14 il numero tabù del vino californiano e anche in italia?

James Laube

14 il numero tabù del vino californiano e anche in italia?

James Laube spiega sul “Wine Spectator” perché i produttori californiani considerano il 14% di alcool nel vino un limite invalicabile

James Laube

James Laube

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
<<Per me la questione non è tanto stare sotto una certa percentuale d’alcool quanto l’armonia e il gusto di un vino>> scrive James Laube. Tuttavia il problema c’è ed è per questo che Laube, uno degli otto Senior editor della rivista del vino più reputata del mondo, super esperto di vini Californiani, analizza la questione da diversi punti di vista partendo dalla cantina Dunn di Napa Valley, che pur di ridurre il tenore alcolico dei suoi vini usa l’osmosi inversa.

Wine Spectator copertina

Wine Spectator copertina

La ragione che spinge i winemakers a cambiare assomiglia a <<quando ti guardi allo specchio e non ti piaci. C’è bisogno di dieta, o di fare ginnastica>> dice Laube.
Ed ecco che Jamie Kutch che aveva debuttato con un Pinot Noir 2005 di Sonoma con 16,5% di alcool, è tornato dalla Borgogna con nuove idee: coglie le sue uve prima per mantenere la freschezza e l’acidità, vinifica prolungando il contatto con le bucce, usando stems i cui tannini proteggano i caratteri del frutto. <<Nel tempo la polimerizzazione si evolve nella bottiglia e avviene una vera magia>> spiega Kutch a James Laube descrivendo i suoi nuovi vini che hanno fra i 12,5 e i 13,5% di alcool e aggiunge << a volte la Borgogna soffre per la mancanza di sole come a volte la California soffre per un eccesso di sole>>.
C’è chi spiega l’evoluzione dei suoi vini con la scelta di vigneti migliori, altri con il cambiamento di filosofia verso un

Kenneth Juhasz

Kenneth Juhasz

maggiore apprezzamento del terroir <<cercando di catturare quello che un terreno può darti>> come dice Kenneth Juhasz, ma il numero di ottimi winemaker che sta cambiando è molto alto.
Il bellissimo articolo di James Laube, che vi invito a leggere, segna una pietra miliare sui cambiamenti del vino di eccellenza verso l’armonia che scaturisce dall’uva e non dall’alcool. Nel concluderlo, l’esperto del Wine Spectator ci invita a << guardare di nuovo nello specchio per vedere se quello che si vede ci piace>> accettando maggiormente le caratteristiche del terroir e del clima di ogni annata.
Un suggerimento che sembra un invito a cambiare i vecchi parametri di giudizio e fare “dieta o ginnastica”.
Chi sa che queste riflessioni non valgano anche per i vini italiani e tipologie come il Brunello, aiutandoli a riscoprire le loro più antiche tradizioni e peculiarità.