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Biondi Santi: alleanza finanziaria

Teniamo alta la bandiera del Brunello e di Biondi Santi. Questa famiglia racchiude la storia del vino di Montalcino

Franco-Biondi-Santi

Franco-Biondi-Santi

Di Donatella Cinelli Colombini

Dopo la morte di Franco Biondi Santi, nell’aprile 2013, le voci sulla vendita della sua tenuta del Greppo a Montalcino, cuore storico del Brunello, sono progressivamente aumentate. All’inizio i dubbi riguardavano principalmente le intenzioni della vedova e principale erede Maria Flora, che i familiari chiamano affettuosamente Boba. Donna di grandissima classe, aveva affiancato Franco Biondi Santi in una instancabile opera di valorizzazione del vino con viaggi in tutto il mondo. Era lei a ricevere gli ospiti al Greppo con raffinata eleganza. Dopo essere rimasta sola appariva provata dal dolore e dalle preoccupazioni di una gestione aziendale complicata dalla necessità di accordarsi con i figli Jacopo e Alessandra. Con il passare dei mesi sono state proprio le divergenze di vedute all’interno della famiglia la criticità di cui “radio vigna” parlava con più insistenza. Per tutto il 2016 le voci sugli elicotteri dei potenziali acquirenti che scendevano nei prati in prossimità della Tenuta del Greppo si susseguivano: Prada, gruppo LVMH …. Venivano sussurrate anche le cifre offerte, tutte molto molto sopra

Brunello-Biondi-Santi-Tenuta-Greppo

Brunello-Biondi-Santi-Tenuta-Greppo

i cento milioni di Euro. Vere o fantasiose, le voci sembravano indicare la ricerca di accordi per la vendita della proprietà e questo preoccupava tutti gli abitanti di Montalcino e gli appassionati del Brunello. La tenuta dei Biondi Santi non è un luogo come gli altri; è il simbolo stesso della storia del vino. Qui nel 1865, un nobiluomo colto e intraprendente, Clemente Santi, provò a vinificare in purezza l’uva di sangiovese acclimatata da secoli nella zona, scoprendo che produceva un vino di straordinaria longevità. Un vino capace di sfidare il monopolio francese dei grandi rossi bordolesi e borgognoni. Un vino che i discendenti di Clemente Santi hanno tenacemente continuato a produrre nonostante la fillossera, le guerre e le tante difficoltà di operare in un angolo di Toscana dove, fino a cinquant’anni fa, si arrivava solo con strade sterrate.