Forum: vino e tanto altro

I vini australiani più cari e reputati

Penfolds e Henschke Hill sono i più famosi ma non i soli vini australiani di alta qualità e di alto prezzo. L’enologia australiana non è solo Yellow Tail

 

Vini australiani più cari: Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port

Vini australiani più cari: Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port

Di Donatella Cinelli Colombini

Yellow Tail, con il suo enorme successo è diventato il simbolo di un’enologia australiana indirizzata su vini ben fatti, piacioni e a basso costo. Un’immagine che banalizza una realtà produttiva molto più articolata e piena di eccellenze: dagli sparkling della Tasmania, al Riesling, fino a grandi rosé e Pinot Noir.

 

VINI AUSTRALIANI FRA JELLOW TAIL E GRANGE

I vini australiani premium sono l’argomento di due articoli di James Lawrence e di Natalie Sellers su Wine Searcher che ci aiutano a scoprire le eccellenze enologiche dell’isola dei canguri. L’ente governativo “Wine Australia” ha lavorato bene per ampliare i mercati ottenendo grosse crescite in Asia e soprattutto un bel successo in Cina. Nel gigante asiatico, le etichette australiane hanno beneficiato della nuova tassa di importazione sui vini USA e sono riuscite a introdurre numerose bottiglie di alto prezzo.
Contemporaneamente, nell’importantissimo mercato statunitense, lo Shyrah sta vivendo un momento molto favorevole e questo mette il turbo agli australiani che hanno proprio nello Shyrah la loro varietà regina.
Insomma l’immagine di vini australiani polposi, banali e allegri rimane anche perché è la parte più rilevante della loro produzione e del loro export, ma le vendite di bottiglie super premium della calda Barossa Valley e della fresca Eden Valley stanno sfornando autentici capolavori in bottiglia.

 

I 10 VINI AUSTRALIANI PIU’ CARI

Vini australiani più cari: Bass Phillip Reserve Pinot Noir

Vini australiani più cari: Bass Phillip Reserve Pinot Noir

Ecco la lista delle bottiglie più care d’Australia:

1. Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port, Barossa Valley – si tratta di un vino fortificato. Il rating medio dei wine critics è di 95/100 ed il prezzo è molto elevato $ 5.660 per 750Cl.

2. Penfolds Bin 170 Kalimna Vineyard Shiraz, Barossa Valley – probabilmente il produttore di vino più famoso d’Australia. Cantina fondata nel 1844 e celebrata per i suoi Shiraz e Cabernet Sauvignon di fascia alta. Il Bin 170 ha un giudizio medio della critica di 94/100 e un prezzo di 1.356 $.

3. Bass Phillip Reserve Pinot Noir, Gippsland – fondata nel 1979. Dopo aver operato in modo biologico per molti anni, i vigneti di Gippsland sono biodinamici dal 2002. Ha una grande reputazione per i vini a lungo invecchiamento e punta sul Pinot Noir. Punteggio medio di 94/100 e prezzo di $ 675.

4. Torbreck The Laird, Barossa Valley – specializzato nell’utilizzo di vecchi vigneti nelle varietà Shiraz, Grenache e Mourvédre Punteggio medio di 93/100 e prezzo medio di $ 626.

DALL’IMMAGINE DIGITALE AL BUSINESS DELLA CANTINA 4

E’ importante essere visti ma anche apparire veri, simpatici, diversi perché i numeri delle visualizzazioni web si trasformino in fiducia, affezione e vendite

 

Dall'immagine digitale al business in cantina

Dall’immagine digitale al business in cantina

di Donatella Cinelli Colombini

L’argomento vino e digitale riguarda anche il modo con cui la cantina è percepita virtualmente e le interazioni con le nuove figure di influencer. Due argomenti con molti punti di contatto. Il sito non è più solo una vetrina dove i potenziali buyers trovano notizie sull’azienda e sui vini, anche se persino questo aspetto è più importante di prima visto che pochissimi importatori vengono in Italia. Ora il sito va considerato parte di una ragnatela di canali comunicativi con cui la cantina si racconta e dialoga con i suoi clienti, amici e followers. Un modo di rappresentarsi dinamico, tecnico e in continua evoluzione in cui è difficile trovare il giusto compromesso fra autenticità e illusione. Infatti offrire un’immagine di sé felice e dorata, suscita ammirazione e forse crea anche opportunità di business ma allontana dal vissuto vero, dalla natura e dai valori che sono invece i punti di forza su cui costruire il proprio futuro. Meglio quindi essere autoironici, emozionanti, colorati … ma non finti.
I numeri delle visualizzazioni giornaliere contano e farle aumentare comporta un grosso lavoro ma, insieme alla catalogazione e alla profilazione dei visitatori e dei clienti privati, è il solo modo per far funzionare l’e-commerce aziendale e le prenotazioni enoturistiche.

 

Fabrizio Nonis: Dall'immagine digitale al business in cantina

Fabrizio Nonis: Dall’immagine digitale al business in cantina

DAL DIGITALE ALLA VENDITA DI BOTTIGLIE E VISITE

Non fraintendiamo i numeri dell’e-commerce. Nel mondo, una bottiglia di vino ogni 10 è venduta online ed il lockdown ha accresciuto velocemente questo mercato, tuttavia il grosso del business passa dai “pure players” e non dalle cantine. In Italia l’80% dell’e-commerce enologico è in mano a Tannico, Vino.com, Callmewine, altri siti specializzati, supermercati e Amazon (dati Nomisma WineMonitor).
Il dialogo virtuale fra la cantina e la sua community dipende prevalentemente dall’attività di comunicazione social e dalla condivisione di immagini e contenuti, tuttavia beneficia di interazioni con il reale per cui vive anche fuori dal monitor. Una dimensione che viene sviluppata soprattutto attraverso l’invio periodico di newsletter o, più frequentemente, con un wine club. Questa proposta sta riscuotendo un crescente interesse: il 36% delle cantine intervistate da Nomisma Wine Monitor in occasione di Wine2Wine 2020, intende attivarlo nel futuro prossimo. Si tratta di un contenitore che ha uno spazio permanente ed un invio periodico di inviti ad eventi esclusivi. I membri del club ricevono proposte di shopping di bottiglie a prezzi o condizioni di favore oppure altre opportunità di esperienze, incontri riservati in cui, la cantina e la gente che ci lavora si materializzano e entrano in vera relazione con il cliente-amico.

