Forum: vino e tanto altro

Amarone e Valpolicella il coraggio di cambiare

Andrea Sartori rivoluziona l’Amarone e la Valpolicella con una manovra che punta a ridurre i volumi e innalzare i valori. Ecco le novità dei disciplinari

Di Donatella Cinelli Colombini

Conosco Andrea Sartori da tantissimi anni, grazie alla sua amicizia con mio fratello. Fino da giovanissimo è sempre stato una persona brillante, un imprenditore capace e convinto dell’opportunità di fare squadra per ottenere risultati maggiori.

VINO DEL VENETO E VALPOLICELLA CON LUCI E OMBRE

Dal 2017 guida il consorzio che gestisce le denominazioni “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso”, “Amarone” e “Recioto”. Uno dei 3 distretti italiani di maggiore importanza per i vini rossi all’interno di una Regione Veneto che ha letteralmente messo le ali all’export italiano con il suo Prosecco.

vigneti-della-Valpolicella-cambiamenti del-discipliare-firmati-da-Andrea-Sartori

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Un distretto che, tuttavia, nel 2018 ha visto scendere il giro d’affari dell’Amarone a 334 milioni, con un calo del -6% e un segno ancora più grave nell’export -10%. I dati Ismea indicano che l’Amarone, da gennaio 2018 allo scorso aprile, ha perso circa il 10% del valore per ettolitro, come la media della Valpolicella.

LA SFIDA DI ANDREA SARTORI MENO VOLUMI PIU’ QUALITA’ E PREZZI

In una simile situazione Sartori, come sempre innovativo, coraggioso e capace di interpretare le nuove tendenze, ha dato una svolta alle denominazioni della Valpolicella portando a compimento la modifica dei 4 disciplinari. Un colpo d’ala da vero imprenditore.

Dopo le ultime variazioni del 2010, le richieste di cambiamento, si sono incagliate nella girandola di ministri e nel blocco del Comitato Nazionale Vini che è durato fino a pochi mesi fa. Merito di Sartori essere arrivato in fondo puntando in alto, ancora più in alto rispetto alla situazione attuale, e creando le condizioni di un innalzamento qualitativo generalizzato. Ma, promette il mio amico Andrea, le modifiche attuali sono solo << l’inizio di una regolamentazione che investirà nei prossimi anni anche altri aspetti produttivi>>. Infatti sono trapelate notizie circa il suo orientamento ad allungare l’invecchiamento dell’Amarone.

Albiera Antinori, Priscilla Incisa e Cinzia Merli a Bolgheri

Triunvirato rosa al Consorzio di Bolgheri con Albiera Antinori (Guado al Tasso) presidente e le vicepresidenti Priscilla Incisa della Rocchetta e Cinzia Merli

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Di Donatella Cinelli Colombini

Finalmente le donne conquistano la leadership di un grande Consorzio del vino! A Bolgheri Albiera Antinori Presidente verrà affiancata dalle vicepresidenti Priscilla Incisa della Rocchetta e Cinzia Merli.

IL CONSORZIO DI BOLGHERI GUIDATO DA TRE DONNE

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Tre nomi di prestigio internazionale, tre donne di grandissimo talento che si mettono alla testa della denominazione italiana attualmente più performante, Bolgheri. C’è da aspettarsi qualcosa che lascerà tutti a bocca aperta e dimostrerà al mondo l’utilità di dare più spazio al gentil sesso. Albiera Antinori, primogenita del Marchese Piero è, insieme alle sorelle Allegra e Alessia, erede del gruppo enologico italiano più grande e prestigioso con oltre 200 milioni di fatturato annuo. Esperta di comunicazione e marketing, Albiera si è sempre distinta per l’impegno, l’equilibrio e il talento professionale. Doti che, insieme alla semplicità dei modi, l’anno fatta apprezzare come una delle vere “menti” del vino italiano.

ALBIERA, PRISCILLA E CINZIA TRE SIMBOLI DEL GRANDE VINO ITALIANO

Priscilla Incisa della Rocchetta, nipote di Mario “inventore” del Sassicaia è quasi un simbolo per Bolgheri. Discreta e garbata ha la capacità di non far pesare l’enorme successo internazionale del suo vino che quest’anno è salito sul gradino più alto della classifica TOP 100 del Wine Spectator. L’altra vicepresidente Cinzia Merli è a capo di un’altra cantina da mito, Le Macchiole acquistata da lei e dal marito Eugenio Campolmi nel 1983 e diretta, dopo la prematura morte di lui nel 2002, in solitario. Un esempio di coraggio e capacità che desta davvero ammirazione.

