Gamberorosso Tag

IL VINO IN METROPOLITANA INCONTRA I NUOVI CONSUMATORI

IDEA INSOLITA: 3 STAZIONI DELLA METROPOLITANA MILANESE TRASFORMATE IN SALE DA DEGUSTAZIONE PER INCONTRARE I CONSUMATORI FUORI DA CANTINE E RISTORANTI

Degu-stazione nella metropolitana di Milano

Degu-stazione nella metropolitana di Milano

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Il progetto si chiama “degu-stazioni” ed è avvenuta domenica 27 settembre ed era stato presentato da Andrea Cuomo su GamberoRosso.

Un piccolo test che potrebbe essere l’inizio di un cambiamento con il vino che si sposta dai luoghi più tradizionali, come ristoranti, cantine e enoteche, per andare a cercare i consumatori.
Un progetto di “SOMM IS THE FUTURE” in collaborazione con Metro 5 Milano. La prima degustazione underground che prova a riscrivere il rapporto fra vino, città e nuove generazioni. Ha coinvolto 30 cantine e 50 Somm Mentor proponendo un allestimento classico con tavoli di assaggio coperti da tovaglie bianche, in una cornice decisamente insolita e intrigante.

L’AI SPINGE TUTTI I TURISTI NEGLI STESSI POSTI

VINCONO I SOLITI NOTI. L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CONSIGLIA LE DESTINAZIONI PIU’ RECENSITE O CON MAGGIORI TRACCE DIGITALI E CONSEGUENTEMENTE FAVORISCE L’OVERTOURISM

L'intelligenza artificiale tende a indirizzare i turisti negli stessi luoghi

L’intelligenza artificiale tende a indirizzare i turisti negli stessi luoghi

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Il 56% degli statunitensi usa l’Intelligenza artificiale per avere suggerimenti sulle destinazioni da visitare e creare un itinerario. I turisti italiani usano l’AI soprattutto per tradurre i menù, trovare idee di viaggio e prenotare.
Il ricorso al mezzo elettronico deriva dalla speranza di avere un consigliere TOP che aiuta a scoprire posti nuovi come e meglio dell’amico che va in giro ad esplorare. Invece i grandi portali del turismo come Google Maps, TripAdvisor ripetono per migliaia o milioni di volte la stessa segnalazione. Alla fine invece di essere uno strumento che accresce le opportunità di scoperta dei territori, dei ristoranti e degli alberghi, i portali mandano sempre e solo negli stessi posti.

ENOTURISMO IL POTERE DEL PASSAPAROLA (1)

VINCENZO RUSSO E ROBERTA GARIBALDI CI REGALANO 2 ARGOMENTI NUOVI PER L’ENOTURISMO: IL VALORE DELLA COERENZA E LE TRACCE DIGITALI IN RELAZIONE AL PASSAPAROLA

di Donatella Cinelli Colombini, Winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Il valore della coerenza nell'esperienza enoturistica secondo Vincenzo Russo

Il valore della coerenza nell’esperienza enoturistica secondo Vincenzo Russo

Arrivano contemporaneamente due contributi sull’enoturismo che, sebbene diversi, sono strettamente connessi. Il primo è del super esperto di neuromarketing Vincenzo Russo e parla del calo dei consumi collegato al “battesimo del vino” cioè al rito, un tempo domestico e familiare, legato al consumo insegnato dai nonni e oggi collegato alla visita delle cantine.

IL NEUROMARKETING PER L’ENOTURISMO

Il secondo è di Roberta Garibaldi e riguarda il Rapporto sull’enoturismo 2026 per Ascovilo. Entrambi riguardano i consumatori italiani e alla fine vedremo come coincidono.

Vincenzo Russo esamina i bevitori italiani tra 20 e 24 anni il cui consumo quotidiano è crollato negli ultimi 10 anni dal 33,3% al 19%. << Il vino non scompare dalla vita dei giovani: scompare dalla tavola di casa>> ha scritto russo su Gamberorosso << il cervello della Gen Z rischia di non fruire dell’imprinting precoce che facilita l’accesso al gusto nelle fasi successive>>. L’alternativa al nonno che fa assaggiare il gusto del vino al bambino è l’enoturismo e va proposto a un’età precisa fra i 19 e i 23 anni quando il cervello è maggiormente plastico agli input esperienziali strutturati.

