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I 10 migliori italian wine blogs

Vince il colosso WineSpectatorItaly, ma WineNews è al secondo posto seguito da Wine Blog Roll. La classifica dei migliori Wineblog del vino italiano

 

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Intravino-15°-posto-fra-i-wine-blogs-del-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

La classifica è di Feed Spot << Internet’s Largest Human Curated Database of Bloggers and Podcasts>> il maggior archivio mondiale di blogger e Podcasts. I 250.000 siti censiti sono divisi in 1.500 categorie. Feed Spot è il punto di riferimento delle agenzie e delle imprese che vogliono investire in comunicazione digitale e quindi il posizionamento nelle sue classifiche determina il valore dei post e degli spazi pubblicitari.

 

CLASSIFICA DEI MIGLIORI WINE BLOGS DEL MONDO

Wine Spectator domina incontrastato ma nella categoria wineblogs di tutto il mondo troviamo anche l’italiano Intravino al 15° posto. Un bellissimo risultato per un organo di comunicazione che si è sempre distinto per la capacità di stare sulle notizie ma anche per lo stile graffiante e trasgressivo dei suoi post. Seconda gradita sorpresa WineNews al 24° posto nel mondo. Complimenti, bellissimo risultato e premio ad una formula originale sviluppata con altissima professionalità.

MUVIT IL MUSEO CHE INSEGNA LA CULTURA DEL VINO

“The New York Times” consacra il Museo del Vino Lungarotti di Torgiano come il più grande del mondo e il migliore d’Italia. Un inno alla cultura di cui andare fieri

Maria-Grazia-Lungarotti

Maria-Grazia-Lungarotti

di Donatella Cinelli Colombini

Il Museo del Vino nel cuore dell’Umbria è un autentico scrigno di cultura enoica con capolavori d’arte e testimonianze storiche di monumentale importanza. Il nome viene abbreviato in Muvit, quasi un nomignolo, come hanno altri importanti centri culturali del mondo tipo il Moma di New York. E proprio dalla capitale del business americano arriva la consacrazione: The New York Time indica il Muvit come il museo del vino più grande del mondo e il più bello in Italia.

 

MARIA GRAZIA E GIORGIO LUNGAROTTI

Il Museo del Vino è stato creato da Maria Grazia Lungarotti e suo marito Giorgio nel 1974. Lui imprenditore geniale passò dai prodotti petroliferi al vino creando a Torgiano una cantina e poi una denominazione oltre al primo concorso enoico italiano di rilevanza internazionale, il “Banco d’assaggio”. Lei donna bellissima e di enorme cultura. Storica d’arte allieva di Roberto Longhi Maria Grazia è una delle persone che mi hanno insegnato di più sul turismo del vino.

L’APERITIVO ALL’ITALIANA

L’aperitivo italiano nasce nel 1786 a Torino e negli anni Duemila diventa un must della socialità giovane, del relax dopo ufficio, unendosi agli stuzzichini tipici

 

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cocktail Scacciaconti fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

C’è persino chi li considera un’attrazione turistica italiana. Infatti, in altre parti del mondo, ad esempio la City di Londra, tra l’uscita degli uffici e la cena,  i giovani con la cravatta allentata sono fuori dei pub con la birra in mano. Da noi invece donne e uomini si ritrovano, fra le 18 e le 20, per l’aperitivo. Un calice con qualche stuzzichino è l’occasione per mostrare il nuovo tailleur, conoscere amici, chiedere se qualcuno cerca un marketing director, oppure per sostituire la cena con qualcosa di leggero e poco costoso.

 

QUALI SONO I MODELLI DI CANTINE VINCENTI?

Sono in Veneto e in Toscana (soprattutto a Bolgheri) hanno vigneti e edifici monumentali, investono sulle competenze (anche digitali) dei dipendenti e sul brand

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Chiamatelo “effetto Covid”, chiamatelo polarizzazione dei consumi oppure moda, sta di fatto che le grandi aziende del vino più remunerative sono quelle dei grandissimi numeri a prezzi bassi e quelle dei piccoli numeri a prezzi altissimi. Le cose che accomunano i due gruppi è che entrambi sono su formidabili trand: il Prosecco e Bolgheri-Supertuscan. Inoltre sono fortemente patrimonializzate cioè hanno vigneti oltre che cantine. Questa tipologia di impresa, nel 2021, ha avuto una redditività del 50% maggiore delle altre.

