Forum: vino e tanto altro

Maturazione del vino in botte, lo “stile italiano”

Con l’innalzamento delle temperature e le conseguenze in vigna e in cantina diventa urgente ripensare alle botti e allo “stile italiano” nella maturazione

barriques-Antinori-cantina-del-Chianti-Classico

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di Donatella Cinelli Colombini

Da un’esagerazione a un’altra: dopo gli anni dei vini con troppo legno siamo passati alla moda del “no oak”. Per capire quale sia la via giusta l’Unione Italiana Vini attraverso il Corriere Vinicolo ha organizzato un’indagine e poi un convegno durante la fiera Simei di Milano.

GUSTO DI LEGNO MOLTI DICONO DI ODIARLO MA IN REALTA’ NON E’ VERO

Gli esiti sono stati intriganti, stimolanti e persino un po’ imbarazzanti. Infatti c’è una contraddizione di fondo: il consumatore dice di apprezzare un tipo di vino ma poi ne compra un altro. Crede di preferire i vini secchi ma poi è più contento di mettere nel bicchiere quelli con residuo zuccherino. Afferma di odiare le barriques e il vino “parkerizzato” ma poi sceglie quello con impronta di quercia a cui è abituato.
Contraddizione che, dalla mia esperienza, riguarda anche molti assaggiatori formati nell’epoca dei vini stile fine Novecento.

botti-contucci Montepulciano

botti-contucci Montepulciano

Non si tratta di un problema da poco soprattutto per vini con lunga maturazione in botte come il Brunello.

VITIGNO – FRUTTO E ORIGINE I DUE MACRO TRENDS  ATTUALI

Partiamo dall’indagine condotta dal Master of Wine Justin Knock con interviste a enologi, produttori e distributori di tutto il mondo. Sono stati individuati due macro trends: la varietà dell’uva e l’origine geografica. Il legno è chiamato a supportare uno o entrambi questi elementi. Per i grandi vini è finita l’epoca della potenza rimpiazzata dalla ricerca di finezza e purezza. Le classiche regioni francesi continuano a usare le barriques come facevano prima di Robert Parker mentre il resto del mondo, dove i piccoli fusti si sono diffusi proprio con lo “stile Parker”, sta avvenendo il ritorno alle botti grandi.

Chianti in polvere e Chianti al mirtillo

In 6 mesi i cacciatori di truffe ingaggiati dal consorzio Chianti hanno scovato 6000 casi di kit contenenti preparati chimici per fare il vino in casa

Chianti-Superiore-Fattoria-del-Colle-Violante-Gardini

Chianti-Superiore-Fattoria-del-Colle-Violante-Gardini

di Donatella Cinelli Colombini

10.700 minacce al brand Chianti individuate nei primi sei mesi del 2019 dai cacciatori di truffe Griffeshield, azienda specializzata in nuove tecnologie. Il Presidente del Consorzio Chianti Giovanni Busi precisa che nella stragrande maggioranza si tratta di violazioni del brand della denominazione ma anche di vendita di vini Chianti contraffatti e di etichette Chianti contraffatte.

CHIANTI: LE DIMENSIONI DELLE FRODI

La frode principale è rappresentata dai così detti wine kit cioè dalle confezioni contenenti preparati chimici per fare il vino in casa. Purtroppo il vino “fai da te” riscuote un notevole successo grazie alla fantasia dei truffatori che propongono anche il Chianti al mirtillo. Infatti sono state individuate e rimosse circa 6.000 proposte di questo tipo. Altri 3.000 illeciti riguardano casi di Chianti falso spacciato per vero e 2.000 etichette contraffatte.

Il fiasco e la commercializzazione del vino Chianti

LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI VINI CONTRAFFATTI AVVIENE ON LINE

La commercializzazione di queste porcherie avviene on line attraverso siti come Italian Chianti Style oppure Original Chianti e Vintners Reserve Chianti o ancora World Vineyard Italian Chianti seguiti dai principali canali di e-commerce E-bay e Amazon.
In uno scenario commerciale simile alla giungla con bestie feroci e minacce ovunque. Per questo il Consorzio Chianti ha deciso di continuare il monitoraggio e nel terzo trimestre 2019 Griffeshield ha individuato altre 4.852 nuove violazioni. E’ evidente che i truffatori si spostano appena vengono scovati diventando minacce quasi inafferrabili. Tuttavia nei due anni di attività dei cacciatori di truffe Griffeshield, è stato registrato un calo delle minacce a conferma che la crescita dei controlli ha dissuaso una parte dei taroccatori.

