Forum: vino e tanto altro

Sangiovese 2019 vendemmia dopo 4 giorni

Il colore del Sangiovese

Quando e come il mosto d’uva Sangiovese prende il suo bel colore delicato e brillante rosso ciliegia. Sangiovese e Merlot a confronto

Montalcino Vendemmia 2012 mosto Casato Prime Donne

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Di Donatella Cinelli Colombini

Appena pigiato il succo d’uva Sangiovese che entra nel tino di fermentazione è gelatinoso, torbido ma trasparente. Non come il Merlot che colora immediatamente il mosto.
Nelle vendemmie migliori quando la buccia dell’uva e la polpa arrivano a maturazione contemporaneamente, la colorazione del mosto è molto veloce perché le cellule esterne degli acini sono fortemente solubili. E’ possibile rilevare questa caratteristica toccando e assaggiando l’uva nella vigna ma anche analizzandola in laboratorio. Se infatti la quantità totale di polifenoli è molto influenzata dal calibro degli acini ed è tanto più alta quanto diminuisce la dimensione dei chicchi, la ricchezza di polifenoli estraibili dipende soprattutto dalla maturazione. Più è armoniosa e contemporanea di ogni parte del frutto più sale.

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IL COLORE DEL SANGIOVESE NELLA VENDEMMIA 2019

Nella vendemmia 2019 il contenuto di polifenoli estraibili del Sangiovese era altissimo, al punto da costringere le cantiniere a interrompere il contatto con le bucce, nella produzione del rosato, dopo solo tre ore dalla pigiatura, mentre normalmente serve mezza giornata per raggiungere la colorazione desiderata.
Generalmente il mosto di Sangiovese prende progressivamente colore nei primi tre giorni della vinificazione e poi lo intensifica e lo fissa durante la fermentazione tumultuosa anche grazie ai rimontaggi all’aria. Con il freddo invernale può avvenire una caduta del colore.

Lidia Caricasole-giovani-talenti-con-le-cantine-Pasqua

Giovani talenti, social e vino: l’esempio di Pasqua

Una ballerina, uno chef e un’artista. Giovani talenti, giramondo ma nati nel territorio diventano i testimonial di un’azione virale

Lidia Caricasole-giovani-talenti-con-le-cantine-Pasqua

Lidia Caricasole-giovani-talenti-con-le-cantine-Pasqua

Di Donatella Cinelli Colombini

La storia è talmente bella ed è un buon esempio così scintillante che vale la pena di raccontarla. Siamo nel 2017, Riccardo Pasqua amministratore delegato della veronese cantina di famiglia, va al City Business Festival di Vicenza per raccontare delle sue esperienze di lavoro in USA. Alla fine del convegno gli si avvicina una giovane e gli racconta di avere una sorella ballerina Lidia Caricasole che si era appena trasferita a New York. A soli 20 anni era una dei 12 ammessi alla scuola di ballo Julliard ed era “l’unica italiana della sua classe”.

LIDIA CARICASOLE GIOVANE TALENTO CHE COLLABORA CON LA CANTINA PASQUA

Diego Rossi.chef-stellato-giovani-talenti-con-le-cantine-Pasqua

Diego Rossi.chef-stellato-giovani-talenti-con-le-cantine-Pasqua

Riccardo Pasqua rimane colpito dalla storia di questa giovane veneta trapiantata nella grande mela per perfezionarsi in una delle scuole di danza più famose del mondo. Per questo decide di approfondire la conoscenza della famiglia Caricasole.
Da questo rapporto nasce il finanziamento degli studi di Lidia e poi l’idea di un’azione marketing che utilizza i video dei balletti di Lidia Carucasole nei canali social della cantina. E’ a questo punto che Riccardo Pasqua si rende conto della capacità di penetrazione dei giovani di talento all’interno dell’universo internet e si chiede <<e se trovassimo altri talenti veronesi all’inizio della loro carriera? Giovani da aiutare e che in cambio diventassero ambasciatori della nostra azienda? >> .

