Forum: vino e tanto altro

Cambia la geografia del vino

Trend e cambiamenti climatici, localismo e vitigni autoctoni portano in alto nuovi protagonisti del vino: Sud Africa, Portogallo, Grecia, Avellinese, alto Piemonte

 

Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli emergenti del vino sono in posti che nessuno si aspetta come il Belgio o la Danimarca, ma le zone di tendenza per i wine lovers sono il Sud Africa e il Portogallo.
La 5° edizione dell’Atlante mondiale dei vini di Hugh Johnson e Jancis Robinson, appena uscita in italiano con un anno di ritardo sull’edizione inglese, mostra una geografia del vino completamente rinnovata e spostata verso i poli.

 

NUOVA GEOGRAFIA DEL VINO SUDAFRICA, AZZORRE, MACEDONIA, VALLONIA

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d'Almerita - Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d’Almerita – Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Le nuove parole d’ordine sono: locale, indigeno, sostenibile con biologico-biodinamico in vigna e tecniche meno invasive in cantina.
E vediamo le aree emergenti: nel Portogallo, le Azzorre con i terreni vulcanici capaci di dare una straordinaria impronta minerale a uve Verdelho, Arinto, Terrantez.
In Grecia i rossi della Macedonia, poi poco lontano Creta.
Il Sud Africa con vitigni internazionali che assumono caratteristiche diverse.
Il Belgio con gli spumanti della Vallonia e delle Fiandre a base di Chardonnay e Pinot Noir.

 

WINE ADVOCATE-ROBERT PARKER E I 100 TOP WINE DISCOVERIES

Alla voce di Hugh Johnson e Jancis Robinson si aggiunge quella di Robert Parker Wine Advocate che propongono la TOP 100 “Wine Discoveries 2020” con scelte molto attente alla sostenibilità e alle innovazioni che, in vigna e in cantina, valorizzano l’identità e i terroir.
Una decisione coraggiosa, quella di Wine Advocate e un cambio di rotta totale rispetto all’approccio fine Novecento che privilegiava vini con un solo profilo potente. Puntare sui “wine discoveries” significa infatti spingere i bevitori più appassionati verso un approccio da esploratori. In altre prole, il consiglio è di osare e mettere al centro delle scelte: la diversità e la scoperta sia nelle singole etichette che nei territori. Per questo la lista dei 100 “emergenti” allarga lo sguardo oltre i consueti territori del vino andando a cercare le eccellenze dove nessuno se le aspetterebbe.

 

Il Gin dei Rolling Stones ha la lingua lunga

The Drinks Business, super portale inglese delle bevande, ci presenta in anteprima il Gin dei Rolling Stones in edizione limitata con il logo Hot Lips in etichetta

Logo-Rolling-Stones

Logo-Rolling-Stones

di Donatella Cinelli Colombini

Dalla band più rivoluzionaria della musica mondiale potevamo aspettarci qualcosa di più trasgressivo rispetto a una normalissima bottiglia di vetro bianco con capsula grigio scuro e un etichettta con il tradizionale simbolo degli Stones con le labbra aperte e la lingua fuori.

IL GIN DEI ROLLING STONES CON  LIPS AND TONGUE

Lips and tongue  fu disegnato dall’ inglese John Pasche per il gruppo rock nel 1970, quando era ancora studente e poi è divenuto il logo più famoso nella storia della musica. Un simbolo con evidenti connotazioni sessuali e forse un pizzico di autoironia dato che richiama le labbra di Mick Jagger. Segue gli Stones come un’ombra comparendo in magliette, boccali, stadi da concerto, cover di album e persino la fiancata dell’aereo della celebre band. Il disegno originale è nel Victoria and Albert Museum di Londra.
Il Gin dei Rolling Stones è in una miniserie di 500 bottiglie realizzate insieme a Goldy Gin presso la Thames Distillery, e costituisce la seconda collaborazione con la rock band dopo Yellow Tongue (mamma mia che nome!) nel 2018. In quel caso tutte le bottiglie furono vendute in un giorno.

SOLO 500 BOTTIGLIE DI UNO SPLENDIDO GIN CLASSICO A 50  £ L’UNA

A causa del covid la nuova serie del Gin dei Rolling Stones sarà commercializzata solo on line al prezzo di 49,99 Sterline a bottiglia.

