Forum: vino e tanto altro

Retail Apocalypse o rinascita dei punti vendita?

5 negozi tipo per 5 shoppers tipo, i modelli più promettenti in un mondo in cui tutto si acquista online[caption id="attachment_56606" align="alignleft" width="300"] Good Morning 2020[/caption]Gli spunti sono emersi dal convegno Siena Good Morning 2020 organizzato dalla Confesercenti di Siena e in particolare dall’intervento di Gabriele Qualizza della Brandforum.Se da un lato assistiamo ad un vero e proprio fenomeno dell’online per cui non ci poniamo limiti sul cosa e sul quando fare acquisti perché tutto è immediatamente disponibile, dall’altro i dati ci sorprendono. Nessun allarmismo. Non dobbiamo paralizzarci di fronte alle 200 mila attività che sono state chiuse negli ultimi 10 anni...

Musica e vino:  come i suoni fanno vendere di più

Fra i sensi quello più forte è la vista ma anche l’udito ha un’influenza decisiva sull’assaggio e persino sull’acquisto del vino con l’ “effetto Lafite”

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Di Donatella Cinelli Colombini

Una musica raffinata spinge a comprare vini cari, una musica rilassante diminuisce la frustrazione di chi fa la fila davanti alla cassa, una musica molto nota distrae dall’acquisto, quella ritmata e veloce accelera i movimenti dei consumatori fra gli scaffali e fa calare le vendite. Ecco, in grande sintesi, come i suoni possono cambiare l’atteggiamento dei wine lovers dentro un’enoteca o nel punto vendita della cantina.
Ecco perché diffondere i suoni di un’opera lirica aiuta una cantina italiana a vendere di più e vini più cari.

IL NEUROMARKETING DI VINCENZO RUSSO E L’USO DELLA MUSICA PER VENDERE IL VINO

E’ il Professor Vincenzo Russo, maggior esperto italiano di neuromarketing, a insegnarci, attraverso Trebicchieri – settimanale economico del Gambero Rosso, come i suoni influenzano l’acquisto del vino.
Va premesso che l’udito ha una “funzione adattativa” perché è strettamente connesso con tre parti del cervello: il Sistema Limbico in cui risiedono le emozioni, la Corteccia prefrontale che ci fa sentire la piacevolezza e la Corteccia Motoria che, come dice il nome, comanda i movimenti. I primi due sono i veri e propri centri del piacere di ogni persona, infatti sono le parti del nostro cervello che reagiscono “euforicamente” quando mangiamo del cibo che ci piace, facciamo sesso oppure usiamo delle droghe.

L’UDITO E LA SENSAZIONE DI PIACERE

Mario Brunello concerto nella cantina Bellavista

Mario Brunello concerto nella cantina Bellavista

La funzione adattativa della musica funziona anche sulla percezione del tempo, per esempio fa sembrare più breve l’attesa ai consumatori che fanno la fila.
La musica influisce i comportamenti d’acquisto sia in senso negativo che positivo: se è molto famosa, ad esempio può attrarre l’attenzione dei consumatori al punto da distrarli dall’acquisto. Avete presente quando sentiamo una canzone che abbiamo ballato molte volte e ci viene voglia di accompagnare il ritmo con il corpo mentre la bocca comincia a cantare? La nostra testa si riempie di ricordi e si allontana dalla scelta delle bottiglie.

MEGLIO LA MUSICA CLASSICA DEL POP PER VENDERE VINO

La musica che invece spinge i consumatori verso le bottiglie più care non è pop e nemmeno rock, bensì raffinata e importante come un brano di Mozart o Chopin. Proprio per la funzione adattativa collegata all’udito, la musica classica spinge inconsapevolmente il consumatore assumere attitudini da upper class e quindi a fare acquisti di profilo molto alto. Gli esperti lo chiamano “effetto Lafite” con riferimento al noto Chateau bordolese.

