Forum: vino e tanto altro

Ansonica storia di una contraffazione

Attilio Scienza racconta del vino greco di Chio contraffatto in Toscana 2.500 anni fa e ora riprodotto tenendo l’uva Ansonica in mare e il vino in anfora

Antonio Arrighi Attilio Scienza Ansolia

Antonio Arrighi Attilio Scienza Ansonica prodotta come il vino di chio 2500 anni fa

Di Donatella Cinelli Colombini

La storia è bellissima ed è un autentico giallo, io ho avuto la fortuna di ascoltarla da un affabulatore scienziato senza eguali, il Professor Attilio Scienza. Tutto inizia circa nel VII secolo avanti Cristo nell’isola greca di Chio dove producevano un vino destinato all’esportazione in anfora. A quell’epoca tutto il vino da spedire era dolce alcolico ma quello di Chio riuscì a sbaragliare la concorrenza con un sistema di produzione segretissimo e capace di salvaguardare gli aromi ma soprattutto con la prima vera azione di marketing della storia.
Prima di mettere ad appassire i grappoli la popolazione di Chio li immergeva nel mare dentro delle ceste. Questo procedimento privava la superficie dell’uva della pruina consentendo un successivo più veloce appassimento. Il vino alla fine risultava più aromatico e questo era molto apprezzato nei banchetti più ricchi. Plinio racconta che Cesare offrì vino di Chio nel banchetto che celebrava il suo terzo consolato.

VINO DI CHIO PRIMO ESEMPIO DI MARKETING NELLA STORIA DEL VINO: LE ANFORE DI PRASSITELE

appassimento ansonica

Azienda Arrighi appassimento ansonica

Ma il colpo di genio è l’azione di marketing escogitata dai greci. I produttori di Chio chiedono al più grande artista vivente, l’ateniese Prassitele (prima metà del IV secolo a C. ), di disegnare le anfore per il loro vino. Inventano anche un logo, una piccola sfinge stampigliata nelle anfore e simile a quella delle loro monete. Prassitele è conosciutissimo, anche i romani copiano le sue statue, è insomma una star fra chi ha soldi e potere. Mettere un vino in un’anfora disegnata da lui è un segno di distinzione e di importanza. Un vero colpo di genio anche perché la forma del contenitore è diversa e facilmente distinguibile per il collo corto e la forma angolata.
Ovviamente i produttori di Chio sbaragliano la concorrenza. La rotta principale di esportazione via mare va verso Marsiglia e poi risale l’Europa via terra e via fiumi. Gli archeologi hanno ricostruito le rotte commerciali del vino di Chio trovando un numero di anfore enorme e nettamente sproporzionato rispetto alla capacità produttiva della piccola e poco fertile isola greca. Per questo hanno cominciato a pensare che ci fossero in giro dei falsari, cioè del vino di Chio contraffatto. Venivano rinvenute anfore di colore più rossastro di quelle originali e analizzando l’argilla l’ipotesi della truffa veniva confermata. Le vere anfore di Chio hanno un impasto ricco di cadmio mentre le false no.
Comincia da qui la ricerca dei falsari.

Perché compare una casa in Italia?

Cosa spinge i milionari esteri a comprare casa in Italia? Fa status? I valori immobiliari cresceranno? E’ bellissimo con panorami, storia e stile di vita?

 

Comprare casa in Italia

Comprare casa in Italia le indicazioni di Knight Frank

di Donatella Cinelli Colombini

 

Sono tanti i motivi per compare una villa in Italia dice il rapporto 2019 di Knight Frank curato da Mediobanca.

 

QUALI SONO LE NUOVE TENDENZE  DI CHI COMPRA UNA CASA IN ITALIA

 

La prima è quella di preferire la città alla campagna come mostra il crescente interesse per Lucca, Firenze, Venezia …

Comprare casa in Italia Villa Poggio Torselli

Comprare casa in Italia Villa Poggio Torselli

La città offre il vantaggio della prossimità ai marchi conosciuti, la maggior facilità della ristrutturazione e persino … cosa non irrilevante, la maggiore vita sociale con persone anglofone.