 

INNOVAZIONE E DIGITALE NELLE CANTINE TURISTICHE 3

L’ accelerazione impressa dalla pandemia all’uso del digitale ha fatto scoprire al vino italiano quanto fosse pericolosamente indietro sui competitori esteri

 

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

di Donatella Cinelli Colombini

La pandemia ha enormemente aumentato l’uso del digitale e il vino italiano ha scoperto improvvisamente che l’arretramento rispetto alle cantine australiane, californiane e persino cinesi, nell’uso dei mezzi elettronici, era un enorme problema. Sarebbe servito avere una mailing list di clienti privati, un wine club già attivo, un sito con migliaia di accessi giornalieri in modo che l’e-commerce vendesse molte bottiglie …. Ma quante cantine li avevano? E come rimediare a queste carenze in un momento in cui il turismo, soprattutto estero, era in piena crisi?
Anche su questi argomenti i campanelli d’allarme suonavano da anni ma nessuno li ascoltava e solo le difficoltà commerciali causate dall’epidemia hanno aperto le orecchie dei produttori facendo fare investimenti sull’innovazione che, in un momento difficile, sono risultati anche più onerosi.

 

MAILING LIST DEI CLIENTI PRIVATI

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

Il caso più eclatante è la raccolta dei nomi dei visitatori con le schede di liberatoria per la privacy. Ricordo di averlo suggerito già nel mio primo manuale sul turismo del vino, nel lontano 2003, ma recentemente ho ascoltato un divertente webinar di WineMeridian, in cui la mancanza della mailing list dei clienti privati diventava fonte di dileggio data la generalità del problema <<non ce l’ha nessuno>> ho sentito dire a Lavinia Furlani. Eppure era evidente a tutti che l’enoturista soddisfatto fosse un cliente molto fidelizzabile e fosse molto meno costoso trasformarlo in un acquirente fedele piuttosto che cercarne uno nuovo. Così come era sotto gli occhi di tutti l’esempio delle altissime percentuali di vendita diretta delle cantine californiane dove i visitatori-compratori vengono censiti e profilati per proporre loro le nuove annate del vino e gli appuntamenti esclusivi. Database costruiti negli anni, che consentono ai produttori a stelle e strisce di vendere direttamente gran parte della produzione.
Esempi da imitare che, tuttavia solo ora vengono imitati.
La tecnologia viene ora percepita come uno strumento indispensabile per il turismo e il business del vino: indicizzarsi, georeferenziarsi, dialogare con il clienti, diversificare la propria immagine sono diventati dei must per tutte le cantine italiane.

 

Massimo Garavaglia e il Ministero del turismo da costruire

Quella di Massimo Garavaglia somiglia alla “Mission Impossible” del celebre film. Il turismo al collasso e il suo Ministero con pochissimi uomini e mezzi

di Donatella Cinelli Colombini

Massimo Garavaglia

Come sappiamo il Ministero del Turismo fu soppresso a seguito di un referendum nel 1993. E’ rimasto un dipartimento quasi sempre associato al Ministero dei Beni Culturali salvo il breve periodo in cui avvenne un trasferimento all’Agricoltura piuttosto burrascoso con molti dipendenti che non accettavano di cambiare ministero e altri episodi che ridussero la già modesta attività degli uffici. Da quasi trent’anni le risorse e le competenze sul turismo sono state assunte dalle regioni. Un frazionamento che ha indebolito il brand Italy sui mercati mondiali ed ha aumentato i costi.

UN MINISTERO TUTTO DA COSTRUIRE

Quindi Garavaglia avrà a disposizione alcuni uffici con poco personale, all’interno del MIBAC guidato da Dario Franceschini.
C’è da sperare che almeno qualche funzionario molto forte in marketing turistico ci sia perché il neo Ministro non ha competenze in materia e farà fatica a entrare in una materia complessa e in continua evoluzione.

Massimo Garavaglia Ministro del Turismo

Per avere un’idea delle dimensioni enormi di questo comparto, il business turistico mondiale era, nel 2019, 1300miliardi mentre quello del vino 200. Il turismo è un settore con players enormi e muove investimenti giganteschi.

Per rendersi conto della situazione in cui opera il Ministro Garavaglia basta aprire i siti nazionali del turismo Italia.it e Visititaly.eu ….. ma poi non mettetevi a piangere.

CHI E’ MASSIMO GARAVAGLIA

il nuovo Ministro del Turismo  Massimo Garavaglia ha 53 anni e due lauree, una in Economia e Commercio all’Università Bocconi e l’altra in Scienze Politiche alla Statale di Milano. E’ stato sindaco di Marcallo con Casone, deputato e poi senatore, il più giovane della storia della Repubblica Italiana. Nel 2013, per un breve periodo, è stato Assessore regionale al Bilancio della Regione Lombardia. E’ stato Viceministro dell’Economia nel governo Conte.

