reali-stimati-probabili-farlocchi, anche da fonti autorevoli, a commentare il procedere della crisi. Solo a fine anno si conosceranno le giacenze totali di vino nelle cantine italiane e si attendono pessime notizie in merito. Sempre a fine anno, a fronte del preoccupante calo in volume, si registrerà il più drammatico e vistoso calo in valore dell’export del vino italiano. A piangere saranno i fatturati.

Quando nella primavera 2021 verranno resi pubblici i bilanci delle mega cantine italiane e verranno svelati i numeri veri, si evidenzierà che per molte di esse le perdite di fatturato rispetto al 2019 supereranno il 20%. A perdere di più, però, saranno i viticoltori venditori di uva e le cantine artigianali dalle dimensioni piccole e medio piccole, il settore più numeroso e fragile. E’ a questi che il ministro Bellanova deve pretendere di destinare maggiori risorse durante il confronto che condurrà con i suggeritori esterni.

Trekking urbano e l’avventura green inizia sotto casa

31 ottobre Giornata Nazionale del Trekking Urbano all’insegna del green con 73 itinerari cittadini alla scoperta del verde nei centri storici

 

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Di Donatella Cinelli Colombini

Il trekking urbano vi aiuterà a battere il covid. Camminate all’aperto, state al sole, evitate posti affollati e indirizzatevi verso le parti meno turistiche e più intime della vostra città. Affrontate scale, saliscendi e ogni difficoltà del percorso che possa tonificare i muscoli. Intanto guardatevi intorno, fare foto e selfie, raccontate sui social la vostra esperienza e spingete altri a usare gli spazi aperti solitari come rigeneratori dell’anima e del corpo. Il trekking urbano è un modo per esplorare e scoprire  le bellezze nascoste nell’immenso patrimonio  delle città italiane.  Rimarrete sbalorditi  da un’avventuro che comincia sotto casa.

 

TREKKING URBANO PER BATTERE IL COVID

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Quando battezzai con il nome trekking urbano, i percorsi sportivi  che esplorano le città, era il lontano 2003 e non immaginavo che la mia nuova proposta esperienziale avrebbe aiutato la gente a resistere al Covid. Ero assessore al turismo a Siena e pensavo che il “vagabonding”, cioè le passeggiate fuori dai grandi circuiti turistici permettessero di decongestionare il turismo nelle città d’arte e combattere le malattie del nostro tempo: depressione, infarto, obesità, osteoporosi. In effetti ha proprio questi effetti; adesso moltissime destination hanno percorsi di trekking urbano per contrastare il degrado turistico e salvaguardare la salute ma ora scopriamo che il trekking urbano può avere anche un altro effetto benefico: contrasta malesseri come paura, apatia e oppressione che il covid suscita anche in chi non è contagiato.

 

TREKKING URBANO COME DOVE E QUANDO

Quindi partecipiamo tutti con entusiasmo alla giornata del Trekking Urbano il 31 ottobre per sperimentare i nuovi itinerari, poi continuiamo a praticarlo tutto l’anno perché le passeggiate sportive in città, a differenza di quelle in campagna o in montagna, possono essere fatte a tutte le età – dai nonni e dai nipotini – in tutti i mesi dell’anno e a qualunque ora.

Neuromarketing del vino e dintorni con Vincenzo Russo

Come ogni anno Tre Bicchieri dedica un numero monografico alle pillole di neuromarketing di Vincenzo Russo e qui trovate qualche chicca utilissima

 

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

di Donatella Cinelli Colombini

Cosa ha insegnato a noi del vino Vincenzo Russo, docente di Psicologia dei consumi e Neuromarketing dello Iulm di Milano, nell’ultimo anno?

Tre Bicchieri settimanale economico del Gambero Rosso, in agosto, raccoglie tutti i suoi articoli 2020 ed io ne ho tratto qualche lezioncina formidabile che voglio condividere con voi.

Poco, rispetto alla versione integrale, ma abbastanza per ingolosirvi.

