Lorenzo Corino, l’integralista del vino

Lorenzo-Corino

Lorenzo Corino, l’integralista del vino

In Germania hanno Rudolf Steiner, in Francia Nicolas Joly e Michel Chapoutier in Italia abbiamo Lorenzo Corino il visionario del vino secondo natura

Lorenzo-Corino

Lorenzo-Corino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Ho ricevuto il suo libro “Vigne, vino, vita” per posta, nelle due versioni italiana e inglese, dopo una conversazione telefonica con Antonella Manuli e Carlo Corino in cui loro mi chiedevano di organizzare un incontro con le Donne del vino sul tema “vino e natura” mentre io spiegavo come questo argomento fosse più adatto a associazioni come Montalcino Bio.
La prima cosa che colpisce nel libro di Corino è la copertina <<accidenti com’è brutta!>> è il primo pensiero. Poi capisci che le mani vissute in primo piano, le ombre profonde, il grembiule da donna indossato da un uomo … sono messaggi chiari di un contenuto rivoluzionario, detto garbatamente ma senza cedimenti. Infatti nella prefazione di Angelo Gaja leggo <<L’interpretazione dei tuoi sogni ha spronato me e i viticoltori che ti leggono a cercare di fare meglio>> Meglio ….

Lorenzo-Corino-VigneVinoVita

Lorenzo-Corino-VigneVinoVita

Meglio per il mio amico Angelo è una parola senza limite nella ricerca della perfezione. Ho dunque iniziato la lettura del libro curiosa di scoprire quanto fosse alta l’assicella del salto che Gaja vedeva impossibile persino per lui.
Poi ho capito.
Sui vigneti, l’aspirazione alla naturalezza di Lorenzo Corino, diventa un appello alla salvaguardia della diversità dei cloni, all’erbario spontaneo da far crescere fra i filari, al contrasto delle malattie con mezzi naturali spingendo la vite a reagire da sola, all’opposizione all’irrigazione. Anche il concetto di artigianalità della coltivazione e l’aspirazione a vigneti centenari sono vicini alle mie convinzioni, ma poi ho letto <<eliminazione totale degli interventi con trattrici meccaniche …. La miglior soluzione per preservare la fertilità dei terreni>> e ho cominciato a capire i dubbi di Angelo Gaja sulla reale applicabilità delle teorie di Corino.

Lorenzo-Corino-Fattoria-la-Maliosa

Lorenzo-Corino-Fattoria-la-Maliosa

E’ in cantina che il suo integralismo diventa più forte respingendo ogni aggiunta nel vino in forza di un’autenticità e una salubrità che rischia di compromettere anche la qualità <un vino “naturale” in cantina magari con qualche difetto (colore, volatile, brillantezza) sarà sicuramente più salubre; insomma bisogna riscrivere e oggettivare i parametri analitici>> e ancora << vini perfetti ma solo perché gli additivi lo consentono, sono un’offesa alla nostra salute e bisogna saperlo>>.
Ecco che un concetto condivisibile come l’abbandono della coltivazione “stile” Novecento <<un fallimento tecnico ma soprattutto un disastro ambientale con drammatici effetti sull’ecosistema>> porta Corino a esiti così estremi da apparire poco realizzabili. Tutti siamo infatti consapevoli che occorra preservare la terra cambiando quelle pratiche di coltivazione che <<disperdono ogni anno il 90% del potenziale di sostanza organica>> riducendo la fertilità, ma tutt’altra cosa è accettare che <<la vera vita di un vino si misura solo se è stato prodotto senza interventi di conservanti ne additivi >> come se piccole dosi di anidride solforosa fossero un sacrilegio. E’ questo integralismo che mi sconcerta, in altri termini mi chiedo se porta solo a perdere gran parte dei raccolti e accrescere i difetti del vino al punto da renderlo poco bevibile e forse invendibile, oppure ha ragione lui e il futuro è quello di una frugalità autarchica con tutti che torniamo a fare l’orticello, il pollaio e la stalla con i buoi, nutrendosi di quello che la natura da .. carestie comprese.



                                                                       
Cinelli Colombini
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