I Barolo più buoni secondo i super critici internazionali

Giacomo e Aldo Conterno, Sandrone, Gaja e Giacosa, questi i Barolo con i punteggi più alti da parte della critica internazionale

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Barolo più buoni secondo la critica internazionale: Giacomo Conterno

Barolo più buoni secondo la critica internazionale: Giacomo Conterno

Ecco l’elenco dei Barolo con i punteggi più alti da parte delle riviste o le guide dei vini più importanti del mondo:

  • Giacomo Conterno Monfortino
  • Poderi Aldo Conterno Romirasco Bussia
  • Massolino Vigna Rionda Riserva
  • Luciano Sandrone Aleste-Cannubi Boschis
  • Bruno Giacosa Falleto Vigna Le Rocche
  • Giacomo Conterno Cerretta
  • Gaja Sperss Langhe
  • Giacomo Conterno Francia
  • Voerzio Riserva Vecchie Viti dei Capalot e Brunate

CLASSIFICA DI WINE SEARCHER DEI BAROLO CON I MIGLIORI GIUDIZI A LIVELLO MONDIALE

Massolino Vigna Rionda Riserva

Massolino Vigna Rionda Riserva

La classifica arriva da Wine Searcher, il motore di ricerca per l’acquisto di vini online che, nel corso degli anni, è andato affermandosi anche grazie al suo servizio enciclopedico e magazine online, divenendo uno dei siti di vino più influenti del mondo. Una banca dati di 6 milioni di offerte commerciali provenienti dalle rivendite di tutto il pianeta.
Fra i servizi che offre c’è una sorta di rating che cumula il giudizio di guide e riviste di vino particolarmente importanti: Wine Advocate-Robert Parker, Wine Spectator, Wine Enthusiast, Galloni-Vinous, Decanter, Jancis Robinson, Cellar Traker.

 

I non luoghi del vino

Perché trasformare cantine, punti vendita e sale da degustazione in “non luoghi” bellissimi ma simili e fatti dagli stessi architetti e designer ci danneggia

 

Importanza di preservare l'identità locale evitando i non luoghi

Importanza di preservare l’identità locale evitando i non luoghi

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutto inizia con una lezione all’Università di Firenze in cui parlo degli interior design che stanno arredando gli shop e le tasting room delle cantine trasformandoli in “non luoghi del vino”. Poco dopo ricevo dalla Professoressa Luciana Lazzeretti, che aveva ospitato la mia lezione, un suo articolo intitolato “Città d’arte e musei come Luoghi di significati”.
Inizio a leggerlo con un certo scetticismo.

 

LA CULTURA CHE CREA BENESSERE DIFFUSO E SOSTENIBILE

<<Quali sono i rischi della valorizzazione economica per musei e città d’arte?>>

Torre Vento carrozze - l'identità locale contro i non luoghi

Torre Vento carrozze – l’identità locale contro i non luoghi

Mi dico: iniziamo male!
Io sono convinta che la cultura dovrebbe creare sviluppo e ricchezza diffusa mentre adesso, in Italia, ha sempre i bilanci in rosso.
Continuo a leggere e comincio a pensare che questi concetti possano servire anche a noi del vino. La <<cultura può essere davvero un volano per uno sviluppo economico sostenibile che abbia per obiettivo, non tanto la crescita quanto il benessere?>>
Certo che si!
L’analisi non riguarda gli aspetti economici bensì quelli antropologici e sociali, perché il <<crescente primato dell’economia sulla società>> tende a creare sviluppo ma non benessere per la maggior parte delle persone. Si tratta di un dato di fatto incontrovertibile infatti 2000 persone detengono da sole metà della ricchezza del mondo, mentre c’è ancora chi muore di fame.
Di questo sviluppo che non crea benessere fanno parte i non luoghi.

 

MASTER SOMMELIER USA A LUCI ROSSE

Scandalo alla Court dei Master Sommelier USA. Ventuno donne accusano i membri anziani dell’associazione di chiedere sesso in cambio del superamento degli esami

 

Master Sommelier e scandali sessuali

Master Sommelier e scandali sessuali

di Donatella Cinelli Colombini

L’articolo è nel New York Times che non è certo un giornaletto scandalistico, anzi gode fama di essere molto attento nel vagliare le sue fonti. Il pezzo scritto da Julia Moskin si intitola << The Wine World’s Most Elite Circle Has a Sexual Harassment Problem>>, l’associazione più esclusiva del vino del mondo accusata di abusi sessuali. In effetti i Master Sommelier sono l’elite dei sommelier del Nord America. L’associazione è stata fondata nel 1977 e riunisce 155 professionisti degustatori, di cui 131 uomini. Intorno a loro c’è una community di 12.000 studenti che seguono corsi sotto il tutoraggio di chi ha già ottenuto il titolo.