Donne Vino prime a superare il gender gap nel credito

Un’indagine dell’Università di Siena sulle Donne del Vino e presentata durante Wine&Siena dimostra che, in situazioni economiche favorevoli la differenza di genere scompare

Wine & Siena Donne del Vino

Wine & Siena Convegno Donne vino e credito con Università di Siena e Donne del Vino

Vedere la luce alla fine del tunnel non è una cosa da poco. Significa che è possibile uscire dal buio dei problemi e arrivare a una situazione più favorevole. La piccola luce individuata dal Professor Lorenzo Zanni e dal suo staff dell’Università di Siena sul problema “Donne e Credito” storico handicap delle imprese al femminile, recentemente ribadito da due studi sulla filiera agroalimentare e l’artigianato, mostra invece le prime avvisaglie di un cambiamento di rotta. L’indagine si è svolta nel 2019 ed ha riguardato 167 rispondenti fra le 890 Donne del Vino. L’associazione presieduta da Donatella Cinelli Colombini << comprende produttrici di vino e in misura minore di titolari di ristoranti, enoteche oppure professioniste attive come sommelier, giornaliste e esperte presenti in tutte le regioni italiane>>.  E’ stata presentata il 31 gennaio nel corso di Wine&Siena -kermesse di eccellenze enologiche organizzata da Hunter Helmuth Köcher “cacciatore di vini” del Merano WineFestival e da Confcommercio Siena, nella Rocca Salimbeni sede storica del Monte dei Paschi di Siena.

LE DONNE DEL VINO SOTTO LA LENTE DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA

Wine&Siena

Wine&Siena-degustazione-in ambienti-storici-e-monumentali

Fra le Donne del Vino che hanno risposto <<l’esser donna NON sembra aver influenzato negativamente l’accesso al credito…. ma questa percezione può riflettere la composizione del campione delle intervistate (livello di istruzione elevato, donne mature e con un’esperienza decennale nell’azienda, spesso proprietarie della stessa, con una tradizione familiare alle spalle, coinvolte in un’associazione di donne imprenditrici)>> ha detto il Professor Lorenzo Zanni che insieme a Elena Casprini e Tommaso Pucci  ha effettuato lo studio.

IL MOMENTO FAVOREVOLE DELL’AGRICOLTURA E DEL VINO AIUTA LE MANAGER GREEN

Un risultato favorevole che scaturisce anche dall’andamento  anticiclico dell’agricoltura rispetto alle difficoltà dell’economia italiana, sottolinea la Presidente delle Donne del vino Donatella Cinelli Colombini mettendo in evidenza come <<le cantine italiane, negli ultimi 5 anni, abbiano accresciuto fatturati e margini (+3,9% e + 5,8%), hanno esportato di più e hanno visto salire il valore delle vigne dell’1,2% ogni anno, un dato quest’ultimo che nelle zone più vocate è schizzato alle stelle>>. Uno scenario che le banche leggono molto favorevolmente a cui si aggiungono le ottime performance delle manager femminili green <<le donne dirigono imprese che coprono il 21% della superficie agricola coltivabile SAU ma producono il 28% del Pil agricolo italiano>> ha ricordato la produttrice siciliana Lilly Fazio.

Vino in passerella e il vino sposa la moda

L’enogastronomia ha sostituito l’abbigliamento come strumento per esprimere sé stessi e la propria idea del mondo. Ma la moda contrattacca cercando alleanze

Violante cappelli New Orleans

Vino-moda-nuovo-mood

DI Donatella Cinelli Colombini

La strana coppia moda-vino emerge da uno studio condotto su 1.600 articoli on line riguardanti moda, vino e design. Il merito di aver individuato il nuovo mood è di Maxfone, una società nata nel 1010 e operante nel settore IoT cioè Internet of Things. Da un paio d’anni è membro del Big Data Value Association, si tratta quindi di un super analista di ciò che avviene nel mondo virtuale anche grazie alla collaborazione con la Texas State University.