DIEGO ROSSI E GIORGIA FINCATO GIOVANI TALENTI DEL “TALENT NEVER TASTET BETTER” DI PASQUA

Nasce il progetto “Talent Never Tasted Better” – il talento non ha mai bevuto di meglio – e arrivano altri due giovani “stelle nascenti”. Si tratta di veronesi come la ditta Pasqua e vengono entrambi sponsorizzati: Diego Rossi, lo chef trentaduenne del celebre ristorante milanese Trippa e l’artista Giorgia Fincato di 35 anni che lavora a New York.
Pasqua ha insomma puntato su giovani innovativi e soprattutto nati nella sua stessa città.
I risultati sono stati impressionanti.

l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco

Le migliori enoteche del mondo

Wine Searcher ha selezionato le migliori 2826 enoteche del mondo e 1224 top merchands nel suo immenso data base internazionale di rivenditori di vini e alcolici

Di Donatella Cinelli Colombini

Si trovano in 167 città e in 32 nazioni e sono state scelte fra le 20.454 rivendite listate da Wine Searcher, in base alla ricchezza dell’assortimento e all’alta qualità dei sevizi offerti ai clienti come la presenza di personale competente e poliglotta, oppure l’offerta di assaggi.
Sono state assegnate medaglie d’oro, argento e bronzo ai più bravi delle 21 categorie relative al miglior portafoglio di Burbon, vini di Bordeaux o Borgogna, vini Cileni o Portoghesi, bollicine e Côtes du Rhône, Whisky di Malto ….e naturalmente vini italiani e persino vini toscani.

l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco

MIGLIORI-ENOTECHE-DEL-MONDO-Vino Nostro di San Francisco

LE ENOTECHE MIGLIORI DEL MONDO

La lista delle enoteche e wine merchants selezionati da Wine Searcher sono un’autentica mappa dei luoghi da visitare in tutto il mondo, utilissima per i wine lovers alla ricerca di scoperte enologiche ma anche per le piccole cantine desiderose di esportare che potrebbero spedire direttamente ai rivenditori esteri evitando di avere un importatore.
Il forte incremento di enoteche e merchands selezionati, rispetto all’edizione 2018 dipende dalla volontà di valorizzare le piccole enoteche indipendenti boutique che hanno un grande ruolo nel diffondere la cultura del vino.

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

ENOTECHE CON MIGLIOR ASSORTIMENTO DI VINI ITALIANI

Ecco il nome di alcuni vincitori per il migliore assortimento di vini italiani. In Italia il più alto gradino del podio è per l’enoteca romana Amor Divino. Ci sono poi i vincitori esteri come l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco di San Francisco che io ho visitato alcuni anni fa e merita pienamente il riconoscimento anche per l’ottimo lavoro di scouting su denominazioni e cantine anche meno note. Altre medaglie d’oro per le migliori liste di vini italiani a “50 Second Finish  ” in Brandeburgo, Germania ed a “Winebrands” a San Paolo del Brasile. 

Tenuta San Guido Sassicaia winery

Le più grandi cantine italiane 2018

Le  più grandi cantine italiane per fatturato, crescita, export, superficie dei vigneti, profitti … secondo la classifica della super esperta Anna Di Martino

Anna Di Martino

Anna Di Martino-le -più-grandi-cantine-italiane-2018

Di Donatella Cinelli Colombini  

Anna Di Martino, super esperta di vino e economia, ci regala anche quest’anno l’analisi delle grandi cantine italiane. E’ pubblicata dal Corriere della Sera ma nel sito di Anna viene illustrata più nel dettaglio.
Le cantine con business sopra i 100 milioni di Euro fanno da sole un terzo dell’intero giro d’affari del vino italiano (10,6 miliardi). Sono solo 21 ma da sole fatturano 3.745 milioni. Rispetto al 2017 entrano in questo club esclusivo le Aziende Lunelli -Cantine Ferrari e Vi.Vo. del Prosecco mentre Contri Spumanti  e Villa Sandi di Polegato stanno per arrivare a conferma del momento felice delle bollicine italiane.
Se allarghiamo lo sguardo all’intera compagine di 105 cantine analizzate da Anna Di Martino notiamo che, tutte insieme, producono 2 miliardi di bottiglie e raggiungono 6,5 miliardi di fatturato, cioè il 56% dell’intero giro d’affari del vino italiano. Rispetto al 2017 hanno accresciuto del 2% il loro peso a riprova di un processo di concentrazione che, sebbene inferiore a quello degli altri Paesi, tuttavia è in atto anche in Italia.

Tenuta San Guido Sassicaia winery

Tenuta-San-Guido-centina-più-profittevole-fra-le-grandi-cantine-italiane

Essere grandi aiuta, infatti mentre l’intero comparto del vino cresceva, nel 2018,  del 2,3% le grandi cantine mettevano a segno un +6,29% del loro business.