 

COURT OF MASTER SOMMELIER E ABUSI SESSUALI SULLE DONNE CANDIDATE AGLI ESAMI

Purtroppo, negli ultimi anni, la sezione statunitense della Court, è stata scossa da più di uno scandalo.
L’articolo contiene i racconti di 21 donne (citate con nomi e cognomi) che stavano affrontando i corsi e gli esami dei tre livelli che conducono nell’olimpo dei Sommelier. Alcuni degli esaminatori, membri anziani della Court USA, avrebbero fatto avance molto esplicite, detto frasi offensive, fino a un caso di stupro. E’ da presumere che le testimonianze riguardino solo chi si è ribellato alla violenza, mentre le consenzienti tengano stretti i diplomi ottenuti a ben caro prezzo. Quindi gli abusi sono presumibilmente più numerosi.

 

Pellucci Pellaccia

Emanuele Pellucci, giornalista e assaggiatore, a cui dobbiamo il primo e principale libro sul Brunello ci racconta la sua storia da Fiesole alle Ande

Emanuela-Pellucci

Emanuele-Pellucci

di Donatella Cinelli Colombini

Pochi riescono a raccontare la propria vita come in un diario lungo 70 anni che riporta con precisione date, luoghi e nomi. Il libro autobiografico di Emanuele Pellucci descrive con precisione meticolosa il “piccolo mondo antico” di Fiesole dalla metà del Novecento. Figlio di un diplomatico, Emanuele ha trascorso lunghi periodi della sua infanzia in Svizzera ma senza mai smettere di appartenere alla piccola comunità fiesolana che, nonostante la promiscuità con Firenze, viveva una vista sua più intima e familiare quasi fosse un paese.

IL LIBRO SUL BRUNELLO DI EMANUELE PELLUCCI

L’incontro con il vino e specificamente con il Brunello di cui Emanuele Pellucci diviene il primo e principale narratore, è del 1974. Quando lui arriva a Montalcino c’è un solo albergo e una sola osteria. Incontra Franco Biondi Santi, il Conte Emilio Costanti e mia madre Francesca Colombini poco dopo Primo Pacenti e Nello Baricci insieme a tutta la generazione dei pionieri del Brunello moderno compreso Ezio Rivella enologo manager di Banfi.

Il progetto di scrivere un libro sul Brunello, che oggi appare persino banale, era in quel momento pionieristica e coraggiosa perché <<nessun editore credeva in un possibile interessamento da parte del pubblico per un libro che parlava di un vino che a quell’epoca era conosciuto soltanto dagli appassionati più avveduti>>. Persino il Consorzio gli nega un piccolo finanziamento perché il libro conteneva anche le schede delle due aziende più note ma non associate all’organismo consortile: Biondi Santi e Fattoria dei Barbi.

Valle del Douro Emanuela-Pellucci

Valle del Douro Emanuele-Pellucci

Un libro molto importante nella storia del Brunello per l’intelligenza tecnica con cui sono descritti suolo, clima, vitigno, caratteri organolettici, regole produttive e aziende. Un libro che ha aiutato i vini di Montalcino a farsi conoscere e i montalcinesi a raccontarli correttamente. Per Emanuele segna l’inizio di un cambio di vita con viaggi continui e il passaggio dal giornalismo sportivo e di cronaca, che aveva praticato precedentemente, a quello enologico con la rivista “Civiltà del Bere”.