DRY JANUARY? MEGLIO DI NO

L’astinenza dall’alcol meglio dell’educazione al bere moderato? Gli inglesi dicono di si con il dry January e forse anche i francesi. In Italia proprio no

abuso-alcol

Dry-January- tattica-UK-contro-l’abuso-d’alcol

Di Donatella Cinelli Colombini

Bisogna premettere che in Italia il problema dell’abuso da alcolici è molto inferiore rispetto agli altri Paesi consumatori. Se infatti in Russia, Ucraina, Polonia, Ungheria, Serbia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bielorussia, Lituania e Portogallo la media di alcol ingerito in un anno è di 12,5 litri a persona. In Italia è fra i 5 e i 7 litri come il Giappone, l’Islanda o la Cina. Infatti  nella classifica dei Paesi Ocse sull’abuso d’alcol al primo posto ci sono gli USA e all’ultimo l’Italia.
Infatti  il vino è solo il 12% rispetto al totale delle bevande alcoliche consumate da circa 2,3 miliardi persone nel mondo. Agli alcolici vanno aggiunti gli stupefacenti che spesso sono utilizzati in modo combinato, specialmente dai giovani, per accelerare l’effetto euforizzante.

IL CONTRASTO ALL’ABUSO D’ALCOL E L’EDUCAZIONE AL CONSUMO MODERATO DI VINO

Il contrasto all’abuso attraverso le azioni di educazione al consumo moderato sono state il perno della politica dei Paesi storicamente produttori come Italia, Francia e Spagna. Si tratta delle nazioni dove il consumo medio pro capite è calato maggiormente negli ultimi 50 anni. In Italia è ora di  35 litri all’anno e sembra essersi stabilizzato dopo un autentico crollo quando i consumatori saltuari hanno sostituito quelli abituali.

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WINE IN MODERATION -L’ART DE VIVRE

Forti delle notizie sugli effetti salutari del consumo moderato di vino i governi hanno lavorato per convincere la popolazione adulta a “bere poco ma bene” puntando sugli aspetti culturali del nettare di bacco, il suo ruolo di complemento della buona tavola e di uno stile di vita sano e socializzato. Infatti le campagne di comunicazione esplicitavano il progetto fino nel titolo “wine in modartion – Art de vivre
Evidentemente tuttavia, nei Paesi come la Gran Bretagna, dove il vino gioca un ruolo molto minoritario nei consumi e soprattutto negli abusi di alcol, la tattica del bere responsabile non funziona. Per questo, dal 2013 esiste una campagna che propone il gennaio di astinenza dagli alcolici dopo gli eccessi del Natale e Capodanno. Si tratta del “Dry January” lanciato dall’associazione “Alcohol change Uk” e sostenuto dall’Università del Sussex che ha evidenziato gli effetti benefici di un mese di astinenza sulla salute umana.

DRY JANUARY? BETTER NOT

Is abstinence from alcohol better than education for moderate drinking? The British say yes to dry January and perhaps even the French. In Italy not

By Donatella Cinelli Colombini

It must be said that in Italy the problem of alcohol abuse is much lower than in other consumer countries. If in fact in Russia, Ukraine, Poland, Hungary, Serbia, Romania, Czech Republic, Slovakia, Belarus, Lithuania and Portugal the average alcohol ingested in a year is 12.5 liters per person. In Italy it is between 5 and 7 liters as Japan, Iceland or China. In fact, in the ranking of the OECD countries on alcohol abuse in the first place are the USA and Italy is the last.
In fact, wine is only 12% of the total alcoholic beverages consumed by about 2.3 billion people in the world. To alcohol should be added drugs which are often used in a combined way, especially by young people, to accelerate the euphoric effect.

Il futuro del vino di lusso è femmina

Orientate ai vini biologici, sostenibili ed equi ma convenienti hanno un potenziale di spesa che aumenta, anche nel vino, con il loro reddito e ruolo sociale

Millennials USA

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Di Donatella Cinelli Colombini

Wine intelligence, la mega agenzia di analisi sul mercato del vino, con base a Londra, ha evidenziato come le donne siano in crescita fra i consumatori anche nel segmento dei vini premium cioè sopra i 15€ a bottiglia.

