Forum: vino e tanto altro

Château Lafite nuovi protagonisti e nuove idee

A Château Lafite lo scossone è arrivato nel 2018 quando al barone Eric de Rothschild è subentrata sua figlia Saskia e il CEO è diventato Jean-Guillaume Prats

 

grandi-cambiamenti-a-chateau-lafite-rothschild-

grandi-cambiamenti-a-Chateau-Lafite-Rothschild

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di curiosare  nel bellissimo articolo su Lafite di James Lawrence pubblicato in Wine Searcher, permettetemi qualche accenno alla storia di questo luogo da sogno.

 

STORIA DI LAFITE CHE SEMBRA UNA NOVELLA

Alla fine del Seicento le sue vigne erano unite a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”. La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite che gli fece ritrovare la giovinezza.

Lafite era prediletto da Madame de Pompadour e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il “vino del re”, come veniva chiamato il rosso di Lafite.

Chateau-Lafite-bariccaia

Chateau-Lafite-bariccaia

Altro grande estimatore di queste bottiglie fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti, che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Nel 1855 Lafite venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi Cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in una sorta di reggia piena di capolavori d’arte.

 

LE EN PRIMEUR DI BORDEAUX DEL 2019

Eccoci ai giorni nostri e alle en primeur 2019 che si sono svolte per la prima volta con degustazioni a distanza. I risultati sono stati buoni e migliori di quanto tutti si aspettassero. Persino Michel Rolland ha messo l’accento sul buon risultato di vendite e sulla possibilità di continuare, almeno in parte, con lo stesso metodo nel futuro.

 

Fattoria del Colle vince il premio Food & Travel 2020

We are the winner!!!! La Fattoria del Colle in Toscana è l’agriturismo dell’anno 2020 di Food and Travel Award, il 2 ottobre al San Barbato Resort Spa&Golf

 

Food-and-Travel-Award-2020-alla-Fattoria-del-Colle-con-Violante-a-ricevere-il-premio

Food-and-Travel-Award-2020-alla-Fattoria-del-Colle-con-Violante-a-ricevere-il-premio

Un grande riconoscimento che arriva alla Fattoria del Colle da Food and Travel, testata internazionale capace di orientare il turismo più esigente e fargli scoprire le eccellenze enogastronomiche in tutto il mondo.

 

FATTORIA DEL COLLE UN PREMIO ALLA TOSCANA PIU’ AUTENTICA

L’Award 2020 come miglior agriturismo italiano premia le scelte di Donatella Cinelli Colombini in favore della riproposta “filologica” della civiltà rurale. Una scelta che si traduce in appartamenti arredati con mobili di piccolo antiquariato, ricette tradizionali eseguite a mano nel ristorante, verdure dell’orto … fino alle visite guidate che insegnano la storia toscana oppure il trekking per imparare i segreti delle vigne. La Fattoria del Colle ha un’anima e un’autenticità molto forti, frutto di scelte coraggiose e decisamente contro corrente. Questo distingue l’agriturismo premiato da Food and Travel dai resort, dove gli interventi di restauro hanno omologato i caratteri originari.

Food-and-Travel-Award-2020-alla-Fattoria-del-Colle-con-Violante-e-Enrico-a-ricevere-il-premio

Food-and-Travel-Award-2020-alla-Fattoria-del-Colle-con-Violante-ed-Enrico-a-ricevere-il-premio

Donatella Cinelli Colombini, ex storica d’arte e oggi produttrice di vino di successo, ha tenacemente voluto trasformare la Fattoria del Colle in una wine destination capace di far vivere esperienze emozionanti e autentiche, trasmettendo ai visitatori il vero spirito della campagna toscana. Questo premio ci dice che ci è riuscita.