WINE GINI la TOP influencer su Instagram

Georgia Panagapoulou, meglio nota come Wine Gini, è fra i primi cinque wine influencer del mondo con 108.000 followers su Instagram ed è simpaticissima

 

Wine influencer WineGini

Wine influencer WineGini

di Donatella Cinelli Colombini

Il suo vero nome à Georgia Panagapoulou ed è nata ad Atene, ha una cultura multiforme – ingegneria chimica, management, comunicazione digitale, esperta di vino con un diploma Wset L3. Ha girato per 30 Paesi del mondo e nel 2018 era in Nuova Zelanda ma ora le classifiche mondiali dei TOP Instagram wine influencer, dove compare sempre fra i primi cinque, la collocano a Verona in Italia.
E’, insomma, una influencer e una instagramer di prima grandezza nel mondo, con uno stile tutto suo ed una capacità di dialogo con i giovani wine lovers che lascia incantati. Ha la leggerezza di una fatina!

Io l’ho conosciuta qualche anno fa perchè ha frequentato, in anni diversi, lo stesso Master OIV, che ha fatto mia figlia Violante e durante la visita in Italia dei corsisti è venuta alla Fattoria del Colle. Già allora Georgia aveva qualcosa di speciale.

 

WINE GINI, UN TOCCO DI MAGIA NELLA COMUNICAZIONE DIGITALE

Il suo grande sogno è di creare un ponte fra il vino e il mondo digitale. Nei suoi social offre vere wine experiences con descrizioni accurate di quello che vede e che assaggia cogliendo sempre qualcosa di inaspettato e divertente. Secondo lei <<con il nostro atteggiamento troppo serio, scoraggiamo i nuovi amanti del vino dall’essere iniziati a questo magico universo. Il vino è bello, il vino è sexy, il vino è divertente. Poi ho fatto un sogno: far sì che i millennials abbraccino il vino con la loro personalità, scoprendo il proprio gusto senza mai sentirsi giudicati. Siamo nati per essere vino!>> ha detto a Eleonora Galimberti di Enogallery.

Wine instagramer - WineGini

Wine instagramer – WineGini

 

I CONSIGLI DI WINE GINI A CHI VUOLE DIVENTARE WINE INFLUENCER

Ma le perle di saggezza che insegnano ad arrivare al successo internazionale fra i wine influencer sono in un’intervista a crushatsocial.com e sono un condensato di verità che ogni blogger o instagramer dovrebbe tenere bene a mente:

1. Puoi essere quello che vuoi essere se lavori duro e sei guidato dalla passione;

2. Ci sono MOLTE prove, errori, pratica e coerenza: non arrenderti;

3. Distinguiti dagli altri blog e account Instagram;

4. Sii te stesso: è un modo unico per distinguerti dalla massa in modo organico;

5. Divertiti, ecco di cosa parla la vita;

6. Umanizza i tuoi contenuti: dì la tua verità, condividi il tuo viaggio, la tua storia e gli errori;

7. Crea connessioni reali e preziose: l’industria del vino si basa sulle relazioni.

 

Il Barbaresco di Antonio Galloni

Antonio Galloni descrive il Barbaresco 2016-2020 e l’evoluzione di questa denominazione, i cui giovani produttori sembrano pronti a competere col Barolo

 

Antonio Galloni (al centro) con Alessandro Regoli

Antonio Galloni (al centro) con Alessandro Regoli

Di Donatella Cinelli Colombini

Antonio Galloni ha origini italiane ma è cresciuto negli Stati Uniti ed è arrivato nel nostro Paese nel 2000 per occuparsi di finanza. Qui si è innamorato di sua moglie e del vino piemontese. Una passione quest’ultima che gli deriva dai nonni e dai genitori che avevano un’enoteca. Tornato in USA, dopo tre anni in Italia, creò una newsletter intitolata “Piedmont Report” che divenne il punto di riferimento  degli appassionati di vini piemontesi di 25 nazioni e lo mise in luce come un assaggiatore di straordinario talento. Nel 2006 Robert Parker lo chiamò nello staff del Wine Advocate e lui dette addio alla banca per dedicarsi interamente al vino.

 

ANTONIO GALLONI, L’ASTRO NASCENTE DELLA CRITICA ENOLOGICA

Antonio Gallloni - Vinous

Antonio Gallloni – Vinous

Sembrava l’erede designato di Parker, ma poi qualcosa andò storto e la testata del celebre avvocato fu venduta a un gruppo asiatico mentre Antonio Galloni creò un suo progetto battezzandolo Vinous. Si tratta di un portale di recensioni e articoli sui vini di tutto il mondo che sta velocemente diventando uno dei più autorevoli e influenti.
Ovviamente il Piemonte è la regione viticola del suo cuore e ne conosce ogni singola sfumatura. Per questo leggere i suoi commenti sul Barbaresco in Vinous è istruttivo e entusiasmante. L’articolo si intitola “Barbaresco: The Highs & Lows of 2016-2020” ovvero “Barbaresco fra alti e bassi dal 2016 al 2020”. Quello che segue non è un riassunto ma solo qualche chicca perché il testo originale è talmente bello che va letto.

