Forum: vino e tanto altro

Il Cabernet è il più coltivato ma non il più amato

Il Cabernet è il vitigno più coltivato al mondo ma è anche il più amato? Una ricerca su Wine Searcher dimostra che i vini di uvaggio bordolese sono i preferiti

Di Donatella Cinelli Colombini

 

I big data sul vino, l’analisi informatica su uno dei più sconfinati portali esistenti al mondo, quello di Wine Searcher permette di capire quale vitigno piace davvero ai wine lover.

Female wine consumer

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IL CABERNET E’ L’UVA PIU’ COLTIVATA MA L’UVAGGIO BORDOLESE E’ IL PIU’ AMATO

Un esercizio che Don Kavanagh si è divertito a fare con la sua tipica ironia partendo da una domanda << il Cabernet è l’uva più coltivata al mondo, ma è la preferita?>> piace più il vitigno singolo o il blend tipo uvaggio bordolese?
Alla fine la vittoria dell’uvaggio bordolese è schiacciante ma con molti distinguo Paese per Paese.

In USA piace soprattutto il Cabernet (14%) ma l’uvaggio bordolese è secondo nell’interesse dei consumatori con solo mezzo punto percentuale di distacco. In Gran Bretagna invece vince nettamente l’uvaggio bordolese seguito da Pinot Noir, Chardonnay, Champagne e Valle del Rodano con il Cabernet solo settimo.
Anche in Cina è il blend bordolese a vincere e il Cabernet occupa il quarto posto preceduto da Pinot Noir e Chardonnay. Persino in Francia l’interesse degli appassionati è attratto dal blend con il Merlot piuttosto che dal Cabernet in purezza che risulta al 13° posto preceduto da Pinot, Merlot e il blend rossi del Rodano.

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In Italia sono i vini a base di Nebbiolo e poi di Sangiovese quelli che attraggono maggiormente le ricerche degli appassionati seguiti da Pinot Noir, uvaggio bordolese e Champagne.
In Germania l’interesse si concentra sulla miscela di Bordeaux, Pinot Noir, Chardonnay e Nebbiolo.
Gli appassionati australiani cercano soprattutto Shiraz, Pinot Noir, uvaggio bordolese e Cabernet

LE UVE PIU’ COLTIVATE AL MONDO: CABERNET IN TESTA

I dati sul vigneto mondiale e le uve che vi sono maggiormente coltivate arrivano dall’Università di Adelaide e sono del 2010. Fra i 1271 vitigni censiti i più diffusi sono Cabernet Sauvignon e il Merlot, seguiti dall’Airen, dal Tempranillo e dallo Chardonnay. Venti anni prima lo stesso ateneo aveva individuato una top 5 molto diversa: Airen, Garnacha tinta, Rkatsiteli, Sultaniye, Trebbiano.

Cosa fa cambiare il mondo del vino

Clima, più valore e meno volume, brexit, la Cina, l’Est Europa e la piccola Asia. Ma guardiamo nelle liste dei vini britanniche per scoprire le nuove tendenze

Londra Donatella e Violante da Harrods

Brexit- Londra Donatella e Violante da Harrods

Di Donatella Cinelli Colombini

Il colosso delle indagini di marketing Wine Intelligence, ottimamente commentato dall’italiana WineMeridian, fa il punto sui 5 elementi che stanno modificando il settore del vino. Io ho aggiunto qualche commento.

CAMBIAMENTO DEL CLIMA

I vigneti vanno a Nord e vanno in montagna. Tutto diventa eccessivo: caldo, tifoni, incendi, inondazioni …. Ma nonostante questo il numero delle buone vendemmie e la qualità dei vini cresce costantemente anche nelle zone storiche.

CALANO I VOLUMI CRESCONO I VALORI

Napoletani in Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

Nuove tendenze del vino Cina Donguangg Masterclass di Donatella Cinelli Colombini

I consumatori abituali sono sempre meno mentre aumentano quelli che gustano il vino solo in occasioni sociali, ma le loro scelte si concentrano su bottiglie più care. Maggiore attenzione alla salute, maggiore varietà di etichette e territori “da scoprire”, maggiore disponibilità di piccoli formati … Un ruolo importante hanno i competitori del vino come le bevande a base di cannabis e le birre artigianali.