Donne del vino del mondo unitevi

SIMEI Milano 19-22 novembre 2019 ospita il primo forum mondiale delle Donne del vino e la premiazione di Simonetta Doni Personaggio dell’anno 2019

Donne-del-Vino- 2019-Donne-vino-e-design

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di Donatella Cinelli Colombini

Simei, la più grande fiera mondiale di attrezzature per la produzione e il confezionamento del vino, quest’anno ha invitato delle ospiti nuove e importanti. Si tratta delle rappresentanti delle associazioni femminili del vino di tutto il mondo (ore 15 padiglione 11 sala convegni-wine bar). Un’enologa e una produttrice sono arrivare da Francia, Svizzera, Germania, Austria, Croazia, USA, Argentina, Australia, Sud Africa….. per costituire un network basato sullo sharing cioè lo scambio di esperienze, viaggi, know how, opportunità di formazione e di business, comunicazione. Seguendo il principio che “l’unione fa la forza” il vino al femminile ha risposto all’appello delle Donne del Vino italiane che sono, di gran lunga, l’associazione più numerosa e attiva a livello internazionale. L’obiettivo è di accrescere le opportunità affinché il processo verso la parità in termini di carriera, retribuzioni e riconoscimento sociale, avvenga più rapidamente possibile.

SIMEI 2019 PRIMO FORUM MONDIALE DEL VINO AL FEMMINILE

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-Planeta -Sciaranuova

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Il programma  primo forum mondiale del vino al femminile è stato messo a punto da Tiziana Mori responsabile delle pubbliche relazioni di GIV e artefice del network internazionale delle Donne del vino.

Durante il Forum of the women in wine worldwide, che avviene durante SIMEI, oltre alla firma del protocollo di intesa che collega in un networking le principali associazioni dell’enologia al femminile, le delegate estere e le Donne del vino italiane parteciperanno a una welcome dinner e a un convegno (21 novembre ore 10 sala convegni padiglione 15 incentrato sulle opportunità e le sfide che attendono il mondo del vino in termini di turismo e economia circolare. Porteranno i loro contributi Carlos Santos di Amorim Cork Italia, Roberta Garibaldi docente all’Università di Bergamo e maggiore esperta di turismo enogastronomico, e il direttore di LCI Lavorazione Carta Riciclata Italiana.

 Chi seguire per diventare bravi del vino on line

I più bravi del vino on line  sono Veuve Clicquot, Consorzio della Vernaccia di San Gimignano e del Chianti, Dievole, Frescobaldi, Pasqua e San Mattia

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il panorama generale delle cantine italiane on line è deludente. Stevie Kim Managing director di Vinitaly International ha raccontato a “Pambianco Wine&Food che otto anni fa in occasione di Opera Wine alcune delle 100 cantine più gettonate nel mercato americano selezionate da Wine Spectator <<non avevano nemmeno la posta elettronica, comunicavamo solo con il fax. Così per spronarle all’uso del digitale e dei social, abbiamo chiesto agli operatori di twittare il loro vino preferito alla manifestazione. Di conseguenza le aziende sono state spronate ad aprire, a loro volta, un account Twitter…>>

VINO ON LINE , I PIU’ BRAVI SONO I CONSORZI DELLA VERNACCIA E DEL CHIANTI

Grazie anche a questi stimoli la situazione è migliorata e ci sono anche dei buoni esempi. Primi fra tutti i consorzi e soprattutto quelli toscani della Vernaccia e del Chianti. Quest’ultimo attraverso ChiantiLovers ha aperto un dialogo con i consumatori coinvolgendoli nelle anteprime e dialogando on line.

CANTINE BRAVE ON LINE: VEUVE CLICQUOT, DIEVOLE, FRESCOBALDI E PASQUA

L’esempio migliore fra le cantine è Veuve Clicquot, lo Champagne che nella multinazionale del lusso LVMH guarda maggiormente ai giovani, al

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consumo modaiolo e festaiolo. La tecnica usata dai comunicatori della celebre vedova è quella “glocal” come spiega Sabrina Nunziata <<In Italia, per esempio … comunica con la nostra lingua e racconta di realtà ed eventi territoriali, creando in questo modo maggiore engagement con il pubblico>>.

PODCAST E VIDEO DEL VINO ON LINE

Il video sono uno strumento di enorme efficacia. Fra quelli che li usano meglio Dievole ( che sta puntando sulle immagini Instagram dirette ai consumatori del lusso in generale) e Frescobaldi. Ha un successo crescente il podcast cioè i documenti sonori trasmessi in streaming. L’esempio migliore è Monty Waldin con il suo Italian Wine Podcast dove i contenuti più coinvolgenti in lingua inglese hanno un successo enorme e internazionale. 