 

AVERE UNA CASA DI LUSSO E IL COMFORT DELL’HOTEL 5 STELLE

Mark Harvey propone anche un’altra interpretazione: il rapporto con gli hotels di lusso per la ristrutturazione e la gestione della casa <<The service and maintenance provided by leading hospitality brands underpins the value, appeal and convenience of city living>>. Una formula nuova che evidentemente piace molto e trova un esempio in Palazzo Portinari-Salviati nel pieno centro storico di Firenze dove ci sono monolocali da 650mila Euro e attici da 8 milioni con vista sulla cupola di Brunelleschi.
Beatrice Portinari era la donna amata da Dante spiega Bill Thomson, Chairman della rete italiana di Knight Frank, per sottolineare che l’acquirente di questi alloggi gestiti da un albergo 5 stelle, avrà il piacere di trovare una casa in perfetto ordine ma anche l’orgoglio di vivere nella storia più nobile e colta. Esclusività portata al massimo livello insieme a servizi da grande albergo come una portineria, la palestra e ovviamente il ristorante.

 

IGT il vino democratico della Toscana

I Supertuscan cioè gli IGT di Toscana sono soprattutto rossi (75%) e volano nei mercati esteri (+127% dal 2007). L’enoturismo è il primo segmento di crescita futura

IGT Toscana presentazione Anteprime di Toscana 2020

IGT Toscana presentazione Anteprime di Toscana 2020

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Vino democratico>> lo ha definito Lamberto Frescobaldi durante la conferenza stampa di presentazione dell’IGT Toscana il primo giorno delle Anteprime a Firenze. Un “democratico” che ha due riferimenti: il prezzo che va da pochi Euro a multipli di mille con le espressioni più prestigiose tipo Sassicaia e Tignanello. Poi c’è l’aspetto più anarchico per cui non ci sono le maglie strette dei disciplinari e ogni enologo o produttore ha la libertà di seguire la vocazionalità dei terreni <<sull’argilla blu non possiamo piantare Sangiovese ma possiamo produrre del meraviglioso Merlot>> ha detto il Marchese Frescobaldi facendo esplicito riferimento al suo meraviglioso Masseto.

IGT TOSCANA ROSSO, DESTINATO ALL’ESTERO,  PERCEPITO COME MOLTO BUONO

I dati sull’IGT Toscana arrivano da Wine Monitor di Nomisma e sono preceduti dai commenti del presidente del Consorzio  IGT Cesare Cecchi << volumi e business superiore a quanto ci

IGT e vino Toscano incrementi export dal 2007 al 2027

IGT e vino Toscano incrementi export dal 2007 al 2027

aspettassimo e oltre i seicentomila Euro>>.
La Toscana è una regione di vini rossi (87% del totale) la quarta in Italia per volume totale e la prima nel rapporto fra rossi e altre topologie. La strategia che negli anni ha puntato sulle caratteristiche dei terreni e sull’alta qualità ha ottenuto il riconoscimento dei wine lovers. Infatti il consumatore italiano ritiene che Toscana (19%) Piemonte (15%) e Puglia (8%) siano le regioni dove il vino rosso è più buono.
La Toscana (16%) è la terza regione per valore del vino esportato superata da Veneto (36%) e Piemonte (17%). Negli ultimi 10 anni ha fatto un enorme passo avanti nei marcanti oltre confine crescendo del 76% (978 milioni di Euro). Va notato che nello stesso periodo i vini non DOP hanno avuto un incremento ancora maggiore segnando un +127% dal 2007 e toccando i 436 milioni di Euro.
L’IGT Toscana è dunque rosso per il 74% e destinato al 69% ai mercati stranieri. La torta con le destinazioni delle bottiglie vede al primo posto gli USA (30%) seguiti da Germania (21%) Europa (11%) e Canada (11%). A conferma di questo dato posso dire che il mio IGT – Super tuscan Il Drago e le 8 colombe va all’estero per oltre la metà e in azienda è bevuto e consumato soprattutto da wine lovers stranieri