BREXIT

I problemi sembrano scongiurati, almeno per il momento. Tutti speriamo in una maggiore consapevolezza dei vantaggi della collaborazione europea.
Altra “turbativa politica” sono i dazi USA.

CINA

Per la prima volta dal 2014 i volumi di vino importato sono calati nel 2018. Il segno positivo risiede nel contemporaneo aumento dei valori. I consumatori cinesi stanno iniziando a riconoscere la qualità del vino e rifiutare quelli low cost.

Chi guadagna col cibo?

I 5,1€ di guadagno che scaturiscono da ogni 100€ di consumi alimentari vanno soprattutto a poche potentissime multinazionali del cibo. Agli agricoltori 0,90€

I vini di Donatella Cinelli Colombini coi biscotti salati dell'Amiata

guadagno-de-cibo- e-piccole imprese biscotti salati dell’Amiata con i Doc Orcia e Chianti

di Donatella Cinelli Colombini

La filiera agroalimentare italiana è il primo settore economico del nostro Paese. Cioè il frutto dei nostri campi e dei nostri allevamenti, che arriva sulla tavola dei consumatori, ha fatturato totale di 538 miliardi di Euro pari alla somma del PIL di Norvegia e Danimarca.

FILIERA AGROALIMENTARE PRIMO SETTORE ECONOMICO ITALIANO

Una cifra enorme ha spiegato The European House Ambrosetti presentando il rapporto <<La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia>> e un valore aggiunto enorme di 119,1 miliardi di Euro. 4,3 volte le filiere e l’indotto di automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento ha commentato WineNews.
Nel wine and food lavorano 3,6 milioni di addetti in 2,1 milioni di imprese.

pasta with buffalo speck and grappa

pasta with buffalo speck and grappa

OGNI 100€ DI CONSUMI ALIMENTARI 17 VANO ALL’AGRICOLTURA CHE PRODUCE GLI ALIMENTI

Ma come si forma il prezzo di quello che arriva sulla nostra tavola? << Su 100 euro di consumi degli italiani il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori della filiera agroalimentare estesa>> ha precisato Ambrosetti.
La cosa più interessante riguarda i guadagni, 100€ di consumi alimentari produce 5,1 Euro di utili che vanno per il 43,1% all’industria di trasformazione alimentare, il 19,6% va all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il 17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione.

Barbara Sgarzi maestra di social media wine

Come si adoperano ed a cosa servono i canali social del vino. Barbara Sgarzi ci spiega, ad esempio perché il numero dei like vuol dire poco o niente

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di Donatella Cinelli Colombini

Per capire l’utilità del manuale Social media wine – Strategie, strumenti e best practice per comunicare il vino online (Apogeo pp 147, € 22,50), di Barbara Sgarzi trascrivo  alcuni esempi  che mi hanno particolarmente colpito al punto dal pensare di fare lo stesso al ristorante della Fattoria del Colle.

THIS IS NOT A SUSHIBAR UN ESEMPIO DI  SOCIAL MARKETING BEN RIUSCITO

Il ristorante This is Not Sushibar di Milano ha realizzato una particolare azione di social marketing con risultati spettacolari. La proposta era rivolta agli instagrammer e chiedeva  loro di postare un’immagine mettendo un tag al ristorate. Chi possedeva  fra 1.000 e 5.000 followers avrebbe ricevuto in cambio un piatto di sushi, due piatti per chi era seguito da 5 a 10.000 persone, quattro piatti per chi  aveva 50.000 seguaci e otto pietanze giapponesi da 50 a 100.000 mentre veniva offerta una cena gratis a chi  aveva un portafoglio di contatti superiore ai 100.000. Ebbene la proposta lanciata nell’ottobre 2018 su un solo ristorante ha portato, dopo un mese, ad un aumento del fatturato del 13,4% nell’intera catena con un ulteriore +7% a novembre. Il This is Not a Sushibar che aveva intrapreso l’iniziativa ha visto crescere lo scontrino medio da 36 a 41€.
Tutto questo coinvolgendo solo 133  influencer che con i loro post hanno raggiunto oltre sette milioni di potenziali clienti.