LECANTINE PIU’ GRANDI PER FATTURATO

Cantine Riunite e GIV Gruppo Italiano Vini                           615milioni di Euro
Caviro                                                                                              338milioni di Euro
Fratelli Martini                                                                              220milioni di Euro
Marchesi Antinori                                                                         213milioni di Euro

Fufluns-Filippo-Magnani

Il turismo del vino in Toscana (1)

Toscana, ha fatto da incubatore al turismo del vino italiano e poi dei tour operator del vino. Ora sperimenta i wine resort e la formazione dei Wine hospitality manager

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

La Toscana ha fatto da incubatore al turismo del vino in Italia dando vita alla giornata Cantine aperte il 9 maggio 1993 con cento aziende di produzione che si aprirono per prime, tutte insieme, nella stessa domenica. Anche la prima legge sulle Strade del Vino del 1999, ha avuto il toscano Flavio Tattarini come primo firmatario e le Città del Vino, associazione che coordina le municipalità dei distretti viticoli è nata nel 1987 a Siena dove ha ancora la sua sede.

Tutt’ora la Toscana primeggia nell’offerta enoturistica con un portafoglio diversificato e molto ben organizzato di cantine in cui i visitatori trovano punto vendita, sala da degustazione, winery tours e personale poliglotta. La delegazione toscana del Movimento Turismo del Vino è ancora oggi la più grande e attiva fra le associazioni regionali delle cantine aperte al pubblico.

TOSCANA ANTICIPATRICE DELLA NORMATIVE SUL TURISMO DEL VINO

Movimento del Turismo del vino Toscana

Storytelling-Cantine aperte-Movimento del Turismo del vino Toscana

Dopo che il referendum del 1993 abolì il Ministero del turismo, questa materia è delegata alle regioni. Circostanza che ha determinato grosse diversificazioni nella possibilità di sviluppare l’enoturismo in cantina nei diversi distretti del vino. In Veneto o in Lombardia, ad esempio, fino all’approvazione dell’emendamento alla Finanziaria 2018 del Senatore Dario Stefano e il successivo Decreto Ministeriale 2019 di Gianmarco Centinaio, le cantine avevano enormi limitazioni nella commercializzazione dei servizi turistici a pagamento. La Toscana invece ha normato le attività di accoglienza dei visitatori nelle aziende di produzione fra quelle ricreative e didattiche previste nell’agriturismo, di fatto anticipando le norme nazionali e dando una spinta decisiva al turismo del vino regionale.

TURISMO DEL VINO IN CANTINA

L’enoturismo è una delle tipologie di turismo in maggiore espansione all’interno del comparto enogastronomico che sta segnando incrementi da capogiro. Roberta Garibaldi, nel suo 2° Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Italia ha stimato + 21% nel 2016 +30% nel 2017 e + 48% nel 2018.

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Autunno da leonesse per le Donne del Vino

Cinque eventi uno dietro l’altro per le Donne del Vino con la Milano Wine Week e il panettone e l’arte del vino, la missione a Malta e il Forum internazionale a SIMEI

Di Donatella Cinelli Colombini

Donne-del-Vino-e-Milano-Wine-Week-Donatella-Cinelli-Colombini-Federico-Gordini

Donne-del-Vino-e-Milano-Wine-Week-Donatella-Cinelli-Colombini-Federico-Gordini

PANETTONE E L’ARTE DEL VINO

Inizio l’8 ottobre a Eataly Smeraldo a Milano per la conferenza stampa di presentazione del “Panettone e l’arte del vino” dell’Antica Pasticceria Muzzi. Un dolce da ricorrenza confezionato appositamente per le Donne del vino insieme a un opuscolo redatto da Cinzia Mattioli, Camilla Guiggi e Antonietta Mazzeo -coordinamento editoriale di Paola Bosani-  che contiene l’elenco dei vini da dessert di tutte le regioni, i consigli per servirli e 74 abbinamenti. Qualcosa di nuovo nell’offerta dolciaria e di utile per la diffusione della cultura del vino da dessert, infatti l’opuscolo redatto dalle 3 bravissime Donne del Vino sommelier, consente di imparare molto sui vini dolci italiani e il loro corretto servizio.

ASTA BENEFICA IN FAVORE DI UNA GIOVANE DESIGNER

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Donne del vino . AlessandraFedi-Asta-benefica

Ancora l’8 ottobre, all’interno della Milano Wine Week, in uno spazio messo a disposizione da Carlos Santos CEO di Amorim Cork Italia si svolgerà l’asta benefica dei vini delle Donne del Vino battuta da Alessandra Fedi. Il ricavato servirà per il Premio internazionale di Design  AWDA (Aiap Women in Design Award) che verrà assegnato a una giovane artista della comunicazione visiva come degna conclusione di un’annata dedicata al tema “Donne vino e design”. Maria Cristina Francescon, Cristiana Cirielli, Paola Longo e Fiammetta Malagoli saranno alla guida di questo importante appuntamento.

