DOP ECONOMY IN PERICOLO CON LE NUOVE LEGGI
MAURO ROSATI DI QUALIVITA LANCIA L’ALLARME DOPO CHE IL NUOVO REGOLAMENTO UE AUTORIZZA L’USO DEI MARCHI CON UNA SEMPLICE AUTOCERTIFICAZIONE

Dop Economy Rapporto 20254 Qualivita Ismea
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Vale 20,7 miliardi di Euro di business annuo, il settore delle DOP e IGP italiane. Un settore che per metà riguarda il vino e ha esportato, nel 2024, per oltre 12 miliardi. <<Tuttavia, non mancano criticità e nubi all’orizzonte. A partire dal nuovo regolamento sulle Ig artigianali e industriali che, aprendo a prodotti non agroalimentari, rischia di mandare in tilt lo stesso sistema delle Indicazioni geografiche, come ricorda il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati>> scrive Loredana Sottile nel GamberoRosso.
I REGOLAMENTI EUROPEI CHE CREANO PROBLEMI ALLA DOP ECONOMY
Il problema nasce dal Regolamento Europeo Ue 2411/2023 e non riguarda il food and wine bensì i prodotti di vari settori: dalla pelletteria al vetro, dalle pietre naturali agli oggetti in legno. Tuttavia introduce due elementi pericolosi: usa lo stesso logo delle Indicazioni geografiche che da sempre rappresenta l’enogastronomia. In secondo luogo autorizza l’autocertificazione da parte delle aziende, cioè non obbliga all’uso di un ente terzo certificatore aprendo le porte a un nuovo metodo di certificazione.
La paura di Mauro Rosati è di vedere lo stesso bollino su un prodotto IGP e su quello cinese autocertificato. Dal momento che i prodotti agroalimentari con denominazione hanno il loro principale mercato all’estro. Il problema è serio.
Il rapporto Ismea Qualivita ha evidenziato anche il divario Nord Sud in termini di DOP Economy che per metà arriva da 4 regioni: Veneto (4,9 milioni di euro), Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Toscana. Tutte regioni del Centro Nord.
Ultima minaccia sono i parchi eolici e solari, che distruggono il paesaggio e con esse le prospettive turistiche e la Dop Economy. Gli speculatori, sostenute da vere e proprie lobby e indirettamente dai regolamenti UE, mettono l’agricoltura davanti al bivio: produrre buon cibo o accettare incentivi pubblici per lasciare spazio agli impianti. Ma il successo della Dop economy dimostra invece che è possibile coniugare sviluppo, integrità dei territori e salute dei consumatori