MAXFONE UNA GIOVANE SOCIETA’ CHE STUDIA LA COMUNICAZIONE ON LINE E CI MOSTRA LA RELAZIONE FRA MODA E VINO

Ebbene, 1050 fonti diverse hanno pubblicato contenuti su vino e moda. La parola “design” è quella più associata al vino, praticamente è rintracciabile nel 60% di questi articoli.
L’analisi di Maxfone (settembre 2018- febbraio 2019) cerca di misurare la portata, in Italia, di un trend che è sotto gli occhi di tutti e che in gran parte deriva dalla maggior presenza femminile

Moda e Vino Violante Gardini Cinellicolombini

Moda e Vino Violante Gardini Cinellicolombini

in ambito enologico, con la crescente attenzione all’estetica che si è portata dietro. Il sistema utilizzato è stato quello di cercare la parola vino associata a keywords come design (60%), fashion (41%), moda (19%) e packaging.

VINO FA RIMA CON MODA, FASHION, MODA

I mesi di picco per i contenuti che associano vino e moda sono stati febbraio e poi ottobre in concomitanza con eventi importanti come Milano Wine Week. <<Acquisendo questo lato di fashion e di design, il vino diventa un oggetto di acquisto per piacere a sé stessi, ma anche per comunicare con gli altri.
Le etichette ora non accostano un vino solo ad un buon cibo, ma anche ad un dress-code4: la scelta del giusto orologio, della borsa o dell’abito griffato che riprende al meglio le qualità che quel vino esprime …. Manifestazioni del calibro di Pitti Uomo, mostrano lo stesso trend>> commentano gli analisti di Maxfone.

Retail Apocalypse o rinascita dei punti vendita?

5 negozi tipo per 5 shoppers tipo, i modelli più promettenti in un mondo in cui tutto si acquista online[caption id="attachment_56606" align="alignleft" width="300"] Good Morning 2020[/caption]Gli spunti sono emersi dal convegno Siena Good Morning 2020 organizzato dalla Confesercenti di Siena e in particolare dall’intervento di Gabriele Qualizza della Brandforum.Se da un lato assistiamo ad un vero e proprio fenomeno dell’online per cui non ci poniamo limiti sul cosa e sul quando fare acquisti perché tutto è immediatamente disponibile, dall’altro i dati ci sorprendono. Nessun allarmismo. Non dobbiamo paralizzarci di fronte alle 200 mila attività che sono state chiuse negli ultimi 10 anni...

Musica e vino:  come i suoni fanno vendere di più

Fra i sensi quello più forte è la vista ma anche l’udito ha un’influenza decisiva sull’assaggio e persino sull’acquisto del vino con l’ “effetto Lafite”

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Musica e vino-come-i-suoni-condizionano-l’acquisto

Di Donatella Cinelli Colombini

Una musica raffinata spinge a comprare vini cari, una musica rilassante diminuisce la frustrazione di chi fa la fila davanti alla cassa, una musica molto nota distrae dall’acquisto, quella ritmata e veloce accelera i movimenti dei consumatori fra gli scaffali e fa calare le vendite. Ecco, in grande sintesi, come i suoni possono cambiare l’atteggiamento dei wine lovers dentro un’enoteca o nel punto vendita della cantina.
Ecco perché diffondere i suoni di un’opera lirica aiuta una cantina italiana a vendere di più e vini più cari.