 

LUCA CASTAGNETTI DI STUDIO IMPRESA ANALISI DI 373 CANTINE SRL -SPA

In sintesi, queste sono le deduzioni di un interessantissimo studio di Luca Castagnetti (Studio Impresa), reso noto da WineNews e riguardante i bilanci di 373 aziende di cui 187 private e 186 cooperative.

Essere sostenibili non basta bisogna sembrarlo

Tantissime cantine impegnate nella sostenibilità ma poche capaci di comunicarlo perché fanno scelte etiche per convinzione e non per marketing

 

sostenibilità-nel-vino-più-reale-che-comunicata-Fattoria-del-Colle-Toscana

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di Donatella Cinelli Colombini

La situazione è capovolta ma assomiglia a quella della moglie di Giulio Cerare, Pompea quando l’amate di lei, Clodio si introdusse nella loro casa durante le celebrazioni in onore della dea Bona. Nel processo di divorzio Cesare non fece menzione del fatto e alla richiesta di una motivazione rispose che sua moglie non doveva essere nemmeno toccata dal sospetto.

Cioè non bastava che fosse onesta ma doveva anche apparire onesta.

 

LA SOSTENIBILITA’ NEL VINO E’ PIU’ REALE CHE COMUNICATA

Per quanto riguarda la sostenibilità nel vino succede l’inverso. Come ha giustamente titolato WineNews << Sostenibilità nel vino in Italia: in molti la fanno, in meno la comunicano bene>>. 

PUREZZA LA NUOVA PAROLA MAGICA DEL VINO

Nel vino c’è chi usa il termine “purezza” per indicare il monovitigno, chi per l’impronta del vitigno e del terroir e chi per l’assenza di aggiunte

 

Purezza-nel-vino-intesa-come-natura-senza-aggiunte-umane-Dominio-de--Aguila

Purezza-nel-vino-intesa-come-natura-senza-aggiunte-umane-Dominio-de–Aguila

di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono parole che segnano tendenze e caratterizzano autentiche svolte del modo del vino. Si tratta di termini relativi a sistemi produttivi, oppure caratteristiche del terroir, o più spesso gusti che vanno per la maggiore. Non sempre durano molto, anzi recentemente cambiano con una frequenza impressionante. Qualche anno fa era il termine “vulcanico” spesso associato a “mineralità” poi è arrivata la “freschezza” e con crescente importanza il “naturale”. Da un paio d’anni leggo sempre più spesso nelle descrizioni dei vini leggo la parola “purezza”. La usa Monica Larner del Wine Advocate – Robert Parker, spesso anche Eric Guido di Vinous e sempre con accessione positiva.
Francamente non ci avevo fatto caso ma qualche giorno fa, durante una cena organizzata da Angelo Gaja, il direttore di WineNews Alessandro Regoli, ha chiesto cosa pensava della purezza alla mia enologa Valerie Lavigne. A quel punto ho cominciato a rifletterci.

 

ENOTURISMO NOVITA’ ONLINE 

Airbnb e la sezione vineyard, Booking con le wine experieces di Viator, Divinea propone Wine Suite il primo CRM per le cantine, il channel manager di Winearound

 

Viator-propone -Accelerate-per-aumentare-visibilità e prenotazioni

Viator-propone -Accelerate-per-aumentare-visibilità e prenotazioni

di Donatella Cinelli Colombini

La tecnologia è sempre più necessaria alle cantine turistiche. Aumentano le prenotazioni e soprattutto aumentano i canali da cui arrivano le prenotazioni di visita e esperienza col vino. Nello stesso tempo si accorciano i tempi fra il contatto e l’arrivo dei clienti. Prezzi, tipologie di accoglienza sono ormai così numerose che tenere in ordine il book degli appuntamenti diventa impossibile senza un channel manager che lo faccia automaticamente. Io uso WineAround.

 

WINEAROUND E DIVINEA IL CHANNEL MANAGER E IL CRM

Così come diventa sempre più indispensabile un CRM che profili i visitatori e, in base a quanto spendono e cosa comprano (vini, altri prodotti animazioni). Il passo successivo è incasellarli in un database, per poi mantenere i contatti e indirizzare loro le proposte di shopping del wine club della cantina come fa WineSuite di Divinea. Ancora Divinea ha stretto un’alleanza con Winelivery la App che, in 65 città italiane, consente di ricevere, in 30 minuti, il vino a casa a temperatura perfetta per servirlo in tavola.

