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GLI ENOTURISTI DI LINGUA TEDESCA IN ITALIA

SVIZZERI, TEDESCHI E AUSTRIACI AMANO FARE TURISMO DEL VINO IN ITALIA MA IN AUTENTICHE -NO STILE DISNEYLAND- DOVE SONO ACCOLTI COME AMICI E FANNO ESPERIENZE ATTIVE

Turisti del vinom di lingua tedesca Casato Prime Donne Montalcino

Turisti del vinom di lingua tedesca Casato Prime Donne Montalcino

Trenta o quarant’anni fa, nelle cantine della zona del Brunello, gli svizzeri erano i clienti migliori e letteralmente riempivano l’auto di bottiglie costose. Poi pian piano sono diminuiti.
I turisti del vino di lingua tedesca amano visitare le cantine italiane. Ne troviamo moltissimi in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia soprattutto lungo il lago di Garda.
A loro è dedicata l’analisi pubblicata su Gamberorosso, di Susanne Wess fondatrice della piattaforma Wine2Stay. Evidentemente i turisti di lingua tedesca sono sempre stati attratti dall’Italia, per il clima, la cucina, la cultura e il carattere estroverso degli italiani. A tutto ciò si aggiunge il reddito medio più alto che permette loro di fare shopping davvero convenienti.
Come ben sappiamo il turista del vino ha generalmente una maggiore propensione di spesa rispetto alla media dei viaggiatori esteri in Italia e anche il segmento germanofono non fa eccezione. E’ più alto spendente rispetto al turista tradizionale.

ESISTE UNA RICETTA ANTICRISI PER IL VINO?

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI PROPONE I POSSIBILI SCENARI FUTURI DEL VINO: PIÙ VENDITA DIRETTA, MENO GRADAZIONE, PIÙ TERRITORIALITÀ E RISPETTO AMBIENTALE

 

B2C vendita diretta nuova tendenza del vino

B2C vendita diretta nuova tendenza del vino

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), lo scorso anno, le esportazioni internazionali di vino hanno registrato una contrazione del 6,7% rispetto al 2024, a cui ha fatto eco una flessione a volume del 4,7% pari a 94,8 milioni di ettolitri (105,8 milioni nel 2019).

L’export, dunque, non è più un’alternativa valida al calo dei consumi di vino che, in Italia, è ormai una costante da lunga data. La sfida è ora più dura e si basa essenzialmente su tre punti:

Meno alcol nei vini che rispondono a esigenze di salute, clima e nuove occasioni di consumo
Filiere corte
Valore certificato come BIO e biodiversità. Rispetto ambientale espresso anche con bottiglie più leggere
Il bellissimo articolo di Gianluca Atzeni pubblicato dal GamberoRosso è in realtà un’intervista  realizzata a marzo 2026 dall’algoritmo di intelligenza artificiale Gemini di Google che analizza il futuro del vino sulla base dei contenuti pubblicati fino ora.

GIOVANI E VINO

L’OSSERVATORIO DELL’UNIONE ITALIANA VINI – VINITALY CI AGGIORNA SUI CONSUMI DI VINO IN ITALIA E SORPRENDENTEMENTE RIVALUTA IN POSITIVO IL RUOLO DELLA GENZ

Giovani e vino nuovi dati sui consumi in Italia dall'Osservatorio UIV Vinitaly

Giovani e vino nuovi dati sui consumi in Italia dall’Osservatorio UIV Vinitaly

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Nel nostro Paese bevono vino circa 30 milioni di persone cioè il 55% della popolazione per cui, dal 2018,  il numero dei consumatori si è stabilizzato ma il modo di bere è molto cambiato. Aumentano i bevitori saltuari e diminuiscono quelli che consumano vino tutti i giorni.

LA GENZ NON HA VOLTATO LE SPELLE AL VINO ANZI GLI PIACE

Fra i giovani il consumo quotidiano è del 2% mentre per i baby boomers è il 36%. All’opposto la quota di quelli che bevono due volte la settimana riguarda il 50% dei nati a cavallo del nuovo millennio e il 31% della generazione nata nel ventennio dopo la Seconda guerra mondiale.