L’ACIDITA’ VOLATILE CROCE E DELIZIA DEI VINI NATURALI

ELENA PANTALEONI PORTABANDIERA DI VITIGNI AUTOCTONI E DEL VINO NATURALE A LA STOPPA PARLA DELL’ACIDITA’ VOLATILE ALTA COME UN PROBLEMA SEMPRE PIÙ DIFFUSO

Elena Pantaleoni Tenuta La Stoppa

Elena Pantaleoni Tenuta La Stoppa

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Conosco Elena da quando era poco più di una bambina. Nasce da due genitori formidabili; il padre industriale e la madre Angela pioniera del vino premium sulle colline piacentine nella splendida tenuta de La Stoppa. Una donna eccezionale di cui apprendo solo ora, per caso, la scomparsa e mi dispiace tanto.

Le colline piacentine sono un territorio con straordinario potenziale enologico in cui trent’anni fa pochissimi credevano davvero. Qui Elena ha dato una svolta abbandonando i vitigni internazionali e puntando sugli autoctoni Barbera, Croatina e Malvasia di Candia e sul vino naturale. Una scelta coraggiosa che l’ha portata a diventare una leader riconosciuta a livello internazionale. 

L’ENOTURISMO SPAGNOLO CON QUADRI DI PICASSO E WARHOL

DUE HUB ENOTURISTICI, IL VIVANCO DI RIOJA E IL VALDEPEÑAS, PROPONGONO DEGUSTAZIONI DI VINO IN SALE CON QUADRI CELEBRI CON NUOVO FORMAT CHE UNISCE VINO E CULTURA

Enoturismo in Spagna

Enoturismo in Spagna

Di Donatella Cinelli Colombini, wineeducation, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Mi chiedo perché non farlo anche noi? Molti piccoli musei languono per mancanza di visitatori e si avvantaggerebbero da un nuovo modello di esperienza artistica. Anzi certi artisti, e penso a Leonardo da Vinci, hanno avuto un ruolo sia nel vino che nell’arte per cui potrebbero essere molto stimolanti su entrambi. In altre parole, qui da noi in Italia quasi ovunque portare l’assaggio del vino in edifici storici e musei permette di capire meglio la storia, l’arte e il vino perché sono tre cose collegate.

IL TURISMO DEL VINO IN SPAGNA

Questa riflessione parte da un bellissimo articolo di Enrico Zucchi sul GamberoRosso riguardante l’enoturismo spagnolo.
Premetto che non concordo con alcuni numeri. Di recente sono stata in Andalusia nella zona dello Jerez. Tipo Pepe dice di essere la seconda cantina più visitata del mondo con 230.000 ingressi annui. Tre anni fa ho visitato la Ribera del Duero dove ci sono infrastrutture enoturistiche che sono star di prima grandezza: Vega Sicilia e Alma Carraovejas.

DAL VINO AL CALICE AL VINO OSSIDATO

I CLIENTI ORDINANO SEMPRE PIU’ SPESSO CALICI DI VINO INVECE CHE BOTTIGLIE MA QUELLO CHE ARRIVA NEL LORO BICCHIERE A VOLTE E’ OSSIDATO. COME CAPIRLO E COSA FARE

Vino al calice e ossidazione Tagliata di cinta senese - Fattoria del Colle Trequanda Toscana

Vino al calice e ossidazione Tagliata di cinta senese – Fattoria del Colle Trequanda Toscana

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Sono fra i consumatori di vino al calice, specialmente se è possibile sperimentare cose che non conosco e scambiarmi il bicchiere con gli amici. Tuttavia, spesso i ristoranti non sono attrezzati per questo genere di offerta. Non hanno impianti ad azoto e neanche pompette per l’estrazione dell’ossigeno. Capita di vedere le bottiglie servite al bicchiere esposte sul bancone e chiuse con il tappo di sughero per cui oltre che fuori temperatura sono quasi sicuramente ossidate.

IL VINOAL CALICE E’ ATTRAENTE MA VA SAPUTO SCEGLIERE E CONSERVARE

A quel punto conviene fare un sacrificio e ordinare una bottiglia intera sperando che poi il gestore abbia un sacchetto per portarla a casa e finirla con calma.
Eppure, il consumo del vino al bicchiere cresce. Molti, come Andrea Gori, lo ritengono il miglior sistema per arginare il calo dei consumi. E, a conti fatti, è anche molto remunerativo per ristoranti ed enoteche. Per i vini fermi la bottiglia serve per 5 calici e al terzo bicchiere ha già messo in tasca del gestore il prezzo di vendita intero. Ovviamente questo è possibile se il servizio è fatto in modo intelligente offrendo vini giusti: brand affermati insieme ad autentiche rarità da scoprire, ma soprattutto se l’attrezzatura di conservazione è adeguata.

