Forum: vino e tanto altro

DAZI SULLE ESPORTAZIONI IN USA

Fra i prodotti UE che vanno tassati in USA per 11 miliardi, c’è il vino. La lite Trump – Macron sulla tassa sulle attività digitali è l’ultima goccia

Washington-Casa-Bianca-Dazi-USA-UE

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’ultimo atto di questo tormentone  è del 4 luglio. La Francia decide di mettere una tassa sulle attività digitali in base a un accordo di massima raggiunto fra i Paesi del G7 quindi anche con il Ministro del Tesoro USA Mnuchin. Ma a Trump questo accordo non va bene e quindi scrive un Tweet promettendo una <<importante ritorsione contro la stupidità di Macron>> e aggiungendo <<ho sempre detto che il vino americano è migliore di quello francese>>. Visto che anche il presidente USA ha una cantina e produce vino il commento è in pieno conflitto di interessi. Ma questo è il minore dei problemi.

La parola d’ordine per le cantine italiane è “spedire” prima possibile cercando di anticipare i dazi. Ancora non è chiaro quando arriveranno e l’entità della tassa che verrà applicata ma, soprattutto per le bottiglie più economiche, potrebbe avere un effetto devastante. Se infatti  il Barolo, il Brunello e soprattutto il Pinot Noir della Borgogna hanno una clientela ricca e un’identità forte e quindi dovrebbero avere un modesto contraccolpo sulle vendite, per i vini da tavola che partono dalle cantine italiane, spagnole…. sotto i 3 € a bottiglia i dazi potrebbero avere effetti disastrosi  avvantaggiando i concorrenti vini argentini, cileni e persino sudafricani che queste tasse non le hanno.

Airbus contro Boeing –  Unione Europea contro USA

Dazi-USA-UE-causati-dallo-scontro-Boeing-Airbus

Dazi-USA-UE-causati-dallo-scontro-Boeing-Airbus

Lo scontro tariffario parte dalla vertenza  sui sussidi europei  ad Airbus  che avrebbero  causato danni alle imprese americane e soprattutto a Boeing, maggiore industria aeronautica  USA che è stata recentemente sorpassata proprio da Airbus. E’ dunque uno scontro fra Unione Europea e Stati Uniti che si articola su vari fronti.

L’aprile scorso il governo di Washington ha redatto una lunga lista di prodotti europei da tassare, vino compreso, per incassare 11 miliardi di Dollari. Da parte sua il governo di Bruxelles si prepara a rispondere con dazi per un valore di 17,4 miliardi di Euro sui beni che arrivano in Europa provenienti dagli States.

Forme-nel-verde-2019-"Antifragile"

Forme nel verde 2019 a San Quirico d’Orcia

Forme nel verde, mostra di sculture negli Horti Leonini ideata da Mario Guidotti nel 1971 è la 2°più antica rassegna d’arte dopo la Biennale di Venezia

Forme-nel-verde-2019-"Antifragile"

Forme-nel-verde-2019-“Antifragile”

di Donatella Cinelli Colombini

Quest’anno dal 27 luglio al 30 settembre la manifestazione intitolata “Antifragile” propone una riflessione sul Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto ricomposto nel chiostro di Palazzo Chigi di San Quirico dove sono esposte le opere lasciate dagli artisti protagonisti delle passate edizioni di Forme nel Verde e una selezione di dipinti realizzati dagli allievi dei corsi di pittura dell’Accademia di Firenze (30 km dalla Fattoria del Colle).

FORME NEL VERDE 2019 ANTIFRAGILE

Negli Horti Leonini ci sono invece le istallazioni realizzate da 50 studenti under 35 provenienti delle Accademie Toscane di Firenze e Carrara. Una proposta corale che da voce ai nuovi talenti artistici e scaturisce dai workshop coordinati da Francesco Saverio Teruzzi e Sebastiano Pelli.

FORME NEL VERDE E GLI  HORTI LEONINI

Forme-nel-verde-2019-San-Quirico-d'Orcia

Forme-nel-verde-2019-San-Quirico-d’Orcia

Gli Horti Leonini e Forme nel Verde, due cose che si combinano e si compenetrano in modo quasi magico. Gli Horti furono costruiti intorno al 1581 accanto alle mura cittadine e alla pieve di Santa Maria Assunta, già nota come Santa Maria ad hortos, con annesso lo Spedale della Scala in cui venivano ospitati i pellegrini che passavano sulla Via Francigena. San Quirico sorge infatti lungo l’importante asse viario che congiungeva Canterbury a Roma e compare fra le località citate dal Vescovo Sigerico nel 990, nel suo celebre viaggio. Dalla Francigena transitavano soldati, mercanti, sovrani -come Federico Barbarossa – pellegrini e santi come Caterina da Siena. San Quirico era dunque un posto tutt’altro che isolato e periferico.