 

 

Cheval Blanc il Cabernet Franc più famoso del mondo

Château Cheval Blanc è un Premier Grand Cru Classé A fino dal 1855 quando fu iscritto nel grado più alto della classifica dei vini di Bordeaux

 

Cheval-Blanc-il-vino-a-base-di-Cabernet-Franc-più-famoso-al-mondo

Cheval-Blanc-il-vino-a-base-di-Cabernet-Franc-più-famoso-al-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

Cheval Blanc si trova a Saint-Émilion nella Rive Droite della Gironda e produce il vino a base di Cabernet Franc sicuramente più famoso al mondo. In questo Château, la coltivazione della vite risale al XIV secolo ma la divisione dei vigneti come la conosciamo oggi è avvenuta nell’Ottocento. Ci sono 39 ettari di vigna divisa in 45 appezzamenti coltivati con Cabernet Franc (52%), Merlot (43%) e Cabernet Sauvignon (5%). L’insolita scelta dei vitigni dipende dai terreni che sono un autentico patchwork con parti argillose che danno vini dai tannini vellutati, mentre quelli ghiaiosi sono più aromatici ed eleganti.

 

CHEVAL BLANC UN TERROIR INCONSUETO E UN UVAGGIO INCONSUETO

Nel 1998, dopo 166 anni di proprietà familiare, Bernard Arnault (a capo della multinazionale del lusso LVMH) e il barone Albert Frère acquistarono insieme Cheval Blanc.

Cheval-Blanc-la-spettacolosa-cantina-di-Christian de Portzmparc

Cheval-Blanc-la-spettacolosa-cantina-di-Christian de Portzmparc

Nel 2011 fu costruita la spettacolare nuova cantina progettata da Christian de Portzmparc, con 52 vasche in cemento (in sostituzione dell’acciaio inossidabile) di dimensioni diverse in corrispondenza dei diversi appezzamenti di vigneto. Il Grand Vin trascorre dai 16 ai 18 mesi in barriques di rovere nuove. E’ un vino che sfida il tempo. Generalmente richiede 10 anni di affinamento in bottiglia per dare il meglio di sé. Le annate migliori possono durare mezzo secolo o più. Esiste poi un secondo vino che si chiama Le Petit Cheval.

 

Divina Vitale la pasionaria del vino toscano

Divina Vitale, la giornalista del Corriere fiorentino che sta realizzando i video dei produttori del Brunello e da anni è il talent scout del vino toscano

di Donatella Cinelli Colombini

Divina-Vitale-la-pasionaria-del-vino-toscano

Divina-Vitale-la-pasionaria-del-vino-toscano

 

Toscana di Bolgheri, classe 1978, giornalista con laurea in lettere moderne presso l’Università di Firenze, ha una <<valigia piena di parole>> e si <<concede spesso licenze poetiche>>.

Il vino è stato per lei prima una passione e poi una professione, è sommelier AIS e assaggia tantissimo ma nel vino cerca l’anima, perché la qualità da sola non le basta. Così come si interessa di viaggi e cucina non solo da assaggiare ma anche nella <<pratica attiva>>. Sposata con Marco Gianpellegrini ha celebrato il suo anniversario di nozze in gondola a Venezia postandosi mentre il marito la bacia. Bellissimo e romanticissimo, da vera pasionaria.

DIVINA VITALE: CORRIERE FIORENTINO, BOLGHERI NEWS, WINE ATTITUDE

Divina-Vitale-Marco-Gianpellegrini

Divina-Vitale-Marco-Gianpellegrini

Questa è Divina Vitale la giornalista che racconta il vino toscano sul “Corriere Fiorentino” edizione toscana del “Corriere della Sera”. E non è tutto, nel 2009 ha creato il mensile “Bolgheri News e poi il portale WineAttitude. Testate libere per la cui sopravvivenza Divina lotta ogni giorno … da vera pasionaria.