IL NEUROMARKETING DI VINCENZO RUSSO E L’USO DELLA MUSICA PER VENDERE IL VINO

E’ il Professor Vincenzo Russo, maggior esperto italiano di neuromarketing, a insegnarci, attraverso Trebicchieri – settimanale economico del Gambero Rosso, come i suoni influenzano l’acquisto del vino.
Va premesso che l’udito ha una “funzione adattativa” perché è strettamente connesso con tre parti del cervello: il Sistema Limbico in cui risiedono le emozioni, la Corteccia prefrontale che ci fa sentire la piacevolezza e la Corteccia Motoria che, come dice il nome, comanda i movimenti. I primi due sono i veri e propri centri del piacere di ogni persona, infatti sono le parti del nostro cervello che reagiscono “euforicamente” quando mangiamo del cibo che ci piace, facciamo sesso oppure usiamo delle droghe.

L’UDITO E LA SENSAZIONE DI PIACERE

Mario Brunello concerto nella cantina Bellavista

Mario Brunello concerto nella cantina Bellavista

La funzione adattativa della musica funziona anche sulla percezione del tempo, per esempio fa sembrare più breve l’attesa ai consumatori che fanno la fila.
La musica influisce i comportamenti d’acquisto sia in senso negativo che positivo: se è molto famosa, ad esempio può attrarre l’attenzione dei consumatori al punto da distrarli dall’acquisto. Avete presente quando sentiamo una canzone che abbiamo ballato molte volte e ci viene voglia di accompagnare il ritmo con il corpo mentre la bocca comincia a cantare? La nostra testa si riempie di ricordi e si allontana dalla scelta delle bottiglie.

MEGLIO LA MUSICA CLASSICA DEL POP PER VENDERE VINO

La musica che invece spinge i consumatori verso le bottiglie più care non è pop e nemmeno rock, bensì raffinata e importante come un brano di Mozart o Chopin. Proprio per la funzione adattativa collegata all’udito, la musica classica spinge inconsapevolmente il consumatore assumere attitudini da upper class e quindi a fare acquisti di profilo molto alto. Gli esperti lo chiamano “effetto Lafite” con riferimento al noto Chateau bordolese.

DRY JANUARY? MEGLIO DI NO

L’astinenza dall’alcol meglio dell’educazione al bere moderato? Gli inglesi dicono di si con il dry January e forse anche i francesi. In Italia proprio no

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Di Donatella Cinelli Colombini

Bisogna premettere che in Italia il problema dell’abuso da alcolici è molto inferiore rispetto agli altri Paesi consumatori. Se infatti in Russia, Ucraina, Polonia, Ungheria, Serbia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bielorussia, Lituania e Portogallo la media di alcol ingerito in un anno è di 12,5 litri a persona. In Italia è fra i 5 e i 7 litri come il Giappone, l’Islanda o la Cina. Infatti  nella classifica dei Paesi Ocse sull’abuso d’alcol al primo posto ci sono gli USA e all’ultimo l’Italia.
Infatti  il vino è solo il 12% rispetto al totale delle bevande alcoliche consumate da circa 2,3 miliardi persone nel mondo. Agli alcolici vanno aggiunti gli stupefacenti che spesso sono utilizzati in modo combinato, specialmente dai giovani, per accelerare l’effetto euforizzante.

IL CONTRASTO ALL’ABUSO D’ALCOL E L’EDUCAZIONE AL CONSUMO MODERATO DI VINO

Il contrasto all’abuso attraverso le azioni di educazione al consumo moderato sono state il perno della politica dei Paesi storicamente produttori come Italia, Francia e Spagna. Si tratta delle nazioni dove il consumo medio pro capite è calato maggiormente negli ultimi 50 anni. In Italia è ora di  35 litri all’anno e sembra essersi stabilizzato dopo un autentico crollo quando i consumatori saltuari hanno sostituito quelli abituali.

consumatori-itaiani-eventi-e-visite-dei-territori-del-vino

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WINE IN MODERATION -L’ART DE VIVRE

Forti delle notizie sugli effetti salutari del consumo moderato di vino i governi hanno lavorato per convincere la popolazione adulta a “bere poco ma bene” puntando sugli aspetti culturali del nettare di bacco, il suo ruolo di complemento della buona tavola e di uno stile di vita sano e socializzato. Infatti le campagne di comunicazione esplicitavano il progetto fino nel titolo “wine in modartion – Art de vivre
Evidentemente tuttavia, nei Paesi come la Gran Bretagna, dove il vino gioca un ruolo molto minoritario nei consumi e soprattutto negli abusi di alcol, la tattica del bere responsabile non funziona. Per questo, dal 2013 esiste una campagna che propone il gennaio di astinenza dagli alcolici dopo gli eccessi del Natale e Capodanno. Si tratta del “Dry January” lanciato dall’associazione “Alcohol change Uk” e sostenuto dall’Università del Sussex che ha evidenziato gli effetti benefici di un mese di astinenza sulla salute umana.