HORTI LEONINI PRIMO GIARDINO PUBBLICO

Gli Horti leonini sono uno dei primi esempi di “giardino pubblico” costruito per dare ristoro e”… qualche comodità ancora delli viandanti…” come scrisse il suo creatore Diomede Leoni in una lettera al Granduca Ferdinando dè Medici. Uno spezio architettonico pensato per trasmettere un senso di armonia e benessere a chi percorre i suoi vialetti di bosso e concluso in un boschetto con una sensibilità tutta rinascimentale.

Woofing-esperienze-nella-campagna-bio

Woofing viaggiare nella campagna dei grandi ideali

In Africa per costruire le capanne di terra, in Piemonte per recuperare vecchi sentieri … Woofing viaggiare per diventare contadini amanti della natura

Woofing-esperienze-nella-campagna-bio

Woofing-esperienze-nella-campagna-bio-di-tutto-il-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Woofing è il viaggio esperienza nella campagna più rispettosa dell’ambiente. Consente di abitare e lavorare in aziende agricole biologiche per pagarsi le spese. La parola è l’acronimo inglese di World Wide Opportunities on Organic Farms ed è nato intorno al 1970 da Sue Coppard quando gli agricoltori biologici proposero a giovani desiderosi di viaggiare e amanti della natura, di lavorare da loro 4-6 ore al giorno in cambio di vitto e alloggio. Inizialmente l’idea dei farmer era quella di farsi conoscere e soprattutto far capire la realtà dell’agricoltura biologica.

WOOFING IL VIAGGIO ESPERIENZA NELLA CAMPAGNA BIO

Woofing-esperienze-nella-campagna-bio-di-tutto-il-mondo

Woofing-esperienze-nella-campagna-bio-di-tutto-il-mondo

A questo si è aggiunta, in modo crescente, la voglia dei turisti di entrare in contatto con la natura e gli animali, anche con piccole attività molto semplici che, tuttavia, nelle grandi città sono impossibili da realizzare. Attrae il cambio di stile di vita, la possibilità di imparare e vivere in un ambiente autentico non “fatto per i turisti”.
Woofing è diventata un’organizzazione internazionale in cui è possibile iscriversi on line pagando 35 Euro. Il numero dei volontari desiderosi di entrare in contatto con culture diverse, anche molto lontane è altissimo e ormai bisogna prenotare il soggiorno nelle farm ospitanti con almeno un mese d’anticipo. Esiste un sito WWOOF Italia e un altro WWOOFing in Europe perché non tutti i Paesi offrono le stesse possibilità di soggiorno lavoro in fattoria e bisogna far rifermento all’organizzazione della nazione ospitante, quindi per andare in Cina è necessario iscriversi a WWOOF China. Anche il numero delle proposte è molto diverso ed è molto più alto in Australia che in Europa dove le leggi sul lavoro e le assicurazioni obbligatorie sono più rigide.

Brunello seminary in Calgary

I Paesi dove si bevono Premium Wine

I mercati dei premium wines dove i consumatori comprano soprattutto bottiglie sopra i 10€ sono Irlanda, Hong Kong e New Zeland. Ma è sempre troppo poco

Brunello - seminario di Berlino tenuto da C. Eder- aprile 2012

Premium-Wines-Brunello – seminario di Berlino tenuto da C. Eder

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome è altisonante: premium wines, ma la cifra è piccola (10€) e per arrivare in mano del consumatore a questo prezzo le bottiglie devono uscire dalla cantina a un prezzo davvero basso.
Solo i super premium cioè i vini fini, che hanno in etichetta il nome di una denominazione prestigiosa e ottengono buoni giudizi da parte dei wine critics permettono di puntare in alto nella qualità dell’uva, del vino e quindi del prezzo. Per tutti gli altri è davvero dura, anche se i consumatori non se ne accorgono. Infatti il grosso del valore finale delle bottiglie rimane nella rete commerciale.

Premium-Wines-Canada-Toronto ristorante Terroni bar con Drago e le 8 colombe IGT

Premium-Wines-Canada-Toronto ristorante Terroni bar con Drago e le 8 colombe IGT

COME SI FORMA IL PREZZO DEL VINO

Se infatti andiamo a vedere il prezzo medio di un litro di vino esportato dall’Italia viene da piangere: circa 3€ e ci sono mercati, anche importanti come la Germania, dove questa cifra scende a 2€.
Vini che escono dalla cantina a un Euro e mezzo compreso il vetro, il tappo, l’etichetta …. E per effetto dei costi di trasporto, le tasse e il ricarico dell’importatore arrivano al dettagliante a 4€, sullo scaffale a 9€ e in tavola a 14€. A conti fatti il valore del liquido che arriva nel bicchiere è meno del 10% del totale.

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

Lo chef Jamie Oliver in tribunale per fallimento

Jamie Oliver lo chef idealista, salutista e innamorato dell’Italia, il divo TV dei fornelli fra i più pagati al mondo sull’orlo della bancarotta

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Mi è sempre piaciuto per il suo aspetto anticonformista e scanzonato ma anche per la sua battaglia in favore dell’alimentazione sana dei bambini junk food = Junk kids, che tradotto in italiano significa cibi spazzatura uguale bambini spazzatura. Grazie a lui molte scuole in UK e in USA hanno migliorato le mense. Una battaglia di cui è stato portavoce anche al Salone del Gusto di qualche anno fa.