MILANO WINE WEEK E LA STRADA DEL VINO OLIMPICA

Le Donne del Vino sono presenti alla Milano Wine Week con altre due iniziative di cui una di grandi dimensioni espressamente creata da Federico Gordini patron di MWW come espressione della sua volontà di partnership. La “Strada del Vino olimpica” troverà un’anticipazione domenica 13 settembre a Corso Buenos Aires quando 40 cantine lombarde e venete offriranno i loro vini in assaggio all’interno dei negozi della celebre arteria milanese che, per un giorno, si trasformerà nella prefigurazione della Strada del Vino Milano-Cortina. I distretti enologici coinvolti sono Valtellina (Bormio con le sue piste partecipa ai  Giochi Olimpici Invernali 2026), Franciacorta, Valcalepio e Garda Bresciano. Per il Veneto Bardolino, Valpolicella, Monti Lessini, Soave, Colli Euganei e Prosecco Docg.

Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente-Doc-Orcia

Vino e barriques. Un amore finito?

Se trent’anni fa le barriques nuove attraevano produttori e consumatori oggi sembrano vecchie. Ma è vero? Oppure sono ancora il segno distintivo del vino top?

Di Donatella Cinelli Colombini

Casato-Prime-Donne-Montalcino-cantina-senza-barriques

Casato-Prime-Donne-Montalcino-cantina-senza-barriques

I wine critics e i più ascoltati sommelier parlano dell’affermarsi di un nuovo gusto che privilegia i vini più fruttati ed eleganti, più freschi e capaci di raccontare il territorio d’origine. Allo stesso tempo i produttori stanno adottando un nuovo atteggiamento snobistico nei confronti di chi sovraccarica di legni i vini trattandoli come roba vecchia, passata di moda.
La stampa inglese è incerta se applaudire al successo della sua crociata contro la parkerizzazione dei vini oppure rattristarsi per non avere più un argomento che ha tenuto banco per quasi vent’anni.

BARRIQUE NUOVE E GRANDI CHATEAUX FRANCESI

Angelus

Château Angélus-usa-il100%-di-barriques-nuove

A ben vedere, le grandi cantine francesi sembrano appena sfiorate dal cambiamento, Château Angélus che usava il 100% di barriques nuove spera di sperimentare il 90-80%.
Château Lagrange usa il 50% di botticelle al primo passaggio dal 1983 << One can still taste wines that were made between 2000 and 2010 in Bordeaux, and ‘treated’ to aging in 200 percent new oak. Today, most of these wines are oxidized, dry and tired>> possiamo assaggiare vini prodotti tra il 2000 e il 2010 a Bordeaux e ” trattati “per l’invecchiamento in rovere nuovo al 200 percento. Oggi, la maggior parte di questi vini sono ossidati, asciutti e stanchi ha detto Matthieu Bordes, direttore generale di Lagrange, a Wine Searcher.
Un’ammissione che fa riflettere. Infatti i grandi châteaux bordolesi riuscivano a mettere una bella distanza fra loro e gli altri anche attraverso investimenti milionari in barriques nuove tutti gli anni. Una situazione che richiama alla mente il motto scritto sull’ordine della giarrettiera “on y foie chi mal y pense” alla faccia di chi pensa male. In effetti io stessa, la primavera scorsa, ho fatto un assaggio di grandi vini bordolesi durante un evento organizzato da Wine Advocate-Robert Parker a Zurigo constatando che quasi tutti avevano un’impressionante impronta di ottimo legno nuovo. Difficile dunque dire se il woody taste sia davvero passato di moda oppure sia ancora una specie di garanzia richiesta per i vini da investimento visto che la maggior parte dei collezionisti crede che sia proprio la “concia” del rovere a garantire la durata nel tempo.

2019-Milano-Wine-Week

Milano Wine Week: 320 eventi in dieci giorni

Milano, capitale economica d’Italia, ha ora un evento del vino di prima grandezza dal 6 al 13 ottobre: 300 eventi e la presenza di tutte le cantine TOP

 

2019-Milano-Wine-Week

2019-Milano-Wine-Week

Donatella Cinelli Colombini

Milano la città dell’innovazione, della comunicazione, delle nuove tendenze … diventa protagonista del vino con un evento che sprigiona energia: 300 eventi in 200 location concentrati in soli 10 giorni e con il coinvolgimento di tutte le cantine e i personaggi che contano. Degustazioni, gastronomia, convegni, glamour, enoturismo …..