GLI ENOTURISTI DI LINGUA TEDESCA IN ITALIA

SVIZZERI, TEDESCHI E AUSTRIACI AMANO FARE TURISMO DEL VINO IN ITALIA MA IN AUTENTICHE -NO STILE DISNEYLAND- DOVE SONO ACCOLTI COME AMICI E FANNO ESPERIENZE ATTIVE

Turisti del vinom di lingua tedesca Casato Prime Donne Montalcino

Turisti del vinom di lingua tedesca Casato Prime Donne Montalcino

Trenta o quarant’anni fa, nelle cantine della zona del Brunello, gli svizzeri erano i clienti migliori e letteralmente riempivano l’auto di bottiglie costose. Poi pian piano sono diminuiti.
I turisti del vino di lingua tedesca amano visitare le cantine italiane. Ne troviamo moltissimi in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia soprattutto lungo il lago di Garda.
A loro è dedicata l’analisi pubblicata su Gamberorosso, di Susanne Wess fondatrice della piattaforma Wine2Stay. Evidentemente i turisti di lingua tedesca sono sempre stati attratti dall’Italia, per il clima, la cucina, la cultura e il carattere estroverso degli italiani. A tutto ciò si aggiunge il reddito medio più alto che permette loro di fare shopping davvero convenienti.
Come ben sappiamo il turista del vino ha generalmente una maggiore propensione di spesa rispetto alla media dei viaggiatori esteri in Italia e anche il segmento germanofono non fa eccezione. E’ più alto spendente rispetto al turista tradizionale.

ESISTE UNA RICETTA ANTICRISI PER IL VINO?

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI PROPONE I POSSIBILI SCENARI FUTURI DEL VINO: PIÙ VENDITA DIRETTA, MENO GRADAZIONE, PIÙ TERRITORIALITÀ E RISPETTO AMBIENTALE

 

B2C vendita diretta nuova tendenza del vino

B2C vendita diretta nuova tendenza del vino

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), lo scorso anno, le esportazioni internazionali di vino hanno registrato una contrazione del 6,7% rispetto al 2024, a cui ha fatto eco una flessione a volume del 4,7% pari a 94,8 milioni di ettolitri (105,8 milioni nel 2019).

L’export, dunque, non è più un’alternativa valida al calo dei consumi di vino che, in Italia, è ormai una costante da lunga data. La sfida è ora più dura e si basa essenzialmente su tre punti:

Meno alcol nei vini che rispondono a esigenze di salute, clima e nuove occasioni di consumo
Filiere corte
Valore certificato come BIO e biodiversità. Rispetto ambientale espresso anche con bottiglie più leggere
Il bellissimo articolo di Gianluca Atzeni pubblicato dal GamberoRosso è in realtà un’intervista  realizzata a marzo 2026 dall’algoritmo di intelligenza artificiale Gemini di Google che analizza il futuro del vino sulla base dei contenuti pubblicati fino ora.

GIOVANI E VINO

L’OSSERVATORIO DELL’UNIONE ITALIANA VINI – VINITALY CI AGGIORNA SUI CONSUMI DI VINO IN ITALIA E SORPRENDENTEMENTE RIVALUTA IN POSITIVO IL RUOLO DELLA GENZ

Giovani e vino nuovi dati sui consumi in Italia dall'Osservatorio UIV Vinitaly

Giovani e vino nuovi dati sui consumi in Italia dall’Osservatorio UIV Vinitaly

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Nel nostro Paese bevono vino circa 30 milioni di persone cioè il 55% della popolazione per cui, dal 2018,  il numero dei consumatori si è stabilizzato ma il modo di bere è molto cambiato. Aumentano i bevitori saltuari e diminuiscono quelli che consumano vino tutti i giorni.

LA GENZ NON HA VOLTATO LE SPELLE AL VINO ANZI GLI PIACE

Fra i giovani il consumo quotidiano è del 2% mentre per i baby boomers è il 36%. All’opposto la quota di quelli che bevono due volte la settimana riguarda il 50% dei nati a cavallo del nuovo millennio e il 31% della generazione nata nel ventennio dopo la Seconda guerra mondiale.