 

CLAIM DEL VINO. SONO TUTTI UGUALI E QUINDI NON SERVONO

Il messaggio che accompagna il vino, la frase magica attaccata alla bottiglia che la fa preferire a ogni altra, funziona se ha 6 caratteristiche: risolve un problema del consumatore, è unica e credibile, è breve, memorizzabile e facile. Per esempio “Custodiamo la Terra e rispettiamo i suoi ritmi” di Tasca D’Almerita in relazione all’impegno ambientale dell’azienda, oppure “Cultivating Toscana Diversity” dei Frescobaldi, marchesi fiorentini di grande storia.

Vincenzo Russo-neuromarketing-e-vino-le lezioni-2020

Vincenzo Russo-neuromarketing-e-vino-le lezioni-2020

Favoriscono la memorizzazione le ripetizioni o le rime così come è utile usare un carattere tipografico facile da leggere.
Il cervello primario, quello che risponde istintivamente agli stimoli e porta ad agire (in altre parole a comprare) comprende il sistema limbico (emozioni) e ama le cose semplici. Quindi se vogliamo colpirlo bisogna puntare su un concetto solo l’Unique Selling Proposition di cui parlava Rosser Reeves già nel 1961.
Riassumendo, se vogliamo vendere il nostro vino non dobbiamo parlare di tutto quello che lo riguarda ma della sola cosa che lo distingue. Dunque va bene quando dico <<Casato Prime Donne è la prima cantina in Italia con un organico tutto femminile – Ha dimostrato che il successo dei grandi vini non dipende dai muscoli ma dal talento e le donne ne hanno quanto gli uomini>>. Vent’anni fa non sapevo niente di neuromarketing (e neanche adesso direbbe Vincenzo Russo) ma ha creato il claim giusto. Resta da sapere se il wine lover è sensibile al bisogno di pari opportunità delle donne ma la crescita femminile dei consumi di vino mi fa sperare bene.

 

SCOTTIGLIA DI CINGHIALE NEL GUSCIO DEL PANE

La ricetta originaria della scottiglia era a base di pollo e coniglio ma, negli ultimi quarant’anni, i cinghiali sono saliti dalla Maremma verso Montalcino

 

di Donatella Cinelli Colombini

La cucina contadina, quella di famiglia, si evolve così, in base agli alimenti disponibili e alle necessità delle persone. In quarant’anni le colline della Toscana interna si sono popolate di un numero crescente di cinghiali. All’inizio la cosa sembrava positiva con le squadre di cacciatori che raddoppiavano il numero dei capi abbattuti ad ogni battuta. Poi i boschi non bastavano più a sfamare una popolazione di ungulati troppo numerosa e i cinghiali hanno iniziato a mangiare l’uva e le altre produzioni agricole. Quando noi produttori di vino abbiamo recintato i vigneti, i cinghiali hanno assaltato orti e giardini persino nei centri urbani. Nel parco della nostra casa di Firenze ne arriva un’intera famiglia quasi ogni sera.

 

IL CAMBIO DEGLI INGREDIENTI DAL POLLO E IL CONIGLIO AL CINGHIALE

Cinghiale per scottiglia

Cinghiale per la scottiglia

Con la crescita degli abbattimenti, la cucina a base di carne di cinghiale si è diffusa fuori della Maremma, che originariamente era l’habitat degli ungulati.

Ricette come la scottiglia si prestavano ottimamente a un cambio di ingredienti e così è avvenuto. A Montalcino la scottiglia di cinghiale è ormai un piatto invernale della festa in moltissime case anche perché accompagna magnificamente il Brunello.

 

I vini delle celebrità sono un’opportunità per cambiare

I vini delle celebrità potrebbero rivoluzionare il modo di parlare di vino da parte dei critics: puntando ad arricchire l’esperienza di chi assaggia

 

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini

L’ultima è Cameron Diaz che insieme alla sua amica Katherine Power ha iniziato a produrre vino naturale scatenando un autentico putiferio nei social media fra i puristi che l’accusano di sfruttare la moda del vino super bio, i wine lover tradizionalisti che sono contro i vini naturali e tutti che si lamentano per le celebrità che usano la loro fama per vendere le bottiglie.

