CAOS DAZI LA CASA BIANCA CONTRO LA CORTE FEDERALE
LA UNITED STATES COURT OF INTERNATIONAL TRADE – USCIT DICE CHE SONO ILLEGITTIMI MA IL PRESIDENTE TRUMP TIRA DRITTO E NE METTE DEGLI ALTRI

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di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle
La United States Court of international trade – Uscit dice che i dazi sono illegittimi ma il presidente Trump tira dritto e ne mette degli altri.
La vicenda dei dazi USA è talmente incredibile che sembra un film fantasy. L’idea di un presidente USA, uomo più potente del mondo, che mette e toglie dazi cambiando idea ogni giorno, senza valutare le conseguenze delle sue decisioni sull’economia del suo Paese, è così inverosimile da risultate molto molto difficile da credere.
Eppure succede.
Trump intende portare il suo Paese nell’età dell’oro. Lo ha proclamato in modo esplicito, ma le sue azioni stanno facendo danni enormi all’economia americana e sembra che nessuno dei suoi collaboratori abbia il coraggio di dirglielo perchè, se lo fanno, lui li caccia.
I DAZI DI TRUMP PORTANO GLI USA NELL’ETA’ DELL’ORO?
E allora come evitare il disastro?
Per noi del vino la Us Wine Trade Alliance disegna una possibile road map. Dal mercato statunitense dipende circa un quarto degli 8 miliardi di Euro esportati dalle cantine italiane. Non è un problema da poco.
L’obiettivo principale è stabilizzare definitivamente la tassa da pagare. Infatti tutti hanno paura di mettere in mare le proprie bottiglie finché ci sarà il rischio di un dazio che arriva all’improvviso. Minacce come quella di alzarli al 50% con effetto quasi immediato (poi slittato fino al 9 luglio) paralizzano il business.
LA COURT OF INTERNATIONAL TRADE HA DICHIARATO ILLEGITTIMI I DAZI
La United States Court of International Trade è un organo federale e si è pronunciata dopo la presentazione di due cause legali distinte. Una proveniva da alcuni governi statunitensi (tra cui lo stato di New York), e l’altra era di un’ organizzazione non profit (il Liberty justice center), a cui si erano rivolte cinque aziende locali. Fra loro c’è la newyorchese Vos Selections, società a conduzione familiare, che importa vini e spirit.
Il ricorso riguardava la legittimità delle tariffe introdotte da Trump invece che dal Consiglio USA a cui spetta questo compito. Il Presidente americano ha preso questa ed altre iniziative invocando l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) legge del 1977 che riguarda lo “Stato di emergenza nazionale” e concede al presidente poteri molto più ampi rispetto a quelli normali.
Sorgono due quesiti: da cosa deriva lo Stato di emergenza nazionale? C’è forse una guerra che nessuno vede?
E’ forse proprio per dimostrare la legittimità dello “Stato di emergenza nazionale” che il Presidente Trump ha dichiarato di sapere che la Cina stia per invade Taiwan creando una pericolosa situazione nel Pacifico. Ma sarà vero?
In secondo luogo la Us Wine Trade Alliance (Uswta) si chiede se lo Stato di emergenza nazionale Ieepa autorizzi il Presidente a <<imporre tariffe illimitate su merci provenienti da quasi tutti i Paesi>> sottolineando che <<il potere tariffario risiede esclusivamente nel Congresso e che qualsiasi delega di tale autorità deve includere limiti chiari>>.
La corte ha dato al Governo 10 giorni per rimuovere le tariffe.
Ovviamente il Presidente Trump non ha accettato la sentenza dicendo che <<non spetta a giudici non eletti decidere come affrontare adeguatamente un’emergenza nazionale>>. Nel suo social “Truth”, il Presidente USA ha postato <<lui è in missione per conto di Dio, e nessuno può fermare quello che sta arrivando>> frase impressionante che richiama quelle dei talebani.
Intanto il Governo Usa ha presentato un’istanza di sospensione d’urgenza dell’ordinanza della Corte e si rivolgerà alla Corte Suprema. In effetti il problema dazi più che un problema economico appare una questione giurisdizionale. In altre parole egli deve rispettare la costituzione oppure no in forza dell’enorme voto popolare che lo ha eletto?
Un corto circuito istituzionale che lascia vedere come le istituzioni statunitensi, anche se composte da membri nominati da Trump non siano del tutto disposte a fare quello che chiede il Presidente se pensano contravvenga all’ordinamento giuridico del loro Paese.
Il consiglio alle cantine e agli importatori è di conservare la documentazione relativa al pagamento dei dazi nella speranza di ottenere un rimborso.