Tutte cose nuove per le aziende italiane che stanno accelerando il passo sulla scia delle californian winery e del loro spettacolare successo di vendite al pubblico nel periodo covid.

VIGNA DIVENTA BRAND QUANDO IL SUO NOME GENERA VALORE

Nelle cantine commerciali il brand è l’unico valore rilevante. Nelle cantine TOP il valore è nei vigneti, nel territorio e nella storia mentre il brand conta meno

 

Castiglion del Bosco, Massimo Ferragamo

Castiglion del Bosco, Massimo Ferragamo-

Di Donatella Cinelli Colombini

Capire come si combinano i valori immateriali e materiali del vino diventa un argomento d’attualità vista la crescita di numero e di valore degli asset passati di mano. In pochi anni si è passati da 1,5 miliardi di Dollari annui di acquisizioni e fusioni agli 8 miliardi del 2021. Un’accelerazione collegata alla forte presenza di fondi di private equity che hanno accresciuto del 75% la loro presenza nel mercato.
Gli investimenti nel vino assomigliano sempre di più a quelli nella finanza: in certi casi le operazioni mirano a creare attività redditizie, in altri sono speculazioni che si monetizzano attraverso frequenti passaggi di proprietà.

 

qualità del vino, emozioni uniche Ornellaia

brand-del-vino-e-vigneti-Ornellaia-Frescobaldi

L’EFFETTO MOLTIPLICATORE DEL MARCHIO SUL VALORE DELLE CANTINE

Il valore di una cantina è quindi composto da beni materiali ma anche dal marchio.
Un esempio di questo fenomeno è la recentissima vendita di Castiglion del Bosco, tenuta di 2.000 ettari con resort, golf e vigne (60 ettari) di Brunello, ceduto da Chiara e Massimo Ferragamo per una cifra fra i 300 e i 400 milioni di Euro. In questo caso i valori immateriali che moltiplicano il valore sono due: Brunello e Ferragamo. Ecco perché i nuovi proprietari hanno voluto mantenere un legame con i discendenti del “calzolaio delle celebrità” Salvatore Ferragamo, coinvolgendoli nel nuovo progetto.

 

Brand del vino, valori che crescono

I marchi del vino valgono sempre di più a livello di territorio e di cantina. Intorno a loro si forma una community, una specie di fan club che li amplifica

 

Castiglion del Bosco, Massimo Ferragamo

Castiglion del Bosco, Massimo Ferragamo-

di Donatella Cinelli Colombini

Cresce l’importanza dei marchi delle cantine ma anche di quelli territoriali del vino. Un incremento di valore che corrisponde anche ad un incremento del business delle denominazioni enologiche.

 

IL VALORE DEI BRAND TERRITORIALI DEL VINO

Complessivamente il giro d’affari in Italia è di 16,6 miliardi, secondo il rapporto Ismea-Qualivita 2021 sulla Dop economy nazionale. Le DOP-IGP toscane, ad esempio, hanno un giro d’affari annuo di 1,15 miliardi (58 DOP-IGP con 6.900 operatori) e questa regione è fra le 5 in Italia che commercializzano più di un miliardo con i vini DOP-IGP.

Tempio-del-Brunello-Montalcino

Tempio-del-Brunello-Montalcino

Ponendo l’attenzione a “casa mia” nella provincia di Siena, vediamo che si colloca al 5° posto in Italia e genera quasi metà del business regionale del vino con denominazione: 540 milioni di cui 151 provenienti dal Brunello.

 

IL VALORE CRESCENTE DEI BRAND AZIENDALI DEL VINO

Cifre milionarie che rispecchiano anche valori immobiliari enormi come prova la vendita di Castiglion del Bosco dai Ferragamo a un gruppo di famiglie estere, per una cifra segreta ma oscillante fra 300 e 400 milioni di Euro. Al di là della bellezza del luogo, romanticamente circondato dai boschi di Montalcino, il nome Ferragamo fa da moltiplicatore.

 

La ricerca del tartufo è un patrimonio Unesco

La ricerca del tartufo, come l’arte dei pizzaioli napoletani, diventa Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità tutelato dall’Unesco

 

tartufo bianco delle Crete Senesi

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di Donatella Cinelli Colombini

Le terre dei grandi vini rossi da invecchiamento – Langhe e Montalcino – possono ora fregiarsi di due riconoscimenti Unesco: uno per il paesaggio modellato dalla mano dei contadini e dei vignaioli nel corso dei secoli e l’altro per la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”, cioè i “trifulau” e i loro cani. Parliamo di circa 150.000 cercatori di tartufi sparsi ovunque in Italia e custodi di una cultura tramandata oralmente generazione dopo generazione. Una tradizione millenaria, che affonda le sue radici fino ai Sumeri.