6-13 OTTOBRE MILANO WINE WEEK TRASFORMA LA CITTA’ DEL BUSINESS IN UN LUOGO GOLOSO

L’anima della Milano Wine Week è Federico Gordini, un simpaticissimo lombardo con una creatività straripante e una concretezza che lo aiuta a realizzare progetti grandiosi con la leggerezza di chi sta giocando. Insomma ha il colpo d’occhio e l’audacia del top manager ma anche l’allegria entusiasta di un DJ.
Milano Wine Week 6-13 ottobre trasformerà la capitale meneghina in una capitale del vino usando una formula simile al festival ma, da buoni lombardi, con meno glamour e più business. L’obiettivo è di far diventare l’evento annuale in qualcosa di stabile e propulsivo per l’intero comparto enologico a somiglianza della Camera della Moda. Accanto a Gordini la mente più sottile del giornalismo enologico italiano: Luciano Ferraro del Corriere della Sera.

Donne-del-Vino-alla-Milano-Wine-Week

Donne-del-Vino-alla-Milano-Wine-Week

Ci saranno i personaggi da copertina come Angelo Gaja, Piero Antinori, Matteo Lunelli ….. ma anche momenti più tecnici come il Milano Business Forum organizzato da Silvana Ballotta di Business Strategies con 5 tavoli di confronto: finanza, digitale, internazionalizzazione, commercio e innovazione/sostenibilità.
Spazio ai giovani con il Wine Generation Forum dove Agivi – Giovani imprenditori vitivinicoli saranno chiamati a scrivere il Manifesto delle nuove generazioni del vino.

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

Spumante batte Champagne e l’Italia brinda

Champagne & Sparkling Wine World Championships, più importante concorso mondiale per le bollicine, vince Ferrari trascinando al successo la squadra italiana

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

di Donatella Cinelli Colombini

Sembra un sogno! La squadra italiana dei produttori di Spumante ha battuto quella dello Champagne a Londra nel concorso più importante del mondo The Champagne & Sparkling Wine World Championships, una competizione creata da Tom Stevenson che già dal nome dichiarava un orientamento chiaramente francofilo.

Ferrari Sparkling Wine Producer of the Year 2019

Le cantine Ferrari di Trento avevano già vinto due volte il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year nel 2015 e nel 2017 ma quest’anno hanno guidato al successo l’intera squadra italiana superando di slancio quelli che, almeno sul piano della reputazione, sembravano imbattibili: gli Champagne. Ed ecco 15 ori per Ferrari che lascia al secondo posto Louis Roederer cioè Cristal e una cascata di medaglie per gli altri partecipanti tricolori: su 185 medaglie d’oro e 212 d’argento assegnate dai giudici, le cantine italiane fanno un bottino di 71 ori e 89 argenti mentre i francesi si fermano a 61 e 44.

La Vendemmia 2015 Montenapoleone Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino Antinori

La Vendemmia 2015 Montenapoleone Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino Antinori

Un successo che lascia a bocca aperta e diffonde entusiasmo in tutto il modo del vino italiano. Bravi i Lunelli, una famiglia straordinaria sotto il profilo umano, imprenditoriale e professionale. Bravi come enologi, bravi nel creare la squadra all’interno dell’azienda e nel territorio dove ci sono i loro 650 conferitori d’uva, bravi nel creare una rete commerciale solida e bravi nell’accettare sfide mondiali senza timori reverenziali. Di recente il brindisi Ferrari agli Emmy Awards ha avuto una risonanza mondiale. Bravi anche nel diffondere la convinzione di poter vincere fra i colleghi per ottenere una vittoria in squadra che segna una svolta nella percezione delle bollicine italiane. Fino ora, i nostri spumanti primeggiavano sui volumi e sui prezzi ma non certo sulla qualità o l’immagine.

Ministra-Teresa-Bellanova

Ministra Teresa Bellanova fra speranze e timori

L’hanno attaccata subito con ferocia ma a noi agricoltori non interessa come si veste bensì quello che Teresa Bellanova sarà capace di fare come Ministra

di Donatella Cinelli Colombini

Ministra-Teresa-Bellanova

Ministra-Teresa-Bellanova

Cara Ministra Bellanova, lei ha tutto il diritto di vestirsi come vuole. Chi ha criticato il suo vestito azzurro della cerimonia di giuramento, ha fatto una cosa inutile, cattiva e sbagliata. Anch’io sono grassottella ma non faccio l’indossatrice e vengo giudicata su quello che dico e che faccio non dal look.
Oppure per avere un ruolo nella società e nel lavoro bisogna assomigliare alle veline?

