DONATELLA RACCONTA LA SUA INFANZIA
DONATELLA RACCONTA LE FREQUENTAZIONI DELLE CASE DI FIRENE E A MONTALCINO DOVE ARRIVAVANO INTELLETTUALI E PERSONE IMPORTANTI ACCOLTE COME AMICI TUTTO L’ANNO

Bernard Berenson le frequentazioni della casa dove è cresciuta Donatella Cinelli Colombini
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda
Ho trascorso la mia infanzia fra Firenze e Montalcino. A Firenze la mia famiglia abitava in una villa sulle colline. Nel primo Trecento era stata di proprietà del padre di Giovanni Boccacio autore del Decameron. All’inizio del Novecento era di proprietà di un Vescovo cattolico inglese che l’aveva riempita di oggetti d’arte. Come tutti i beni dei nemici, durante la seconda guerra mondiale, la villa era stata sequestrata e affidata in custodia al Monte dei Paschi di Siena che aveva inventariato mobili e oggetti apponendo etichette e numeri su ognuno di essi. Gli eredi del Vescovo consideravano pericolosa l’Italia, non ci misero mai piede e vendettero la proprietà senza vederla, con tutto l’arredo dentro. Mio nonno la comprò intorno al 1950 con un’operazione audace che fu finanziata vendendo parte delle collezioni del bisnonno Pio Colombini professore di dermatologia e Rettore dell’Università di Cagliari e poi di Modena. Come molti accademici di quel tempo, Pio era un uomo colto e i suoi interessi non si limitavano alla medicina. Collezionava monete, libri, oggetti della tradizione sarda … Una parte dei suoi cimeli sono ora esposti nel Museo Etnografico di Nuoro, mentre altri finanziarono l’acquisto di Casa di Boccaccio.
CASA DI BOCCACCIO A FIRENZE
In questa dimora, che guarda Firenze dall’alto, i miei nonni Giovanni e Giuliana abitavano il piano terra e il primo piano dove c’erano le testimonianze più evidenti del passato medioevale dell’edificio: un camino con bordo superiore in pietra e un tabernacolo con un brutto affresco raffigurante una Madonna con Bambino. I miei genitori, mio fratello Stefano ed io abitavamo al secondo piano che originariamente era un loggiato per i bachi da seta ed era poi stato trasformato in un salone con enormi finestre panoramiche.
Nel giardino c’è una cappella in stile neo gotico dove mia madre realizzava un enorme presepe ogni Natale e la domenica mattina uno dei frati di Monte Oliveto Maggiore venivano a dire la Messa. Mio nonno Giovanni era molto religioso ed era legato all’ordine Olivetano perché durante la seconda guerra mondiale lui e l’Abate Zilianti erano riusciti a nutrire un bel numero di ebrei nascosti nei loro conventi.
LE FREQUENTAZIONI DEL SALOTTO DI GIOVANNI E GIULIANA COLOMBINI
La presenza di mobili antichi, argenteria e soprattutto quadri rendeva molto affascinante la casa dei miei nonni dove, ogni domenica, venivano il poeta Piero Jahier e il pittore e disegnatore Piero Bernardini. Oltre a queste due presenze fisse arrivavano attori di teatro, architetti, docenti di storia… amici di amici che formavano un salotto colto e quieto intorno a tazze di te e una fetta di strudel o di plumcake. Nelle lunghe domeniche d’inverno il mio principale divertimento era indossare i cappelli che venivano lasciati nell’ingresso e soprattutto un copricapo in pelliccia che Jahier aveva ricevuto in dono da Nikita Chruščëv durante il suo viaggio a Mosca.
Non partecipava invece il più celebre residente della nostra zona, lo storico d’arte e collezionista Bernard Berenson. Egli abitava a circa un chilometro da noi, nella villa I Tatti che ora ospita la sua ricchissima collezione d’arte, i borsisti e i docenti di Harvard. Berenson veniva al mattino per bere l’acqua di una sorgente sulfurea presente nel nostro campo. Con grande coraggio mio nonno Giovanni Colombini decise di unirsi a queste bevute che, per fortuna, non lo fecero ammalare. Io ricordo Berenson con un lungo cappello nero, cappello e bastone. Aveva un aspetto così tenebroso che mi faceva paura. Ho preso parte al suo funerale sfilando con un fiore in mano insieme ai bambini della scuola della zona.
LE FREQUENTAZIONI DI MONTALCINO
I miei nonni Colombini erano molto ospitali e anche a Montalcino dove l’intera famiglia trascorreva l’estate. La villa dei Podernuovi era costantemente animata da amici e parenti. Anche qui prevalevano gli uomini di cultura e i figli più brillanti della città del Brunello. Ricordo alcuni nomi: Giuseppe Bovini maggiore esperto di arte bizantina, Alceste Angelini poeta e traduttore, Gaetano Stammati economista Presidente della Banca d’Italia e poi Ministro … Per me i nonni organizzavano una merenda in occasione del mio compleanno, alla fine di agosto. Veniva creata una lunga tavolata coperta da tovaglie bianche e intorno sedevano i figli e i nipoti degli amici di famiglia. Mangiavamo dolci e il gelato che, a quell’epoca, era qualcosa di eccezionale a Montalcino.
Anche prima dell’esplosione della fama del Brunello, Montalcino era un luogo di approdo di personaggi celebri. Ricordo la telefonata di mio nonno che, ancora sotto choc, ci annunciava <<è venuta la regina d’Olanda>>. Ma il tipo di persone attratte da Montalcino in quel momento storico erano diverso dalle celebrities che arrivano oggi.