DIVINA VITALE E LE CELEBRITIES ECCO NICK JAGGER

Ha il fiuto da segugio del giornalista di razza. All’inizio di agosto riuscì a intercettare  Mick Jagger in vacanza al Castello della Gherardesca ospite dell’amico Manfredi della Gherardesca. Detto così sembra una cosa semplice ma in realtà non lo è, il mitico capo dei Rolling Stones è andato a prendere un aperitivo uscendo dal castello solo per pochi minuti. Jagger ha un’autentica avversione per i paparazzi e i curiosi che entrano nella sua vita privata e arriva a prenotare l’intera sala dei ristoranti dove va a cena. Fare un gossip su di lui è un’impresa eroica ma alla nostra Divina nulla sfugge sotto il sole di Bolgheri e quindi ha pubblicato foto e descrizione della rockstar <<look semplice, occhiali da sole, gambe incrociate. Nike bianche e nere e camicia, una delle sue. Che lo rendono inequivocabilmente Jagger>>.

Cambiamento del clima e zonazione dei vigneti 

Temperature più alte e piogge scarse cambiano il potenziale qualitativo dei vigneti mettendo in dubbio la zonazione passata e recente

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

di Donatella Cinelli Colombini

Un tempo il terroir era una divinità intoccabile e soprattutto immutabile. Era alla radice del valore di certi vini e di certi chateau.
Poi il global warming ha cambiato le cose.

ZONAZIONE DEI VIGNETI IN UN’EPOCA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Partendo da casa nostra, dal territorio del Brunello. Un tempo si riteneva che oltre i 600 metri sul mare fosse impossibile produrre uva di Sangiovese adatta per il Brunello ora molti produttori guardano alle “terre alte” con occhi innamorati e tutte le zone fresche hanno acquistato valore.
Una situazione generalizzata che riguarda i principali territori del vino di tutto il mondo e mette in discussione regole che sembravano scritte per l’eternità.

Per questo viene da chiedersi se la zonazione, chiesta con forza da una parte della stampa, sia possibile in un’epoca in cui il clima innesca un rapido sconvolgimento nel potenziale qualitativo dei vigneti.

Bordeaux vigneto marzo 2018

Bordeaux vigneto marzo 2018

DOPO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO LE VECCHIE CLASSIFICHE SONO ANCORA VALIDE ?

Bordeaux ha cambiato il suo disciplinare nel 2019, per autorizzare varietà come il Marselan e il Touriga Nacional finora vietate nell’uvaggio di Bordeaux e Bordeaux Supérieur.
Come giustamente fa notare James Lawrence in un articolo di Wine Searcher che vi invito a leggere, il problema maggiore riguarda la gerarchia dei migliori vigneti francesi consacrata da quasi due secoli. Ma proprio mentre tutti si chiedono se le classifiche stilate dal 1855 in poi per i vigneti bordolesi sono da rivedere … nel 2008 il Barolo vengono istituite le le sotto zone e i cru. Va detto che esse non costituiscono una classifica di valore ma la battaglia legale avvenuta intorno all’uso del nome Cannubi fa pensare che l’attribuzione di un valore decrescente, anche se non ufficializzata, comunque ci sia. E questo avviene mentre terreni storicamente destinati alla produzione di Dolcetto perché più alti e più freddi, cominciano ora a rivelarsi molto performanti.

Tre e l’amore esce dal sogno e ti cambia la vita

Può l’amore uscire dal sogno? Può l’amore intrecciarsi con il destino sfidando il tempo? La risposta è si e Roberto di Sante ce lo dimostra

 

Tre-di-Roberto-Di-Sante

Tre-di-Roberto-Di-Sante

Di Donatella Cinelli Colombini

Quante volte ognuno di noi ha avuto la sensazione dell’esistenza di fili misteriosi che collegano persone, luoghi e sentimenti?

 

LE MAGIE MISTERIOSE DELL’AMORE E DEL TEMPO

Circostanze che sembrano coincidenze misteriose, che rimescolano l’animo delle persone coinvolte e le mettono di fronte alla scelta fra ricongiungere il legame con il passato oppure tagliarlo. A me è successo quando sono arrivata alla Fattoria del Colle, contro voglia, ed ho scoperto il passato di questo luogo attraverso messaggi che sembravano dire <<aspettavamo proprio te>>. Messaggi che successivamente non sono più arrivati e fanno sorgere tante domande <<perché qui?>> <<perché ora?>> <<perché me?>>

 

TRE DI ROBERTO DI SANTE E LA MAGIA DELL’AMORE

Nel libro Tre di Roberto di Sante (pp. 141 € 14) si racconta dell’amore che esce dal sogno e diventa burattinaio di storie e persone. Amore che non desiste neanche di fronte al passare dei secoli o di magie avverse. Amore che lega persone destinate ad altri percorsi fino a farle incontrare di nuovo.