JAMIE OLIVER DA SECONDO CUOCO PIU’ PAGATO DEL MONDO AL FALLIMENTO

Al culmine del successo aveva 40 ristoranti in Gran Bretagna e quasi altrettanti in giro per il mondo. E’ arrivato ad essere il secondo chef più pagato del mondo … Poi,  soprattutto in UK, le cose hanno cominciato ad andare male e sono cresciuti i debiti stimati dal Sun, all’inizio del 2018, in oltre 70 milioni di Sterline.

Jamie Oliver ha provato a rifinanziare la società con 3 milioni di sterline dal suo patrimonio personale, ma non è bastato, così come non è bastata la chiusura di alcune sedi della catena Jamie’s Italian.

Jamie Oliver

Jamie Oliver

Ora arriva la domanda di insolvenza – che corrisponde al nostro “portare i libri in tribunale”-  che riguarda 23 ristoranti dove lavoravano 1.300 persone sotto le insegne Jamie’s Italian, Barbecoa e Fifteen.  Un disastro che segue il fallimento di altre catene britanniche come Carluccio’s, Prezzo, Giraffe e Ed’s Easy Diner. Secondo The Drinks Business quello di Jamie Oliver non è da ricondurre alla Brexit, come ha dichiarato il celebre chef, quanto piuttosto a un cambio di gusto degli inglesi che si orientano sui locali di consumi esperienziali invece che sui ristoranti classici.

Preparazione e follow up di fiere, workshop, B2B

Fiere, borse, workshop sul turismo fanno incontrare operatori turistici con le cantine aperte al pubblico:  ecco come usarle al meglio

di Donatella Cinelli Colombini

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BIT Borsa Italiana del turismo fiera

Sono meno importanti di un tempo ma comunque servono a incrementare i contatti, a confrontarsi con la concorrenza e a scoprire le nuove tendenze del mercato.
Ci sono fiere del turismo di tutti i tipi e in ogni le parti del mondo, scegliere quelle giuste è difficile e conviene sempre consigliarsi con chi ci è già stato puntando sul target e sui mercati di origine dei turisti che si intendono intercettare. L’elenco è su internet e spesso la partecipazione viene coordinata da Enit o Amministrazioni regionali, Camere di Commercio o associazioni di categoria.
Più della partecipazione in sé conta quello che viene fatto prima e dopo la fiera o il workshop.

Fiere-del-turismo-ITB

Fiere-del-turismo-ITB

COME PREPARARE LE NUOVE PROPOSTE ENOTURISTICHE

La preparazione della nuova offerta turistica deve iniziare molti mesi prima con l’ideazione dei progetti e soprattutto con la realizzazione delle foto e dei video che serviranno a divulgarli. Infatti è opportuno che le immagini ritraggano le vigne nel periodo di piena vegetazione o durante la vendemmia. Anche la documentazione visiva delle cantine e dei produttori deve essere rinnovata periodicamente e diventare un messaggio convincente, quasi una narrazione dell’identità aziendale. In questo senso sconsiglio l’uso di modelli e di effetti che abbelliscano la realtà privandola dell’autenticità e della capacità di racconto. E’ molto meglio che il produttore “ci metta la faccia” anche quando è brutta.

COME PREPARARE LA PARTECIPAZIONE ALLA FIERA

Subito prima delle fiere è opportuno contattarle i buyer presenti nel workshop o nel borsino, mandando le ultime proposte e tastando il loro interesse. Quando gli organizzatori non forniscono in anticipo l’elenco degli operatori partecipanti l’unica soluzione è usare il catalogo e selezionare sul momento quelli con cui dialogare.

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I vini coraggiosi piacciono a giovani e donne

I millennials e fra loro soprattutto le donne amano i vini coraggiosi come quelli naturali, prodotti in anfora e ottenuti da viticultura eroica

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Di Donatella Cinelli Colombini

E’ un momento in cui “famolo strano” sembra la parola d’ordine. Il vino classico, quello delle denominazioni storiche e dei marchi celebri sembra attrarre solo le persone più attempate. Per colpire i consumatori più giovani servono scelte estreme o sperimentazioni al limite della corretta tecnica enologica.

DAL VINO OMOLOGATO AL “FAMOLO STRANO”

Ecco che quelli come me, fanatici dell’armonia come metro di eleganza nel vino, si sentono vecchi e noiosi. Ma forse questi sentimenti non sono giusti e serve una riflessione. Il “famolo strano” è probabilmente una reazione all’eccesso di omologazione della fine del Novecento e come tutte le reazioni tende a esagerare. Trent’anni fa Cabernet-Merlot-Cardonnay dominavano l’orizzonte e la surmaturazione dell’uva così come l’abbondante uso di legno completavano la ricerca di potenza e morbidezza.

