Vivi e rivivi l’esperienza in Fattoria

Acciughe sotto pesto come le faceva Nunziatina

Un antico piatto povero delle campagne toscane diventa un antipasto moderno di straordinario se le acciughe sotto pesto sono fatte a regola d’arte

Acciughe sotto pesto

Acciughe sotto pesto merenda di Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Annunziata Ferretti detta Nunziatina è stata una presenza importante nella mia infanzia e nelle mie merende di Montalcino. Le sue acciughe sotto pesto erano leggendarie.
Le sceglieva una per una, con la tipica cura di chi è abituato a una vita difficile. Le dissalava nell’acqua e aceto e poi le diliscava. Nel suo battuto c’era tanto prezzemolo e poco aglio ma tutto veniva dall’orto, il prezzemolo era freschissimo così come le reste d’aglio appese sotto una parata di lamiera, avevano spicchi più piccoli di quelli attuali e un odore diverso.

pesto per le acciughe

acciugne sotto pesto: il pesto

PREPARAZIONE DELLE ACCIUGHE SOTTO PESTO

Nunziatina tritava aglio e prezzemolo con la mezzaluna rimandando al centro il pesto con le dita storte dall’ artrite e poi prendeva una coppetta di maiolica bianca con una striscia gialla sul bordo superiore e vi metteva uno strato di acciughe, un cucchiaio di pesto e li copriva con l’olio extravergine, uno strato di acciughe, un cucchiaio di pesto e l’olio …. Così fino a riempire la coppetta.

BAGNO VIGNONI E LE ACQUE SALUTARI DELLA VALDORCIA

Bagno Vignoni e il fosso bianco due luoghi unici, antichi e di grande fascino con acque salutari della Valdorcia in Toscana. Wellness, storia e non solo

 

Di  Donatella Cinelli Colombini

Bagno Vignoni

Bagno Vignoni Valdorcia Toscana

BAGNO VIGNONI UN TUFFO NEI LUSSI MEDIOEVALI

Bagno Vignoni (35 km dalla Fattoria del Colle) è un luogo unico: il solo centro termale medioevale ancora intatto. Al centro delle piccole case in pietra c’è la vasca dove si bagnarono Santa Caterina e Lorenzo il Magnifico, e dove fu ambientato il film “Nostalghia” di Andrei Tarkovsky.

 

COSA FARE, COSA MANGIARE E COSA COMPRARE

COSA FARE: Oltre al giro della vasca è possibile incamminarsi sulla Via Francigena per raggiungere Vignoni Alto, uno dei posti più panoramici e suggestivi della Valdorcia.
Bagno nella piscina calda esterna dell’Hotel Posta Marcucci oppure nelle vasche naturali lungo il torrente Orcia.
Gli alberghi hanno centri benessere per rigenerare il corpo e lo spirito.

Bagno Vignoni boutique dell'artigianato toscano

Toscana Lovers Bagno Vignoni boutique dell’artigianato toscano

COSA MANGIARE: il piatto tipico della zona sono le Chiocciole al sugo. Molto tradizionali di tutta la Valdorcia sono lo zafferano, l’aglione (aglio “a prova di bacio” perché senza aglina) e i pinci, spaghettoni freschi fatti a mano.
COSA COMPRARE: oltre al cacio pecorino fresco e secco, c’è il vino DOC di questo territorio che si chiama Orcia. Il negozio Toscana Lovers, situato intorno alla vasca, vende ceramiche, tessuti a telaio, coltelli …. di artigianato toscano di eccellenza. Hortus mirabilis, ancora intorno alla vasca, un’erboristeria con elisir, tisane, oli essenziali … di produzione propria.