Orcia e Tartufo accoppiata vincente

A San Giovanni d’Asso – Montalcino la degustazione dei vini Orcia guidata da Gabriele Gorelli propone l’abbinamento con il tartufo bianco delle Crete Senesi

weekend del tartufo bianco

Doc Orcia e tartufo-bianco-weekend-toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Per guidare la degustazione dei suoi vini la Doc Orcia il 19 novembre, ha scelto Gabriele Gorelli, l’italiano più vicino al titolo di Master of Wine. Riconoscimento che molti wine critics del nostro Paese, inseguono da anni senza successo e per il quale il giovane wine expert di Montalcino Gabriele Gorelli lavora da anni. Ha già superato tutti gli esami con degustazione (l’ultimo il 3 giugno scorso) e deve ora scrivere la tesina finale di 1.000 parole. Uno scoglio complesso ma non impossibile per entrare nel sodalizio fondato a Londra nel 1953 ed ora composto da 390 esperti di vino di 30 Paesi del mondo.

GABRIELE GORELLI GUID LA DEGUSTAZIONE DEI VINI ORCIA

Orcia-Doc-vini-

Orcia-Doc-vini-

La scelta di un degustatore con una forte impronta internazionale nasce dal mercato della Doc Orcia, denominazione nata nel 2000 e prodotta da una sessantina di piccole e piccolissime cantine con cura artigianale. 300.000 bottiglie all’anno quasi tutte vendute a chi viene nel territorio di produzione. Un’area collinare fra i territoti del Brunello e del Vino Nobile con una immensa vocazione per i rossi da lungo invecchiamento. Ma chi pensa a una clientela locale sbaglia: l’area dove nasce la Doc Orcia si allarga intorno alla splendida Valdorcia iscritta nel patrimonio dell’umanità Unesco dal 2004 per l’armonia del paesaggio agricolo creato da secoli di lavoro contadino. Ogni anno, la sua misteriosa armonia e le sue città d’arte, attraggono oltre un milione di presenze turistiche e circa altrettanti escursionisti. Un turismo soprattutto estero con una grossa componente statunitense. Persone molto sensibili all’agroalimentare che amano assaggiare, visitare cantine e vigneti, incontrare i produttori, fare lezioni di cucina, entrare nei laboratori delle eccellenze del gusto….. L’Orcia ha dunque un “export sotto casa”. Per questo vuole confrontarsi con i grandi esperti italiani ma anche con chi offre un punto di vista più internazionale. In passato si è rivolta alla statunitense Kerin O’Keefe di Wine Enthusiast, al britannico Richard Baudain di Decanter e all’olandese Walter Speller del super blog di Jancis Robinson alternando i loro contributi con quelli dei campioni mondiale e italiano dei Sommelier AIS.

Capodanno 2020 al Brunello nella campagna Toscana

Alla Fattoria del Colle le vacanze di Capodanno  2020 piene di esperienze per golosi, wine lovers e amanti della quiete e delle tradizioni toscane

Dal 26 dicembre al 6 gennaio la Fattoria del Colle, a Sud del Chianti, propone un programma di animazioni giornaliere capace di far conoscere ai visitatori la civiltà toscana più autentica e antica. Ci saranno la visita alle cantine del Brunello con uno speciale accompagnamento musicale, la lezione di cucina sui dolci natalizi senesi come il panforte e ricciarelli tenuta da una pasticcera, cene a tema con 3 piatti,  l’esperienza “enologo per un giorno” condotta da una sommelier, la visita guidata alle parti storiche della Fattoria del Colle con degustazione itinerante, l’assaggio dell’olio nuovo …. Ogni iniziativa curata nel dettaglio per offrire conoscenze e divertimento sia ai grandi wine lover che ai semplici appassionati della campagna e dei panorami.
Per il programma dettagliato delle attività, i prezzi e per prenotare cliccare qui aprendo la pagina del sito.

VINO FUTURO: FRA OPPORTUNITA’ E MINACCE

Il vino futuro è minacciato da calo dei consumi e tasse mentre le opportunità sono mercati emergenti, vendita on line e enoturismo ma occhio al packaging

Fabio Piccoli lavini Furlan Nicola D'Auria Donatella Cinelli Colombini

Fabio Piccoli lavini Furlan Nicola D’Auria Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Riprendo un bellissimo articolo di Fabio Piccoli a conclusione della sua partecipazione al “Global Wine Industry Outlook 2025” di Wine Intelligence. La super agenzia inglese di analisi sul vino, ha chiamato 300 professionisti di tutta la filiera produttiva (produttori, esperti di marketing, importatori, distributori tradizionali e online, operatori della GDO e dell’HORECA, associazioni del trade e rappresentanti istituzionali), provenienti da 52 Paesi del mondo per tracciare la roadmap dell’enologia nei prossimi cinque anni. Gli esiti sono solo in parte prevedibili perché, come in ogni grande forum che si rispetti, la conferma dei dati noti si associa a qualcosa di nuovo e a una nuova interpretazione delle informazioni vecchie.