LA RIVOLUZIONE LIQUIDA NEI RISTORANTI

GIANLUCA ATZENI CI RACCONTA COME LA RISTORAZIONE STA CAMBIANDO L’OFFERTA DELLE BEVANDE, GLI ORARI E PERSINO I MENU’ PER CLIENTI ATTENTISSIMI AL BENESSERE FISICO

Toscana-Ristorante-Antico-fienile-della-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Toscana-Ristorante-Antico-fienile-della-Fattoria-del-Colle-agriturismo

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

In Italia chiudono negozi e bar ma aprono ristoranti. E’ una dinamica strana. Dal 2012 hanno chiuso oltre 156.000 piccoli negozi e attività ambulanti. Negli ultimi 10 anni si sono abbassate le serrande di 21.000 bar.
La ristorazione apparentemente va in controcorrente con un aumento delle aperture. In realtà si tratta soprattutto di franchising e catene per cui il saldo reale è negativo.
Nei ristoranti, dopo la crisi causata dal Covid-19 è avvenuto un aumento incessante delle spese. <<Dal 2023, il comparto ha registrato un incremento significativo dei costi principali, spinto dall’inflazione, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, oltre che dalla crescente pressione sui salari. Tutti elementi che hanno ridotto sensibilmente la redditività delle imprese.>> scrive Enrik Gjoka in Italia a Tavola 

FINE WINES O NATURAL WINE COSA C’È NEL FUTURO DEL VINO

EINSTEIN DICEVA <<LA MISURA DELL’INTELLIGENZA È LA CAPACITÀ DI CAMBIARE.>> MA NOI DEL VINO -PRODUTTORI, TRADE E STAMPA – VOGLIAMO CAMBIARE? MA POSSIAMO NON CAMBIARE?

Priscilla Hennekam Rethinking the Wine Industry

Priscilla Hennekam Rethinking the Wine Industry

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Albert Einstein diceva anche un’altra frase <<Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose >> e di fronte a un calo dei consumi mondiali del 3.2% all’anno con tendenza a crescere, forse fare le stesse cose equivale ad andare verso il disastro.

RETHINKING THE WINE INDUSTRY

Durante Wine Paris la tavola rotonda promossa da Rethinking Wine aveva per titolo “What Stays, What Changes, What Starts Now” e provava a dare una scossa verso il cambiamento. Rethinking the Wine Industry è un gruppo nato su WhatsApp e su LinkedIn poi cresciuto fino a diventare una piattaforma di networking. E’ stato fondato dalla brasiliana australiana Priscilla Hennekam che nel sito presenta il suo pensiero con questa frase << L’industria del vino ha bisogno di pensatori, non di seguaci. Di innovatori, non di imitatori. Insieme, possiamo cambiare la narrativa>>. E poco sotto aggiunge << In Rethinking the Wine Industry, crediamo che il vero progresso nasca dal dialogo, dalla creatività e dal coraggio di pensare diversamente>>.

CHI È GIANNI BRUNO IL NUOVO DG DI VERONAFIERE

L’’UOMO VINITALY” GIANNI BRUNO ALLA FINE DI FEBBRAIO DIVENTERÀ DIRETTORE GENERALE DELL’ENTE FIERISTICO VERONESE, ESULTANO I PRODUTTORI DI VINO ITALIANO

Gianni Bruno nuovo Direttore Generale di Veronafiere

Gianni Bruno nuovo Direttore Generale di Veronafiere

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne a Montalcino, Fattoria del Colle a Trequanda 

Inizio con un commento personale, io scelgo gli amici per le loro capacità (gli stupidi mi annoiano) ma anche per i loro valori. Ne ho pochi ma sono tutte persone straordinarie.
Gianni Bruno è un mio grande amico da tanti anni perché è una grande persona.
Un uomo intelligente, leale, che nei progetti mette testa e cuore, ha visione e capacità manageriale. E’ facile volergli bene perché è buono. Aiuta anche chi non aiuta lui. E’ un mediatore ma non uno scalatore di carriera e questo lo ha penalizzato. Con più ambizione e meno lealtà avrebbe fatto tutt’altro percorso professionale ma forse non saremmo diventati amici.
Ma c’è ancora chi vede questi comportamenti come un pregio e quindi invece di andare in pensione, come si aspettava, Gianni Bruno è divento Direttore Generale di Veronafiere.

BAG IN BOX; OPPORTUNITA’ O MINACCIA?

LA DOC LANGHE NEBBIOLO INTRODUCE IL BAG IN BOX FRA I FORMATI IN CUI CONFEZIONARE IL VINO MA IL RESTO DEI COSORZI SONO TITUBANTI: SVILISCE IL VINO O CREA BUSINESS?