 

VINI DELLE CELEBRITA’ PERCHE’ USANO IL LORO NOME PER VENDERE BOTTIGLIE

In realtà la presenza di attori, sportivi e in genere personaggi noti, fra i produttori è un’opportunità che avvantaggia tutte le cantine della stessa denominazione, specialmente se la DOC-DOCG è famosa. Basta pensare all’effetto tonico di Chateau Miraval per il rosè francese e soprattutto per quelli della Provenza grazie all’acquisto da parte di Brad Pitt e Angelina Jolie che si sono sposati proprio lì nel 2014.

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Un articolo molto stimolante scritto da Oliver Styles per Wine Searcher ci sollecita a guardare i vini delle celebrità da un nuovo punto di vista: prima di tutto è impossibile evitare che i VIP famosi investano in un settore dove i valori sono in crescita come quello dei vigneti. Hanno soldi e voglia di diversificare il loro patrimonio, quindi lo fanno e lo faranno sempre di più.

 

I VINI DEI FAMOSI SONO SPESSO ROSATI

L’elenco è lunghissimo: Sarah Jessica Parker in Nuova Zelanda, poi c’è il gruppone dei produttori di rosato: Post Malone, Jon Bon Jovi, John Malkovic, Sam Neill e Jay-Z …. Perchè il rosato è una tipologia in crescita e quindi promette maggiore speculazione sul valore investito.
L’invasione del mondo del vino da parte delle celebrities nasce quindi da motivi economici e crescerà perché il nome del proprietario spinge la vendita delle bottiglie. Per i super VIP è un modo per sfruttare il proprio nome: i vini, infatti, non vengono comprati per la qualità intrinseca, anzi il giudizio dei critici su di essi è, probabilmente, irrilevante ai fini del prezzo, del posizionamento e dei consumi.

 

Voglia di natura: vini senza mani

Come e perché un crescente numero di produttori di tutto il mondo sceglie di produrre “senza mani” al naturale con poco o nessun intervento umano

 

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Bernard Bohn – Alsazia – vini senza mani con poco intervento dell’uomo

Di Donatella Cinelli Colombini

Cresce la paura per ciò che è manipolato dalla chimica e dalla tecnologia. Negli ultimi anni la sete di profitto unita agli errori degli “scienziati” hanno fatto disastri di dimensioni enormi, mucca pazza al primo posto, mettendo a rischio la salute dei consumatori.
Da questo e da una nuova consapevolezza che collega le scelte alimentari alla salvaguardia della propria salute e dell’ambientale del pianeta, nasce l’orientamento dei consumi verso il bio/biodinamico e il localismo inteso come i km 0, le tradizioni delle nonne, le verdure di stagione e in generale, per quanto riguarda gli italiani, la predilezione per i prodotti nazionali.

 

VINO SENZA MANI E RICERCA DELLA NATURALEZZA E DELLA TIPICITA’

Nel vino due sono le tendenze più forti: la diversità e la naturalezza. Due concetti che spesso si allacciano uno all’altro a volte, ma non sempre, con buoni risultati perché l’aspirazione a una “natura amica” che fa tutto da sola, almeno per il vino, è solo un sogno romantico.

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

In realtà più rispetti la natura e più lavoro devi fare o, come dice il californiano Chris Brockway di Broc Cellars <<ci vuole molto lavoro per fare poco>>.
Tuttavia la “vendemmia senza mani” è sempre più di moda e Vicki Denig ha raccolto molto opinioni per Wine Searcher. C’è chi come l’alsaziano Bernard Bohn dice che <<Se un winemaker non ha una mentalità “senza mani” diventa come un pittore che fa solo copie di uno stesso quadro>>, per cui la scelta sarebbe fra un vino commerciale e uno pieno di caratteri autentici e diversità.