CHI NON SI DISTINGUE SI ESTINGUE, NEL FUTURO DEL VINO CRESCE LA NECESSITA’ DI COMUNICARE

Sia Wine Intelligence che Fabio Piccoli di WineMeridian sottolineano l’importanza del contributo di un marketing manager australiano che sintetizza in parole semplici un nuovo

Global-Trade-Report-2019

Global-Trade-Report-2019

orizzonte molto complicato <<Vi sono sempre più persone coinvolte nel vino, non si tratta però più di lealtà verso un determinato marchio; invece, c’è la tendenza a provare molti stili diversi. Ciò rende difficile per le cantine distinguersi, data l’impressionante quantità di varietà che i consumatori possono scegliere>>. Come è ormai ben noto, vino e cibo hanno sostituito l’abbigliamento come strumenti usati dal consumatore per rappresentare se stesso e comunicarlo alla propria community. La scelta di una determinata bottiglia dipende dunque dai valori che porta dentro: lusso, attenzione agli abbinamenti, capacità di rappresentare determinate culture, rispetto ambientale, scelte etiche in favore delle persone, del territorio, degli animali … Di fronte a clienti sempre meno fidelizzati e più sperimentalisti, diventa ancora più indispensabile far percepire le scelte del produttore, quelle che distinguono le sue bottiglie nell’immensa offerta internazionale e le fanno preferire dai consumatori che condividono gli stessi valori.
Il commento di Fabio Piccoli è lapidario e pienamente condivisibile<< le imprese sono e saranno sempre più obbligate ad individuare strumenti per distinguersi>>.

LE MINACCE AL FUTURO DEL VINO

Ovviamente questa è la punta dell’iceberg costituito dalle minacce future. La parte più voluminosa è ben nota:
– calo dei consumi (con il 59%), allo stato attuale il vino rappresenta il 15% di tutte le bevande alcoliche
– tasse che con le recenti esternazioni di Trump e la scelta della Brexit dura sono sempre più probabili e prossime (53%).
– Fanno paura le bevande alcoliche concorrenti il vino (44%) come la grande moda delle birre artigianali;
– aumento di regole nella vendita di bevande alcoliche (44%);

La rivoluzione femminile nel commercio estero del vino

A Malta il vino italiano presentato dalle donne: missione commerciale di 26 cantine di tutta Italia, primo passo per l’internazionalizzazione al femminile

Malta Palazzo Parisio - Chaine des Rotisseurs - Gala dinner for 30Th anniversary Bailliage National de Malta

Malta Chaine des Rotisseurs -Capitolo-Maltese-organizzatori-della-missione-delle-Donne-del-Vino

Dal 14 al 16 novembre, per la prima volta, le cantine italiane delle donne si presentano all’estero per una missione commerciale. Una degustazione around the table e una cena di gala nel Corinthia Palace Hotel ad Attard saranno organizzate dal Capitolo Maltese della Chaine des Rotisseurs e dal club per wine lovers Il-Qatra.

VINI E CAPRICCI OSPITA LA DEGUSTAZIONE DI GOZO

La  degustazione e il pranzo di Gozo saranno invece ospitate da Vini e Capricci il raffinato store di Abraham Said dove sono in vendita e in assaggio le migliori specialità alimentari made in Italy. Questa struttura è il vero avamposto dell’agroalimentare italiano di qualità nell’arcipelago maltese.

DONNE DEL VINO MISSIONE COMMERCIALE  SOLENNIZZATA DALLE PRESENZE ISTITUZIONALI

Malta - Gozo - Qala - panorama from our terrace

Malta – Gozo – Qala – panorama dalla Casa di Donatella Cinelli Colombini

Sottolineano l’importanza di questa inedita missione commerciale al femminile le presenze istituzionali che daranno il via alle due degustazioni: a Malta l’Ambasciatore d’Italia Mario Sammartino e da Vini e Capricci il Ministro di Gozo Justyne Caruana..
La missione organizzata dalla Vicepresidente esecutiva delle Donne del Vino Daniela Mastroberardino fa perno sulle due più influenti associazioni maltesi per la cultura del cibo e del vino di eccellenza.

CHAINE DES ROTISSEURS  E IL QUATRA LE ASSOCIAZIONI ORGANIZZATRICI DEGLI EVENTI DI MALTA

La Chaine des Rotisseurs, è l’organizzazione di appassionati della buona tavola, più grande al mondo, con più di 25,000 soci in oltre 80 paesi. Il bailliage  – capitolo maltese è composto da oltre 70 soci tra chef, ristoratori, direttori di alberghi, sommelier e semplici amatori. L’altra associazione coinvolta è Il-Qatra, club maschile di cultori del vino, 70 soci che amano confrontarsi, sfidarsi in degustazioni alla cieca e nei cui eventi le donne sono invitate solo due volte l’anno.