Il volto del vino di Davide d’Alterio e Federico Gagliarde

Davide d’Alterio il sommelier dell’Enoteca Pinchiorri che usa il web per mostrare il volto del vino cioè le persone protagoniste dei terroir

 

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Davide-d'Alterio-il-volto-del-vino

Davide-d’Alterio-il-volto-del-vino

Davide d’Alterio è uno dei sommelier italiani più bravi, nel 2017 ha vinto il titolo di miglior sommelier toscano con una sfida al vertice visto che questa regione conquista quasi sempre il podio nazionale. E’ dunque uno su cui puntare per conquistare il titolo mondiale ASI, l’olimpiade dei sommelier, che da troppi anni ci vede assenti. Nell’edizione 2019 vinta del 27enne tedesco Marc Almert nessun italiano è arrivato in semifinale.

 

DAVIDE D’ALTERIO ALL’ENOTECA PINCHIORRI

Davide d’Alterio lavora all’Enoteca Pinchiorri tre stelle Michelin e luogo cult del jet set del vino. Ha dunque l’opportunità di assaggiare le bottiglie più prestigiose e costose di tutto il mondo commentandole con grandi collezionisti e veri esperti internazionali. << Il livello di questo ambiente è altissimo e sperimento subito che, nonostante la mia preparazione sia di tutto rispetto, non ci sono limiti alla quantità di cose che si possono apprendere in un solo giorno>> racconta Davide del suo lavoro da Pinchiorri che lo carica di entusiasmo, <<la mia voglia di migliorare cresce sempre di più, di pari passo con gli stimoli che questo luogo mistico riesce a trasmettermi in ogni momento>>. Ed ecco che la sua foto nell’home page della pagina Facebook ce lo mostra con le bottiglie vuote di Romanée Conti, Petrus e Yquem dopo il servizio.

 

Master-del-Sangiovese-2020-il-vincitore-Davide-d'Alterio

Master-del-Sangiovese-2020-il-vincitore-Davide-d’Alterio

UN SOMMELIER CHE ASSAGGIA VINI DI TUTTO IL MONDO MA E’ CAMPIONE SUL SANGIOVESE

Per questo, penso a Davide d’Alterio come a un futuro possibile campione internazionale, perché non è afflitto da quel provincialismo enologico che, purtroppo, caratterizza una larga fetta dei sommelier nostrani ma contemporaneamente non è snob e neanche esterofilo. Nel 2019 ha vinto il Master del Sangiovese e ha costruito il suo spazio on line insieme a Federico Gagliarde per mostrare il lato umano dei terroir battezzandolo “Il volto del vino”.

Le cantine italiane top

Anna Di Martino ci presenta le 105 cantine italiane che hanno venduto di più e soprattutto quelle che hanno guadagnato di più

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono solo 105 imprese ma da sole rappresentano il 47% (6,8 miliardi) del giro d’affari totale del vino italiano e il 62% dell’export. Il resto è polverizzato nell’oltre un milione di aziende agricole italiane e nelle 300.000 cantine che costellano il nostro Paese.

Antinori-prima-cantina-familiare-fra le-grandi-italiane

Antinori-prima-cantina-familiare-fra le-grandi-italiane

A dimostrazione che piccolo non è bello!
Anzi leggendo le classifiche della mia amica Anna Di Martino è ben chiaro che nel vino, la dimensione produce una migliore capacità di penetrazione nel mercato e una redditività davvero invidiabile.