DRY JANUARY? BETTER NOT

Is abstinence from alcohol better than education for moderate drinking? The British say yes to dry January and perhaps even the French. In Italy not

By Donatella Cinelli Colombini

It must be said that in Italy the problem of alcohol abuse is much lower than in other consumer countries. If in fact in Russia, Ukraine, Poland, Hungary, Serbia, Romania, Czech Republic, Slovakia, Belarus, Lithuania and Portugal the average alcohol ingested in a year is 12.5 liters per person. In Italy it is between 5 and 7 liters as Japan, Iceland or China. In fact, in the ranking of the OECD countries on alcohol abuse in the first place are the USA and Italy is the last.
In fact, wine is only 12% of the total alcoholic beverages consumed by about 2.3 billion people in the world. To alcohol should be added drugs which are often used in a combined way, especially by young people, to accelerate the euphoric effect.

Il futuro del vino di lusso è femmina

Orientate ai vini biologici, sostenibili ed equi ma convenienti hanno un potenziale di spesa che aumenta, anche nel vino, con il loro reddito e ruolo sociale

Millennials USA

8-milioni-di-consumatrici- USA-comprano-vini-premium

Di Donatella Cinelli Colombini

Wine intelligence, la mega agenzia di analisi sul mercato del vino, con base a Londra, ha evidenziato come le donne siano in crescita fra i consumatori anche nel segmento dei vini premium cioè sopra i 15€ a bottiglia.

GLI UOMINI CONSUMANO IL 64% DEI VINI PREMIUM IN USA

Per trasformare questa tendenza in business bisogna che produttori e rivenditori ci credano e coltivino il segmento rosa con lo stesso impegno dedicato al mercato cinese e ai giovani perché le opportunità di crescita sono simili.
In Usa, Canada, Regno Unito, Giappone, Cina e Australia le donne comprano bottiglie meno care degli uomini. Solo il 35% spende più di 20 Dollari mentre per i maschi questa quota sale fino alla metà di chi consuma abitualmente vino.
Il report “US Premium Wine Drinkers 2019”, ci dice che 64% dei vini sopra i 15$ a bottiglia sono acquistati dal sesso forte. Su 22 milioni di consumatori USA di premium wines solo 8 sono donne.
Le donne hanno redditi più bassi come ben evidenziato dal gender gap, ma anche meno fiducia nelle proprie scelte per cui sono caute, anche nella spesa.

giovani e vino in USA

il-64%-dei-vini-premium-USA-sono-acquistai-dagli-uomini

C’è poi la componente dell’abitudine per cui sommelier e maitre consegnano ai clienti maschi la lista dei vini al ristorante.

COME INCENTIVARE IL CONSUMO FEMMINILE DI VINI PREMIUM

Il consiglio di Wine Intelligence è di investire tempo e risorse per creare vini e comunicazione adatti alle donne. Una strategia che potrebbe portare a un incremento dei consumi partendo da azioni come la creazione di carte dei vini destinate alle wine lovers donne e alle loro esigenze. Le donne fanno attenzione alla linea nella scelta del cibo e quindi del vino. Amano sperimentare e sono consumatrici infedeli … tenerne conto potrebbe essere un primo passo.

BARBARA TAMBURINI ENOLOGA DELL’ANNO BIBENDA

L’Enologo dell’anno 2020 – Oscar del vino dalla Federazione Italiana Sommelier – Bibenda di Franco Ricci è un’enologa. La toscana Barbara Tamburini

Di Donatella Cinelli Colombini

Laureata in Viticoltura ed Enologia all’Università di Pisa nel 2002, Barbara Tamburini ha in tasca anche il Diploma Universitario in Tecnologie Alimentari con Orientamento in Viticoltura.