Da questo curriculum si deduce una buona competenza economica ma, purtroppo, nessuna esperienza sul turismo. Un problema vista la struttura del suo Ministero e la dimensione dei problemi che dovrà fronteggiare.
Infatti il turismo è il settore più colpito dalla pandemia. In Italia, prima del covid, arrivavano 64,5 milioni di turisti esteri all’anno che si sono dimezzati nel 2020 con un azzeramento dei viaggiatori statunitensi, canadesi, brasiliani, giapponesi, cinesi cioè dei segmenti più ricchi.

NEL RECOVERY PLAN MANCANO LE RISORSE PER IL TURISMO

Massimo Garavaglia

Il compito del Ministro Garavaglia è riattivare questi flussi ma c’è un ulteriore problema: nel “Proposta di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” meglio conosciuto come “Ricovery plan” non c’è neanche un riferimento a mare, montagna, termale, enogastronomia … niente solo una frase che cita le strutture ricettive. Nella sezione dedicata a “Turismo e cultura 4.0” che consta di 7 pagine, si parla di musei, chiese, industria del cinema e centri storici anche nelle zone rurali.

Quindi il Ministero del turismo ha davanti un problema enorme ma è quasi senza portafoglio. Mi chiedo come farà visto che nel 2018 Expedia Group e Booking Holding hanno investito complessivamente 10,6 miliardi di dollari in campagne online e sono pronti a mettere in campo cifre simili appena il grande business ripartirà.

Festa delle Donne e le Donne del Vino fanno festa

La vite simbolo di vita e un fiocco verde simbolo di sostenibilità con le Donne del Vino sorridenti sono le immagini della Festa 2021 tutta online

 

Donne Vino e Ambiente - Festa delle Donne del Vino 2021

Donne Vino e Ambiente – Festa delle Donne del Vino 2021

di Donatella Cinelli Colombini

Ho scritto alle 900 Donne del Vino di tutta Italia invitandole a partecipare alla 5° edizione della Festa, chiedendo <<volti sorridenti per mostrare al mondo chi non si arrende di fronte alle difficoltà ma anzi guarda lontano verso un futuro sostenibile e sereno>>.

 

FESTA DELLE DONNE DEL VINO  E IL PIEDE ROTTO DI DONATELLA

Ma io ero nel pronto soccorso dell’ospedale con un piede fuori uso. <<Lei ha una brutta frattura>> mi avevano detto dopo le radiografie <<tre malleoli rotti e una lussazione>>. Si perché quando io mi faccio male è un’azione in grande. Ho passato l’ultimo mese fra ospedali, chirurghi (quello di Siena bravissimo si chiama Eduardo Crainz), sedia a rotelle, impacchi di ghiaccio e un giramento di scatole …..
Uno dei momenti TOP è stato quando sono andata nella vigna per le fotografie della campagna online. Saltellare su un piede nel terreno zappato è difficilissimo. Anche se avevo due uomini che mi reggevano, come fossi un sacco di patate, ho avuto paura di rompermi l’altro piede e mi sono aggrappata al palo di testa del filare verniciato di verde e infiocchettato con la coccarda simbolo della Festa del Donne del Vino.

Donatella Cinelli Colombini - Donne Vino e Ambiente - Festa delle Donne del Vino 2021

Donatella Cinelli Colombini – Donne Vino e Ambiente – Festa delle Donne del Vino 2021

Il simbolo di sostenibilità e speranza in quel momento mi sembrava l’ancora di salvezza.
<<Volti sorridenti>> facile a dirsi!

 

VITE E’ VITA, SIMBOLO DI UN ANNO DEDICATO ALL’AMBIENTE

Io ero stravolta, pallida e con la smorfia di chi sta per svenire. Il tutto mentre la persona incaricata di fare le foto, per nervosismo, si era bloccata. Forse se avesse scattato foto a raffica qualcosa di meno drammatico sarebbe venuto fuori invece …. Fiammetta Mussio, incaricata della comunicazione della Festa e mia grande amica, mi ha detto, con molto tatto <<ci scriverò che avevi la gamba rotta>> aggiungendo <<forse è meglio se, con il comunicato, mandiamo la foto di Catia Vaccaro che partecipa alla Festa delle Donne del Vino mentre è in dolce attesa>>. <<Perfetto>> rispondo <<io sono un tipo fortunato, mica posso rovinarmi la reputazione con una faccia da tragedia greca!>>

 

Le nuove opportunità enoturistiche nate dal covid 2

Autenticità, panorami, pic-nic e degustazioni con vista crescono di importanza. L’enoturista esploratore porta al successo nuove wine destination

 

enoturismo-nuove-opportunità -post-covid

Enoturismo: nuove opportunità post-covid

Di Donatella Cinelli Colombini

L’IMPORTANZA DEI PANORAMI E DELLE ATTIVITA’ ALL’ARIA APERTA

Nell’epoca post epidemica cresce l’appeal di panorami e soste all’aria aperta. Ma bisogna imparare a sfruttarli meglio, segnalando i “belvedere” e attrezzando parchi, giardini e persino vigneti per pasti “con vista”. Dopo i lunghi periodi di lockdown, i visitatori hanno più bisogno di prima di grandi spazi, contatto con la natura e luoghi per stare con gli amici senza rischiare il contagio. Da tempo è ben noto come la bellezza dell’ambiente che circonda gli assaggiatori influisca sul sapore delle cose che assaggiano, compreso il vino. Il Professor Vincenzo Russo ci ha insegnato che il Sistema Limbico (emozioni) e la Corteccia Prefrontale (piacere) reagiscono agli impulsi della vista, che è il senso dominante, condizionando il gusto. Per questo davanti a un bel panorama il visitatore apprezzerà ancora di più il vino che ha nel bicchiere.
Durante il 2020 molte cantine turistiche hanno dovuto sostituire la visita in bottaia con quella nei vigneti imparando a trasformare le nozioni di ampelografia e di agronomia in aneddoti e spiegazioni avvincenti.