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Oggi sono la diversità e il carattere identitario a vincere. Elementi su cui i vignaioli appassionati hanno sempre puntato anche a costo di grandi sforzi, come è successo a me con il vitigno foglia tonda.

INDAGINE TANNICO SUI VINI CORAGGIOSI

In quest’ottica le nuove tendenze diventano persino condivisibili. E vediamo quali sono. L’indagine è di Tannico, il portale leader dell’e-commerce del vino italiano e ha riguardato 100.000 consumatori tra il 2015 e il 2018.
I vini “coraggiosi” sono cresciuti dall’8 al 15% del mercato in soli tre anni. Sotto questo nome Tannico riunisce i vini biodinamici certificati, quelli vegani, i vini naturali, quelli da viticultura eroica e quelli macerati. Quasi la metà delle etichette sono straniere.

Chateau-Miraval

Prezzi dei vigneti alle stelle in Italia e in Francia

Sopra i 14 milioni l’ettaro in Borgogna fino a 3 milioni nel Barolo e uno per quelli di Brunello e di Bordeaux

Di Donatella Cinelli Colombini

Prezzi-vigneti-alle-stelle-in-Italia-e-in-Francia-Brunello Poggio Antico

Prezzi-vigneti-alle-stelle-in-Italia-e-in-Francia-Brunello Poggio Antico

Arrivano da Vinexpo gli ultimi dati sulla corsa all’acquisto dei vigneti che sembrano quelli della corsa all’oro, con investitori di tutto il mondo che si contendono le terre da vino a suon di milioni. Puntano sulle zone più prestigiose pronti a spendere cifre astronomiche quasi fossero piene di pepite. Cifre che la produzione del vino non ripagherà mai e sono giustificate solo all’interno di una spirale speculativa che fa aumentare i prezzi e promette di rivendere gli stessi terreni a prezzi ancora più alti. Le denominazioni top hanno infatti dimensioni limitate, non espandibili per cui costituiscono, per gli investitori, un “bene rifugio” simile alle opere d’arte e alla pietre preziose. La differenza è che le vigne e le cantine devono essere gestite ogni giorno e non possono essere messe in cassaforte. Sono quindi più impegnative ma anche più ricche di soddisfazioni, per chi riesce a creare un gioiello enologico. Per questo l’attenzione dei super ricchi si concentra sulle denominazioni e i cru più prestigiosi, solo a Montalcino hanno investito tre degli uomini nella classifica Forbes dei 1.000 uomini più ricchi del mondo.

PREZZI DEI VIGNETI FRANCESI

WI&NE e Safer società specializzate in consulenze e cessione di aziende danno alcuni numeri del fenomeno e vengono analizzate da WineNews sempre molto attenta alla quotazione dei terreni vitati.
La stima delle compravendite di vigneti e cantine francesi, nel 2017, ha toccato l’astronomica cifra di 1,3 miliardi di Euro e promette di crescere.

Vendita-di-cantine-Vietti

Prezzi-vigneti-alle-stelle-in-Italia-e-in-Francia-cantine-Vietti

La zona viticola più cara è la Borgogna dove si toccano punte di 14 milioni l’ettaro anche se le quotazioni normali sono di 5. Altre zone celebri hanno valori minori: lo Champagne, i vigneti di Bordeaux oppure della Côtes du Rhône permettono di acquistare intorno a un milione l’ettaro anche se a Pauillac e nella Gironda i prezzi raddoppiano.
Ma in Francia ci sono anche zone del vino a prezzi molto più abbordabili: in Alsazia le quotazioni vanno da 50 a 300.000€ e in Provenza i valori partono da 25.000 Euro ad ettaro e sono in crescita perché c’è stato anche chi ha pagato 160.000 € l’ettaro come per i vigneti più importanti della Loira. Nella Languedoc-Roussillon scendono ancora a 10 a 40.000€ e la maggior parte del vigneto francese costa proprio 10.000€ l’ettaro.

PREZZI DEI VIGNETI ITALIANI

In Italia l’area dove l’impennata dei prezzi è stata maggiore è sicuramente il Barolo dove, in alcuni casi, sono stati superati i 3 milioni di Euro l’ettaro. A Montalcino la quotazione di 700.000€ sale spesso fino a sfiorare il milione mentre Bolgheri e la Valpolicella oscillano fra 500 e 600.000€.

I ristoranti e la ristorazione a casa: chi vincerà?

Home restaurant, take away, street food …. Sopravviveranno i ristoranti? FIPE chiede regole uguali per tutti ma il vero nemico dei ristoranti è l’home delivery

Di Donatella Cinelli Colombini

Giovanni-Rallo-Nicola-Minunno-Fattoria-del-Colle-Ristorante

Giovanni-Rallo-Nicola-Minunno-Fattoria-del-Colle-Ristorante

Il problema non è solo italiano: << restaurant sector is undergoing a period of sustained metamorphosis>>, leggo in un interessantissimo articolo di The Drinks Business 

che spiega come, a fronte di un forte aumento della spesa alimentare, la ristorazione tradizionale sia in affanno a causa della crescita degli home delivery che portano, sempre più velocemente  a casa, pranzi sempre più competitivi rispetto a quelli cucinati dagli chef. E’ una sfida che si gioca sull’uso di internet e sulla velocità delle consegne, ma anche sull’innalzamento della qualità dei preparati. Una sfida che ha modificato persino la dimensioni delle cucine domestiche.