CHI E’ BARBARA TAMBURINI

Allieva e poi collaboratrice di Vittorio Fiore, enologo di fama internazionale e di lunga esperienza, Barbara firma i vini di 15 importanti cantine in Toscana, Umbria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia. La sua grande competenza tecnica e l’attenzione ai dettagli le permette di far emergere gli elementi di riconoscibilità del vitigno, del terroir e dell’azienda in ogni realtà produttiva puntando sempre all’eccellenza qualitativa.

30.000$ per aver macchiato una borsa col vino rosso

Cosa succede se il vino rosso si schizza su una borsa di Hermès rosa? Chiesti 30.000$ di risarcimento al ristorante per aver scelto camerieri negligenti

Borsa Hermes molto costosa

Borsa Hermes molto costosa

Di Donatella Cinelli Colombini 

Il fatto è avvenuto nel settembre 2018nel ristorante dell’Alpine Country Club di Demarest ed ora è arrivato davanti alla corte superiore del New Jersey con la richiesta di risarcimento di 30.000$. Questa la cronistoria: la signora Maryana Beyder era a cena con suo marito quando un “cameriere negligente” ha sporcato di vino rosso la borsa di Hermès di colore rosa pallido che le era stata regalata per il suo trentesimo compleanno.

MACCHIE DI VINO SU UNA BORSETTA  DA 30.000$

La borsa non è più in produzione ma pare fosse molto costosa e per questo la donna chiese subito al Country Club un risarcimento consistente. Quando i gestori si rifiutarono di pagarlo lei si rivolse alla magistratura dicendo che avevano il dovere <<di fornire camerieri qualificati e competenti per le proprie attività e per la sicurezza dei suoi clienti>>. In questo senso era il Country Club a dover pagare il risarcimento e non il cameriere che, forse non avrebbe avuto i 30.000$ richiesti. L’importo è talmente enorme che persino il

nuova borsa rosa di Hermès quanto costa macchiarla di vino

nuova borsa rosa di Hermès quanto costa macchiarla di vino

portale britannico The Drink business ha riportato la notizia come esempio di cosa succede a un ristorante se incappa in una cliente decisa a ottenere un bel gruzzolo.

ALPINE COUNTRY CLUB CON CLIENTI  RICCHI E PREPOTENTI

Si tratta di un episodio davvero insolito perché la proprietaria della borsetta rosa ha dichiarato che il cameriere ha versato il vino un po’ ovunque e persino addosso al marito senza riuscire a fermare lo spruzzo rosso. Mi sono detta <<ma che razza di personale hanno all’Alpine Country Club>> e questo mi ha spinto a qualche approfondimento con esiti ancora più sorprendenti.

Il Cabernet è il più coltivato ma non il più amato

Il Cabernet è il vitigno più coltivato al mondo ma è anche il più amato? Una ricerca su Wine Searcher dimostra che i vini di uvaggio bordolese sono i preferiti

Di Donatella Cinelli Colombini

 

I big data sul vino, l’analisi informatica su uno dei più sconfinati portali esistenti al mondo, quello di Wine Searcher permette di capire quale vitigno piace davvero ai wine lover.

Female wine consumer

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IL CABERNET E’ L’UVA PIU’ COLTIVATA MA L’UVAGGIO BORDOLESE E’ IL PIU’ AMATO

Un esercizio che Don Kavanagh si è divertito a fare con la sua tipica ironia partendo da una domanda << il Cabernet è l’uva più coltivata al mondo, ma è la preferita?>> piace più il vitigno singolo o il blend tipo uvaggio bordolese?
Alla fine la vittoria dell’uvaggio bordolese è schiacciante ma con molti distinguo Paese per Paese.

