Nel vino c’è chi ride e c’è chi piange
Piccolo è bello ma non per il vino. Mentre i bilanci del colosso del lusso LVMH vanno alle stelle le piccole cantine italiane chiudono i bilanci in perdita
Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne
Il futuro è nelle aggregazioni e non solo fra chi produce ma soprattutto con chi vende. Mi arrivano quasi contemporaneamente fra le mani due notizie sul mondo del vino che sembrano le due facce della stessa moneta. Quella sorridente dei grandi gruppi industriali e quella triste dei piccoli vignaioli.
Premetto una nota sul “Luxury Exclusive Life Style” arrivata da una fonte completamente
diversa, Giusepe Galligani di Confassimpresa . Mi ha colpito una frase <<la ricerca dell’uso al posto del possesso>> che indica un nuovo stile della clientela più elevata dove vince il provvisorio, il momento unico, l’esperienza vera, importante e inarrivabile.
Mi chiedo se le piccole aziende sono in grado di mettere in campo un’offerta del genere. Forse quelle con antiche radici si, ma tutte le altre?
Veniamo ora alle due notizie. Il colosso del lusso LVMH ha chiuso il primo semestre 2015 con 16,7miliardi di Euro e soprattutto con utili da capogiro + 6% sullo stesso periodo dell’anno precedente e 482 milioni di utili. Volano i mercati storici –Europa e USA- mentre la Cina consuma le scorte. Contemporaneamente Wine Monitor di Nomisma fa il punto sul comparto delle 1.934 imprese industriali del vino. L’’80% di esse ha meno di 10 addetti e quindi si configura come
“micro”. Nel triennio 2011-13 quasi la metà di esse ha chiuso i bilanci in perdita. Il mercato italiano in contrazione, soprattutto nei bar e nei ristoranti, la difficoltà a rapportarsi alla grande distribuzione ed a esportare in modo continuativo in parecchi mercati ha creato un clima davvero difficile per i piccoli. <<Dal nostro Osservatorio, lo scenario di mercato per le imprese vinicole appare sempre più complicato e mutevole>>, ha commentato Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor, dopo aver presentato i dati sul 75% delle imprese vinicola italiane che produce meno di 100 hl di vino. La crescita dimensionale diventa un imperativo senza alternative. Quindi il futuro è nelle alleanze, nelle aggregazioni e nelle filiere che comprendano anche chi commercializza.