 

LA RICERCA DEL TARTUFO DIVENTA PATRIMONIO DELL’UMANITA’ NELL’ANNO CON I PREZZI ALLE STELLE

ricerca del tartufo patrimonio dell'Umanità Unesco

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L’iscrizione Unesco arriva in un anno particolarmente scarso per la produzione dei tartufi che, a causa della bassa produzione, hanno raggiunto quotazioni commerciali altissime che WineNews, usando come fonte Centro Nazionale Studi Tartufo, ha indicato in 4.800 Euro al chilo (per pezzature da 15-20 grammi) per il tartufo bianco di Alba, tra 2.100 e 4.000 Euro al chilo ad Acqualagna e tra i 3.500 ed i 5.500 Euro al chilo, a seconda della pezzatura, a San Giovanni d’Asso – Montalcino.

 

IN ITALIA 150.000 CERCATORI DI TARTUFI

Ovviamente l’iscrizione nella lista ufficiale dei patrimoni dell’umanità da parte dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, riguarda tutti i territori tartufigeni italiani da Acqualagna a San Miniato, fino a Norcia con il suo tartufo nero.

Intelligenza artificiale per riconoscere la maturità dell’uva

Il progetto Smart Grape porta l’intelligenza artificiale nel vigneto per decidere il giorno della vendemmia ma anche per rendere più sostenibile la coltivazione

 

Maturità-e-qualità-dell'uva-valutate-con il-progetto-smart-grape

Maturità-e-qualità-dell’uva-valutate-con il-progetto-smart-grape

di Donatella Cinelli Colombini

Quando creai la mia nuova azienda, nel 1998 e negli anni successivi, la data della vendemmia veniva decisa in base alle analisi di laboratorio. Ogni settimana venivano prelevati acini negli stessi punti dei vigneti e sui due lati delle spalliere delle viti.  Tutti avevamo imparato la doppia curva della maturità dell’uva: i polifenoli e l’alcol che salivano e l’acidità che scendeva. Io stessa avevo assistito alle lezioni di Yves Glorie, all’Università di Bordeaux imparando a scegliere il giorno della raccolta senza troppa paura della surmaturazione.

 

VALUTAZIONE TRADIZIONALE DELL’UVA CON ASSAGGIO E ANALISI DI LABORATORIO

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L’intelligenza-artificiale-al-servizio-dell’ambiente-e-della-qualità-del-vino-progetto-Smart-Grape

Nel 2010 arrivò al Casato Prime Donne di Montalcino, una nuova consulente, l’enologa Valerie Lavigne forte della collaborazione con un altro guru del vino francese, Denis Dubourdieu, e ci disse <<basta analisi, tornate ad assaggiare l’uva con la bocca>> e noi la seguivamo su e giù per le vigne masticando acini d’uva.

In realtà servono sia le analisi che l’assaggio. Il Consorzio del Brunello ha dato un aiuto decisivo alle cantine effettuando l’analisi di laboratorio sui valori tecnologici e polifenolici dell’uva di Sangiovese, tutte le settimane, dalla fine di agosto alla fine della vendemmia. Il campionamento avviene in tutti i versanti della collina di Montalcino e, insieme alle centraline meteorologiche e ai dati di ogni azienda, permettono di vendemmiare scegliendo le date con grande precisione.

 

PROGETTO SMART GRAPE CON SPETTROSCOPIA METEOROLOGIA E HARDWARE

Io rimango convinta che la cosa decisiva è l’osservazione e l’assaggio dell’uva e per questo ho guardato con un certo scetticismo la notizia, diffusa da WineNews sul progetto “Smart Grape” dell’istituto di ricerca Fraunhofer di Monaco di Baviera, che in pratica mette in campo l’intelligenza artificiale e la spettroscopia ad infrarossi per determinare la qualità e la maturità dell’uva.

