La festa dei vignaioli più grande del mondo
In Svizzera con l’Académie internationale du Vin per la Fete des Vigneron la festa dei vignaioli più grande del mondo e poi vini, Chaplin e il podio olimpico
Di Donatella Cinelli Colombini

fete des vignerons 2019 festa dei vignaioli
LA FESTA DEI VIGNAIOLI -FETE DES VIGNERONS
5.500 vignaioli impegnati a ballare, cantare, sfilare in costume e 20.000 spettatori ogni sera in un’arena costruita appositamente. La Fete des vigneron – festa dei vignaioli, avviene ogni 20 anni a Vevey e, se un tempo era una manifestazione dell’orgoglio dei produttori di vino, ora è un’attrazione di prima grandezza che richiama un milione di visitatori di tutto il mondo durante un mese di rappresentazioni. Tutti i vignaioli del territorio partecipano comprando i costumi, a loro spese, e facendo prove da febbraio in poi. Lo spettacolo è impressionante fino dall’arrivo in battello a Vevey accolti da un concerto di enormi corni di montagna. La piccola città appare trasformata con giostre, ristoranti e animazioni ovunque. L’arena è enorme e tutto funziona con precisione svizzera e con garbo vignaiolo. All’interno, l’assistenza agli spettatori è fatto da vignaioli vestiti da cornacchie (quelle che mangiano l’uva). L’arena è coperta da un tappeto a led che permette effetti variopinti mentre le scalinate si alzano per far passare gli allestimenti più grandi e si abbassano per ospitare il coro. Lo spettacolo è grandioso, con balletti senza interruzione, degno di un’inaugurazione olimpica e quando entrano 30 mucche da latte, suonano i cori di montagna e 200 coristi intonano Lyoba, la canzone tradizionale delle mandrie alpine,

fete des vignerons 2019 festa dei vignaioli
tutti gli svizzeri si sono commossi. Bellissima la partecipazioni dei disabili e il ringraziamento finale a tutti, persino agli uomini che pulivano dopo il passaggio delle mucche e che hanno ballato sventolando le scope. Alla fine rimane lo stupore per un’organizzazione di dimensioni enormi e la gratitudine per questi vignaioli che hanno saputo
dare dignità al lavoro della terra con un evento di queste dimensioni. Bravi!
I VINI SVIZZERI
Il viaggio in Svizzera con l’Académie Internalionale du Vin è anche l’occasione per ammirare la viticultura eroica lungo il lago Lemano dove ogni angolo di terra, strappato alle Alpi, è coltivato in piccoli vigneti lavorati a mano e trattati con gli elicotteri (spruzzare il rame con la botte e il trattore sarebbe impossibile). I vini sono buoni e diventeranno ancora migliori nel futuro se gli agronomi useranno i vitigni autoctoni come la Petite Arvine in forma di locomotori dei loro distretti enologici e sapranno interpretare il cambiamento climatico che spinge la produzione mondiale proprio verso le montagne dove già sono loro.
I bianchi mostrano una capacità di invecchiamento sorprendente. Abbiamo assaggiato vini Dezaley del 2017, 2015, 1995, 1985, 1979 e gli ultimi due erano straordinari.
La produzione avviene in piccolissimi vigneti, che lo stato aiuta a sopravvivere ( anche con aziende modello come quella di Grand Brûlé) e che stanno cercando di consorziarsi per produrre e commercializzare riunendo le f( orze. Tuttavia alcune individualità spiccano come l’Ermitage di Marie Théresè Chappaz (Liaudisaz) e il Pinot Noir de La Colombe -di Raymond Piccot.

vigneti-e-vignaiole-in-costume-tipico-svizzero
La fortuna e l’handicap dei produttori svizzeri è che vendono il 99% del loro vino in patria a prezzi estremamente remunerativi per cui non sono costretti a migliorarsi costantemente come avviene a noi italiani per reggere una competizione internazionale.
QUANDO I MUSEI SBALORDISCONO: CHAPLIN E OLIMPIADI
Il viaggio è stata l’occasione per visitare due musei davvero spettacolosi, quello di Charlie Chaplin a Corsier sur Vevey, ricavato nella casa in cui è invecchiato il celebre attore e il Museo delle Olimpiadi a Losanna. Spettacolosi, divertenti, capaci di insegnare e trattenere l’attenzione mescolando tecnologia, spettacolarità e testimonianze autentiche. Scopro che Chaplin era inglese e non americano, che il suo senso dell’umorismo e la chiave di una filosofia cosmica che guarda ai diseredati con affetto e che le statuette degli Oscar sono di vile metallo perché le 2 vinte da Chaplin sono abrase in basso, dove vengono impugnate, e

Losanna-Museo-Olimpico-Donatella-sul-podio-di-Sinney
rivelano che l’argento è solo una vernice (che delusione!). Scopro che sul muro del bagno Chaplin aveva scritto la formula della relatività di Einstein, mi diverto ad entrare nei set e sono orgogliosa di vedere che il suo erede è considerato Roberto Benigni.
Quello olimpico è un museo in cui ognuno trova tracce del suo vissuto, delle cerimonie che ha visto e delle gare per cui ha tifato… Ci sono le torce che hanno portato la fiaccola di Olimpia a ogni manifestazione, le medaglie, gli abiti autentici indossati dagli atleti, c’è persino un’area in cui ciascuno può correre con i campioni, oppure fare le stesse loro discese con gli sci. Io sono salita sul gradino più alto del podio si Sidney ed è stata una grande emozione.