Piemonte Dolcetto in bag in box

Piemonte Dolcetto in bag in box

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Le buste di plastica all’interno di scatole di cartone furono inventate alla metà del Novecento e furono usate per la prima volta per il vino in Australia settant’anni fa. Attualmente il 3,5% del vino commercializzato nel mondo è un questo contenitore economico, pratico e persino sostenibile.
Piace perché è leggero e consente alle famiglie un consumo graduale preservando dall’ossidazione il vino residuo che può essere bevuto in perfette condizioni di conservazione anche dopo alcuni giorni dal primo assaggio.
I bag in box di vino hanno sostituito le damigiane e sono in vendita dai vinaini, al supermercato e anche in moltissime cantine. Anch’io li produco perché non tutto il vino ha la qualità sufficiente per essere imbottigliato con il marchio aziendale e anzi, per innalzare il livello, è necessario scartare le partite più scarse che quindi finiscono nel formato commodity. Tuttavia anch’io sono scettica sull’opportunità di confezionare un vino DOC in bag in box come ha recentemente deciso la denominazione Langhe Nebbiolo.

ANCORA UNA GUIDA SUI RISTORANTI

DOPO LA GUIDA MICHELIN DELLE CANTINE ARRIVA LA GUIDA GAULT&MILLAU DEI RISTORANTI. MENTRE TUTTI GUARDANO INTERNET PERCHÉ LE GUIDE CARTACEE?

Guida Gault&Millau

Guida Gault&Millau

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

In Francia la considerano “la guida anti Michelin” e pare sia molto importante in quel Paese ma in Italia ci sono già la Guida dell’Espresso, quella del GamberoRosso …… e quindi, forse non c’era proprio così tanto bisogno di un’altra guida sui ristoranti.

COME MAI LE GUIDE AUMENTANO LE LA LORO CONSULTAZIONE DIMINUISCE?

La cosa strana è che il numero delle guide aumenta mentre l’abitudine a scegliere i ristoranti basandosi sulle recensioni dei portali online è ormai una pratica diffusissima. In una simile situazione ci sarebbe da aspettarsi la chiusura di alcune guide e viene da chiedersi perché questo non succede. Sicuramente non vendono più lo stesso numero di copie di venti o trent’anni fa quando anch’io partivo per ogni viaggio con la Michelin in valigia. Forse gli editori guadagnano con la pubblicità o con gli sponsor, ma certo la consultazione delle guide si restringe progressivamente sugli addetti ai lavori mentre l’influenza sui clienti è quasi sparita. Nemmeno l’ottenimento delle stelle Michelin è una garanzia di guadagni perché fra gli chef con il proprio ristorante c’è chi ha rinunciato ad averle.

IL BIOLOGICO IN VIGNA E’ ARRIVATO AL CAPOLINEA?

DA UN LATO IL LEADER DELLA BIODINAMICA NICOLAS JOLY ACCUSA LA VITICULTURA MODERNA DI PRODURRE VINI MORTI SULL’ALTRO LATO IL CLIMA SCATENA UNA FUGA DAL BIOLOGICO

Vigneti biologici Toscana Fattoria del Colle

Vigneti biologici Toscana Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Coltivo la mia terra in modo biologico, pago la certificazione, sono convinta di essere solo un custode del suolo agricolo e quindi di avere il dovere di preservarlo. Inoltre abito in mezzo alle vigne quasi tutto l’anno e non voglio che vi vengano usati diserbanti e pesticidi chimici perché mi spaventano i dati sul cancro innescato da questi prodotti.  Tuttavia coltivare in modo biologico è molto più costoso, riduce le produzioni e non fa aumentare i prezzi di vendita. Quindi innesca delle perdite non degli utili di bilancio.
Nei miei vigneti intendo andare avanti nonostante tutto e anzi intendo ridurre l’uso di rame e zolfo usando tecnologia e altri presidi naturali.
Ma la crisi del biologico c’è e, soprattutto in Francia, assomiglia a una fuga in massa dei vignaioli.

Fra poco, in quel Paese, circa venti prodotti fungicidi a base di rame perderanno l’autorizzazione alla commercializzazione, riducendo drasticamente il ventaglio di strumenti a disposizione dei produttori bio. Il crollo delle certificazioni già in atto in Francia avrà probabilmente un’accelerazione. Speriamo che l’Italia non adotti un provvedimento simile.

L’ATTACCO DI NICOLAS JOLY E DEI BIODINAMICI

Poi c’è l’attacco da parte dei produttori di “vini naturali “ e dei biodinamici con il loro leader Nicolas Joly che accusa i vini convenzionali di essere << perfetti, ma piatti e tutti uguali>> come ha detto a GamberoRosso. Joly attacca anche i “vini naturali” che sono un problema per tutti: non hanno certificazione per cui fanno tutto ciò che vogliono e spesso sono pop o mal fatti per cui allontanano i consumatori e creano confusione.