LA RIVOLUZIONE LIQUIDA NEI RISTORANTI

GIANLUCA ATZENI CI RACCONTA COME LA RISTORAZIONE STA CAMBIANDO L’OFFERTA DELLE BEVANDE, GLI ORARI E PERSINO I MENU’ PER CLIENTI ATTENTISSIMI AL BENESSERE FISICO

Toscana-Ristorante-Antico-fienile-della-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Toscana-Ristorante-Antico-fienile-della-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

In Italia chiudono negozi e bar ma aprono ristoranti. E’ una dinamica strana. Dal 2012 hanno chiuso oltre 156.000 piccoli negozi e attività ambulanti. Negli ultimi 10 anni si sono abbassate le serrande di 21.000 bar.
La ristorazione apparentemente va in controcorrente con un aumento delle aperture. In realtà si tratta soprattutto di franchising e catene per cui il saldo reale è negativo.
Nei ristoranti, dopo la crisi causata dal Covid-19 è avvenuto un aumento incessante delle spese. <<Dal 2023, il comparto ha registrato un incremento significativo dei costi principali, spinto dall’inflazione, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, oltre che dalla crescente pressione sui salari. Tutti elementi che hanno ridotto sensibilmente la redditività delle imprese.>> scrive Enrik Gjoka in Italia a Tavola 

FINE WINES O NATURAL WINE COSA C’È NEL FUTURO DEL VINO

EINSTEIN DICEVA <<LA MISURA DELL’INTELLIGENZA È LA CAPACITÀ DI CAMBIARE.>> MA NOI DEL VINO -PRODUTTORI, TRADE E STAMPA – VOGLIAMO CAMBIARE? MA POSSIAMO NON CAMBIARE?

Priscilla Hennekam Rethinking the Wine Industry

Priscilla Hennekam Rethinking the Wine Industry

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Albert Einstein diceva anche un’altra frase <<Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose >> e di fronte a un calo dei consumi mondiali del 3.2% all’anno con tendenza a crescere, forse fare le stesse cose equivale ad andare verso il disastro.

RETHINKING THE WINE INDUSTRY

Durante Wine Paris la tavola rotonda promossa da Rethinking Wine aveva per titolo “What Stays, What Changes, What Starts Now” e provava a dare una scossa verso il cambiamento. Rethinking the Wine Industry è un gruppo nato su WhatsApp e su LinkedIn poi cresciuto fino a diventare una piattaforma di networking. E’ stato fondato dalla brasiliana australiana Priscilla Hennekam che nel sito presenta il suo pensiero con questa frase << L’industria del vino ha bisogno di pensatori, non di seguaci. Di innovatori, non di imitatori. Insieme, possiamo cambiare la narrativa>>. E poco sotto aggiunge << In Rethinking the Wine Industry, crediamo che il vero progresso nasca dal dialogo, dalla creatività e dal coraggio di pensare diversamente>>.

CHI È GIANNI BRUNO IL NUOVO DG DI VERONAFIERE

L’’UOMO VINITALY” GIANNI BRUNO ALLA FINE DI FEBBRAIO DIVENTERÀ DIRETTORE GENERALE DELL’ENTE FIERISTICO VERONESE, ESULTANO I PRODUTTORI DI VINO ITALIANO

Gianni Bruno nuovo Direttore Generale di Veronafiere

Gianni Bruno nuovo Direttore Generale di Veronafiere

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne a Montalcino, Fattoria del Colle a Trequanda 

Inizio con un commento personale, io scelgo gli amici per le loro capacità (gli stupidi mi annoiano) ma anche per i loro valori. Ne ho pochi ma sono tutte persone straordinarie.
Gianni Bruno è un mio grande amico da tanti anni perché è una grande persona.
Un uomo intelligente, leale, che nei progetti mette testa e cuore, ha visione e capacità manageriale. E’ facile volergli bene perché è buono. Aiuta anche chi non aiuta lui. E’ un mediatore ma non uno scalatore di carriera e questo lo ha penalizzato. Con più ambizione e meno lealtà avrebbe fatto tutt’altro percorso professionale ma forse non saremmo diventati amici.
Ma c’è ancora chi vede questi comportamenti come un pregio e quindi invece di andare in pensione, come si aspettava, Gianni Bruno è divento Direttore Generale di Veronafiere.

BAG IN BOX; OPPORTUNITA’ O MINACCIA?

LA DOC LANGHE NEBBIOLO INTRODUCE IL BAG IN BOX FRA I FORMATI IN CUI CONFEZIONARE IL VINO MA IL RESTO DEI COSORZI SONO TITUBANTI: SVILISCE IL VINO O CREA BUSINESS?