Sommelier italiani: grandi vittorie e grandi sconfitte internazionali

Matteo Montone miglior giovane sommelier del mondo 2019 e debacle italiana ai campionati del mondo a squadre dei sommelier con l’ultimo posto

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Di Donatella Cinelli Colombini

In sintesi i fatti sono questi: il 12 ottobre nel Castello di Chambord in Francia si è svolta la settima edizione del concorso a squadre per Sommelier a cui hanno partecipato le equipe di 27 Nazioni del mondo e la squadra italiana, per il secondo anno consecutivo, è arrivata ultima.

MATTEO MONTONE MIGLIOR GIOVANE SOMMELIER DEL MONDO

18 ottobre a Londra l’italiano Matteo Montone ha vinto il titolo mondiale Chaîne des Rôtisseurs young sommelier of the year gareggiando sotto la bandiera britannica.
Due eventi quasi concomitanti ma con esito opposto fanno riflettere sulle competenze dei sommelier del vivaio italiano. Evidentemente il talento naturale non manca e

Matteo-Montone-campione-mondiale-giovani-sommelier

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le basi formative sono buone. Infatti, girando per il mondo, è facile trovare connazionali che si occupano del servizio del vino nei più importanti locali di Oslo, Londra, Toronto… oppure campioni del calibro di Paolo Basso che ha vinto il titolo di miglior Sommelier del mondo ASI nel 2013 concorrendo per la Svizzera.
Ma il punto è proprio questo, come mai i nostri Sommelier dispiegano le ali e volano alto solo quando vanno all’estero? Il caso di Matteo Montone è esemplare, lui è nato a Milano ed è diventato sommelier in Italia nel 2012 ma l’anno dopo è partito per la Gran Bretagna. Nel 2015 è arrivato settimo nella gara per miglior sommelier italiano.
Commentando il concorso per il miglior giovane sommelier del mondo The Drinks Business fa notare che negli ultimi 10 anni i professionisti del servizio del vino che operano in UK hanno sempre conquistato il primo o il secondo posto. Quest’anno il secondo è stato Jonathan Eichholz dagli USA seguito dall’australiano Andres Aragon al terzo posto. 

Tiziano Gaia, la Guida dei vini d’Italia vista dal di dentro

Un racconto pieno di aforismi e di retroscena anche imbarazzanti sulla Guida dei Vini del Gambero rosso, Slow Food, Saloni del Gusto, Terra Madre e Pollenzo

Di Donatella Cinelli Colombini

Tiziano-Gaia-Stappato-un-libro-dissacrante-e-rivelatore-del dietro-le-quinte-delle-guide-dei-vini

Tiziano-Gaia-Stappato-un-libro-dissacrante-e-rivelatore-del dietro-le-quinte-delle-guide-dei-vini

Tiziano Gaia è stato assaggiatore e vicecuratore della Guida ai Vini d’Italia fino alla scissione con Slow Food nel 2009 anno in cui anche Gaia decise di lasciare Bra e gli “assaggi seriali”.
Il libro Stappato – un astemio alla corte di re Carlo ( Baldini Castoldi pp. 327 € 18) è il racconto di questa esperienza da parte di chi l’ha vissuta dal di dentro. Un racconto sincero, forse anche troppo, un racconto che fa vedere il mondo del vino italiano da un punto di vista diverso e alla fine sorprende. Per questo vi consiglio di leggerlo.

TIZIANO GAIA E I SUOI AFORISMI SUL VINO

Trabocca di parole, un fiume di parole che spesso cercano di stupire, affascinare e (permettetemi la cattiveria) autocompiacersi in un italiano bello, ricco e iperbolico. Gli aforismi sono spettacolari e susciterebbero l’invidia di Oscar Wilde. Eccone alcuni. Sull’effetto liberatorio del vino <<più Supertuscan, meno super io>> sul nuovo sentimento ecologista <<il bio presto si è arrogato il compito di smacchiare tutti i peccati dell’epoca enologica precedente>> cioè di un ambiente viticolo <<violato da decenni di massacri sistemici e

Tiziano-Gaia-Stappato-Un-astemio-alla-corte-di-re-Carlo

Tiziano-Gaia-Stappato-Un-astemio-alla-corte-di-re-Carlo

sistematici>>.
Su sé stesso e la sua esperienza di assaggiatore per la guida dei vini più importante d’Italia, con la coda di inviti esclusivi e personaggi celebri <<com’è possibile non smarrire il senso comune del vivere, vivendo tanto fuori dal comune?>>. Sul fenomeno Prosecco <<da bollicina a bolla non v’è che un passo>> ….

IL RACCONTO DEL BAROLO E DELLO SLOWFOOD COME NON LI AVETE MAI LETTI

Il racconto è decisamente divertente all’inizio quando descrive la storia del Barolo e la community di via della Mendicità Istruita sede di Slow Food con gli “inBranati” cioè la componente autoctona che faceva riferimento diretto a Carlin Petrini perché condivideva con lui l’origine di Bra e i “brastardi” cioè le seconde schiere che mal sopportavano la sudditanza rispetto alla razza pura slowfoodiana.