#ledonnedelvinoconvoi e project Ganbei  

Project Ganbei dagli amici del vino italiano in Cina ai nostri ospedali. #ledonnedelvinoconvoi turismo del vino virtuale per i winelovers imprigionati in casa

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

Turismo del vino virtuale per viaggiare con la fantasia in attesa di poterlo fare veramente. Ecco cosa propongono le 900 Donne del Vino di tutte le regioni italiane che stanno inondando la rete internet con le immagini delle loro cantine e dei loro vigneti. Tanti video di meno di un minuto, collegati dall’hashtag ledonnedelvinoconvoi che vogliono incoraggiare a resistere chi è chiuso in casa durante l’epidemia di coronavirus.
Video che trasmettono passione per il proprio lavoro ma soprattutto il coraggio di donne dallo spirito combattivo che non hanno intenzione di piegarsi alle difficoltà create dall’epidemia. Testimonianze, vere, dirette, di vita vissuta, fatte in modo artigianale dalle stesse protagoniste che parlano in prima persone e forse per questo emozionano.

#LEDONNEDELVINOCONVOI VIDEO PER FARE TURISMO DEL VINO VIRTUALE MENTRE SI E’ CHIUSI IN CASA

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per comprare materiali sanitari per gli ospedali italiani

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per gli ospedali italiani

Propongono una “fuga” virtuale nel mondo del vino ai winelovers che normalmente, con la primavera, arrivavano nelle cantine, nelle enoteche, nei ristoranti con l’intenzione di scoprire grandi bottiglie … e invece quest’anno devono stare in casa. Un appuntamento rimandato dicono le Donne del Vino con sguardo fiducioso verso il futuro << Non mollate e state a casa, siamo con voi e vi aspettiamo presto!>>

PROJECT GANBEI LA SOLIDARIETA’ DEL VINO SENZA CONFINI

Il Project Ganbei sta raccogliendo fondi per acquistare materiale sanitario in Cina sotto la supervisione di un team medico. Le attrezzature sanitarie arriveranno in Italia prima possibile attraverso i canali dell’Ambasciata. Intanto l’appello è alla “solidarietà del mondo del vino” importatori, ristoratori, Asia Pacific area managers, brokers, press e consumers cinesi … cinesi ma ovviamente anche italiani.

Se i ricchi sono pochi il consumo dei vini cari cresce

Maggiori sono le disuguaglianze sociali più cresce l’importazione di vini di lusso e Champagne insieme alla vendita dei più costosi status symbol

Esiste una correlazione fra vini di lusso e diseguaglianze sociali

Esiste una correlazione fra vini di lusso e disuguaglianze sociali

di Donatella Cinelli Colombini

Essere ricchi in un Paese povero spinge a marcare le diseguaglianze sociali ed economiche con uno stile di vita lussuoso che comprende anche vini molto costosi. E’ una circostanza che le cantine orientate sulla produzione di bottiglie premium conoscono bene. Basta guardare cosa comprano i turisti brasiliani quando arrivano in cantina con le macchine con autista, oppure le importazioni di mercati come Cina o Russia che si polarizzano su vini molto cari o estremamente a buon mercato. All’opposto la Scandinavia, dove c’è un’alta mobilità sociale e le punte di ricchezza sono stemperate dalle tasse mentre la maggioranza delle popolazione è benestante. In Paesi come Svezia o Norvegia il grande buyer costituito dal monopolio ha un’attenzione spasmodica al rapporto qualità prezzo in modo da importare vini eccellenti alla portata di tutti.

 

diseguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

disuguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

L’IMPORTAZIONE DI VINI CARI CRESCE CON LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI

Ecco che due economisti tedeschi Britta Niklas e Elkhan Richard Sadik-Zada hanno pubblicato sul Journal of Wine Economics un articolo riassumendo gli esiti della loro ricerca sullo shopping di vino di lusso in relazione alle diseguaglianze sociali. Ovviamente il vino è solo uno degli status symbol acquistati dalle upper class ma serve ai due ricercatori per tracciare alcuni comportamenti. L’indagine ha riguardato 12 Paesi nel periodo 1871 e 2018 (Argentina, Australia, Canada, Cina, Danimarca, Germania, Francia , Giappone, Olanda, Svezia, UK, USA) e un secondo pannel costituito da 66 nazioni nel periodo 1995-2017. Da notare come lo studio riguardi i vini importati cioè le bottiglie che, specialmente nel passato, erano più esclusive e costituivano dei veri emblemi di ricchezza e di distinzione.