 

LA RINUNCIA AGLI INTERVENTI UMANI ACCRESCE IL LAVORO

Quello del “vino senza mani” è un mondo senza regole codificate da leggi o regolamenti (salvo quelli francesi sui vini naturali), dove ogni produttore ha le sue convinzioni, ma alcuni elementi sono uguali per tutti: uve BIO, minime manipolazioni in vinificazione e nessuna aggiunta salvo poco zolfo.
Come ho detto prima i così detti “vini senza mani” per arrivare all’eccellenza, richiedono tanto lavoro e grandissima maestria. Per questo Tomoko Kuriyama a Savigny-les-Beaune, di Chantereves, spiega che <<quando si lavora con il lievito indigeno, si ha meno sicurezza>>, anche se per lei l’aumento delle variabili e dei rischi rende la vinificazione ancora più eccitante perché l’impronta del terroir diventa più forte e per questo rinuncia anche al controllo della temperatura.
Decisione questa che sta trovando consensi così come la rinuncia alla filtrazione.

 

Zuppa di cipolle toscana: Arcidosso o Certaldo?

Esistono due versioni della zuppa di cipolle toscana. Io preferisco quella di Arcidosso antenata dell’acqua cotta, ma c’è anche la Carabaccia

Di Donatella Cinelli Colombini

In effetti la cipolla toscana migliore è quella di Certaldo che ha un gusto delizioso e una maggiore digeribilità rispetto alla cipolla normale. La Carabaccia è quasi un omaggio alla cipolla di Certaldo ma noi di Montalcino siamo legati al Monte Amiata, il vulcano da cui derivano i terreni dei nostri vigneti e dunque la minestra di cipolle che preferisco è la zuppa di Arcidosso. Una zuppa medievale da cui discende l’acqua cotta. Nella versione originaria è cucinata con strigoli, un’erba particolarmente diffusa nei castagneti dell’Amiata ma noi useremo i più domestici e diffusi spinaci

INGREDIENTI PER LA ZUPPA DI CIPOLLE AMIATINA

Per 4 persone

Ingredienti-zuppa-di-cipolle

BRODO una cipollina, una carota, una costola di sedano, un pomodoro maturo, pepe nero e sale
ZUPPA 5 cipolle, una costola di sedano, 500 grammi di strigoli o spinaci, 500 grammi di pomodori maturi, olio extravergine, 300 g di ricotta, sale, peperoncino, pane toscano sciocco.

PREPARAZIONE DELLA ZUPPA DI CIPOLLE AMIATINA

Preparare il brodo mettendo in un tegame sedano, carota, cipolla e pomodoro lavati e tagliati a grossi pezzi, coperti da due litri d’acqua. Salare, portare a ebollizione e poi proseguire la cottura per un paio d’ore a fuoco basso.
Preparare la zuppa: sbollentare e pelare i pomodori. Lavare e tritare con la mezzaluna sedano, carote, cipolle quindi farli soffriggere in olrio extravergine in una pentola. Salare e aggiungere il peperoncino. Lavare gli stringoli o gli spinaci e gettarli nella pentola appena il soffritto si asciuga. Poco dopo aggiungere i pomodori pelati e divisi in grossi pezzi. Continuare la cottura a fuoco basso per circa un’ora, aiutandosi con il brodo vegetale.

RICETTE DEL VINO E SCEGLI PER PRIMA LA BOTTIGLIA

900 ricette dalle 900 Donne del Vino, la prima raccolta di ricette tradizionali italiane scelte in base al vino della stessa zona, con cui abbinarle

 

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

Di Donatella Cinelli Colombini

 

“Ricette del vino” sarà il primo ricettario al mondo che parte dal vino per arrivare al cibo. Inizierà le pubblicazioni on line nel 2021 e sarà un repertorio di piatti locali e di antica tradizione, scelti in base all’abbinamento con i vini e i vitigni della stessa zona. Insegnerà a preparare le specialità di cucina tipica più adatte a gustare i vini della stessa regione.

Nel suo complesso “Le ricette del vino” faranno conoscere, anzi fanno entrare in quel patrimonio di saperi e sapori che caratterizza le tante “patrie locali” di cui è ricca l’Italia.