In USA piace soprattutto il Cabernet (14%) ma l’uvaggio bordolese è secondo nell’interesse dei consumatori con solo mezzo punto percentuale di distacco. In Gran Bretagna invece vince nettamente l’uvaggio bordolese seguito da Pinot Noir, Chardonnay, Champagne e Valle del Rodano con il Cabernet solo settimo.
Anche in Cina è il blend bordolese a vincere e il Cabernet occupa il quarto posto preceduto da Pinot Noir e Chardonnay. Persino in Francia l’interesse degli appassionati è attratto dal blend con il Merlot piuttosto che dal Cabernet in purezza che risulta al 13° posto preceduto da Pinot, Merlot e il blend rossi del Rodano.

WineSearcher-App-2016

WineSearcher-analisi-sulla-preferenza-dei-consumatori

In Italia sono i vini a base di Nebbiolo e poi di Sangiovese quelli che attraggono maggiormente le ricerche degli appassionati seguiti da Pinot Noir, uvaggio bordolese e Champagne.
In Germania l’interesse si concentra sulla miscela di Bordeaux, Pinot Noir, Chardonnay e Nebbiolo.
Gli appassionati australiani cercano soprattutto Shiraz, Pinot Noir, uvaggio bordolese e Cabernet

LE UVE PIU’ COLTIVATE AL MONDO: CABERNET IN TESTA

I dati sul vigneto mondiale e le uve che vi sono maggiormente coltivate arrivano dall’Università di Adelaide e sono del 2010. Fra i 1271 vitigni censiti i più diffusi sono Cabernet Sauvignon e il Merlot, seguiti dall’Airen, dal Tempranillo e dallo Chardonnay. Venti anni prima lo stesso ateneo aveva individuato una top 5 molto diversa: Airen, Garnacha tinta, Rkatsiteli, Sultaniye, Trebbiano.

Cosa fa cambiare il mondo del vino

Clima, più valore e meno volume, brexit, la Cina, l’Est Europa e la piccola Asia. Ma guardiamo nelle liste dei vini britanniche per scoprire le nuove tendenze

Londra Donatella e Violante da Harrods

Brexit- Londra Donatella e Violante da Harrods

Di Donatella Cinelli Colombini

Il colosso delle indagini di marketing Wine Intelligence, ottimamente commentato dall’italiana WineMeridian, fa il punto sui 5 elementi che stanno modificando il settore del vino. Io ho aggiunto qualche commento.

CAMBIAMENTO DEL CLIMA

I vigneti vanno a Nord e vanno in montagna. Tutto diventa eccessivo: caldo, tifoni, incendi, inondazioni …. Ma nonostante questo il numero delle buone vendemmie e la qualità dei vini cresce costantemente anche nelle zone storiche.

CALANO I VOLUMI CRESCONO I VALORI

Napoletani in Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

Nuove tendenze del vino Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

I consumatori abituali sono sempre meno mentre aumentano quelli che gustano il vino solo in occasioni sociali, ma le loro scelte si concentrano su bottiglie più care. Maggiore attenzione alla salute, maggiore varietà di etichette e territori “da scoprire”, maggiore disponibilità di piccoli formati … Un ruolo importante hanno i competitori del vino come le bevande a base di cannabis e le birre artigianali.

BREXIT

I problemi sembrano scongiurati, almeno per il momento. Tutti speriamo in una maggiore consapevolezza dei vantaggi della collaborazione europea.
Altra “turbativa politica” sono i dazi USA.

CINA

Per la prima volta dal 2014 i volumi di vino importato sono calati nel 2018. Il segno positivo risiede nel contemporaneo aumento dei valori. I consumatori cinesi stanno iniziando a riconoscere la qualità del vino e rifiutare quelli low cost.

Chi guadagna col cibo?

I 5,1€ di guadagno che scaturiscono da ogni 100€ di consumi alimentari vanno soprattutto a poche potentissime multinazionali del cibo. Agli agricoltori 0,90€

I vini di Donatella Cinelli Colombini coi biscotti salati dell'Amiata

guadagno-de-cibo- e-piccole imprese biscotti salati dell’Amiata con i Doc Orcia e Chianti

di Donatella Cinelli Colombini

La filiera agroalimentare italiana è il primo settore economico del nostro Paese. Cioè il frutto dei nostri campi e dei nostri allevamenti, che arriva sulla tavola dei consumatori, ha fatturato totale di 538 miliardi di Euro pari alla somma del PIL di Norvegia e Danimarca.