RICETTA DI PASQUA DI MONTALCINO

Zuppa pasqualina di Montalcino: piatto unico che riassume la storia antica della terra del Brunello con le ricche fattorie e la semplicità delle zuppe contadine

zuppa pasqualina

zuppa di Pasqua

Di Donatella Cinelli Colombini

Nella tradizione il pranzo di Pasqua di Montalcino comprendeva il brodo di cappone con i tagliolini in osservanza delll’ antico detto “la minestra dei contadini scarpe unte e tagliulini”.
Tuttavia nell’Ottocento, quando l’attività di produzione di cuoio pregiato andò in crisi e il taglio dei boschi prese importanza, i boscaioli maremmani portarono sulle colline di Montalcino delle ricette più povere da cui forse deriva la zuppa di pane che descrivo di seguito.
Simile è la presenza dell’uovo fra gli ingredienti mentre l’insieme è decisamente più ricco della minestra di pane boscaiola e collegabile alle dispense delle antiche fattorie. Ancora oggi la zuppa di Pasqua, a base di spinaci, è il piatto forte del pranzo della festa che mia madre Francesca fa preparare quale rito augurale per la famiglia. Come potete ben immaginare è un piatto unico perché riunisce brodo, verdure e carne.

INGREDIENTI DELLA ZUPPA  DI PASQUA DI MONTALCINO

Per 4/5 persone
Mezza gallina, una costola di sedano, un ciuffo di prezzemolo, una carota rossa, un quarto di coscio di agnello, 300 g. spinaci freschi, un fegatino di pollo, uova immature che si trovano all’interno delle galline oppure rossi d’uovo, pane toscano, 50 g. di parmigiano reggiano, sale

Se non qui, dove? La Ragnaia di Sheppard

E’ uno dei gioielli di Montalcino: il bosco della ragnaia nel municipio di San Giovanni d’Asso, un mix di filosofia e natura, arte e gioco che da ispirazione

 

Ragnaia

Ragnaia di Sheppard San Giovanni d’Asso Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Il bosco della Ragnaia (10 km dalla Fattoria del Colle) è un parco boschivo creato dall’artista americano Sheppard Craige e aperto dal 1995. Cinque anni fa è stato designato fra i tre giardini più belli d’Europa dalla Fondazione Schloss Dycke.

LA RAGNAIA DI SHEPPARD CRAIGE

E’ un piccolo capolavoro dove si mescolano natura, arte, filosofia e voglia di giocare “quello che vediamo, non è la natura in sè, ma la natura esposta, alle nostre interrogazioni” come disse Werner Heisenberg. L’originario bosco per la caccia si è riempito di sculture di Frances Lansing, sentieri, laghetti …. allargandosi nella valle sottostante dove una forzatura prospettica ridisegna il paesaggio.

SOLO QUI, SOLO ORA, SOLO QUESTO, SOLO COSI’

Bosco della Ragnaia

Bosco della Ragnaia di Sheppard Craige

E’ proprio quel pizzico di giocondità strafottente che trasforma pensieri profondi sulla vita, il destino, la ragione e rende questo bosco unico.
I saggi che un tempo governavano i boschi ci ammoniscono “la conoscenza è modesta e cauta mentre l’ignoranza è ardita e presuntuosa”. Per questo il saggio è rappresentato come un fauno barbuto circondato da libri e da animali con un uccello che ha nidificato sulla sua testa. Ci sono il tabernacolo delle certezze e l’altare dello scetticismo con la frase “Que sais-je?” di Michel de Montagne. C’è il cerchio dell’universo circondato da quattro colonne con iscrizioni significative: Solo qui, Solo ora, Solo questo, Solo così.

I corolli di Montalcino per la quaresima

Chiamarli dolci di quaresima è un po’ esagerato perché i corolli sono ciambelle soffici ma di poco sapore dell’antica tradizione di Montalcino

corollo di Quaresima

corollo ricetta di Quaresima di Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

A Montalcino, un tempo, era possibile comprarli solo nei 40 giorni prima di Pasqua e solo dai fornai che, con i loro furgoncini, li portavano anche nei poderi sparsi in campagna. Più anticamente le massaie contadine li cuocevano nel forno a legna infornandoli per ultimi quando la temperatura era scesa.
Sono semplici ciambelle da zuppare nel latte della colazione. Non sono troppo dolci e per questo ho sempre pensato che i corolli fossero biscotti “penitenziali” all’opposto dei gustosissimi cenci del carnevale oppure ai dolcissimi panforti e ricciarelli del Natale.