 

RIFIUTI RADIOATTIVI IN VALDORCIA PROPRIO NO

Sbalordisce e indigna la proposta di creare un deposito di rifiuti radioattivi in Valdorcia dove c’è il paesaggio agricolo più preservato e bello del mondo

 

Deposito di Rifiuti radioattivi in Valdorcia

Deposito di Rifiuti radioattivi in Valdorcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Quasi uno schiaffo ai sacrifici di cittadini, istituzioni, imprese … per mantenere integro e valorizzare questo gioiello di armonia dove la storia, la natura e il lavoro dell’uomo riescono a conciliarsi da secoli. Nel 2004 il conferimento del riconoscimento di patrimonio dell’Umanità Unesco faceva leva proprio sull’integrità di un contesto rurale e storico unico e di enorme pregio.
Sono poco distanti, dalla località scelta per depositare i rifiuti radioattivi, alcuni dei luoghi icona della compagna toscana, così come i luoghi dove sono stati girati i film “Il paziente inglese” e “Il gladiatore” incantando il mondo intero per un paesaggio di assoluta integrità, che sembra sospeso nel tempo. Infatti nel 2018 la campagna introno a Trequanda ha ricevuto dal Ministero delle Politiche Agricole MIPAAF il riconoscimento di “Paesaggio rurale storico della Toscana”.

 

UN SITO FRA PIENZA E TREQUANDA SCELTO COME DEPOSITO DI RIFIUTI RADIOATTIVI

Deposito rifiuti radioattivi in Toscana: Campagna sotto Castelmuzio

Deposito rifiuti radioattivi in Toscana: Campagna sotto Castelmuzio

Dopo un periodo di abbandono, questa zona aveva saputo trasformare la propria bellezza in sviluppo turistico. Un percorso arrestato dal covid, che tuttavia ha ottime probabilità di ripartenza. Anche le produzioni agroalimentari di eccellenza si stavano affermando sempre di più.
Per questo sbalordisce che le colline fra Pienza e Trequanda siano state scelte come uno dei 67 siti favorevoli, in tutta Italia, per la creazione del deposito di scorie radioattive. Anzi siano considerate dal Ministero come una delle 23 aree più adatte a questa destinazione.

 

I 4 PARAMETRI PER LA SCELTA DEL DEPOSITO DI SCORIE RADIOATTIVE

I parametri di scelta usati da Sogin (soggetto responsabile della localizzazione, realizzazione e dell’esercizio del Deposito Nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi) sono 4: trasporti terrestri, insediamenti antropici, valenze agrarie, valenze naturali. Le colline fra Pienza e Trequanda sono considerate favorevoli sul primo di tali  fattori  mentre sono “meno favorevoli” sugli altri 3 parametri. Ma anche sui collegamenti ci sarebbero da fare delle riflessioni, infatti se il nodo stradale è considerato vicino quello ferroviario, è costituito dalla linea a un binario da Siena a Grosseto che viene usato quasi solo dal Treno Natura, cioè da un servizio per turisti. C’è da chiedersi se il piano di Sogin preveda anche di trasportare materiale radioattivo su una linea ottocentesca che non ha più neanche le sbarre dei passaggi a livello agli attraversamenti stradali.

 

Come evitare le macchie di vino sulla tovaglia

5 buoni consigli per evitare le gocce di vino sulla tovaglia. Dalla rotazione dei sommelier, al drop stop fino all’anello salvagoccia. La soluzione c’è

 

Macchie di vino sulla tovaglia

Macchie di vino sulla tovaglia

di Donatella Cinelli Colombini

Le macchie di vino sulla tovaglia sono il motivo per cui quasi nessuno compra più tovaglie di lino ricamato e tutti puntano a tessuti da lavare in lavatrice ad alte temperature. Certi rossi, infatti, si appiccicano alla trama così profondamente da lasciare aloni e ci vogliono sbiancanti ed impegno per mandarli via con i lavaggi a mano.
Ma, per chi ama la tavola elegante, un’alternativa c’è, quella di non macchiare. A loro propongo 5 consigli “salvamacchia” tratti da Wineshop, a cui aggiungo esperienze personali. Chi, come me, produce Brunello di Montalcino è costretto a trovare una soluzione che concili le belle tovaglie e le macchie di vino rosso.