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SOCIAL MEDIA WINE – UN MANUALE PER CHI AMA IL VINO E VUOLE IMPARARE A USARE LA RETE

Un altro esempio dell’utilità del manuale di Barbara Sgarzi riguarda il turismo del vino. L’indicazione è talmente ovvia che mi ha fatto sentire una scema. Infatti io sono un’esperta di turismo del vino ma non ci avevo pensato. Il titolo del paragrafo è “Visite in cantina: vogliamo tanti post? Facciamo facile”.
Spesso la cantina è sotto terra dove non c’è collegamento telefonico. Quindi i nostri clienti, anche se stanno facendo una degustazione straordinaria, che vorrebbero postare in diretta per fare morire d’invidia i loro amici, sono scollegati. Se noi produttori desideriamo essere visti e allargare la rete dei nostri wine lovers perché non mettiamo il Wi-Fi in cantina? Basta un cartello che indica la password per la connessione e magari anche l’hashtag ufficiale dell’azienda per trasformare i partecipanti  alla degustazione in moltiplicatori di contatti.

I vini più cari degli ultimi 20 anni

C’è una netta differenza fra il prezzo e le cantine di origine dei vini mediamente più cari degli ultimi 20 anni di quelli attualmente in vendita

Penfolds Block 42 Kalimna-vini-più-cari-del-mondo

Penfolds Block 42 Kalimna-vini-più-cari-del-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Non mi riferisco alle bottiglie introvabili, in piccolissima serie, come i 250 esemplari di Liber Pater 2015 che saranno venduti al prezzo di 30.000 € l’uno. In questo caso si tratta di un vino praticamente introvabile che, secondo il suo produttore Loïc Pasquet verrà spedito a una lista di collezionisti che le hanno già prenotate.

I VINI PIU’ CARI NEL MERCATO NEGLI ULTIMI 20 ANNI

I vini ultra cari a cui mi riferisco sono comunque diffusi nelle migliori enoteche di tutto il mondo, come La Tâche di Romanée-Conti. Si tratta dunque di bottiglie destinate a un ristretto club di milionari e presenti solo in luoghi straordinariamente esclusivi ma non di vini introvabili.
La lista pubblicata da Wine Searcher e tratta dal suo mastodontico data base riguarda bottiglie da 750 ml presenti più volte, negli ultimi 20 anni, nella lista degli esemplari più cari.
I prezzi sono quelli medi in Dollari e non comprendono le tasse.

LISTA DEI VINI PIU’ CARI DEGLI ULTIMI 20 ANNI

Romanée Conti-vini-più-cari-del-mondo

Romanée Conti-vini-più-cari-del-mondo

Penfolds Block 42 Kalimna Cabernet Sauvignon Ampoule, Barossa Valley $152,430
Armand de Brignac Ace of Spades Midas Brut Champagne $39,582
HM Borges Panther Family Reserve Madeira $24,999
Sine Qua Non El Corazon Rose, California $12,768
Domaine de la Romanée-Conti Romanée-Conti Grand Cru, Côte de Nuits $12,152
Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits $11,845
Moet & Chandon Esprit du Siecle Brut Champagne $11,247
Domaine de la Romanée-Conti Les Gaudichots, Vosne-Romanée Premier Cru $10,346
Sine Qua Non The Bride, San Luis Obispo County $9282
Welsh Brothers Verdelho, Madeira $8855

PREZZO  DEI VIGNETI ITALIANI

Crescono i prezzi e diminuiscono gli affitti dei vigneti. Le vigne delle denominazioni più prestigiose sono nel mirino di investitori e speculatori milionari

Vigneti Barolo

Prezzi-dei-vigneti-Barolo

di Donatella Cinelli Colombini

Cresce anche il prezzo del terreno “nudo” ma solo dello 0,2% anno. Il CREA Centro Politiche e Bioeconomia nota come siano soprattutto i terreni di Piemonte, Lombardia e Toscana che aumentano le quotazioni in modo significativo mentre in zone come Umbria Campania, Basilicata e soprattutto in Veneto (-1%) i prezzi hanno addirittura un segno negativo.
Altro discorso per i vigneti che invece continuano ad aumentare di valore. Si tratta infatti di uno dei pochi casi, nella disastrata economia italiana, in cui la domanda supera l’offerta. Un bellissimo articolo di Loredana Sottile pubblicato su Trebicchieri settimanale economico del gambero Rosso, fa il punto sulla questione.

Dopo anni di abbandono, di svilimento dei terreni agricoli, dal 2014 la tendenza si è rovesciata con aumenti dell’ordine del 3-4% all’anno. Aumenti che hanno portato le quotazioni molto al di sopra del reddito ottenibile dalla coltivazione delle stesse superfici.
Una sola frenata del mercato fondiario nel 2018 evidenziata dal calo del 5% delle erogazioni di mutui collegati all’acquisto.