 

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Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

 

PROGETTO “Ricette del vino”

Una ricetta, una sola ricetta per ognuna delle 900 Donne del vino: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste, esperte ….. Saranno testimonianze dirette delle cucine locali, cioè di quel patrimonio tramandato oralmente nelle cucine domestiche oppure elaborato dai professionisti nei ristoranti.
Le ricette saranno quelle tradizionali localissime, non della propria regione, ma proprio della città, del paese o del borgo in cui la Donna del Vino vive e lavora.
Ricette facili, che chiunque potrà cucinare a casa. Verranno pubblicate nel 2021 nel nuovo spazio collegato al sito delle Donne del Vino con una cadenza di 3 alla settimana alternando piatti di tutta Italia e tipologie di pietanze diverse: antipasti, primi e secondi piatti, contorni e dolci.

 

Vitigni ibridi resistenti e nomi che confondono

Il problema delle malattie della vite e dell’inquinamento, ne genera un altro: Cabernet Volos, N. Merlot Kanthus … sembrano cloni invece sono nuovi ibridi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Da un lato c’è un problema ambientale: il 65% di tutti i fungicidi usati in agricoltura vanno nelle vigne. Servono per combattere oidio e peronospora, due patogeni arrivati in Europa nell’Ottocento e, da allora, divenuti il principale problema dei vignaioli. Infatti l’altro “regalino” arrivato dal Nord America, la fillossera, è stata arginata sostituendo la radice europea con quella americana.

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LA RICERCA DI  VITI RESISTENTI A OIDIO E PERONOSPORA DURA DA OLTRE UN SECOLO

La ricerca di una possibile soluzione impegna i ricercatori da oltre un secolo. Uno dei rimedi proposti è stata la creazione di nuove varietà resistenti ottenute incrociando le viti europee con quelle americane o asiatiche. Nel corso degli anni le sperimentazioni sono state tantissime ma, nel 1936, l’uso di questi ibridi nella produzione del vino fu proibita. Le ricerche comunque continuarono e alcune tipologie furono omologate in Germania e nella Provincia di Bolzano.

I NUOVI VITIGNI IBRIDI RESISTENTI DI ALTA QUALITA’

In Italia l’Università di Udine e i vivai Rauscedo individuarono 10 ibridi resistenti riuscendo a farli iscrivere nel registro varietale italiano nel 2015: Fleurtai, B., Soreli, B. e Julius,N. Cabernet Eidos, N., Cabernet Volos, N. Merlot Kanthus, N., Merlot Khorus, N. Sauvignon Kretos, B., Sauvignon Nepis, B. e Sauvignon Rytos, B.
I nuovi ibridi si stanno diffondendo soprattutto nel Nord Est d’Italia perché le loro qualità enologiche sono di ottimo livello. Gli ibridi sono ammessi nella produzione dei vini da Tavola e gli IGT. Richiedono solo 2-3 trattamenti anticrittogamici all’anno e quindi appaiono particolarmente indicati in prossimità degli insediamenti e comunque delle abitazioni perché comportano un rilevante vantaggio ambientale.
Tuttavia c’è un secondo problema: i nomi con cui sono stati battezzati i nuovi ibridi dagli istituti di ricerca che li hanno registrati, in primis Friburgo. Cesare Intrieri, Professore di viticultura all’Università di Bologna, ha messo giustamente l’accento sulla confusione che ne deriva

José Rallo di Donnafugata nel CDA dell’Ice

Bella notizia per l’export del vino italiano: Josè Rallo entra nel CDA di ICE – Istituto Commercio Estero. Creatività, coraggio, talento e competenza

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Giacomo-José-Gabriella-Antonio-Rallo

Giacomo-José-Gabriella-Antonio-Rallo

Non è facile crescere in una famiglia di fenomeni, non è facile creare uno stile di comunicazione e marketing capace di distinguersi senza rompere con le tradizioni, non è facile arrivare al successo nel lavoro e insieme coltivare le proprie passioni … Solo una donna eccezionale come Josè Rallo ci riesce. E’ una vera fuoriclasse.