 

LE DIVERSE TIPOLOGIE DI SUPER CANTINE

Ma andiamo per ordine. Il mondo delle super cantine comprende diverse tipologie: la prima distinzione è fra le 64 imprese private e le 41 cooperative. Ma fra le prime esistono situazioni diverse: ci sono le cantine familiari come Antinori, Frescobaldi, Ferrari o Umani Ronchi. Ci sono gli imbottigliatori cioè le cantine senza vigneto che comprano e confezionano vino come Italian Wine Brands: che sta dando a tutti una lezione di redditività e forse è riuscita a accrescere il business anche nel 2020 per aver puntato sul GDO.

Antinori-prima-cantina-familiare-fra le-grandi-italiane

Anna-Di-Martino-e-Marzia-Morganti-durante-la-pandemia-fra le-grandi-italiane

Poi ci sono le imprese che “giocano su più tavoli” come scrive Anna Di Martino citando Mondodelvino, realtà che <<investe molto nel suo approccio con consumatori anche attraverso la sua piattaforma multicanale che trasforma in gioco e incontro lo shop on line (quest’ultima varata in pieno lockdown)>>.

 

Francesca Negri e il suo Wine Passport

La più innovativa wine expert del vino italiano, Francesca Negri, è produttrice e conduttrice del format televisivo Wine Passport su Amazon Prime Video

 

Wine-passport-di-Francesca-Negri

Wine-passport-di-Francesca-Negri

Di Donatella Cinelli Colombini

Conosco Francesca da molti anni e da molti anni il suo approccio glamour e sexy (è la blogger Geisha Gourmet) al vino mi diverte moltissimo.
Nel 2015 l’ho fatta venire a San Giovanni d’Asso, in occasione di un cena di gala dedicata al tartufo bianco delle Crete senesi che è rimasta memorabile. Francesca Negri parlò de “L’altra metà del vino”, un approccio nuovo e trasgressivo giocato sulle virtù afrodisiache dei vini Orcia DOC e del pregiato tubero.

 

FRANCESCA NEGRI E IL VINO DIVENTA SEXY

Wine-passport-di-Francesca-Negri

Wine-passport-di-Francesca-Negri

La fama sexy del tartufo è consolidata da secoli mentre per il vino si tratta di scoperte più scientifiche e più recenti, fatto sta che gli uomini astemi appaiono meno attraenti di quelli capaci di apprezzare un buon calice.
Come ha scritto Francesca Negri nel suo libro “Sex and Wine”, noi donne << viviamo il vino come se fosse un uomo>>. Il wine lover in rosa cerca nelle buone bottiglie la soddisfazione del suo bisogno di emozioni, di incontri, di esaltazione della buona tavola. Vino <<che sappia raccontare una storia, sua o tua non importa. L’importante è che sia piena di passione>>, un taglio decisamente cool che ha portato Francesca a diventare protagonista di “Wine Passport TV Series”, programma sul vino prodotto in Italia e visualizzato sul web da oltre 2 milioni di spettatori.

 

Il consumo di bevande alcoliche in Italia

L’ISTAT ci mostra un’evoluzione verso il consumo occasionale (41,5%) con le donne che raggiungono quasi la parità di genere

 

Consumi-di-vino-donne-raggiungono-la-parità-di-benere-fra-i-consumi-saltuari

Consumi-di-vino-donne-raggiungono-la-parità-di-genere-fra-i-consumi-saltuari

Di Donatella Cinelli Colombini

Secondo l’ISTAT aumentano le bevute fuori dai pasti (30%) mentre calano al 20% i bevitori abituali.

 

LE DONNE EGUAGLIANO GLI UOMINI FRA I BEVITORI SALTUARI

La crescita delle donne è più che evidente: hanno percentuali molto più basse fra chi beve tutti i giorni (30% maschi, 10% femmine) ma hanno quasi raggiunto la parità di genere fra chi consuma alcolici ogni tanto (47% maschi, 45% femmine).
Rispetto al vino, il gentil sesso dimostra una maggiore affezione, infatti la scelta del nettare di bacco riguarda il 65% dei maschi e il 43% delle donne ma lui beve in egual misura anche birra o alcolici di altro tipo mentre lei dimostra una predilezione più netta e sceglie birra solo nel 37% dei casi e aperitivi e superalcolici nel 34%.