GLI UOMINI CONSUMANO IL 64% DEI VINI PREMIUM IN USA

Per trasformare questa tendenza in business bisogna che produttori e rivenditori ci credano e coltivino il segmento rosa con lo stesso impegno dedicato al mercato cinese e ai giovani perché le opportunità di crescita sono simili.
In Usa, Canada, Regno Unito, Giappone, Cina e Australia le donne comprano bottiglie meno care degli uomini. Solo il 35% spende più di 20 Dollari mentre per i maschi questa quota sale fino alla metà di chi consuma abitualmente vino.
Il report “US Premium Wine Drinkers 2019”, ci dice che 64% dei vini sopra i 15$ a bottiglia sono acquistati dal sesso forte. Su 22 milioni di consumatori USA di premium wines solo 8 sono donne.
Le donne hanno redditi più bassi come ben evidenziato dal gender gap, ma anche meno fiducia nelle proprie scelte per cui sono caute, anche nella spesa.

giovani e vino in USA

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C’è poi la componente dell’abitudine per cui sommelier e maitre consegnano ai clienti maschi la lista dei vini al ristorante.

COME INCENTIVARE IL CONSUMO FEMMINILE DI VINI PREMIUM

Il consiglio di Wine Intelligence è di investire tempo e risorse per creare vini e comunicazione adatti alle donne. Una strategia che potrebbe portare a un incremento dei consumi partendo da azioni come la creazione di carte dei vini destinate alle wine lovers donne e alle loro esigenze. Le donne fanno attenzione alla linea nella scelta del cibo e quindi del vino. Amano sperimentare e sono consumatrici infedeli … tenerne conto potrebbe essere un primo passo.

BARBARA TAMBURINI ENOLOGA DELL’ANNO BIBENDA

L’Enologo dell’anno 2020 – Oscar del vino dalla Federazione Italiana Sommelier – Bibenda di Franco Ricci è un’enologa. La toscana Barbara Tamburini

Di Donatella Cinelli Colombini

Laureata in Viticoltura ed Enologia all’Università di Pisa nel 2002, Barbara Tamburini ha in tasca anche il Diploma Universitario in Tecnologie Alimentari con Orientamento in Viticoltura.

CHI E’ BARBARA TAMBURINI

Allieva e poi collaboratrice di Vittorio Fiore, enologo di fama internazionale e di lunga esperienza, Barbara firma i vini di 15 importanti cantine in Toscana, Umbria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia. La sua grande competenza tecnica e l’attenzione ai dettagli le permette di far emergere gli elementi di riconoscibilità del vitigno, del terroir e dell’azienda in ogni realtà produttiva puntando sempre all’eccellenza qualitativa.

30.000$ per aver macchiato una borsa col vino rosso

Cosa succede se il vino rosso si schizza su una borsa di Hermès rosa? Chiesti 30.000$ di risarcimento al ristorante per aver scelto camerieri negligenti

Borsa Hermes molto costosa

Borsa Hermes molto costosa

Di Donatella Cinelli Colombini 

Il fatto è avvenuto nel settembre 2018nel ristorante dell’Alpine Country Club di Demarest ed ora è arrivato davanti alla corte superiore del New Jersey con la richiesta di risarcimento di 30.000$. Questa la cronistoria: la signora Maryana Beyder era a cena con suo marito quando un “cameriere negligente” ha sporcato di vino rosso la borsa di Hermès di colore rosa pallido che le era stata regalata per il suo trentesimo compleanno.

MACCHIE DI VINO SU UNA BORSETTA  DA 30.000$

La borsa non è più in produzione ma pare fosse molto costosa e per questo la donna chiese subito al Country Club un risarcimento consistente. Quando i gestori si rifiutarono di pagarlo lei si rivolse alla magistratura dicendo che avevano il dovere <<di fornire camerieri qualificati e competenti per le proprie attività e per la sicurezza dei suoi clienti>>. In questo senso era il Country Club a dover pagare il risarcimento e non il cameriere che, forse non avrebbe avuto i 30.000$ richiesti. L’importo è talmente enorme che persino il

nuova borsa rosa di Hermès quanto costa macchiarla di vino

nuova borsa rosa di Hermès quanto costa macchiarla di vino

portale britannico The Drink business ha riportato la notizia come esempio di cosa succede a un ristorante se incappa in una cliente decisa a ottenere un bel gruzzolo.