Brolio, enoturismo di professionisti con degustazione guidata speciale

Brolio, enoturismo di professionisti con degustazione guidata speciale

Uno sforzo che non deve andare perduto e anzi deve diventare una parte integrante delle nuove proposte enoturistiche. Ogni vitigno e ogni vigna ha una storia da raccontare ma bisogna imparare a narrarla come se fosse un’avventura. Per capire la tecnica basta ascoltare Attilio Scienza mentre racconta del vino di Chio poi diventato Ansonica con la più grande truffa della storia. E’ successo 2400 anni fa ma lui la racconta come fosse un libro giallo.

 

IL TURISTA DEL VINO DIVENTA ESPLORATORE DEL VINO

Va tenuto presente che il maggior utilizzo dell’e-commerce avvenuto durante il lockdown ha messo davanti ai consumatori uno scaffale sterminato di vini spingendoli a sperimentare ed esplorare zone, vitigni e cantine che non conoscevano. Un’indole esplorativa che sembra andare per la maggiore come conferma il taglio scelto per la 5° edizione dell’Atlante mondiale dei vini di Hugh Johnson e Jancis Robinson, appena uscito in italiano con un anno di ritardo sull’edizione inglese. Esso mostra una geografia del vino completamente rinnovata e spostata verso i poli. Le nuove parole d’ordine sono: locale, indigeno, sostenibile con biologico-biodinamico in vigna e tecniche meno invasive in cantina. Un approccio simile alla TOP 100 “Wine Discoveries 2020” di Robert Parker – Wine Advocate che evidenzia un cambio di rotta totale rispetto all’approccio fine Novecento che privilegiava vini con un solo profilo potente. Puntare sui “wine discoveries” significa infatti spingere i bevitori più appassionati a diventare esploratori.

Cantine turistiche cambiano dopo il covid 1

4 le principali novità e 4 parole chiave: esperienza, digitale, cambio di target e ambientalismo. Primo punto l’offerta enoturistica fotocopia deve finire

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Cantine Dei - Montepulciano: enoturismo che cambia

Cantine Dei – Montepulciano: enoturismo che cambia

Tante novità in parte già evidenti e, in certi casi, appena visibili, che tuttavia richiedono un immediato adeguamento dell’offerta enoturistica da parte di chi vuole riconquistare i flussi e il successo che aveva prima del covid.

 

CAMBIARE L’ACCOGLIENZA TURISTICA PER TORNARE AL SUCCESSO

L’alternativa, per chi non cambia, è apparire come qualcosa di vecchio, “déjà vu” e non più adeguato rispetto ad un visitatore che esce dalla pandemia profondamente diverso: ha un nuovo profilo, nuovi bisogni, nuovi modi per cercare e prenotare le visite in cantina.
Sotto molti aspetti quello che, per le cantine turistiche, oggi appare immediatamente necessario, era già una tendenza a cui dare una risposta prima del covid; l’epidemia ha solo accelerato in pochi mesi l’evoluzione della domanda che sarebbe comunque avvenuta in cinque o dieci anni. La difficoltà di adeguarsi a questo scenario modificato, nasce dalla crisi che il coronavirus ha creato nelle cantine sotto forma di difficoltà commerciali. Una problematica forte soprattutto nelle piccole imprese e in quelle distribuite principalmente nell’HORECA.

Segway Argiolas: enoturismo che cambia

Segway Argiolas: enoturismo che cambia

Altro elemento critico è il turismo che colpisce le imprese del vino sotto più aspetti: nella vendita diretta e nel sottoutilizzo delle strutture di ristorazione e pernottamento costruite negli ultimi trent’anni come integrazione dei redditi agricoli o come complemento alla propria impresa.
Un quadro complicato che tuttavia va affrontato con coraggio e tempestività cercando di mediare fra le esigenze del target enoturistico attuale, costituito soprattutto da italiani, e quello futuro che, come tutti speriamo, avrà un carattere più internazionale, a somiglianza di com’era prima del 2020.
Dividerò l’argomento in 4 capitoletti: noia e scoperta come cambia l’offerta enoturistica, innovazione e last minute come cambia la ricerca delle cantine, donne e enoturisti per caso come cambia il target, ambiente e overtourism come cambiano i valori.

 

NOIA E SCOPERTA, COME CAMBIA L’OFFERTA ENOTURISTICA

Le cantine italiane aperte al pubblico erano 25 nel 1993 e quasi trent’anni dopo sono diventate 30.000. Questo ha originato un’assoluta necessità di differenziarsi, infatti se le prime 25 aziende potevano soddisfare i visitatori spiegando i processi produttivi e offrendo un assaggio del proprio vino, un’offerta simile apparirebbe noiosa e poco attraente, nelle condizioni attuali.
Ma purtroppo proprio così che si è configurata l’offerta enoturistica, come una fotocopia. La stragrande maggioranza delle cantine turistiche propone la stessa visita standard e questo ha diffuso la convinzione che <<uffa, sono tutte uguali>> spingendo più di un turista con propensione enogastronomica a scegliere l’escursione nell’ovile delle pecore con caseificio, invece di un tour fra le botti.