 

Pisa-Facoltà-di-agraria-correlazione-fra-consumi-d'alcol-saltuari-e-titolo-di-studio

Pisa-Facoltà-di-agraria-correlazione-fra-consumi-d’alcol-saltuari-e-titolo-di-studio

CHI HA STUDIATO DI PIU’ BEVE SPESSO MA NON TUTTI I GIORNI

Altro elemento riguarda il collegamento fra il titolo di studio e il consumo periodico di bevande alcoliche: i laureati bevono più di chi ha il diploma elementare a conferma della correlazione con i riti sociali collegati un certo status. La sorpresa arriva dall’esame dei dati sui consumatori giornalieri e il titolo di studio. In questo caso la distanza fra i due sessi è netta: qualunque sia l’età degli uomini le percentuali di bevitori abituali sono più basse per chi ha una laurea o un dottorato. Per le donne le differenze sono minori e, fra le over 65 anni, c’è addirittura un’inversione di tendenza per cui le bevitrici abituali sono soprattutto le più acculturate che forse, dopo una vita professionale più intensa, indulgono maggiormente nei piaceri del palato.
Se andiamo a vedere le regioni dove l’incidenza dei bevitori abituali è maggiore troviamo la Basilicata.

 

Federica Brunini una ninfa che scrive libri stupendi

La circonferenza dell’alba, ultimo libro di Federica Brunini, è un must dell’estate 2020. Aiuta a capire che imparando a perdonare la vita è più bella

Federica-Brunini-La-Circonferenza-dell'Alba

Federica-Brunini-La-Circonferenza-dell’Alba

Di Donatella Cinelli Colombini

Ho conosciuto Federica Brunini a Gozo, l’isola dell’arcipelago maltese dove Ulisse rimase con la ninfa Calipso per sette anni e dove io e mio marito Carlo abbiamo una casa da oltre dieci anni.

Gozo è un luogo speciale. Un luogo in cui il tempo rallenta ed è possibile dedicarsi agli amici. Federica Brunini ha trascorso un periodo lungo a Gozo e poi a Malta pur continuando a lavorare in Italia come giornalista, blogger e scrittrice. Di lei mi colpirono la bellezza e il carattere irrequieto di chi è sempre in cerca di un nuovo orizzonte. Non a caso ha fondato la “travel therapy” in Italia. Negli ultimi anni Federica mi ha aiutato nella divulgazione delle Donne del Vino pubblicando una serie di bellissimi ritratti soprattutto giovani.

Federica-Brunini-La-Circonferenza-dell'Alba

Federica-Brunini-La-Circonferenza-dell’Alba

LA CIRCONFERENZA DELL’ALBA DI FEDERICA BRUNINI

Il suo ultimo libro “La circonferenza dell’alba”, è bellissimo (Feltrinelli pp 190 € 15). E’ la storia di Giorgia Radic  una giovane lombarda che, dopo la morte del padre e un aborto, lavora per anni nelle zone più povere del mondo tentando di raccogliere e distribuire aiuti umanitari. Il suo ritorno nella villa di famiglia sul Lago di Como è l’occasione per ripercorrere e finalmente capire il proprio passato. Una riconciliazione che la rende finalmente libera di amare e amarsi.
Federica Brunini usa una scrittura veloce, tagliente e capace di indagare nel profondo i personaggi senza appesantire il racconto ma toccando corde profonde di chi legge, quando, come accade a me, si è sofferto per le stesse cose.