LA GUIDA DEI VINI D’ITALIA DEL GAMBERO ROSSO RETROSCENA AGRODOLCI

La parte relativa al dietro le quinte della “Guida dei Vini” del Gambero Rosso è sconvolgente. Tiziano Gaia passa da astemio a giudice della più importante guida dei vini d’Italia in un anno. Colpisce la contiguità con alcuni produttori << i problemi sono insorti quando abbiamo smesso di rivolgersi “a” e iniziato a parlare “con” i viticultori, annullando la necessaria distanza che dovrebbe separare chi giudica da chi è giudicato>>.
Una distanza che ho sempre rispettato ma che leggendo il libro di Gaia mi ha fatto sentire una cretina perché mentre i miei colleghi facevano serate esagerate creando forti legami con i curatori delle guide io mi limitavo a contatti molto rispettosi quanto inutili. Si perché l’effetto moltiplicatore di profitti innescato dai tre bicchieri è quantificato da Gaia nella cifra astronomica di 20 milioni di Euro a edizione e corrisponde all’aumento del prezzo dei vini premiati.

Vino in lattina caro ma pratico, riciclabile e buono

Vino in lattina costa quanto o più delle bottiglie, ha un boom di vendite in USA e in UK, è più ecologico e sorprendentemente, in certi casi, è molto buono

vino-in lattina- Larkin, Larkan White, Napa Valley, California, USA, 2017

vino-in lattina- Larkin, Larkan White, Napa Valley, California, USA, 2017

Di Donatella Cinelli Colombini

IL SUCCESSO COMMERCIALE DEI VINI IN LATTINA IN USA E UK

In Usa il vino in lattina sta crescendo: ci sono vendite al dettaglio per 93 milioni di Dollari e già lo scorso anno Forbes stimava il potenziale di questo segmento in 3.3 miliardi. La cosa impressionante è la proliferazione dei produttori di canned wine – wine in cans, nel giugno 2018 erano 125 ora sono 350 con 900 linee diverse. Piace la praticità e il fatto di avere il format tipico di certe situazioni come i festival, le gite dove ti porti dietro tutto nello zaino per poi mangiare in barca oppure nel pic nic.

Opinione rimarcata da uno studio Sopexa secondo il quale il 40% dei consumatori USA preferisce i contenitori alternativi alla bottiglia perchè non si rompono, sono più ecologici e più facili da conservare.

La rinascita del vino in lattina è descritta dal Professor Robert L. Williams, docente di marketing all’Università della Pennsylvania che negli scorsi anni ha studiato il turismo enogastronomico come strumento di sviluppo economico dei territori meno sviluppati.

vino-in-lattina-Ferdinand, Ferdinand, Lodi, California, USA, 2017

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IL VINO IN LATTINA IN ITALIA E LA GIACOBAZZI

Il successo del vino in lattina non riguarda l’Italia dove  questa tipologia non ha mai avuto una grande diffusione e resta ancorato all’immagine Giacobazzi, la cantina di Modena che nel lontano 1978 chiese al Ministero il permesso di confezionare il vino in contenitori diversi dal vetro. L’autorizzazione, concessa nel 1982 aprì la porta a tutta una serie di nuovi packaging come il tetrapack, il PET e naturalmente la lattina.
La cosa sorprendente, nello studio del Professor Williams, è che il canned wine non è consumato solo da giovani alternativi ma anche da wine lovers. Non per altro anche alcuni nomi eccellenti producono vini in lattina  come è il caso del regista Francis Ford Coppola e del suo “Sofia” bollicina Blanc de Blancs.

DEGUSTAZIONE DECANTER DEI VINI IN LATTINA

In effetti anche la rivista UK “Decanter” ha pubblicato un articolo nel luglio scorso intitolandolo How good is canned wine? Quanto è buono in vino in lattina?
Gli inglesi metodici, disincantati e poco romantici, come è loro costume, hanno degustato il vino in lattina con la stessa serietà e gli stessi assaggiatori -enologi, buyer e Master of Wine- di bottiglie premium, notando che nelle tipologie più semplici mancano riferimenti all’annata, l’origine e l’uvaggio ma quando il livello cresce il vino è praticamente lo stesso rispetto a quello confezionato in vetro. Anzi la lattina ha un impatto ambientale minore della bottiglia ed è più facilmente riciclabile.
Altro elemento sorprendente è il prezzo. Quello medio è di 5 Sterline per 37 Cl pari a mezza bottiglia di vino, ma ci sono anche canned wine a 25£.