El beker Fabrizio Nonis

E’ il macellaio più televisivo del mondo. Inclinazioni particolari: passioni carnali. E’ simpatico, gentile, intelligente ed estroverso, è el Beker

 

Luca Attanasio e Fabrizio Nonis: il giorno delle nozze

Luca Attanasio e Fabrizio Nonis: il giorno delle nozze

di Donatella Cinelli Colombini

E’ nato in Canada dove il padre Celso era emigrato, poi un tragico episodio ha riportato la sua famiglia nella terra d’origine, in Veneto, a Cinto Caomaggiore e quando, dopo le scuole superiori, lo rispedirono a Toronto <<non parlavo più inglese e ho dovuto rimpararlo>>. E lo ha imparato bene, tanto da conseguire il master in pubbliche relazioni aziendali ma soprattutto di assorbire la mentalità nordamericana del business e del marketing.

 

STORIA DI UN MACELLAIO ITALO CANADESE DIVENTATO CELEBRITY

Tuttavia Fabrizio el Beker è veneto fino al midollo, parla, pensa e vive orgogliosamente con le radici in quell’angolo d’Italia che da Venezia va verso il Friuli. Così come si è sempre sentito un macellaio, che da bambino ha imparato ad usare i coltelli accanto al padre e, dopo essere tornato in Italia, ha lasciato il posto di manager di una multinazionale per tornare nell’azienda di famiglia e trasformarla in una boutique di specialità tipiche a base di carne. E’ a questo punto che l’ho incontrato grazie ai buoni auspici della comune amica Marzia Morganti Tempestini. Lui è venuto a trovarmi riempiendo la mia dispensa di salumi veneti e io sono andata a trovarlo sgranando gli occhi di fronte alle vetrine che presentavano il filetto di maiale come fosse una borsa di Gucci.

 

Fabrizio Nonis - El Bekér - Sconfinando

Fabrizio Nonis – El Bekér – Sconfinando

FABRIZIO NONIS DALLA MACELLERIA ALLA TELEVISIONE E AI SOCIAL

Fabrizio ha allargato i suoi orizzonti diventando un esperto di fama nazionale, docente di enogastronomia all’Università dei Sapori di Perugia, giornalista della carta stampata e poi della televisione: TG5 Gusto, Alice, Marco Polo, Gambero Rosso, su il portale satellitare di SKY, con Italia 7 Gold e infine con Rai Uno Mattina fino al suo amatissimo format “Sconfinando” dove propone turismo enogastronomico.
Nella sua comunicazione Fabrizio Nonis parla di tante cose ma sempre con competenza, e senza mai tradire il suo personaggio di macellaio diventato celebrity con il nomignolo el Beker. Su Instagram ha oltre 60.000 followers parlando quasi solo di carne, mentre su Facebook i numeri sono da capogiro 143.0000 sempre con messaggi chiari e semplici: <<Luganega, salsiccia o salamella? E voi come la chiamate dalle vostre parti?>>. La cosa che colpisce, a differenza di tutti gli altri influencer, è che lui lascia il posto da protagonista alla carne. Fabrizio dialoga con gentilezza con chi lo segue. La voglia di condividere le sue conoscenze traspare dalle domande che rivolge ai followers e che ricevono decine e decine di interazioni. Ecco che mostrando il petto e le ali del pollo chiede: <<quale delle due vi ispira di più, quale vorreste cucinare?>> e da questo partono i suoi consigli contro lo spreco alimentare e in favore della sana alimentazione. Da amico, senza supponenza e con il sorriso sulle labbra.

 

La Toscana inaugura la prima borsa digitale del vino

BuyWine 2021 rivoluziona il modo di vendere il vino all’estero:  invio di campioni ai buyers e poi incontri online programmati  per assaggiare insieme e  vendere

 

B2B Buy wine 2013 Firenze

B2B Buy wine 2013 Firenze

Di Donatella Cinelli Colombini

Gongolano l’Assessore Toscano all’Agricoltura Stefania Saccardi, il suo dirigente Gennaro Giliberti e il segretario Generale della Camera di Commercio di Firenze Giuseppe Salvini, nel presentare BuyWine 2021. Una rivoluzione nei metodi di internazionalizzazione e la prima vera iniziativa per l’export del vino organizzata in Italia dopo l’arrivo del Covid19.

BUYWUNE 20121 IN VERSIONE DIGITALE  120 BUYERS PER 150 CANTINE

Buy Wine 2015

Buy Wine 2015

Solo per 150 cantine ma  un B2B coi controfiocchi. Ogni impresa potrà selezionare solo una delle tre aree da cui provengono i 120 buyer che si sono accreditati: Asia, Europa e America.
Fin qui BuyWine ripercorre il format degli anni scorsi ma la modalità è completamente nuova e capace di rivoluzionare la formula “fiera” in modo permanente. Nessuno si nuove da casa ma produttori e buyer si parlano online e sono i campioni di vino a viaggiare per consentire la stessa esatta situazione di un incontro di lavoro dal vivo. Alla fine, c’è da giurarci, gli affari si faranno lo stesso, anzi forse di più.

2011-2021 BUYWINE  IL B2B CHE INTERNAZIONALIZZA LE CANTINE TOSCANE

Ma entriamo più nel dettaglio: BuyWine è un borsino che dal 2011 mette in contatto le cantine toscane con importatori, buyers e distributori esteri attraverso un sistema di incrocio preliminare fra i domanda e offerta. In pratica chi produce deve dichiarare agli organizzatori i mercati in cui vuole vendere e i buyers precisano, al momento dell’adesione, che tipologia di vino e di prezzo stanno cercando di comprare. Nelle edizioni precedenti il matching fra domanda e offerta portava a una giornata in cui ogni cantina faceva una quindicina di incontri di 25 minuti ciascuno, durante i quali offriva anche l’assaggio del vino.