I vigneti più cari del mondo

Costano 15,5 milioni di Euro l’ettaro i vigneti Grand Cru di Borgogna e sono le viti più care del mondo escludendo i super cru dove si compra anche il mito

 

vigneti-più-cari-del-mondo-Borgogna

vigneti più cari del mondo – Borgogna

di Donatella Cinelli Colombini

In Italia il prezzo dei vigneti oscilla fra 15.000€ in zone senza denominazione a 2 milioni nel Barolo. Sembra tanto ma, se confrontati ai vigneti della Borgogna i più cari italiani sono ancora a buon mercato come hanno detto i responsabili della cantina Biondi Santi che è di proprietà del gruppo francese EPI della famiglia Descours.

 

I VIGNETI DEI GRAND CRU DI BORGOGNA SONO I PIU’ CARI DEL MONDO

E andiamo a vedere i prezzi dei vigneti più cari del mondo.
Sono in Borgogna dove i vigneti Grand Cru di Borgogna costano fino a 15,5 milioni di Euro l’ettaro ed hanno un prezzo medio di 6,5 milioni. Sono cari ma ci sono più compratori che vignerons intenzionati a cedere le loro viti e per questo i valori crescono del 4% all’anno.
E’ inutile cercare dei climat a buon mercato in Borgogna, i prezzi scendono a 1,65 milioni a ettaro per Bourgogne premier cru blanc ma anche qui le parcelle con maggiore reputazione salgono fino a 3 milioni. Per trovare prezzi più “abbordabili” bisogna ripiegare sui vigneti Bourgogne premier cru rouge, che costano da 710.000 a 2.300.000€ l’ettaro.

Bordeaux-Medoc- vigneto

Bordeaux – Medoc – vigneto

Cifre da capogiro dunque ma miti come Comanée Conte o Leflaive sono ancora più stellari. Si tratta di un sogno irresistibile per ogni miliardario wine lovers. Se andranno in vendita ci sarà un’autentica corsa ad accaparrarseli a qualunque prezzo.

 

NEI PREZZI DEI VIGNETI LA BORGOGNA BATTE BORDEAUX DI 6 VOLTE

Chi sogna di comprare una vigna francese di grande prestigio ma non è ancora miliardario può andare a Bordeaux. Infatti in Borgogna la media è di 735mila Euro l’ettaro mentre a è di 117.900 Euro nel bordolese. Anche in questi caso ci sono superfici poco vocate acquistabili a 6.000€ (Bergerac rouge) e quelle vicine a Margaux, Marhaux o Palmer dove le quotazioni salgono a 2,5 milioni. Aumenta il prezzo a Saint-Julien e i vigneti di Saint-Emilion, costano solo (si fa per dire) 290.000 Euro ad ettaro con valori in crescita del 7% all’anno.

 

I sapori tradizionali e il turismo

Come e perché la cucina tradizionale può salvaguardare l’economia, l’identità e le prospettive turistiche delle destinazioni: Siena e la terra di Siena

Ricette-di-Siena-crostini-neri-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Ricette-di-Siena-crostini-neri-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Di Donatella Cinelli Colombini

Mentre ero Assessore al Turismo del Comune di Siena, ruolo che ho ricoperti per 10 anni (2001-11), ho dedicato molta attenzione alle tradizioni gastronomiche nella convinzione che fosse necessario preservarle dal degrado turistico. Il cosiddetto inquinamento turistico accompagna i flussi dei visitatori e purtroppo erode l’identità locale in modo irreversibile. Un rischio che persino Siena, apparentemente impermeabile ad ogni contaminazione esterna, corre, al pari di ogni destinazione di grande successo.

RICETTARIO SENESE

Con uno staff di bravissime collaboratrici e l’aiuto esterno di Marzia Morganti Tempestini

Cavolo-con-le-fette-ricette-senesi-Fattoria-del Colle-Agriturismo

Cavolo-con-le-fette-ricette-senesi-Fattoria-del Colle-Agriturismo

furono raccolte le ricette di tradizione orale. Un lavoro certosino fatto di interviste nelle case di riposo e nelle Contrade. Gli artigiani del gusto ebbero un risalto particolare in un volume fotografico che, grazie alle immagini di Bruno Bruchi, dette una dignità e una nuova consapevolezza a pasticceri, fornai, frittellai, macellai, salumieri, affinatori di formaggio …. che recuperarono il ruolo di custodi di una tradizione antica ma importante.
Dolci come il panpepato o il pan cò santi raccontano, infatti, il passato di Siena meglio di un libro di storia; dove potevano cospargere i dolci di pepe nero, che nel medioevo era costoso e usato al posto del denaro, se non in un ricca città di banchieri?

