VINO NOBILE ECLISSI E RINASCITA

zonanzione-Vino-Nobile-di-Montepulciano-diviso-in-Pievi

VINO NOBILE ECLISSI E RINASCITA

IL MALE OSCURO DEL VINO NOBILE CHE DA QUARANT’ANNI SEMBRA STENDERE UN’OMBRA SU QUESTA DENOMINAZIONE: CAUSE E RIMEDI NELLE PAROLE DI AVIGNONESI, BOSCARELLI E POLIZIANO

 

Vino-Nobile-di-Montepulciano

Vino-Nobile-di-Montepulciano

Donatella Cinelli Colombini #winedestination

 

Ancora una volta è un articolo di WineSearcher a suggerirmi l’argomento.
Tuttavia il problema mi è ben noto. Io come tutti i membri dei board dei consorzi toscani ricevo i report compilati da Avito, il network che riunisce tutte le denominazioni toscane, e il grafico del Vino Nobile di Montepulciano mostra un andamento discendente dei volumi “rivendicati” cioè prodotti come Vino Nobile. Tendenza che si è arrestata solo nel 2021 grazie alle azioni audaci e, per fortuna efficaci, messe in campo del Presidente del Consorzio Andrea Rossi. Rossi è stato un ottimo sindaco di Montepulciano ed è un ottimo presidente del Consorzio anche se questa carica è talmente stressante da farlo stare davvero male.
Visto dall’esterno i problemi di quella denominazione sono due: la litigiosità interna fra i produttori, che troppo spesso è arrivata persino sui giornali stranieri, e l’andamento commerciale con perdita di appeal e prezzi, in certi casi, molto bassi. L’aspetto commerciale sembrerebbe indicare un’azione di marketing troppo debole a livello collettivo e individuale.

Territorio del vino Nobile di Montepulciano

Tom Hyland, autore del pezzo pubblicato su Wine Searcher, parte dalla constatazione di una evoluzione negativa rispetto a quando Brunello, Chianti Classico e Vino Nobile erano le tre grandi denominazioni toscane <<negli ultimi quattro o cinque decenni l’aura del Vino Nobile è diminuita; Il Brunello ha catturato l’immaginazione dei critici e dei consumatori di tutto il mondo, mentre il Chianti Classico non è mai stato così popolare, grazie al rinnovato lavoro dei produttori nei vigneti e nelle cantine>>. Oggi i tre BIG del vino toscano sono Brunello, Chianti Classico e Bolgheri.
Per capire cosa è successo e come porre rimedio a questa eclissi del Vino Nobile, Wine Searcher ha intervistato Matteo Giustiniani, amministratore delegato ed enologo di Avignonesi, Luca de Ferrari di Boscarelli e Francesco Carletti, figlio di Federico, direttore esportazioni di Poliziano.

L’OPINIONE DI AVIGNONESI SUL PASSATO PRESENTE E FUTURO DEL VINO NOBILE

Cominciamo a sgombrare dubbi sulla qualità del vino, il problema non è li. Giustiniani ad Avignonesi osserva <<Abbiamo una situazione idilliaca con i nostri terreni, che sono ricchi di argilla, il che significa che possono trattenere l’acqua durante l’estate>> per cui la cosa da fare è << mostrare ai nostri clienti e al trade la qualità che finalmente abbiamo nel bicchiere>>. Per lui il male oscuro del Vino Nobile è nel deficit culturale della << maggior parte dei produttori che produceva grandi quantità a prezzi bassi>>.

BOSCARELLI VINCERE CON UNA STRATEGIA CONDIVISA SULLA QUALITA’

Opinione simile, anche se declinata in modo diverso, quella di Luca De Ferrari di Boscarelli <<dopo la Seconda Guerra Mondiale, c’è stato un momento in cui la denominazione ha perso la sua identità, questa idea di qualità. Probabilmente loro (i produttori) si appoggiavano di più al successo del passato e non pensavano al futuro>. Nelle sue parole si legge un accenno alla mancanza di unità di intenti fra i produttori <<abbiamo idee diverse su cosa dovrebbe essere un Vino Nobile. E questo crea confusione sul mercato>>. Un problema che riguarda anche la disomogeneità tipologica, visto che il Vino Nobile deve contenere il 70% di Sangiovese e per il restante 30% può usare ogni tipo di vitigno. Situazione che attualmente si sta indirizzando sul monovarietale come dimostra il nuovo progetto delle Pievi cioè della zonazione che ha alzato la quantità obbligatoria di Sangiovese all’85%.

POLIZIANO E IL RINNOVAMENT STILISTICO DEL VINO NOBILE

Infine l’articolo riporta le parole di Federico Carletti di Poliziano che introduce un elemento nuovo e interessante << dal punto di vista della vinificazione, non siamo realmente cambiati o modificati in questi 50 anni>> in altre parole mentre le altre denominazioni cercavano di produrre in molto più morbido, con colori più chiari, tannini più aggraziati e acidità più accentuata, i vini di Montepulciano continuavano a mostrare <<grande estrazione, grande colore, molti tannini, molta concentrazione>>. Hanno messo in moto il cambiamento solo negli ultimi anni per cui <<probabilmente abbiamo iniziato troppo tardi>>.
Alla fine, l’intervistatore chiede se sia opportuno puntare su un uvaggio 100% Sangiovese e la risposta è un punto interrogativo. Tuttavia la segnalazione dei 3 vini migliori riguarda tutte bottiglie con 100% Sangiovese.