Prezzi-vigneti-alle-stelle-in-Italia-e-in-Francia-Brunello Poggio Antico

Prezzi-vigneti-alle-stelle-Brunello

Va sottolineato tuttavia che investire nella terra, in un’epoca in cui i depositi bancari non danno alcun profitto e l’immobiliare ha quotazioni in calo, offre prospettive favorevoli, soprattutto a lungo termine. Infatti la superficie coltivabile non potrà aumentare e come tutte le cose limitate ma indispensabili, la terra difficilmente perderà valore.

PREZZO DEI VIGNETI

Le quotazioni dei vigneti più cari d’Italia
Barolo, bassa Langa di Alba CN                                                          da 200 a 1.500 milioni
Montalcino/ Brunello                                                                            da 250 a 700
Lago di Caldaro                                                                                       da 440 a 690
Bassa Val Venosta (Naturno BZ)                                                         da 440 a 690
Valle dell’Isarco Bressanone (Varna BZ)                                           da 440 a 690
Bolgheri                                                                                                     da 200 a 400
Valdobbiadene TV                                                                                  da 300 a 450
Asolo Pedemontana TV                                                                         da 250 a 360
A Nord di Trento                                                                                    da 200 a 340
Chambave AO                                                                                         da 100 a 150
Chianti Classico FI                                                                                 da 100 a 150

Ristoranti italiani ad alto gradimento on line

La soddisfazione dei clienti per i ristoranti italiani supera l’85%, piace soprattutto l’accoglienza e meno il prezzo. In testa Toscana, Umbria e Veneto

Ristoranti-Italiani

Ristoranti-Italiani

Di Donatella Cinelli Colombini

Il rapporto Travel Appeal analizza ogni anno le recensioni nei principali portali turistici on line che per metà riguardano i ristoranti. Nel periodo settembre 2018- agosto 2019 i giudizi dei clienti sono stati oltre venti milioni e costituiscono dunque un capione di valutazione amplissimo.

TRAVEL APPEAL E IL GIUDIZIO ON LINE SUI RISTORANTI ITALIANI

L’87,9% dei clienti dei ristoranti italiani ha dato un giudizio favorevole all’esperienza e soprattutto al modo con cui è stato accolto elemento che appare il più gradito con il 90% dei consensi. La cordialità dei rapporti con chi serve i pasti piace addirittura più del cibo che pure è apprezzato dall’86,7% dei commensali.
Quello che invece risulta indigesto è il prezzo, ben accetto solo al 61% dei clienti, mentre dei ristoranti italiani piace la posizione, l’estetica e la pulizia.
I giudizi degli stranieri sono solo il 18% del totale ma sono favorevoli. I più entusiasti, come era prevedibile, sono gli americani che esprimono l’89,6% degli apprezzamenti, seguono inglesi, tedeschi, spagnoli e francesi.
Le regioni con un “indice di gradimento” migliore sono Toscana (85%), seguita a ruota da Umbria e Veneto.

16 case offerte su Airbnb ogni 1000 abitate da italiani

La nuova ricettività turistica si concentra nel Sud della Toscana: a Montalcino una casa su 10 è affittabile su Airbnb e a Gaiole in Chianti 343 su mille

Airbnb-nuova-ricettività-turistica

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’Italia è il secondo Paese europeo per numeri di posti letto turistici.
A livello mondiale è superata da Sati Uniti e Cina che, tuttavia, sono nazioni molto più popolose e estese della nostra. In Italia l’incidenza della “popolazione turistica” rispetto a quella residente evidenzia una dinamica a grosso rischio, soprattutto nei piccoli centri.

POSTI LETTO TURISTICI IN HOTEL E STRUTTURE EXTRALBERGHIERE

Nel nostro Paese ci sono 2.200.000 posti letto alberghieri e 2.700.000 extra alberghieri.

Airbnb

Airbnb

E’ questa seconda tipologia che ha spinto in avanti l’offerta facendola crescere addirittura più dei flussi turistici. Uno studio del Sole 24 Ore su numeri forniti da onData ha mostrato come in Italia ci siano 415.000 alloggi affittabili sul sito Airbnb, per un totale di 1,8 milioni di posti letto.