INGREDIENTI DEI COROLLI DI MONTALCINO

Una noce di lievito di birra, 600 g di farina, 1 hg di zucchero, 60 g di burro, 250 g di uva sultanina, un pizzico di anici, 5 g di sale, qualche chicco di zibibbo

Bere poco ma bere bene nei giorni del coronavirus

Donatella racconta cosa beve nei giorni del coronavirus e suggerisce come concedersi qualche piacere enogastronomico salutare per il fisico, la mente e l’umore

di Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini trafuga bottiglie pregiate

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata mentre trafuga bottiglie pregiate

Sono una produttrice di Brunello, Chianti e Orcia ma bevo le mie bottiglie solo quando ho ospiti. In casa, con mio marito e mia figlia Violante, assaggio quello che arriva dalla cantine dei colleghi. Mi serve per capire cosa succede in Italia e nel mondo ma anche per non assuefarmi al gusto del mio vino. Non voglio diventare come quei produttori talmente abituati alle loro bottiglie da percepire meno buoni tutte le altre.

LA CANTINA PRIVATA DI DONATELLA ALLA FATTORIA DEL COLLE

Purtroppo mio marito Carlo è gelosissimo delle bottiglie più rare e importanti. Ma ora, per vincere la noia da segregati in casa, ho deciso di fare un blitz e saccheggiare la nostra riserva privata. E’ in una piccola stanza nel sotterraneo della Fattoria del Colle, un secolo fa serviva come stalla dell’asinello. Ci sono le serie speciali delle mie bottiglie, quelle firmate dai vincitori del Premio Casato Prime Donne e i vini dei miei amici produttori. Un piccolo tesoro custodito da un Carabiniere in alta uniforme.
Carlo mi ha sorpreso mentre prendevo due bottiglie stratosferiche delle Cantine Ferrari. Ma ho tenuto duro e gli ho permesso solo di scegliere la bollicina da portare in tavola. Preparare una cena speciale, per noi soli ci ha fatto bene, in questo periodo pieno di preoccupazioni. Per questo consiglio anche a voi di fare la stessa cosa.

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata

Fattoria del Colle cantinetta privata con Carabiniere

COME E PERCHE’ PORTARE IN TAVOLA UNA GRANDE BOTTIGLIA E BERLA PIAN PIANO

Siamo tutti chiusi in casa, qualcuno è da solo, magari in città e in un appartamentino senza panorama. La voglia di vincere l’ansia concedendosi un bicchiere in più potrebbe venire.
Ma è una pessima idea.
Fate come me, bere poco ma strabene. E’ il momento di aprire le bottiglie conservate per anni in attesa di un momento speciale. E ora questo momento è arrivato!
Internet può darci tutte le informazioni sul vino e sull’annata che abbiamo scelto. Aneddoti sulla cantina, sul produttore, sui consumatori eccellenti …. Tutto quello che può solleticare la curiosità in vista del gran momento.
L’apertura di una grande bottiglia è infatti un momento da celebrare e da preparare. Anche decantando il vino un giorno prima, se la bottiglia è di rosso ed ha molti anni.