Gli inglesi, il coronavirus e i pub

Prima l’incredulità di fronte ai rischi del coronavirus in arrivo in Gran Bretagna e  poi la reazione di chi vuole andare al pub come il padre di Boris Johnson

Di Donatella Cinelli Colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli Colombini

La prima strategia del premier UK Boris Johnson era quella di lasciar circolare il virus fino ad avere una “immunità di gregge” come consigliato da Chris Whitty, epidemiologo e consigliere medico del governo e da Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico.

DALL’IMMUNITA’ DI GREGGE AI CONSIGLI DI BORIS JOHNSON PER CONTENERE IL CORONAVIRUS

Si prefigurava uno scenario apocalittico con mezzo milione di morti. Il 16 marzo il governo del Regno Unito ha fatto una mezza marcia indietro dando qualche consiglio per evitare i contagi. Ma le reazioni lasciano capire che il problema coronavirus era largamente sottostimato.

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Poche ore dopo che il Premier Boris Johnson aveva raccomandato agli inglesi le misure di “allontanamento sociale” suo padre Stanley ha avuto uno scambio di opinioni con Phillip Schofield durante un programma televisivo “This Morning” <<Ovviamente andrò in un pub se devo andare in un pub>> ha detto il padre del Primo Ministro. E Schofield, fra l’imbarazzato e il sorpreso, ha risposto <<Ma tuo figlio ti ha appena detto di non farlo>>.  Johnson non ha mollato << He said we should avoid going to pubs, but if I had to go to a pub, I’d go to a pub>> ha detto che dovremmo evitare di andare nei pub, ma se dovessi andare in un pub, andrei in un pub. A quel punto l’altra conduttrice è entrata nella discussione << Perché dovresti andarci?>> e lui <<Beh, perché le persone che gestiscono pub hanno bisogno di clienti, non vogliono che il pub sia vuoto- questa è la mia linea>>.

Dall’apocalisse in Lombardia alla Cina che riparte

La testimonianza di Roberta Archetti da Brescia e di Alessandro Mugnano di Interprocom da Shenzhen ci mostrano due facce del coronavirus: la tragedia e la rinascita

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

di Donatella Cinelli Colombini

Roberta Archetti chef della Fattoria del Colle, che è ritornata nella sua Brescia un anno fa, ci racconta cosa succede nell’epicentro del coronavirus.

TESTIMONIANZA DI ROBERTA ARCHETTI DALLA QUARANTENA A BRESCIA

Mi scrive <<dica a tutti di stare a casa>>. E’ Roberta Archetti la chef che fino a maggio dello scorso anno ha guidato la cucina del ristorante della Fattoria del Colle e poi, per curarsi, è rientrata nel suo paese in provincia di Brescia. Il suo è un appello accorato agli amici toscani <<state a casa, non arrivate al punto in cui siamo qui>>. Il suo racconto è impressionante, lei è in quarantena da sola in casa ma sente le sirene delle ambulanze <<di continuo>>. Le portano la spesa una volta la settimana lasciandola al portone.  Per ora sta bene ma ha tre familiari in ospedale e altri a casa con i

Shenzhen

Shenzhen sui grattacieli i volti dei medici eroi che hanno sconfitto il coronavirus

sintomi che fanno pensare a un decorso meno grave del covid19 <<i medici di famiglia non possono venire, dicono per telefono di prendere Tachipirina e chiamare l’ambulanza solo quando si comincia a respirare male, ma anche farsi ricoverare non è facile, non hanno più letti, anche se cercano di aumentarli tutti i giorni. E poi non possiamo vedere i nostri cari, per quelli più gravi riceviamo una telefonata dall’ospedale solo se ci sono cambiamenti o se muoiono>>.