TERESA BELLANOVA  DA BRACCIANTE A MINISTRA

Non è colpa sua se non ha un titolo di studio. Andare a lavorare a 14 anni, non è un demerito. Se mai devono vergognarsi quegli sfaticati che parcheggiano a scuola e poi all’ università per anni senza imparare niente perché tanto c’è la paghetta dei genitori che dura fino a 35 anni!
Anzi, non mi meraviglierebbe scoprire che Teresa Bellanova, sul diritto del lavoro, è più ferrata di un avvocato giuslavorista.

LA DIFFICOLTA’ DI DIFENDERE GLI INTERESSI ITALIANI A BRUXELLES

Il problema è un altro: quando andrà a Bruxelles a trattare con i ministri dell’agricoltura francesi, tedeschi, polacchi, olandesi … che magari parlano inglese e francese, ma soprattutto sono spalleggiati da ottimi staff tecnici dei loro ministeri, la nostra Teresa riuscirà a difendere gli interessi delle 600.000 imprese agricole italiane?
Purtroppo il Mipaaft – Ministero dell’agricoltura negli ultimi 20 anni ha accumulato una dirigenza con molte relazioni politiche e deboli competenze tecniche. Le cose sono andate sempre peggio con una progressiva difficoltà nella redazione delle normative e dei bandi e autentici pastrocchi tipo il bando OCM di tre anni fa con le graduatorie cancellate e rifatte oppure la dematerializzazione dei registri del vino SIAM che doveva alleggerire il lavoro burocratico delle cantine e invece l’ha raddoppiato per cui, a distanza di due anni, il sistema governativo non dialoga ancora con quello della Repressione Frodi e della certificazione biologica.

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Liber Pater, il vino più caro del mondo

30.000€ a bottiglia per ognuna delle 250 Liber Pater 2015 di stile pre fillossera- che verranno vendute a settembre dal visionario produttore Loïc Pasquet

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Parto dal programma di Fabrizio Bindocci neo eletto presidente del Consorzio del Brunello che ha dichiarato a Luciano Ferraro del Corriere della Sera – Divini <<bisogna aumentare la qualità anche riducendo la quantità. E poi il Brunello deve essere pagato per il suo valore>>. Parole su cui tutti noi produttori di Montalcino siamo d’accordo.

MENO BOTTIGLIE, PIU’ QUALITA’ E PREZZI PIU’ ALTI PER IL BRUNELLO

Tuttavia, per essere attuate, richiedono un immenso lavoro di marketing e comunicazione sia individuale delle cantine, sia collettivo del Consorzio. Poi ci vogliono delle sfide, atti di coraggio che sono davvero difficili. Tutto è possibile e gli esempi da imitare non mancano, ma la strada è tutta in salita.
Puntare sul lusso, come vent’anni fa, non da più risultati
salvo in Russia o in Cina ma non so quanto dureranno. La civiltà e il sentiment dell’umanità va da un’altra parte, cerca vini, luoghi, esperienze uniche e irripetibili ma anche piene di significati.

Un contributo importante a capire cosa sta succedendo è l’arrivo del vino più caro del mondo.

LOIC PASQUET E LIBER PATER

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Lo sta producendo Loïc Pasquet, l’uomo che ha creato Liber Pater la cantina che attualmente detiene il prezzo medio a bottiglia, più alto di qualsiasi vino di Bordeaux, $ 4200. Pasquet ha dichiarato a Wine-Searcher che l’annata 2015 che sarà messa in vendita a settembre costerà 30.000 € a bottiglia. Sarà il vino -franco cantina- più caro del mondo.
E’ questo l’argomento principale del mio post perché il progetto visionario da cui nasce questo vino è uno specchio delle nuove logiche del mercato e persino dell’enologia: la costruzione delle piccole serie inimitabili ed estreme. Non la ricerca di una qualità eccelsa ma la proposta di qualcosa di diverso e raro. Siamo in un ambito completamente diverso da un La Tâche di Romanée Conti con i suoi miti e ancora diverso da successi più recenti come quelli dei vini della “Grande Dame” della Borgogna Lalou Bize Leroy oppure delle bottiglie del produttore considerato fra i padri dell’enologia moderna, Henri Jayer. Tutti questi vini cercano una perfezione assoluta, una bellezza splendente.