 

5 SISTEMI PER SALVARE LA TOVAGLIA DALLE MACCHIE DI VINO

Come evitare macchie di vino sulla tovaglia

1) Rotazione professionale tipo Sommelier. Dopo aver versato il vino, con gesto deciso, bisogna ruotare la bottiglia in senso antiorario, sollevandola verticalmente. La tecnica richiede esercizio e non sempre riesce, specialmente quando il braccio è stanco per cui, quasi tutti, tengono un tovagliolo nell’altra mano.
2) Tovagliolo da appoggiare sotto il collo della bottiglia mentre si versa il vino. Il tovagliolo serve anche per asciugare le bottiglie estratte dalla glacette.

Irrigazione dei vigneti: produrre di più o meglio?

Pro e contro l’irrigazione dei vigneti: meglio evitare lo stress idrico dando acqua oppure far scendere in profondità le radici accettando il clima?

Irrigazione-nei-vigneti

Irrigazione-nei-vigneti

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una radicata convinzione che i vitigni diano il meglio di sé in condizioni estreme. Fin ora questo concetto era interpretato soprattutto con l’altitudine e lo spostamento a Nord. Come dire <<il Merlot di Petrus è un capolavoro quello californiano è banale>> oppure <<lo Champagne è a rischio con il cambiamento climatico il futuro è sui banchi gessosi dell’Inghilterra>>. Quante volte abbiamo sentito questi discorsi!
Ma a forse oggi dobbiamo guardare la questione anche da una diversa angolazione: basta cercare climi più freschi ove le maturazioni tecnologica e polifenolica procedano lentamente di pari passo, oppure il problema è anche lo stress idrico?

Irrigazione-nei-vigneti

Irrigazione-nei-vigneti

IRRIGAZIONE: VANTAGGI QUANTITATIVI SICURI VANTAGGI QUALITATIVI DUBBI

Le precipitazioni troppo violente e concentrate nello stesso periodo danno abbastanza acqua al terreno delle vigne? Lo stress idrico fa male alle viti? Ma quanto fa male? Risolverlo con l’irrigazione è utile o dannoso? E soprattutto l’irrigazione estiva, quella chiamata “di soccorso” crea un vantaggio quantitativo o un problema qualitativo?
Un articolo di Margaret Rand su WineSearcher, che vi invito a leggere, ci aiuta a riflettere. Ovviamente non stiamo parlando dei vigneti industriali che producono vino commodity quello a basso prezzo per il consumo quotidiano. <<Continua a esserci un mercato per questo, così come esiste un mercato per i polli allevati in batteria>>, ma discutere dell’irrigazione come elemento che modifica il terroir ha un senso per i vini complessi, eleganti, di grande pregio. Riguarda essenzialmente la modificazione del loro profilo indotta da intervento artificiale sul clima.
<<Jean-Luc Colombo, di Cornas nel Rodano, afferma che l’irrigazione conferisce al Syrah sapori fruttati e di marmellata, mentre il Syrah non irrigato ha aromi di fiori di campo e viola>> da questa affermazione parte l’analisi di Margaret Rand.

I pregiudizi sul vino

Molti produttori si chiedono perché, anche innalzando molto la qualità del loro vino, spesso non vengono premiati dai critici.  I perchè dei pregiudizi sul vino e i consigli 

 

Pregiudizi sul vino e degustazioni bendate

Pregiudizi sul vino e degustazioni bendate

Di Donatella Cinelli Colombini

A volte i produttori che non vedono riconosciuti i loro sforzi pensano le cose peggiori.
Specialmente quando hanno vinto premi, oppure hanno ottimi rating da parte di importanti esperti stranieri … La prima reazione del wine maker è pensare ad un giudizio poco obbiettivo e persino distorto <<tanto premiano sempre i soliti>>.
Le circostanze più frequenti in cui si verifica questo problema sono due: l’anonimato e il pregiudizio sul vino.