LA DIETA DEL VIGNETO

Il vigneto ha “disturbi nutrizionali” come anoressia o bulimia? No ma ha qualcosa di simile e una app australiana aiuta i vignaioli a tenerlo in salute

 

Nutrizione-delle-vigne-Montalcino-CasatoPrimeDonne

Nutrizione delle vigne – Montalcino – Casato Prime Donne

di Donatella Cinelli Colombini

Ho sentito parlare per la prima volta di approccio “umanizzato” della vigna all’Università di Bordeaux, circa vent’anni fa, quando la lezione sulla potatura verde veniva definita “sulla sessualità della vite”. In effetti basava gli interventi dell’uomo sul bilanciamento fra il progetto del viticultore, che voleva produrre uva da vino, con quello della vite, che intendeva riprodursi.

 

L’APPROCCIO AUSTRALIANO ALLA NUTRIZIONE DELLA VIGNA PASSA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Suzy Rogiers-nutrizione-della-vigna-e-intelligenza-artificiale

Suzy Rogiers – nutrizione della vigna e intelligenza artificiale

In questo caso la Wine Australia e la Charles Sturt University sono andate oltre ed hanno spinto i ricercatori del National Wine and Grape Industry Center (NWGIC) a creare una app per smartphone per gestire i disturbi nutrizionali nel vigneto come fosse un essere umano. La cosa curiosa è che sia per l’uomo che per la vigna i problemi nutrizionali nascono da un atteggiamento sbagliato dei “genitori”. Sembra un paradosso ma l’approccio australiano alla gestione della vigna ci aiuta a ripensare, in modo più generale, a tutti i nostri comportamenti, nella vita come nelle imprese del vino. Quante volte infatti, i vignaioli sovralimentano le viti e scambiano il vigore con il benessere delle piante così come certe madri esprimono l’amore per i figli riempiendo il loro patto fino a farli diventare obesi.

 

Rapporto Coop: italiani vanesi e amanti degli animali

Particolari sorprendenti di noi italiani, in Europa siamo i meno superstiziosi ma quelli che fanno più trattamenti di bellezza e hanno più animali in casa

 

Rapporto-coop-2019-sui-consumi-italiani

Rapporto COOP 2019 sui consumi italiani

Di Donatella Cinelli Colombini

Avevo messo da parte il Rapporto Coop 2019 pensando che, dopo il covid, fosse prematuramente invecchiato, invece il mio amico Albino Russo mi ha sbalordito ancora una volta regalandomi una quantità impressionante di informazioni e di curiosità. Sono soprattutto queste ultime che voglio condividere con voi lasciandovi scoprire il resto nel formidabile volumetto di Ancc-Coop su consumi, economia e stili di vita del BelPaese.
Noi italiani siamo i più vecchi d’Europa. Quasi un terzo della popolazione è sterile. Non facciamo figli ma in una casa su due ci sono animali: 52% contro il 34% dei britannici che tradizionalmente adorano i quadrupedi. In Italia la vendita dei prodotti per cani e gatti ha superato quella di prodotti per bambini.

 

RAPPORTO COOP 2019: NON SIAMO SUPERSTIZIOSI

Rapporto-coop-2019-sui-consumi-italiani

Rapporto COOP 2019 sui consumi italiani

Non ci crederete ma siamo i meno superstiziosi in Europa: temono il malocchio il 48% degli slovacchi, il 33% degli spagnoli e il 18% degli italiani battuti solo da tedeschi e inglesi.
Credono nel destino soprattutto in Spagna e Ungheria mentre noi siamo decisamente i più realisti con un imbattibile 24%.

 

                                                                       

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi