Lo stemma fa vendere il vino
Ma dove vai se lo stemma non ce l’hai? Lo scudo nobiliare fa vendere il vino e le probabilità di business crescono ancora se c’è anche l’immagine del luogo d’origine

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne
Chi non ha un blasone è bene che corra da un esperto di araldica e si faccia creare uno stemma adatto al suo nome e alla sua cantina. Infatti il fascino legato alla nobiltà e alla storia, a quell’intreccio di mistero e ricchezza che lo stemma nobiliare simboleggia, è ancora molto forte e fa persino vendere il vino. Insomma fa presa e non solo sulle persone più semplici che magari pensano al principe azzurro nel castello con il ponte levatoio, ma anche su laureati con ottimi stipendi. Lo stemma nobiliare da prestigio alla bottiglia.
E’ questa la sorprendente rivelazione della seconda indagine Spot & Web effettuata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso il monitoraggio dei più importanti social network e su un campione di 500 persone, tra i 25 e i 60 anni, analizzato da un pool di psicologi coordinati dalla psicologa Serenella Salomoni.

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Ecco dunque cosa influenza il consumatore: lo stemma (26%), il nome (22%), l’immagine del luogo di provenienza (17%), l’etichetta (14%) e la bottiglia (11%).
Senza negare l’importanza della qualità del vino, della denominazione o del brand, l’indagine ha messo in luce quanto conti mostrare l’aristocrazia del produttore e il castello, la villa o il palazzo monumentale dove è prodotto il vino. Ed ecco infatti le etichette preferite: primo il Barolo Francia di Giacomo Conterno nella cui etichetta c’è lo stemma sullo sfondo, secondo Ornellaia di Tenuta dell’Ornellaia con l’immagine dell’originario edificio e la corona nobiliare ( rispettivamente con il 21 e il 19% dei voti). Segue l’Amarone Classico Calcarole di Guerrieri Rizzardi, anche in questo caso ci sono lo stemma e il disegno della tenuta (17% delle preferenze). Barolo Monprivato di Mascarello Giuseppe e Figlio con lo stemma avito molto grande a colori. Nel Sassicaia della Tenuta San Guido c’è la rosa dei venti dei Marchesi Incisa della Rocchetta.1. BAROLO FRANCIA GIACOMO CONTERNO
2. ORNELLAIA
3. AMARONE CLASSICO CALCAROLE DI GUERRIERI RIZZARDI
4. BAROLO MONPRIVATO DI MASCARELLO
5. SASSICAIA
6. BAROLO RISERVA COLLINA RIONDA DI BRUNO GIACOSA
7. SEREGO ALIGHIERI VAIO ARMARON AMARONE CLASSICO
8. BRUNELLO DI MONTALCINO DI POGGIO DI SOTTO
9. FRANCIACORTA PAS OPERÈ DI BELLAVISTA
10. ROSSO DEL CONTE-CONTEA DI SCLAFANI DI TASCA D’ALMERITA
E’ evidente che lo stemma nobiliare colpisce l’occhio di chi guarda lo scaffale di bottiglie e quindi accresce le opportunità di vendita. Tuttavia ci sono anche altri

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fattori che influenzano il consumatore, sempre la stessa indagine infatti, fornisce la graduatoria di ciò a cui il wine lover presta orecchio: guide e recensioni (online o cartacee), l’opinione dell’enoteca di fiducia; il consiglio di amici competenti, la consultazione di siti o blog specializzati infine c’è chi sceglie in base al proprio gusto personale preferendo ciò che ha già bevuto con piacere.