L’ENORME CRESCITA DEGLI AFFITTI AIRBNB

In pratica le città italiane si stanno trasformando in alberghi diffusi. Basta camminare per le vie di Firenze intorno al centro storico, nella tarda mattinata, per vedere un traffico di furgoncini o piccoli rishow che trasportano l’occorrente per la pulizia e il cambio biancheria degli alloggi. Gli addetti, spesso asiatici, posteggiano il loro mezzo sul marciapiede, salgono a riordinare la casa, escono e proseguono velocissimi fino all’indirizzo Airbnb successivo e via così fino al primo pomeriggio.

I migliori ristoranti italiani nel mondo

Vince Passerini a Parigi, secondo posto per Don Alfonso di Toronto e medaglia di bronzo per il locale di Tokyo di Heinz Beck

Migliori-ristoranti-italiani-nel-mondo-Giovanni-Passerinie

Migliori-ristoranti-italiani-nel-mondo-Giovanni-Passerini

Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica 50 Top Italy con i migliori 50 ristoranti italiani del mondo è consultabile on line ed è il primo risultato del progetto LSDM (storico congresso di cucina d’autore che si svolge a Paestum) curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

50 TOP ITALY MIGLIORI RISTORANTI ITALIANI NEL MONDO

L’ iniziativa accende i riflettori sull’alta cucina italiana che mette in evidenza la sua diffusione planetaria: infatti l’Europa primeggia

Migliori-ristoranti-italiani-nel-mondo-Don-Alfonso-Toronto

Migliori-ristoranti-italiani-nel-mondo-Don-Alfonso-Toronto

con 18 insegne, ma non domina la scena. Il Nord America ha 16 ristoranti nella classifica, (14 negli Stati Uniti e 2 in Canada) l’Asia 10, l’America latina 3 l’Australia 1, come 1 in Sud Africa e 1 negli Emirati Arabi.

NEW YORK: LA CITTA’ DOVE IL CIBO ITALIANO E’ PIU’ BUONO

La città alfiere del Made in Italy in cucina è New York con 7 ristoranti seguita da Parigi e Hong Kong con 4 e Ginevra con 3. Ecco che le grandi metropoli del mondo, con le loro enormi ricchezze e il loro stile di vita sofisticato, diventano il palcoscenico migliore per talenti come il romano Giovanni Passerini nel suo locale di Parigi, il campano Alfonso Iaccarino  a Toronto, oppure Mario Gamba (quarto fra i migliori ristoranti italiani del mondo) con il suo Acquarello di Monaco di Baviera oppure Umberto Bombana, arrivato quinto con 8 ½ Bombana di Hong Kong.

I 100 nomi più famosi del mondo del vino

Pochi italiani fra i 100 nomi più conosciuti del vino: Gaja, Masseto, Ornellaia, Sassicaia, Solaia, Tignanello e Zenato. A livello internazionale tutti i big

Social Vignerons

i 100 nomi del vino più famosi Social Vignerons

Di Donatella Cinelli Colombini

La lista completa è in Social Vigneron, uno dei blog più influenti e meglio fatti nel mondo con un esercito di followers: 397 mila su Twitter, 23 mila su Facebook, 46 mila su Instagram. Il suo autore Julien Miquel è un enologo, comunicatore, influencer veramente geniale. Nel 2015 il suo blog ha vinto il titolo di Wine blog award cioè di miglior wine blog del mondo.
Per questo vi consiglio di seguirlo per avere un punto di vista più internazionale ma anche per imparare.

I 100 NOMI DEL VINO PIU’ FAMOSI DEL MONDO

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Quello che troverete sotto è giusto un assaggio: vi lascio la curiosità di andare a leggere l’articolo di Social Vigneron.

NOMI PIU’ FAMOSI CON LA LETTERA A

Ace of Spades (Armand de Brignac by Cattier), Champagne, FranceAngélus (Château), Saint-Emilion Grand Cru, France
Astralis Shiraz (Clarendon Hills), McLaren Vale, Australia
Ausone (Château) Saint-Emilion Grand Cru, Bordeaux, France

Impressionante lo strapotere dei francesi.