Se gli inglesi hanno messo gli occhi sul problema a seguito dello choc del fallimento dei ristoranti di Jamie Oliver, anche da noi in Italia 80 chef stellati sono scesi in campo con una lettera manifesto diretta ai due vicepremier e al Ministro dell’agricoltura-turismo Gian Marco Centinaio. La partita riguarda un comparto di 300.000 imprese, 85 miliardi di fatturato e 43 miliardi di valore aggiunto all’anno per 1 milione di occupati.

PER NON MANGIARSI IL FUTURO – PETIZIONE DI 80 CHEF STELLATI

La richiesta è di dare regole uguali a tutti e il titolo sembra quello di un film horror “ Per non mangiarsi il futuro”.  Sul banco degli imputati le <<scelte politiche incentivano settori che effettuano di fatto somministrazione, senza essere sottoposti alle stesse regole che si applicano alla ristorazione e ai pubblici esercizi in generale. Ci riferiamo agli operatori del settore agricolo, ai circoli privati, al terzo settore, ai negozi di vicinato, agli home restaurant, allo street food etc. >>

La Pineta di Zazzeri- conle-Donne-del-Vino

La Pineta di Zazzeri- conle-Donne-del-Vino

A loro avviso chi non è un pubblico esercizio sfugge a una griglia di regole che fanno lievitare i costi: corsi di formazione, dimensioni dei locali, servizi igienici …. Una situazione che ingenera concorrenza sleale che impoverisce le attività di ristorazione costringendole a chiudere per poi, in certi casi, riaprire magari reinventandosi come street food o home restaurant.

I RISTORANTI CHIEDONO REGOLE UGUALI PER TUTTI QUELLI CHE FANNO SOMMINISTRAZIONE

Alla fine la richiesta è <<non chiediamo meno regole: chiediamo che vengano applicate le stesse regole per la stessa professione, anche a tutela e a salvaguardia dei 10 milioni di clienti che ogni giorno frequentano i Pubblici Esercizi>>.

Non si sta ripetendo, in altra forma, lo scontro fra Taxi e NCC che ha poi penalizzato i servizi offerti ai clienti con danni rilevanti alle prospettive turistiche di tutto il Paese. In questo caso c’è la volontà di salvaguardare la concorrenza a vantaggio della clientela ma con regole del gioco uguali per tutti.

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I caratteri dei vini vulcanici secondo John Szabo

Più sapidi che fruttati, legati da un fill ruge composto da salinità, densità di polifenoli e longevità. John Szabo ci presenta i vini vulcanici

Di Donatella Cinelli Colombini

Migliori libri di vini e spiriti John Szabo Volvanic Wines

John-Szabo Volvanic Wines-maggior-esoerto-di-vini-vulcanici

Prima di John Szabo  i vini delle zone vulcaniche non erano una categoria con caratteri distintivi ma venivano accomunati a quelli delle zone di origine: l’Etna con i vini di Sicilia, il Vulture con la Basilicata e il Soave con il Veneto. Invece adesso costituiscono una tipologia caratterizzata da elementi distintivi come i vini da invecchiamento o quelli da dessert.

JOHN SZABO E I  VINI VULCANICI DEL MONDO

La svolta è arrivata quando John Szabo, che nel 2004 fu il primo Master Sommelier canadese, bevve un calice di vino di Santorini e <<sentii qualcosa che non avevo mai assaggiato prima>>. Da qui il tentativo di trovare i punti di congiunzione fra territori sparsi in tutto il globo con latitudini, distanze dal mare, vitigni … diversi: Napa Valley (California), Casablanca Valley (Cile), Santorini (Grecia), Kaiserstuhl (Germania), Rias Baixas e Canarie (Spagna),

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Volcanic-Wines-John-Szabo-MS

Isole Azzorre e Madeira (Portogallo), Alture del Golan (Siria e Israele), Yarra Valley (Australia) Tokaj (Ungheria) …. per citare solo i più noti. Impresa non facile che John Szabo ha sviluppato nel libro << Volcanic Wines: Salt, Grit and Power >> del 2016 e organizzando una convention mondiale dei produttori delle montagne fumanti la cui prima edizione si è svolta a New York nel 2018.