FILIERA AGROALIMENTARE PRIMO SETTORE ECONOMICO ITALIANO

Una cifra enorme ha spiegato The European House Ambrosetti presentando il rapporto <<La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia>> e un valore aggiunto enorme di 119,1 miliardi di Euro. 4,3 volte le filiere e l’indotto di automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento ha commentato WineNews.
Nel wine and food lavorano 3,6 milioni di addetti in 2,1 milioni di imprese.

pasta with buffalo speck and grappa

pasta with buffalo speck and grappa

OGNI 100€ DI CONSUMI ALIMENTARI 17 VANO ALL’AGRICOLTURA CHE PRODUCE GLI ALIMENTI

Ma come si forma il prezzo di quello che arriva sulla nostra tavola? << Su 100 euro di consumi degli italiani il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori della filiera agroalimentare estesa>> ha precisato Ambrosetti.
La cosa più interessante riguarda i guadagni, 100€ di consumi alimentari produce 5,1 Euro di utili che vanno per il 43,1% all’industria di trasformazione alimentare, il 19,6% va all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il 17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione.

Barbara Sgarzi maestra di social media wine

Come si adoperano ed a cosa servono i canali social del vino. Barbara Sgarzi ci spiega, ad esempio perché il numero dei like vuol dire poco o niente

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di Donatella Cinelli Colombini

Per capire l’utilità del manuale Social media wine – Strategie, strumenti e best practice per comunicare il vino online (Apogeo pp 147, € 22,50), di Barbara Sgarzi trascrivo  alcuni esempi  che mi hanno particolarmente colpito al punto dal pensare di fare lo stesso al ristorante della Fattoria del Colle.

THIS IS NOT A SUSHIBAR UN ESEMPIO DI  SOCIAL MARKETING BEN RIUSCITO

Il ristorante This is Not Sushibar di Milano ha realizzato una particolare azione di social marketing con risultati spettacolari. La proposta era rivolta agli instagrammer e chiedeva  loro di postare un’immagine mettendo un tag al ristorate. Chi possedeva  fra 1.000 e 5.000 followers avrebbe ricevuto in cambio un piatto di sushi, due piatti per chi era seguito da 5 a 10.000 persone, quattro piatti per chi  aveva 50.000 seguaci e otto pietanze giapponesi da 50 a 100.000 mentre veniva offerta una cena gratis a chi  aveva un portafoglio di contatti superiore ai 100.000. Ebbene la proposta lanciata nell’ottobre 2018 su un solo ristorante ha portato, dopo un mese, ad un aumento del fatturato del 13,4% nell’intera catena con un ulteriore +7% a novembre. Il This is Not a Sushibar che aveva intrapreso l’iniziativa ha visto crescere lo scontrino medio da 36 a 41€.
Tutto questo coinvolgendo solo 133  influencer che con i loro post hanno raggiunto oltre sette milioni di potenziali clienti.

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SOCIAL MEDIA WINE – UN MANUALE PER CHI AMA IL VINO E VUOLE IMPARARE A USARE LA RETE

Un altro esempio dell’utilità del manuale di Barbara Sgarzi riguarda il turismo del vino. L’indicazione è talmente ovvia che mi ha fatto sentire una scema. Infatti io sono un’esperta di turismo del vino ma non ci avevo pensato. Il titolo del paragrafo è “Visite in cantina: vogliamo tanti post? Facciamo facile”.
Spesso la cantina è sotto terra dove non c’è collegamento telefonico. Quindi i nostri clienti, anche se stanno facendo una degustazione straordinaria, che vorrebbero postare in diretta per fare morire d’invidia i loro amici, sono scollegati. Se noi produttori desideriamo essere visti e allargare la rete dei nostri wine lovers perché non mettiamo il Wi-Fi in cantina? Basta un cartello che indica la password per la connessione e magari anche l’hashtag ufficiale dell’azienda per trasformare i partecipanti  alla degustazione in moltiplicatori di contatti.

                                                                       

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