I NOMI PIU’ FAMOSI CHE INIZIANO CON LA LETTERA B

Beaucastel (Château), Châteauneuf-du-Pape, France
Beaux Freres ‘The Beaux Freres Vineyard’ Pinot Noir, Ribbon Ridge Oregon, USA
Belle Epoque (Perrier-Jouet), Champagne, France
Beaulieu Vineyard BV Georges de Latour Private Reserve Cabernet Sauvignon, Napa Valley, USA
Billecart-Salmon, Champagne, France
Bin 707 Cabernet Sauvignon (Penfolds), South Australia

Brunello 2015 di Donatella Cinelli Colombini

Una grandissima annata di Brunello cinque stelle che ha iniziato ad essere celebrata ancora prima di entrare nel mercato e unisce potenza, eleganza e  longevità

Brunello di Montalcino 2015

Brunello di Montalcino 2015 casato Prime Donne

L’andamento climatico mostra le tipiche caratteristiche dei migliori millesimi del Brunello con inverno e primavera piovosi che hanno idratato il terreno, luglio caldissimo che ha bloccato un sviluppo vegetativo determinando un calibro ridotto degli acini, agosto con temporali alternati a giornate calde, settembre con fortissima escursione termica fra notte e giorno che ha favorito la sintesi dei profumi. Un copione che si ripete per tutte le grandi annate di Brunello e sembra dimostrare che il global warming è un’autentica fortuna per il vigneto di Montalcino perché moltiplica le annate cinque stelle e ne innalza il livello qualitativo fino a vertici mai raggiunti nel passato.

CLIMA DELL’ANNATA 2015

Il 2015 verrà ricordato per il suo clima capriccioso che nel Sud della Toscana, risparmiò Montalcino, ma fece enormi danni tutto intorno: a Torrita il 5 luglio, chicchi di grandine grossi come arance, distrussero tetti e auto, a Buonconvento la piena del fiume Arbia, il 24 agosto, portò l’acqua in musei, case, negozi e persino nel teatro, un vero disastro.

Brunello-Vendemmia 2015 Violante Gardini aspettando le 5 stelle

Brunello-Vendemmia 2015 Violante Gardini aspettando le 5 stelle

MONTALCINO E LA SUA OTTIMA VENDEMMIA 2015

Montalcino sembrava avere una protezione divina e l’uva arrivò alla vendemmia in condizioni perfette.
Infatti il 14 settembre quando arrivò la nostra consulente enologa Valerie Lavigne l’uva era quasi pronta per la raccolta e si presentava nel modo migliore. Valerie aveva con lei un ospite d’eccezione, il preside della facoltà di enologia di Bordeaux Denis Dubourdieu uno degli uomini più potenti e temuti di tutto il mondo del vino. Il Professor Dubourdieu ebbe solo una parola per descrivere i vigneti del Casato Prime Donne dopo averli ispezionati a piedi << impeccable>> cioè perfetti.

BRUNELLO 2015 CARATTERI

TIPOLOGIA:

rosso secco

ZONA DI PRODUZIONE: Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Gli influencer del vino da tenere d’occhio

Chi vuole creare il sui wine blog e chi vuole essere sempre informato sulle novità del mondo del vino: ecco i Top Wine Influencer

wine-influencer-Jancis_Robinson

wine-influencer-Jancis_Robinson 

 

Di Donatella Cinelli Colombini

La lista arriva da Sommelier Choice Award e quindi esprime il punto di vista dei sommelier, cioè di un’utenza internet molto, molto esigente e di lingua inglese.  Io ho riassunto alcuni concetti ma vi invito a consultare l’articolo originario per avere tutte le informazioni.

Gli influencer hanno un’importanza crescente, creano tendenza, orientano le scelte dei consumatori, specialmente dei consumatori giovani. Il loro target è meno elitario di quello dei grandi guru, i super assaggiatori del Wine Spectator, Robert Parker e simili.

Julien Miquel

wine-influencer-Julien Miquel

Parlano un linguaggio più semplice e non strettamente legato alla qualità contenuta nelle bottiglie. Nel mondo dei wine critics, gli infuencer sono guardati con grande sospetto e a volte con esplicita condanna soprattutto perché i canali social non hanno gli stessi codici etici del giornalismo e infatti pullulano di fake news e “incompetenti virali”. Anche il grande Luciano Ferraro si è espresso con termini molto duri contro gli influencer durante il forum dei giovani del vino organizzato durante la Milano Wine Week 2019.  In realtà quasi in cima alla classifica doveva esserci anche il suo Divini blog che fa davvero tendenza.