ALPINE COUNTRY CLUB CON CLIENTI  RICCHI E PREPOTENTI

Si tratta di un episodio davvero insolito perché la proprietaria della borsetta rosa ha dichiarato che il cameriere ha versato il vino un po’ ovunque e persino addosso al marito senza riuscire a fermare lo spruzzo rosso. Mi sono detta <<ma che razza di personale hanno all’Alpine Country Club>> e questo mi ha spinto a qualche approfondimento con esiti ancora più sorprendenti.

Il Cabernet è il più coltivato ma non il più amato

Il Cabernet è il vitigno più coltivato al mondo ma è anche il più amato? Una ricerca su Wine Searcher dimostra che i vini di uvaggio bordolese sono i preferiti

Di Donatella Cinelli Colombini

 

I big data sul vino, l’analisi informatica su uno dei più sconfinati portali esistenti al mondo, quello di Wine Searcher permette di capire quale vitigno piace davvero ai wine lover.

Female wine consumer

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IL CABERNET E’ L’UVA PIU’ COLTIVATA MA L’UVAGGIO BORDOLESE E’ IL PIU’ AMATO

Un esercizio che Don Kavanagh si è divertito a fare con la sua tipica ironia partendo da una domanda << il Cabernet è l’uva più coltivata al mondo, ma è la preferita?>> piace più il vitigno singolo o il blend tipo uvaggio bordolese?
Alla fine la vittoria dell’uvaggio bordolese è schiacciante ma con molti distinguo Paese per Paese.

In USA piace soprattutto il Cabernet (14%) ma l’uvaggio bordolese è secondo nell’interesse dei consumatori con solo mezzo punto percentuale di distacco. In Gran Bretagna invece vince nettamente l’uvaggio bordolese seguito da Pinot Noir, Chardonnay, Champagne e Valle del Rodano con il Cabernet solo settimo.
Anche in Cina è il blend bordolese a vincere e il Cabernet occupa il quarto posto preceduto da Pinot Noir e Chardonnay. Persino in Francia l’interesse degli appassionati è attratto dal blend con il Merlot piuttosto che dal Cabernet in purezza che risulta al 13° posto preceduto da Pinot, Merlot e il blend rossi del Rodano.

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WineSearcher-analisi-sulla-preferenza-dei-consumatori

In Italia sono i vini a base di Nebbiolo e poi di Sangiovese quelli che attraggono maggiormente le ricerche degli appassionati seguiti da Pinot Noir, uvaggio bordolese e Champagne.
In Germania l’interesse si concentra sulla miscela di Bordeaux, Pinot Noir, Chardonnay e Nebbiolo.
Gli appassionati australiani cercano soprattutto Shiraz, Pinot Noir, uvaggio bordolese e Cabernet

LE UVE PIU’ COLTIVATE AL MONDO: CABERNET IN TESTA

I dati sul vigneto mondiale e le uve che vi sono maggiormente coltivate arrivano dall’Università di Adelaide e sono del 2010. Fra i 1271 vitigni censiti i più diffusi sono Cabernet Sauvignon e il Merlot, seguiti dall’Airen, dal Tempranillo e dallo Chardonnay. Venti anni prima lo stesso ateneo aveva individuato una top 5 molto diversa: Airen, Garnacha tinta, Rkatsiteli, Sultaniye, Trebbiano.

Cosa fa cambiare il mondo del vino

Clima, più valore e meno volume, brexit, la Cina, l’Est Europa e la piccola Asia. Ma guardiamo nelle liste dei vini britanniche per scoprire le nuove tendenze

Londra Donatella e Violante da Harrods

Brexit- Londra Donatella e Violante da Harrods

Di Donatella Cinelli Colombini

Il colosso delle indagini di marketing Wine Intelligence, ottimamente commentato dall’italiana WineMeridian, fa il punto sui 5 elementi che stanno modificando il settore del vino. Io ho aggiunto qualche commento.

CAMBIAMENTO DEL CLIMA

I vigneti vanno a Nord e vanno in montagna. Tutto diventa eccessivo: caldo, tifoni, incendi, inondazioni …. Ma nonostante questo il numero delle buone vendemmie e la qualità dei vini cresce costantemente anche nelle zone storiche.