Federico Fellini nei ricordi di Donatella Cinelli Colombini

Tre piccoli episodi personali che tratteggiano l’uomo Federico Fellini il suo bisogno di semplicità l’istinto libero e anticonformista, la grande umanità

Federico Fellini con Giulietta Masina e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Federico Fellini con la moglie e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

I miei ricordi si riferiscono agli anni fra il 1975 e il 1985, io ero una giovanissima e vivevo tra Montalcino e Siena un’esistenza molto borghese e decisamente provinciale. Ero abituata a incontrare intellettuali e persone famose perché la mia famiglia aveva sempre avuto quel tipo di frequentazioni ma Federico Fellini era decisamente fuori misura.
Quell’uomo era un mito, un genio riconosciuto a livello mondiale con 5 premi Oscar. Una fama talmente gigantesca che avrebbe intimidito gente molto più attrezzata di me. Davanti a lui ero nervosissima, mi sudavano le mani, non riuscivo a stare e ferma e soprattutto dicevo solo qualche frase cortese ma non sapevo dialogarci, mi sembrava di non avere niente di interessante da dire. Peccato!
Federico Fellini e sua moglie Giulietta Masina venivano in Toscana per “passare le acque” a Chianciano. Da li arrivavano a Montalcino per spezzare la monotonia della cura e forse anche per fare qualche stravizio. Spesso li accompagnava Mario Guidotti o l’allora giovanissimo Fabio Carlesi.

Faderico Fellini alla Fattoria dei Barbi

Federico Fellini Lelia Socini Fausto Cinelli Francesca Colombini

FEDERICO FELLINI E GIULIETTA MASINA A MONTALCINO

Fellini era sempre in disordine come se odiasse farsi stirare i vestiti. La moglie invece era sempre impeccabile con i capelli ben pettinati e i vestiti senza una piega. Il Maestro parlava poco ma si guardava intorno con curiosità e si interessava di vino. Amava la buona tavola per cui mia madre lo attraeva con arrosti e Brunello.

L’ANTICONFORMISMO E L’UMANITA’ DI FELLINI

Era anticonformista in modo così spontaneo da lasciare interdetti. Una volta avevamo organizzato per lui una cena in giardino ma era freddo. Gli proponemmo varie cose per coprirsi e lui scelse un orribile scialle rosso di maglia con delle lunghe nappe. Sarebbe stato volgarotto su qualunque donna ma lui se lo drappeggiò addosso godendo del nostro imbarazzo.
Un’altra volta arrivò inaspettato mentre i miei genitori erano fuori e io avevo la casa piena di amici per una merenda. Fra questi giovani c’erano Azelia Batazzi e l’allora fidanzato Franco Becci che mi hanno ricordato l’episodio poco tempo fa. L’arrivo inaspettato del grande maestro mi aveva messo in imbarazzo e non riuscendo a organizzare qualcosa solo per lui decisi di unirlo al gruppo << posso dire a Federico Fellini di unirsi a voi?>> chiesi e loro benché entusiasti di questo incontro inaspettato non riuscirono a rivolgergli la parola mentre lui addentava pane e prosciutto.

C’era una volta un picchio pacchio

Nel senese la ricetta prende il nome di ciancifricola ma nelle Crete senesi la chiamano Picchio Pacchio, a Petroio spomodorata e a Montalcino “ova” al pomodoro

ciancifricola picchio pacchio

Picchio Pacchio ciancifricola ricetta della Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli ingredienti sono quasi gli stessi, la preparazione è quasi la stessa e il sapore è quasi lo stesso ma qualche differenza c’è e non solo nel nome.

CIANCIFRICOLA, SPOMODORATA E OVA AL POMODORO TANTI NOMI NELLA CAMPAGNA SENESE

La ciancifricola detta spomodorata a Petroio, viene preparata con i pomodori freschi spellati e tagliati a pezzi e aggiunti al soffritto di olio extravergine e cipolla. Quando la pomodorata è cotta vi viene unito l’uovo sbattuto, mezzo ramaiolo di brodo, un pizzico di sale e una spolverata di pepe nero. Basta mescolare per qualche minuto e la ciancifricola è pronta per andare in tavola bella fumante.
A Montalcino, ho sempre mangiato le “ova al pomodoro” con uova intere cotte sulla salsa di pomodoro in modo che il rosso venisse aperto

piccchio pacchio ciancifricola

picchio pacchio – ciancifricola nella versione della Fattoria del Colle

nel piatto dai commensali. Il gusto è più ricco e, a parer mio, più piacevole rispetto alle altre ricette senesi. Forse il mio giudizio deriva dall’affezione, forse dall’abitudine, ma a me piace così.