E’ FACILISSIMO CONTAGIARSI E POI PROPAGARE IL COVID A TUTTA LA FAMIGLIA

Quando le chiedo <<ma i suoi parenti come si sono contagiati?>> da una risposta è agghiacciante <<non lo so, i miei erano chiusi in casa ancora prima che lo dicesse il Governo. Andavano a fare la spesa una volta la settimana o in ospedale, non al bar oppure al circolo …. ma si sono ammalati lo stesso. Il problema è che non sappiamo chi è malato e chi no. Fanno i tamponi solo quando si arriva in ospedale>>. Una situazione che fa venire la pelle d’oca e mostra quanto sia facile ammalarsi oppure contagiare altri. Una situazione che chiede a tutti di essere ancora più prudenti.

Mineralità del vino fra terroir e abusi di marketing

La mineralità è un concetto corretto per descrivere il vino di certi terroir e diventa puro marketing altrove. Ma serve davvero capire la sua origine?

Mineralità del vino

Mineralità del vino Riesling della Mosella

di Donatella Cinelli Colombini

Leone Zot ha scritto un meraviglioso post per Intravino sulla mineralità del vino. L’inizio è molto tecnico con la spiegazione di come il cervello elabora ciò che i sensi percepiscono.

COME IL CERVELLO DECODIFICA ODORI E SAPORI IN BASE AL PIACERE E AI RICORDI

Traduce nella pratica ciò che Vincenzo Russo, il guru italiano del neuromarketing, sostiene da anni: ciò che sentono il naso e la bocca passa attraverso i filtri celebrali del piacere e della memoria per cui restituisce emozioni e ricordi non oggettivi ma <<diventa soggettiva, intima, non più scambiabile>>. Opinione che poggia su evidenze scientifiche solidissime e riconosciute a livello mondiale, ma che ribalta il concetto di degustazione organolettica oggettiva, sostenuto per anni da Sommelier e critici del vino. In pratica nessun assaggiatore è un giudice

mineralità del vino

Timorasso dei Colli Tortonesi mineralità del vino

obiettivo, esattamente come non lo è un critico d’arte o un critico musicale. Tutti filtrano il giudizio in base alle proprie esperienze precedenti e i più bravi sono quelli con maggiori competenze e maggiore apertura al nuovo.

LA MINERALITA’ NEL CERVELLO E NEL BICCHIERE

Degustando il cervello umano somma esperienze ancestrali, nei milioni di anni in cui l’uomo ha deciso cosa mangiare e cosa bere usando naso e bocca, a esperienze personali. La mineralità del vino è difficile da collocare in questo scenario ma ….. <<ascolto note sulfuree riferibili al non metallo zolfo, la pietra focaia quando viene sfregata, anch’essa non troppo lontana dallo zolfo, ascolto la salinità e gli idrocarburi>> racconta Leone Zot e tutti abbiamo fatto la stessa esperienza portando al viso molti bicchieri.

La guerra dell’Amarone continua

Un monito a tutti i consorzi: solo uniti  è possibile avere successo! Nella guerra dell’Amarone perdono tutti: i produttori e il territorio, non solo le famiglie storiche

amarone uva in appassimento

guerra dell Amarone l’uva per produrre il celebre vino

Di  Donatella Cinelli Colombini

L’associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte è stata fondata nel 2009 e attualmente riunisce alcuni dei principali brand del grande rosso veneto: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato. E’ stata fondata con lo scopo di esaltare l’identità del prezioso Amarone della Valpolicella e promuovere il rispetto della sua tipicità, la lunga tradizione artigianale e la valorizzazione del suo territorio, la sostenibilità e la ricerca.

LE FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE E LO SCONTRO CON IL CONSORZIO

famiglie dell'Amarone con arte

Famiglie storiche dell’Amarone

Lo scontro con il Consorzio Vini Valpolicella parte dalla modifica del disciplinare di produzione dell’Amarone decisa dal Consorzio e riguardante la possibilità di produrre il vino DOCG da uve appassite in aree di pianura prima escluse.