Per alcuni anni, dopo il B2B i buyers hanno anche visitato i territori del vino. Nel tempo BuyWine ha affinato la sua efficacia soprattutto nella scrematura dei partecipanti per evitare i così detti “viaggi premio” che le ditte di importazione davano ai dipendenti. Infatti i buyer che disertavano gli incontri oppure che non ordinavano vino da nessuna delle cantine incontrate a BuyWine venivano cancellati dalle edizioni successive.
Ovviamente la firma di contratti di importazione non dipendeva dalla Regione Toscana, ma dalla qualità dei vini, dai loro prezzi e dalla capacità di sviluppare un corretto follow up, ma BuyWine, negli anni, ha consentito a tantissime cantine toscane, anche piccole, di esportare all’estero valorizzando i propri sforzi nell’innalzamento qualitativo.

Gabriele Gorelli Primo Master of Wine italiano

E’ montalcinese, poliglotta, gentile, intelligente, grande lavoratore e comunicatore, conosce e capisce il vino … il primo Master of Wine italiano Gabriele Gorelli

 

Brookshow e Gorelli Brunello nel cuore

Brookshow – Gabriele Gorelli, Donatella Cinelli Colombini, Fabrizio Bindocci: libro “Brunello nel cuore”

di Donatella Cinelli Colombini

Al messaggio di congratulazioni mio e di Violante ha risposto <<Carissime, so che avete sempre fortemente creduto in me. Questo mi stimola e mi rende fiero del tessuto imprenditoriale toscano e italiano. È stata dura, molto dura. Ancora non ci credo … Grazie infinite, G.>> Poche parole che trasmettono la grande tensione, non ancora smaltita, rispetto a una prova impegnativa oltre le previsioni e l’enorme emozione successiva. Quasi sotto choc, per un successo inseguito da 5 anni e che tutta l’Italia del vino aspettava da almeno trenta.

 

ITALIANI WINE EXPERT CHE FANNO FATICA AD AFFERMARSI RIMANENDO IN PATRIA

Sembrava un tormentone, fra i 418 Master of Wine c’erano esperti di vino di 32 nazioni ma nessun italiano. Quasi un sigillo di provincialismo enoico che si manifesta ormai troppo spesso: ricordiamo la figuraccia al concorso a squadre per sommelier del 12 ottobre 2019 al Castello di Chambord in Francia, dove i nostri sono arrivati ultimi su 27 nazioni partecipanti. Ed è stata la seconda volta consecutiva.

Benvenuto Brunello: la cerimonia dietro le quinte con Gabriele Gorelli

Benvenuto Brunello: la cerimonia dietro le quinte con Gabriele Gorelli

I nostri wine expert sono tecnicamente fortissimi e, quando vanno all’estero fanno letteralmente il botto, basta ricordare Matteo Montone, milanese trapiantato a Londra che ha vinto il titolo di Miglior Giovane Sommelier del Mondo nel 2019 e, nell’estate scorsa, è entrato nella Court of Master Sommelier. Anche in questo sodalizio ci sono 267 membri di tutto il mondo ma solo 2 italiani, entrambi operanti all’estero.
Il caso più eclatante è Paolo Basso che ha vinto il titolo di miglior Sommelier del Mondo ASI nel 2013 concorrendo per la Svizzera.
Gabriele Gorelli sembra sconfiggere questo luogo comune di italiani provinciali in patria e capaci di sbocciare solo andando all’estero. Infatti Gabriele è un giovane DOCG nato e cresciuto fra le vigne di Brunello, suo nonno aveva proprio un piccolo appezzamento e lui non ha mai cambiato luogo di residenza.

 

ITALIAN WINE TOUR

Storia del viaggio in camper nell’Italia del vino di Lavinia Furlani e Fabio Piccoli nell’anno del covid per trovare le chiavi della ripartenza

Di Donatella Cinelli Colombini

Fabio-Piccoli-e-Lavinia-Furlani-rispettivamente-direttore-responsabile-e-direttore-editoriale-di-Wine-Meridian

Fabio-Piccoli-e-Lavinia-Furlani-rispettivamente-direttore-responsabile-e-direttore-editoriale-di-Wine-Meridian

Un viaggio durato 35 giorni nell’estate di libertà fra i lockdown 2020 che ha portato Fabio Piccoli e Lavinia Furlani fra i maggiori esperti e formatori di wine business in Italia a vedere 67 cantine di tutta Italia.

I racconti di viaggio, pubblicati a caldo insieme a video e foto, sono poi diventati un libro che è quasi una testimonianza del risveglio del vino  italiano dopo la prima ondata epidemica <<in molte aziende visitate siamo stati i primi ad entrare dopo la fine del lockdown … non ci siamo trovati di fronte uno sterile vittimismo ma una forte volontà di farcela … e una disponibilità ad accettare i cambiamenti>> Insomma il mondo del vino si piega ma non si spezza e anzi tiene duro.

ITALIAN WINE TOUR VIAGGO IN CAMPER NELL’ITALIA DEL VINO

Camper-Gino-Italian-Wine-Tour-Lavinia-Furlani-Fabio-Piccoli

Camper-Gino-Italian-Wine-Tour-Lavinia-Furlani-Fabio-Piccoli

Ed ecco che i racconti delle cantine dove il camper Gino si è fermato durante il viaggio sono un coro di voci forti ma anche una continua scoperta perché, ha ammesso Fabio Piccoli, quando ci siamo sentiti dopo il viaggio, il virtuale non basta, anzi, tuffarsi nella realtà del vino <<mi ha fatto scoprire una realtà umana e imprenditoriale superiore a ogni attesa>>.
Da questa costatazione è nato l’intervento congiunto Donne del VinoWineMeridian -TouringClub in occasione di Wine2wine  <<il virtuale non basta vince l’enoturismo en plein air>>.
Siamo partiti dal progetto “camper friendly” e il successo 2020 del turismo itinerante, per parlare del crescente bisogno di esperienze turistiche partecipate e vere, fuori dai contesti fatti per i turisti cioè dai non luoghi del vino.

