JULIO VELASCO COSA INSEGNA A NOI DEL VINO
IL SUPER ALLENATORE DI VOLLEY SA ANCHE PARLARE ALLE IMPRESE SUL CONCETTO DI SQUADRA, SULL’OCCHIO DI TIGRE, LA CULTURA DEGLI ALIBI E GLI ERRORI

Julio Velasco
di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination
Dopo le Olimpiadi di Parigi e la strepitosa vittoria della squadra femminile allenata da Velasco, le conferenze del coach argentino sulla costruzione del gioco di squadra e il percorso che porta al successo hanno cominciato a moltiplicarsi online.
La cosa più evidente è la straordinaria capacità di Velasco di farsi capire. Usa esempi, racconta aneddoti e non concetti astratti. Se consideriamo che Velasco è laureato in filosofia è davvero sorprendente. Ma non è una tecnica inventata dai giornalisti televisivi per comunicare più efficacemente, anche Gesù usava le parabole per farsi capire.
Ma l’efficacia delle sue narrazioni nasce dal fatto che sanno di vero. Velasco non nasconde gli errori, i lavori umili fatti da giovane, si prende in giro e non si vanta <<a chi mi dice “tu puoi fare così perché sei Velasco” io rispondo “io sono Velasco perché faccio così”>> cioè ho il coraggio di fare scelte difficili.
Mi sono chiesta cosa può insegnare Velasco a noi del vino e ho capito che nelle sue conferenze ci sono argomenti che tutti i produttori dovremmo ascoltare e applicare.
ACCETTARE GLI ERRORI COME UN PROCESSO DI CRESCITA
In Italia attualmente non si accetta un voto cattivo, un rimprovero, una punizione … neanche quando è meritata. E questo ci rende psicologicamente deboli e poco capaci di migliorare. Tutti abbiamo sperimentato il dipendente che dopo aver fatto un pasticcio ed essere stato rimproverato diventa intrattabile perché i suoi meccanismi auto assolutori lo fanno sentire una vittima senza colpe. Quasi tutti i giovani reagiscono così, non sono abituati a lottare e quindi a perdere. La cosa triste è che difficilmente faranno una gran carriera perché non sanno usare l’errore come strumento di crescita.
Inoltre per noi del vino c’è quasi l’obbligo apparire vincenti. In Italia non esiste il metodo francese delle “petites vendanges” come se tutte le raccolte fossero al TOP. A Montalcino il Consorzio ha persino deciso di togliere le stelle che contraddistinguevano il livello qualitativo della raccolta. Invece ammettere le difficoltà rende credibili e, alla lunga, è vantaggioso anche in termini commerciali.
A questo si aggiunge la “fabbrica dei lustrini” una tendenza amplificata da internet e dalla sua sovraesposizione dell’apparenza che finisce per generare un progressivo allontanamento dal vero. Anche questo è pericoloso anche se offre dei vantaggi immediati.
<<La realtà è quella che è non quella che vorremmo che fosse>> dice Velasco.
RIFIUTARE LA CULTURA DEGLI ALIBI
<<Cercare il colpevole invece della soluzione è solo una perdita di tempo>> e poi <<la cultura degli alibi impedisce di cambiare e migliorare>>.Quindi la sola cosa da fare è <<cercare di fare cose semplici come migliorare ciascuno in una cosa>>.
NON SCAMBIARE IL GRUPPO PER UNA SQUADRA
Noi produttori all’interno delle denominazioni siamo gruppi di persone che fanno cose insieme. La squadra è una cosa diversa: ha un obiettivo, un modo di giocare consapevole e ha dei ruoli che vengono rispettati; <<cose che sono messe alla prova quando le cose vanno male>>.
Per questo è importante dare ai consorzi la leadership migliore possibile e poi seguirla. <<scegliere i giocatori più forti e poi convincerli a fare gioco di squadra perché conviene anche a loro, ai giocatori più forti>>. Non è una questione di altruismo ma un’opportunità.
Ho capito il danno di essere un gruppo e non una squadra quando mi sono accorta che, a Montalcino, quasi tutte le aziende fanno sperimentazione per accrescere la resistenza del vigneto al caldo e allo stress idrico. Senza un centro di ricerca che coordina tutte le sperimentazioni e misura i risultati serviranno decine d’anni per definire i metodi migliori. Non abbiamo tutto questo tempo perché le temperature continuano a salire. Per mantenere alto lo standard qualitativo del Brunello bisogna diventare una squadra dove ciascuno ha il suo ruolo e contribuisce al risultato finale. Questo vale per ogni tipo di attività: dalla comunicazione al marketing, dall’enologia alla wine hospitality. Nel momento in cui il collega smette di essere un rivale e diventa un alleato inizia il rafforzamento.
OCCHI DI TIGRE E OCCHI DI MUCCA
Diffidare dell’infiacchimento che segue il successo perché porta alla sconfitta. Velasco spiega il processo con la differenza fra <<gli occhi di tigre e gli occhi della mucca>>. L’occhio di tigre è la manifestazione del sentimento di chi vuole, deve, ha bisogno di farcela. Il suo sguardo esprime determinazione, coraggio e aggressività. Molto diverso è l’occhio rilassato della mucca che somiglia a quello di chi ha già raggiunto il successo, pensa che gli duri per sempre quindi fa calare la tensione e lo sforzo per migliorarsi. L’insuccesso è dietro l’angolo. Le seconde generazioni di produttori che pensano di essere su un podio sicuro farebbero bene a riflettere su questa lezione. <<Il cambiamento è costante e chi non impara dagli altri alla fine perde>> per questo i popoli, le culture giovani, che accettano facilmente i cambianti, sono più ottimisti e quindi superano più facilmente le situazioni sfavorevoli.