LIBER PATER IL RITORNO ALLO STILE PRE FILLOSSERA

Liber Pater è un progetto completamente diverso che ha il sapore del nuovo millennio e di un nuovo sentire.
Basta aprire il sito per capire di avere davanti qualcosa di visionario ma anche geniale sotto il profilo del marketing.
I video mostrano antichissime foto di vignaioli e il commento molto evocativo ripete sempre la stessa parola “purezza”.
L’incredibile sfida di Loïc Pasquet, vignaiolo di Poitiers, inizia nel 2006, quando arriva nelle Graves, con l’obiettivo di ritrovare il gusto dei vini di Bordeaux com’erano nel 1855 prima della fillossera.

La nobiltà, il talento e l’arroganza nel vino

Più sono nobili e più sono gentili, più producono grandi vini e meno arie si danno. Ma ci sono produttori molto arroganti. Come individuarli e difendersi

Angelo-Gaja-solo-lui-può-permettersi-di-non-avere-il-sito

Angelo-Gaja-i-produttori-davvero-grandi-non-sono-mai-arroganti

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono reduce da una brutta esperienza con un produttore di grande ambizione, di grande supponenza, di grande egocentrismo e di grande cattiveria. Non un piccolo eccellente e nemmeno uno che ha fatto miliardi in un altro campo e vuole ora primeggiare con le sue bottiglie, non parlo di uno che è grande davvero tipo Angelo Gaja o Piero Antinori…. Mi riferisco a un imprenditore che produce milioni di bottiglie destinate principalmente ai supermercati e recentemente ha costruito un’azienda agricola con cantina dove ogni elemento è ispirato al lusso e pretende di stare su un piedistallo rispetto a tutti gli altri.
Mi sono detta <<stiamo alla larga, è un pericolo per sé, rovina la vita a chi ha vicino e può distruggere le associazioni di cui fa parte>>. Poi ho pensato <<forse sono troppo drastica>> e allora mi sono messa a cercare in internet scoprendo che la mia prima decisione era quella giusta.
Nella mia lunga (purtroppo) carriera nel vino ho incontrato solo tre produttori enormemente arroganti: due donne e un

Piero Antinori mostra il Tignanello n°1

Piero Antinori-i-produttori-veramente-nobili-e-di-grande-talento-non-sono-arroganti

uomo. Ne ho conosciuti tanti abbastanza arroganti ma anche abbastanza intelligenti da limitare gli eccessi. Si tratta di persone capaci, ammirate, di successo ma con una tale voglia di primeggiare da risultare intolleranti, conflittuali, capaci di far del male al prossimo senza rimorsi.
Per questo ho pensato di descrivervi i caratteri della persona arrogante in modo che, se ne incontrate una, vi teniate alla larga. Della serie “meglio perderli che trovarli”.
C’è un elemento rivelatore nel linguaggio: l’uso delle tre parole che Papa Francesco ci consiglia di usare <<per favore, grazie, scusa>>. L’arrogante non le dice mai.

LA DESCRIZIONE DELL’ARROGANTE

I comportamenti della persona arrogante sono ben noti come espressione di disturbi della personalità e sono da considerarsi antisociali. L’arrogante è chiuso nel suo mondo egocentrico e quindi vive poche esperienze di confronto con gli altri. Cerca costantemente di mettersi al di sopra del prossimo, di ostentare quello che gli altri non hanno. Basta una piccolissima critica, basta che, anche non volendo, venga messo in dubbio il suolo ruolo, la sua bravura o l’immagine che vuole dare di sé stesso, che l’arrogante diventa furioso e aggressivo.
L’arrogante vuole che il mondo giri intorno a lui, è pieno di sé, si attribuisce meriti che non ha, per cui crea intorno un’atmosfera illusoria e si infuria quando qualcosa esce da questo schema. Ha pochi amici con rapporti alterni di amore-odio. Borioso sfugge il confronto con gli altri e pensa che il suo punto di vista sia l’unico interessante, vuole avere sempre ragione in qualunque discussione.

SOLA-vigneti-bio

Sola: sostenibili organici low alcohol alternativi

Sola è la sigla che riassume le attuali tendenze del vino nel mondo:  bio ed etica, ma anche salutismo e quindi poco alcol e l’essere “free from”

SOLA-vigneti-bio

SOLA-vigneti-bio

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una nuova sensibilità che mette l’alimentazione al centro del cambiamento del mondo. La nutraceutica cioè l’utilizzo di prodotti naturali per curarsi al posto di quelli derivati dalla sintesi chimica <<l’agricoltura deve trasformarsi per rispondere alle nuove esigenze della salute umana>> ha detto Valentino Mercati patron di Aboca.