Influencer e giornalisti del vino sono in guerra?

Forte attacco dei wine writer agli influencer del vino, accusati di poca professionalità e narcisismo. Ma forse è solo necessario distinguere i ruoli

 

Chiara Giannotti, influencer, esperta di vino con reputazione internazionale

Chiara Giannotti, influencer, esperta di vino con reputazione internazionale

di Donatella Cinelli Colombini

A volte, i titoli degli articoli sono irresistibili <<The Incurable Plague of Wine Influencers>> e poi prosegue: non li uccide neanche il Covid. Come si fa a non leggerlo?
Pare che i giornalisti del vino abbiano iniziato un’autentica crociata contro gli influencer e The Guardian pubblichi giornalmente articoli sul narcisistico che esprimono i loro set fotografici. James Lawrence, autore dell’articolo, di WineSearcher, da cui sono partita, ha espressioni davvero forti parlando della loro <<nauseabonda auto-esaltazione>>. Descrive anche il suo primo incontro nel 2018 <<ci misurammo l’un l’altro, come un cobra che incontra una mangusta>>. Un paragone impressionante, ma probabilmente verosimile, visto che Lawrence disse pubblicamente che il loro successo <<era in gran parte un flirt passeggero di alcuni mega-marchi con soldi in eccesso da buttare>>.

 

GLI INFLUENCER DEL VINO VISTI DAI GIORNALISTI

Stefano Quaglierini, influencer ed enologo

Stefano Quaglierini, influencer ed enologo

Le invettive continuano nelle righe successive: <<dubito della loro capacità di influenzare una massa critica di consumatori di vino, nonostante i migliori sforzi di detta gente>>. Il presupposto principale della sua critica è che gli influencer incoraggiano le illusioni dei consumatori, il desiderio di uno stile di vita superiore che non hanno e non avranno mai. Alimenterebbero la <<cultura delle celebrità>>, cioè la curiosità ed il desidero di quel mondo dorato di super lusso, di superfluo, esclusivo e costosissimo in cui solo le pop star riescono ad entrare. <<L’immagine dell’influencer che penzola sulla piscina a sfioro, pochette in mano, si vende>> quella del caseificio molto di meno e sfortunatamente anche la vinificazione è un’attività noiosa e priva di glamour.

 

GLI INFLUENCER DEL VINO SONO SOLO IMMAGINE?

Riflessione vera ma che potrebbe estendersi a tutte le pagine pubblicitarie dei grandi marchi della moda. Quanti possono spendere 4.000€ in una pochette?
Ancora meno condivisibile l’accusa <<l’obiettivo principale dell’influencer è quello di vendere se stessi, tutto il resto è in secondo piano>>. Forse qualcuno sì, ma certo non tutti.
Mi ricordo una frase simile scritta lo scorso anno dal produttore di Erbaluce di Caluso, Camillo Favaro: <<Non sapendone di vino e, molto spesso, non conoscendo la lingua italiana scritta, dovrebbero limitarsi ad allietare gli astanti, esclusivamente con la mercanzia di cui dispongono e di cui, evidentemente, vanno particolarmente orgogliose>>, parole sessiste oltre che di forte critica professionale.

 

Stefano Patuanelli nuovo Ministro dell’Agricoltura

Speriamo che  sia l’uomo dell’innovazione in agricoltura e la renda sostenibile e collegata ai consumatori. L’ingegner Stefano Patuanelli potrebbe portare le campagne nell’epoca digitale

 

Stefano Patuanelli - nuovo Ministro dell'Agricoltura

Stefano Patuanelli – nuovo Ministro dell’Agricoltura

di Donatella Cinelli Colombini

Oggi solo il 16% delle aziende agricole italiane è digitalizzata. Lo scarso uso di internet dipende dall’età degli agricoltori che in Italia è alta, dalla loro scolarizzazione che invece spesso è bassa e dalla copertura della rete che, in campagna, è a macchia di leopardo. Chi non si è perso cercando una cantina perché il navigatore si è scollegato? Tutti hanno avuto questo tipo di esperienze: le frecce segnaletiche sono solo ai due incroci prima dell’azienda e le colline, dei nostri distretti viticoli, fanno il resto.
L’ingegner Patuanelli potrebbe essere il Ministro dell’agricoltura che  rinnova e innova nel pieno rispetto della natura.
Triestino, 46 anni, laureato in ingegneria civile (mannaggia, era meglio ingegneria elettronica!) con 110 e lode, sposato con 3 figli appassionato di pittura e architettura, ama il basket e l’atletica. Attivista 5 Stelle della prima ora, è in Parlamento dal 2018 come capogruppo al Senato e poi Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Conte. Si è opposto alla Tav ma non per questo rifiuta i cambiamenti, anzi la sua esperienza al MISE dovrebbe avergli dato gli strumenti per progettare i processi verso l’innovazione, la sostenibilità e la digitalizzazione.
Io credo che le contaminazioni servano, e mettere alla guida dell’agricoltura italiana un ingegnere con un’esperienza nello sviluppo economico potrebbe fare la differenza. Resta da vedere se la sua intelligenza scientifica è più simile a quella di Albert Einstein leggendariamente privo vi senso pratico, oppure a Adriano Olivetti che era meno intelligente ma dotato di più umanità e senso organizzativo.
Le prospettive commerciali, turistiche e persino il passaggio generazionale in agricoltura dipendono in larga misura dall’introduzione di innovazione. Dall’uso dell’elettronica deriva la riduzione dei pesticidi perché la green economy non è il ritorno all’uomo delle caverne, bensì una maggiore conoscenza del clima e delle sue influenze sulla vita vegetale per cui servono centraline, collegamenti satellitari e con la rete fissa e mobile degli agricoltori.
Dall’uso del web dipende l’accorciamento delle catene commerciali previsto dal progetto farm-fork perché l’uomo di città potrà andare ad approvvigionarsi sul luogo di produzione solo se il telefonino lo guiderà fino a li.