Agli attacchi delle famiglie l’associazione consortile ha risposto, cinque anni fa, contestando l’uso delle parole Amarone d’Arte in una forma che induce il consumatore a ritenere il vino delle famiglie, sia migliore degli altri della stessa denominazione. Dopo la condanna in primo grado le 13 famiglie dell’Amarone hanno cambiato il marchio del sodalizio in famiglie storiche.

LE FAMIGLIE STORICHE DELL’AMARONE PERDONO LA CAUSA IN ITALIA E LA VINCONO IN EUROPA

La condanna è stata ribadita dai giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Venezia che hanno imposto alle Famiglie storiche di diffondere la sentenza sui quotidiani nazionali. Pena economicamente rilevante che è stata stimata in 160.000€ ed ha spinto, il presidente del sodalizio Alberto Zenato, a proporre al Consorzio della Valpolicella l’utilizzo di tale somma per un progetto condiviso di valorizzazione e protezione della Denominazione. In cambio le famiglie avrebbero rinunciato al ricorso in Cassazione e a far valere le due decisioni ottenute dall’Ufficio per la proprietà intellettuale europeo (Euipo), che hanno affermato la correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”. 

Juno raffredda la bottiglia di vino in 3 minuti

In arrivo in tutti i negozi Juno, il contrario del forno microonde perché invece di scaldare raffredda. In 3 minuti il vino bianco è a perfetta temperatura

Juno il raffreddavino

Juno il raffreddavino

Di Donatella Cinelli Colombini

Finisce il problema di mettere in frigo i vini bianchi qualche ora prima di berli, con  questo raffreddatore bastano 3-5 minuti e la bottiglia è pronta per essere bevuta.
Juno – prodotto da Matrix Industries, compagnia americana di Menlo Park è stato presentato a Las Vegas in occasione della fiera CES dedicata alla tecnologia e alle apparecchiature di uso comune.

juno raffreddavino

juno il forno a microonde al contrario

JUNO IL RAFFREDDATORE ISTANTANEO DEI LIQUIDI

L’interesse verso Juno è stato enorme perché l’esigenza di raffreddare, nelle case di tutto il mondo, esiste e non riguarda solo i bevitori di vini bianchi ma anche gli amanti dei dolci, oppure le persone che, in estete, si rinfrescano con limonata fredda. Insomma serve alle persone che hanno sete e non vogliono di aspettare che la birra si raffreddi. Per loro c’è l’ultimo gioiellino della tecnologia termoelettrica. Questo raffreddatore ha un design raffinato e molto attuale con una parte troncoconica in cui introdurre, dall’alto, la bottiglia da raffreddare e un avancorpo quasi cubico, per il motore, coperto di una lamina traforata. Un profilo luminoso avverte quando il liquido all’interno è arrivato alla giusta temperatura.

I TAPPI PARLANTI DI WALTER MASSA

Un tappo che racconta il vino e garantisce il consumatore dalle contraffazioni. Si chiama Guala e i vini di Walter Massa sono i primi in Europa ad usarlo

tappo Guala NFC con alta tecnologia

Walter Massa chiusure che raccontano il vino e certificano la bottiglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Walter Massa è l’enologo geniale e coraggioso che ha resuscitato il Timorasso negli anni ’70 portando al successo la sua cantina e un intero territorio, quello dei Colli Tortonesi, cioè il piccolo lembo di terra piemontese incastonato tra il Monferrato e l’Oltrepò.

LA NUOVA SFIDA DI WALTER MASSA PADRE DEL TIMORASSO

Adesso Massa si lancia in una nuova avventura: l’annata 2018 dei suoi vini sarà chiusa con tappi a vite Guala con tecnologia NFC. Grazie a queste chiusure i consumatori di Derthona Costa del Vento, Derthona Montecitorio e Derthona Sterpi riceveranno sul telefonino informazioni sui vigneti, le uve e il sistema produttivo di ogni bottiglia insieme alle note di degustazione e le recensioni degli esperti.
Il tappo Guala è una chiusura “ad alta tecnologia” che certifica anche l’autenticità del vino grazie al sistema block -chain che collega il codice di identificazione di ogni bottiglia a una piattaforma in cui viene verificato.