CALANO I VOLUMI CRESCONO I VALORI

Napoletani in Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

Nuove tendenze del vino Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

I consumatori abituali sono sempre meno mentre aumentano quelli che gustano il vino solo in occasioni sociali, ma le loro scelte si concentrano su bottiglie più care. Maggiore attenzione alla salute, maggiore varietà di etichette e territori “da scoprire”, maggiore disponibilità di piccoli formati … Un ruolo importante hanno i competitori del vino come le bevande a base di cannabis e le birre artigianali.

BREXIT

I problemi sembrano scongiurati, almeno per il momento. Tutti speriamo in una maggiore consapevolezza dei vantaggi della collaborazione europea.
Altra “turbativa politica” sono i dazi USA.

CINA

Per la prima volta dal 2014 i volumi di vino importato sono calati nel 2018. Il segno positivo risiede nel contemporaneo aumento dei valori. I consumatori cinesi stanno iniziando a riconoscere la qualità del vino e rifiutare quelli low cost.

Chi guadagna col cibo?

I 5,1€ di guadagno che scaturiscono da ogni 100€ di consumi alimentari vanno soprattutto a poche potentissime multinazionali del cibo. Agli agricoltori 0,90€

I vini di Donatella Cinelli Colombini coi biscotti salati dell'Amiata

guadagno-de-cibo- e-piccole imprese biscotti salati dell’Amiata con i Doc Orcia e Chianti

di Donatella Cinelli Colombini

La filiera agroalimentare italiana è il primo settore economico del nostro Paese. Cioè il frutto dei nostri campi e dei nostri allevamenti, che arriva sulla tavola dei consumatori, ha fatturato totale di 538 miliardi di Euro pari alla somma del PIL di Norvegia e Danimarca.

FILIERA AGROALIMENTARE PRIMO SETTORE ECONOMICO ITALIANO

Una cifra enorme ha spiegato The European House Ambrosetti presentando il rapporto <<La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia>> e un valore aggiunto enorme di 119,1 miliardi di Euro. 4,3 volte le filiere e l’indotto di automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento ha commentato WineNews.
Nel wine and food lavorano 3,6 milioni di addetti in 2,1 milioni di imprese.

pasta with buffalo speck and grappa

pasta with buffalo speck and grappa

OGNI 100€ DI CONSUMI ALIMENTARI 17 VANO ALL’AGRICOLTURA CHE PRODUCE GLI ALIMENTI

Ma come si forma il prezzo di quello che arriva sulla nostra tavola? << Su 100 euro di consumi degli italiani il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori della filiera agroalimentare estesa>> ha precisato Ambrosetti.
La cosa più interessante riguarda i guadagni, 100€ di consumi alimentari produce 5,1 Euro di utili che vanno per il 43,1% all’industria di trasformazione alimentare, il 19,6% va all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il 17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione.

Barbara Sgarzi maestra di social media wine

Come si adoperano ed a cosa servono i canali social del vino. Barbara Sgarzi ci spiega, ad esempio perché il numero dei like vuol dire poco o niente

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di Donatella Cinelli Colombini

Per capire l’utilità del manuale Social media wine – Strategie, strumenti e best practice per comunicare il vino online (Apogeo pp 147, € 22,50), di Barbara Sgarzi trascrivo  alcuni esempi  che mi hanno particolarmente colpito al punto dal pensare di fare lo stesso al ristorante della Fattoria del Colle.

THIS IS NOT A SUSHIBAR UN ESEMPIO DI  SOCIAL MARKETING BEN RIUSCITO

Il ristorante This is Not Sushibar di Milano ha realizzato una particolare azione di social marketing con risultati spettacolari. La proposta era rivolta agli instagrammer e chiedeva  loro di postare un’immagine mettendo un tag al ristorate. Chi possedeva  fra 1.000 e 5.000 followers avrebbe ricevuto in cambio un piatto di sushi, due piatti per chi era seguito da 5 a 10.000 persone, quattro piatti per chi  aveva 50.000 seguaci e otto pietanze giapponesi da 50 a 100.000 mentre veniva offerta una cena gratis a chi  aveva un portafoglio di contatti superiore ai 100.000. Ebbene la proposta lanciata nell’ottobre 2018 su un solo ristorante ha portato, dopo un mese, ad un aumento del fatturato del 13,4% nell’intera catena con un ulteriore +7% a novembre. Il This is Not a Sushibar che aveva intrapreso l’iniziativa ha visto crescere lo scontrino medio da 36 a 41€.
Tutto questo coinvolgendo solo 133  influencer che con i loro post hanno raggiunto oltre sette milioni di potenziali clienti.

