Gli assaggi bendati del vino vanno aboliti?  

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Gli assaggi bendati del vino vanno aboliti?  

L’assaggio bendato dei vini è molto criticato, perché diverso da ogni altro parere critico ma soprattutto lontano dal sentiment dei consumatori

 

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assaggi bendati dei vini

di Donatella Cinelli Colombini

Trovo su WineBusiness un articolo di Robert Joseph, celebre critico enologico inglese, che riassume uno studio dei Behavior Architects (Cambridge Wine Blogger) sulla reazione dei consumatori ai marchi. Dimostra in modo incontrovertibile che il collegamento immaginario fra le caratteristiche del prodotto e il brand è più forte di quello reale. Avviene così che la consumatrice del balsamo per tessuti Lenor a cui è stato dato lo stesso prodotto in una confezione anonima sia convinta che i vestiti non abbiano lo stesso odore. Di fronte a una confezione di acqua Evian senza etichetta, il consumatore era addirittura spaventato e chiedeva <<cosa c’è dentro?>>. Stessa cosa con il te, la cioccolata …. La prospettiva di comprare prodotti senza marchio appariva a tutti angosciante. Alla fine anche Robert Joseph, convinto sostenitore dell’assaggio bendato, ammette che il contesto e l’eleganza cui è servito un vino influenzano anche gli assaggiatori professionisti.

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degustazione bendata durante il concorso enologico a Bruxelles

 

L’ASSAGGIO BENDATO E I CRITICI DEL VINO

Non c’è dubbio. Infatti un gran numero di vini ultrapremium sono stati “costruiti” con campagne di comunicazione e marketing basate sul lusso.
L’argomento è caldo ed è da anni al centro delle polemiche. Per questo è stato ripreso da Oliver Styles su WineSearcher. La sua riflessione parte dal confronto con i giudizi degli altri critici che valutano un film, un libro o un’opere d’arte tenendo conto dei nomi di tutti gli artisti coinvolti. Nessuno trova questo scandaloso allora perché il giudizio sul vino non dovrebbe tenere conto della cantina d’origine? E infatti Styles si spinge oltre ricordandoci che i ratings dei vini en primeurs a Bordeaux sono attribuiti nella piena consapevolezza dei nomi degli Chateau perché conoscere <<il “pedigree” di una tenuta come viene spesso chiamato, è un aspetto estremamente importante per valutare la capacità di un vino di invecchiare>>.

 

IL PRO E IL CONTRO DELL’ASSAGGIO BENDATO

Tuttavia gli studi di neuromarketing dimostrano che il cervello influenza il gusto e non viceversa per cui persino il più obiettivo assaggiatore, se conosce il nome del vino e soprattutto se lo ha già assaggiato, finisce per trovare nel bicchiere quello che si aspetta di trovarci. Quindi l’unico sistema per rompere il circuito occhio-cervello-bocca è di assaggiare alla cieca. Ma c’è un elemento che ci porta a una conclusione opposta.
Il problema, a mio avviso, non riguarda l’anonimato dei vini in assaggio quanto piuttosto il metodo di degustare: 50 campioni in mezza giornata dedicando solo una sorsata a ognuno di essi. Questo sistema premia la potenza e le tipologie conosciute mentre penalizza i vini da vitigni rari, le sperimentazioni, i vini che si giocano tutto sull’eleganza e la freschezza. Penalizza quindi proprio i vini che il mercato attuale chiede.
Per questo sono anch’io favorevole agli assaggi non bendati a patto di avere giudici competenti, obiettivi e con l’istinto del talent scout. Persone che, per fortuna, nel mondo del vino sono numerosissime.

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