QUARANT’ANNI DAL METANOLO

quarant'anni dalla tragedia del metanolo

QUARANT’ANNI DAL METANOLO

L’AGGIUNTA DI METANOLO AL VINO PRODUSSE 23 MORTI, 15 CIECHI E 153 INTOSSICATI MA ANCHE UNA RINASCITA QUALITATIVA E UN NUOVO FORMIDABILE SISTEMA DI CONTROLLI

quarant'anni dalla tragedia del metanolo

quarant’anni dalla tragedia del metanolo

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Della tragedia del metanolo nel 1986, io ho tre ricordi. Lo stupore di fronte alle notizie dei morti che arrivavano attraverso la televisione e dell’aggiunta di veleni nel vino che causavano queste morti. I produttori piemontesi il primo giorno di Vinitaly che letteralmente cacciarono le cantine coinvolte nelle indagini. Infine ricordo gli ordini di Brunello che aumentavano anziché diminuire perché appariva uno dei pochi vini assolutamente sicuri per cui persino dal Parlamento ci chiesero una fornitura urgente anche se pretesero un certificato di analisi.
Alla fine per noi di Montalcino la tragedia del Metanolo fu pressoché ininfluente. Ma tutto intorno fu un terremoto per cui ci fu un prima e un dopo. Beppe Colla, allora presidente del Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco (oggi Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani), pianse in diretta TV. Il vino italiano veniva bloccato alle frontiere e il danno al business e all’immagine del vino, fu enorme.

LA TRAGEDIA DEL METANOLO E QUELLO DELLA MUCCA PAZZA

Stefano Carboni in una lunga intervista sul GamberoRosso mette in parallelo lo scandalo del metanolo e la mucca pazza, due episodi che hanno segnato e rilanciato l’agroalimentare italiano. Sono avvenuti 40 e 25 anni fa ed hanno toccato un baratro da cui l’Italia è ripartita creando nuove opportunità.
Leggendo il lato positivo dei due tragici eventi possiamo dire che la forte reazione istituzionale portò a dei benefici sulla tutela dei consumatori. Questo grazie a un inasprimento dei controlli e a una nuova consapevolezza dei rischi nelle manipolazioni alimentari.

LA REAZIONE ISTITUZIONALE AL METANOLO E LA RINASCITA QUALITATIVA DEL VINO

Marco Sabellico mi raccontava che il padre Alberto, storico dirigente superiore presso l’Ispettorato centrale Repressione Frodi- Icqrf -, dopo il Metanolo passò mesi in ufficio con orari impossibili tornando a casa solo per dormire. <<Non lo vedevamo mai>> mi disse Marco ma suo padre mise in piedi il sistema di controlli su cui tutt’ora si basa la produzione enologica italiana.
Per questo un nuovo scandalo metanolo non può più succedere. Un profondo cambiamento normativo, organizzativo e tecnologico che ha interessato l’intera filiera. L’ultimo pezzo di questo processo è la digitalizzazione e l’arrivo degli enti certificatori. Una burocrazia enorme, a volte soffocante per le cantine, per cui possiamo dire che nessun prodotto agroalimentare ha lo stesso numero di registrazioni amministrative del vino con ogni passaggio documentato e dichiarato alle autorità di controllo. A questo si aggiungono le ispezioni: NAS, Repressione Frodi, ASL, Consorzi, enti Certificatori. E infine le analisi di laboratorio.

LA  REAZIONE DEI MEDIA AL METANOLO CON LA NASCITA DELLA GUIDA DEI VINI DEL GAMBEROROSSO

Altri antidoti positivi nati come reazione alla tragedia metanolo sono, nel marzo 1986, la nascita di Arcigola che successivamente generò Slow Food e, ancora nel 1986, la Guida dei Vini d’Italia del GamberoRosso.
Oltre a un sistema di controlli fra i più forti del mondo, lo scandalo del metanolo ha lasciato uno strascico di processi che purtroppo non ha dato alle vittime i risarcimenti che tutti si aspettavano.  23 morti, 15 rimasti ciechi e 153 intossicati. Questo è successo benchè la dinamica dei fatti fosse ben individuata dalle autorità di polizia. Il metanolo costava meno dello zucchero e permetteva di aumentare il grado alcolico del vino, per questo motivo era stato aggiunto a del vino scadente senza preoccuparsi dei rischi per la salute dei consumatori. Furono coinvolte una cinquantina di cantine in Puglia, Lombardia, Veneto e Piemonte ma tutto era partito dai fratelli Giovanni e Daniele Ciravegna, che ebbero condanne a 14 e 4 anni di carcere. Non ci crederete ma nel 2001 la cantina Ciravegna ha ricominciato a produrre.



                                                                       
Cinelli Colombini
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