 

DONNAFUGATA IL CAPOLAVORO DEI RALLO

Quinta generazione di produttori siciliani del vino, nel 1983 i genitori Giacomo e Gabriella Rallo si staccano dall’azienda degli avi e creano una nuova Donnafugata che oggi coltiva 480 ettari di vigneto, vinifica in 5 cantine per produrre 2,7 milioni di bottiglie esportate in 60 mercati per un fatturato complessivo di 22 milioni.

Numeri che non bastano a rappresentare la grandezza di questi capitani coraggiosi perché non è soltanto il successo internazionale che li distingue, ma lo stile.

José-Rallo-Lucia-Buffo-Donatella-CinelliColombini-Vinitaly-2019

José-Rallo-Lucia-Buffo-Donatella-CinelliColombini-Vinitaly-2019

Quando ero giovane e facevo i primi viaggi all’estero con gli altri produttori italiani, ammiravo Giacomo Rallo sempre sorridente e ottimista, invidiavo Gabriella bellissima e raffinata. Più recentemente ho conosciuto Antonio e sono rimasta colpita dalla forza d’animo con cui ha reagito alla morte del padre, dall’alto livello dei consulenti e manager che lo circondano, ma soprattutto dall’impressionante lucidità nella visione strategica che, sotto la sua guida, sta facendo volare anche la DOC Sicilia. E dire che invece sembra un tipo tranquillo che sorride e basta.

 

JOSE’ LA CREATIVITA’ REINVENTA IL MARKETING

Poi ho conosciuto Josè ed il livello si è alzato ancora. Lei si è laureata in economia con il massimo dei voti alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è la prima donna membro del CdA del Banco di Sicilia su nomina di Unicredit e Presidente del Comitato Territoriale Sicilia, nel 2009 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 2002 è stata insignita del Premio Belisario per il suo contributo all’universo femminile. José è l’Amministratore Delegato di Donnafugata, dove ha letteralmente reinventato il modo di fare comunicazione e marketing del vino, nella veste di cantante del Donnafugata Music&Wine. Chi beve i vini di Donnafugata anche una sola volta poi li riconosce per sempre fra le migliaia di bottiglie sugli scaffali di vendita. Ed è Josè, insieme al grafico, che trasforma il packaging in un messaggio intrinsecamente siciliano, allegro ma non banale, capace di trasmettere emozione senza sembrare commerciale. Se insieme ai vini guardiamo lei vediamo la stessa cosa, una siciliana vera, con cultura internazionale ma capace di rispondere ad un’intervista in inglese intercalando le parole con le canzoni della sua terra. Qualche anno fa ha trasformato la vendemmia notturna nei suoi vigneti in un evento mediatico che si ripete ogni anno e, ogni volta, è l’occasione per invitare la stampa del vino più importante e riaccendere l’attenzione su una terra e un’azienda dove tradizione, innovazione e alta qualità vanno di pari passo.

 

I terreni del Sangiovese in Toscana 

La masterclass di Leonardo Taddei svela i profili dei vini di Sangiovese in base ai suoli dei vigneti e all’enorme variabilità geologica della Toscana

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Leonardo Taddei, uno dei migliori palati e delle migliori menti fra i Sommelier AIS toscani. Ha tenuto la terza ed ultima masterclass della Vendemmia experience 2020 organizzata alla Fattoria del Colle. Una proposta enoturistica nuova che somma degustazioni, visite in vigneto ed in cantina, esperienze di vendemmia o di svinatura con una parte didattica di altissimo livello. Si sono succeduti in cattedra Leonardo Romanelli, Franco Pallini e Leonardo Taddei. Tre super esperti del vino toscano in tre weekend successivi.

Quella di Taddei è stata una lezione magistrale nel vero senso della parola che ha insegnato molto anche a chi pensava di sapere già tutto sul Sangiovese.
Dopo aver ammesso di essere anche un cultore di Champagne e birra, Leonardo Taddei ha fatto una premessa storica mettendo in fila le date e i numeri principali del Sangiovese.