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SOCIAL MEDIA WINE – UN MANUALE PER CHI AMA IL VINO E VUOLE IMPARARE A USARE LA RETE

Un altro esempio dell’utilità del manuale di Barbara Sgarzi riguarda il turismo del vino. L’indicazione è talmente ovvia che mi ha fatto sentire una scema. Infatti io sono un’esperta di turismo del vino ma non ci avevo pensato. Il titolo del paragrafo è “Visite in cantina: vogliamo tanti post? Facciamo facile”.
Spesso la cantina è sotto terra dove non c’è collegamento telefonico. Quindi i nostri clienti, anche se stanno facendo una degustazione straordinaria, che vorrebbero postare in diretta per fare morire d’invidia i loro amici, sono scollegati. Se noi produttori desideriamo essere visti e allargare la rete dei nostri wine lovers perché non mettiamo il Wi-Fi in cantina? Basta un cartello che indica la password per la connessione e magari anche l’hashtag ufficiale dell’azienda per trasformare i partecipanti  alla degustazione in moltiplicatori di contatti.

I vini più cari degli ultimi 20 anni

C’è una netta differenza fra il prezzo e le cantine di origine dei vini mediamente più cari degli ultimi 20 anni di quelli attualmente in vendita

Penfolds Block 42 Kalimna-vini-più-cari-del-mondo

Penfolds Block 42 Kalimna-vini-più-cari-del-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Non mi riferisco alle bottiglie introvabili, in piccolissima serie, come i 250 esemplari di Liber Pater 2015 che saranno venduti al prezzo di 30.000 € l’uno. In questo caso si tratta di un vino praticamente introvabile che, secondo il suo produttore Loïc Pasquet verrà spedito a una lista di collezionisti che le hanno già prenotate.

I VINI PIU’ CARI NEL MERCATO NEGLI ULTIMI 20 ANNI

I vini ultra cari a cui mi riferisco sono comunque diffusi nelle migliori enoteche di tutto il mondo, come La Tâche di Romanée-Conti. Si tratta dunque di bottiglie destinate a un ristretto club di milionari e presenti solo in luoghi straordinariamente esclusivi ma non di vini introvabili.
La lista pubblicata da Wine Searcher e tratta dal suo mastodontico data base riguarda bottiglie da 750 ml presenti più volte, negli ultimi 20 anni, nella lista degli esemplari più cari.
I prezzi sono quelli medi in Dollari e non comprendono le tasse.

LISTA DEI VINI PIU’ CARI DEGLI ULTIMI 20 ANNI

Romanée Conti-vini-più-cari-del-mondo

Romanée Conti-vini-più-cari-del-mondo

Penfolds Block 42 Kalimna Cabernet Sauvignon Ampoule, Barossa Valley $152,430
Armand de Brignac Ace of Spades Midas Brut Champagne $39,582
HM Borges Panther Family Reserve Madeira $24,999
Sine Qua Non El Corazon Rose, California $12,768
Domaine de la Romanée-Conti Romanée-Conti Grand Cru, Côte de Nuits $12,152
Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits $11,845
Moet & Chandon Esprit du Siecle Brut Champagne $11,247
Domaine de la Romanée-Conti Les Gaudichots, Vosne-Romanée Premier Cru $10,346
Sine Qua Non The Bride, San Luis Obispo County $9282
Welsh Brothers Verdelho, Madeira $8855

PREZZO  DEI VIGNETI ITALIANI

Crescono i prezzi e diminuiscono gli affitti dei vigneti. Le vigne delle denominazioni più prestigiose sono nel mirino di investitori e speculatori milionari

