“EFFETTO FIGLIA” SE IL MANAGER E’ PADRE DI UNA BAMBINA

Antinori

“EFFETTO FIGLIA” SE IL MANAGER E’ PADRE DI UNA BAMBINA

I manager con figlia sono più propensi ad assumere e valorizzare le donne sul lavoro. L’effetto figlia per colmare il confidence gap e contro il mansplaining

 

Dominga Cotarella

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Di Donatella Cinelli Colombini

Penalizzare le donne costa agli italiani 89 miliardi l’anno, il 6% del PIL, e ormai anche molti uomini vedono questa enorme cifra come una palla al piede da cui liberarsi al più presto. Ma superare il gender gap è più una questione culturale che normativa. Infatti i più recenti studi sui comportamenti sociali mostrano come il ruolo delle donne sia collegato a fattori completamente diversi dalle leggi: per esempio dalla nascita di una figlia femmina. Un recente studio di Andrea Ichino, conferma che «gli atteggiamenti nei confronti del ruolo delle donne sul posto di lavoro e nella società in generale possono alimentare i divari di genere, influenzando le scelte di carriera e di matrimonio delle donne».

 

MADDALENA RONCHI UNIVERSITA’ BOCCONI E L’EFFETTO FIGLIA

Il progetto di ricerca di Maddalena Ronchi (Univeristà Bocconi) in collaborazione con Nina Smith della Aarhus University, utilizza anche studi precedenti e mostra come i manager maschi, da cui dipendono assunzioni e progressioni di carriera, abbiano un atteggiamento più consapevole nei confronti delle donne quando diventano padri di una figlia femmina e sperimentano gli effetti del gender gap su di lei.
I dati sembrano rivelare che nelle aziende dove i manager sono padri di una bambina avviene una progressione verso la parità di genere, sia in termini di numero di donne presenti che in termini di uguaglianza di retribuzioni. Questo non succede nelle imprese dove chi comanda ha un figlio maschio. Ovviamente se il manager è donna le cose vanno ancora meglio (non sempre) ma la presenza di manager con figlie femmine ha circa un quarto di effetti positivi in più rispetto alla situazione maschilista. In pratica i manager o titolari con figlia assumono più donne pur mantenendo gli stessi criteri di valutazione fra i generi cioè prendono quelle che sembrano “più simili ai loro colleghi maschi”. Per questo non è stato notato alcun cambiamento della performance aziendale ma solo un maggiore mix fra i generi. Anche il divario retributivo fra donne e uomini cala perché la progressione di carriera non esclude più le donne che cominciano ad accedere ai ruoli con alti stipendi.
Ovviamente non “tutto il mondo è paese”, la Danimarca ha scuole per l’infanzia e orari scolastici che consentono alla donna di lavorare come i colleghi maschi. In Italia mancano asili nido e scuole materne oppure costano così cari che le madri con due figli trovano più conveniente lasciare l’impiego per accudirli personalmente. Allo stesso modo come l’orario scolastico fino alle 13 implica che uno dei genitori lavori solo al mattino. Forse per questo le donne italiane aspettano fino a 40 anni per diventare madri sperando che una nonna vada in pensione e faccia da baby sitter. Una soluzione casalinga che mostra una politica italiana attardata su modelli sociali già vecchi nel Novecento. Una politica che continua ad investire sul momento della maternità, mentre sembra cieca su ciò che avviene delle donne quando il neonato diventa un bambino e uno studente. Negli altri Paesi europei questo non avviene e le giovani coppie (ma soprattutto le giovani madri) non vedono la nascita dei figli come uno sconvolgimento umano, professionale e economico come in Italia.

 

DONNE PIU’ SCOLARIZZATE DEI MASCHI MA MENO FIDUCIOSE SUL LORO FUTURO PROFESSIONALE

Se un tempo esisteva un divario formativo fra i generi, oggi le donne lo hanno ampiamente colmato e i tassi di completamento dell’istruzione terziaria si è invertito a favore delle donne. Invece, il divario di fiducia che rende l’uomo spavaldo e la donna incline al perfezionismo, retaggio del passato, continua ad esistere. Si tratta del «confidence gap» che frena il successo femminile. Le donne non ci provano o non credono di potercela fare, in altre parole partono pronte a rinunciare.

L’opinione di Alessandro Barbero riguardante le «differenze strutturali» che renderebbero le donne meno «spavalde e aggressive», e dunque penalizzate, ha suscitato molte polemiche ma contiene un fondo di verità. Pochissime donne chiedono un aumento di stipendio o un avanzamento di carriera mentre gli uomini lo fanno normalmente. Una donna viene messa da parte più facilmente di un uomo perché è meno probabile che reagisca. Così come spesso viene dato per scontato che si faccia carico della maggior parte del lavoro familiare e domestico.
Più che polemizzare bisogna cambiare.

 

MANSPLAINING, L’ATTEGGIAMENTO MASCHILISTA CHE SPESSO LE DONNE ACCETTANO

Gli inglesi lo chiamano “mansplaining” ed è l’atteggiamento supponente di un uomo verso una donna. Nel 2010 il New York Times la elesse parola dell’anno.

Ecco che l’ “effetto figlia” può essere un antidoto dal mansplaining come spiega Maddalena Ronchi a Io Donna <<spulciando la letteratura sociologica, ho allora visto che in effetti questa sottoclasse di padri è più propensa all’uguaglianza di genere e in ambito elettorale fa scelte più liberali, per esempio preoccupandosi che la possibilità di abortire sia tutelata. Ho scavato poi in ambito manageriale per capire se l’arrivo di una figlia incide sulle decisioni prese>>. Una conferma all’ “effetto figlia” arriva dal distretto industriale di Monza e Brianza dove nelle aziende familiari l’eredità è andata a una donna in quasi la metà dei casi, mentre, a livello nazionale solo il nove per cento di imprese italiane familiari ha guida femminile (Top500+, una ricerca del Cerif -Centro ricerca sulle imprese di famiglia).
Ci sono convinzioni consolidate: un uomo che si sposa e diventa padre “ha messo la testa a posto” perché smette di andare a caccia e di fare tardi la sera per cui diventa più affidabile ed efficiente. Al suo posto una donna che si sposa e diventa madre si trasforma in una potenziale assenteista sempre troppo stanca per lavorare al massimo. Smontare questi luoghi comuni sarà complicato, sul lavoro e nella società, ma è indispensabile e nessuna legge può essere d’aiuto.