I TERRITORI ITALIANI DEI VINI VULCANICI

Che il timbro minerale la capacità di invecchiamento siano degli elementi comuni a tutti i vini vulcanici -bianchi o rossi che siano- è un dato di fatto incontrovertibile. Partendo da questo bisogna definire la mappa basandola su dati scientifici che facciano riferimento a suoli e vitigni autoctoni. Questo è l’obiettivo del gruppo italiano che fa capo a Edoardo Ventimiglia vicepresidente del Consorzio del Bianco di Pitigliano e portabandiera di “Volcanic Wines”. Il marchio di proprietà del Consorzio Soave, riunisce 19 territori italiani ( Colli Euganei, Valsesia, Castelli Romani, Pitigliano e Sorano, Orvieto, Campi Flegrei, Vesuvio, Vulture, Etna, Pantelleria ed Eolie, Mogoro).

Rapporto-Coop-ambiente

Italiani: esploratori, curiosi, tradizionalisti e nostalgici

Albino Russo nel Rapporto Coop 2018 ci aiuta a scoprire gli italiani: innamorati del web e dell’ambiente, sani, in guerra con la politica e stressati

Rapporto-Coop-2016-sugli italiani- Albino-Russo-dg-e-resposabile-settore-economico-e-ufficio-studi-Ancc-Coop

Rapporto-Coop-2018-sugli italiani- Albino-Russo-dg-e-resposabile-settore-economico-e-ufficio-studi-Ancc-Coop

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli anni della crisi e la globalizzazione ci mostrano le élite sempre Più ricche, il ceto medio che è diventato povero e con poca capacità di spesa e ancora meno possibilità di mettere da parte denaro con conseguenze dirette sul mercato immobiliare perché comprarsi una casa diventa sempre più difficile.
Vivacchiano le imprese che esportano, anche se fanno sempre più fatica a competere nello scenario internazionale e affondano quelle che vendono in Italia. Sfiducia è il sentiment più diffuso, soprattutto verso la politica e il futuro. Due temi in posizione dominante: web-nuove tecnologie e ambiente. Noi italiani abbiamo la maggiore percentuale di SIM per abitante in Europa e la maggiore consapevolezza del nesso tra ambiente e benessere individuale.

Rapporto-Coop-ambiente

Rapporto-Coop-parole-positive-e-negative

Cresce il bisogno di cultura e la riscoperta del verde anche come coltivazione dell’orto. Collassa il sistema sanitario nazionale, gli italiani sono ai vertici europei per spesa sanitaria privata. Cibo sempre più importante: vice il local, il bio, l’etico. Boom dell’home delivery, cresce la voglia di sperimentare e diminuisce la fedeltà alla marca. L’inquinamento urbano uccide più dell’obesità e del fumo.
Stressati ansiosi gli italiani fanno un crescente uso di psicofarmaci e sviluppano nuove patologie come l’ossessione per il mangiare sano.
Ed ecco i 4 gruppi in cui, il Rapporto Coop 2018, divide gli italiani. Ciascuno può riconoscersi, io sono fra i curiosi.

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Antinori, Gaja, Lunelli fra le 100 famiglie TOP di Forbes

Forbes ha messo in fila le 100 più importanti famiglie di imprenditori italiani. Fra loro moltissimi produttori di vino o industriali con vigneto

cantine-più-redditizie-Antinori

Antonori-Forbes-le-100-famiglie-dell’imprenditoria-italiana

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Forbes ha selezionato le 100 famiglie imprenditoriali che con il proprio lavoro e investendo i risparmi accumulati hanno costruito le loro fortune>>. Una lista che non riguarda la ricchezza, altrimenti in cima dovrebbero esserci Ferrero e Del Vecchio rispettivamente al 39° e 50° posto fra the richest of the world.

FORBES LE 100 DINASTIE DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA

Nella lista delle 100 famiglie imprenditoriali più importanti d’Italia sono state scelte quelle che hanno lasciato una traccia nei loro territori creando sviluppo, occupazione e cambiamento. Per ogni famiglia è stato indicato il leader, cioè la persona che <<ha tenuto dritto il timone quando il vento soffiava contrario o gonfiava le vele>>.
Sul podio gli Agnelli, gli Amadori e gli Antinori con il Marchese Piero giustamente indicato come leader anche se la società è presieduta dalla figlia Albiera. E’ bello vedere una famiglia del vino al terzo posto in questa classifica prestigiosa e soprattutto vedere un brand che tiene alto il nome dell’Italia nel mondo puntando su bottiglie di grandissimo pregio. Quarti gli Angelini della ditta

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja-Le-100-famiglie-dell’imprenditoria-italiana-di-Forbes

farmaceutica che, tuttavia, possiede vigneti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche sotto il marchio Bertani Domains.

FRA LE 100 FAMIGLIE IMPRENDITORIALI MOLTISSIME SONO QUELLE DEL VINO

Seguono Armani, Astaldi, i Bagnoli dei gelati Sammontana, i Balocco “gran biscotto”, i Barilla della pasta e i Bauli del pandoro,  Benetton, Beretta e Berlusconi …
Fra i tanti nomi spiccano le famiglie del vino o quelle che, dopo aver costruito la loro fortuna con l’industria hanno poi investito in vigneti e cantine, come i Benetton che hanno comprato il 36% della Zonin, oppure la royal family delle scarpe Ferragamo che possiede anche il Borro e Castiglion del Bosco con le rispettive cantine oppure Illy che dal caffè è arrivata al Brunello.
Sono invece dinastie del vino i Frescobaldi al 42° posto, Gaja al 43°, Lunelli 56°, Mastroberardino 63°, Nonino 71°, Ricasoli 80°, Tasca d’Almerita 91°, Ziliani 98°. E’ un mio orgoglio conoscerli tutti e godere di una stima reciproca.