I WINE INFLUENCER PIU’ FORTI DEL MONDO

Che piacciano o non piacciano, i wine influencer ci sono e la loro capacità di orientare il mercato è sempre più forte. Quindi è bene saper chi sono quelli più forti.

THE WINE WANKERS

Australiani di Sidney viaggiano in tutto il mondo per conoscere i territori del vino e per raccontarli. Il loro stile è molto discorsivo e spiritoso. Anche il nome dice molto infatti i “wine wankers” sono quelli che si danno arie e ostentano la propria competenza facendo sentire gli altri inferiori, tutto il contrario di Conrad e Drew, i proprietari del blog.

L’adulazione, la carriera e i potenti

L’Italia con il suo esercito di adulatori senza qualità e di talenti senza sbocchi professionali avrà un futuro? Una riflessione sui cortigiani e il potere

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Di Donatella Cinelli Colombini

Scrivo queste note all’indomani di un piccolo episodio che ritengo emblematico della realtà italiana. In un’amministrazione locale una persona di talento è stata sottomansionata e un adulatore promosso.

TALENTI SOTTOMANSIONATI E CORTIGIANI PROMOSSI

Trattare i dipendenti come valigie è tipico delle strutture pubbliche dove conta più l’appartenenza che la capacità. Questo è uno dei principali motivi per cui non funzionano. Non mi sorprende, mi ha invece colpito la sbalorditiva capacità di un adulatore che è riuscito a diventare il beniamino di tre potenti di colore politico diverso, in rapida successione. Benchè lo disprezzi devo ammettere di ammirarlo perché ha portato la sua tecnica di cortigiano a un livello di raffinatezza quasi artistica. La sua carriera si fonda su questo perché oltre che adulare e dire maldicenze sui presunti nemici del potente a cui si è attaccato, non sa fare altro.
Quest’episodio mi ha spinto a una riflessione sull’adulazione e il suo ruolo nella società italiana attuale.

Giotto-Invidia-adulazione

Giotto-Invidia-adulazione

IL RUOLO DELL’ADULAZIONE NELLA CARRIERA

Meno nelle imprese private e molto nella struttura pubblica l’adulazione è un lubrificante della carriera. La piaggeria degli YES MAN, l’arte di “saperci fare” per conquistare il favore di chi conta con l’adulazione è diventata la strada maestra delle promozioni.
Nel passato, quando i valori erano i pilastri dell’esistenza fino a rischiare la propria vita per onorarli, basta pensare al Risorgimento, l’adulazione era disprezzata come espressione dell’animo vile.

Il turismo del vino ama la tecnologia?

Il turismo del vino fra tradizione e ambienti virtuali. Per rinnovare e diversificare l’offerta ci vuole più tecnologia o più conservazione?

uso-della-tecnologia-nel-turismo-del-vino-Masi-discovery-muesum

uso-della-tecnologia-nel-turismo-del-vino-Masi-discovery-muesum

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ giusto mantenere le cantine come dei “piccoli mondi antichi” dove il turista trova il ricordo dei nonni oppure è meglio introdurre touch screen, ambienti digitali, realtà aumentata ….

RAPPORTO SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEL TURISMO ENOGASTRONOMICO

Nel recente interessantissimo Rapporto sull’innovazione tecnologica nel turismo enogastronomico Roberta Garibaldi ci pone davanti a questo dubbio a cui lei da una risposta positiva proponendo l’innovazione come strumento per ottenere più coinvolgimento e interesse da parte dei visitatori.

I MUSEI, LE MOSTRE E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

In molti musei aziendali dedicati all’agroalimentare c’è un ampio uso della tecnologia. In quello Lavazza, ad esempio, ci sono tazzine

Vernaccia Wine Experience

Vernaccia Wine Experience

multimediali, oppure in Olanda l’Heineken Experience fa vivere ai turisti l’esperienza della birra per cui vengono scossi, spruzzati d’acque e esposti al calore. Anche nella Cité du Vin a Bordeaux è possibile percorrere la storia del vino con una sequenza di piccoli teatrini digitali mentre al MAVV- Museo dell’arte, del vino e della vite della Reggia di Portici ci sono videogiochi sulle fasi della vinificazione con un sommelier “virtuale” che giudica alla fine. Persino nel piccolo museo della Vernaccia di San Gimignano è la tecnologia a creare emozione, creando personaggi virtuali e visita degli ambienti di produzione con visione a 360°.

                                                                       

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