9 COSE DA SCOPRIRE NEL SUD DELLA TOSCANA (2)
CONTINUA IL MIO VIAGGIO “VAGABONDING” FRA I TESORI NASCOSTI DELLA TOSCANA PIÙ PANORAMICA PER VEDERE, SPERIMENTARE, COMPRARE E ASSAGGIARE COSE AUTENTICHE E POCO NOTE

Monte Oliveto Maggiore monastero nelle Crete Senesi
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle di Trequanda, Casato Prime Donne di Montalcino
Ecco l’elenco completo delle cose che vi suggerisco di vedere
1) Albero d’oro di Lucignano per promettersi amore eterno
2) Donatello segreto e la sua replica per un furto mancato
3) Il giovanissimo Raffaello
4) La Strada delle Crete
5) Le tarsie di San Quirico d’Orcia
6) Il giardino della Foce
7) Il parco dei mulini e la balena bianca
8) Il bosco della ragnaia
9) Il museo della terracotta e lo shopping delle terrecotte esclusive
LA STRADA DELLE CRETE E MONTE OLIVETO
4. La Strada delle Crete, i calanchi e il bosco di cipressi di Monte Oliveto Maggiore ( 10 km dalla Fattoria del Colle) Il percorso dalla Fattoria del Colle a Siena è nella pubblicità di auto di lusso e moto gran turismo soprattutto tedesche. La bellezza del paesaggio ha spinto la Provincia di Siena a creare punti di sosta per fotografare e immergersi in uno scenario rimasto uguale per secoli ma capace di cambiare in ogni stagione. Verso Siena in vicino a Mucigliani c’è forse il maggior capolavoro della Land Art l’arte contemporanea che modifica il paesaggio e lo riempie di nuovi significati. E’ Il Site Transitoire dell’artista Jean Paul Philippe realizzata nel 1993.
Le Crete Senesi sono un mare di colline dal profilo sinuoso interrotte da “calanchi” scarpate erose con profondi solchi privi di vegetazione. Nella zona dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore formano uno scenario spettacolare intorno al bosco di cipressi che circonda il monastero fondato da San Bernardo Tolomei nel 1313. Camminare nella cipressaia di Monte Oliveto è un’esperienza spirituale e olfattiva che rigenera profondamente. Da non perdere la visita dell’Abbazia con il Chiostro Grande affrescato con gli episodi della vita di San Benedetto dipinto da Luca Signorelli (nel 1495) e Antonio Bazzi detto il Sodoma (nel 1505). Nel negozio accanto all’Abbazia ci sono la Flora di Monte Oliveto, un amaro tonico creato dai monaci benedettini infondendo 23 erbe aromatiche e medicinali e il mio ricettario raccolto dalle anziane massaie di questo territorio. La domenica alla 11 la Santa Messa conventuale è con Canti Gregoriani. Vivere qualche giorno nella foresteria dell’Abbazia e condividere la vita e la preghiera della comunità rigenera la mente e l’anima.
LE TARSIE DI SAN QUIRICO D’ORCIA
5. Tarsie a San Quirico (26 km dalla Fattoria del Colle). San Quirico è un salotto lungo la Via Francigena la strada che, dal medioevo, collegava il Nord Europa a Roma. C’è il giardino rinascimentale degli Horti Leonini (XVI secolo) e il percorso lungo le mura costellato da fiori e sculture contemporanee. C’è Palazzo Chigi Zondadari (XVII sec) costruito e affrescato per un Papa Chigi che non venne mai. Poco distanti i famosi cipressini, la chiesa di Vitaleta, la strada serpeggiate di Monticchiello, Bagno Vignoni unico centro termale medioevale ancora conservato e Vignoni Alto un borgo fortificato edificato poco dopo il mille da cui il panorama è meraviglioso.
Ma torniamo a San Quirico per ammirare la Collegiata, piccolo gioiello gotico (XIII secolo) All’interno ci sono la splendida Madonna con Bambini e Santi di Sano di Pietro (1470) e la tomba di Enrico di Nassau (1451) capostipite della famiglia regnante d’Olanda. Nel coro, dietro l’altar maggiore, ci sono le tarsie di Antonio Barili, un’opera che cambiò la vita e il destino di Federico Zeri, uno dei maggiori storici e critici d’arte italiani. Nelle sue memorie racconta come durante il servizio militare, nel 1941, si ammalò e trascorse la sua convalescenza a San Quirico << accanto al palazzo, in cui noi dormivamo sulla paglia per terra, c’era la Collegiata di San Quirico d’Orcia e io li vidi un’opera d’arte che mi sconvolse e che c’è tutt’ora, per fortuna. Sono gli intarsi del coro….Stranamente io trovai in questi intarsi, della fine del Quattrocento, lo stesso spirito che aleggia in certi quadri metafisici di De Chirico. Questo fu proprio l’incontro che mi cambiò la vita>>. Le tarsie furono eseguite fra il 1483 e il 1504 per la Cappella di San Giovanni Battista del Duomo di Siena. In origine i pannelli erano 19 ma si deteriorano in fretta e nel 1600 vennero smontati e rimossi. Nel 1664 il Marchese Flavio Chigi acquistò i 7 pannelli meglio conservati e nel 1979 furono sistemati all’interno della Collegiata. Un altro dei pannelli, con l’autoritratto del Barili è nel Museo dell’Arte Artigianale di Vienna, mentre gli altri sono andati dispersi.
IL GIARDINO DELLA FOCE DI PIENZA
6. Il giardino della Foce a Pienza (30 km dalla Fattoria del Colle) per capire l’eccezionalità di questo luogo bisogna tornare indietro al 1924 quando i Marchesi Antonio e Iris Origo acquistano l’azienda agricola La Foce in Val d’Orcia con il castello trecentesco e la villa in cui fanno realizzare un parco spettacolare dall’architetto inglese Cecil Pinsent (1927-39). Si tratta di un personaggio celebre per aver lavorando alla Villa Medici di Fiesole (acquistata nel 1910 dalla madre di Iris) e alla Villa I Tatti di Bernard Berenson. Il giardino viene realizzato in quattro fasi, tra il 1925 e il 1939. Si tratta di un giardino formale all’italiana, diviso in geometriche ‘stanze’ da siepi di bosso, si stende dalla casa verso la val d’Orcia e il monte Amiata. Quasi un gioiello incastonato nello spettacolare paesaggio patrimonio Unesco dal 2004. Ma la nostra visita non finisce qui e bisogna tornare ai Marchesi Origo. Quando comprano la tenuta il territorio è poverissimo e gli Origo sognano di migliorare la situazione agricola e le condizioni di vita dei contadini. Nascono un asilo, la scuola, l’ambulatorio medico e il Dopolavoro dove gli operai dell’azienda mangiano, assistono a spettacoli teatrali, film e giocano a bocce all’ombra dei tigli. Per quell’epoca è qualcosa di rivoluzionario e i contadini fanno chilometri a piedi, da tutta la Valdorcia, per andarci. Un vento di novità che arriva da Iris, discendente da una ricca famiglia di filantropi newyorkesi e da un Lord pari d’Irlanda. Ma durante la seconda guerra mondiale, lei è veramente in pericolo. Nonostante questo rimane alla Foce e difende la popolazione. Il suo diario “Guerra in Val d’Orcia” è fra i libri più belli e veri sull’ultimo conflitto. Fermarsi a magiare al Dopolavoro La Foce significa rivivere questa storia di solidarietà, visione e coraggio.