 

OGNUNO TROVA NEL BICCHIERE QUELLO CHE SI ASPETTA DI TROVARCI IN BASE AL PREGIUDIZIO

Pregiudizi e preconcetti sul vino - origini e rimedi

Pregiudizi e preconcetti sul vino – origini e rimedi

In entrambi i casi, il problema è l’aspettativa, in altre parole il pregiudizio. Quando il vino appartiene ad una denominazione o ad una zona senza reputazione, l’esperto non si aspetta una grande qualità.
Così come il vino che nei primi assaggi ha deluso o si è caratterizzato con troppa acidità o troppo legno.
I nostro produttore frustrato pensa <<ma come mai non si accorge che il vino è cambiato e soprattutto della sua ottima qualità?>>
Quello che avviene non dipende né dalla correttezza e neanche dalla competenza dell’assaggiatore. Lui è in buona fede.
E’ la parte più istintiva del suo cervello che fa resistenza a cambiare idea.

 

IL NEUROMARKETING E L’INFLUENZA DEI PREGIUDIZI E DELLA VISTA SUL GUSTO

Vincenzo Russo nelle sue lezioni di neuromarketing ci insegna che la percezione del gusto è fortemente influenzata dalle aspettative e dagli altri sensi, soprattutto dalla vista che è il senso dominante ed impegna la metà delle cellule del cervello.
In altre parole quello che l’assaggiatore sa di un vino e le sue precedenti esperienze sono in grado di agire sul Sistema Limbico (emozioni) e sulla Corteccia Prefrontale (piacere) del suo cervello condizionando il gusto. Alla fine sentirà nel bicchiere quello che si aspetta ci sia.
Si, ma c’è anche altro. Il BIAS cognitivo.

 

La questione di genere e il vino

Gli stereotipi di genere femminile – maschile, nella descrizione del vino vanno definitivamente mandati in pensione perché sono offensivi 

 

di Donatella Cinelli Colombini

Stereotipi di genere nel vino - Donatella Cinelli Colombini staff femminile del vino

Stereotipi di genere nel vino – Donatella Cinelli Colombini staff femminile del vino

Vicki Denig ci regala un’autentica perla intitolata <<Time to Kill Gender Stereotypes in Wine>> e pubblicata su Wine Searcher. Il punto di partenza sono gli stereotipi di genere nella descrizione dei vini: quelli “femminili” morbidi, eleganti e delicati, quelli “maschili” potenti, muscolosi e robusti. Un modo di esprimersi vecchiotto ma che secondo Vicki Denig è ancora diffuso <<nel Vecchio Mondo, in particolare in Francia>>.

 

GLI STEREOTIPI DI GENERE NELLA DESCRIZIONE DEL VINO

La maggior parte degli esperti interpellati da Vicki ammette di aver usato termini come femminile/maschile nel descrivere i vini, ma di averlo abbandonato trovandolo lontano dal sentimento attuale per cui suona quasi offensivo. Tuttavia c’è chi continua <<lo odio, ma lo uso>> dice Jeff Harding, direttore beverage al Waverly Inn di New York.

Stereotipi di genere nel vino - Donatella Cinelli Colombini staff femminile del vino

Stereotipi di genere nel vino – Donatella Cinelli Colombini staff femminile del vino

Molti considerano l’uso di stereotipi di genere una scorciatoia <<che tutti capiscono>>.
Sarà anche vero ma, come sottolinea Richard Betts <<chiamare un vino maschile o femminile significa sottoscrivere una vecchia idea del mondo (e per giunta binaria) che non prevede la vasta gamma di diversità della nostra meravigliosa umanità>>. In altre parole da per scontato che i gay non esistano.

 

MARKETING DEL VINO SEMPRE PIU’ ROSA

Ma la questione di genere, riguardo al vino, può essere guardata anche da altri punti di vista, come giustamente fa notare Civiltà del Bere. E’ sotto gli occhi di tutti come il marketing delle bevande alcoliche, vino compreso, guardi alle consumatrici donne con maggior interesse e scelga packaging, messaggi, colori … proprio per attrarre la loro attenzione. Il potere socioeconomico delle donne cresce e con questo anche il valore delle bottiglie che comprano.

