Ma come è divertente questa cena!
Ecco la nuova moda dei ristoranti USA: l’intrattenimento. Ma il vino è poco “figo” e comunicativo rispetto a cocktail e birre artigianali
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Fabio Piccoli, da sempre attentissimo alle nuove tendenze ha pescato l’analisi del Master of Wine Sandy Block vicepresidente di Legal Seafood 36 ristoranti della costa Est degli Stati Uniti. L’articolo di Piccoli su Wine Meridian è un autentico manuale contro il calo dei consumi di vino, da leggere parola per parola, ma le frasi chiave sono tre:
<<I clienti vogliono essere notati mentre bevono qualcosa di trendy>>
<< L’autenticità del vino deve essere assolutamente trasmessa>>
<<Le cantine devono raccontare la loro storia, non parlare di tecnologia>>In fondo si tratta dello stesso messaggio che arriva dal recente congresso dell’Assoenologi a San
Patrignano: il vino deve raccontare. Ma secondo quello che dice Block non basta, il vino deve diventare figo, rendere divertente il momento, dare status come un accessorio griffato e allo stesso tempo creare situazioni uniche, ricordi, emozioni … Il problema è che per godersela << i cocktail e le birre artigianali sono più adatte rispetto al vino>>. Cavolo!
E’ all’interno di questa logica che si colloca il successo straripante del Prosecco: in un anno + 18% in quantità +19% in valore nell’export, con gli USA schizzati su del 38% dal 2012. Più della metà dei primi 10 marchi di bollicine vendute in USA sono Italiane, pare un sogno! Il Prosecco si presta agli aperitivi fuori casa, è fresco socializzante, nuovo (per gli americani ovviamente).
Ma noi che produciamo vini rossi, grandi classici come Brunello e Barolo che dobbiamo fare? Le risposte potrebbero essere nel web e nei QRCode in modo che il racconto venga fuori dal telefonino puntato sulla bottiglia e magari contenga un video con una voce narrante. Sembra opportuno proporre una situazione e forse persino … degli accessori per l’uso … tipo <<bevilo di notte in calici enormi, con la donna che ami, guardando il panorama e mangiando parmigiano reggiano a scaglie …
sentirai il fascino di una terra antica che ti farà amare la vita più che mai>>. Ed ecco che il nostro consumatore si sente come Paul McCartney quando è venuto a Montalcino nel resort di Castiglion del Bosco a festeggiare il suo compleanno.
Riusciremo a fare una cosa del genere?
Quello che sembra emergere dalle parole di Block e che il calo dei consumi del vino (-3,6% all’anno in Italia , 38,2 Litri pro capite di media nel 2009), almeno per quanto riguarda i ristoranti, si ottiene servendo vino al bicchiere e creando una relazione piacevole con il cliente perché l’abbinamento cibo-vino non basta più.
<< I wine bar stanno diventando degli Starbucks>> che, a loro volta, stanno diventando dei wine bar dice Sara Scheider, l’editor della sezione vinicola del magazine Sunset con 5 milioni di lettori.
Mi viene in mente una churrascaria brasiliana che ho provato, la prima volta, a San Paolo del Brasile e ora ha aperto anche a Milano. Si chiama “Fogo de chao”. I clienti hanno sul tavolo un disco che sopra è rosso e sotto è verde. Dopo aver scelto il vino e aver preso l’antipasto da un buffet strepitoso iniziano a arrivare camerieri vestiti da gaucho sudamericani. Hanno in mano spiedi tutti diversi con carne di bue arrostita. Ciascun cliente
sceglie aiutandosi con i disegni e le spiegazioni che sono sui tavoli. Il gaucho taglia per lui, direttamente dallo spiedo, della carne meravigliosa cotta a puntino. Per arrestare il flusso bisogna girare il disco dalla parte rossa. E’ uno spasso, non solo la carne è ottima ma è divertentissimo. Ecco questo è un esempio di ciò che ha detto Block.










