BAG IN BOX; OPPORTUNITA’ O MINACCIA?
LA DOC LANGHE NEBBIOLO INTRODUCE IL BAG IN BOX FRA I FORMATI IN CUI CONFEZIONARE IL VINO MA IL RESTO DEI COSORZI SONO TITUBANTI: SVILISCE IL VINO O CREA BUSINESS?

Piemonte Dolcetto in bag in box
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Le buste di plastica all’interno di scatole di cartone furono inventate alla metà del Novecento e furono usate per la prima volta per il vino in Australia settant’anni fa. Attualmente il 3,5% del vino commercializzato nel mondo è un questo contenitore economico, pratico e persino sostenibile.
Piace perché è leggero e consente alle famiglie un consumo graduale preservando dall’ossidazione il vino residuo che può essere bevuto in perfette condizioni di conservazione anche dopo alcuni giorni dal primo assaggio.
I bag in box di vino hanno sostituito le damigiane e sono in vendita dai vinaini, al supermercato e anche in moltissime cantine. Anch’io li produco perché non tutto il vino ha la qualità sufficiente per essere imbottigliato con il marchio aziendale e anzi, per innalzare il livello, è necessario scartare le partite più scarse che quindi finiscono nel formato commodity. Tuttavia anch’io sono scettica sull’opportunità di confezionare un vino DOC in bag in box come ha recentemente deciso la denominazione Langhe Nebbiolo.
BAG IN BOX CON DENTRO VINI DA 2€ IL LITRO PER UN BUSINESS COMPLESSIVO DA 50 MILIONI DI EURO
Il settimanale TreBicchieri del GamberoRosso riporta di dati commerciali internazionali estrapolandoli da OIV <<il 2024 ha chiuso per il bag in box in calo del 4,8% in valore e del 5% in volume, con una quota a valore sul commercio internazionale dell’1,9% e prezzi medi vicini ai 2 euro al litro. L’Italia, nel canale Gdo e discount, tra 2023 e 2025 (secondo gli ultimi dati di Circana) ha visto incrementare le vendite: dai 44 milioni di euro del 2023 ai 50,8 mln del 2025, fino a 22 milioni di litri venduti a scaffale, con un prezzo medio di 2,2 euro>>.
Nell’analisi di Gianluca Atzeni, come sempre fine osservatore economico, dopo il picco del periodo covid, i bag in box hanno trovato una loro stabilità commerciale con una crescita sui vini comuni e un calo nei DOC e gli IGP. Il bag in box è invece vietato per i vini DOCG.
QUALI DOC SONO VENDUTE IN BAG IN BOX
Anche se la decisione del consorzio piemontese ha fatto scalpore, il Langhe Nebbiolo non è la prima DOC a introdurre il bag in box nella propria linea commerciale perché lo hanno già fatto Garda, Delle Venezie, Montepulciano d’Abruzzo, Sicilia, Frascati, Verdicchio, Piemonte, Maremma Toscana. Il formato commodity è autorizzato nelle IGT Emilia, Ravenna, Provincia di Pavia, Venezia Giulia, Marche, Calabria, Terre Siciliane.
C’è persino chi, come il Garda, pensa di usarlo per il low alcol.
Moltissimi, come la Sicilia limitano l’uso dei bag in box alle tipologie più semplici ma consorzi come il Montepulciano d’Abruzzo ammettono che il “vino in scatola” ha consentito di commercializzare in UK, Svizzera e GDO italiane del vino che altrimenti sarebbe stato venduto in cisterne.
Anche le Marche sono più o meno sulla stessa lunghezza d’onda e non c’è da sorprendersi dopo quello che è successo alle grandi cooperative Moncaro e Colonnara. Se questo dato non meraviglia, anche considerano la difficoltà dei consumatori nell’attuale congiuntura economica, sorprende invece l’importanza del formato bag in box per le cantine piemontesi che sono passate da << circa il 30% della Piemonte Doc nel 2020 fino al 40% nel 2025>> come ha detto il Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato Vitaliano Maccario.
DOVE IL BAG IN BOX NON PIACE AI CONSORSI: VENETO, SARDEGNA E TOSCANA
Il bag in box interessa poco ai produttori veneti e ai sardi del Vermentino forti di un mercato brillante che non gli fa apparire il contenitore di cartone come un mezzo idoneo per conquistare i mercati. Stesso rifiuto dal Consorzio vini Manduria e ancora un NO netto dai toscani di Chianti e Chianti Classico che per bocca della Direttrice Carlotta Gori danno un giudizio lapidario <<Riteniamo sia un contenitore non adatto a vini destinati a un medio-lungo invecchiamento e a prodotti che si posizionano su una fascia di mercato medio-alta>>. Come ha commentato Gianluca Atzeni <<su questo punto non c’è proprio nulla da discutere>>.