QUARANT’ANNI DAL METANOLO

L’AGGIUNTA DI METANOLO AL VINO PRODUSSE 23 MORTI, 15 CIECHI E 153 INTOSSICATI MA ANCHE UNA RINASCITA QUALITATIVA E UN NUOVO FORMIDABILE SISTEMA DI CONTROLLI

quarant'anni dalla tragedia del metanolo

quarant’anni dalla tragedia del metanolo

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Della tragedia del metanolo nel 1986, io ho tre ricordi. Lo stupore di fronte alle notizie dei morti che arrivavano attraverso la televisione e dell’aggiunta di veleni nel vino che causavano queste morti. I produttori piemontesi il primo giorno di Vinitaly che letteralmente cacciarono le cantine coinvolte nelle indagini. Infine ricordo gli ordini di Brunello che aumentavano anziché diminuire perché appariva uno dei pochi vini assolutamente sicuri per cui persino dal Parlamento ci chiesero una fornitura urgente anche se pretesero un certificato di analisi.
Alla fine per noi di Montalcino la tragedia del Metanolo fu pressoché ininfluente. Ma tutto intorno fu un terremoto per cui ci fu un prima e un dopo. Beppe Colla, allora presidente del Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco (oggi Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani), pianse in diretta TV. Il vino italiano veniva bloccato alle frontiere e il danno al business e all’immagine del vino, fu enorme.

I VINI VECCHI NON PIACCIONO PIÙ

SCAMBIO DI IDEE CON LORENZO RUGGERI SUL CAMBIAMENTO DEL GUSTO CHE PORTA A PRIVILEGIARE SEMPRE E SOLO LE COSE VELOCI O, COME PENSO IO, A ESCLUDERE CIÒ CHE INGOMBRA

Lorenzo Ruggeri

La disaffezione verso i vini vecchi Lorenzo Ruggeri Gamberorosso

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Una cosa è certa: il carattere complesso, spesso leggermente difettoso, estremamente fine e intrigante… dei vini vecchi non attrae più. I giovani wine lovers sono più attratti dalla scoperta di vini provenienti da regioni improbabili come l’Himalaya o da vitigni molto rari come il Tintilia del Molise o il Foglia Tonda con cui produco il vino Cenerentola.

LA DISAFFEZIONE VERSO I VINI VECCHI DIPENDE IN PRIMO LUOGO DAL GUSTO

Le ragioni del calo di gradimento per i vini vecchi ha diversi motivi: sicuramente dipende da un cambio del gusto e da una maggiore predilezione per la freschezza e la “fruttosità” dei vini giovani. Le bottiglie con vent’anni di età spesso sono complicate da capire. A questo si aggiungono l’evoluzione del clima e dell’enologia che hanno portato in bottiglia grandi vini rossi giovani meno tannici e più piacevoli in bocca. Un grande Brunello al suo primo anno ha tannini setosi e non è astringente, come quello di 30 anni fa, che costringeva gli appassionati ad aspettare decenni prima di assaporare un liquido morbido.

GLI ABBINAMENTI CIBO-VINO DIVENTANO PIU’ AUDACI

DIVERTIRSI E STUPIRE QUESTE SONO LE NUOVE LOGICHE DELL’ABBINAMENTO CIBO VINO CHE MANDANO IN PENSIONE IL CLASSICISMO DEI SAPORI UNITI PER AFFINITA’ E CONTRASTO

Crostini neri toscani

Crostini neri toscani con Vin Santo Toscana Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Tutti conosciamo gli abbinamenti per assonanza e per contrasto che hanno guidato la scelta dei piatti e dei vini fino a questo momento. Così come è nota la regola del colore applicata dai francesi più tradizionalisti: cibi bianchi con vini bianchi cibi rossi con vini rossi.

NUOVA TENDENZA NEGLI ABBINAMENTI: QUELLO CHE NON TI ASPETTI

La tendenza attuale è basata invece sulla sorpresa, la fantasia, l’audacia e sul “famolo strano”. Basta alle soluzioni ovvie e prevedibili bisogna offrire sensazioni inedite.
Già da tempo i sommelier dei ristoranti stellati avevano dato prova di audacia con proposte sempre più sorprendenti ed esotiche. Così come la nuova moda delle cantine boutique e l’arrivo sul mercato di nuovi territori e nuovi vitigni aiuta a creare sapori fuori dal coro e esplorazione sensoriale sfidando le convenzioni e accendendo la curiosità.
Una cosa è certa: contrastare la noia è diventato un obbligo per riaccendere l’interesse e stimolare il consumo del vino. Ecco che le enoteche Signorvino organizzano ogni giorno menù con pairing inediti e capaci di incuriosire i wine lovers.

