L’ARCHEOLOGIA NEL BICCHIERE: IL VINO DELLA MAGNA GRECIA

L’ARCHEOLOGIA NEL BICCHIERE: IL VINO DELLA MAGNA GRECIA

LANÒ VINO FATTO COME NELLA MAGNA GRECIA DI 2500 ANNI FA DAI FRATELLI BRUNO E CARMELO TRACLÒ A BOVA NEL SUD DELLA CALABRIA DOVE ANCHE LA LINGUA E’ GRECO CALABRO

Lanò vino fatto come 2500 anni fa nella Magna grecia

Lanò vino fatto come 2500 anni fa nella Magna Grecia

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

L’area dove si trova la cantina si chiama Bovesìa ed è a ridosso dell’Aspromonte. Qui gli anziani parlano il greco calabro eredità delle colonie greche dell’epoca pre romana. Un’eredità viva ma ormai fragile che rimanda a 2500 anni fa e spiega perché due produttori di vino hanno sentito il bisogno di produrre Lanò che in greco calabro vuol dire palmento – pressa da vino in pietra di tipo tradizionale.

LANO’ UN VINO FATTO COME 2500 ANNI FA

In effetti la famiglia Traclò ha un palmento di 200 anni che il cuore della loro cantina. La vigna è a 600- 700 metri sul mare, poco più di un ettaro su quattro terrazze. Le viti sono ad alberello coltivate “come si è sempre fatto” senza chimica e con tanta manualità. Ci sono le vecchie varietà piantate dal nonno che comprò la terra dal Vescovo di Bova: Nerello mascalese, detto qui Mavreli, il Castiglione, la Lacrima piccola di Bova, la Nocellara, la ‘Ntsolia (Inzolia), il Guardavalle, la Tundhulidda. Quest’ultima è quasi estinta.
Il vino Lanò nasce fermentando tutte insieme queste uve senza aggiungere lieviti ma lasciando che la vinificazione avvenga spontaneamente come succedeva nel passato. Unica concessione alla modernità i tini da fermentazione in acciaio ma senza controllo della temperatura. Il vino rimane due anni in tini d’acciaio e sei mesi in bottiglia. La cantina è nell’abitazione familiare all’interno del Paese di Bova.

LA COSA STRAORDINARIA NON E’ LA QUALITA’ DEL VINO MA L’ESPERIENZA CULTURALE

I giornalisti del GamberoRosso descrivono il vino <<austero e schietto, che non ammicca a nulla, non ruffiano né immediato. Ha il colore del sole che scolora la pietra, un naso di erbe secche, alloro e carruba, poi echi indefiniti di frutta rossa, funghi, agrumi in disidratazione. In bocca è ruvido e slanciato, con un’acidità verticale che sostiene la trama terrosa. Un vino che non cerca equilibrio, ma profondità>>.
Da un punto di vista strettamente enologico non è un campione ma porta un messaggio talmente straordinario da mettere in secondo piano i caratteri organolettici. Per questo le 5.000 bottiglie numerate vengono spedite a clienti affezionatissimi sia in Italia che all’estero.
I fratelli Traclò hanno scelto di tenere in vita l’antica tradizione nel dialetto, come nel vino e nello stile di vita. Una scelta coraggiosa di resilienza e di identità senza compromessi. Una scelta che merita rispetto e mette valore nel vino perché la sua eccezionalità è proprio nel riportare alla vita sapori e profumi vecchi di 2500 anni.



                                                                       
Cinelli Colombini
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