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LA VITA E’ UNA COMBINAZIONE DI PASTA E MAGIA

PASTA CHE PASSIONE! UN MINILIBRO DI CARLO OTTAVIANO PER SCOPRIRE CURIOSITA’, NOTIZIE E FAKE NEWS SULLA PASTA IN UNA STORIA DI QUASI MILLE ANNI

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di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

 

“La vita è una combinazione di pasta e magia” con queste parole di Federico Fellini inizia l’opuscolo di Carlo Ottaviano “Parole di pasta” edizione fuori commercio riservata agli amici. A me è arrivato per Natale e questo è un ringraziamento tardivo per un dono graditissimo.

 

ORIGINE DELLA PASTA NON IN CINA MA PROBABILMENTE IN AFRICA SETTENTRIONALE

Un librino tanto piccolo quanto prezioso perché fa scoprire cose che quasi nessuno conosce e che sono invece intriganti e affascinanti. Ma dall’ex direttore del Gambero Rosso, non ci aspettavamo di meno!

IL TERROIR E LA DEGUSTAZIONE DEL VINO SONO UN MITO?

LA CONTESTAZIONE DEL CONCETTO DI TERROIR DA PARTE DI MAGGIE HARRISON E LE COMMISSIONI DI DEGUSTAZIONE ITALIANE CHE VANNO IN TILT CON I VINI NATURALI

Cancello nero agosto 2011 impianto del vigneto

Cancello nero agosto 2011 impianto del vigneto. esiste il terroir?

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

 

Ricordo l’inizio della lezione di Denis Dubourdieu, all’Università di Bordeaux nel lontano 1999 <<ricordatevi che la qualità del vino è una linea retta con la perfezione al centro, più andate verso i lati e meno il vino è buono>>. Rimasi stupefatta, perché venendo da studi umanistici sapevo come un concetto del genere appartenesse a una cultura idealistica basata sul “bello ideale” che era stata sbaragliata, proprio in Francia, dagli Impressionisti un secolo e mezzo prima e dalle avanguardie musicali all’inizio del Novecento.

IL PASSAGGIO DALLA CULTURA IDEALISTICA AL POST MODERN NEL VINO

Oggi la ricerca della perfezione apollinea non interessa più ma è l’espressività, la capacità di trasmettere messaggi e suscitare emozione che conta. Questo vale per ogni espressione della civiltà umana: il cinema, l’architettura, la moda …. E il vino.

OFFERTA CLUB: BRUNELLO 2015 – 3 BICCHIERI GAMBERO ROSSO

12 bottiglie di Brunello 2015 premiato con TRE BICCHIERI dalla Guida dei Vini del Gambero Rosso, direttamente a casa vostra per pranzi e regali speciali

 

Siamo onorati di annunciarvi che il Brunello di Montalcino DOCG 2015 di Donatella Cinelli Colombini è stato premiato dalla guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso con i Tre Bicchieri. Questo vino ha eccellenti giudizi dalla principale critica del vino internazionale: 94/100 Wine Advocate Robert Parker, 94/100 Wine Spectator, 95/100 James Suckling.

 

OFFERTA 12 BOTTIGLIE DI BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2015 “TRE BICCHIERI”

PER I MEMBRI DEL CLUB DI DONATELLA

2015 Brunello di Montalcino DOCG a €39,00 (prezzo a bottiglia) – comprando 11 bottiglie, riceverete una bottiglia omaggio

Brunello di Montalcino Casato Prime Donne 2015

Brunello di Montalcino 2015 offerta

Spedizione omaggio in Italia, per chi acquista dall’estero è previsto uno sconto di 20,00 Euro

 

PER CHI NON E’ ANCORA MEMBRO DEL CLUB DI DONATELLA

2015 Brunello di Montalcino DOCG a €39,00 (prezzo a bottiglia)

Spedizione omaggio in Italia, per chi acquista dall’estero è previsto uno sconto di 20,00 Euro

 

SPEDIZIONE GRATIS IN ITALIA E SCONTATA ALL’ESTERO

Nel prezzo è compreso il costo di spedizione in Italia e uno sconto di 20,00 euro per chi acquista dall’estero.