ALIMENTAZIONE PER IL BENESSERE DEL CORPO

L’alimentazione sana e salutare in Italia è diventata una religione e persino un’ossessione collettiva come ha scritto Albino Russo nella sua analisi sociologica dei consumi (Rapporto Coop 2018). Per questo l’alto contento d’alcol fa accendere il semaforo rosso specialmente alle donne che hanno meno capacità di

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

metabolizzarlo.
A questo si aggiunge la richiesta di rispetto ambientale e di etica.

SOLA: SOSTENIBILE, ORGANICO, LOWER ALCOHOL ALTERNATIVO

L’analisi di questo universo valoriale che riguarda anche il vino è in GLOBAL SOLA: Opportunities in sustainable, organic & lower alcohol wine” pubblicato da Wine Intelligence, l’agenzia che più di ogni altra approfondisce le tendenze e gli stili di consumo.

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Lavorare nel vino: dal CV al colloquio di assunzione

Gli errori più frequenti, le cose da mettere in evidenza e le precauzioni per chi cerca lavoro nel vino e per le cantine che vogliono assumere

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Quelle che seguono sono le mie convinzioni frutto di decine e decine di colloqui di assunzione.
Cominciamo dal curriculum. Il responsabile del personale o il recruiter incaricato di assumere ne prende in mano decine ogni mese ma prosegue con il colloquio di assunzione solo con una piccola parte dei candidati.
Per questo il CV di chi vuole lavorare nel vino va scritto nel modo giusto.

PREMESSA CHI CERCA DI CAMBIARE VITA E NON SOLO L’ASSUNZIONE

La ricerca del lavoro a volte si mescola con il desiderio di fuga dal proprio vissuto. Ebbene nella stragrande

Assunzioni-lavorare-nel-vino

Assunzioni-lavorare-nel-vino

maggioranza dei casi vengono assunte le persone con le competenze adatte per quel determinato lavoro non quelle che lo sognano senza saperne quasi niente.
Ricevo spesso e-mail del tipo <<sono un chimico e lavoro in un’industria farmaceutica a Milano ma sogno di trasferirmi in Toscana e coltivare la terra>>. Questa persona riceverà un diniego gentile. Soprattutto per quanto riguarda il primo impiego va cercato nel proprio territorio e nell’ambito delle proprie competenze. Solo dopo, a carriera iniziata, è possibile delocalizzarsi facendo addirittura un salto in avanti nella carriera.
Chi invece vuole cambiare ambito si prepari a ricominciare dal gradino più basso e se si sposta avrà il problema di pagarsi un alloggio.

QUAL’È LA CANTINA DI SUCCESSO PER VINO VIP: COMMERCIALE O AGRICOLA?

A Vino Vip il confronto fra le cantine con vigneto con quelle commerciali rivela che le prime sono immediatamente più remunerative ma alla lunga la vigna paga

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino Vip a Cortina, l’appuntamento annuale organizzato dal Direttore di Civiltà del Bere Alessandro Torcoli riunisce le più prestigiose cantine italiane, propone degustazioni e incontri utili al business insieme a conferenze e seminari di grandissimo interesse.
Ero stata invitata anch’io, in rappresentanza delle Donne del Vino, ma proprio non sono riuscita ad andare. Troppi appuntamenti … e niente VinoVip, peccato!

VINO VIP 2019 SVELA QUALI SONO LE CANTINE DI SUCCESSO

 

Lo straordinario interesse di VinoVip 2019 nasce dallo studio “Le variabili del successo”, firmato dal professor Luca

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

Castagnetti, a capo del Centro Studi Management DiVino. Un’analisi che ribalta le più radicate convinzioni: le cantine commerciali fanno profitti e quelle agricole arrancano sommerse dai mutui.
Nel numero 227 -2018 di Wine Economics, Stefano Castriota,dell’Università di Bolzano, pubblicò un saggio dimostrando che i vini che fanno guadagnare non sono quelli di eccellenza. Secondo lui, infatti, chi guadagna di più sono gli imbottigliatori perché gli enormi investimenti richiesti dall’acquisto di vigneti, cantine, attrezzature enologiche, creazione del brand e della rete commerciale … produce un innalzamento qualitativo del vino ma manda in rosso i bilanci. Viceversa i commercianti comprano vini mediocri, li imbottigliano con la loro etichetta e concentrano gli investimenti per venderli. Il capitale investito è minimo e quindi anche se la marginalità sui vini venduti è piccola alla fine, questo tipo di impresa, guadagna di più.

                                                                                               

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