 

LE DATE E I NUMERI DEL SANGIOVESE IN TOSCANA

1282: Arte dei Vinattieri a Firenze

Leonardo-Taddei-AIS-Toscana-Masterclass-sul-Sangiovese-Fattoria-del-Colle-Vendemmia-Experience

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1716: Bando di Cosimo III che istituisce le prime 4 denominazioni di origine a Carmignano, Chianti, Pomino e Valdarno Superiore
1872: lettera di Bettino Ricasoli che indica la “ricetta” del Chianti
1909: Girolamo Molon distingue il Sangiovese grosso da quello piccolo

Il Sangiovese ha 93 cloni omologati di cui 5 più diffusi.
In Toscana si producono 11 DOCG, 41 DOC e 5 IGT.

 

I CARATTERI DEI VINI DI SANGIOVESE A SECONDA DEI SUOLI DEI VIGNETI

L’approfondimento di Leonardo Taddei fa leva sulle sue competenze di geologia per spiegare le correlazioni fra i terreni toscani e i caratteri del Sangiovese.
Va ricordato che più della metà delle variabili geologiche mondiali sono presenti in Italia e la Toscana ha suolo particolarmente diversificato perché l’area si è formata grazie alla spinta della placca africana che ha dato origine a montagne e depressioni. Nel Pliocene, cioè 5 milioni di anni fa, ci fu la massima estensione del mare. Alla fine di questa era geologica avviene il sollevamento delle aree centrali della Toscana mentre fenomeni di erosione e sedimentazione caratterizzano gli ambienti fluviali e lacustri. Si forma il Macigno del Chianti.
Ogni suolo lascia un’impronta nel Sangiovese e, in base a uno studio condotto dagli assaggiatori AIS Toscana, è possibile tracciare alcuni profili principali dei vini prodotti su ciascun tipo di terreno.

 

Do you love Italian Wine? Even more after this book

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine, un manuale sul vino italiano per wine lover stranieri che insegna a noi cosa interessa e incuriosisce all’estero

 

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine Stevie Kim

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine Stevie Kim

di Donatella Cinelli Colombini

Le pubblicazioni in inglese sui vini italiani sono sempre troppo corte, come quelle di Hugh Johnson, oppure troppo lunghe, tipo l’atlante di Burton Anderson.
Trovare una giusta misura e una chiave di lettura cool e trendy è difficile, ma la Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine (pp 135, € 10) c’è riuscita. Merito di Stevie Kim, la vulcanica direttrice di Vinitaly International, che ha portato dalla Korea, sua terra di nascita e dagli Stati Uniti, sua terra di adozione, un approccio al vino che mette al centro il wine lover. Per questo, nel delizioso opuscolo che Stevie mi ha mandato e che si apre con la sua introduzione, non ci sono gli argomenti che i produttori o gli esperti sono soliti dire, ma quello che i consumatori appassionati vorrebbero sentire, nella forma veloce e narrativa che piace a chi è “always on”, sempre connesso.

 

Donatella-Cinelli-Colombini-Stevie-Kim-Cristiana-Cirielli

Donatella-Cinelli-Colombini-Stevie-Kim-Cristiana-Cirielli

JUMBO GUIDE TO ITALIAN WINE

Ovviamente c’è una parte storica con greci, romani, Leonardo da Vinci e Camillo Benso Conte di Cavour. Ovviamente c’è la presentazione delle regioni e dei vitigni e anche di quelli non conosciutissimi, così come c’è la spiegazione di come leggere le complicatissime etichette italiane e la piramide in cui è diviso il vino del nostro Paese.
Fin qui niente di particolarmente rivoluzionario, la parte più forte arriva in fondo. Dopo un disegno dell’Italia fatto di spaghetti ci sono i piatti tipici di ogni regione con un abbinamento cibo-vino da non perdere.
L’indicazione del capoluogo: Torino, Venezia, Roma … a noi fa sorridere, ma chi di noi sa quale è il capoluogo dell’Alsazia o dello Champagne? Pochi e quindi forse certe informazioni servono.

 

                                                                       

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