La spedizione all’estero varia a seconda del Paese e verrà quantificata all’accettazione dell’ordine.

Abbiamo delle condizioni molto vantaggiose per le spedizioni negli Stati Uniti, Canada, Giappone, Singapore, Hong Kong e Australia.

 

TripAdvisor e le recensioni false

Il Centro recensioni di TripAdvisor contro i commenti falsi ma anche come servizio di marketing a pagamento perchè chi risponde alle recensioni attrae i clienti

 

Matteo Scibilia

Matteo Scibilia strappa il certificato TripAdvisor

di Donatella Cinelli Colombini

TRIPADVISOR NON CANCELLA LE RECENSIONI FALSE

Circa 4 anni fa un ex dipendente della Fattoria del Colle pubblicò due recensioni identiche usando due account diversi lamentandosi di una festa di battesimo che non è mai stata organizzata. Sottoponemmo la questione a TripAdvisor che si rifiutò di cancellare le recensioni anche se erano evidentemente false. Tantissimi ristoranti hanno avuto problemi simili al mio. Per non parlare del clienti che minacciano di scrivere una recensione negativa mentre chiedono uno sconto lamentandosi di un piccolo disservizio descritto come la tragedia che ha rovinato la loro vacanza …. Se a questo aggiungiamo le recensioni “a pagamento” vendute dalle reputation agency, per sostenere ristoranti e alberghi (non dimentichiamo la condanna a 8 anni di reclusione del tribunale di Lecce) otteniamo una specie di Far West pieno di trappole.

 

66 MILIONI DI RECENSIONI E SOLO IL 4,7% CANCELLATE DA TRIPADVISOR

Fattoria del Colle ristorante agrituristico

Fattoria del Colle e TripAdvisor

Fra i 66 milioni di recensioni 2018 nella piattaforma solo il 4,7% è stato respinto o rimosso perché falso (2,1%) con il risultato che TripAdvisor si è trasformato da uno strumento di trasparenza in un’arma per ricattare, truffare oppure dare sfogo all’aggressività tipo gli ultras del calcio. Il nocciolo della questione è l’anonimato di chi scrive le recensioni, agevolato dalla legge sulla privacy e difeso dalla dirigenza TripAdvisor. Nei fatti è alla base dell’esplosione di violenza verbale di chi usa le recensioni per darsi importanza con gli amici.

 

CENTRO RECENSIONI TRIPADVISOR COME STRUMENTO DI TRASPARENZA E MARKETING

Ed ecco che nasce il Centro Recensioni di TripAdvisor che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, arginare le recensioni non autentiche. Il progetto arriva dopo un 2019 italiano caldo, per la celebre piattaforma dei viaggi, con il giudizio definitivo del Consiglio di Stato di multare TripAdvisor per pubblicità mendace: l’azienda – ha stabilito la sentenza di luglio 2019 – non può promuovere le proprie recensioni come “vere e autentiche”, perché non è in grado di garantire l’autenticità di un commento, nonostante gli sforzi per monitorare i numerosissimi contenuti pervenuti ogni giorno. Il punto interrogativo su TripAdvisor diventa una sentenza non più appellabile.

 

Lo chef Jamie Oliver in tribunale per fallimento

Jamie Oliver lo chef idealista, salutista e innamorato dell’Italia, il divo TV dei fornelli fra i più pagati al mondo sull’orlo della bancarotta

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Mi è sempre piaciuto per il suo aspetto anticonformista e scanzonato ma anche per la sua battaglia in favore dell’alimentazione sana dei bambini junk food = Junk kids, che tradotto in italiano significa cibi spazzatura uguale bambini spazzatura. Grazie a lui molte scuole in UK e in USA hanno migliorato le mense. Una battaglia di cui è stato portavoce anche al Salone del Gusto di qualche anno fa.

JAMIE OLIVER DA SECONDO CUOCO PIU’ PAGATO DEL MONDO AL FALLIMENTO

Al culmine del successo aveva 40 ristoranti in Gran Bretagna e quasi altrettanti in giro per il mondo. E’ arrivato ad essere il secondo chef più pagato del mondo … Poi,  soprattutto in UK, le cose hanno cominciato ad andare male e sono cresciuti i debiti stimati dal Sun, all’inizio del 2018, in oltre 70 milioni di Sterline.

Jamie Oliver ha provato a rifinanziare la società con 3 milioni di sterline dal suo patrimonio personale, ma non è bastato, così come non è bastata la chiusura di alcune sedi della catena Jamie’s Italian.

Jamie Oliver

Jamie Oliver

Ora arriva la domanda di insolvenza – che corrisponde al nostro “portare i libri in tribunale”-  che riguarda 23 ristoranti dove lavoravano 1.300 persone sotto le insegne Jamie’s Italian, Barbecoa e Fifteen.  Un disastro che segue il fallimento di altre catene britanniche come Carluccio’s, Prezzo, Giraffe e Ed’s Easy Diner. Secondo The Drinks Business quello di Jamie Oliver non è da ricondurre alla Brexit, come ha dichiarato il celebre chef, quanto piuttosto a un cambio di gusto degli inglesi che si orientano sui locali di consumi esperienziali invece che sui ristoranti classici.

Spritz sotto attacco del New York Times

La battaglia dello Spritz: il New York Times lo stronca ma il Washington Post svela che l’autrice del pezzo è la portabandiera degli aperitivi francesi

Spritz-sotto-attacco

Spritz-sotto-attacco

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ l’aperitivo più fotografato del mondo, basta aprire Instagram per rendersene conto. Campari lo ha rilanciato con una campagna pubblicitaria sull’Aperol, in America l’anno scorso. Da tempo ci sono favorevoli e contrari ma ora infuria la polemica innescata dall’articolo di Rebekah Peppler sul New York Times. Il titolo è:
<<The Aperol Spritz Is Not a Good Drink – The popular, Instagram-friendly aperitif drinks like a Capri Sun after soccer practice on a hot day. Not in a good way>>. L’Aperol Spritz non è un buon aperitivo. L’aperitivo più conosciuto e più postato su Instagram, da bere come un dopo spiaggia a Capri. Non è buono.

 

New York Times stronca lo Spritz a causa dei suoi ingredienti

Spritz-sotto-attacco

Spritz-sotto-attacco

Una stroncatura che parte dalla storia del cocktail e dalla sostituzione degli ingredienti di qualità con autentiche “ciofeche” primi fra tutto l’Aperol, che riceve le accuse più pesanti e poi il Prosecco di basso livello al posto dello spumante. <<To build a spritz worth drinking, direct your attention first to the sparkling wine, then the aperitif bottle. In the 3:2:1 formula, sparkling wine takes up the most real estate, and most spritzes are being topped with garbage bubbles>>. Per preparare uno Spritz che vale la pena di bere, bisogna, prima di tutto, scegliere una buona bollicina. Nella formula 3: 2: 1, il vino sparkling è l’ingrediente principale, mentre la maggior parte degli Spritz è dominata da bollicine di immondizia.

 

Spritz: favorevoli e contrari anche in Italia

Letta così la stroncatura del New York Times è assolutamente condivisibile, come ha ammesso anche il Gambero Rosso. Sta di fatto che l’articolo ha scatenato una bufera: 371 commenti all’articolo on line e tutta la stampa del mondo, soprattutto quella italiana che entra nella polemica.

Il Washington Post titola << Suddenly, everyone has an opinion on the Aperol Spritz >>. All’improvviso tutti hanno un’opinione sull’Aperol Spritz. Un articolo da cui partono autentiche stilettate e scopriamo che l’opinionista del NYT Rebekah Peppler, che ha tanto criticato lo Spritz è autrice di un libro sui cocktail francesi intitolato “Apéritif”, che ha avuto la nomination per un James Beard Award.

Le cantine on line: gioie e dolori del vino digitale 1

Non essere in Internet è mortale ma essere visibili è complicato.  Le cantine on line; sito, blog, social, house organ, georeferenziazione … istruzioni per l’uso 

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di Donatella Cinelli Colombini

Per le cantine l’immagine on line ha una doppia valenza: commerciale e turistica.

IL SUCCESSO COMMERCIALE DELLA CANTINA PASSA DA INTERNET

Oltre la metà degli importatori piccoli non vengono in Italia ma scelgono le cantine in cui comprare tramite le guide, gli eventi all’estero, oppure il consiglio di esperti. Il primo elemento di valutazione è il sito dell’azienda, a cui seguono i contatti via e-mail, la richiesta di campionatura e, se tutto va bene, un piccolo ordine di prova. Si tratta di enoteche con una distribuzione nella loro città, oppure di una

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catena di tre o quattro ristoranti che fanno arrivare container misti unendo le bottiglie di più cantine. Buyer che alla fine dell’anno comprano oltre un pancale di vino da ogni produttore e hanno la giusta dimensione per i bravi ma piccoli, che non vogliono essere in mano a un solo importatore grande cioè a un acquirente che compra quasi tutta la loro produzione determinando poi anche il prezzo di vendita.

Un sito ben fatto, anche in inglese, è determinante per intercettare questi buyers.

IL SUCCESSO TURISTICO DELLA CANTINA PASSA DA INTERNET

Per quanto riguarda il turismo del vino bisogna ricordare che cresce attraverso il passaparola: quello reale prima e quello virtuale ora. Gli altri sistemi di comunicazione – giornali specializzati, pubblicità, tour operator, pubbliche relazioni, news letter- funzionano pochissimo per diffondere le wine destination. Altra cosa da ricordare è che tutte le indagini descrivono i turisti del vino come utenti Internet più attivi della media.

Vini dolci e dessert? Favorevoli e contrari

Io e Eric Lanlard siamo proponiamo l’abbinamento di dessert con vini secchi e con discreta acidità. Ma tutti invece servono vini dolci con il dolce

dolci e vini dolci l'opinione di Lanlard nella foto

dolci e vini dolci l’opinione di Eric Lanlard nella foto

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante,  Fattoria del Colle

Rifiutare uno Chateau d’Yquem è sempre difficile, specialmente quando sei invitata a cena da James Suckling ma a me i vini dolci disgustano e quindi li rifiuto anche a rischio di apparire scortese. Per fortuna sono in buona compagnia, Eric Lanlard volto noto ai telespettatori britannici che amano i programmi di cucina ha incontrato i giornalisti nel suo Cake Boy a Sud di Londra raccontando che spesso, quando è invitato a cena gli offrono Chateau d’Yquem con il dolce ma <<and it’s just not for me>> non fa per lui. Preferisce il foie gras o un’altro gusto in contrapposizione con la dolcezza del vino.

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dolci-e-vini-dolci-Cavallucci_VinSanto_Fattoria_del-Colle

Io sorrido <<finalmente qualcuno che la pensa come me>> mi dico <<ma come si fa ad apprezzare la melassa che viene fuori sommando dolce con dolce?>>. Lanlard conclude l’intervista a The Drinks Business con una frase da incorniciare <<At home we would drink Champagne throughout the meal, and especially with dessert>> invece di bere bollicine con gli aperitivi, come fanno tanti, lui serve lo Champagne con tutto il pasto e specialmente con il dessert. Abch’io!
Eppure se leggete i manuali dei Sommelier trovate sempre la raccomandazione di abbinare i dessert con Vin santo, Zibibbo, Marsala, Recioto o Barolo chinato, passito …. Nessuno mette in dubbio questo criterio di scelta e anzi viene fortemente criticata l’abitudine a servire spumanti secchi con il dolce.

Violante al Gambero Rosso

Corso ” I nuovi orizzonti del vino ” organizzato dal Gambero Rosso con Paolo Zaccaria, Marco Sabellico e Gianni Fabrizio per Agivi giovani imprenditori del vino

Gambero Rosso-corso-Agivi

Gambero Rosso-corso-Agivi

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Due giorni full immersion – giovedí 22 e venerdì 23 febbraio- per Violante Gardini, energetica Cinellicolombini jr – e alti 18 giovani produttori di vino, a Roma nella sede del Gambero Rosso, la mitica redazione della più importante guida italiana dei vini.
Il corso era organizzato da Agivi un’associazione che riunisce imprenditori e futuri imprenditori di ogni parte d’Italia. Giovani che credono nei vantaggi di fare squadra e affrontare il futuro forti di una rete di amicizie capaci di dare stimoli e aiuto reciproco.

Violante-Gardini-corso-AGIVI-al-Gambero-Rosso

Violante-Gardini-corso-AGIVI-al-Gambero-Rosso

Nel corso dell’anno Agivi propone viaggi didattici, incontri con imprenditori di successo e occasioni formative di tipo molto diverso: dal public speaking, al marketing, oppure, come in questo caso, degustazioni che insegnano l’evoluzione stilistica e culturale del vino in uno scenario internazionale.
Giovani che alla fine vanno volentieri a ballare ma vogliono migliorare sé stessi e le prospettive delle rispettive aziende. In questo spirito, determinato ma anche allegro, Violante e i suoi amici sono entrati nelle aule del Gambero Rosso.
Paolo Zaccaria ha fatto la lezione sui vini bianchi con 12 assaggi. <<Ha scelto per noi vini molto vari che spaziavano dal nord al sud Italia fino alla Mosella e alla Francia>> racconta Violante <<Etna Bianco Cantine Nicosia, Fiano di Avellino di Villa Raiano, Poggio della Costa di Sergio Mottura fino ad uno splendido Chenin blanc Saumur Domaine des Roches >>.

Denise Cosentino prima enologa italiana in Cina

Trent’anni appena compiuti la calabrese Denise Cosentino dirige la cantina del banchiere tedesco Karl Heinz Hauptman nella penisola dello Shandong in Cina

Denise-Cosentino-enologa-italiana-in-Cina

Denise-Cosentino-enologa-italiana-in-Cina

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ la prima enologa donna italiana nel gigante asiatico. Bruna, capelli lunghi, sguardo diretto in un volto dai lineamenti minuti, è giovane ma ha un carattere fortissimo. Denise Cosentino si è laureata in enologia a Torino ed ha proseguito i suoi studi sulla vigne e sul vino a Montpellier e a Bordeaux. Ha fatto vendemmie in molte delle zone TOP mondiali: Toscana, Paulliac e Rheinhessen. E’ in Cina dal 2014 ed ha lavorato nei distretti vincoli di Shaani e Ningxia dove ha anche partecipato al “Ningxia Winemakers Challenge. <<E’ stata un’esperienza indimenticabile>>ha detto alla fine e, anche se non ha vinto, << non capita tutti i giorni di ritrovarti un mezzo ad altri 47 enologi provenienti da tutte le parti del mondo>>

Denise-Cosentino-great-river-hill-shandong-chateau-nine-peaks-cabernet-sauvignon-2011-blind-tasting-in-beijing-china

Denise-Cosentino-great-river-hill-shandong-chateau-nine-peaks-cabernet-sauvignon-2011-blind-tasting-in-beijing-china

Ora è nello Shandong nell’Est della Cina ai piedi della montagna di Nine Peaks che da in nome allo Chateau Great River Hill costruito dal banchiere tedesco Hauptman nel 2008. 85 ettari soprattutto di Cabernet e Chardonnay. Si tratta di una zona nuova per l’enologia <<fino a 10 anni fa >> in questa parte della regione <<non avevano mai visto ne una vigna ne una cantina>> ha detto Denise a Andrea Gabbrielli del Gambero Rosso descrivendo il problema di trovare personale competente.