Vigneti Barolo

Prezzi-dei-vigneti-Barolo

di Donatella Cinelli Colombini

Cresce anche il prezzo del terreno “nudo” ma solo dello 0,2% anno. Il CREA Centro Politiche e Bioeconomia nota come siano soprattutto i terreni di Piemonte, Lombardia e Toscana che aumentano le quotazioni in modo significativo mentre in zone come Umbria Campania, Basilicata e soprattutto in Veneto (-1%) i prezzi hanno addirittura un segno negativo.
Altro discorso per i vigneti che invece continuano ad aumentare di valore. Si tratta infatti di uno dei pochi casi, nella disastrata economia italiana, in cui la domanda supera l’offerta. Un bellissimo articolo di Loredana Sottile pubblicato su Trebicchieri settimanale economico del gambero Rosso, fa il punto sulla questione.

Dopo anni di abbandono, di svilimento dei terreni agricoli, dal 2014 la tendenza si è rovesciata con aumenti dell’ordine del 3-4% all’anno. Aumenti che hanno portato le quotazioni molto al di sopra del reddito ottenibile dalla coltivazione delle stesse superfici.
Una sola frenata del mercato fondiario nel 2018 evidenziata dal calo del 5% delle erogazioni di mutui collegati all’acquisto.

Prezzi-vigneti-alle-stelle-in-Italia-e-in-Francia-Brunello Poggio Antico

Prezzi-vigneti-alle-stelle-Brunello

Va sottolineato tuttavia che investire nella terra, in un’epoca in cui i depositi bancari non danno alcun profitto e l’immobiliare ha quotazioni in calo, offre prospettive favorevoli, soprattutto a lungo termine. Infatti la superficie coltivabile non potrà aumentare e come tutte le cose limitate ma indispensabili, la terra difficilmente perderà valore.

PREZZO DEI VIGNETI

Le quotazioni dei vigneti più cari d’Italia
Barolo, bassa Langa di Alba CN                                                          da 200 a 1.500 milioni
Montalcino/ Brunello                                                                            da 250 a 700
Lago di Caldaro                                                                                       da 440 a 690
Bassa Val Venosta (Naturno BZ)                                                         da 440 a 690
Valle dell’Isarco Bressanone (Varna BZ)                                           da 440 a 690
Bolgheri                                                                                                     da 200 a 400
Valdobbiadene TV                                                                                  da 300 a 450
Asolo Pedemontana TV                                                                         da 250 a 360
A Nord di Trento                                                                                    da 200 a 340
Chambave AO                                                                                         da 100 a 150
Chianti Classico FI                                                                                 da 100 a 150

Ristoranti italiani ad alto gradimento on line

La soddisfazione dei clienti per i ristoranti italiani supera l’85%, piace soprattutto l’accoglienza e meno il prezzo. In testa Toscana, Umbria e Veneto

Ristoranti-Italiani

Ristoranti-Italiani

Di Donatella Cinelli Colombini

Il rapporto Travel Appeal analizza ogni anno le recensioni nei principali portali turistici on line che per metà riguardano i ristoranti. Nel periodo settembre 2018- agosto 2019 i giudizi dei clienti sono stati oltre venti milioni e costituiscono dunque un capione di valutazione amplissimo.

TRAVEL APPEAL E IL GIUDIZIO ON LINE SUI RISTORANTI ITALIANI

L’87,9% dei clienti dei ristoranti italiani ha dato un giudizio favorevole all’esperienza e soprattutto al modo con cui è stato accolto elemento che appare il più gradito con il 90% dei consensi. La cordialità dei rapporti con chi serve i pasti piace addirittura più del cibo che pure è apprezzato dall’86,7% dei commensali.
Quello che invece risulta indigesto è il prezzo, ben accetto solo al 61% dei clienti, mentre dei ristoranti italiani piace la posizione, l’estetica e la pulizia.
I giudizi degli stranieri sono solo il 18% del totale ma sono favorevoli. I più entusiasti, come era prevedibile, sono gli americani che esprimono l’89,6% degli apprezzamenti, seguono inglesi, tedeschi, spagnoli e francesi.
Le regioni con un “indice di gradimento” migliore sono Toscana (85%), seguita a ruota da Umbria e Veneto.

                                                                       

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