Trionfo della Fattoria del Colle 4 vini oltre 93 centesimi 

Wine Spectator premia con 93/100 la Doc Orcia Cenerentola 2016 e il Wine Advocate -Robert Parker premia con 93/100 al Drago e le 8 colombe IGT 2016

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93/100-a Cenerentola-doc-Orcia-Drago-e-le-8-colombe-IGT-da parte-di-Wine-Spectator-e-Robert-Parker

<<E’ un momento magico per i vini della Fattoria del Colle>> dice Donatella Cinelli Colombini.
Incredibile ma vero, negli ultimi mesi, i giudizi della principale stampa specializzata internazionale, sulle bottiglie provenienti dalla più piccola e meno famosa delle sue cantine << hanno superano i rating, pur molto buoni, delle bottiglie del Casato Prime Donne a Montalcino. Non era mai successo prima >>.

RATING DEI VINI DELLA FATTORIA DEL COLLE

Passito IGT Toscana 2017 94/100 Wine Advocate -Robert Parker
Vin Santo del Chianti DOC 2002 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Il Drago e le 8 Colombe IGT 2016 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Cenerentola Orcia Doc 2016 93/100 Wine Spectator

CENERENTOLA DOC ORCIA 93/100 WINE SPECTATOR

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Cenerentola-doc-Orcia-2016-Wine-Spectator-93/100

Gli ultimi due giudizi sono arrivati di recente a confermare l’impressionante progressione qualitativa e di consenso dei vini della Fattoria del Colle. <<Per il Cenerentola Doc Orcia si tratta della consacrazione dopo il successo commerciale>> ha detto Donatella Cinelli Colombini ricordando come i wine lover abbiano apprezzato più velocemente l’uvaggio a base dell’antico vitigno foglia fonda che conferisce un carattere molto particolare al vino, mentre per i grandi critici il processo sia stato più lungo.
Ed ecco la descrizione di Bruce Sanderson senior editor del Wine Spectator
Orcia Doc Cenerentola 2016 score 93/100
<<C’è purezza di aromi e sapori di ciliegia, mora, violetta e minerale, in questo rosso raffinato, vibrante ed equilibrato, con un finale lungo e deciso che riecheggia gli elementi di frutta e minerali, aggiungendo una nota legnosa>>.

La classificazione di Bordeaux di nuovo in tribunale

Classificazione degli Châteaux di Bordeaux nella bufera: la graduatoria del 2006 annullata, quella del 2012 in tribunale e c’è il rischio di brutti contraccolpi

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

di Donatella Cinelli Colombini

Leggendo in Wine Searcher quello che succede in Francia nella più grande zona del vino, Bordeaux, risulta evidente il valore economico di una classificazione e gli scontri che ne possono scaturire. Forse è meglio lasciar fare al mercato invece di creare delle graduatorie che, anche quando vengono decise con la massima correttezza, creano sempre vincitori, vinti e scontenti.

LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX DI BORDEAUX

La bufera sulla classificazione degli Châteaux di Bordeaux del 2012 segue quella del 2006 che portò all’annullamento della decisione.
L’attuale vertenza inizia nel 2013 quando 3 vigneron intentano una causa civile e poi sporgono denuncia al procuratore di Bordeaux su presunti illeciti nella redazione della classifica che crea una piramide fra tutte le maggiori cantine. I tre produttori avevano visto i propri cru declassati o addirittura cancellati, si tratta di Pierre Carle (Château Croque Michotte), André Giraud (Château La Tour du Pin Figeac) e Jean-Noël Boidron (Château Corbin Michotte).

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI DUE PERSONAGGI DI SPICCO: DE BOUARD E CASTEJA

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Sul banco degli imputati Hubert de Boüard di Château Angélus e Philippe Castéja di Château Trotte Vieille che vengono indagati per conflitto di interessi per aver partecipato alla decisione che ha fatto salire Angélus a livello di Grand Cru Classé A e ha mantenuto lo status di Trotte Vieille a Grand Cru Classé B.
In effetti due titolari delle celebri cantine sono membri influenti delle loro denominazioni e dell’INAO cioè dell’organismo che decide la classifica delle cantine bordolesi.
Ovviamente entrambi negano fermamente di aver commesso illeciti. Forse è vero ma certo <<la moglie di Cesare non deve essere solo onesta, deve anche sembrare onesta>> e le apparenze sono contro di loro.
Infatti Castéja è anche direttore di uno dei principali negociant di Bordeaux – Borie-Manoux – e in aggiunta è stato presidente dell’organismo professionale della Classificazione del 1855.
Ancora più imbarazzante la posizione di de Boüard che durante la procedura di classificazione, tra il 2007 e il 2012, ha ricoperto, contemporaneamente, una posizione di rilievo nel comitato nazionale INAO, è stato amministratore del Consiglio del vino di Saint-Émilion, presidente del gruppo Premier Grands Crus di Saint-Émilion, un membro del CIVB, e vicepresidente dell’Unione des Grands Crus de Bordeaux.