Cult wine fatto in casa

Nell’East Village di NY in un appartamento di 50 m2 è nata la prima cantina domestica cioè creata nell’alloggio di un giovane ingegnere di origine italiana

Willage winery club

Willage winery club

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

La notizia mi arriva dal “Gambero rosso” e riguarda un ingegnere di origine siciliana che vive nell’East Village di New York e si chiama Matthew Baldassano. A prima vista sembrerebbe una urban winery come altre a Londra e in Canada ma in questo caso si tratta di un appartamento dove il novello winemaker vive normalmente inoltre la produzione mira molto in alto cioè a un “cult wine” termine originariamente utilizzato per indicare vini ad alto prezzo e alta immagine come, citando Wikipedia <<for example, Screaming Eagle from California and Penfolds Grange from Australia, among many others ….

Mattehew Baldassano Village Winery club

Mattehew Baldassano Village Winery club

Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux, Château Haut-Brion, and Château Mouton Rothschild>>.
Ed ecco invece che il concetto di vino cult si rovescia. Il valore non deriva più dal punteggio di Robert Parker oppure dalla vigna come a Romanée Conti e neanche dal prestigio di un nome storico come Frescobaldi, ma dal fatto che i destinatari delle bottiglie partecipano personalmente alla produzione. Ed ecco che Baldassano ha creato il “Village Winery Club” e due volte all’anno compra uve in California e in Cile (petite Syrah, Cabernet e Zinfandel) ed invita a partecipare alla produzione attraverso la sua pagina Facebook <<Tempus Est Iam For those who want to get involved in the‪#‎urbanwinemovement‬>> ha scritto il 16 settembre scorso. Il village winery club ha già oltre 100 membri e farne parte costa 200$.

No alle viti OGM, forse si agli ibridi

Il Gambero Rosso pubblica un interessantissimo articolo sui vini frutto di nuovi ibridi. E’ questo il futuro della viticultura rispettosa dell’ambiente?

Marco-Sabellico

Marco-Sabellico Gambero Rosso

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Giunge a esiti veramente interessanti il lunghissimo lavoro per produrre viti resistenti a peronospora e oidio, quindi con meno bisogno di trattamenti antiparassitari, ma contemporaneamente capaci di dare vini di qualità.
L’argomento richiede una premessa: gli ibridi sono l’incrocio fra specie di vite diverse e possono essere spontanei, cioè avvenire

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Vitigni Ibridi campi-sperimentali

naturalmente, oppure fatti dall’uomo. I primi tentativi sono del 1830 circa, da parte di Louis e Henri Bouschet de Bernard viticoltori francesi, padre e figlio, che crearono le prime nuove tipologie. Ma fu con la diffusione della fillossera che gli studi sugli ibridi ripresero slancio. Purtroppo però gli incroci ottenuti alla fine dell’Ottocento davano vini di gusto foxy cioè selvatico o di uva fragola e contenenti una gran quantità del pericolosissimo metanolo. Insomma vini cattivi e dannosi per la salute anche se da viti resistenti alla fillossera, peronospora e l’oidio.

Vuoi dormire in una botte?