Sempre più vino nei calici delle donne

Storico sorpasso in Italia: i bevitori abituali di vino sono al 55% donne. Indagine Wine Intelligence per UIV presentata a Vinitaly special edition

 

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

di Donatella Cinelli Colombini

Il 55% dei consumatori di vino italiani sono donne. L’indagine di Wine Intelligence per Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona da Pierpaolo Penco durante Vinitaly Special Edition.  Il dato è arrivato inaspettato perchè il mercato italiano era considerato da sempre una roccaforte maschile ma conferma una tendenza mondiale.

Chi beve vino in USA è laureato, guadagna bene, è donna e ha oltre 34 anni. I giovani USA e cinesi trovano i vino difficile e preferiscono cocktail e superalcolici.
La birra è la bevanda alcolica preferita in USA ma i laureati e chi guadagna molto scelgono il vino.

Gallup fotografa i consumatori statunitensi che negli ultimi 25 anni sono decisamente cambiati: nel 1996 il 47% preferiva bere bionde spumeggianti e il 27% in vino, verso il 2011 le percentuali erano quasi appaiate ma ora la forbice si è allargata di nuovo: 39% per la birra e 31% per il nettare di bacco.

 

I CONSUMATORI USA BEVONO MENO DI PRIMA

Gli americani bevono meno del passato. Ogni settimana consumano in media 3,6 “drink”,  valore più basso dal 2003.

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Guardando dentro il segmento dei consumatori di vino troviamo un grande cambiamento: le donne. Fra chi dichiara di preferire i calici rossi e bianchi  troviamo il 49% del gentil sesso (49%) mentre fra i supporter della birra il 53% è maschio.

Complessivamente, sono bevitrici il 57% delle donne e il 63% degli uomini.

 

GLI UOMINI USA PREFRSICONO LA BIRRA E LE DONNE IL VINO

Il vino è preferito dai laureati (41%) e da chi guadagna bene. Anzi via via che la fascia di reddito sale la predilezione per il vino cresce fino al 38% di preferenza di chi mette in tasca oltre 100.000$ all’anno.

Il vino è scelto soprattutto da chi ha oltre 55 anni (42%) mentre le percentuali scendono (28%) nella fascia intermedia e quasi crollano (22%) fra chi ha fra 18 e 34 anni. Una circostanza che fa temere il peggio per i consumi futuri.

 

 

Zonazione favorevoli e contrari

Molti la chiedono ma dove è stata fatta usa soprattutto confini amministrativi e non legati al terroir. Ha senso dividere così le denominazioni del vino?

 

zonanzione-Vino-Nobile-di-Montepulciano-diviso-in-Pievi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per anni la vertenza legale su Cannubi aleggiava come uno spauracchio nei confronti della zonazione. Era insomma l’esempio di come l’istituzione di sottozone potesse innescare conflitti e divisioni.
Ma ora arriva un soffio di ottimismo. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, sapientemente guidato dal Presidente Andrea Rossi, ha portato a termine la zonazione del suo territorio di produzione in tempo record,  dividendolo in Pievi. Colpisce la velocità dell’operazione anche nei confronti di quella del Chianti Classico che ha discusso per otto anni il suo progetto UGA – Unità Geografiche Aggiuntive e, per ora, lo usa solo per la Gran Selezione.

 

UNITA’ GEOGRAFICE AGGIUNTIVE NEL CHIANTI CLASSICO E PIEVI NEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

Ma soprattutto colpisce come Rossi sia riuscito ad utilizzare la zonanzione, che apparentemente divide, per ricompattare le fila dei produttori di Vino Nobile dopo anni di scontri che avevano portato alla nascita di due cordate avverse al consorzio.

Langhe-Barolo

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Approvazione all’unanimità a Montepulciano, mentre solo il 90% di consensi nel Chianti Classico.
I chiantigiani hanno istituito 11 sottozone: Castelnuovo Berardenga; Gaiole; San Casciano; San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino, Tavarnelle e Poggibonsi) e Vagliagli mentre il grande comune di Greve in Chianti è stato suddiviso in 4 parti: Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.
Il percorso verso la zonazione è molto avanti nel Barolo, Barbaresco. Comincia a prendere forma nelle contrade dell’Etna ed è oggetto di grandi discussioni a Montalcino.

 

LA ZONANZIONE E’ VANTAGGIOSA SOLO IN TERRITORI GRANDI PER ESTENSIONE E PRODUZIONE

Va comunque detto che per giustificare una zonazione serve una base produttiva oltre che un territorio grande. Nel Chianti Classico l’area interessata è di 70.000 ettari con 7.200 ettari iscritti all’albo del Chianti Classico e una produzione media di 35-38 milioni di bottiglie che nascono in circa 500 cantine.