PICCHIO PACCHIO DALLA SICILIA ALLA TOSCANA

Il Picchio Pacchio, che io ho scoperto a Chiusure oltre vent’anni fa, è quasi identico alla ciancifricola ma deriva da un sugo palermitano che viene detto anche “carrettiera”. E’ arrivato dalla Sicilia alla fine del Settecento quando il Granduca Pietro Leopoldo fece venire dall’isola le famiglie capaci di insegnare come coltivare il grano nei terreni aridi delle Crete senesi. Fu una rivoluzione sia economica che gastronomica per il territorio. In Toscana, dove i pomodori sono meno buoni di quelli del Sud Italia, la ricetta è stata leggermente modificata perché i pomodori vengono pelati e trasformati in salsa prima di essere uniti alle uova sbattute.

Il vino è un affare di famiglia?

Gioie e dolori delle cantine di famiglia. Appartenere a una dinastia del vino offre maggiori prospettive di immagine e di durata nel tempo sempre che non si litighi

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Lucia Buffo intervista Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

di Donatella Cinelli Colombini

Mi casca l’occhio su un articolo di Wine Searcher, il super portale neozelandese che pubblica i prezzi dei vini di tutto il mondo nelle migliori rivendite di tutto il mondo, insieme a articoli sempre interessantissimi. Il titolo è “Family Wine affair a Risky Business” ed è scritto da Margaret Rand.

FAMIGLIE DEL VINO STORIE DI NOBILTA’ E LITIGI

Io sono parte di una wine family, i miei vigneti sono sulla terra dei miei antenati almeno dalla fine del Cinquecento,  e quindi la cosa mi riguarda. Leggendo il pezzo della Rand si capisce che

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja e Antinori a capo di due celebri famiglie del vino

la mia è una situazione privilegiata che ingenera un maggior apprezzamento del brand e del vino. Tuttavia il proverbio “parenti serpenti” si adatta alla lettera a moltissime dinastie del vino particolarmente conflittuali. Gli esempi nell’articolo sono espliciti e iniziano con i miei lontani parenti Biondi Santi, continuano con gli Alvarez di Vega Sicilia, per arrivare ai Mondavi dove Robert ha raccontato gli scontri, anche fisici, in un libro autobiografico.

LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE DEL VINO

Proprio la difficoltà nel creare coesione fra i membri dei casati storici del vino e il bisogno di consigliarsi a vicenda, li ha spinti a unirsi in sodalizi come la Primum Familiae Vini nato 25 anni fa e composto dal vero Gotha dell’enologia mondiale: Marchesi Antinori, Baron Philippe de Rothschild, Joseph Drouhin, Egon Müller Scharzhof, Famille Hugel, Champagne Pol Roger, Famille Perrin, the Symington Family Estates, Tenuta San Guido, Familia Torres, Vega Sicilia and Clarence Dillon. Ovviamente non è l’unico sodalizio, esistono aggregati con scopi eminentemente commerciali oppure legati da obiettivi comuni come le Famiglie dell’Amarone che si sono opposte al Consorzio della Valpolicella.

ZUPPA DI TREQUANDA

La zuppa di pane, la più classica delle ricette toscane cambia in ogni paese ma a Trequanda, vicino alla Fattoria del Colle, è speciale

 

Zuppa di Trequanda

Fattoria del Colle Zuppa di Trequanda

 

 

In genere la zuppa di pane toscana è una saporitissima minestra di verdure versata sul pane. E’ dunque vegana. Solo la ciancifricola e la minestra di Pasqua contengono anche l’uovo.
C’è tuttavia un’eccezione: a Trequanda. Il ricettario del piccolo borgo medioevale vicino alla Fattoria del Colle ci sono due minestre di pane con il maiale. La zuppa con lo zampino e la minestra trequandina.
Qui di seguito trascrivo la ricetta che ho ricevuto dalle massaie di Trequanda e che è stata illustrata da Silvia Argilli con straordinaria maestria. Silvia è una delle giovani poliglotte che accolgono i turisti nell’agriturismo della Fattoria del Colle ma ha un passato di pittrice e di illustratrice.