Gozo-ristorante-Tmun-chef-Paul

Alta cucina a Gozo – Malta

A Gozo, nell’isola più piccola di Malta, è iniziata un’autentica corsa verso l’alta cucina ed ecco 3 luoghi eccellenti da visitare nei vostri prossimi viaggi

Gozo-ristorante-Tmun-chef-Paul

Gozo-ristorante-Tmun-chef-Paul

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una doverosa premessa: a Malta 150 anni di dominazione inglese hanno portato vantaggi e svantaggi. Ovviamente la lingua, a Malta i giovani parlano inglese fra loro perché la scuola locale è in doppia lingua. Per anni il piccolo stato maltese ha puntato molto sul turismo linguistico, vendendo ottimi corsi d’inglese in un territorio dal clima migliore della Gran Bretagna.

MALTA E GOZO ISOLE DI GRANDE SUCCESSO TURISTICO

Purtroppo, nella gastronomia, gli effetti della presenza britannica non sono stati altrettanto felici. Il ricettario locale si è riempito di piatti pieni di ingredienti  dal gusto poco definito e poco piacevole. Al punto di diventare <<un bel posto dove si mangia male>>. In dieci anni, da quando io e mio marito Carlo abbiamo la casa a Gozo abbiamo visto le cose cambiare. Prima a Malta, dove il numero di ottimi ristoranti è davvero grande, e poi a Gozo. Merito anche dell’ATS scuola alberghiera con triennio universitario che forma chef e maitre con ottime basi e soprattutto li manda a fare lunghi tirocini in grandi alberghi esteri.
Altro aspetto importante per l’innalzamento qualitativo dell’offerta gastronomica maltese è il boom economico: il PIL maltese cresce al ritmo del 4% all’anno e ¼ di esso è legato al turismo. Solo nel 2018 il numero dei visitatori è aumentato del 14%. L’aeroporto di Malta ha più collegamenti europei di quello di Heathrow e ogni giorno attraccano più di tre navi da crociera. In cinque anni i residenti sono passati da 400.000 a 700.000 e fra loro ci sono anche ricchissimi russi e arabi.

Gozo-Tmun-crudo-di-pesce

Gozo-Tmun-crudo-di-pesce

Ci sono dunque le condizioni per una rapida qualificazione della ristorazione locale. Nella piccola isola di Gozo, dove Ulisse approdò per caso ma poi rimase sette anni, le coste sono incontaminate e i villaggi conservano un carattere antico con case in pietra e uno stile di vita tranquillo. E’ un piccolo paradiso dove il tempo sembra essersi fermato.

TMUN E PAUL, LO CHEF MALTESE DI MAGGIORE TALENTO

I buoni esempi di grande cucina, che vi propongo, sono tre:
Tmun davanti al porto. Lo chef è un figlio d’arte perché la madre aveva il suo stesso tocco leggero ed elegante. Si chiama Paul ed è un vero talento, a livello dei più famosi famosi chef stellati. Ha anche un fratello, Patrick che ha un suo ristorante a Vittoria, la “capitale” di Gozo. Paul riesce a mantenere i sapori e i profumi delle materie prime costruendo dei piatti a volte molto complicati, ma di armonia perfetta. Lui è un giovane magro, dal volto sempre sorridente, anche quando lavora da ore ed è veramente stanco. Un suo pregio è l’attenzione alle tradizioni più antiche come l’ Aljotta -zuppa di pesce maltese- che grazie a sua madre e a lui diventa una bouillabaisse con caratteri nettamente maltesi. Il servizio è impeccabile, la carta dei vini ricca e di ottimo livello, un solo problema: le barche in secca chiudono la vista del mare. 

Spritz-sotto-attacco

Spritz sotto attacco del New York Times

La battaglia dello Spritz: il New York Times lo stronca ma il Washington Post svela che l’autrice del pezzo è la portabandiera degli aperitivi francesi

Spritz-sotto-attacco

Spritz-sotto-attacco

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ l’aperitivo più fotografato del mondo, basta aprire Instagram per rendersene conto. Campari lo ha rilanciato con una campagna pubblicitaria sull’Aperol, in America l’anno scorso. Da tempo ci sono favorevoli e contrari ma ora infuria la polemica innescata dall’ articolo di Rebekah Peppler sul New York Times. Il titolo è <<The Aperol Spritz Is Not a Good Drink – The popular, Instagram-friendly aperitif drinks like a Capri Sun after soccer practice on a hot day. Not in a good way>> L’Aperol Spritz non è un buon aperitivo. L’aperitivo più conosciuto e più postato su Instagram, da bere come un dopo spiaggia a Capri. Non è buono.