I giovani talenti rivoluzionari del vino

Wine Enthusiast ci propone come ogni anno 40 innovatori sotto i 40 anni che lavorano per cambiare la cultura enologica (e stanno lasciando il segno)

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è di tutto: da quello che produce Sauvignon senza alcool ma con aggiunta di cannabis all’enologo israeliano paracadutista e cintura nera di Judo che ora lavora negli USA, fino all’appassionata di vini rosè che ha organizzato un museo e un wine bar su questa tipologia … la creatività è il futuro, sembra dire Wine Enthusiast proponendo una lista di 40 personaggi sotto i 40 anni che lasceranno la loro traccia in vino, birra, mixology, distillati, importazione … Ecco alcuni  giovani talenti rivoluzionari del vino:

SARAH CAHN BENNETT

39 anni, californiana, con laurea in enologia a Davis e una cantina di famiglia: la Navarro Vineyards & Winery, una delle migliori della Anderson Valley. Crede nella difesa ambientale e nella biodiversità. Vedendola con i capelli cortissimi, senza trucco e con un berretto a visiera sembra un ragazzo.

GEOFFREY MC FARLANE

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36, anni californiano. Nel 2012 ha rivoluzionato il concetto di wine club che normalmente invia vino a casa in base a un abbonamento. Geoffrey ha sfruttato i social media per mandare un questionario che gli permette di capire il profilo del cliente e poi personalizza le sue raccomandazioni e i suoi invii. Poi ha iniziato a produrre direttamente i vini che vende integrandoli da partnership con vignaioli cult.

AMANDA WITTSTROM HIGGINS

37 anni, californiana e figlia di produttori , Ancient Peaks Winery, ha anche fondato Dream Big Darling: un’organizzazione no profit che vuole aumentare le opportunità delle donne del vino e organizza a Wine Speak Paso Robles un evento annuale che riunisce sommelier, leader dell’industria delle bevande e altri membri della comunità vinicola per un meeting di tre giorni.

La sostenibilità in bottiglia: vetro e tappi in sughero

Dal vetro che si può riciclare all’infinito al sughero che ha un’impronta CO2 positiva ecco come il vino BIO deve avere anche un packaging eco-fiendly

Carlos-Santos-Amorim-Cork-Convention-2019-Donne-del-Vino

Carlos-Santos-Amorim-Cork-sostenibilità-e-tappi-in-sughero-Convention-2019-Donne-del-Vino

di Donatella Cinelli Colombini

La Convention delle Donne del Vino a Castiglione di Sicilia è l’occasione per riflettere sulla sostenibilità del vino e soprattutto del suo packaging: tappi e bottiglie con Guia Bartolozzi della Vetreria Etrusca e Carlos Santos di Amorim. L’esito è inequivocabile in favore del vetro materiale che si ricicla in eterno e del sughero monopezzo. Da Carlos Santos una vera lezione magistrale che qui vi riassumo con vero piacere.

I GIOVANI CONSUMATORI E IL RISPETTO AMBIENTALE

Primo punto da ricordare è che la generazione più giovane, quella dei Millennials (nati fra il 1977 e il 2000) e la generazione 2020 guidano le tendenze ma c’è un desiderio comune ai consumatori di tutte le età: l’autenticità. La gente si allontana dai prodotti di massa generici e va verso ciò che è differente e nel quale può esprimere il suo status sociale e le sue convinzioni. Fortissimo è il bisogno di natura perché questo significa anche rispetto ambientale, sostenibilità e salute di chi consuma. Infatti, negli alimenti, il concetto BIO si associa alla speranza di contribuire al benessere delle comunità in cui nascono i prodotti, alla

Carlos-Santos-Amorim-Cork-abbinamenti-cibo-vino-nel-packaging-Convention-2019-Donne-del-Vino

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salvezza della terra dall’autodistruzione, a qualcosa di più buono e sano. Da qui un rifiuto sempre più netto dei cibi spazzatura e l’avvio di iniziative “fai da te” come gli orti di città, anche sopra i grattacieli.

CIBO E VINO DEVONO ESSERE ECO-FRIENDLY COME IL LORO PACKAGING

Un impegno ambientalista che riguarda anche il packaging. Infatti nel 1950 furono prodotte 2 tonnellate di plastica mentre nel 2015 siamo arrivati a 380 tonnellate con una crescita complessiva del 19.000%. L’isola galleggiante di plastica nell’oceano, la plastica ingerita dai pesci sono diventate il simbolo di un problema a cui, soprattutto i giovani, reagiscono con forza. Avete presente la quindicenne svedese Greta Thunberg?

IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI IN PLASTICA

Intanto il governo italiano si è impegnato a diminuire la plastica del 20% e riciclare tutti gli imballaggi in plastica, entro il 2025. Uno sforzo a cui tutti siamo chiamati a contribuire ed ha portato i supermercati a sostituire gli oggetti monouso in materiale sintetico con quelli biodegradabili.

                                                                                               

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