ZUPPA DI TREQUANDA INGREDIENTI

Mezzo chilo di fagioli bianchi
Una cipolla rossa
Due etti di prosciutto salato di cinta senese (è essenziale che sia molto grasso in alternativa usare prosciutto e rigatino) tagliato a fette molto spesse
Un mazzetto di prezzemolo,
Mezzo bicchiere di olio extravergine,
Un quarto di cavolo verza,
Una carota,

zuppa di pane di montalcino

ricetta tipica di Montalcino

Due costole di sedano,
Un mazzetto di bietole,
Qualche cespo di spinaci,
Due o tre zucchini,
Un manciatino di fagiolini,
300 grammi di pane casalingo toscano senza sale
La cucina toscana è semplice ma per sprigionare i suoi intensi sapori ha bisogno di ingredienti di ottima qualità. Verdure appena colte e vero pane fatto con lievito madre. Venite al Ristorante della Fattoria del Colle per assaggiarla e capirete la differenza

Chi accoglie i turisti alla Fattoria del Colle

Alessia, Sara, Carolina e Silvia vi accolgono alla Fattoria del Colle per organizzare soggiorni, visite, benessere naturale, degustazioni e matrimoni

Di Donatella Cinelli Colombini

Alcune, come Alessia e Sara, sono da anni i volti sorridenti e le voci gentili della Fattoria del Colle. Spesso i turisti che arrivano per passare qualche giorno di vacanza, visitare la cantina oppure soltanto per assaggiare il vino e mangiare vogliono incontrarle perché hanno parlato con loro per telefono oppure le hanno incontrate nei viaggi precedenti. Altre sono arrivate lo scorso anno e magari vi incuriosiscono di più, sono Carolina e Silvia.

CAROLINA VITOLO LA SOMMELIER DELL’AGRITURISMO DELLA FATTORIA DEL COLLE

Carolina è di Sinalunga a 10 km dalla Fattoria, ma i suoi antenati sono un mix di provenienze diverse:Istria, Austria e Sardegna. Lei ha alle spalle studi giuridici e sociali che l’hanno portata

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

a lavorare a Bruxelles nei progetti di Emma Bonino sull’integrazione internazionale. E’ Sommelier AIS e in passato si è occupata di wine tours. Parla un inglese fluente e degusta i vini in questa lingua nei video del canale YouTube di Donatella Cinelli Colombini.

 

E’ ancora Carolina a guidare la maggior parte delle degustazioni turistiche della cantina che presto si amplieranno alla master class sul Sangiovese in cui insegna ai turisti wine lovers perché e come questo vitigno dà origine a capolavori come il Brunello.

SILVIA ARGILLI L’ANIMA ARTISTICA DELLA FATTORIA DEL COLLE

Silvia Argilli l'artista della Fattoria del Colle

Silvia Argilli l’artista della Fattoria del Colle

Silvia è di Arezzo ed è un’artista. Ha fatto la pittrice come attività principale per un lungo periodo e per questo le sono affidate le parti più artistiche della comunicazione aziendale come i pannelli che raccontano il territorio durante gli eventi, le foto dei vini e dei piatti a soprattutto i deliziosi racconti per immagini che insegnano come cucinare pan lavato, zuppa di Trequanda e altre ricette locali. Laurea in Scienze Politiche e Servizio Sociale con esperienze precedenti nell’accoglienza e a Rondine la Cittadella della Pace. Qui si occupava dei giovani provenienti da Paesi in guerra fra loro che facevano l’esperienza di studiare insieme diventando futuri ambasciatori di pace. Nel gruppo che accoglie i turisti, Silvia è la più sorridente e la più paziente. La sola che riesce a rimanere imperturbabile di fronte a chi dichiara di essere allergico << al pelo di cane maschio>> oppure, in inverno, si lamenta per il freddo della stanza dei bambini dimenticandosi la finestra aperta.