New York Times stronca lo Spritz a causa dei suoi ingredienti

Spritz-sotto-attacco

Spritz-sotto-attacco

Una stroncatura che parte dalla storia del cocktail e dalla sostituzione degli ingredienti di qualità con autentiche “ciofeche” primi fra tutto l’Aperol, che riceve le accuse più pesanti e poi il Prosecco di basso livello al posto dello spumante. <<To build a spritz worth drinking, direct your attention first to the sparkling wine, then the aperitif bottle. In the 3:2:1 formula, sparkling wine takes up the most real estate, and most spritzes are being topped with garbage bubbles>> per preparare uno Spritz che vale la pena di bere, bisogna, prima di tutto, scegliere una buona bollicina. Nella formula 3: 2: 1, il vino sparkling è l’ingrediente principale, mentre la maggior parte degli Spritz è dominata da bollicine di immondizia.

Spritz: favorevoli e contrari anche in Italia

Letta così la stroncatura del New York Times è assolutamente condivisibile come ha ammesso anche il Gambero Rosso. Sta di fatto che l’articolo ha scatenato una bufera: 371 commenti all’articolo on line e tutta la stampa del mondo, soprattutto quella italiana che entra nella polemica.
Washington Post titola << Suddenly, everyone has an opinion on the Aperol Spritz >> all’improvviso tutto hanno un’opinione sull’Aperol Spritz. Un articolo da cui partono autentiche stilettate e scopriamo che l’opinionista del NYT Rebekah Peppler, che ha tanto criticato lo Spritz è autrice di un libro sui cocktail francesi intitolato “Apéritif”, che ha avuto la nomination per un James Beard Award.

Barolo -Brunello-Barolo-Ceretto-

Il Barolo si sta borgognizzando?

Borgogna e Barolo condividono la distinzione fra specifiche aree e vigneti, per antica consuetudine. Ora in Piemonte i vini prendono caratteri sempre più netti

Barolo -Brunello-Barolo-Ceretto-

Barolo – Ceretto-

Di Donatella Cinelli Colombini

In Borgogna sono acclarati da tempo mentre nel Barolo la zonizzazione del 2009 sta evidenziano sempre di più le differenze geologiche e climatiche così come le consuetudini colturali sedimentate nei secoli nelle varie micro aree. Sta emergendo dunque un “sistema borgognone” che sembra la naturale conclusione del processo evolutivo della denominazione Barolo.

BAROLO TRADIZIONALISTA MA CON GRANDI CAMBIAMENTI

Il Barolo attraversa un <<period of rapid change>> scrive W. Blake Gray nel suo articolo per Wine Searcher e non solo a causa del global warming ma soprattutto a seguito delle richieste dei mercati. Anche se i produttori di questa regione << often seems unaffected by commerce>> sembrano spesso impermeabili all’influenza commerciale e molto legati alle tradizioni … anche qui i cambiamenti contano. Eccome se contano, basta pensare ai Barolo Boys e a tutto quello che ne è seguito. Intanto la produzione di Barolo aumenta e i suoi prezzi sono alti.

Cannubi-Mappa-Barolo

Cannubi-Mappa-Barolo

SOTTOZONE DEL BAROLO IN STILE BORGOGNA

Indubbiamente l’innalzamento delle temperature ha permesso di ottenere uva adatta per il Barolo dove 30 anni fa veniva piantato Barbera, Grignolino o Dolcetto. Un’evoluzione che spinge le Langhe verso una monocultura di Nebbiolo e un disincentivo per chi voleva aggiungere altri vitigni orecchiando i Supertuscan. Ma c’è un altro fenomeno che diventa sempre più evidente: la diversificazione dei vini provenienti dalle diverse sottozone del Barolo. Sospinti dalle richieste del mercato sempre più assetato di diversità, i produttori stanno accentuando i caratteri distintivi di ogni terroir. Un tempo le cantine facevano blend cercando un’eccellenza complessiva per esempio fra il fruttato e gli aromi dei Barolo de La Morra, con la struttura densa di quelli di Serralunga. Oggi invece tutto cambia. <<It’s a unique moment for Barolo,” è un momento unico per il Barolo ha tetto D’Agata a Wine Searcher <<We’re going through a Burgundization of this place>> sta andando verso una borgognizzazione. Il concetto è abbastanza condiviso <<le due zone vitivinicole a livello mondiale in cui il terroir così inteso riesce ad essere completamente valorizzato sono la Borgogna e le Langhe. Spesso, dunque, si cerca di trovare una correlazione tra i Grand Crus della Cote de Nuits e le menzioni geografiche più importanti del Barolo>> leggiamo su Trediberri.
Un processo la cui naturale conclusione è nell’identificazione dei Cru cioè dei vigneti o delle porzioni di vigneto con caratteristiche di eccellenza.

                                                                                               

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