GUALA IL TAPPO A VITE CHE RACCONTA IL VINO E LO GARANTISCE

tappi a vite vincitori del Premio Worldstar per e-WAK

Guala Closures: vincitore del Worldstar Award per e-WAK

Il Gruppo Guala Closures ha fornito questa rivoluzionaria chiusura a cantine come Seppeltsfield della Barossa Valley e alla californiana Böen oltre al gigante degli spiriti del Regno Unito William Grant & Sons.
Un passo coraggioso quello di Massa per la scelta dello screw cup unito a uno storytelling virtuale che va verso le esigenze di consumatori sempre più desiderosi di collegare l’esperienza nel bicchiere con una narrazione che emoziona e arricchisce di conoscenze.

Nel vino le donne campionesse si sostenibilità

Una botte verde simbolo della Festa delle Donne de Vino nella prima quindicina di marzo. Premi Enea Federesco e Amorim alla sostenibilità ambientale e etica.Oggi si parla di donne vino e ambiente

Donne vino e ambiente Valerio Marini

Valerio-Marini-Festa-delle-Donne del-vino -2020

di Donatella Cinelli Colombini

Donne vino e ambiente” il tema dell’anno 2020 è particolarmente sentito dall’universo femminile del vino: sia dalle produttrici che nel sondaggio del 2017 all’interno dell’associazione registrava una percentuale del 27,4% di imprese In conversione-Bio-Biodinamiche mentre quell’anno la media nazionale era l’11,8% che fra le consumatrici.

Un’indagine di Wine Intelligence del 2019 ha rivelato che il 53% delle bevitrici statunitensi preferisce le cantine che si impegnano nella sostenibilità ambientale e sociale.
In altre parole le donne pongono un’attenzione particolare all’etica come chiave per la sostenibilità e lo sviluppo. Un percorso a volte difficile e sempre faticoso rispetto a quello dei furbetti, ma sicuramente destinato a costruire il futuro possibile di figli e nipoti.

FESTA DELLE DONNE DEL VINO I° -18 MARZO

Il 2020 è l’anno dell’ambiente per le Donne del Vino. Tanti progetti il primo costruito come un evento diffuso dal I° al 14 marzo in cantine,

Sélections Mondiales des Vins Canada

Sélections-Mondiales-des-Vins-Canada-e-Donne-del-Vino

ristoranti, enoteche, agenzie … dove operano le socie. La “Festa delle Donne del Vino” celebra la festa della donna in versione enoica con una botte verde simbolo di sostenibilità.  Sulla botte sono scritti messaggi, massime e le azioni  che ogni azienda ha fatto per difendere il pianeta.  Alla fine le immagini con le Donne del Vino accanto alla loro “botte ambientalista” dovranno riempiranno la rete internet e rimarranno come una testimonianza del loro impegno.

ETICHETTE DA VINO: COME E PERCHE’ EMOZIONANO

Il neuromarketing insegna a creare etichette da vino performanti: contrasti di chiaro-scuro, liscio- ruvido, opaco-lucido che emozionino attraverso la vista e il tatto

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etichetta-l’importanza-dei-contrasti-e-de-rilievo-Cenerentola-doc-Orcia

di Donatella Cinelli Colombini

A volte gli insegnamenti importanti arrivano quasi per caso: eravamo a SIMEI fiera milanese delle attrezzature enologiche, quando Flavio Aragazzini di UPM Raflatac, leader mondiale e super sostenibile nella produzione di etichette adesive (il suo motto è innovare con coraggio), mi regala la pubblicazione “Il neuromarketing incontra l’arte dell’etichetta”. Francamente lo metto da parte, senza dedicarci troppa attenzione fino alle vacanze di Natale quando scopro di avere tra le mani un autentico tesoro in grado di insegnarmi a verificare l’efficacia delle etichette dei miei vini e progettare quelle future.

Qui di seguito c’è quello che ho imparato da Jasper Clement autore dello studio.

