I riflettori sulle Donne del Vino
Vale la pena riflettere sulle ragioni del momento particolarmente favorevole al gentil sesso nel vino. Un protagonismo sempre più forte e mediatico

Bologna Donne del Vino progetto D-vino
Di Donatella Cinelli Colombini
La discriminazione di genere costa agli italiani 89 miliardi l’anno e forse i nostri connazionali si sono stufati di buttare via questi soldi. In gran parte, questo costo deriva dall’investimento nella formazione scolastica e universitaria di donne che poi vanno a fare lavori semplici e poco retribuiti per accudire figli e genitori.
RAGIONI E FORME DEL NUOVO PROTAGONISMO FEMMINILE NEL VINO
Nel mondo, il settore del vino è forse quello dove il gender pay gap è minore. Negli USA ogni Dollaro guadagnato da un uomo nella wine industry corrisponde a 96 centesimi per una donna, ma nel resto delle retribuzioni questa forbice è di 10 centesimi, quindi nettamente più ampia.
In Italia il 53% della forza lavoro agricola è femminile. Le donne dirigono il 28% delle aziende con vigneto.
Si tratta di imprese per la maggior parte piccole e infatti la superficie agricola utilizzabile SAU con management femminile è solo il 21% del totale ma produce il 28% del PIL agricolo per cui le donne sono più brave dei colleghi maschi a creare reddito.
LA DIVISIONE DEI RUOLI E DEI GENERI NEL VINO
Questo fatto va collegato alla diversità fra i generi: la donna è più multitasking e procede creando relazioni, l’uomo va avanti per obiettivi.
Ecco che le imprese a direzione femminile sono più diversificate e le donne sono fondamentali in tutte le attività turistiche che integrano i redditi agricoli tradizionali.
Nelle aziende di produzione vediamo delinearsi i ruoli a seconda delle caratteristiche peculiari dei generi: i maschi dominano dove ci vuole più forza fisica cioè in vigna e in cantina. Qui le donne sono solo il 14%, una percentuale che coincide con quella delle enologhe iscritte all’associazione nazione.
Le donne sono invece la maggioranza degli addetti e dei manager dei settori nuovi del vino: il commerciale (51%), l’enoturismo (76%), il marketing e la comunicazione (80%).
LE DONNE DEL VINO CON IN MANO LE CHIAVI DEL VALORE
Sono i settori chiave della catena del valore e questo accresce enormemente le prospettive di reddito e di peso specifico per coloro che vi sono coinvolti cioè le donne. Un processo virtuoso che ha visto l’Associazione Nazionale Donne del Vino sempre attiva e presente.
C’è infine un aspetto della civiltà attuale che in qualche modo interferisce sulla posizione delle donne all’interno del wine business: l’80% di chi compra il vino, nel mondo, è del gentil sesso.
C’è insomma una congiuntura favorevole che spinge avanti la componente femminile dell’enologia e questo spiega perché si stanno accendendo i riflettori su chi trasforma le bottiglie italiane in Euro, Dollari, Sterline, Franchi svizzeri. Non è infatti la quantità il problema del vino italiano, siamo i maggiori produttori mondiali. Il problema è il valore. Se vogliamo che il vino del Bel Paese riduca la distanza con i prezzi francesi (2,8 € contro i 5 € francesi al litro e nell’export 3,76€ rispetto a 6,60€) diamo spazio alle donne.