Per chi ama il vino e il contatto con la natura ma vuole il confort ecco la botte super accessoriata per dormire in mezzo alle vigne

La barrique mini suite nella vigna

La barrique mini suite nella vigna

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Si chiama “La barrique” ed è prodotta dalla ditta milanese Alberi&case, la stessa che propone abitazioni e saune inserite fra gli alberi o sull’acqua. La barrique assomiglia a una grande botte messa in verticale. Dentro ci sono due piani che, nella versione large, sono di 9 metri quadri ciascuno. Tavolo con divanetto e bagno in basso, sopra c’è un letto matrimoniale che permette di dormire e guardare le stelle da un soffitto a cupola. Lo stile è minimal, simile alle architetture nordiche ma nell’insieme è accogliente e sviluppa un nuovo concetto di lusso basato sul silenzio, lo spazio a la full immersion nella natura, La tecnologia, tuttavia, c’è in abbondanza a cominciare dal WiFi. 

Carvinea una stella dell’enologia in un’antica masseria

Ignazio Anglani ci mostra la splendida Masseria Carvinea dove ha iniziato a lavorare dividendo le sue giornate con il Consorzio Puglia Best Wine

Carvinea Masseria Pezza d'Arena

Carvinea Masseria Pezza d'Arena

Carvinea nasce dalla passione di Beppe di Maria per i grandi vini e le grandi sfide. Salentino di Francavilla Fontana a vent’anni va a Milano per tornare in Puglia nel 1978 e gestire concessionari Volkswagen e Audi, poi Lexus ed infine Porsche. Un uomo di successo con la passione delle auto che tuttavia sente un legame profondo con il suo passato e la sua terra. Nel 2000, Beppe, si imbatte, per puro caso, nella Masseria Pezza d’Arena nelle campagne di Carovigno a 3 km dal mare e nei pressi del Parco di Torre Guaceto. Costruita nel Cinquecento ed antica proprietà dei principi Dentice di Frasso, era in terribile abbandono.
Quella di riportare la masseria al suo antico splendore diventa per Beppe di Maria una sfida in grande. Il restauro procede nel rispetto delle strutture storiche, usando metodi e materiali tradizionali e …. alla fine l’antica nobiltà dei muri torna fuori con un’eleganza tutta nuova. Al nome storico aggiunge Carvinea che fa riferimento al nome medioevale di Carovigno, e vuole sottolineare la rinascita dalle radici più antiche e solide.
Il vino è una parte integrante di questa sfida che guarda in alto. Intorno ai muri in pietra ci sono i vigneti coltivati come giardini e all’interno della masseria nascono grandissimi vini sotto l’attenta direzione di uno dei maggiori enologi del mondo Riccardo Cotarella. L’azienda è associata al Movimento turismo del vino e presto sarà aperta al pubblico.

Doctor Wine, il mitico Daniele Cernilli visto da vicino

E’ fra gli uomini a cui il vino italiano deve di più, fu fra i creatori del Gambero Rosso e della Guida ai Vini d’Italia ha ideato la classifica con i bicchieri

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo conosco da oltre vent’anni, quando era professore di filosofia, scapolo e guardava il mondo del vino come un universo pieno di belle sorprese. Negli anni Ottanta il giornalismo enogastronomico era tutto a Milano e, all’estero, le nostre bottiglie erano bevute solo nei ristoranti italiani. I super esperti internazionali le consideravano troppo tanniche e spesso con qualche puzzetta …. Insomma provinciali.
Daniele Cernilli con Bonilli e Carlo Petrini furono protagonisti di un’immensa azione di persuasione, diffusero la voglia e la convinzione di farcela da Trento a Pantelleria trasformando un Paese che produceva cisterne nel competitore diretto delle eccellenze francesi.
Passano gli anni … Daniele lascia il Gambero rosso nel 2011 e inizia una nuova avventura on line: www.doctorwine.it degustazioni, ricette e non solo. Scrive per “Sette” supplemento del Corriere della Sera e scrive libri come il recente I racconti e i commenti del Doctor Wine ( Einaudi pp. 335 € 18,5) 24 personaggi, 10 narrazioni, 22 saggi, 150 pagine di appunti su vini fuoriclasse e grandi classici. Un libro che insegna parecchio e fa riflettere parecchio.