LE REGOLE D’ORO PER UN’ETICHETTA MOLTO PERFORMANTE

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etichetta-del-vino-l’importanza-del-tatto-nella-scelta-del-vino-Brunello-IOsonoDonatella

1- La vista e in seconda battuta il tatto influenzano la scelta d’acquisto di un vino fino al punto di farlo preferire ma addirittura di influenzare il suo assaggio
2- i contrasti rendono le etichette da vino più performanti: chiaro/ scuro, opaco/lucido, liscio/ruvido. Meglio se questi contrasti sono presenti contemporaneamente e quindi caratterizzano da un lato la carta e dall’altra gli elementi grafici
3- carta opaca
4- carta materica con una texture evidente sia alla vista che al tatto
5- elementi grafici lucidi su fondo opaco in forte contrasto cromatico
6- elementi grafici a rilievo o con effetto tridimensionale

IL VALORE DELLE EMOZIONI NELLA SCELTA DEL VINO

<<Gli esseri umani sono macchine emotive che pensano>> dice Damàsio << e non macchine pensanti che si emozionano>>. Il cervello umano è al 95% dedicato al sistema emozionale e solo per il 5% al sistema razionale. Per questo la decisione di acquisto si basa sulle emozioni.
Il consumatore trascorre 8-12 secondi davanti allo scaffale di acquisto mentre il suo cervello seleziona le informazioni. Va detto che la mente umana è un “risparmiatore” di energie che tende ad accogliere solo le informazioni semplici e quelle che le servono. Per questo la prima impressione, che è emozionale e istintiva, conta moltissimo.
Vale la pena ribadire uno dei concetti di Daniel Kahneman psicologo israeliano vincitore del Premio Nobel per l’economia. In 40 anni di studi sui meccanismi cognitivi arrivò a capire che il 95% delle decisioni quotidiane è determinato da meccanismi emotivi inconsci.

DAZI USA A QUALI VINI FAREBBERO PIU’ MALE

Quanto e su quali vini italiani i dazi Usa ci avrebbero potuto fare più danno? In termini percentuali sui bianchi ma il termini assoluti sui rossi DOP toscani 

Di Donatella Cinelli Colombini

dazi USA sul vino italiano

Washington Casa Bianca la minaccia dei dazi USA sul vino italiano

Sono i grandi rossi toscani Brunello, Bolgheri e Chianti Classico quelli che sarebbero usciti con le ossa rotte se Trump avesse deciso di mettere i dazi alle importazioni. Per fortuna, la mattina del 15 febbraio le cantine italiane si sono svegliate con la buona notizia: per ora niente dazi.

DAZI USA SUL VINO DA DOVE NASCONO

Un’analisi fatta dal Corriere Vinicolo disegna la geografia di quello che potrebbe essere il  disastro se i dazi, come previsto dal carosello creato da Trump, arrivassero veramente fra sei mesi.

Dopo ottobre 2019, cioè dopo l’applicazione dei dazi, i vini francesi hanno perso il 36% del loro business verso gli USA benché Champagne e grandi rossi fossero esenti dalla tassa. Un contraccolpo così enorme negli acquisti che forse l’introito dell’erario statunitense è stato persino negativo rispetto al passato. Apparentemente il vero effetto dei dazi non è stato il recupero del denaro versato al Consorzio Airbus, che secondo Trump ha messo in ginocchio Boeing (come se i 737 Boeing non fossero precipitati), ma quello di terrorizzare i governi europei e creare un autentico caos nel sistema distributivo statunitense composto da importatori, distributori e dettaglianti.

Dazi Usa e vino

Dazi USA sul vino EU e consumi nel gigante americano

COSA SUCCEDEREBBE NELLE CANTINE ITALIANE CON L’ARRIVO DEI DAZI USA

Ma vediamo cosa succederebbe in Italia se le tasse di importazione USA, fra sei mesi, arrivassero anche sulle nostre bottiglie. Gli Stati Uniti assorbono il 26% del valore dell’export del vino italiano.
Secondo il Corriere Vinicolo i vini con la maggior quota di esportazione in USA sono Marsala (60%), Bianchi DOP del Friuli Venezia Giulia (50%), Frizzanti IGT (42%) rossi toscani DOP (39%).
Seguono i vini bianchi fermi e effervescenti sia Dop che varietali e poi i rossi piemontesi DOP con il 30% del volume d’affari.

                                                                       

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