Piemonte Dolcetto in bag in box

Piemonte Dolcetto in bag in box

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Le buste di plastica all’interno di scatole di cartone furono inventate alla metà del Novecento e furono usate per la prima volta per il vino in Australia settant’anni fa. Attualmente il 3,5% del vino commercializzato nel mondo è un questo contenitore economico, pratico e persino sostenibile.
Piace perché è leggero e consente alle famiglie un consumo graduale preservando dall’ossidazione il vino residuo che può essere bevuto in perfette condizioni di conservazione anche dopo alcuni giorni dal primo assaggio.
I bag in box di vino hanno sostituito le damigiane e sono in vendita dai vinaini, al supermercato e anche in moltissime cantine. Anch’io li produco perché non tutto il vino ha la qualità sufficiente per essere imbottigliato con il marchio aziendale e anzi, per innalzare il livello, è necessario scartare le partite più scarse che quindi finiscono nel formato commodity. Tuttavia anch’io sono scettica sull’opportunità di confezionare un vino DOC in bag in box come ha recentemente deciso la denominazione Langhe Nebbiolo.

ANCORA UNA GUIDA SUI RISTORANTI

DOPO LA GUIDA MICHELIN DELLE CANTINE ARRIVA LA GUIDA GAULT&MILLAU DEI RISTORANTI. MENTRE TUTTI GUARDANO INTERNET PERCHÉ LE GUIDE CARTACEE?

Guida Gault&Millau

Guida Gault&Millau

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

In Francia la considerano “la guida anti Michelin” e pare sia molto importante in quel Paese ma in Italia ci sono già la Guida dell’Espresso, quella del GamberoRosso …… e quindi, forse non c’era proprio così tanto bisogno di un’altra guida sui ristoranti.

COME MAI LE GUIDE AUMENTANO LE LA LORO CONSULTAZIONE DIMINUISCE?

La cosa strana è che il numero delle guide aumenta mentre l’abitudine a scegliere i ristoranti basandosi sulle recensioni dei portali online è ormai una pratica diffusissima. In una simile situazione ci sarebbe da aspettarsi la chiusura di alcune guide e viene da chiedersi perché questo non succede. Sicuramente non vendono più lo stesso numero di copie di venti o trent’anni fa quando anch’io partivo per ogni viaggio con la Michelin in valigia. Forse gli editori guadagnano con la pubblicità o con gli sponsor, ma certo la consultazione delle guide si restringe progressivamente sugli addetti ai lavori mentre l’influenza sui clienti è quasi sparita. Nemmeno l’ottenimento delle stelle Michelin è una garanzia di guadagni perché fra gli chef con il proprio ristorante c’è chi ha rinunciato ad averle.

IL BIOLOGICO IN VIGNA E’ ARRIVATO AL CAPOLINEA?

DA UN LATO IL LEADER DELLA BIODINAMICA NICOLAS JOLY ACCUSA LA VITICULTURA MODERNA DI PRODURRE VINI MORTI SULL’ALTRO LATO IL CLIMA SCATENA UNA FUGA DAL BIOLOGICO

Vigneti biologici Toscana Fattoria del Colle

Vigneti biologici Toscana Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Coltivo la mia terra in modo biologico, pago la certificazione, sono convinta di essere solo un custode del suolo agricolo e quindi di avere il dovere di preservarlo. Inoltre abito in mezzo alle vigne quasi tutto l’anno e non voglio che vi vengano usati diserbanti e pesticidi chimici perché mi spaventano i dati sul cancro innescato da questi prodotti.  Tuttavia coltivare in modo biologico è molto più costoso, riduce le produzioni e non fa aumentare i prezzi di vendita. Quindi innesca delle perdite non degli utili di bilancio.
Nei miei vigneti intendo andare avanti nonostante tutto e anzi intendo ridurre l’uso di rame e zolfo usando tecnologia e altri presidi naturali.
Ma la crisi del biologico c’è e, soprattutto in Francia, assomiglia a una fuga in massa dei vignaioli.

Fra poco, in quel Paese, circa venti prodotti fungicidi a base di rame perderanno l’autorizzazione alla commercializzazione, riducendo drasticamente il ventaglio di strumenti a disposizione dei produttori bio. Il crollo delle certificazioni già in atto in Francia avrà probabilmente un’accelerazione. Speriamo che l’Italia non adotti un provvedimento simile.

L’ATTACCO DI NICOLAS JOLY E DEI BIODINAMICI

Poi c’è l’attacco da parte dei produttori di “vini naturali “ e dei biodinamici con il loro leader Nicolas Joly che accusa i vini convenzionali di essere << perfetti, ma piatti e tutti uguali>> come ha detto a GamberoRosso. Joly attacca anche i “vini naturali” che sono un problema per tutti: non hanno certificazione per cui fanno tutto ciò che vogliono e spesso sono pop o mal fatti per cui allontanano i consumatori e creano confusione.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.