PER LA TOSCANA E’ IL MOMENTO DI RISCOPRIRE I SUOI BIANCHI?

Vernaccia di San Gimignano, Siena ristorante il Mestolo

PER LA TOSCANA E’ IL MOMENTO DI RISCOPRIRE I SUOI BIANCHI?

LA VERNACCIA, REGINA RIBELLE, POTREBBE ESSERE UNA SOLUZIONE MA CI SONO ANCHE IL VERMENTINO E L’ANSONICA SULLA COSTA. LA TOSCANA DEVE VALORIZZARE I SUOI BIANCHI

Bottiglie di Vernaccia di San Gimignano

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Cominciamo con qualche dato di scenario. Nel mondo vengono consumati 220 milioni di ettolitri di vino ma il consumo continua a scendere. La produzione di vino mondiale è di circa 250 milioni di ettolitri per cui, ogni anno, si forma una quota di invenduto che aumenta le giacenze nelle cantine.
Una situazione sfavorevole che permane da anni e che la Toscana aveva contrastato bene puntando sui vini DOP e sull’internazionalizzazione (Buy wine) delle piccole aziende imbottigliatrici. Queste imprese, in Toscana, sono circa 5.000 per cui la regione risulta quella con la maggiore polverizzazione produttiva.
Ma c’è un altro problema.
La quota di vini bianchi nella produzione mondiale è passata dal 47,7% (anni 2014-17) al 49,5% degli ultimi 3 anni. Un’evoluzione che coincide con la maggiore richiesta di vini bianchi del mercato. Negli ultimi dieci anni, nel Nostro Paese, il consumo di vini bianchi è passato dal 47 al 59% del totale. Intanto, dal 2018 in poi, l’export dei vini rossi, salvo il rimbalzo post covid, dal 2018, era in seria difficoltà.
In Toscana il vitigno bianco più diffuso è il Trebbiano toscano che risulta il 5° vitigno più coltivato in Italia. A riprova della sua radicata presenza nella regione ci sono i nomi locali: Brucanico a Siena, Bobiano a Lucca, Albano ad Arezzo, Biancone a Cortona.
Ebbene il trebbiano toscano è, fra i vitigni più diffusi in Italia quello con maggior calo: il 30% in meno fra il 2005 e il 2021. Contemporaneamente la Glera cresceva del 223% il Pinot Grigio del 118% e lo Chardonnay del 23%.

SERVE UNA STRATEGIA TOSCANA PER I VINI BIANCHI DI PREGIO

A fronte della crisi produttiva del trebbiano, la Toscana non ha fatto una seria politica di sviluppo per i suoi bianchi. Una strategia che invece è stata portata avanti da molte regioni che precedentemente erano connotate per i rossi: Veneto, Lombardia e persino Piemonte. Quest’ultimo ha fatto le iniziative più spettacolari: Timorasso, Alta Langa, Gavi ….
Vediamo ora cosa succede in Toscana: la Vernaccia attraversa una crisi commerciale gravissima. Mai così male dal 2008 in poi. Meglio il vermentino da cui dipende l’ottima tenuta commerciale della Doc Maremma. Anche l’Ansonica sta crescendo ed è tipica dell’isola d’Elba e della costa dell’Argentario. A sud est una possibile alternativa potrebbe essere il grechetto che prende l’orribile nome di Pulcinculo.
Tuttavia manca una strategia regionale finalizzata ad affiancare una denominazione importante di vino bianco ai grandi rossi a base di Sangiovese: Brunello, Chianti Classico e Vino Nobile.

LA RINASCITA DELLA VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO

La Vernaccia, da parte sua fa grandi sforzi per sostenere la sua reputazione e il suo mercato. Un recente articolo di Wine Searcher era intitolato <<Tuscany’s White Queen Enjoys her Best Year>> la regina bianca della Toscana festeggia il suo anno migliore. In effetti la piovosa annata 2023 ha creato della Vernaccia straordinaria per armonia e ricchezza aromatica. <<Un anno il 2023 che è andato oltre le aspettative>> ha scritto Gambero Rosso Today

Ma l’apprezzamento della critica non deriva solo dalla qualità intrinseca, dipende anche dalla maggiore attenzione con cui sono avvenuti gli assaggi. Il Consorzio della Vernaccia è uscito dal circuito della Anteprime di Toscana, durante il quale i giornalisti si concentravano soprattutto sui grandi rossi, ed ha organizzato una presentazione a sé stante con un numero inferiore di giornalisti strategici. Il risultato è stato molto positivo. La stampa ha contestualizzato la Vernaccia nella “città dalle 100 torri” riuscendo meglio a capire un vino già citato nei documenti del 1276 e diventato la prima DOC italiana nel 1966.
Un buon ufficio stampa e una buona organizzazione hanno fatto il resto.
L’autore dell’articolo W. Blake Gray nota come gran parte dei produttori di Vernaccia non sia consapevole di aver creato un piccolo capolavoro. Molti di loro hanno pochi contatti con il mercato internazionale, anche perché metà dei 5 milioni di bottiglie di Vernaccia, che vengono prodotte ogni anno, sono vedute a San Gimignano. La riscossa della Vernaccia ha anche un claim <<regina ribelle>> e sono certa che funzionerà.



                                                                       
Cinelli Colombini
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