Donatella, i primi anni alla Fattoria del Colle

Donatella Cinelli Colombini racconta il passaggio da Montalcino a Trequanda. 35 km che dividono due mondi molto lontani. Gli anni delle speranze alla Fattoria del Colle

Chiesa Santi Pietro e Andrea Trequanda

Trequanda Chiesa Parrocchiale

I miei primi anni a Trequanda (dal 1998) alla Fattoria del Colle, sono stati davvero difficili. La distanza da Montalcino è solo di 35 km ma tutto sembrava fermo rispetto alla terra del Brunello che correva verso il successo internazionale. D’inverno nella Fattoria del Colle era freddo. Solo una piccola parte della villa  in cui abitavo era riscaldata e per dormire mi trasferivo in un appartamento agrituristico. Per portare fuori il cane di notte bisognava far rumore con i coperchi delle pentole per scacciare i cinghiali che arrivavano davanti al portone. Mi sentivo in esilio e anche un po’ sopraffatta dai problemi anche perché ero sola; mio marito e mia figlia arrivavano solo nel fine settimana.

LA  FATTORIA DEL COLLE ASPETTAVA DONATELLA

Poi successero delle cose strane. Via via che i restauri procedevano scoprivo misteriosi segni del passato che mi dicevano << aspettavamo proprio te >>. I miei antenati Socini avevano costruito la fattoria del 1592 per perderla qualche anno dopo a causa della loro opposizione alla Chiesa. Ma qualcosa li ha misteriosamente riportati qui. Nel 1919 il mio bisnonno Livio Socini ricomprò la Fattoria del Colle per caso e poi scoprì che  c’erano stemmi uguali al suo  dappertutto. Segue un periodo di minore cura, nel 1998 arrivai io, e il passato tornò a galla ancora una volta. Leggevo di un eremo medioevale e poco dopo lo trovavo nascosto sotto tini in disuso. Un vecchio zio mi parlava di un ingegnoso sistema di allarme con una campana sul tetto azionata da una corda nascosta nel “salotto di fattoria”. Arrivando a casa e la vedevo. Comparivano persino stanze rimaste chiuse da tempo immemorabile dentro l’edificio …. La <<mission impossible>> di riportare la Fattoria del Colle al suo antico splendore mi avvinceva sempre di più, anzi più le difficoltà sembravano insormontabili, più mi caricavo.

Trequanda Siena

Trequanda panorama dalla Fattoria del Colle

TREQUANDA  UN PAESE DA AMARE

E le difficoltà contingenti c’erano. Eccome se c’erano. Abituata a Montalcino dove si viene letteralmente sospinti in avanti dalla fama dei brand Montalcino e Brunello mi trovavo in una situazione dove la spinta all’intero territorio dovevo darla io.
Ricordo un episodio: avevo ospitato due amici stranieri che poi proseguirono il viaggio per Montalcino fermandosi dal fioraio per mandarmi un mazzo di rose. Quando dissero l’indirizzo fioraia risposte << Trequanda, provincia di …?>> perché non l’aveva mai sentita nominare benché distasse solo 35Km.
C’era poi una sostanziale differenza di mentalità: se infatti nella mia terra montalcinese tutti erano e sono convinti di essere in un luogo di eccellenza, una specie di terra benedetta da Dio, qui a Trequanda era in contrario. La popolazione si sentiva in un posto di “serie B” dove << non c’è niente>> per cui persino i bambini si chiedevano << cosa ci trovano i turisti, perché vengono? >>.

                                                                       

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