Alcol nel vino: quanto è aumentato

A Bordeaux il grado alcolico è salito di più. Quasi stabile la Borgogna mentre in California, Piemonte e Toscana la crescita dell’inizio del Duemila si è fermata

 

Screaming Eagle-CULT-wine-californiano

Screaming Eagle-CULT-wine-californiano-come-è-cambiato-il-grado-alcolico-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Liv-Ex, il portale inglese che fornisce le quotazioni e vende i vini della fascia più alta del mercato, ha un portafoglio di dati senza eguali sulle eccellenze enoiche di tutto il mondo. Si tratta dei brand o delle cantine che tracciano la rotta per l’intero universo enoico. Essi permettono di fotografare quello che è avvenuto negli ultimi 30 anni e forse persino di prevedere cosa avverrà in futuro, visto che il campione esaminato è quello dei capofila in Bordeaux, Borgogna, Toscana, Piemonte e California.

 

QUANTO, DOVE E QUANDO IL GRADO ALCOLICO DEI VINI E’ AUMENTATO

Liv.Ex ha catalogato 35.000 bottiglie anche sulla base della gradazione e gli esiti sono stati commentati da WineNews.
Sull’innalzamento del grado alcolico ci sono conferme ma anche grosse sorprese. Infatti la scelta di portainnesti più fittonanti, la gestione della chioma delle viti, la quantità d’uva prodotta da ogni pianta, la coltivazione del suolo … così come i tempi di raccolta, possono aiutare a trovare un nuovo equilibrio nei vigneti e moderare la crescita dell’alcol nel vino.
Ma c’è chi c’è riuscito e chi no!

 

Borgogna

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I VINI DI BORDEAUX REGISTRANO I MAGGIORI AUMENTI DI GRADAZIONE E QUELLI DI BORGOGNA I MINIMI

Per quanto riguarda i rossi di Bordeaux è visibile una crescita delle gradazioni alcoliche da una media di 12,8 degli anni Novanta ai 13,4 nel primo decennio del Duemila, fino ai 13,7 gradi del periodo 2010-2020. A conti fatti a Bordeaux la crescita in trent’anni è di circa un grado e mezzo d’alcol. E’ la più alta di tutte.
Ha fatto molto meglio la Borgogna, dove nello stesso arco di 30 anni, la percentuale d’alcol non è salita. Era poco sopra i 13°Vol alla fine del Novecento e all’inizio del terzo millennio è leggermente scesa.

 

IN PIEMONTE E TOSCANA L’ALCOL CRESCE SOLO DI MEZZO GRADO

Il Piemonte è partito da 13,9 poi è salito a 14,3% d’alcol nel primo decennio del Duemila e fortunatamente si è poi stabilizzato.

La cultura fa bene al vino

Veronelli, Cernilli, Buonassisi, D’Agata, O’Keefe come intellettuali provenienti da altri ambiti culturali fanno cambiare la produzione e il consumo del vino

 

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

In genere le contaminazioni aprono la mente, fanno guardare le cose da altri punti di vista e mettono in crisi le convinzioni consolidate, insomma spingono in avanti la fantasia e la ragione.
Anche nel vino avviene la stessa cosa. Sono essenziali l’agronomo l’enologo ma non bastano perché il vino è cultura, cioè esprime la civiltà umana che lo produce e con essa si evolve nel corso del tempo.

 

I FILOSOFI VERONELLI E CERNILLI, IL MEDICO D’AGATA E IL SUPER ECLETTICO BUONASSISI

Per questo le voci “fuori dal coro” fanno fare autentici salti in avanti al concetto complessivo di enologia. Pensate a filosofi come Luigi Veronelli e, in anni più recenti, Daniele Cernilli. Due giganti che hanno rivoluzionato il modo di produrre e soprattutto di bere. Oppure pensate a medici come Ian D’Agata, italo canadese che ha seguito la sua passione per il vino invece di una promettente carriera accademica a Harvard. Ian ha una mente enciclopedica e un modo di elaborare informazioni complesse che gli viene dall’esperienza di ricerca e diagnosi. Tornando indietro nel tempo, il più eclettico di tutti: Vincenzo Buonassisi. Noi lo conosciamo come enogastronomo e giornalista ma se andate a cercare gli autori del brano “Mi va di cantare” interpretato al Festival di Sanremo del 1968, ci trovate il suo nome.