 

Emanuele Trono l’enoblogger da amare

Simpatico, intelligente e smart è fra gli wine instagramer più forti del mondo, si chiama Emanuele Trono alias Enoblogger, seguitelo

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Emanuele-Trono-Enoblogger

di Donatella Cinelli Colombini

Alcune delle classifiche lo mettono fra i più influenti comunicatori digitali  del vino del mondo, Feedspost addirittura al 4° posto e questo anche se c’è chi ha più followers di lui.

Ma Emanuele ha qualcosa di speciale.
28 anni piemontese si è laureato in Business and Management all’Università di Torino e ha poi fatto il Master di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. Da 4 anni si occupa di comunicazione social del vino. La sua azienda si chiama Enodigital <<la prima agenzia di social media marketing per il mondo del vino con la quale seguiamo le cantine nel loro percorso di digitalizzazione>> in altre parole propone alle cantine campagne di comunicazione e attività di e-commerce, organizza eventi on line capaci di intercettare soprattutto i giovani wine lover. L’altra parte della sua professione <<è quella di influencer dove con il profilo enoblogger riesco a dare molta visibilità alle aziende del settore vinicolo e a parlare con una grande quantità di pubblico>>.

EMANUELE TRONO  ENOBLOGGER PER PASSIONE

Emanuele-Trono-Enoblogger

Emanuele-Trono-Enoblogger

E’ un buon amico di mia figlia Violante con cui ha collaborato per il Movimento Turismo del Vino e con AGIVI. Io l’ho incontrato diverse volte e devo dire che è smart nella vita come nel mondo virtuale.
Emanuele ha vissuto dal di dentro la digitalizzazione a marce forzate del settore vino durante il covid. Una corsa per essere on line che <<per certi versi è stata un bene,>> ha detto a Identità golose <<tuttavia l’improvvisazione supportata da una comunicazione raffazzonata e poco credibile ha generato molta confusione nel settore>>. Ed ecco che la professionalità della sua agenzia Enodigital ha aiutato molte cantine nell’incamminarsi sulla strada giusta.
Ma cosa rende la comunicazione web di Emanuele Trono così diversa dalle altre?

Il vino italiano prima durante e dopo il covid

A Wine2wine Denis Pantini di Nomisma WineMonitor ha presentato tendenze, aspettative, consuntivi e strategie delle cantine italiane a fine 2020

 

W2W -Giovanni Mantovani - vino italiano prima, durante e dopo il covid

W2W – Giovanni Mantovani – vino italiano prima, durante e dopo il covid

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Prima di tutto i trend del vino: sostenibilità in Germania e BIO negli Stati Uniti, vini premium in Cina e leggeri da mixare in UK.
Le risposte delle cantine italiane  presentate durante Wine2wine e relative a ciò che avverrà nei prossimi 2-3 anni sono, purtroppo prevedibili: aumenteranno le vendite on line, calerà il numero dei ristoranti e dei bar con una conseguente contrazione dei consumi fuori casa, ci sarà un orientamento all’austerità con la scelta di vini locali e una diminuzione della capacità di spesa. Anche il turismo del vino subirà un contraccolpo benchè limitatamente ad alcune aree.

 

Vino italiano: prima, durante e dopo il covid - W2W - Ministro Teresa Bellanova

Vino italiano: prima, durante e dopo il covid – W2W – Ministro Teresa Bellanova

AUMENTA LA VENDITA ON LINE ED IL GDO, IN CRISI L’HORECA

Ma cosa faranno le cantine del nostro Pese per reagire ai problemi innescati dal covid? La stragrande maggioranza delle grandi e la metà di quelle di medie dimensioni punta sull’export e la vendita multicanale e, in seconda battuta, sulla diversificazione degli sbocchi commerciali. Il 47% consoliderà il proprio brand e il 41% vede favorevolmente il rafforzamento della squadra manageriale.
Il grande malato è la ristorazione tartassata dal lockdown, dall’aumento dei pasti a casa resi possibili dai servizi di delivery e dall’e-commerce di cui molti consumatori hanno fatto la prima esperienza proprio durante la pandemia.

Il 91% (dato che diventa il 95% nelle piccole cantine) dei produttori di vino ha registrato un calo di vendite nel segmento HORECA, dato solo leggermente migliore per le rivendite di vino al dettaglio. In questo comparti la situazione è davvero preoccupante.

 

                                                                       

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