Come evitare opacizzazioni e puzze dei bicchieri da vino

Cosa rovina i bicchieri da vino? La puzza e l’opacizzazione. Donatella vi insegna come risolvere facilmente questi problemi diffusi e fastidiosi

 

di Donatella Cinelli Colombini

Il primo problema è l’opacizzazione che riguarda soprattutto il vetro e meno il cristallo ma deriva dal lavaggio.

 

Bicchieri da vino: opacizzazione e puzze, come evitare il problema

Bicchieri da vino: opacizzazione e puzze, come evitare il problema

COME EVITARE L’OPACIZZAZIONE DEI CALICI DA VINO

L’ossido di silicio che compone il vetro diventa cristallo con l’aggiunta di altre componenti fra cui l’ossido di piombo in una percentuale superiore al 24%. E’ il metallo a conferire al cristallino la particolare lucentezza e trasparenza. Ci sono tuttavia i “vetri sonori superiori” senza piombo, che hanno brillantezza molto simile al cristallo al piombo, ma prezzi decisamente più abbordabili e sono più pratici da usare.
I bicchieri, di qualunque materiale siano fatti, devono brillare e quindi bisogna evitare che si opacizzino.

 

L’OPACIZZAZIONE DERIVANTE DALLA LAVASTOVIGLIE

Bicchieri da vino: opacizzazione e puzze, come evitare il problema

Bicchieri da vino: opacizzazione e puzze, come evitare il problema

Nel lavaggio a macchina bisogna evitare che le coppe si tocchino una con l’altra, inoltre è necessario usare il detersivo liquido o il gel anziché le pastiglie, poi è bene sostituire il brillantante con dell’aceto di vino che rimuove anche eventuali macchie causate dal calcare dell’acqua. Non usare programmi di lavaggio lunghi e soprattutto le alte temperature. Aprire lo sportello a fine lavaggio facendo uscire il vapore e asciugare i bicchieri con un panno morbido senza odori (quindi non lavato con ammorbidente).

 

L’OPACIZZAZIONE DERIVANTE DA ACQUA DURA

Quando l’opacizzazione dipende dall’acqua troppo dura è possibile risolvere il problema immergendo i calici in acqua molto calda in cui è stato sciolto il bicarbonato. Dopo un bagno di dodici ore ed un risciacquo con acqua fredda, dovrebbero essere belli lucenti ma se questo non avviene significa che l’opacizzazione dipende dall’abrasione, non c’è niente da fare, bisogna rottamare i bicchieri in una fabbrica di cristalli e comprarne di nuovi.

 

Come mettere i bicchieri da vino in tavola

Piccolo galateo dei bicchieri da vino. Come si dispongono sulla tavola e quando si levano i calici adatti per apprezzare le prelibatezze di Bacco

 

Mettere a tavola i calici del vino

Mettere a tavola i calici del vino

di Donatella Cinelli Colombini

Le regole sono poche e semplici: i bicchieri da vino vengono disposti da destra a sinistra. Il vino per l’antipasto è il primo a destra e quello per il dessert l’ultimo a sinistra. Meglio usare un bicchiere senza stelo per l’acqua in modo da rendere più facile la sua identificazione.

 

MEGLIO USARE LE COPPETTE PER L’ACQUA E I CALICI PER TUTTI I VINI

Un tempo il bicchiere per l’acqua era il più grande, ma con l’arrivo dei calici da vino di notevole dimensione è stato necessario trovare un’alternativa più pratica anche per non ingombrare troppo la tavola. Chi è abituato al vecchio galateo della tavola, tuttavia, spesso versa l’acqua nel calice dei grandi vini rossi trovandosi poi in grande imbarazzo. In effetti i nuovi bicchieri da vino sono più voluminosi e ingombranti di quelli “vecchio stile” ma anche molto più facili da lavare. Ricordo come un incubo i cristalli molati o incisi di cinquant’anni fa che si scheggiavano al minimo urto e tagliavano le mani di quelli che li lavavano come fossero rasoi. Erano così scomodi da rimanere quasi sempre chiusi negli armadi e questo li perpetuava di generazione in generazione diventando un ingombro di cui nessuno sapeva cosa farsene.

 

Bicchieri da vino in tavola al ristorante

Bicchieri da vino in tavola al ristorante

BASTA CON IL TIMORE REVERENZIALE VERSO I CALICI DI CRITALLO, SONO INDISPENSABILI PER GUSTARE IL VINO

Oggi i prezzi dei calici in cristallo da vino sono enormemente diminuiti ed è possibile acquistare “cristalli sonori” a meno di quattro Euro al bicchiere. C’è dunque un rapporto molto meno reverenziale verso la cristalliera e apparecchiare la tavola ha perso quella magia da rito religioso di un tempo.
A me piace mettere tutti i bicchieri in tavola prima di far sedere i commensali, ma questo mi costringe a limitare i calici a quattro-cinque a persona e quindi gli assaggia a quattro-cinque vini. Non è un male, i pasti con sterminate degustazioni, come usavano un tempo, sono considerate fuori luogo nella logica healthy del nuovo millennio. Per evitare gli abusi e aumentare gli assaggi bisognerebbe usare le sputacchiere, ma queste sono assolutamente da escludere a tavola.