I RICETTARI DOMESTICI E LA CUCINA ITALIANA UNESCO

IL PROGETTO RAGÙ: RETI E ARCHIVI DEL GUSTO DELLA STORICA MILA FUMINI CONSISTE NELLA DIGITALIZZAZIONE DEI RICETTARI DOMESTICI ITALIANI SCRITTI A MANO

Progetto Ragù Mila Fumini

Progetto Ragù Mila Fumini

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

Se vogliamo dare un senso all’iscrizione della Cucina Italiana nel patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, bisogna cominciare a studiarla sul serio. Il Ministro Giuli ha ben spiegato che il riconoscimento riguarda lo stile di vita, i sapori e i saperi, la convivialità, la prossimità e la sostenibilità della cultura del cibo nelle sue varie declinazioni locali.
Bellissimo!
Ma come difendiamo questa eredità preziosa se non la studiamo?
Un ottimo articolo di Antonella De Santis su Gamberorosso riporta un’intervista alla storica Mila Fumini che inizia con questa frase <<Quando ho scoperto che nessuno aveva mai raccolto e studiato sistematicamente i ricettari domestici sono rimasta basita>>. Da questo parte un lavoro di 6 anni per raccogliere e digitalizzare i ricettari domestici. Il progetto si chiama RAGU’: Reti e archivi del gusto.

I RICETTARI MANOSCITTI RACCONTANO LA STORIA DEI TERRITORI E LA CIVILTA’ DELLA TAVOLA

I ricettari domestici sono manoscritti che spesso contengono istruzioni di vario genere; ricette procedimenti per preparare saponi, unguenti oppure rammendature e lavori a maglia. Testimonianze dirette della cultura materiale che si evolve nel tempo come risposta a guerre, carestie, credenze religiose, contatti con altre culture e comunità.

DOP ECONOMY IN PERICOLO CON LE NUOVE LEGGI

MAURO ROSATI DI QUALIVITA LANCIA L’ALLARME DOPO CHE IL NUOVO REGOLAMENTO UE AUTORIZZA L’USO DEI MARCHI CON UNA SEMPLICE AUTOCERTIFICAZIONE

Dop Economy Rapporto 20254 Qualivita Ismea

Dop Economy Rapporto 20254 Qualivita Ismea

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino

Vale 20,7 miliardi di Euro di business annuo, il settore delle DOP e IGP italiane. Un settore che per metà riguarda il vino e ha esportato, nel 2024, per oltre 12 miliardi. <<Tuttavia, non mancano criticità e nubi all’orizzonte. A partire dal nuovo regolamento sulle Ig artigianali e industriali che, aprendo a prodotti non agroalimentari, rischia di mandare in tilt lo stesso sistema delle Indicazioni geografiche, come ricorda il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati>> scrive Loredana Sottile nel GamberoRosso.

SARAN COTTI VIAGGIO NELLA MEMORIA DEL CIBO

FINALMENTE UN PROGETTO SUI FILM DI FAMIGLIA RIGUARDANTI IL CIBO. SARAN COTTI MOSTRA ALLE FUTURE GENERAZIONI IL MODO DI MAGIARE TRADIZIONALE ITALIANO

Saran Cotti testimonianze filmante sulla storia del cibo della Fondazione Home Movies

Saran Cotti testimonianze filmante sulla storia del cibo della Fondazione Home Movies

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Io sono una nonna di campagna e mi ricordo i fornelli a carbone accanto al camino, i pranzi all’aperto, le gite al mare con pic nic sulla spiaggia ….. lo stile di vita semplice e allegro, il maggior senso di comunità di cinquant’anni fa. I giovani non hanno questi ricordi, per loro la serata informale con gli amici è il fast food oppure il truck food con hamburger e patatine fritte. Sul fronte opposto nei nuovi desideri non c’è più la tagliatella fatta a mano con il sugo che ha cotto sei ore bensì la scenografia hollywoodiana di ristoranti di lusso con cibi talmente elaborati da risultare incomprensibili in bocca ma perfetti per essere fotografati e postati su Instagram.

LA MEMORIA DEL CIBO DI UN TEMPO NEI FILM DI FAMIGLIA DELL’ARCHIVIO HOME MOVIES

In una generazione è avvenuto un cambiamento radicale nel rapporto col cibo e sul consumo del cibo. Per questo il progetto “Saran cotti” è insieme una testimonianza sociologica che un modo per salvaguardare la cultura gastronomica italiana.

                                                                       
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